In seguito alle rivelazioni di +972 Microsoft revoca i servizi cloud all’Unità 8200 di Israele.
Yuval Abraham
25 settembre 2025 – +972Magazine
Il colosso della tecnologia ha bloccato l’accesso dopo che abbiamo rivelato che l’esercito israeliano aveva utilizzato i suoi server per archiviare milioni di intercettazioni telefoniche dei palestinesi.
Secondo quanto riportato dal Guardian Microsoft ha informato il Ministero della Difesa israeliano, in una lettera alla fine della scorsa settimana, di aver revocato l’accesso dell’esercito israeliano alla tecnologia che stava utilizzando per archiviare enormi quantità di informazioni di intelligence sui civili palestinesi in Cisgiordania e a Gaza.
La decisione fa seguito a un articolo di denuncia pubblicato il mese scorso da +972 Magazine, Local Call e dal Guardian che rivelava come l’Unità 8200, l’agenzia d’élite per la guerra informatica dell’esercito israeliano, stesse archiviando registrazioni intercettate di milioni di chiamate da cellulare di palestinesi sulla piattaforma cloud di Microsoft Azure, creando una delle raccolte di dati di sorveglianza più invasive al mondo su un singolo gruppo di popolazione. Secondo l’indagine congiunta, questi dati sono stati utilizzati negli ultimi due anni per pianificare attacchi aerei letali a Gaza, nonché per arrestare palestinesi in Cisgiordania.
Per quanto ne sappiamo questa è la prima volta che una grande azienda tecnologica statunitense revoca l’accesso dell’esercito israeliano a uno qualsiasi dei suoi prodotti dall’inizio della guerra a Gaza. Microsoft continua tuttavia a collaborare con altre unità militari israeliane che sono suoi clienti di lunga data.
La lettera di Microsoft al Ministero della Difesa israeliano, visionata dal Guardian, afferma che l’azienda ha avviato un’indagine esterna “urgente” a seguito della nostra denuncia e ha riscontrato che l’esercito israeliano ha violato i termini di servizio di Microsoft utilizzando la sua piattaforma cloud per archiviare i dati di sorveglianza. Secondo il Guardian la lettera affermava che, poiché l’azienda ha “trovato prove” a supporto della nostra segnalazione, ha deciso di sospendere i servizi di archiviazione e intelligenza artificiale connessi al progetto in esame. Aggiungeva che Microsoft “non ha come obiettivo quello di facilitare la sorveglianza di massa dei civili”.
Giovedì, riporta il Guardian, il vice amministratore delegato e presidente di Microsoft Brad Smith, ha inviato un’e-mail al personale per informarlo della decisione, spiegando che l’azienda ha “cessato e disattivato una serie di servizi a un’Unità del Ministero della Difesa israeliano”. Ha aggiunto: “Non forniamo tecnologia per facilitare la sorveglianza di massa dei civili. Abbiamo applicato questo principio in ogni paese del mondo e lo abbiamo ribadito ripetutamente per oltre due decenni”.
Questa decisione senza precedenti arriva nel mezzo delle crescenti proteste contro Microsoft e altri giganti della tecnologia i cui servizi Israele ha utilizzato per il suo attacco a Gaza che dura da due anni e in cui i civili hanno costituito la stragrande maggioranza delle vittime. Il mese scorso gli attivisti hanno organizzato una manifestazione fuori dal data center di Microsoft nei Paesi Bassi dopo che la nostra indagine ha rivelato che ospitava 11.500 terabyte di dati militari israeliani, equivalenti a circa 195 milioni di ore di audio.
Secondo il Guardian l’Unità 8200 ha rapidamente trasferito la quantità di dati di sorveglianza dai server Microsoft all’esterno dopo pochi giorni dalla pubblicazione della nostra indagine; secondo le fonti del Guardian l’Unità prevedeva invece di trasferire i dati alla piattaforma cloud di Amazon Web Services, dai cui servizi l’esercito è sempre più dipendente dal 7 ottobre.
Tuttavia molti altri progetti militari israeliani che coinvolgono i servizi Microsoft rimangono inalterati. A gennaio un’indagine condotta da +972, Local Call e dal Guardian, basata su documenti trapelati dal Ministero della Difesa israeliano e dalla filiale israeliana di Microsoft, ha rivelato che il gigante tecnologico “ha una presenza in tutte le principali infrastrutture militari in Israele”, con decine di unità dell’esercito israeliano – tra cui forze aeree, terrestri e navali – che si affidano ai servizi cloud di Microsoft. Inoltre durante il periodo più intenso del bombardamento aereo israeliano su Gaza le vendite di servizi di intelligenza artificiale di Microsoft al Ministero della Difesa israeliano sono aumentate significativamente.
Il progetto di sorveglianza di massa ospitato sui server cloud di Microsoft è nato nel novembre 2021, quando Yossi Sariel, allora comandante dell’Unità 8200, si è recato presso la sede centrale del gigante tecnologico a Seattle per incontrare l’amministratore delegato Satya Nadella. Secondo un documento interno di Microsoft ottenuto dal Guardian che riassume l’incontro, Sariel ha informato alti funzionari dell’azienda di voler archiviare enormi quantità di informazioni di intelligence – fino al 70% dei dati dell’Unità, incluso materiale altamente riservato – sui server di Azure.
Un funzionario dell’intelligence ha dichiarato a +972, Local Call e al Guardian che, prima della partnership con Microsoft, l’Unità 8200 disponeva sui suoi server interni solo della capacità di archiviazione necessaria per conservare le registrazioni delle telefonate di decine di migliaia di palestinesi definiti dall’esercito come “sospetti”. Ma grazie alla capacità di archiviazione pressoché illimitata di Azure l’unità ha potuto iniziare a salvare sui suoi server le chiamate intercettate di molti altri palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, consentendo quello che diverse fonti israeliane hanno descritto come l’ambizioso obiettivo del progetto: archiviare “un milione di chiamate all’ora”.
Questa massiccia raccolta di dati di sorveglianza ha permesso all’esercito di ottenere informazioni potenzialmente incriminanti su praticamente qualsiasi palestinese in Cisgiordania, dati che potevano, in pratica, essere utilizzati per ricattare, mettere in detenzione amministrativa o addirittura per giustificare retroattivamente le uccisioni.
Non tutti nell’Unità avevano visto con favore la decisione di Sariel di trasferire le informazioni riservate dell’esercito sui server Microsoft all’estero sia a causa dei costi che della delicatezza del materiale. Ma Sariel aveva insistito, esprimendo chiaramente il suo entusiasmo per il potenziale del progetto.
La nostra indagine ha anche rilevato che la dirigenza di Microsoft considerava il consolidamento dei legami con l’Unità 8200 un’opportunità commerciale redditizia. Nell’incontro del 2021 a Seattle Nadella aveva affermato che la partnership con l’Unità 8200 era “fondamentale” per Microsoft, mentre documenti interni descrivevano il progetto congiunto come “un punto di forza per il marchio”.
Ma di fronte alla crescente indignazione interna e pubblica contro l’azienda – e al crescente numero di organizzazioni per i diritti umani che hanno stabilito che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza – i calcoli di Microsoft potrebbero essere cambiati.
Inizialmente l’azienda ha annunciato a maggio, in seguito alla nostra indagine di gennaio, che una revisione interna non aveva trovato prove che l’esercito israeliano stesse utilizzando la sua tecnologia per danneggiare i palestinesi. Tuttavia l’indagine esterna avviata in risposta alla nostra ultima indagine, supervisionata dagli avvocati dello studio legale statunitense Covington & Burling, ha portato l’azienda a bloccare l’accesso dell’Unità 8200 ad alcuni dei suoi servizi di cloud storage e di intelligenza artificiale.
Secondo il Guardian l’email di Smith al personale sottolinea che la nostra denuncia ha portato alla luce “informazioni a cui [Microsoft] non poteva accedere alla luce dei nostri impegni in materia di privacy dei clienti”. Ha aggiunto: “La nostra verifica è in corso”.
(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)