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15 anni di troppo

Al Mezan Center for Human Rights

14/06/2022 – Al Mezan Center for Human Rights

Una scheda informativa sugli effetti devastanti del blocco israeliano della striscia di Gaza

Centro per i Diritti Umani Al Mezan

Scheda informativa

14 giugno 2007 14 giugno 2022

Al Mezan Center for Human Rights è un’organizzazione per i diritti umani indipendente, apartitica e non governativa fondata nel 1999. Al Mezan si impegna a proteggere e promuovere il rispetto dei diritti umani, con particolare attenzione ai diritti economici, sociali e culturali, sostenere le vittime di violazioni del diritto internazionale attraverso iniziative legali e rafforzare la democrazia, la partecipazione della comunità e dei cittadini e il rispetto dello stato di diritto a Gaza come parte della Palestina occupata.

INTRODUZIONE E CONTESTO

  • Le condizioni di vita dei palestinesi nella Striscia di Gaza sono notevolmente peggiorate: nel 2021 i tassi di povertà e disoccupazione si sono attestati rispettivamente al 53% e al 47%, mentre il tasso di insicurezza alimentare è stato del 64%.Anche il settore dell’istruzione è stato colpito dalla chiusura prolungata della Striscia di Gaza. Tra il 14 giugno 2007 e il 14 giugno 2022 le forze israeliane hanno distrutto 536 scuole e 32 edifici universitari e allo stesso tempo hanno ostacolato la costruzione di nuove strutture educative, causando così il sovraffollamento scolastico. Oggi la dimensione media della classe in una scuola dell’UNRWA è di 41 studenti rispetto ai 39 delle scuole pubbliche. Molte strutture educative rimangono inadeguate per gli studenti con disabilità.
  • La realizzazione dei diritti culturali nella Striscia di Gaza è in peggioramento, principalmente perché le restrizioni imposte da Israele hanno precluso la ricostruzione delle biblioteche e delle istituzioni culturali distrutte durante gli attacchi militari israeliani, tra cui la biblioteca nazionale. L’inasprimento delle restrizioni ha anche aumentato le difficoltà di sviluppo e aggiornamento del patrimonio di libri e periodici dellIl 6 giugno 1967 le autorità israeliane dichiararono la Striscia di Gaza un’area militare chiusa in base a un ordine militare rimasto in vigore anche dopo la firma degli accordi di Oslo [serie di accordi politici ratificati il 13 settembre del 1993 come parte di un processo di pace che mirava a risolvere il conflitto arabo israeliano, ndt.]È significativo che le restrizioni israeliane verso la Striscia di Gaza siano iniziate già negli anni ’90, per mezzo di una serie di misure adottate dalle autorità israeliane, tra cui la riduzione della zona di pesca nelle acque territoriali palestinesi, il divieto per i lavoratori palestinesi di Gaza di lavorare in Israele e l’imposizione di restrizioni al movimento dei palestinesi attraverso il valico di Erez [valico di frontiera con Israele nel nord della Striscia di Gaza, ndt.].

    Con lo scoppio dell’Intifada di Al Aqsa o Seconda Intifada il 28 settembre 2000, e in particolare a partire dal 9 ottobre 2000, le forze israeliane dichiararono e imposero la chiusura della Striscia di Gaza e assediarono le aree residenziali vicino alle colonie israeliane allora presenti, come le aree di al-Mawasi e al-Syafa, chiusero la grande maggioranza dei valichi compromettendo il funzionamento di alcuni altri. Dopo il “disimpegno” israeliano da Gaza del 2005 [in base al piano dell’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon, applicato nell’agosto 2005 per rimuovere tutti gli abitanti israeliani dalla Striscia di Gaza e da quattro insediamenti in Cisgiordania settentrionale, ndt.], le autorità israeliane chiusero la sezione merci del valico di Erez e del tutto i valichi di Sufa, Karni e Nahal Oz, che vennero sostituiti dal valico Karem Abu Salem, l’unico attraversamento commerciale di Gaza. Inoltre, prima dell’ottobre 2000, veniva utilizzato il valico di Rafah, controllato dalle autorità israeliane fino al 2005, che operava 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e chiudeva solo due giorni all’anno. Tuttavia, da allora, il valico ha funzionato per un numero limitato di ore e per alcuni giorni alla settimana. Ci sono stati anche periodi in cui Rafah è stato chiuso per mesi.

    Quando nel 2007 Hamas divenne l’autorità di governo della Striscia di Gaza le autorità israeliane inasprirono le misure di chiusura preesistenti, raddoppiarono le restrizioni alla libertà di circolazione e alle merci e il 21 giugno 2007 sospesero il codice doganale di Gaza. Inoltre il 18 settembre 2007 il Gabinetto di sicurezza israeliano dichiarò la Striscia di Gaza un'”entità ostile/nemica”, ponendo così ostacoli insormontabili all’accesso da parte dei palestinesi di Gaza alle cause civili nei tribunali israeliani.

    La chiusura e il blocco da parte di Israele della Striscia di Gaza, che costituisce una punizione collettiva, vietata dal diritto umanitario internazionale, è attuata nel contesto dell’occupazione coloniale da parte di Israele dei territori palestinesi occupati (TPO) e del suo sistema di discriminazione razziale, dominio e oppressione contro il popolo palestinese, aspetti che soddisfano la definizione di apartheid secondo il diritto internazionale.

    Durante 15 anni di chiusura e blocco della Striscia di Gaza da parte di Israele la libertà di movimento dei palestinesi è stata gravemente limitata, anche attraverso la creazione di aree militari interdette o zone cuscinetto sulla terra e sulle acque palestinesi note come “aree ad accesso limitato”. Inoltre dal 2007 Israele ha condotto contro la Striscia di Gaza quattro offensive militari su vasta scala, uccidendo in un periodo di 13 anni (2008-21) circa 4.041 palestinesi, di cui 1.005 minori e 461 donne, e distruggendo decine di migliaia di abitazioni, strutture industriali e commerciali e infrastrutture fondamentali per la sopravvivenza della popolazione civile, comprese reti elettriche, idriche, sanitarie e strade, deteriorando ulteriormente le condizioni umanitarie e facendo crescere i tassi di povertà e disoccupazione. Parallelamente, la popolazione di Gaza, che alla fine del 2006 ammontava a 1,5 milioni di palestinesi, ha raggiunto alla fine del 2021 i 2,1 milioni, rendendo la Striscia una delle aree più densamente popolate al mondo.

    Questa scheda informativa, supportata da cifre, presenta risultati e indicatori che mostrano l’entità delle violazioni israeliane nei 15 anni di chiusura e blocco che hanno reso la Striscia di Gaza invivibile per i suoi oltre due milioni di abitanti.

    • Tra il 14 giugno 2007 e il 14 giugno 2022 gli attacchi militari israeliani hanno ucciso 5.418 palestinesi, il 23% dei quali minori e il 9% donne, e ferito migliaia di altri; distrutto 3.118 strutture commerciali, 557 fabbriche, 2.237 veicoli e 2.755 strutture pubbliche; distrutto 12.631 unità abitative e danneggiato parzialmente altre 41.780. Inoltre le autorità israeliane hanno inasprito le restrizioni all’ingresso all’interno della Striscia di Gaza di materiali da costruzione, impedendo così ai palestinesi di ricostruire le loro case distrutte.
    • Le forze israeliane hanno anche impiegato una forza eccessiva e letale contro i minori palestinesi che tentavano di attraversare la recinzione perimetrale e hanno ucciso 15 minorenni, ne hanno ferito sette e arrestato 204.
    • Tra il 14 giugno 2007 e il 14 giugno 2022 le forze israeliane hanno effettuato circa 872 incursioni circoscritte nelle aree adiacenti la recinzione del confine orientale e settentrionale del territorio palestinese, spianando i terreni agricoli e distruggendo i raccolti. Nello stesso periodo, le forze israeliane hanno preso ripetutamente di mira i lavoratori agricoli palestinesi, uccidendone 136. Le forze israeliane hanno spianato e cosparso di pesticidi chimici 33.100 donum [3.310 ettari, ndt.] di terreni agricoli palestinesi.
    • La marina israeliana prende regolarmente di mira i pescatori palestinesi in mare aprendo il fuoco contro di loro, arrestandoli, sequestrando le loro attrezzature, perseguitandoli e ostacolando il loro lavoro. Tra il 14 giugno 2007 e il 14 giugno 2022 Al Mezan ha documentato 2.514 violazioni contro pescatori, che hanno provocato sette morti, 179 feriti e 750 arresti. Inoltre la marina israeliana ha sequestrato 237 pescherecci danneggiandone altri 131 oltre ad un grande quantità di attrezzature per la pesca e beni di prima necessità.
    • La marina israeliana ha ripetutamente ed estesamente impedito ai pescatori palestinesi di navigare nelle acque territoriali palestinesi e ha anche ripetutamente vietato le attività ittiche nella zona di pesca autorizzata.
    • Le autorità israeliane arrestano arbitrariamente i palestinesi che cercano di entrare in Israele attraverso Erez per raggiungere la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est, o per viaggiare all’estero, utilizzando il valico come trappola. Tra il 14 giugno 2007 e il 14 giugno 2022 hanno arbitrariamente arrestato 204 palestinesi, tra cui 48 studenti di scuole superiori, dipendenti iscritti a corsi e scuole di formazione esterne e 85 commercianti.
    • Tra le restrizioni imposte dalle autorità israeliane c’è un sistema di permessi volubile e discriminatorio a cui devono sottostare tutti i palestinesi che desiderano lasciare Gaza via Erez. Una delle categorie più vulnerabili colpite dal regime vessatorio e macchinoso di permessi di Israele sono i pazienti clinici. Tra il 2010 e il febbraio 2022 le autorità israeliane hanno respinto o ritardato il 30% delle richieste di permesso dei pazienti. Inoltre le autorità israeliane hanno arrestato a Erez 43 pazienti palestinesi in possesso di referti medici e 28 dei loro accompagnatori dopo aver concesso loro i permessi di uscita. I dati di Al Mezan mostrano che negli ultimi 15 anni 72 pazienti, tra cui dieci minorenni e 25 donne, sono morti dopo che Israele ha negato o rinviato i loro permessi.
    • A seguito delle restrizioni israeliane imposte alla Striscia di Gaza il volume delle importazioni è drasticamente diminuito. Nel 2005 sono entrati a Gaza 111.480 camion di merci importate, per ridursi rapidamente a 26.838 nel 2008. Nel 2020 sono entrati nella Striscia di Gaza 96.651camion di merci importate, il che può essere spiegato considerando la crescita della popolazione e l’aumento della domanda di servizi.
    • Dopo l’imposizione della chiusura è diminuito anche il volume delle merci esportate. Mentre nel 2005 la Striscia di Gaza ha esportato 9.319 camion di merci, nel 2008 il volume delle esportazioni si è ridotto drasticamente a 33 camion. Nel 2020 la Striscia di Gaza ha esportato 3.118 camion di merci, che corrisponde a circa un terzo della quantità esportata prima della chiusura.
    • Dal momento dell’imposizione delle misure di chiusura le autorità israeliane hanno regolarmente vietato l’ingresso di carburante nell’unica centrale elettrica di Gaza, esacerbando ulteriormente la crisi elettrica esistente e spingendo le persone a ricorrere all’uso di candele, stufe a cherosene e generatori di corrente. Ciò ha causato molti incendi e incidenti dovuti ai generatori che solo nel 2012 hanno causato la morte di 35 persone, tra cui una donna e 28 minorenni, e il ferimento di altre 36, di cui 20 minori e sei donne.
    • Mentre a Gaza il fabbisogno di elettricità è stimato tra 600-660 MW, la fornitura disponibile non supera i 205 MW, il che ha portato negli ultimi 15 anni all’interruzione dell’elettricità ad orari determinati per più di 16 ore al giorno. La crisi della carenza di energia e il divieto da parte di Israele di introduzione di carburante hanno spinto molti comuni della Striscia di Gaza a rilasciare in mare liquami non trattati, causando un inquinamento delle acque. Nel 2021 un test effettuato dall’Autorità per la qualità dell’acqua e dell’ambiente ha mostrato che il 75% dell’acqua di mare lungo la costa di Gaza, che si estende per circa 40 km, è inquinata.
    • Anche gli abitanti di Gaza stanno attraversando una grave crisi per quanto riguarda la mancanza di acqua potabile sicura. Le autorità competenti affermano che il 96,2% dell’acqua estratta dalle falde acquifere di Gaza non soddisfa gli standard di qualità dell’acqua dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, soprattutto in termini di concentrazione di nitrati. Tra il 14 giugno 2007 e il 14 giugno 2022 le forze israeliane hanno attaccato e distrutto o danneggiato 292 pozzi idrici utilizzati sia per uso domestico che per terreni agricoli.
    • Le condizioni di vita dei palestinesi nella Striscia di Gaza sono notevolmente peggiorate: nel 2021 i tassi di povertà e disoccupazione si sono attestati rispettivamente al 53% e al 47%, mentre il tasso di insicurezza alimentare è stato del 64%.

      Anche il settore dell’istruzione è stato colpito dalla chiusura prolungata della Striscia di Gaza. Tra il 14 giugno 2007 e il 14 giugno 2022 le forze israeliane hanno distrutto 536 scuole e 32 edifici universitari e allo stesso tempo hanno ostacolato la costruzione di nuove strutture educative, causando così il sovraffollamento scolastico. Oggi la dimensione media della classe in una scuola dell’UNRWA è di 41 studenti rispetto ai 39 delle scuole pubbliche. Molte strutture educative rimangono inadeguate per gli studenti con disabilità.

      La realizzazione dei diritti culturali nella Striscia di Gaza è in peggioramento, principalmente perché le restrizioni imposte da Israele hanno precluso la ricostruzione delle biblioteche e delle istituzioni culturali distrutte durante gli attacchi militari israeliani, tra cui la biblioteca nazionale. L’inasprimento delle restrizioni ha anche aumentato le difficoltà di sviluppo e aggiornamento del patrimonio di libri e periodici della biblioteca e l’organizzazione di mostre librarie che coinvolgano editori esterni.

    CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI

Sebbene il governo israeliano pretenda di giustificare la chiusura e le relative restrizioni con il pretesto di “sicurezza”, queste politiche dimostrano l’intenzione di Israele di separare e dividere i palestinesi e riprogrammare la demografia dell’intera popolazione palestinese per affermare il proprio dominio su di loro. In particolare, questa scheda informativa ha tenuto conto delle numerose violazioni del diritto internazionale perpetrate dalle autorità israeliane nel contesto di una continua chiusura e blocco, compreso l’uso eccessivo della forza e ricorrenti attacchi militari a civili e loro abitazioni, con uccisione di migliaia di persone; arresto e detenzione arbitraria di minori, pazienti, pescatori e altre categorie vulnerabili; e l’imposizione deliberata ai palestinesi di Gaza di condizioni di vita inadeguate. Come evidenziato da Al Mezan nel suo rapporto The Gaza Bantustan – Israeli Apartheid in the Gaza Strip[Il Bantustan Gaza – Apartheid israeliano nella Striscia di Gaza, ndt.], questi atti disumani soddisfano la definizione del crimine contro l’umanità dell’apartheid sia ai sensi della Convenzione internazionale del 1973 sulla Repressione e punizione del crimine di apartheid che dello Statuto di Roma del 1998 della Corte Penale Internazionale.

Di conseguenza, in questo triste quindicesimo anniversario, Al Mezan ribadisce il suo appello alla comunità internazionale perché faccia valere i suoi obblighi morali e giuridici nei confronti del popolo palestinese chiedendo con forza ad Israele di revocare immediatamente, completamente e incondizionatamente la sua chiusura e blocco, porre fine a tutte le relative restrizioni illegali imposte sulla circolazione di persone e merci da e verso la Striscia di Gaza e garantire responsabilità e giustizia per violazioni diffuse, gravi e sistematiche, compreso il crimine di apartheid, contro il popolo palestinese.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)