In esclusiva per Haaretz | Israele sta reclutando richiedenti asilo africani per operazioni potenzialmente letali nella guerra a Gaza, promettendo permessi di soggiorno permanenti

Yaniv Kubovich e Bar Peleg

15 settembre 2024 – Haaretz

I funzionari degli apparati di sicurezza israeliani offrono come incentivo il permesso di soggiorno permanente ai richiedenti asilo che accettano di partecipare a operazioni talvolta potenzialmente letali a Gaza. Secondo alcune fonti le critiche dall’interno di questa forma di sfruttamento sono state messe a tacere: “Si tratta di una questione molto problematica”.

L’apparato di difesa israeliano sta offrendo la propria assistenza nell’ottenimento del permesso di soggiorno permanente ai richiedenti asilo africani che contribuiscano – rischiando le loro vite – allo sforzo bellico a Gaza. Questo secondo le testimonianze personali raccolte da Haaretz.

Funzionari della difesa sostengono in via confidenziale che il progetto è condotto in modo organizzato, sotto la guida di consulenti legali del sistema difensivo israeliano.

Le implicazioni etiche del reclutamento di richiedenti asilo invece non sono state affrontate. Fino a oggi nessuno dei richiedenti asilo che hanno contribuito allo sforzo bellico ha ottenuto il permesso di soggiorno.

Al momento sono circa 30.000 gli africani richiedenti asilo che vivono in Israele, la maggior parte dei quali giovani uomini. Circa 3.500 sono cittadini del Sudan con permessi temporanei rilasciati dal tribunale perché lo Stato non ha evaso le loro richieste di asilo.

Tre richiedenti asilo furono uccisi durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre. In seguito, molti si sono offerti volontari per lavori agricoli e centri di comando civili [centri che forniscono alcuni servizi essenziali in caso di conflitto, concepiti sulla falsariga dei centri di comando militari, quelli civili si attivano in situazioni di emergenza per provvedere ai più disparati bisogni che possono insorgere sul fronte interno, offrendo servizi come l’ospitalità agli sfollati o il babysitteraggio per i lavoratori essenziali, pasti caldi ed equipaggiamento per i soldati al fronte, ecc. n.d.t.], mentre alcuni si sono arruolati nell’esercito israeliano. I funzionari dell’esercito si sono resi conto che i richiedenti asilo potevano tornare utili e che il loro desiderio di ottenere un permesso di soggiorno permanente in Israele poteva essere sfruttato come incentivo.

Un uomo che chiede di pubblicare solo l’iniziale del suo nome, A., è arrivato in Israele all’età di 16 anni nel contesto di una grande ondata migratoria. Il permesso di soggiorno temporaneo che gli è stato rilasciato gli assicura la maggior parte dei diritti riconosciuti agli israeliani, ma deve essere periodicamente rinnovato presso l’Autorità per l’immigrazione e la popolazione del Ministero dell’Interno, e non gli garantisce il soggiorno permanente. In passato, come molti altri richiedenti asilo che trovano nell’esercito il modo migliore per integrarsi nella società israeliana, aveva cercato di arruolarsi.

In uno dei primi mesi di guerra, A. ha ricevuto una telefonata da qualcuno che sosteneva di essere un ufficiale di polizia e che gli intimava di recarsi immediatamente a una struttura di sicurezza, senza fornire ulteriori spiegazioni.

“Vieni qui e poi parliamo” gli è stato detto, secondo quanto A. riferisce. Quando è arrivato, si è reso conto che era andato a incontrare i “tipi della sicurezza”, come li chiama lui. “Mi hanno detto che stavano cercando persone speciali che si unissero all’esercito. Mi hanno detto che era una questione di vita o di morte per Israele”, ha riferito a Haaretz. Si trattava del primo di una serie di incontri con un uomo che si è presentato come un ufficiale di sicurezza che stava reclutando richiedenti asilo per l’esercito. Gli incontri hanno avuto luogo nell’arco di circa due settimane e sono terminati quando A. ha deciso di non arruolarsi.

A. ha incontrato nuovamente l’ufficiale, questa volta in un luogo pubblico. L’uomo gli ha dato 1.000 shekel (circa 240 euro) in contanti come rimborso per le giornate di lavoro perse a causa degli incontri. Gli ha anche assicurato che la paga che avrebbe ricevuto per il servizio militare sarebbe stata simile a quella che guadagna con il suo lavoro.

“Gli ho chiesto, cosa me ne viene? Anche se non voglio niente in particolare. Ma poi mi ha detto – Se fai così puoi ricevere documenti dallo Stato di Israele. Mi ha chiesto di mandargli una fotocopia della mia carta di identità e ha detto che si sarebbe occupato lui di queste cose”.

Dopo che è stato fissato un appuntamento per il suo arruolamento, A. ha cominciato ad avere dei ripensamenti. “Volevo andare, facevo sul serio, ma poi ho pensato – solo due settimane di addestramento e poi prendere parte alla guerra? Non ho mai toccato un’arma in vita mia”. Poco prima che il suo addestramento cominciasse, A. ha detto al suo contatto che aveva cambiato idea. L’uomo si è arrabbiato, dice A. “Ha detto che non se l’aspettava da me”, ma non ha rinunciato completamente. “Ha detto: continuiamo a parlarne e se vuoi puoi entrare in un secondo momento”.

A. non sa per quale motivo proprio lui sia stato contattato invece di altri, e dice: “Il tipo mi ha detto che stavano cercando persone speciali. Gli ho chiesto che cosa mi rendesse speciale, lui non mi conosce per niente”.

Fonti dell’esercito dicono che l’apparato di difesa ha fatto ricorso ai richiedenti asilo in diverse operazioni, alcune delle quali sono state riportate dai media. Haaretz ha appreso che alcune persone si sono opposte a questa pratica in quanto sfrutta persone che sono fuggite dai propri Paesi a causa della guerra. Tuttavia, secondo quelle fonti, queste voci sono state messe a tacere.

“Si tratta di una questione molto problematica” ha detto una fonte. “Il coinvolgimento di giuristi non assolve nessuno dall’obbligo di tenere conto dei valori secondo i quali aspiriamo a vivere in Israele”.

Alcune fonti che hanno parlato con Haaretz hanno rivelato che, anche se ci sono state alcune richieste di informazioni circa la concessione di permessi di soggiorno a richiedenti asilo che hanno preso parte ai combattimenti, nessuno in realtà ha ottenuto tali permessi.

Haaretz ha inoltre appreso che il Ministero dell’Interno ha preso in considerazione la possibilità di arruolare nell’esercito israeliano i figli di richiedenti asilo che abbiano completato gli studi nelle scuole israeliane. In passato, il governo ha permesso ai figli di lavoratori stranieri di prestare servizio nell’esercito israeliano in cambio della concessione di permessi di soggiorno ai componenti del nucleo famigliare.

L’organo competente della Difesa ha risposto ad Haaretz che tutte le sue azioni sono condotte secondo la legge. Il modo in cui l’esercito israeliano utilizza i richiedenti asilo sul campo è materia in merito alla quale è proibita la pubblicazione.

(Traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)