Nella denuncia per l’uccisione di Hind Rajab sono stati identificati decine di soldati israeliani

Redazione di MEE

21 ottobre 2025 – Middle East Eye

La Fondazione Hind Rajab ha rintracciato i presunti assassini della bambina palestinese e dei suoi familiari

Martedì la Hind Rajab Foundation [Fondazione Hind Rajab] (HRF) ha annunciato di aver identificato un’altra ventina di soldati israeliani che ha denunciato alla Corte Penale Internazionale (CPI) per il loro ruolo nell’uccisione di Hind Rajab.

L’HRF prende il nome dal Rajab, la bambina palestinese di 6 anni uccisa lo scorso anno da una raffica di proiettili israeliani a Gaza durante il genocidio di Israele contro il popolo palestinese.

Tra le persone identificate ci sono tre comandanti di alto grado di cui la fondazione ha fatto pubblicamente i nomi: il colonnello Beni Aharon, comandante della 401sima brigata corazzata, già oggetto di una denuncia presso la CPI; il tenente colonnello Daniel Ella, comandante del 52simo battaglione corazzato; il maggiore Sean Glass, comandante della compagnia Impero del Vampiro [che fa parte della 52sima brigata, ndt.].

Si ritiene che Ella e Glass siano stati i diretti responsabili dell’uccisione sul terreno.

Altri 22 soldati che operano nella compagnia Impero del Vampiro saranno citati per nome e cognome “progressivamente, in quanto le denunce a livello nazionale sono presentate in Paesi diversi,” ha affermato HRF in un comunicato.

Sulla scia del documentario di un’ora Ma Khafiya Aatham (La punta dell’iceberg) messo in onda su Al Jazeera in arabo insieme alla fondazione, la HRF ha affermato di aver presentato un documento di 120 pagine in base all’articolo 15, denunciando questi soldati alla CPI.

L’articolo 15 dello Statuto di Roma, che ha creato la CPI, stabilisce che il procuratore “deve iniziare indagini… sulla base di informazioni su crimini [commessi] all’interno della giurisdizione della Corte”, e “deve esaminare la fondatezza delle informazioni ricevute.”

Il documento “include prove digitali, satellitari e medico-legali esaustive che confermano che i carrarmati Merkava IV della Compagnia Impero del Vampiro hanno sparato ripetutamente contro la Kia Picanto nera in cui Hind e i suoi familiari erano intrappolati e in seguito hanno preso di mira l’ambulanza inviata per salvarla,” afferma la HRF.

“L’attacco è stato effettuato nella totale consapevolezza dello status di civili protetti delle vittime, in seguito a un precedente coordinamento [per concordare il salvataggio, ndt.] tra la Croce Rossa Palestinese e le autorità israeliana,” aggiunge.

“La squadra di avvocati della Fondazione conclude che, in base agli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto di Roma, queste azioni rappresentano crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.”

La HRF ha già in corso una causa penale in Argentina contro Itay Cukierkopf, un membro della squadra di carristi citata nella sua denuncia alla CPI.

Macchina della giustizia”

Per due anni i soldati israeliani hanno inviato post su TikTok, Instagram, YouTube e su altre reti sociali vantandosi delle loro operazioni a Gaza.

La HRF ha utilizzato queste stesse prove per dare seguito alle accuse di crimini di guerra contro di loro in tutto il mondo.

“Non puoi massacrare persone, filmarti mentre lo fai, vantartene in giro per il mondo, confessare le tue azioni e poi continuare come se niente fosse, sederti vicino a me in un caffè a Bruxelles,” aveva detto in precedenza a Middle East Eye Dyab Abou Jahjah, il presidente della HRF.

Stiamo dando la caccia ai criminali di guerra ovunque vadano.”

Abou Jahjah ha rivelato che all’inizio del 2025 la Fondazione aveva raccolto più di 8.000 prove riguardanti presunti crimini di guerra da parte di soldati israeliani a Gaza.

“Le prove sono là,” aveva detto. “La sfida è trasformarle in un processo giudiziario.”

Il lavoro della HRF si concentra su una condotta processuale aggressiva e su una duplice strategia per chiamare [gli imputati] a risponderne, prendendo di mira due categorie di soldati: israeliani che hanno la cittadinanza di un Paese in cui può essere avviata una causa giudiziaria e soldati che sono in viaggio e che non sono cittadini dei Paesi di destinazione. “Non ci consideriamo una ong, ma una macchina della giustizia,” ha detto a MEE Abou Jahjah.

La Hind Rajab Foundation prende il suo nome in onore della bambina palestinese di 6 anni la cui morte per mano di soldati israeliani il 29 gennaio 2024 è diventata il simbolo delle estesissime violazioni del diritto umanitario internazionale commesse dalle forze israeliane.

Nel giugno 2024 un’indagine ha rivelato che Rajab e cinque membri della sua famiglia erano stati colpiti dall’esercito israeliano con 335 proiettili mentre tentavano di scappare dal nord di Gaza nella loro auto.

Per tre ore Hind rimase l’unica sopravvissuta, intrappolata insieme ai suoi parenti uccisi. Alla disperata ricerca di aiuto chiamò i paramedici della Mezzaluna Rossa Palestinese, ma Yusuf al-Zeino e Ahmed al-Madhoun vennero entrambi uccisi dalle forze israeliane prima che potessero salvarla.

Una straziante registrazione dell’ultima telefonata di Hind, resa pubblica dopo i fatti, ha conservato le sue agghiaccianti suppliche: “Ho paura del buio, venite a prendermi.”

Ora si prevede che il prossimo anno un lungometraggio sulla sua tragedia vincerà l’Oscar come miglior film in lingua straniera.

Oltre 67.000 palestinesi sono morti nella guerra contro Gaza.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Il direttore dell’ospedale al-Shifa: 2.000 pazienti amputati e 5.000 malati di cancro hanno bisogno di cure fuori da Gaza

Redazione di MEMO

21 ottobre 2025 – Middle East Monitor

Il direttore del complesso ospedaliero al-Shifa, il dott. Mohammad Abu Salmiya, ha lanciato l’allarme riguardo al peggioramento della situazione di pazienti amputati e malati di cancro a Gaza, chiedendo alla comunità internazionale e alle organizzazioni umanitarie di agire urgentemente per salvare le loro vite.

In commenti visti sulla stampa dal Palestinian Information Centre [sito di notizie relative alla situazione in Palestina, Ndt.], il dott. Abu Salmiya ha affermato che circa duemila pazienti amputati e più di cinquemila malati di cancro hanno urgente bisogno di cure fuori dalla Striscia di Gaza.

Ha aggiunto che le liste di pazienti che richiedono il trasferimento sono già state preparate, esprimendo forte preoccupazione per la chiusura continuativa dei valichi che, ha avvertito, può portare ad un incremento del numero dei morti.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il prigioniero palestinese Abu Shanab afferma che le autorità israeliane hanno abusato dei detenuti fino agli ultimi momenti prima del rilascio

Redazione di MEMO

14 ottobre 2025 – Middle East Monitor

Lunedì il prigioniero palestinese Kamal Abu Shanab ha affermato che le autorità israeliane hanno continuato a maltrattare i detenuti fino all’ultimo momento prima del loro rilascio, descrivendo abusi generalizzati e condizioni disumane nelle prigioni israeliane.

Abu Shanab di 58 anni è stato rilasciato lunedì come parte della prima fase dell’accordo sul cessate il fuoco che è cominciato venerdì scorso, secondo un piano che sarebbe stato mediato con il coinvolgimento degli Stati Uniti.

Parlando all’agenzia Anadolu, Abu Shanab, un abitante di Tulkarem, nella Cisgiordania occupata settentrionale, ha affermato: “La situazione nelle prigioni è molto difficile – torture, oppressione, umiliazione e paura. Ai prigionieri palestinesi succede di tutto. La situazione è indescrivibile.”

Ha mostrato i segni sui polsi e le caviglie, dicendo che il servizio penitenziario israeliano ha mantenuto i detenuti destinati al rilascio “ammanettati e incatenati sulla ghiaia per più di sei ore.”

Abu Shanab, che è stato imprigionato per 15 anni di una condanna all’ergastolo, ha ricordato che i soldati hanno espresso incredulità per la capacità di resistenza dei prigionieri: “Essi hanno detto ‘Come possono sopportare questo? Che tipo di forza hanno?’”

Ha aggiunto che i prigionieri sono stati “soggetti a umiliazioni e torture” e che “tutto è stato fatto per spezzare la loro resistenza.”

Molti ex-detenuti hanno anche affermato all’agenzia Anadolu che le condizioni nelle prigioni israeliane sono chiaramente peggiorate dall’inizio della campagna militare israeliana contro Gaza il 7 ottobre 2023, citando racconti di tortura, fame e negazione delle cure mediche.

Secondo organizzazioni per i diritti umani palestinesi e israeliane più di 10.000 palestinesi – inclusi minori e donne – rimangono nelle prigioni israeliane, molti dei quali presumibilmente subiscono trattamenti crudeli e privazioni.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Generale israeliano in pensione: nella guerra contro Gaza Israele ha raggiunto il punto di non ritorno

Redazione di MEMO

7 ottobre 2025 – Middle East Monitor

Il generale di divisione israeliano in pensione Yitzhak Brick ha avvertito che Israele ha raggiunto il “punto di non ritorno” nella sua guerra contro la Striscia di Gaza, affermando che l’esercito ha esaurito la sua forza senza spezzare la resistenza palestinese.

In considerazioni pubblicate dal giornale in ebraico Maariv, Brick ha detto che in circa due anni di guerra Israele non ha ottenuto neppure uno dei suoi obiettivi strategici.

Ha accusato sia i leader politici che quelli militari di ingannare l’opinione pubblica con la “propaganda mediatica” riguardo ad una vittoria imminente.

L’esercito israeliano ha terminato la sua energia senza essere stato in grado di rompere la schiena della resistenza palestinese,” ha affermato Brick. “I leader ingannano la gente dichiarando che la vittoria decisiva è vicina, mentre in realtà, Israele è impantanato in una prolungata guerra d’attrito che minaccia di provocare un collasso interno.”

Brick ha aggiunto che Israele non ha raggiunto i suoi obiettivi chiave, incluso distruggere Hamas, ristabilire la deterrenza e rendere sicuri i confini degli insediamenti vicino a Gaza. Ha rivelato che l’esercito ha distrutto circa il 20% della rete di tunnel di Hamas – una componente chiave dell’infrastruttura militare del gruppo.

Ha inoltre osservato che le valutazioni che suggeriscono che Hamas sarebbe vicino alla sconfitta sono “sbagliate e fuorvianti,” affermando che secondo i rapporti di sicurezza interni il movimento ha ricostruito le sue capacità militari e adesso schiera oltre 30.000 combattenti.

Brick ha inoltre criticato la pesante dipendenza da attacchi aerei, sostenendo che la potenza aerea da sola non può portare alla vittoria. “Le forze di terra soffrono della mancanza di preparazione e organizzazione,” ha affermato. “La guerra in corso non può essere combattuta senza un chiaro piano strategico.”

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Israele arresta due bambini palestinesi a Hebron con l’accusa di “spionaggio”

Mera Aladam

1 ottobre 2025 – Middle East Eye

Un residente afferma che i bambini, di cinque e sei anni, “vivono ora nella paura” dopo il loro rilascio

Lunedì le forze israeliane hanno arrestato due bambini palestinesi sospettati di “spionaggio” nella Città Vecchia di Hebron a sud della Cisgiordania occupata.

I bambini, di cinque e sei anni, sono stati trattenuti per 30 minuti prima di essere rilasciati dopo l’intervento di abitanti palestinesi e attivisti stranieri.

Le forze israeliane hanno arrestato i bambini sostenendo che stessero spiando una casa occupata da un colono israeliano.

L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che i bambini palestinesi stavano invece giocando a calcio vicino a casa loro.

Parlando all’agenzia Anadolu Badr al-Tamimi, abitante del quartiere di Ain al-Askar vicino alla Moschea Ibrahimi, ha affermato che i bambini erano in preda al panico durante l’incidente, aggiungendo che “ora vivono nella paura”.

“Le forze di occupazione stavano eseguendo lavori di ristrutturazione in una casa che avevano sequestrato poco tempo fa”, ha spiegato, esprimendo shock per le accuse rivolte ai due bambini.

“I bambini, senza volerlo, si sono fermati davanti alla casa mentre la porta era aperta. Le forze di occupazione hanno affermato che si trattava di spionaggio.”

In un filmato che circola online si vedono i due bambini piangere mentre si tengono per mano durante il loro arresto da parte di un soldato israeliano armato.

Un altro video mostra abitanti del posto circondati dalle forze israeliane mentre cercano di ragionare con loro, ma vengono subito cacciati via.

In un post su X l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nella Palestina occupata ha affermato che la detenzione di bambini dimostra la “crudele realtà quotidiana sul campo per i palestinesi”.

“I diritti dei bambini palestinesi alla vita, alla salute, all’istruzione, alla libertà di movimento e ad altri diritti vengono negati quotidianamente. Ogni giorno i bambini vengono uccisi, feriti o arbitrariamente detenuti dalle forze israeliane nei Territori Palestinesi Occupati (TPO)”, si legge nella dichiarazione.

I palestinesi nei Territori Occupati sono da tempo soggetti a severe restrizioni, coprifuoco e arresti.

Da quando il genocidio a Gaza è iniziato quasi due anni fa, l’assedio in Cisgiordania non ha fatto altro che intensificarsi, con arresti di massa e campagne di detenzione che sono diventati una realtà quasi quotidiana per i palestinesi, compresi i bambini.

Più di 20.000 bambini sono stati uccisi dagli attacchi israeliani a Gaza dall’ottobre 2023.

(traduzione dall’inglese di Giuseppe Ponsetti)




Analisi: in un solo mese la Gran Bretagna ha inviato più di 100.000 proiettili durante il genocidio a Gaza

Redazione di MEMO

30 settembre 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia Anadolu riferisce che secondo una nuova inchiesta di Canale 4 [tv pubblica britannica ma senza finanziamenti dallo Stato, ndt.] ad agosto durante l’offensiva genocida israeliana in corso a Gaza è stato inviato dalla Gran Bretagna ad Israele un totale di 110.000 proiettili.

L’invio, valutato circa 20.000 sterline (circa 23.000 euro), è parte di un più vasto incremento dell’esportazione di armi del Regno Unito a Israele, con un totale di consegne questo agosto superiori a 150.000 sterline – la seconda spedizione mensile più grande dal gennaio 2022.

Secondo il rapporto, in base al cifrario doganale israeliano i beni ricevuti attraverso un unico invio sono stati classificati come “proiettili”.

Altre spedizioni quel mese includevano ricambi per “carri armati”, “per pistole o fucili” e una ampia categoria definita come “altro” che copre proiettili, esplosivi e munizioni.

La nostra analisi delle cifre dell’agenzia delle entrate mostra armamenti per un valore attorno a 400.000 sterline in arrivo dal Regno Unito che sono passati attraverso la dogana israeliana a giugno 2025 – la più grande quantità in un singolo mese da quando, più di tre anni fa, sono disponibili i tracciamenti,” afferma il rapporto.

Il governo inglese ha annunciato a settembre 2024 di aver sospeso 29 licenze di esportazione di armi verso Israele che si ritiene “potrebbero essere usate per gravi violazioni del diritto umanitario internazionale.”

Circa 250 licenze oltre 160 delle quali sono elencate come “militari,” rimangono attive.

Allora il governo aveva affermato che stava per bloccare la vendita di “beni usati nell’attuale conflitto a Gaza destinati all’esercito israeliano.”

Il rapporto è arrivato il giorno dopo che il partito Laburista che governa la Gran Bretagna ha approvato una mozione in cui si dichiara che le Nazioni Unite hanno concluso che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza – una conclusione che contrasta nettamente con il rifiuto del governo di dichiarare il genocidio.

Da ottobre 2023 l’esercito israeliano ha ucciso a Gaza oltre 66.000 palestinesi, molti dei quali donne e bambini. Gli incessanti bombardamenti hanno reso l’enclave praticamente inabitabile, portato alla fame e diffuso malattie.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il “Piano di pace” di Trump per Gaza: il buono, il brutto e il cattivo

Ramzy Baroud e Romana Rubeo

29 settembre 2025 The Palestine Chronicle

Questa analisi esamina il “Piano di pace” di Trump per Gaza, delineandone i potenziali vantaggi, le insidie ​​e le contraddizioni di fondo

È ancora troppo presto per emettere un verdetto definitivo sulla proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine alla guerra e al genocidio israeliani a Gaza.

Da diversi giorni circolano sui media indiscrezioni sulla natura della proposta, per lo più attribuite a funzionari statunitensi anonimi. Lunedì la Casa Bianca ha finalmente rivelato i punti principali del piano. L’idea è stata presentata dallo stesso Trump durante una conferenza stampa a Washington congiunta con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Anche lì hanno continuato a emergere contraddizioni. Ad esempio, l’ultima versione della proposta richiede che la Resistenza palestinese “abbandoni le armi”, mentre precedenti indiscrezioni si riferivano specificamente alla rinuncia di Hamas alle “armi d’attacco”, un termine vago e indefinito.

Finora né Hamas né alcun altro partito all’interno della Resistenza Palestinese ha rilasciato una risposta formale. In precedenza tuttavia un alto funzionario di Hamas, Husam Badran, aveva dichiarato ad Al-Jazeera che l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair – che si vociferava avrebbe avuto un ruolo in qualsiasi meccanismo di ricostruzione o di transizione – non era benvenuto a Gaza in nessuna circostanza.

Alla luce di tutto ciò ecco alcuni commenti iniziali sulla proposta e sulla sua capacità di soddisfare– o meno – le aspettative di Israele e della Resistenza Palestinese.

Il Buono

Per prima cosa Israele non occuperà né annetterà la Striscia di Gaza.

Se sia Washington che Tel Aviv fossero sinceri su questo punto, si tratterebbe di un risultato importante per la Resistenza palestinese. Fin dall’inizio del genocidio le organizzazioni palestinesi hanno ripetutamente affermato che non si permetterà a Israele di occupare un solo centimetro di Gaza.

Inoltre Netanyahu ha dichiarato innumerevoli volte che l’obiettivo finale di Israele è il controllo totale della Striscia e che non cederà su questo punto. Se il piano di Trump lo costringesse a farlo, questo segnerebbe una battuta d’arresto decisiva per gli obiettivi bellici di Israele.

In secondo luogo nessuno sarà costretto a lasciare Gaza e coloro che se ne andranno avranno il diritto di tornare.

Anche questo è un risultato notevole per i palestinesi, considerando che l’obiettivo a lungo termine di Israele è lo spopolamento di Gaza. Leader e funzionari israeliani hanno già apertamente e ripetutamente proposto il trasferimento di massa dei cittadini di Gaza in Egitto e in altri paesi.

I palestinesi sono ben consapevoli che una seconda Nakba distruggerebbe il loro progetto nazionale. Gaza è il cuore pulsante della resistenza palestinese; una pulizia etnica qui azzopperebbe il più ampio movimento di liberazione palestinese e consentirebbe a Israele di spostare completamente la sua attenzione sulla Cisgiordania. Impedire questo risultato è quindi un successo strategico.

In terzo luogo gli aiuti potranno entrare a Gaza senza ostacoli attraverso le Nazioni Unite e le sue agenzie affiliate.

Questo è un’altra importante conquista non solo per i palestinesi ma anche per la comunità internazionale, che ha costantemente respinto i tentativi di Stati Uniti e Israele di emarginare l’UNRWA e sostituirla con entità sospette come la cosiddetta Gaza Humanitarian Foundation (GHF).

Se questa proposta venisse attuata invertirebbe la campagna pluriennale di Israele contro l’UNRWA e riaffermerebbe la centralità delle Nazioni Unite nella fornitura di aiuti umanitari ai palestinesi.

Il Cattivo

Per prima cosa l’istituzione del Board of Peace [Consiglio di Pace], un nuovo organismo internazionale che supervisionerebbe la ricostruzione di Gaza. Secondo quanto riferito l’organismo sarebbe presieduto dallo stesso Trump con il coinvolgimento dell’ex primo ministro Blair [processato per crimini di guerra legati all’invasione dell’Iraq del 2003, ndt.], del genero di Trump Jared Kushner e dei partner regionali.

Dati i noti precedenti di Blair in Medio Oriente, il suo incrollabile sostegno a Israele e i suoi stretti legami con Netanyahu, un simile scenario distorcerebbe quasi certamente gli sforzi di ricostruzione a favore degli interessi israeliani e rafforzerebbe gli attori opportunisti all’interno di Gaza. Fonti locali hanno già espresso il timore che possano coinvolgersi reti criminali e uomini d’affari affiliati a figure di delinquenti come Yasser Abu Shabab [militante palestinese e leader delle Forze popolari, un gruppo armato anti-Hamas nella Striscia di Gaza autorizzato e finanziato da Israele, ndt.vedi Zeitun]

Questo è un punto spinoso e sarà difficile, se non impossibile, da valutare. Tecnicamente la Resistenza depone le armi in assenza di una guerra importante o di un’escalation militare, e le riprende – a parte poche eccezioni – solo quando Israele lanci una grave aggressione alla Striscia.

Poiché le fazioni palestinesi non operano apertamente né conservano le loro armi in arsenali pubblicamente noti non è chiaro come osservatori “indipendenti” possano anche solo iniziare a verificare un simile processo. In linea di principio tuttavia questa condizione darebbe a Netanyahu un pretesto per presentare la proposta come una vittoria, anche se niente fosse concretamente cambiato sul campo.

Terzo, l’ultimatum di 72 ore e il graduale ritiro israeliano.

Secondo la proposta i palestinesi devono rilasciare tutti i prigionieri israeliani entro 72 ore, senza alcuna garanzia che Israele rispetti i propri obblighi, tra cui il ritiro completo e il rilascio di migliaia di prigionieri palestinesi.

Data la lunga storia di violazioni degli accordi di cessate il fuoco da parte di Netanyahu, è altamente improbabile che la Resistenza accetti questa clausola alla lettera. Per loro, il rischio di cedere la loro merce di scambio più forte senza ricevere garanzie vincolanti sarebbe troppo grande.

Il Brutto

Il contesto generale rende la proposta ancora più dubbia. Il genocidio israeliano a Gaza è stato reso possibile – militarmente, politicamente e finanziariamente – da due successive amministrazioni statunitensi. Washington ha permesso a Israele di violare ripetutamente il cessate il fuoco di gennaio-marzo, rendendo inutili le garanzie statunitensi.

Inoltre gli Stati Uniti non sono riusciti a frenare l’escalation regionale di Israele. Israele ha esteso il conflitto a Libano, Yemen, Siria e Iran, senza alcuna reale resistenza da parte degli Stati Uniti, anzi con il loro totale sostegno.

Il 9 settembre gli Stati Uniti hanno persino permesso a Netanyahu di bombardare nella più totale impunità il loro più stretto alleato al di fuori della NATO, il Qatar, nonostante le forze americane fossero di stanza vicino all’area presa di mira da Israele.

In questo contesto è difficile considerare gli Stati Uniti come un garante neutrale e affidabile. Questa proposta potrebbe invece essere una manovra politica per ottenere attraverso la diplomazia ciò che Israele non è riuscito a ottenere militarmente: l’indebolimento o l’eliminazione della Resistenza palestinese.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




“Un atto efferato”: una commissione parlamentare della Knesset ha votato a favore di una legge per giustiziare prigionieri palestinesi

Redazione di MEE

29 settembre 2025 – Middle East Eye

Associazioni palestinesi condannano l’iniziativa come un tentativo di consolidare la continua uccisione di prigionieri nelle carceri israeliane trasformandola in legge.

Una commissione parlamentare israeliana ha votato a favore di una legge che consente di giustiziare i prigionieri palestinesi.

In base a questa legge i giudici potrebbero condannare alla pena capitale i palestinesi che uccidono israeliani in base a motivazioni cosiddette “nazionaliste”.

La legge non si applicherebbe a israeliani che uccidano palestinesi in circostanze analoghe.

La legge, presentata da Limor Son Har-Melech, parlamentare di Otzma Yehudit, il partito di Itamar Ben Gvir, è stata approvata domenica dalla Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] con quattro parlamentari che hanno votato a favore e uno contro.

Il voto spiana la strada al fatto che la proposta di legge venga portata alla prima delle tre votazioni in parlamento per diventare definitivamente legge.

Le associazioni per i diritti dei prigionieri palestinesi, la Commissione per gli Affari di Detenuti ed Ex-detenuti e l’Associazione dei Detenuti Palestinesi, hanno descritto la legge come un “atto efferato senza precedenti”.

La legge è stata criticata anche all’interno di Israele ma per ragioni diverse, compresa la sua possibile inefficacia giuridica e le possibili ripercussioni sugli ostaggi detenuti a Gaza.

Gal Hirsch, il coordinatore governativo per le questioni degli ostaggi, ha criticato la proposta di legge e avvertito che potrebbe danneggiare gli israeliani attualmente tenuti a Gaza da Hamas.

Hirsch ha affermato che le discussioni riguardo alla legge “non ci aiutano” e ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu di interrompere l’iter in parlamento finché potrà presentare al governo le sue valutazioni in merito.

Le famiglie degli ostaggi condannano la legge

Anche le famiglie degli ostaggi hanno condannato la legge.

“Degli ostaggi rilasciati ci hanno detto chiaramente che ogni trovata mediatica relativa alla pena di morte per i terroristi porta a peggiori condizioni di vita e violenze contro gli ostaggi,” ha detto su X Lishay Miran Lavi, moglie del prigioniero Omri Miran.

“Netanyahu, Gal Hirsch e Ben Gvir lo sanno. Ma Ben Gvir oggi voleva apparire in televisione. In un Paese che si rispetti il primo ministro avrebbe subito licenziato Ben Gvir.”

Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale di Israele, che ha a lungo sostenuto la pena di morte e condizioni di detenzione più dure per i palestinesi, ha detto che si rifiuta di ritardare la discussione della legge anche dopo essere stato avvicinato da “gente dell’ufficio del primo ministro.”

Ha sostenuto che la pena di morte “porta alla deterrenza” e invia ad Hamas il messaggio che “c’è un prezzo da pagare per quello che ha fatto.”

Poiché sovrintende agli affari carcerari, il ministro Ben Gvir ha posto i detenuti palestinesi in condizioni di una durezza senza precedenti, comprese torture, mancanza di cibo e aggressioni sessuali.

Negli ultimi due anni sono stati identificati almeno 76 detenuti palestinesi morti nelle carceri israeliane, benché ci sia il timore che il numero reale sia significativamente maggiore.

Domenica in un comunicato le associazioni per i diritti dei prigionieri palestinesi hanno affermato che quest’ultima legge intende legalizzare l’uccisione di detenuti già in corso.

“Alla luce del livello senza precedenti di efferatezza praticata dal sistema dell’occupazione l’approvazione di questa legge non è più una sorpresa,” affermano le associazioni in una dichiarazione congiunta.

“L’occupazione non si accontenta di aver ucciso decine di prigionieri e detenuti dall’inizio della guerra di sterminio. Oggi intende rafforzare il crimine delle esecuzioni capitali adottando una legge specifica per questo.

Questa legge si aggiunge a un sistema legislativo repressivo che da decenni ha preso di mira ogni aspetto della vita dei palestinesi. È un ulteriore passo per consolidare i crimini e cercare di legittimarli.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Il BDS afferma che Carrefour lascia il Bahrain e il Kuwait per la pressione del boicottaggio

Redazione di MEMO

23 settembre 2025 – Middle East Monitor

Lunedì il Comitato Nazionale Palestinese del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) ha affermato che il gigante francese del commercio Carrefour ha abbandonato completamente il Bahrain e il Kuwait sotto la pressione di continue campagne di boicottaggio.

Secondo una dichiarazione del BDS, le attività di Carrefour in entrambi i Paesi – gestite dall’Emirati Majid Al Futtaim Group – sono state interrotte dopo aver subito “pesanti perdite finanziarie” e un danno di reputazione collegati alla complicità in azioni israeliane contro i palestinesi.

La campagna globale di boicottaggio contro Carrefour è stata lanciata nel dicembre 2022, dopo la rivelazione che Carrefour Israele ha fornito cibo e pacchi regalo ai soldati israeliani e ha organizzato raccolte fondi a loro favore. Il BDS ha anche accusato la catena di aver avviato la collaborazione con banche e società tecnologiche israeliane coinvolte in violazioni dei diritti umani.

La campagna #LetsBoycottCarrefour da allora si è estesa in tutto il mondo arabo ed oltre, con proteste, petizioni, impegni pubblici, iniziative culturali e mobilitazioni online. Nonostante le restrizioni in alcuni Paesi, secondo il movimento, le azioni dal basso si sono intensificate.

Il movimento BDS ha anche citato dati economici, affermando che i profitti netti del gruppo Carrefour nel 2024 si sono ridotti del 50% rispetto al 2023, mentre Majid Al Futtaim ha riferito il 47% di perdite nei profitti al dettaglio a causa della riduzione della fiducia dei consumatori in mercati come la Giordania, il Marocco, l’Egitto, la Tunisia, il Bahrain, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Gli USA potrebbero presto colpire l’intera Corte Penale Internazionale con sanzioni

Reuters

22 settembre 2025 – Haaretz

Sanzioni applicate alla Corte come ente potrebbero condizionare le sue operazioni correnti, dalla capacità di pagare il proprio staff all’accesso ai conti bancari e al software di routine

Gli Stati Uniti stanno pensando di imporre sanzioni entro questa settimana contro l’intera Corte Penale Internazionale, mettendo in pericolo le operazioni correnti della Corte come rappresaglia per le indagini su sospetti crimini di guerra israeliani.

Washington ha già imposto sanzioni mirate contro diversi procuratori e giudici della Corte, ma inserire nell’elenco delle sanzioni la Corte stessa costituirebbe una grave escalation.

Sei fonti a conoscenza del problema, tutte anonime in quanto si tratta di una questione diplomatica sensibile che non è stata resa pubblica, hanno affermato che una decisione su tali “sanzioni all’ente” è prevista a breve tempo.

Una fonte ha detto che funzionari della Corte hanno già tenuto incontri interni per discutere dell’impatto di potenziali sanzioni generali. Due altre fonti hanno detto che si sono tenuti incontri anche con diplomatici di stati membri della Corte.

Un funzionario USA, parlando in condizioni di anonimato in quanto si tratta di questioni sensibili, ha confermato che sono state valutate sanzioni estese all’ente, ma non è stata dettagliata la tempistica della possibile iniziativa.

Un portavoce del Dipartimento di Stato ha accusato la Corte di rivendicare ciò che ha affermato essere la sua “presunta giurisdizione” sul personale USA ed israeliano e ha detto che Washington sta per compiere ulteriori passi, anche se non ha specificato esattamente quali.

(La CPI) ha l’opportunità di cambiare corso apportando cambiamenti cruciali ed appropriati. Gli USA intraprenderanno ulteriori passi per proteggere i nostri coraggiosi militari ed altri, finchè la CPI continuerà a rappresentare una minaccia ai nostri interessi nazionali”, ha affermato il portavoce.

Sanzioni applicate alla Corte come ente potrebbero compromettere le sue operazioni correnti, dalla capacità di pagare il proprio staff all’accesso ai conti bancari e al software di routine sui suoi computer.

Per mitigare i potenziali danni lo staff della CPI ha ricevuto in questo mese i salari in anticipo per tutto il 2025, hanno detto tre delle fonti, anche se non è la prima volta che la Corte ha pagato i salari in anticipo per precauzione in caso di sanzioni.

Hanno aggiunto che la Corte sta anche cercando fornitori alternativi per servizi bancari e software.

La CPI, che ha sede all’Aja, ha incriminato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, come anche figure dell’organizzazione combattente Hamas, per presunti crimini commessi durante la guerra di Gaza.

Washington ha in precedenza comminato sanzioni a funzionari della Corte per il loro ruolo in quei casi e in una distinta indagine per sospetti crimini in Afghanistan, che inizialmente aveva riguardato azioni da parte delle truppe USA.

Tre fonti diplomatiche hanno detto che alcuni dei 125 Stati membri della CPI tenteranno di respingere sanzioni addizionali degli USA durante l’Assemblea Generale dell’ONU a New York in questa settimana.

Ma quattro fonti diplomatiche all’Aja e a New York hanno affermato che tutto indica che Washington incrementerà i suoi attacchi alla CPI.

La via delle sanzioni individuali è esaurita. Ora la domanda è quando, piuttosto che se, verrà compiuto il prossimo passo”, ha affermato un alto diplomatico.

Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha definito la Corte “una minaccia alla sicurezza nazionale che è stata uno strumento di guerra legale” contro gli Stati Uniti e il loro alleato Israele.

La Corte è stata creata nel 2002 con un trattato che le conferisce giurisdizione a perseguire il genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra, sia che siano stati commessi da un cittadino di uno Stato membro sia che abbiano avuto luogo sul territorio di uno Stato membro.

Israele e gli Stati Uniti non sono Stati membri. La Corte riconosce lo Stato di Palestina come membro e ha sentenziato che questo le conferisce giurisdizione sulle azioni commesse sul territorio palestinese. Israele e gli Stati Uniti lo negano.

A febbraio la Casa Bianca ha imposto sanzioni contro il Procuratore generale della Corte, Karim Khan, che aveva richiesto i mandati di cattura contro Netanyahu e Gallant. Khan è in congedo a fronte di una inchiesta in corso su accuse di abusi sessuali, che lui nega.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)