Centotrentacinque docenti universitari israeliani nel Regno Unito e altrove esortano i senati accademici a respingere una definizione viziata di antisemitismo.  

Israeli Academics ,Regno Unito

11 gennaio 2021 israeliacademics uk

Gli accademici esprimono ferma opposizione alla imposizione da parte del governo della definizione “intrinsecamente viziata” ed esortano le università britanniche, fedeli al proprio impegno a favore della libertà accademica e della libertà di parola, a respingerla mentre continua incessante la loro lotta contro ogni forma di razzismo, antisemitismo compreso

Appello perché venga respinta la “definizione operativa di antisemitismo” dell’IHRA [International Holocaust Remembrance Alliance, organizzazione intergovernativa fondata nel 1998 al fine di rafforzare, promuovere e divulgare l’educazione sull’Olocausto, n.d.tr.].

 

Destinatari: vicerettori, membri dei senati accademici, tutti gli altri docenti nonché studenti in Gran Bretagna & l’Onorevole Gavin Williamson, Segretario di Stato all’Istruzione

Oggetto: la “definizione operativa di antisemitismo” dell’IHRA

 

Noi, nella doppia veste di docenti universitari britannici e cittadini israeliani, siamo fermamente contrari all’imposizione sulle università inglesi da parte del governo della “definizione operativa di antisemitismo” dell’IHRA. Facciamo appello a tutti i senati accademici affinché respingano il documento dell’IHRA ovvero, qualora esso sia già stato adottato, si adoperino per revocarlo. 

Rappresentiamo un gruppo eterogeneo per ambito disciplinare, appartenenza etnica e fascia di età. Ci accomuna un’esperienza protratta di lotta al razzismo. Per tale motivo abbiamo espresso critiche ad Israele per le sue persistenti politiche di occupazione, espropriazione, segregazione e discriminazione nei confronti del popolo palestinese. La nostra prospettiva storica e politica è fortemente condizionata dai molteplici genocidi dei tempi moderni, in particolare dell’Olocausto, nel quale diversi di noi hanno perduto membri delle proprie famiglie estese. La lezione che siamo determinati a trarre dalla storia è l’impegno a combattere tutte le forme di razzismo.

 

È proprio in virtù di queste prospettive personali, accademiche e politiche che siamo sconcertati per la lettera che Gavin Williamson, Segretario di Stato all’Istruzione, ha inviato ai nostri vicerettori in data 9 ottobre 2020. Sotto l’esplicita minaccia di sospendere i finanziamenti, la lettera cerca di forzare le università ad adottare la controversa “definizione operativa di antisemitismo” proposta inizialmente dalla Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (IHRA). Combattere l’antisemitismo in tutte le sue forme è un’esigenza imprescindibile. Tuttavia il documento dell’IHRA è intrinsecamente viziato tanto da pregiudicare tale lotta. Inoltre esso rappresenta una minaccia nei confronti della libertà di parola e di insegnamento, oltre a costituire un attacco sia contro il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi sia contro la battaglia per la democratizzazione di Israele.

 

Il documento dell’IHRA è stato ampiamente criticato in numerose occasioni. Qui ci limitiamo ad accennare ad alcuni aspetti particolarmente negativi nell’ambito dell’istruzione universitaria. Il documento consiste di due parti. La prima, citata nella lettera di Williamson, è una definizione di antisemitismo articolata come segue:

L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o le loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.

Tale formulazione è così vaga nel linguaggio oltre che carente nel contenuto da risultare inutilizzabile. Per un verso, essa si affida a termini poco chiari quali “una certa percezione” e “può essere espressa come odio”. Per contro, omette di menzionare elementi chiave quali “pregiudizio” e “discriminazione”. Ma soprattutto questa “definizione” è nettamente più debole e meno efficace dei regolamenti e delle leggi già in vigore o in via di adozione in ambito universitario.

Inoltre le pressioni esercitate dal governo sulle università perché adottino una definizione creata esclusivamente per un’unica forma di razzismo testimoniano un’attenzione esclusiva per le persone di origine ebraica, come se queste meritassero maggiore protezione di altri individui che subiscono regolarmente simili se non peggiori manifestazioni di discriminazione e razzismo.

 

La seconda parte del documento dell’IHRA presenta ciò che descrive come undici esempi di antisemitismo contemporaneo, sette dei quali si riferiscono allo Stato di Israele. Alcuni di questi “esempi” travisano la nozione di antisemitismo. Essi ottengono altresì un effetto dissuasivo nei confronti di quei docenti e studenti universitari che intendano legittimamente criticare l’oppressione esercitata da Israele sui palestinesi oppure che vogliano studiare il conflitto israelo-palestinese. Infine, interferiscono con il diritto che abbiamo in quanto cittadini israeliani di partecipare liberamente alle vicende politiche israeliane.

Per dare un’idea, un esempio di antisemitismo è “[affermare] che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”. Un altro atto antisemita, secondo il documento, è “richiedere ad [Israele] un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro Stato democratico”. Sarebbe sicuramente legittimo, tanto più in ambito accademico, poter discutere se Israele, in quanto autoproclamato Stato ebraico, sia “un progetto razzistaoppure una “Nazione democratica”.

Attualmente la popolazione sotto il controllo di Israele comprende 14 milioni di persone, di cui quasi 5 milioni sono privi dei diritti fondamentali. Dei 9 milioni rimanenti il 21% (circa 1,8 milioni) sono stati sistematicamente discriminati da quando è stato fondato lo Stato israeliano. Questa discriminazione si manifesta in decine di leggi e politiche riguardanti i diritti di proprietà, l’istruzione e l’accesso alla terra e alle risorse. Tutte le persone che fanno parte dei 6,8 milioni a cui è negato l’accesso ad una piena democrazia sono non-ebrei. Un esempio emblematico è la “legge del ritorno”, che consente a tutti gli ebrei – ma solo agli ebrei – che vivono in qualsiasi parte del mondo di emigrare in Israele ottenendo la cittadinanza israeliana, diritto estendibile a coniugi e discendenti. Al contempo, si nega invece a milioni di palestinesi ed ai loro discendenti, sfollati o esiliati, il diritto di ritornare nella loro madrepatria.

Tali leggi e politiche statuali discriminatorie in altri sistemi politici contemporanei o del passato – si tratti di Cina, USA o Australia – vengono legittimamente e regolarmente passate al vaglio dagli specialisti e dall’opinione pubblica, criticate variamente come forme di razzismo istituzionalizzato e paragonate a certi regimi fascisti, compreso quello della Germania prima del 1939. In realtà, le analogie storiche sono uno strumento comune nella ricerca accademica. Tuttavia secondo il Segretario all’Istruzione soltanto quelle riguardanti lo Stato di Israele d’ora in poi vengono proibite agli studiosi e agli studenti in Inghilterra. Nessuno Stato dovrebbe essere al riparo da tali legittime discussioni accademiche.

 

Inoltre, mentre il documento dell’IHRA considera qualsiasi “accostamento della politica contemporanea israeliana a quella dei nazisti” una forma di antisemitismo, molti in Israele, sia al centro sia alla sinistra della scena politica, hanno fatto paragoni simili. Un esempio recente è una dichiarazione del 2016 di Yair Golan, membro della Knesset (il parlamento israeliano) ed ex vice-comandante dello stato maggiore dell’esercito israeliano. Un altro è il confronto fra Israele e il nazismo allo stadio iniziale fatto nel 2018 dall’illustre storico e politologo vincitore del premio Israele Zeev Sternhell, che è stato fino alla sua recente scomparsa uno dei massimi esperti di fascismo. Tali analogie vengono spesso fatte regolarmente anche negli editoriali dell’autorevole quotidiano israeliano Haaretz.

L’uso di tali analogie non è affatto nuovo. Per dare un’idea, alla fine del 1948 un illustre gruppo di intellettuali, fra cui Albert Einstein e Hannah Arendt, e rabbini ebrei pubblicò una lettera sul New York Times in cui accusò  Menachem Begin (futuro primo ministro di Israele) di essere alla guida di “un partito politico molto vicino per organizzazione, metodi, filosofia politica e mobilitazione della società ai partiti nazista e fascista.”

Con i suoi undici “esempi”, il documento dell’IHRA è già stato utilizzato per reprimere la libertà di parola e la libertà di insegnamento (vedi qui, qui, qui). È preoccupante che sia servito a bollare la lotta contro l’Occupazione e l’espropriazione da parte di Israele come “antisemita”. Come hanno dichiarato in una lettera al Guardian [quotidiano inglese di centro-sinistra, ndtr.]122 intellettuali arabi e palestinesi:

Crediamo che nessun diritto all’autodeterminazione debba includere il diritto di sradicare un altro popolo e impedirgli di tornare nella sua terra, o qualsiasi altro mezzo per garantire una maggioranza demografica all’interno dello Stato. La rivendicazione da parte dei palestinesi del loro diritto al ritorno nella terra da cui loro stessi, i loro genitori e nonni sono stati espulsi non può essere interpretata come antisemita… È un diritto riconosciuto dalle leggi internazionali come dichiarato nella risoluzione 194 del 1948 dell’assemblea generale delle Nazioni Unite….Rivolgere indistintamente l’accusa di antisemitismo contro chiunque consideri razzista l’attuale Stato di Israele, nonostante l’effettiva discriminazione istituzionale e costituzionale su cui si basa, equivale a garantire a Israele l’impunità assoluta.” [ cfr Zeitun  ndr]

 

In una recente lettera l’onorevole Kate Green [del Partito Laburista, ndtr.], Segretaria di Stato Ombra dell’Istruzione, ha approvato l’imposizione del documento dell’IHRA alle università inglesi, affermando: “Potremo [combattere l’antisemitismo] soltanto se ascolteremo e ci confronteremo con la comunità ebraica.” Ciononostante, in qualità di cittadini israeliani residenti in Gran Bretagna, molti di origine ebraica, insieme con altri appartenenti alla comunità ebraica britannica, chiediamo che anche la nostra voce venga ascoltata, e riteniamo che il documento dell’IHRA rappresenti un passo nella direzione sbagliata. Esso fa oggetto di attenzione esclusiva la persecuzione degli ebrei; inibisce la libertà di parola e di insegnamento; priva i palestinesi del proprio diritto di parola nello spazio pubblico britannico ed infine impedisce a noi, cittadini israeliani, di esercitare il nostro diritto democratico di contestare il nostro governo. Per questi ed altri motivi, persino il redattore originale del documento dell’IHRA, Kenneth Stern, ha ammonito:

Gruppi ebraici di destra hanno preso la “definizione operativa” che includeva alcuni esempi su Israele…, e hanno deciso di strumentalizzarla. … [Questo documento] non ha mai avuto l’intenzione di diventare un codice da utilizzarsi in ambito universitario contro i discorsi di incitamento all’odio… eppure [da parte della destra è stato usato come] un attacco contro la libertà di parola e di insegnamento, e non danneggerà soltanto i sostenitori della causa palestinese, ma anche l’università, gli studenti ebrei e lo stesso mondo della ricerca. …Sono sionista. Tuttavia nelle… università, la cui finalità è l’esplorazione delle idee, anche gli antisionisti hanno diritto di espressione. … Inoltre, all’interno della comunità ebraica si discute se essere ebreo si traduca necessariamente nell’essere anche sionista. Ignoro se ci sia una risposta a questo quesito, ma tutti gli ebrei dovrebbero temere il fatto che sia in pratica il governo a stabilire per noi quale sia la risposta. (The Guardian, 13 dicembre 2019).

  

Queste preoccupazioni sono condivise da molti altri, fra cui centinaia di studenti britannici, esperti di antisemitismo e razzismo, oltre a numerosi gruppi ed associazioni palestinesi ed ebraici impegnati nella difesa della giustizia sociale sia in Gran Bretagna sia in altre parti del mondo, quali l’Institute of Race Relations [istituto di ricerca antirazzista britannico, n.d.tr.], Liberty [ovvero Consiglio Nazionale per le Libertà Civili, organizzazione apartitica per i diritti fondamentali e le libertà nel Regno Unito, n.d.tr.], l’ex giudice della Corte di Appello Sir Stephen Sedley e il rabbino Laura Janner-Klausner.

 

Ci uniamo alla richiesta che le università britanniche rimangano fermamente ancorate alla libertà di parola e di insegnamento. Sollecitiamo le università britanniche a continuare a lottare contro ogni forma di razzismo, antisemitismo compreso. Il documento dell’IHRA è viziato e rende un cattivo servizio a tali obiettivi. Noi pertanto ci appelliamo a tutti i senati accademici affinché respingano i decreti governativi che ne impongono l’adozione, ovvero, qualora esso sia già stato adottato, si adoperino per revocarlo. 

 

Firmatari:

  1. Prof. Hagit Borer FBA, università Queen Mary di Londra
  2. Dr. Moshe Behar, università di Manchester
  3. Dr. Yonatan Shemmer, università di Sheffield
  4. Dr. Hedi Viterbo, università Queen Mary di Londra
  5. Dr. Yael Friedman, università di Portsmouth
  6. Dr. Ophira Gamliel, università di Glasgow
  7. Dr. Moriel Ram, università di Newcastle
  8. Prof. Neve Gordon, università Queen Mary di Londra
  9. Prof. Emeritus Moshé Machover, King’s College di Londra
  10. Dr. Catherine Rottenberg, università di Nottingham
  11. PhD Candidate Daphna Baram, università di Lancaster
  12. Dr. Yuval Evri, King’s College Londra
  13. Dr. Yohai Hakak, Brunel università di Londra
  14. Dr. Judit Druks, University College Londra
  15. PhD Candidate Edith Pick, università Queen Mary di Londra
  16. Prof. Emeritus Avi Shlaim FBA, università di Belfast
  17. Dr. Hagar Kotef, SOAS, università di Londra
  18. Prof. Emerita Nira Yuval-Davis, università di East London, Premio dell’Associazione internazionale di Sociologia del 2018 per eccellenza nella Ricerca e nella Prassi .
  19. Dr. Assaf Givati, King’s College Londra
  20. Prof. Yossef Rapoport, università Queen Mary University di Londra
  21. Prof. Haim Yacobi, University College Londra
  22. Prof. Gilat Levy, London School of Economics
  23. Dr. Noam Leshem, università di Durham
  24. Dr. Chana Morgenstern, università di Cambridge
  25. Prof. Amir Paz-Fuchs, università del Sussex
  26. PhD Candidate Maayan Niezna, università del Kent
  27. Prof. Emeritus, Ephraim Nimnie, Queen’s University Belfast
  28. Dr. Eytan Zweig, università di York
  29. Dr. Anat Pick, Queen Mary, università di Londra
  30. Prof. Joseph Raz FBA, King’s College di Londra, vincitore del Tang Prize per lo Stato di Diritto, 2018
  31. Dr. Itamar Kastner, università di Edinburgo
  32. Prof. Dori Kimel, università di Oxford
  33. Prof. Eyal Weizman MBE FBA, Goldsmiths, università di Londra
  34. Dr. Daniel Mann, King’s College di Londra
  35. Dr. Shaul Bar-Haim, università dell’Essex
  36. Dr. Idit Nathan, University of the Arts Londra
  37. Dr. Ariel Caine, università Goldsmiths di Londra
  38. Prof. Ilan Pappe, università di Exeter
  39. Prof. Oreet Ashery, università di Oxford, Turner Bursary 2020
  40. Dr. Jon Simons, in pensione
  41. Dr. Noam Maggor, università Queen Mary di Londra
  42. Dr. Pil Kollectiv, università di Reading, docente dell’HEA
  43. Dr. Galia Kollectiv, università di Reading, docente dell’HEA
  44. Dr. Maayan Geva, università di Roehampton
  45. Dr. Adi Kuntsman, università metropolitana di Manchester
  46. Dr. Shaul Mitelpunkt, università di York
  47. Dr. Daniel Rubinstein, Central Saint Martins, University of the Arts, Londra
  48. Dr. Tamar Keren-Portnoy, università di York
  49. Dr. Yael Padan, University College di Londra
  50. Dr. Roman Vater, università di Cambridge
  51. Dr. Shai Kassirer, università di Brighton
  52. PhD Candidate Shira Wachsmann, Royal College of Art
  53. Prof. Oren Yiftachel, University College di Londra
  54. Prof. Erez Levon, università Queen Mary di Londra
  55. Prof. Amos Paran, University College di Londra
  56. Dr. Raz Weiner, università Queen Mary di Londra
  57. Dr. Deborah Talmi, università di Cambridge
  58. Dr. Emerita Susie Malka Kaneti Barry, università di Brunel
  59. Dottorando Ronit Matar, università di Essex
  60. Dottorando Michal Rotem, università Queen Mary di Londra
  61. DR. Mollie Gerver, università di Essex
  62. Prof. Haim Bresheeth-Zabner, SOAS
  63. Dottorando Lior Suchoy, Imperial College di Londra
  64. Dr. Michal Sapir, Independente

Accademici israeliani che appoggiano nel resto del mondo:

  1. Prof. Amos Goldberg, The Hebrew University di Gerusalemme
  2. Dottorando Aviad Albert, università di Colonia
  3. Dr. Noa Levin, Centre Marc Bloch, Berlino
  4. Prof. Paul Mendes-Flohr
  5. Dr. Uri Horesh
  6. Prof. Roy Wagner, ETH di Zurigo
  7. Prof. Dmitry Shumsky
  8. Prof. Nurit Peled-Elhanan, Università Ebraica e David Yellin Academic College
  9. Prof. Arie Dubnov, università George Washington
  10. Prof. Natalie Rothman, università di Toronto
  11. Dr. Anat Matar, università di Tel Aviv
  12. Dr. Ido Shahar, università di Haifa
  13. Prof. Nir Gov, Weizmann Institute
  14. Prof. Emeritus Amiram Goldblum, Università Ebraica di    Gerusalemme
  15. Dr. Itamar Shachar, università di Gent, Belgio
  16. Prof. Emeritus Jacob Katriel, Technion – Israel Institute of Technology
  17. Dr. Eyal Shimoni, Weizmann Institute of Science
  18. Dr. Gilad Liberman, Harvard Medical School
  19. Prof. Emeritus Emmanuel Farjoun, Università Ebraica di   Gerusalemme
  20.  
  21. Prof. Avner Ben-Amos, università di Tel Aviv
  22. Dr. Alon Marcus, The Open University di Israele
  23. Dr. Uri Davis, università di Exeter, Exeter, università UK &       AL-QUDS
  24. Prof. Emeritus Avishai Ehrlich, The Academic College di Tel Aviv-      Giaffa
  25. Prof. Naama Rokem, università di Chicago
  26. Dr. Marcelo Svirsky, università di Wollongong
  27. Prof. Atalia Omer, università di Notre Dame
  28. Prof. Emeritus, Jose Brunner, università di Tel Aviv
  29. Dr. Michael Dahan, Sapir College
  30. Dr. Naor Ben-Yehoyada, Columbia University
  31. Dr. Shai Gortler, università del Western Cape
  32. Dr. Roni Gechtman, università Mount Saint Vincent, Halifax,     Canada
  33. Prof. Ivy Sichel, UC Santa Cruz
  34. Prof. Ofer Aharony, Weizmann Institute
  35. Prof. Outi Bat-El Foux, università di Tel-Aviv
  36. Dr. Elazar Elhanan, CCNY
  37. Dr .Ofer Shinar Levanon
  38. Prof. Emeritus Isaac Nevo
  39. Prof. Emerita Nomi Erteschik-Shir, università Ben-Gurion del Negev
  40. Prof. Yinon Cohen, Columbia University
  41. Dottorando Revital Madar
  42. Prof. Yael Sharvit, UCLA
  43. Prof.  Emeritus Isaac Cohen, università statle di San Jose
  44. Dr. Kobi Snitz, Weizmann Institute of Science
  45. Dr. Irena Botwinik, Open University, Israele
  46. Prof. Niza Yanay, università Ben Gurion
  47. Prof. Julia Resnik, Università Ebraica di Gerusalemme
  48. Prof. Charles Manekin, università di Maryland
  49. Prof. Jerome Bourdon, università di Tel Aviv
  50. Dr. Ilan saban, università di Haifa
  51. Dottoranda Netta Amar-Shiff, università Ben Gurion
  52. Prof. Emeritus Ron Kuzar, università di Haifa
  53. Dr. Yanay Israeli, Hebrew università di Gerusalemme
  54. Prof. Emeritus Avner Giladi, università di Haifa
  55. Prof. Emerita Esther Levinger, università di Haifa
  56. Prof. Emeritus Micah Leshem, università di Haifa
  57. Prof. Jonathan Alschech, università della Northern British Columbia
  58. Prof. Emeritus Yehoshua Frenkel, università di Haifa
  59. Prof. Yuval Yonay, università di Haifa
  60. Prof. Emerita Vered Kraus, università di Haifa
  61. Dr. Amit G., università israeliane
  62. Dr. Shakhar Rahav, università di Haifa
  63. Prof. Emeritus Yoav Peled, università di Tel Aviv
  64. Prof. Emerita Linda Dittmar, università del Massachusetts
  65. Prof. Emeritus Uri Bar-Joseph, università di Haifa
  66. Dr. Ayelet Ben-Yishai, università di Haifa
  67. Gilad Melzer, Beit Berl College
  68. Prof. Raphael Greenberg, università di Tel Aviv
  69. Prof. Emerita Sara Helman, università Ben Gurion
  70. Dr. Itamar Mann, università di Haifa
  71. Dr. Tamar Berger

 

 

(traduzione dall’inglese di Stefania Fusero)

 

 




Dal mondo della cultura italiano il sostegno alla lettera di 122 palestinesi e del mondo arabo

Pubblichiamo, ringraziando chi ha aderito, le 276 firme di sostegno alla lettera delle 122  personalità palestinesi del mondo dello spettacolo, accademico, artistico pubblicata da The Guardian il 29 novembre 2020, riguardante la definizione di antisemitismo dell’IHRA (e relativi allegati) e l’uso distorto che ne viene  fatto in Europa come negli Stati Uniti da istituzioni e Governi, volto a delegittimare la lotta per diritti e contro l’occupazione da parte dei movimenti di solidarietà con la Palestina.
Con la lettera che vedete qui sotto, abbiamo chiesto il sostegno a personalità italiane, dello stesso mondo dei 122 firmatari. Trovate insieme ai/lle primi/e firmatari/e, le firme raccolte entro il 3 gennaio, data di chiusura. Nel tempo, il passaparola ha fatto sì che si aggiungessero anche firme dell’associazionismo solidale con la Palestina.
RICHIESTA DI  APPOGGIO ALLA LETTERA PALESTINESE E DEL MONDO ARABO 21 Dicembre 2020
Chi scrive si occupa da anni di promuovere informazione e cultura relative alla Palestina, per contribuire alla loro conoscenza e valorizzazione. 
Per questo vi sottoponiamo una significativa lettera scritta da 122 artisti e intellettuali palestinesi, e di altri paesi arabi, pubblicata il 29 novembre da The Guardian.
La lettera riguarda la definizione di antisemitismo ed esprime preoccupazione sull’uso che in Europa e negli Stati Uniti, Governi e Istituzioni fanno della definizione di antisemitismo – e relativi allegati- dell’ International Holocaust Remembrance. Tale uso è volto a delegittimare la lotta contro l’oppressione dei palestinesi sotto occupazione e la negazione dei loro diritti.

Sono parole significative che pensiamo vadano sostenute anche da loro collegh* italian*.
La lettera dei/lle 122 Palestinesi ci sembra particolarmente importante in quanto mentre si esprime nettamente contro l’antisemitismo – purtroppo risorgente in occidente – ne mette in luce l’uso strumentale (uso peraltro criticato anche dal suo stesso estensore Kenneth Stern). Hanno dichiarato il loro appoggio ad essa anche un folto gruppo di ebrei di diversi paesi 
In precedenza già 40 gruppi di ebrei a livello mondiale avevano espresso la loro opposizione all’equazione antisemitismo = critica alla politica di Israele nei confronti dei palestinesi e degli stessi cittadini/e israeliani/e, ad esempio attraverso la legge sullo Stato nazione solo per ebrei.
Infine, la non distinzione tra critica delle politiche di Israele e antisemitismo rischia anche di oscurare la giusta lotta contro l’antisemitismo, che deve fondarsi su ben precisi principi.
Alessandra Mecozzi per Cultura è Libertà
Carlo Tagliacozzo per Zeitun
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Un gruppo di 122 accademici, giornalisti e intellettuali palestinesi e arabi esprime le proprie
preoccupazioni sulla definizione dell’IHRA.
29 novembre 2020, The Guardian
Lettera
Noi sottoscritti accademici, giornalisti e intellettuali palestinesi e arabi, dichiariamo le nostre opinioni riguardo la definizione di antisemitismo da parte dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) e il modo in cui questa definizione è stata presentata, interpretata e applicata in diversi Paesi d’Europa e del Nord America.
Negli ultimi anni la lotta contro l’antisemitismo è stata sempre più strumentalizzata dal governo israeliano e dai suoi sostenitori nel tentativo di delegittimare la causa palestinese e mettere a tacere i difensori dei diritti dei palestinesi. Sviare l’indispensabile lotta contro l’antisemitismo per favorire un tale programma minaccia di svilire questa battaglia e quindi di screditarla e indebolirla.
L’antisemitismo deve essere smascherato e combattuto. Indipendentemente dai pretesti, nessuna espressione di odio per gli ebrei in quanto ebrei dovrebbe essere tollerata in nessuna parte del mondo.
L’antisemitismo si manifesta attraverso generalizzazioni e stereotipi indiscriminati sugli ebrei, riguardanti in particolare il potere e il denaro, insieme a teorie del complotto e alla negazionedell’Olocausto.
Consideriamo legittima e indispensabile la lotta contro tali atteggiamenti. Crediamo anche che le lezioni dell’Olocausto, così come quelle di altri genocidi dei tempi moderni, debbano far parte dell’educazione delle nuove generazioni contro ogni forma di odio e pregiudizio razziale.
La lotta contro l’antisemitismo, tuttavia, deve essere affrontata in modo in termini di principi, onde evitare di vanificare il suo scopo. Attraverso gli “esempi” che fornisce, la definizione dell’IHRA fonde l’ebraismo con il sionismo partendo dal presupposto che tutti gli ebrei siano sionisti e che lo Stato di Israele nella sua condizione attuale incarni l’autodeterminazione di tutti gli ebrei. Siamo in profondo disaccordo con questo. La lotta contro l’antisemitismo non deve essere trasformata in uno stratagemma per delegittimare la lotta contro l’oppressione dei palestinesi, la negazione dei loro diritti e la continua occupazione della loro terra. A tale riguardo consideriamo fondamentali i seguenti
principi:
1. La lotta contro l’antisemitismo deve essere condotta nel quadro del diritto internazionale e dei diritti umani. Dovrebbe essere parte integrante della lotta contro tutte le forme di razzismo e xenofobia,compresi l’islamofobia e il razzismo anti-arabo e anti-palestinese. Lo scopo di questa lotta è garantire libertà ed emancipazione a tutte le categorie oppresse. Orientarlo verso la difesa di uno Stato oppressivo e rapace costituisce un profondo stravolgimento.
2. Esiste un’enorme differenza tra una condizione in cui gli ebrei vengono individuati, oppressi e soppressi come minoranza da regimi o organizzazioni antisemite e una condizione in cui l’autodeterminazione di una popolazione ebraica in Palestina / Israele è stata realizzata sotto forma di uno Stato etnico esclusivista e territorialmente espansionista. Così come esiste attualmente, lo Stato di Israele è fondato sullo sradicamento della stragrande maggioranza dei nativi – quella che palestinesi e arabi chiamano Nakba – e sulla sottomissione dei nativi che vivono ancora nel territorio della Palestina storica come cittadini di seconda classe o come popolo sotto occupazione, deprivati del diritto all’autodeterminazione.
3. La definizione di antisemitismo dell’IHRA e le relative misure legali adottate in diversi Paesi sono state utilizzate principalmente contro le organizzazioni di sinistra e quelle per i diritti umani che sostengono i diritti dei palestinesi e contro la campagna per il Boicottaggio, Disinvestimento eSanzioni (BDS), mettendo da parte la reale minaccia per gli ebrei, proveniente dai movimenti nazionalisti bianchi di destra in Europa e negli Stati Uniti. La rappresentazione della campagna del BDS come antisemita è una grossolana distorsione di quello che è fondamentalmente un mezzo legittimo di lotta non violenta a favore dei diritti dei palestinesi.
4. L’affermazione della definizione dell’IHRA secondo cui un esempio di antisemitismo è “Negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio affermando che l’esistenza di uno Stato di Israele è un’iniziativa razzista” è piuttosto strana. Non si preoccupa di riconoscere che, in base al diritto internazionale, l’attuale Stato di Israele costituisce una potenza occupante da oltre mezzo secolo, come riconosciuto dai governi dei Paesi in cui viene accolta la definizione dell’IHRA. Non si preoccupa di considerare se questo diritto includa il diritto di creare una maggioranza ebraica attraverso la pulizia etnica e se debba essere bilanciato in rapporto ai diritti del popolo palestinese.
Inoltre, la definizione dell’IHRA potenzialmente scarta come antisemite tutte le visioni non sioniste del futuro dello Stato israeliano, come la difesa di uno Stato bi-nazionale o democratico laico che rappresenti allo stesso modo tutti i suoi cittadini. Un autentico sostegno al principio del diritto di un popolo all’autodeterminazione non può escludere la Nazione palestinese, né qualunque altra.
5. Crediamo che nessun diritto all’autodeterminazione debba includere il diritto di sradicare un altro popolo e impedirgli di tornare nella sua terra, o qualsiasi altro mezzo per garantire una maggioranza demografica all’interno dello Stato. La rivendicazione da parte dei palestinesi del loro diritto al ritorno nella terra da cui loro stessi, i loro genitori e nonni sono stati espulsi non può essere interpretata come antisemita. Il fatto che una tale richiesta crei ansie tra gli israeliani non prova che essa sia ingiusta, né antisemita. È un diritto riconosciuto dal diritto internazionale come dichiarato nella risoluzione 194 del 1948 dell’assemblea generale delle Nazioni Unite.
6. Rivolgere indistintamente l’accusa di antisemitismo contro chiunque consideri razzista l’attuale Stato di Israele, nonostante l’effettiva discriminazione istituzionale e costituzionale su cui si basa, equivale a garantire a Israele l’impunità assoluta. Israele può così deportare i suoi cittadini palestinesi, revocarne la cittadinanza o negare loro il diritto di voto, ed essere comunque immune dall’accusa di razzismo.
La definizione dell’IHRA e il modo in cui è stata applicata vietano qualsiasi discussione sullo Stato israeliano in quanto basato su una discriminazione etnico-religiosa. In tal modo viola la giustizia elementare e le norme fondamentali dei diritti umani e del diritto internazionale.
7. Crediamo che la giustizia richieda il pieno sostegno del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, inclusa la richiesta di porre fine all’occupazione internazionalmente riconosciuta dei loro territori, alla mancanza di uno Stato e alla deprivazione dei rifugiati palestinesi. La soppressione dei diritti dei palestinesi nella definizione dell’IHRA rivela un atteggiamento di sostegno ai privilegi anziché ai diritti degli ebrei in Palestina invece dei diritti ebraici, in Palestina e, invece della sicurezza ebraica, la
supremazia ebraica sui palestinesi. Crediamo che i valori e i diritti umani siano inseparabili e che la lotta contro l’antisemitismo debba andare di pari passo con la lotta a nome di tutti i popoli e gruppi oppressi per la dignità, l’uguaglianza e l’emancipazione.
Prime adesioni dall’Italia:
1. Cristina Alziati, Poetessa e traduttrice
2. Roberto Beneduce, Antropologo,Docente Universitario,
3. Luciano Canfora, Storico
4. Luciana Castellina, Giornalista e scrittrice
5. Alessandra Farkas, giornalista e scrittrice
6. Iaia Forte, Attrice
7. Giorgio Forti, Docente Universitario Emerito,
8. Luciana Galliano, Musicologa
9. Domenico Gallo, Magistrato
10. Giovanna Marini, Cantautrice,Musicista
11. Citto Maselli, Regista
12. Monica Maurer, regista
13. Tomaso Montanari,Storico dell’Arte
14. Alberto Negri, Giornalista
15. Moni Ovadia, Attore, Cantante, Musicista e Scrittore
16. Livio Pepino, Magistrato
17. Nicola Perugini, Docente Universitario
18. Marco Revelli, Docente Universitario
19. Annamaria Rivera, Antropologa, Docente Universitaria
20. Eric Salerno,Giornalista
21. Salvatore Settis, Archeologo e Storico dell’Arte
22. Giuliana Sgrena, Giornalista e scrittrice
23. Gianni Tognoni, Membro Agenzia del Farmaco e Segretario Tribunale dei Popoli
24. Carlo Rovelli, Fisico, scrittore, Université de Aix-Marseille.
25. Francesco Pallante, costituzionalista
26. Marco Paolini drammaturgo e attore
27. Daniele Sepe musicista
28. Simona Taliani, antropologa docente universitaria
29. Marco Martinelli, drammaturgo e regista
30. Ermanna Montanari, attrice e scenografa
31. Angelo D’Orsi, storico
32. Enrico Pugliese docente universitario emerito
33. Gabriele Usberti, docente universitario emerito
34. Rosita Di Peri, politologa, docente universitaria
35. Andrea Domenici, ricercatore universitario
36. Paola Rivetti, docente universitaria
37. Wasim Dahmash, docente universitario
38. Lorenzo Casini, Università Messina
39. Estella Carpi, University College London
40. Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo
41. Angelo Baracca, prof. di Fisica
42. Prof. Nicola Franco Parise, Accademia dei Lincei,
43. Paola Manduca, Genetista , Genova, Italia
44. Giuseppe Cederna, attore
45. Marina Forti, giornalista e scrittrice
46. Silvia Balit comunicazione visuale
47. Andrea Anastasio
48. Luisa Moruzzi, insegnante
49. Manuela Bono, insegnante di inglese e bartender, Savona, Italia
50. Elisa Giunchi, docente universitaria
51. Enrico Calamai
52. Chiara Dimase
53. Franco Milanesi, saggista
54. Sancia Gaetani, nutrizionista
55. Alberto Clarizia, docente di Fisica
56. Fausto Gianelli, avvocato
57. Pasquale Martino, docente e saggista,Bari
58. Albertina Cuppini, Bologna
59. Maria Francesca Gulotta, docente liceale, Milano
60. Vesna Scepanovic, giornalista, Torino
61. Daniela Pioppi, docente universitaria
62. Karim Metref, educatore, giornalista.
63. Locatelli Pierluigi
64. Fabrice Olivier Dubosc, psicoanalista, etnoclinico
65. Ireo Bono, medico, Savona
66. Giovanna Lelli, ricercatrice, Università Cattolica di Lovanio, Belgio
67. Marlène Micheloni, sociologa in pensione (Università di Neuchâtel e Ginevra, Svizzera)
68. Dorys Contreras, psicologa
69. Gabriella Rossetti, Già docente universitaria antropologia
70. Miriam Garavaglia
71. Gianni Fossati
72. Fabio Cani, Direttore Ecoinformazioni
73. Giampaolo Rosso, Presidente Arci Como
74. Diego Ianiro, docente, Napoli
75. Luigi Lorusso editore, Bari
76. Daniele Barbieri, giornalista, Imola
77. Alchesay Rinaldi Castro
78. Daniela Dimase
79. Antonio Vermigli, direttore In Dialogo
80. Giuseppe Bruzzone
81. Franco Berardi, saggista
82. Loretta Mussi, dirigente medico di Sanità Pubblica
83. Michele Citoni, Roma
84. Francesco Masala, Cagliari, insegnante
85. Ada Sacchi, Roma
86. Angelo Orientale
87. Marina Collaci, giornalista, Roma
88. Francesco Andreini, insegnante
89. Susanna Sinigaglia, pubblicista, Milano
90. Marcella Saddi Cagliari
91. Yula Sambuy, Biologa, Roma
92. Stefano Pantezzi, Avvocato, Trento
93. Maria Teresa Messidoro vice presidente Lisangà culture in movimento
94. Ugo Usseglio, contro tutti i fascismi
95. Giuseppe Callegari Mantova
96. Filippo Bianchetti, medico Varese
97. Alessandro Gemmiti – Essere Umano
98. Simona Sermoneta
99. Carmela Ieroianni Milano
100. Giovanni Acquati Inzago
101. Gabriella Bernieri Milano
102. Claudia Berton verona, insegnante e scrittrice
103. Daniela Deho, Bergamo, insegnante
104. Rosanna Lauro Cagliari
105. Ettore Acocella, cooperante, Roma
106. Brunella Pepori
107. Antonia Sani, docente materie letterarie
108. Michele Perchiazzi
109. Slvano Rigotti . Torino
110. Giorgio Treves, regista
111. Piera Redaelli, traduttrice
112. Nadia Pagani, Università di Bologna
113. Allan Christensen, professore emerito, università John Cabot
114. Fiorenzo Fantaccini, docente Università di Firenze
115. Ugo Giannangeli, avvocato
116. Diego Bombardelli, insegnante
117. Pier Giorgio Righetti, Politecnico di Milano
118. Giovanni Mottura, sociologo, Università di Modena e Reggio Emilia
119. Serafina Esposito, Cagliari
120. Luigi Cazzato, docente Università di Bari
121. Roberto Bertilaccio, insegnante in pensione
122. Giusy Checola
123. Giulia Maria Gallotta
124. Raya Cohen, storica
125. Sergio Durante, musicologo, Unipd
126. Giuseppe Acconcia, giornalista e docente universitario
127. Robert Jennings, docente Università di Milano (in pensione)
128. Paolo La Spisa, Università di Firenze
129. Marco Ramazzotti Stockel, consulente x sviluppo rurale
130. Antonio Fantoni, Professore Emerito della Sapienza
131. Sandro Tripepi, Università della Calabria
132. Raffaele Porta, Biochimico, docente Università di Napoli Federico II
133. Paolo Ramazzotti, economista, Università di Macerata
134. Vincenzo Pezzino, docente universitario di Medicina in pensione,
135. Margherita Gaetan
136. Pietro Deandrea, Università di Torino
137. Aldo Lotta , traduttore
138. Antonella Picchio, IAFFE (International Association for Feminist Economics)
139. Giovanni Esposito
140. Marco Zannetti, docente universitario emerito
141. Marina Vitale, anglista (Napoli)
142. Marcello Albanello
143. Cristina Stevanoni, già docente all’Università di Verona.
144. Marina Premoli, traduttrice
145. Gabriele Noferi, psicologo
146. Luca Tranchini, docente universitario
147. Joan Haim, tutor, Milano
148. Federico Lastaria, docente universitario, Milano.
149. Federico Zanettin, docente universitario
150. Flavia Zucco, già dirigente di ricerca CNR
151. Stefano Morosetti, già docente della Sapienza
152. Gianni Bottigliero, O.S.S., Padova
153. Rodolfo Delmonte Università Ca’ Foscari
154. Lia Forti, Ricercatrice, Università dell’Insubria
155. Chiara Maritato, assegnista di ricerca, Università di Torino
156. Monica Zoppè, Ricercatrice Biologa, CNR, Milano
157. Paola Sacchi, antropologa, Università di Torino
158. Loris Campetti, giornalista e scrittore
159. Guido Viale, pubblicista
160. Paolo Pavan, architetto
161. Adel Jabbar, sociologo
162. Elana Ochse, docente universitaria
163. Margherita Caporusso, medico
164. Marco Ammar, docente universitario
165. Marco Buttino, storico
166. Gianni Piazza, sociologo
167. Jacopo Tolja, Sorano
168. Elena Mengheri
169. Francesco Giordano . Educatore
170. Bruno Bertolini, Roma
171. Rosa Virtù, educatrice
172. Miryam Marino, scrittrice
173. Marzia Casolari, storico, docente universitaria
174. Maria Nadotti, saggista
175. Mariateresa Crosta, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, Torino
176. Antonello Boassa, scrittore, Cagliari
177. Maria Perino, docente universitaria,Torino
178. Sandro Triulzi, storico
179. Lorenzo Girodo, musicista
180. Alessandro Portelli, Università La Sapienza, Roma
181. Anita Sonego Co presidente Casa delle Donne, Milano
182. Gianna Morgantini, insegnante, Milano
183. Manuela Pennasilico, insegnante
184. Cecilia Dalla Negra, giornalista
185. Vincenza Pezzuto, Presidente la Casa delle Artiste
186. Alberto Giasanti Docente universitario Milano Bicocca
187. Laura Morini
188. Floriana Lipparini
189. Silvana Magni
190. Gabriella Grasso, Parallelo Palestina
191. Alessandro Corsi, docente universitario, Torino
192. Elisabetta Visalberghi, ricercatrice
193. Andrea Balduzzi, ricercatore in pensione, Università di Genova
194. Francesco Vacchiano, ricercatore, Università Ca’ Foscari di Venezia
195. Silvia Tarantola, insegnante
196. Roberta Bono, insegnante, Savona
197. Maria Grazia Campari avvocata, Firenze
198. Mari Casalucci, attivista ecotransfemminista
199. Nada Pretnar, insegnante, Trieste
200. Enrico Campofreda, giornalista
201. Claudia Maria Tresso, docente, Università degli Studi di Torino
202. Giampiero Ruani, Dirigente di Ricerca
203. Angela Dogliotti, insegnante, Torino
204. Haidi Gaggio Giuliani, pensionata, Genova
205. Angelo Gaccione, scrittore, Milano
206. Grazia Cantoni medico in pensione
207. Guido Ortona, Università del Piemonte Orientale (in pensione)
208. Enzo Barone
209. Sergio Perri psicanalista, Milano
210. Mauro Corali , agente di Commercio Como
211. Anna Bruna Albanello, insegnante in pensione
212. Nicoletta Cerrani, psicologa, Milano
213. Nicola Melis, docente universitario, UniCa
214. Marina Cavallini, consulente
215. Cristiana Cavagna, traduttrice, Torino
216. Nicoletta Pirotta
217. Nadia De Mond, insegnante
218. Elena Medi, sociologa, fisioterapista di comunità (in pensione)
219. Anna Invernizzi, giornalista
220. Marina Medi, insegnante
221. Giorgio Rossi, pensionato, Chioggia
222. Maria De Ceglia
223. Cinzia Benelli
224. Ionne Guerrini, insegnante, Ravenna
225. Francesca Koch, ex insegnante
226. Chantal Meloni, professore di diritto penale internazionale, università Milano
227. Olivia Fiorilli, insegnante, Parigi
228. Luciana Negro
229. Gabriella Gagliardo, insegnante
230. Giusy Diquattro, insegnante
231. Enzo Mingione, professore di sociologia
232. Filomena Rosiello
233. Daniele Gaglianone, regista e sceneggiatore
234. Matilda Zacco, studentessa e attivista per i DDUU
235. Stefania Zacco, docente universitaria, Milano
236. Simonetta Jucker Medica Milano
237. Liana Borghi, ricercatrice
238. Giovanni Burali d’Arezzo, poeta scrittore
239. Massimo Squillacciotti, antropologo
240. Sergio Fergnachino documentarista
241. Dante Bedini, insegnante di storia e filosofia in pensione
242. John Gilbert, insegnante universitario, Firenze
243. Alessandra Algostino, costituzionalista, docente universitaria, Torino
244. Tiziana Morosetti, docente universitaria, Londra
245. Checchino Antonini, giornalista, Roma
246. Sandro Busso, docente universitario, Torino
247. Carla Consiglio, docente di storia , Roma
248. Giovanni Russo Spena, diritto amministrativo docente Un. Napoli
249. Silvana Magni, pensionata, Varese
250. Fiamma Arditi, giornalista, scrittrice
251. Sandro Manzo
252. Alfonso Gianni, pubblicista. IiiRoma
253. Franco Dinelli, ricercatore scientifico e docente universitario
254. Vittorio Agnoletto, medico, professore a contratto Università degli Studi, Milano
255. Luciana Poliandri,medico, Roma
256. Domenico Cecchini, urbanista, Roma
257. Angelo Stefanini, medico, docente (in pensione) Università di Bologna
258. Massimo Loche, giornalista
259. Laura Prevedello, pensionata, Venezia
260. Luca Tagliacozzo,Fisico Barcelona
261. Ettore Vicari, Fisico,Università Pisa
262. Pasquale Calabrese, Fisico, Trieste
263. M.Simonetta Pavan, pensionata, Milano
264. Marcello Dalmonte, ricercatore
265. Liliana Ellena, insegnante e ricercatrice storica, Torino
266. Marta Fin, giornalista, Bologna
267. Erminio Capitani, docente universitario
268. Adria Petani, insegnante in pensione
269. Miriam Silvestri, insegnante in pensione – Venezia
270. Erminia Romano docente/ Formatrice, Napoli
271. Enzo Ferrara, ricercatore EPR ed educatore, Torino
272. Marinella Sanvito Insegnante Milano
273. Renata La Rovere insegnante Napoli
274. Agata Spaziante, architetto, docente universitaria in pensione, Torino
275. Serenella Angeloni Cortesi insegnante in pensione



I diritti dei palestinesi e la definizione dell’IHRA di antisemitismo

29 novembre 2020, The Guardian

Un gruppo di 122 accademici, giornalisti e intellettuali palestinesi e arabi esprime le proprie preoccupazioni sulla definizione dell’IHRA

Noi sottoscritti accademici, giornalisti e intellettuali palestinesi e arabi, dichiariamo le nostre opinioni riguardo la definizione di antisemitismo da parte dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) [organizzazione intergovernativa fondata nel 1998 che unisce governi ed esperti allo scopo di rafforzare, promuovere e divulgare l’educazione sull’Olocausto, ndtr.] e il modo in cui questa definizione è stata presentata, interpretata e applicata in diversi Paesi d’Europa e del Nord America.

Negli ultimi anni la lotta contro l’antisemitismo è stata sempre più strumentalizzata dal governo israeliano e dai suoi sostenitori nel tentativo di delegittimare la causa palestinese e mettere a tacere i difensori dei diritti dei palestinesi. Dirottare l’indispensabile lotta contro l’antisemitismo per favorire un tale programma minaccia di svilire questa battaglia e quindi di screditarla e indebolirla.

L’antisemitismo deve essere smascherato e combattuto. Indipendentemente dai pretesti, nessuna espressione di odio per gli ebrei in quanto ebrei dovrebbe essere tollerata in nessuna parte del mondo. L’antisemitismo si manifesta attraverso generalizzazioni e stereotipi indiscriminati sugli ebrei, riguardanti in particolare il potere e il denaro, insieme a teorie del complotto e alla negazione dell’Olocausto. Consideriamo legittima e indispensabile la lotta contro tali atteggiamenti. Crediamo anche che le lezioni dell’Olocausto, così come quelle di altri genocidi dei tempi moderni, debbano far parte dell’educazione delle nuove generazioni contro ogni forma di odio e pregiudizio razziale.

La lotta contro l’antisemitismo, tuttavia, deve essere affrontata in modo strutturato, onde evitare di vanificare il suo scopo. Attraverso gli “esempi” che fornisce, la definizione dell’IHRA fonde l’ebraismo con il sionismo partendo dal presupposto che tutti gli ebrei siano sionisti e che lo Stato di Israele nella sua condizione attuale incarni l’autodeterminazione di tutti gli ebrei. Siamo in profondo disaccordo con questo. La lotta contro l’antisemitismo non deve essere trasformata in uno stratagemma per delegittimare la lotta contro l’oppressione dei palestinesi, la negazione dei loro diritti e l’ininterrotta occupazione della loro terra. A tale riguardo consideriamo fondamentali i seguenti principi:

1. La lotta contro l’antisemitismo deve essere applicata nel quadro delle leggi internazionali e dei diritti umani. Dovrebbe essere parte integrante della lotta contro tutte le forme di razzismo e xenofobia, compresi l’islamofobia e il razzismo anti-arabo e anti-palestinese. Lo scopo di questa lotta è garantire libertà ed emancipazione a tutte le categorie oppresse. Orientarlo verso la difesa di uno Stato oppressivo e rapace costituisce un profondo stravolgimento.

2. Esiste un’enorme differenza tra una condizione in cui gli ebrei vengono individuati, oppressi e annientati come minoranza da regimi o organizzazioni antisemite e una condizione in cui l’autodeterminazione di una popolazione ebraica in Palestina / Israele è stata realizzata sotto forma di uno Stato etnico esclusivista e territorialmente espansionista. Così com’é attualmente, lo Stato di Israele è fondato sullo sradicamento della stragrande maggioranza dei nativi – quella che palestinesi e arabi chiamano Nakba – e sulla sottomissione dei nativi che vivono ancora nel territorio della Palestina storica come cittadini di seconda classe o come popolo sotto occupazione, deprivati del diritto all’autodeterminazione.

3. La definizione di antisemitismo dell’IHRA e le relative misure legali adottate in diversi Paesi sono state utilizzate principalmente contro le organizzazioni di sinistra e quelle per i diritti umani che sostengono i diritti dei palestinesi e contro la campagna per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), mettendo da parte la reale minaccia per gli ebrei, proveniente da movimenti nazionalisti bianchi di destra in Europa e negli Stati Uniti. La rappresentazione della campagna del BDS come antisemita è una grossolana distorsione di quello che è fondamentalmente un mezzo legittimo di lotta non violenta a favore dei diritti dei palestinesi.

4. L’affermazione della definizione dell’IHRA secondo cui un esempio di antisemitismo è “Negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio affermando che l’esistenza di uno Stato di Israele è un’iniziativa razzista” è piuttosto strana. Non si preoccupa di riconoscere che, in base al diritto internazionale, l’attuale Stato di Israele costituisce una potenza occupante da oltre mezzo secolo, come riconosciuto dai governi dei Paesi in cui viene accolta la definizione dell’IHRA. Non si preoccupa di considerare se questo diritto includa il diritto di creare una maggioranza ebraica attraverso la pulizia etnica e se debba essere valutato in rapporto ai diritti del popolo palestinese. Inoltre, la definizione dell’IHRA potenzialmente scarta come antisemite tutte le visioni non sioniste del futuro dello Stato israeliano, come la difesa di uno Stato bi-nazionale o democratico laico che rappresenti nella stessa misura tutti i suoi cittadini. Un autentico sostegno al principio del diritto di un popolo all’autodeterminazione non può escludere la Nazione palestinese, né qualunque altra.

5. Crediamo che nessun diritto all’autodeterminazione debba includere il diritto di sradicare un altro popolo e impedirgli di tornare nella sua terra, o qualsiasi altro strumento per garantire una maggioranza demografica all’interno dello Stato. La rivendicazione da parte dei palestinesi del loro diritto al ritorno nella terra da cui loro stessi, i loro genitori e nonni sono stati espulsi non può essere interpretata come antisemita. Il fatto che una tale richiesta crei angosce tra gli israeliani non prova che essa sia ingiusta, né antisemita. È un diritto riconosciuto dalle leggi internazionali come dichiarato nella risoluzione 194 del 1948 dell’assemblea generale delle Nazioni Unite.

6. Rivolgere indistintamente l’accusa di antisemitismo contro chiunque consideri razzista l’attuale Stato di Israele, nonostante l’effettiva discriminazione istituzionale e costituzionale su cui si basa, equivale a garantire a Israele l’impunità assoluta. Israele può così deportare i suoi cittadini palestinesi, revocarne la cittadinanza o negare loro il diritto di voto, ed essere comunque immune dall’accusa di razzismo.

La definizione dell’IHRA e il modo in cui è stata applicata vietano qualsiasi discussione sullo Stato israeliano in quanto basato su una discriminazione etnico-religiosa. In tal modo viola la giustizia elementare e le norme fondamentali dei diritti umani e del diritto internazionale.

7. Crediamo che la giustizia richieda il pieno sostegno del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, inclusa la richiesta di porre fine all’occupazione internazionalmente riconosciuta dei loro territori,alla mancanza di uno Stato e alla deprivazione dei rifugiati palestinesi. L’occultamento dei diritti dei palestinesi nella definizione dell’IHRA tradisce un atteggiamento che sostiene il privilegio ebraico, invece dei diritti ebraici, in Palestina e, invece della sicurezza ebraica, la supremazia ebraica sui palestinesi. Crediamo che i valori e i diritti umani siano inseparabili e che la lotta contro l’antisemitismo debba andare di pari passo con la lotta a nome di tutti i popoli e gruppi oppressi per la dignità, l’uguaglianza e l’emancipazione.

Samir Abdallah

Regista, Parigi, Francia

Nadia Abu El-Haj

Ann Olin Whitney Docente di Antropologia, Columbia University, USA

Lila Abu-Lughod

Joseph L Buttenwieser Docente di Scienze Sociali, Columbia University, USA

Bashir Abu-Manneh

Docente in Letteratura Postcoloniale, University of Kent, UK

Gilbert Achcar

Docente di Studi sullo Sviluppo, SOAS, University of London, UK

Nadia Leila Aissaoui

Sociologa e scrittrice su tematiche femministe, Parigi, Francia

Mamdouh Aker

Consiglio di amministrazione, Università di Birzeit, Palestina

Mohamed Alyahyai

Scrittore e romanziere, Oman

Suad Amiry

Scrittrice e architetto, Ramallah, Palestina

Sinan Antoon

Professore Associato, New York University, Iraq-USA

Talal Assad

Professore Emerito di Antropologia, Graduate Center, CUNY, USA

Hanan Ashrawi

Ex docente di Letteratura Comparata, Università di Birzeit, Palestina

Aziz Al-Azmeh

Professore emerito, Università dell’Europa centrale, Vienna, Austria

Abdullah Baabood

Accademico e ricercatore in Studi sul Golfo, Oman

Nadia Al-Bagdadi

Docente di Storia, Università Centrale Europea, Vienna

Sam Bahour

Scrittore, Al-Bireh / Ramallah, Palestina

Zainab Bahrani

Edith Porada Docente di Storia dell’Arte e Archeologia, Columbia University, USA

Rana Barakat

Assistente universitaria di Storia, Università di Birzeit, Palestina

Bashir Bashir

Professore associato di Teoria Politica, Open University of Israel, Raanana, Stato di Israele

Taysir Batniji

Artista-Pittore, Gaza, Palestina e Parigi, Francia

Tahar Ben Jelloun

Scrittore, Parigi, Francia

Mohammed Bennis

Poeta, Mohammedia, Marocco

Mohammed Berrada

Scrittore e critico letterario, Rabat, Marocco

Omar Berrada

Scrittore e curatore, New York, USA

Amahl Bishara

Professore Associato e Presidente, Dipartimento di Antropologia, Tufts University, USA

Anouar Brahem

Musicista e compositore, Tunisia

Salem Brahimi

Regista, Algeria-Francia

Aboubakr Chraïbi

Docente, Dipartimento di Studi Arabi, INALCO, Parigi, Francia

Selma Dabbagh

Scrittrice, Londra, Regno Unito

Izzat Darwazeh

Docente di Ingegneria delle Comunicazioni, University College London, UK

Marwan Darweish

Professore associato, Università di Coventry, Regno Unito

Beshara Doumani

Mahmoud Darwish Docente di Studi Palestinesi e di Storia, Brown University, USA

Haidar Eid

Professore Associato di Letteratura Inglese, Università Al-Aqsa, Gaza, Palestina

Ziad Elmarsafy

Docente di Letteratura Comparata, King’s College di Londra, Regno Unito

Noura Erakat

Professore Associato, Africana Studies and Criminal Justice, Rutgers University, USA

Samera Esmeir

Professore Associato di Retorica, Università della California, Berkeley, USA

Khaled Fahmy

FBA, Docente di Studi Arabi Moderni, Università di Cambridge, Regno Unito

Ali Fakhrou

Accademico e scrittore, Bahrain

Randa Farah

Professore Associato, Dipartimento di Antropologia, Western University, Canada

Leila Farsakh

Professore associato di Scienze Politiche, Università del Massachusetts Boston, USA

Khaled Furani

Professore Associato di Sociologia e Antropologia, Università di Tel Aviv, Stato di Israele

Burhan Ghalioun

Professore Emerito di Sociologia, Sorbonne 3, Parigi, Francia

Asad Ghanem

Professore di Scienze Politiche, Università di Haifa, Stato di Israele

Honaida Ghanim

Direttore generale del Forum Palestinese per gli Studi Israeliani Madar, Ramallah, Palestina

George Giacaman

Docente di Filosofia e Studi Culturali, Università di Birzeit, Palestina

Rita Giacaman

Docente, Istituto di Comunità e Sanità pubblica, Università di Birzeit, Palestina

Amel Grami

Docente di Studi di Genere, Università Tunisina, Tunisi

Subhi Hadidi

Critico letterario, Siria-Francia

Ghassan Hage

Docente di Antropologia e Teoria Sociale, Università di Melbourne, Australia

Samira Haj

Professore Emerito di Storia, CSI / Graduate Center, CUNY, USA

Yassin Al-Haj Saleh

Scrittore, Siria

Dyala Hamzah

Professore Associato di Storia Araba, Université de Montréal, Canada

Rema Hammami

Professore Associato di Antropologia, Università di Birzeit, Palestina

Sari Hanafi

Docente di Sociologia, Università Americana di Beirut, Libano

Adam Hanieh

Docente in Studi dello Sviluppo, SOAS, University of London, UK

Kadhim Jihad Hassan

Scrittore e traduttore, Docente presso INALCO-Sorbonne, Parigi, Francia

Nadia Hijab

Autrice e Difensore dei Diritti Umani, Londra, Regno Unito

Jamil Hilal

Scrittore, Ramallah, Palestina

Serene Hleihleh

Attivista Culturale, Giordania-Palestina

Bensalim Himmich

Accademico, romanziere e scrittore, Marocco

Khaled Hroub

Professore in Residenza di Studi Medio-Orientali, Northwestern University, Qatar

Mahmoud Hussein

Scrittore, Parigi, Francia

Lakhdar Ibrahimi

Scuola di Affari Internazionali di Parigi, Istituto di Studi Politici, Francia

Annemarie Jacir

Regista, Palestina

Islah Jad

Professore Associato di Scienze Politiche, Università di Birzeit, Palestina

Lamia Joreige

Artista Visuale e Regista, Beirut, Libano

Amal Al-Jubouri

Scrittore, Iraq

Mudar Kassis

Professore Associato di Filosofia, Università Birzeit, Palestina

Nabeel Kassis

Ex Docente di Fisica ed ex Preside, Università di Birzeit, Palestina

Muhammad Ali Khalidi

Docente di Filosofia, CUNY Graduate Center, USA

Rashid Khalidi

Edward Said Docente di Studi Arabi Moderni, Columbia University, USA

Michel Khleifi

Regista, Palestina-Belgio

Elias Khoury

Scrittore, Beirut, Libano

Nadim Khoury

Professore Associato di Studi Internazionali, Lillehammer University College, Norvegia

Rachid Koreichi

Artista-Pittore, Parigi, Francia

Adila Laïdi-Hanieh

Direttore generale, Museo Palestinese, Palestina

Rabah Loucini

Docente di Storia, Università di Orano, Algeria

Rabab El-Mahdi

Professore Associato di Scienze Politiche, The American University, Il Cairo, Egitto

Ziad Majed

Professore Associato di Studi sul Medio Oriente e IR, Università Americana di Parigi, Francia

Jumana Manna

Artista, Berlino, Germania

Farouk Mardam Bey

Editore, Parigi, Francia

Mai Masri

Regista palestinese, Libano

Mazen Masri

Professore a contratto di diritto, City University of London, UK

Dina Matar

Docente in Comunicazione Politica e Media Arabi, SOAS, University of London, UK

Hisham Matar

Scrittore, Docente al Barnard College, Columbia University, USA

Khaled Mattawa

Poeta, William Wilhartz Docente di Letteratura Inglese, Università del Michigan, USA

Karma Nabulsi

Docente di Politica e IR, Università di Oxford, Regno Unito

Hassan Nafaa

Professore Emerito di Scienze Politiche, Università del Cairo, Egitto

Nadine Naber

Docente, Dipartimento di Studi Femminili e di Genere, University of Illinois at Chicago, USA

Issam Nassar

Professore, Illinois State University, USA

Sari Nusseibeh

Professore Emerito di Filosofia, Università Al-Quds, Palestina

Najwa Al-Qattan

Professore Emerito di Storia, Loyola Marymount University, USA

Omar Al-Qattan

Regista, Presidente del Museo Palestinese e della Fondazione AM Qattan, Regno Unito

Nadim N Rouhana

Docente di Affari internazionali, The Fletcher School, Tufts University, USA

Ahmad Sa’adi

Docente, Haifa, Stato di Israele

Rasha Salti

Curatrice indipendente, scrittrice, ricercatrice d’arte e film, Germania-Libano

Elias Sanbar

Scrittore, Parigi, Francia

Farès Sassine

Docente di filosofia e critico letterario, Beirut, Libano

Sherene Seikaly

Professore Associato di Storia, Università della California, Santa Barbara, USA

Samah Selim

Professore Associato, Lingue e letterature A, ME e SA, Rutgers University, USA

Leila Shahid

Scrittrice, Beirut, Libano

Nadera Shalhoub-Kevorkian

Lawrence D Biele Cattedra in Legge, Hebrew University, Stato di Israele

Anton Shammas

Docente di Letteratura Comparata, Università del Michigan, Ann Arbor, USA

Yara Sharif

Docente senior, Architettura e Città, Università di Westminster, Regno Unito

Hanan Al-Shaykh

Scrittrice, Londra, Regno Unito

Raja Shehadeh

Avvocato e scrittore, Ramallah, Palestina

Gilbert Sinoué

Scrittore, Parigi, Francia

Ahdaf Soueif

Scrittrice, Egitto / Regno Unito

Mayssoun Sukarieh

Docente senior di Studi sullo Sviluppo, King’s College di Londra, Regno Unito

Elia Suleiman

Regista, Palestina-Francia

Nimer Sultany

Docente in Diritto Pubblico, SOAS, University of London, UK

Jad Tabet

Architetto e scrittore, Beirut, Libano

Jihan El-Tahri

Regista, Egitto

Salim Tamari

Professore Emerito di Sociologia, Università di Birzeit, Palestina

Wassyla Tamzali

Scrittrice, produttrice d’arte contemporanea, Algeria

Fawwaz Traboulsi

Scrittore, Beirut Libano

Dominique Vidal

Storico e giornalista, Palestina-Francia

Haytham El-Wardany

Scrittore, Egitto-Germania

Said Zeedani

Professore Associato Emerito di Filosofia, Università Al-Quds, Palestina

Rafeef Ziadah

Docente in Politiche Comparate del Medio Oriente, SOAS, University of London, UK

Raef Zreik

Minerva Humanities Center, Università di Tel Aviv, Stato di Israele

Elia Zureik

Professore Emerito, Queen’s University, Canada

Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta