Rompendo un tabù politico, alcuni coloni israeliani si schierano con i beduini nella lotta contro le demolizioni

la scuola di gomme di Khan al Ahmar
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Yotam Berger

26 aprile 2018,  Haaretz

Decenni fa i fondatori di Kfar Adumim dichiararono che il vicino accampamento beduino di Khan al-Ahmar avrebbe dovuto essere demolito, ma ora 15 coloni cercano di unirsi alla battaglia legale a favore dei loro impoveriti vicini.

Già nel documento del 1979 che proponeva la costruzione di Kfar Adumim alcuni dei fondatori della colonia in Cisgiordania individuarono un problema nell’area circostante. “Lo spazio è privo di ogni insediamento permanente, e in particolare di insediamenti ebraici,” afferma il documento.

E prosegue: “Oggi vi si trovano due comunità precarie. Molti beduini lavorano la terra. Dato che la zona è utilizzata dall’esercito e molte delle attività economiche dei dintorni servono al sistema di difesa, l’area deve cessare di essere abitata dai beduini, i quali devono essere evacuati.”

Il documento suggeriva di popolare la zona con colonie attraverso le quali sarebbe stato possibile creare un “corridoio ebraico dalla costa, attraverso Gerusalemme, fino al fiume Giordano. Tale corridoio taglierebbe la continuità territoriale dell’insediamento arabo tra la Giudea e la Samaria [la Cisgiordania, ndt.].”

Il documento è firmato dai membri del cosiddetto consiglio locale di Ma’ale Adumim Bet, che più tardi è diventata Kfar Adumim, a est di Gerusalemme sulla strada principale che porta al Mar Morto (Ma’ale Adumim attualmente è la più grande colonia urbana). Tra i firmatari c’era un abitante di Kfar Adumim che in seguito l’ha resa importante nella politica nazionale: il ministro dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale Uri Ariel, di “Habayit Hayehudi” [“Casa Ebraica” partito di estrema destra dei coloni, ndt.]

Sono passati 39 anni da quando è stato stilato il documento, ma la lotta per eliminare i beduini dalla zona circostante è ancora in corso. La terra della limitrofa area industriale di Mishor Adumim è piena di piccoli accampamenti e villaggi beduini, i cui abitanti si guadagnano stentatamente da vivere allevando pecore e facendo lavoretti, e sono tra le comunità più povere della Cisgiordania.

La maggior parte della zona occupata dai beduini è terra dello Stato, non di proprietà privata – e la maggioranza delle tende e delle baracche di latta in cui vivono non ha permessi di costruzione o l’approvazione del piano regolatore. Perciò, il governo ha tentato di spostarli in costruzioni permanenti lontane dalle colonie ebraiche.

Mercoledì l’Alta Corte di Giustizia [israeliana] deciderà ancora una volta su una serie di ricorsi relativi all’ultima fase della lotta contro l’evacuazione di comunità beduine non autorizzate nei pressi di Khan al-Ahmar. Si tratta della più grande di queste comunità, con decine di strutture. È diventata un simbolo soprattutto per la sua cosiddetta “scuola di gomme”, costruita nel 2009 con l’aiuto di una ONG italiana. La scuola è una grande struttura ben costruita, piuttosto strana nel paesaggio circostante, ed è stata edificata senza permesso: per qualche tempo lo Stato ha cercato di demolirla e di spostarla.

La “scuola di gomme” è diventata un simbolo non solo per i beduini del posto, ma anche tra i diplomatici stranieri, soprattutto europei, che la visitano regolarmente come parte di una più generale protesta contro l’espulsione dei beduini.

Una delle parti che hanno presentato una petizione all’Alta Corte perché ordini l’ evacuazione si trova nei pressi di Kfar Adumim, la qual cosa ha reso l’incontro dello scorso venerdì di quattro residenti di questa cittadina con gli abitanti di Khan al-Ahmar nient’affatto scontato. I quattro fanno parte di un gruppo di 15 abitanti di Kfar Adumim che recentemente hanno presentato una petizione all’Alta Corte, chiedendo di consentire loro di diventare parte in causa del processo – ma a favore dei beduini. L’Alta Corte mercoledì prenderà in considerazione anche la loro richiesta.

Il gruppo è guidato dal prof. Dan Turner, un medico residente da 20 anni a Kfar Adumim. Turner ha detto ad Haaretz di aver sempre creduto che Kfar Adumim “abbia fatto ogni sorta di offese ai beduini, ma non ho mai saputo i dettagli.” Poi ha sentito del tentativo di demolire la scuola e, poco dopo, dell’intenzione di distruggere tutto Khan al-Ahmar.

Mi sono sentito molto a disagio. Non conoscevo le persone che vivevano qui, persone completamente invisibili che vivono a 300 metri da casa mia,” dice Turner.

Ora sembra che per Turner le cose siano cambiate, e, dopo esserci andato la prima volta un anno fa, ora si sente a casa a Khan al-Ahmar. Alcuni degli abitanti oggi lo riconoscono. Turner abbraccia Eid Hamis Jahalan, uno dei capi della comunità, anche se qualcun altro sembra meno a proprio agio nel farlo. Ma dopo che viene servito il tè sotto al grande albero nei pressi della tenda di Eid, l’atmosfera pare più rilassata.

Seduti sotto quell’albero si può vedere la colonia di Kfar Adumim, le sue case di pietra e i tetti di tegole. Anche se sono poche centinaia di metri, le differenze nel modo e nella qualità di vita tra i coloni e i loro vicini beduini sono quasi inimmaginabili. Quando Noa Meridor, uno dei fondatori di Kfar Adumim, dichiara: “Ci siamo opposti all’idea secondo cui tutto questo spazio debba essere ebraico” – Jahalan ascolta parole che non sono mai state pronunciate dai rappresentanti dei coloni.

Tensione ancora palpabile

Anche durante il recente, inusuale incontro la tensione è palpabile. Gli abitanti di Kfar Adumim sentono che è importante sottolineare che non si ritengono di sinistra. Quando Jahalan afferma che la situazione dei beduini in Cisgiordania ricorda quella degli ebrei nella Germania nazista, i suoi quattro ospiti ebrei rifiutano il paragone. Eppure riescono a rompere una specie di muro di vetro tra i due gruppi che vivono vicini e praticamente non avevano avuto alcun contatto.

Da parte sua Jahalan dice di non essere mai stato criticato per la sua collaborazione con i coloni. Sostiene di essere stato persino elogiato per essere riuscito in quello che organizzazioni affiliate all’Autorità Nazionale Palestinese non sono mai state in grado di fare: portare persone delle comunità vicine ad appoggiare i beduini: “È la prima volta che succede qualcosa del genere. Quelli di sinistra (israeliani) si possono vedere in posti come Nabi Saleh, a Na’alin (villaggi palestinesi della Cisgiordania). Ma coloni che vengano ed appoggino i beduini – è la prima volta.”

Il gruppo di Kfar Adumim che desidera appoggiare i vicini beduini all’Alta Corte è piccolo e marginale, e farvi parte ha delle conseguenze sui rapporti sociali. Hefziba Kelner, un’insegnante, dice che non ne parla con i suoi amici: “È un argomento molto delicato e mi pare che non sai mai chi è con te e chi non lo è. E’ difficile. Devi adeguare le tue risposte, anche ora, e capire che ci sono altre opinioni. Ci penso due volte prima di dire qualcosa in pubblico.”

L’appoggio di un ex-giudice

Il gruppo di Kfar Adumim ha allegato una lettera molto inusuale alla sua richiesta perché gli venga concesso di essere parte in causa a favore dei beduini. È stata scritta da un ex-vicepresidente della Corte Suprema, Elyakim Rubinstein. Con quella che è un’iniziativa molto rara per un giudice appena pensionato, Rubinstein esprime il proprio sostegno alla richiesta del gruppo.

Rubinstein scrive che, poiché durante gli anni ha avuto a che fare con molti casi relativi alla zona, avrebbe difficoltà a prendere parte personalmente a una campagna pubblica sull’argomento, ma “vi (ai coloni) sto scrivendo in segno di rispetto per la vostra umanità, espressa nelle vostre attuali iniziative.”

L’ex giudice scrive che, benché il governo voglia soltanto discutere su come portare avanti i progetti di evacuazione dei beduini, spera ancora che con l’aiuto di Dio e un po’ di buon senso si possa ancora trovare un compromesso condiviso.

Insieme alla lettera di Rubinstein, gli abitanti di Kfar Adumim hanno presentato all’Alta Corte il parere di una serie di famosi vincitori del premio “Israel” [una delle maggiori onorificenze israeliane, ndt.] e di intellettuali israeliani, tra cui gli scrittori David Grossman, A. B. Yehoshua e Amos Oz. Questo appoggio sta aiutando la causa dei beduini e del loro gruppo di avvocati. Shlomo Lecker, l’avvocato che rappresenta la comunità di Khan al-Ahmar, ha detto ad Haaretz che già nel 2009 aveva cercato di coinvolgere intellettuali ed accademici di Kfar Adumim perché stessero dalla parte dei beduini contro il tentativo di demolire la loro scuola – e “sono stato accolto da uno sconfortante silenzio.” Ha aggiunto di essere rimasto sorpreso dal gruppo dei 15 che si sono uniti alla lotta, e spera che il suo impegno ottenga un risultato.

(traduzione di Amedeo Rossi)