Il killer silenzioso di Gaza
Taqwa Ahmed Alwawi
15 giugno 2026 – Palestine Deep Dive
Mentre gli ospedali collassano e la fame aumenta un’epidemia respiratoria espone la crescente catastrofe sanitaria di Gaza.
A metà gennaio 2026 il collasso del sistema sanitario di Gaza aveva raggiunto un punto di svolta catastrofico. I corridoi degli ospedali erano già sovraffollati di pazienti affetti da malnutrizione, malattie croniche e lesioni legate al genocidio quando una nuova ondata di malattie respiratorie ha iniziato a diffondersi rapidamente nella Striscia. Il 14 gennaio il dottor Muhammad Abu Salmiya, direttore del complesso medico Al-Shifa, ha avvertito pubblicamente che i virus respiratori si diffondevano a una velocità allarmante, travolgendo un sistema sanitario che aveva perso da tempo la capacità di rispondere.
I medici riscontravano un significativo aggravarsi delle malattie respiratorie stagionali. Il personale medico ha riferito sintomi insolitamente gravi, tra cui febbre alta prolungata, estrema stanchezza, intenso dolore corporeo e difficoltà respiratoria acuta. Questi sintomi sono più pericolosi tra i bambini malnutriti, i pazienti anziani e quelli con preesistenti patologie.
A causa della distruzione dei laboratori, dell’assenza di test diagnostici e della mancanza di strutture operative in grado di effettuare test su larga scala, i medici non sono in grado di confermare l’esatto ceppo del virus a Gaza, né sono autorizzati a inviare test al di fuori di Gaza. Di conseguenza i medici non hanno accesso ai vaccini specifici per la malattia in circolazione. Si basano invece sui sintomi clinici e sui modelli ricorrenti tra i pazienti per acquisire una comprensione della malattia. Molti sospettano che si tratti di un ceppo influenzale mutato o di un’infezione respiratoria simile al coronavirus, esacerbata dalla fame e dallo stress cronico.
Le malattie che i medici non riescono a identificare con precisione a causa della mancanza di test diagnostici e di laboratori funzionanti possono includere sia infezioni comuni che ceppi potenzialmente sconosciuti. Ciò che è evidente tuttavia è che in un sistema sanitario privato di medicinali, attrezzature e personale, e in una popolazione già indebolita da una crisi prolungata, queste malattie stanno diventando molto più gravi di quanto sarebbero normalmente. Condizioni patologiche che di solito si risolverebbero con riposo e cure di base si stanno invece aggravando, trasformandosi in malattie prolungate e debilitanti, sempre più difficili da trattare.
Abu Salmiya, direttore del Complesso Medico Al-Shifa, il più grande ospedale di Gaza, ha sottolineato che la diffusione delle infezioni non avviene nel nulla; il sistema immunitario della popolazione di Gaza è stato sistematicamente indebolito dalla fame prolungata, dai ripetuti spostamenti forzati e da oltre due anni di incessanti attacchi militari israeliani. I virus respiratori agiscono su corpi già debilitati dalla fame, dalla disidratazione, dallo stress cronico e dai traumi.
I medici spiegano che la mancanza di cibo ha lasciato molti pazienti con una risposta immunitaria gravemente compromessa. Le infezioni minori persistono, peggiorano e si diffondono, mentre la guarigione diventa lenta o impossibile. In questo contesto un virus stagionale che altrimenti sarebbe gestibile è diventato potenzialmente fatale.
Strutture sanitarie al collasso
Gli ospedali di Gaza operano ben oltre le loro capacità. In diverse strutture l’occupazione dei posti letto ha superato il 150%, mentre l’assistenza preventiva di routine, comprese le vaccinazioni annuali per bambini, anziani e persone con malattie croniche, è di fatto collassata. In molti casi i vaccini sono semplicemente non disponibili.
Quello che sta accadendo a Gaza è la prevedibile conseguenza di una distruzione deliberata e sistematica delle infrastrutture sanitarie pubbliche.
Dall’ottobre 2023 i raid aerei e le operazioni di terra israeliane hanno danneggiato o distrutto ospedali, cliniche, ambulanze e infrastrutture mediche, mentre centinaia di operatori sanitari sono stati uccisi e feriti durante l’offensiva.
Alla fine del 2025 solo una frazione degli ospedali di Gaza era seppure solo parzialmente funzionante. Le unità di terapia intensiva operavano regolarmente oltre la loro capacità, mentre la carenza di carburante, elettricità, acqua potabile e forniture mediche paralizzava i servizi essenziali. Bambini e anziani sono particolarmente vulnerabili. I medici sono stati costretti a eseguire interventi chirurgici senza un’anestesia adeguata e, a volte, senza un’illuminazione affidabile a causa delle interruzioni di corrente.
Nel corso del genocidio l’ospedale Al-Shifa, il più grande complesso medico di Gaza, è stato ripetutamente attaccato, assediato ed evacuato con la forza. Ai pazienti veniva ordinato di andarsene anche in condizioni critiche, alcuni costretti a percorrere lunghe distanze sotto il fuoco nemico.
Il 23 novembre 2023 il dottor Muhammad Abu Salmiya è stato arrestato dalle forze israeliane mentre accompagnava un convoglio di evacuazione medica coordinato dalle Nazioni Unite. È stato detenuto in Israele per circa sette mesi senza accusa né processo ed è stato rilasciato il 1° luglio 2024 senza alcuna incriminazione formale. La sua detenzione ha allontanato uno dei più alti dirigenti sanitari di Gaza in un momento in cui il sistema sanitario era già al collasso.
Collasso sistematico
Nei campi profughi e nei rifugi sovraffollati le famiglie sono costrette a sopravvivere con un apporto calorico minimo e a bere acqua non potabile, con servizi igienici inadeguati. In alcune zone del nord di Gaza, in seguito alla chiusura delle stazioni di pompaggio per carenza di carburante, le acque reflue si riversano nelle aree residenziali. In queste condizioni le malattie infettive si diffondono rapidamente. Le infezioni respiratorie acute, le malattie simil-influenzali e altre patologie trasmissibili sono aumentate vertiginosamente, soprattutto nei rifugi sovraffollati dove il distanziamento fisico e l’igiene di base sono impossibili.
Per capire come l’epidemia stia influenzando la vita quotidiana ho parlato con diversi abitanti di Gaza che, in base ai loro sintomi, i medici ritengono siano contagiati da un virus respiratorio. Le loro testimonianze erano sorprendentemente simili e riflettevano un’esperienza condivisa e ricorrente in tutta la Striscia. “Qui la gente non muore più solo per le bombe”, mi ha detto un abitante del luogo, “muore di fame e di malattie”.
Osama, un diciannovenne che vive nella zona centrale di Gaza, ha descritto sintomi iniziati solo due giorni prima del nostro incontro, ma che si sono aggravati rapidamente. Ha parlato di forti mal di testa, estrema debolezza muscolare, nausea e completa perdita di appetito: sintomi che, a suo dire, erano di gran lunga peggiori di qualsiasi influenza avesse mai avuto. Come altre persone con cui ho parlato, Osama aveva cercato di farsi curare, ma aveva scoperto che non c’erano farmaci disponibili.
Aggravata dalla grave carenza di cibo e medicine la malattia lo ha lasciato esausto e in gran parte incapace di muoversi durante il giorno, impedendogli di svolgere le attività più elementari. La sua più grande paura è che, senza accesso a cure adeguate, le sue condizioni peggiorino. Il suo messaggio riecheggiava quello espresso, seppur con parole diverse, da tutti gli intervistati: “Le persone a Gaza sono esseri umani, proprio come tutti gli altri fuori”.
Morti silenziose
Queste testimonianze riflettono una realtà condivisa: la malattia si sta diffondendo in un luogo dove riposo, nutrimento, calore e cure mediche sono in gran parte inesistenti.
Organizzazioni umanitarie internazionali hanno ripetutamente avvertito che la catastrofe sanitaria di Gaza non è casuale. Associazioni mediche hanno descritto l’attuale situazione degli ospedali di Gaza come sovraffollata e insicura, mentre funzionari sanitari internazionali hanno sottolineato che la distruzione delle infrastrutture sanitarie ha reso quasi impossibile il controllo delle malattie.
Ai sensi del diritto internazionale umanitario gli attacchi alle strutture sanitarie, il blocco degli aiuti medici e la privazione di cibo ai civili costituiscono gravi violazioni. Eppure non c’è nessun addebito delle responsabilità, anche quando malattie prevenibili diventano letali.
Il virus respiratorio che si sta diffondendo a Gaza dall’inizio del 2026 è la conseguenza biologica dell’assedio, della carestia e della distruzione sistematica del sistema sanitario.
I medici avvertono che senza un intervento immediato che includa cibo, medicine, carburante e protezione per le strutture mediche l’epidemia continuerà, mietendo silenziosamente vittime mentre il mondo distoglie lo sguardo.
(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)