Gli israeliani devono chiedersi se sono disposti a vivere in un Paese che si nutre di sangue

Gideon Levy

15 settembre 2024 – Haaretz

Israele si sta trasformando, con una velocità allarmante, in un Paese che si nutre di sangue. I crimini quotidiani dell’occupazione sono ormai i meno rilevanti. Nell’ultimo anno è emersa una nuova realtà di uccisioni di massa e crimini di portata completamente diversa. Ci troviamo in una realtà genocida; è stato versato il sangue di decine di migliaia di persone.

Questo è il momento in cui tutti gli israeliani dovrebbero chiedersi se sono disposti a vivere in un Paese che si nutre di sangue. Non dite che non c’è scelta, certo che c’è, ma prima dobbiamo chiederci se siamo davvero disposti a vivere in questo modo.

Noi israeliani siamo disposti a vivere nell’unico Paese al mondo la cui esistenza è fondata sul sangue? L’unica prospettiva diffusa in Israele ora è quella di vivere da una guerra all’altra, da uno spargimento di sangue all’altro, da un massacro all’altro, con pause più lunghe possibile.

Non c’è nessun’altra prospettiva sul tavolo. Gli ottimisti promettono pause prolungate, mentre la destra promette una realtà intrisa costantemente di sangue: guerra, uccisioni di massa, violazioni sistematiche del diritto internazionale, uno Stato paria, che si ripetono in un ciclo infinito.

I palestinesi continueranno a essere massacrati e gli israeliani continueranno a chiudere gli occhi? Difficile da credere. Verrà un tempo in cui più israeliani apriranno gli occhi e riconosceranno che il loro Paese sopravvive nutrendosi di sangue. Senza spargimento di sangue, ci viene detto, non potremmo esistere, e con questa orribile affermazione mettiamoci l’anima in pace.

Non solo crediamo che un Paese del genere possa esistere per sempre, siamo convinti che senza l’apporto di sangue non potrebbe esistere. Ogni tre anni un massacro a Gaza, ogni quattro anni in Libano. Nel mezzo c’è la Cisgiordania e, occasionalmente, un’incursione sanguinaria verso obiettivi aggiuntivi. Non esiste un altro Paese come questo al mondo.

Il sangue non può essere il carburante del Paese. Proprio come nessuno immaginerebbe di guidare un’auto alimentata dal sangue, non importa quanto economica, è difficile immaginare 10 milioni di abitanti disposti a vivere in un Paese che si alimenta col sangue. La guerra a Gaza è uno spartiacque. È così che andremo avanti?

I media cercano di convincerci che questa sia una necessità. Attraverso campagne che demonizzano e disumanizzano i palestinesi, un coro unito e mostruoso di commentatori ci sta vendendo con successo l’idea che possiamo vivere per l’eternità di sangue. “Taglieremo l’erba” a Gaza ogni due anni, giustizieremo generazioni dopo generazioni di giovani oppositori del regime, imprigioneremo decine di migliaia di persone nei campi di concentramento, espelleremo, abbatteremo, esproprieremo e, naturalmente, uccideremo, ed è così che vivremo: nel Paese insanguinato.

Abbiamo già ucciso il popolo palestinese. Abbiamo iniziato con le uccisioni di massa a Gaza, e ora ci siamo dedicati alla Cisgiordania. Anche lì verrà versato sangue a litri, se nessuno fermerà le armi. L’uccisione è sia fisica che mentale. Ora non rimane più nulla di Gaza.

I detenuti, gli orfani, i traumatizzati, i senzatetto, non torneranno mai più a essere ciò che erano. I morti di certo non lo faranno. Ci vorranno generazioni perché Gaza si riprenda, se mai ci riuscirà. Questo è un genocidio, anche se non dovesse soddisfare la definizione legale. Un Paese non può vivere di una simile ideologia, certamente non quando intende andare avanti in questo modo.

Supponiamo che il mondo continui a permetterlo. La domanda è se noi, gli israeliani, siamo disposti a permetterlo. Per quanto tempo possiamo vivere con la consapevolezza che la nostra esistenza dipenda dal sangue. Quando ci chiederemo se non ci sia davvero alcuna alternativa a un Paese insanguinato? Dopotutto, non c’è nessun altro Paese come questo.

Israele non ha mai seriamente provato un’altra strada. È stato programmato e diretto per comportarsi come un Paese che si nutre di sangue, ancora di più dopo il 7 ottobre. Come se quel giorno terribile, dopo il quale tutto è lecito, avesse suggellato il suo destino di Paese insanguinato.

Il fatto è che non è stata discussa alcuna altra alternativa possibile. Ma un Paese insanguinato non è un’opzione, proprio come non lo è un’auto alimentata a sangue. Quando ce ne renderemo conto inizieremo a cercare le alternative, anche solo per mancanza di altre opzioni. Queste sono lì e aspettano di essere messe alla prova. Potrebbero sorprenderci, ma nella realtà attuale è impossibile anche solo proporle.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)