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Il Jewish National Fund sospende la messa a dimora di alberi nel Negev israeliano dopo giorni di scontri con i beduini

Michael Hauser Tov, Josh Breiner, Deiaa Haj Yahia, Jack Khoury, Anshel Pfeffer

12 gennaio 2022 – Haaretz

Il partito Islamico minaccia di boicottare per protesta le votazioni nella Knesset mentre il Jewish National Fund pianta alberi su terreni agricoli dei contadini beduini locali. Sulle fasi future del progetto di forestazione si negozierà

Mercoledì il governo israeliano ha detto che in futuro i lavori del Jewish National Fund [Fondo Nazionale Ebraico, ente no profit dell’Organizzazione Sionista Mondiale, ndtr.]  nel Negev verranno negoziati dagli alleati della coalizione per tentare di allentare le tensioni dopo giorni di violenti scontri a causa dei lavori di forestazione su terre coltivate dai beduini locali.

La messa a dimora di alberi del JNF iniziata lunedì è finita come previsto mercoledì.

Meir Cohen, ministro laburista che guida la politica governativa nei villaggi beduini non riconosciuti del Negev, ha detto che la prossima fase dei lavori del JNF inizierà giovedì. La data per la continuazione del progetto deve ancora essere fissata.

Il piano di forestazione del JNF è particolarmente significativo per la Lista Araba Unita, partito di cui i beduini costituiscono una parte consistente del bacino elettorale. Uno dei suoi parlamentari ha minacciato di boicottare il voto sul progetto nella Knesset.

Anche prima della formazione dell’attuale governo i beduini della zona avevano detto che i lavori riguardano zone da loro coltivate e avevano richiesto l’interruzione del piano.

Almeno 10 persone sono state arrestate mercoledì durante scontri con la polizia, che ha rafforzato la propria presenza nei pressi del villaggio non riconosciuto di Sawa, il giorno dopo che più di una decina di dimostranti vi erano stati arrestati e due agenti erano stati feriti. Sul posto la polizia di frontiera si è unita alla polizia, alle forze speciali di polizia e a altre unità che e sono state schierate anche in un villaggio vicino.

Hussein Irfaiya, leader della comunità, ha detto ad Haaretz che durante la piantumazione la polizia ha impedito l’accesso alla zona ad abitanti, attivisti e loro sostenitori. Le scaramucce sono continuate mentre le persone che si trovavano sul posto hanno lanciato pietre contro i le forze dell’ordine che hanno risposto con granate stordenti.

Il JNF progetta di piantare a foresta 5.000 dunam (500 ettari) di terreni lungo il corso dell’Anim che sfocia nel Be’er Sheva. La prima fase del progetto include la preparazione e la piantumazione di 300 dunam (30 ettari) che i contadini beduini avevano seminato a grano appena un mese fa.

Leader politici e attivisti hanno condanno il piano poiché minaccia la sopravvivenza delle famiglie dei beduini del posto.

Crisi nella coalizione

Mentre avvenivano i disordini nel Negev, Walid Taha, membro della Knesset appartenente al partito della Lista Araba Unita [coalizione arabo-israeliana di orientamento islamista, ndtr.], ha detto a radio Alshams che lasciare la coalizione, cosa che comporterebbe la caduta del governo, “è sempre un’opzione, ma il problema è in che modo avvantaggerebbe il nostro pubblico, viste le alternative.”

La Lista Araba Unita fa parte della coalizione governativa e sebbene Taha ammetta che quanti nella coalizione e nel gabinetto vorrebbero sostituire il partito islamico e vederlo all’opposizione al momento non hanno alternative.

Mazen Ghanayim, suo collega di partito, ha dichiarato in un post su Facebook che si opporrà al governo fino a quando non cesserà tutti i lavori agricoli nel Negev. “Non esiste che gli diamo un governo e che loro non ci lascino vivere con dignità sulle nostre terre,” ha scritto riferendosi al cruciale sostegno che la Lista Araba Unita dà alla coalizione. “Il Negev è la mia casa. Il Negev è la mia famiglia. Il Negev è la linea rossa,” ha aggiunto. 

Itamar Ben-Gvir, parlamentare del partito kahanista [cioè razzista, ndtr.] religioso sionista, mercoledì mattina ha twittato che si stava recando sul posto. Anche se è un anno shmita, o anno sabbatico, in cui è proibito lavorare la terra, Ben-Gvir ha scritto di aver ottenuto da un importante rabbino favorevole ai coloni il permesso di piantare alberi per “salvare il sud.”

“Insieme faremo fiorire il deserto,” ha aggiunto, citando la famosa frase di David Ben-Gurion sul Negev. 

Chi si trovava sul posto ha riferito che quando Ben-Gvir è arrivato è stato mandato via dal sito della forestazione dalle autorità. Ha piantato un solo albero lontano da Sawa e dalle proteste e ha lasciato la zona. 

Il ministro laburista Cohen è intervenuto per allentare le tensioni e ha fatto notare che “a parte il diritto fondamentale dello Stato di piantare sui suoi terreni, è importante farlo responsabilmente e dobbiamo rivalutare il caso della forestazione.”   

“Imploro tutti i politici di tutti i partiti di agire responsabilmente, di non attizzare il fuoco della discordia e di non ostacolare il processo di riconoscimento dei villaggi non riconosciuti,” ha detto.

Martedì il ministro degli esteri Yair Lapid ha chiesto l’interruzione dei lavori. “Come il governo di Netanyahu ha interrotto i lavori di forestazione nel 2020, anche noi possiamo fermarli e ripensarci,” ha twittato Lapid martedì. 

Rabbia contro lo Stato

Salameh al-Atrash, la cui famiglia abita nella zona, ha detto ad Haaretz: “Cosa vi aspettate da un giovane a cui distruggono la casa lasciandolo senza un tetto sulla testa: che stia lì a guardare? Siamo vissuti qui per oltre 100 anni, perché ci dovrebbero cacciare?” 

Ha aggiunto che la dimostrazione di forza da parte dello Stato sta alimentando l’odio contro le autorità da parte dei giovani della zona. Muhammad Abu Sabit, dello stesso villaggio, è d’accordo e aggiunge che secondo lui lo Stato non vuole piantare alberi nel Negev, lo definisce piuttosto un tentativo di “pulizia etnica”.

“Noi viviamo in pace con le famiglie ebree e abbiamo un sacco di amici qui, ma sono lo Stato e il governo con le loro politiche a dividerci,” dice Abu Sabit. “In tutto il Negev ci sono migliaia di dunam disabitati e loro si concentrano solo sulle nostre case, su poche centinaia di metri [di terra].”

Talib Al-Atawna, un altro abitante, ha riferito che la polizia si è comportata violentemente con loro e che pallottole di gomma sono entrate nelle loro case. Per come la vede lui non ci sono membri arabi nella Knesset: “Noi non voteremo per nessun partito arabo e soprattutto non per Mansour Abbas’ ([leader della] Lista Araba Unita).”

Durante le proteste di lunedì 18 ragazzi fra i 13 e i 15 anni sono stati arrestati con l’accusa di aver lanciato pietre contro le forze dell’ordine e due ufficiali sono stati feriti lievemente dalle pietre lanciate dai manifestanti.

Nel frattempo un gruppo di circa 20 manifestanti ha assalito Nati Yefet, un reporter di Haaretz che stava seguendo gli eventi. Uno degli aggressori gli ha rubato e incendiato la macchina mentre gli altri lo picchiavano. È riuscito a fuggire ed è stato salvato dalla polizia. Lo Shin Bet, il servizio di sicurezza [interno israeliano, ndtr.] sta indagando sul caso così come sulle pietre trovate sulle rotaie del treno nella zona.   

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)