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Secondo la corte israeliana gli abitanti di Sheikh Jarrah devono “raggiungere un accordo” con i coloni che vogliono sfrattarli

Yumna Patel

3 maggio 2021Mondoweiss

Le famiglie di Sheikh Jarrah che lottano per rimanere nelle loro case hanno detto di “respingere con fermezza” l’accordo proposto dalla Corte Suprema di Israele, “perché queste sono le nostre abitazioni e i coloni non sono i nostri padroni di casa“.

Decine di palestinesi del quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est occupata, che domenica 2 maggio avrebbero dovuto essere cacciati con la forza dalle loro case, hanno avuto dalla Corte Suprema israeliana altri quattro giorni per “raggiungere un accordo” con i coloni israeliani che stanno tentando di impossessarsi delle loro case.

Nell‘udienza di domenica in merito a un ricorso presentato dalle famiglie di Sheikh Jarrah contro il loro sfratto, un giudice della corte suprema ha deciso di rinviare la sentenza sull’appello a giovedì 6 maggio.

Nel frattempo il tribunale ha ordinato alle sei famiglie, circa 27 persone, di “mettersi d’accordo” con gli stessi coloni che da decenni tentano di sfrattarli con la forza dalle loro case.

In una dichiarazione le famiglie di Sheikh Jarrah hanno affermato che il giudice “ha ordinato che ‘entrambe’ le parti raggiungano un ‘accordo’ in base al quale le famiglie di Sheikh Jarrah riconoscano la proprietà della terra rivendicata dal movimento dei coloni e paghino l’affitto a tali organizzazioni”.

Le famiglie hanno dichiarato di “respingere con fermezza” i termini di tale accordo, “perché queste sono le nostre abitazioni e i coloni non sono i nostri padroni di casa”.

Nella dichiarazione si legge: “Il sistema intrinsecamente ingiusto dei tribunali coloniali israeliani non prende in considerazione la possibilità di mettere in discussione l’illegalità della proprietà da parte dei coloni e ha già deciso a favore dell’espropriazione delle famiglie”, e si aggiunge che la corte ha elaborato il procedimento giudiziario in modo da “stemperare la resistenza popolare e la protesta dell’opinione pubblica contro questi tentativi espansionistici e colonialistici”.

“Poiché la minaccia di espulsione dalle nostre case rimane come prima imminente, continueremo la nostra campagna internazionale rivolta a fermare questa pulizia etnica”, affermano le famiglie.

Il membro della Knesset [il parlamento israeliano, ndtr.] Ahmad Tibi, che ha partecipato all’audizione, ha riferito su Twitter che ciò che sta accadendo a Sheikh Jarrah” non è una questione di proprietà immobiliare ma politica al fine di ebraicizzare Sheikh Jarrah e Gerusalemme est”.

“In Israele esistono due sistemi giudiziari, uno per gli ebrei … e uno per i palestinesi”, afferma Tibi.

Da decine di anni le famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah sono sotto attacco in virtù di una disputa giudiziaria con i coloni israeliani, dopo che organizzazioni dei coloni hanno accampato dei diritti sulle loro case utilizzando una serie di leggi israeliane che consentono agli ebrei di rivendicare il possesso di proprietà palestinesi che un tempo, prima del 1948, erano abitate da ebrei.

Sebbene le famiglie, che sono state sistemate nel quartiere come profughi sulla base di un progetto residenziale istituito nel 1957 dall’UNRWA e dal governo giordano, contestino la validità delle rivendicazioni dei coloni sulle loro case, i tribunali israeliani si sono costantemente pronunciati a favore dei coloni.

Dagli anni ’90 l’associazione di destra dei coloni Nahalat Shimon International si è impegnata con forza per lo sgombero degli abitanti palestinesi di Sheikh Jarrah e la successiva sostituzione di questi con nuclei di coloni israeliani.

Finora nel quartiere il gruppo ha portato a termine con successo tutti i suoi tentativi e, con il sostegno del tribunale distrettuale israeliano e il pieno supporto da parte delle autorità israeliane, ha spostato più di 67 palestinesi da Sheikh Jarrah e continua a premere per un imminente spostamento di circa altri 87.

Oltre alle sei famiglie minacciate di espulsione immediata, un tribunale distrettuale israeliano ha anche stabilito all’inizio di quest’anno che altre sette famiglie del quartiere dovrebbero lasciare le loro case entro il 1° agosto.

In totale solo quest’anno 58 persone, inclusi 17 bambini, saranno sfollate con la forza da Sheikh Jarrah per far posto ai coloni ebrei.

Nel corso delle ultime settimane i palestinesi di Sheikh Jarrah hanno intensificato la loro lotta per salvare le loro famiglie dallo sfratto con una campagna sui social media per #SaveSheikhJarrah, sit-in e manifestazioni quotidiane nel quartiere.

Durante il fine settimana diverse manifestazioni in solidarietà con le famiglie si sono svolte a Gerusalemme e in tutta la Cisgiordania.

Sempre nel corso del fine settimana sono diventati virali i video della polizia israeliana che reprime manifestazioni pacifiche e confisca le bandiere palestinesi insieme al video di un colono israeliano che si introduce nella proprietà di una famiglia palestinese del quartiere.

Il video dello scambio verbale tra il colono e la palestinese proprietaria della casa, nel momento in cui il colono dice ai proprietari “se non la rubo io la ruberà qualcun altro”, ha suscitato indignazione sui social media.

Domenica sera gli abitanti palestinesi di Sheikh Jarrah hanno organizzato un sit-in e un iftar [il pasto serale consumato dai musulmani che interrompe il digiuno quotidiano durante il mese del Ramadan, ndtr.] all’aperto per interrompere insieme il loro digiuno come testimonianza della loro presenza continua nel quartiere. La loro manifestazione, che era del tutto pacifica, è stata rapidamente repressa dall’esercito israeliano che ha disperso il raduno e sparato granate assordanti contro i gruppi di palestinesi.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




L’opposizione israeliana è disunita quanto la coalizione di governo

Afif Abu Much

19 maggio 2020 – Al Monitor

Il nuovo governo israeliano, il più numeroso di sempre, ha prestato giuramento il 17 maggio. E’ caratterizzato da ogni sorta di ministeri di recente invenzione, come quello per la Valorizzazione e il Progresso della Comunità e quello dell’Istruzione Superiore. Nel frattempo, il partito a favore dei coloni Yamina [alleanza di partiti di destra e di estrema destra, ndtr.], guidato da Naftali Bennett [leader del partito La Casa Ebraica, ndtr.], si è trovato ad occupare i banchi dell’opposizione, un’opposizione straordinariamente diversificata. Questa include tutti, dalla Lista Unita [coalizione di partiti che rappresentano gli arabo-israeliani, ndtr.] e Meretz [partito d’ispirazione laica, sionista e socialdemocratica, ndtr.] a sinistra, Yesh Atid-Telem [partito politico centrista e laico fondato dal giornalista Yair Lapid nel 2012, ndtr.] al centro, fino a Yisrael Beitenu [nazionalista, sionista e laico, marcatamente anticlericale, ndtr.] e Yamina all’estrema destra. Ahmad Tibi, membro della Knesset, ha twittato: “Sto pensando di votare la sfiducia nei confronti dell’opposizione se includesse anche Yamina.”

La situazione solleva nuove domande. Quale sarà il ruolo della Lista Unita nell’opposizione? Ha un peso il numero di seggi alla Knesset [il parlamento israeliano, ndtr.] conquistati nelle ultime elezioni? Vale la pena ricordare che, con 15 seggi, la Lista Unita è giunta molto vicino a svolgere un ruolo decisivo nel determinare chi avrebbe governato il Paese. Sarebbe successo se il leader del partito Blu e Bianco Benny Gantz avesse formato un governo di minoranza, dopo che la Lista Unita lo aveva appoggiato in occasione delle consultazioni del presidente [della repubblica Reuven Rivlin, ndtr.] .

La Lista Unita ha presentato, per la candidatura a presidente della Knesset, Ahmad Tibi [politico israeliano arabo-musulmano, già consigliere politico del defunto presidente palestinese Yasser Arafat, ndtr.], evidenziando la gravità delle differenze all’interno dell’opposizione. La Lista Unita ha annunciato: “Non esiste un’opposizione omogenea. Insieme al nostro elettorato abbiamo posizioni politiche che ci distinguono e ci differenziano dal resto dei partiti di opposizione”.

Nel frattempo, Yesh Atid-Telem ha proposto per la presidenza alla Knesset un’altra candidata, Karin Elharar. L’opposizione si è ovviamente spaccata, con 20 membri che hanno votato per Tibi mentre altri 23 hanno votato per Elharar. Yariv Levin, della coalizione governativa, ha raccolto i frutti e ha ottenuto la nomina.

Il membro della Knesset Jaber Asaqla, della corrente Hadash [acronimo di una formula la cui traduzione italiana è: Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza] della Lista Unita, ha dichiarato ad Al-Monitor: “Non abbandoneremo i nostri principi. Non lavoreremo fianco a fianco con Yesh Atid-Telem su ogni questione.” Nel discutere gli argomenti all’ordine del giorno della Lista Unita in quanto partito di opposizione, ha affermato: “Il fatto che esista un governo di coalizione con 73 eletti rivela quanto sia pesante il lavoro che ci attende nella prossima Knesset. Il tema caldo che ci sta di fronte è l’ ’accordo del secolo’ del presidente Donald Trump, che include l’annessione di parti della Cisgiordania. Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per opporci a tale progetto. Ci sono anche questioni interne, come la violenza nella società araba, la brutalità della polizia contro i cittadini arabi, la pianificazione, la realizzazione e l’abrogazione della legge “Kaminitz” [che rende più facile la demolizione di case arabe costruite senza permessi] e la legge sulla nazionalità, anche se, data la composizione dell’attuale Knesset, le possibilità che ciò accada sono scarse. E, naturalmente, non possiamo dimenticare la grave situazione economica, in particolare con la società araba che conta oltre 200.000 cittadini israeliani disoccupati”.

Questa sarà una grande sfida e fonte di notevoli frustrazioni per la Lista Unita. Può aver conquistato un numero record di seggi, ma il suo lavoro quotidiano si concentrerà più sui discorsi e sulle dichiarazioni attraverso i media che sui fatti, in quanto non ha gli strumenti sufficienti per influenzare le decisioni. Tuttavia, i suoi elettori si aspettano che il partito entri a far parte di chi prende le decisioni politiche e riesca a combinare qualcosa.

Tuttavia, non solo l’opposizione è eterogenea; lo è anche la coalizione di governo. E sono le differenze nel governo tra Likud e Blu e Bianco che potrebbero offrire alla Lista Unita alcune opportunità per incidere sul governo, specialmente quando Netanyahu avrà bisogno dei suoi voti su una questione o l’altra. Nel 2019 Netanyahu ha presumibilmente ottenuto dall’ opposizione due voti a favore del suo candidato come Revisore dei Conti dello Stato, Matanyahu Engelman. Il Likud ha affermato che i due candidati della Lista Unita hanno sostenuto tranquillamente Engelman in cambio di finanziamenti a favore di alcune località arabe.

L’opinione pubblica araba potrebbe non opporsi alla cooperazione con il governo in cambio di determinati benefici per la comunità araba. Ad esempio, esiste la risoluzione 922, nota anche come Piano Quinquennale per lo Sviluppo Economico per la Società Araba. Membri della Lista Unita hanno collaborato con i vari ministeri per portare avanti tale piano.

Yoav Stern, giornalista ed ex commentatore sulle questioni arabe per Haaretz [quotidiano israeliano di centro sinistra, ndtr.], ha detto ad Al-Monitor che in effetti esiste un’opportunità di collaborazione politica con il governo su ogni sorta di questioni. “Ora ci sono richieste nella società araba per una collaborazione nel processo decisionale. Una parte [della Lista Unita], ma non tutta, può finire per cooperare con il governo e con Netanyahu.” Stern ha aggiunto: “Io sostengo che la Lista Unita e i partiti di centrosinistra non abbiano ancora sfruttato appieno la quantità di preferenze all’interno della società araba, soprattutto in base al fatto che l’opinione pubblica araba vuole integrarsi nella società e influire su di essa “.

Tuttavia, è importante ricordare che Yamina si sta unendo all’opposizione, il che potrebbe cambiare i giochi per quanto riguarda la società araba. L’alleanza del 2013 tra il leader di Yesh Atid Yair Lapid e il leader di Yamina Naftali Bennett, che costrinse Netanyahu a includere entrambi nel suo governo, potrebbe essere ora riproposta, come dimostrato dalla reazione di Lapid a un post di Bennett del 13 maggio su Facebook, che annunciava l’uscita di Yamina dalla coalizione. Lapid ha risposto: “Benvenuto fratello! Il sionismo religioso avrebbe mai dovuto essere innanzitutto un giubbotto antiproiettile per chi fosse sospettato di aver commesso un delitto [in riferimento alle imputazioni per corruzione contro Netanyahu, ndtr.]”. La grande domanda è se a lungo termine Lapid preferirà unire le forze con Bennett o cooperare con la Lista Unita.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)