NRC: Vite palestinesi in pericolo se l’UE continuerà a sospendere gli aiuti

Redazione di Al Jazeera

24 maggio 2022 – Al Jazeera

L’UE tiene in sospeso 215 milioni di euro di aiuti in attesa di una modifica dei libri di testo scolastici lasciando i palestinesi nell’impossibilità di acquistare cibo e medicine.

Un’organizzazione umanitaria ha avvertito che il persistente ritardo dell’Unione europea nella distribuzione degli aiuti per settori vitali della Cisgiordania occupata e della Striscia di Gaza sta mettendo a rischio la vita dei palestinesi, con gravi conseguenze per i pazienti che necessitano di cure negli ospedali della Gerusalemme est occupata.

Dal 2021 l’UE ha sospeso gran parte dei suoi finanziamenti ai palestinesi – quasi 215 milioni di euro – con il pretesto che i libri di testo delle scuole palestinesi devono subire revisioni e modifiche.

Ma, secondo il Norwegian Refugee Council (NRC) [Il Consiglio norvegese per i rifugiati è un’organizzazione umanitaria non governativa che tutela i diritti delle persone costrette a lasciare le proprie case, ndtr.], la sospensione degli aiuti sta paralizzando settori cruciali e ostacolando servizi, compresa l’assistenza sanitaria nella Gerusalemme est occupata, dove gli ospedali forniscono cure salvavita ai palestinesi di tutti i territori.

Queste restrizioni puniscono i malati terminali che non possono ricevere medicine salvavita e costringono i bambini a soffrire la fame allorché i genitori non possono permettersi di acquistare il cibo. I palestinesi stanno pagando il prezzo più crudele per le decisioni politiche prese a Bruxelles”, ha affermato martedì Jan Egeland, segretario generale dell’NRC.

L’organizzazione per i diritti umani, che aiuta gli sfollati, ha affermato che almeno 500 malati di cancro, diagnosticati da settembre 2021, non hanno potuto accedere a cure adeguate e salvavita presso l’Augusta Victoria Hospital nella Gerusalemme est occupata.

Secondo la Lutheran World Federation, una confederazione internazionale di confessioni religiose che gestisce l’ospedale, ciò ha portato a morti evitabili. I pazienti già in cura presso l’ospedale hanno subito ritardi significativi delle cure essenziali, ha dichiarato l’organizzazione.

La decisione della UE di tenere in sospeso gli aiuti estremamente necessari ha avuto anche terribili conseguenze sul sostegno finanziario necessario per i mezzi di sussistenza dei palestinesi. L’associazione ha affermato che ben 120.000 persone, la maggior parte delle quali a Gaza, non hanno ricevuto un sostegno finanziario, mentre i dipendenti dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) hanno subito una riduzione degli stipendi del 20%.

“Non chiediamo di vivere come il resto dell’umanità, basterebbe solo un quarto del loro tenore di vita, non di più”, ha detto Muhammad, un uomo di 74 anni di Gaza la cui unica fonte di reddito è l’assistenza del Ministero dello sviluppo sociale, che a sua volta fa affidamento sull’aiuto della UE.

Da quasi due anni non riceve alcun aiuto economico, assolutamente necessario per mantenere la moglie disabile e potersi permettere un alloggio adeguato.

Al Jazeera ha contattato la UE per un commento.

La Striscia di Gaza è stata martoriata da anni di assedio e bombardamenti israeliani, che hanno spinto gran parte della popolazione al di sotto della soglia di povertà e reso il 63% dei suoi abitanti bisognoso di una qualche forma di assistenza umanitaria.

Secondo l’ECHO, la Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee, circa 2,1 milioni dei 5,3 milioni di palestinesi hanno bisogno di assistenza umanitaria.

Con circa 1,31 miliardi di euro spesi nell’ambito della strategia congiunta dell’Unione europea 2017-2020 e circa 830 milioni di euro in assistenza umanitaria dal 2000, la UE è il principale donatore dell’ANP.

Quindici Stati membri della UE hanno firmato una lettera alla Commissione europea in cui criticano il ritardo nella fornitura dei fondi e ne hanno chiesto l’immediato invio.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Uno di quelli che hanno portato la bara di Abu Akleh arrestato giorni dopo l’attacco israeliano al funerale

Arwa Ibrahim

Mercoledì 18 maggio 2022 – Al Jazeera

Il legale di Amro Abu Khudeir ha affermato che l’interrogatorio dell’uomo chiamato “il protettore del feretro” ha riguardato il funerale

Gerusalemme Est Occupata – Uno dei palestinesi che hanno portato la bara e sono stati aggrediti dalla polizia israeliana mentre stavano trasportando il feretro lo scorso venerdì al funerale della nota giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh è stato arrestato dalle autorità israeliane.

L’avvocato che rappresenta Amro Abu Khudeir, 34 anni, ha affermato che quest’ultimo, abitante di Gerusalemme, è stato arrestato a casa sua nella zona di Shuafat lunedì mattina presto ed è stato ripetutamente interrogato riguardo agli eventi relativi al funerale.

Il legale, Khaldoun Najm, ha aggiunto che da quando è stato arrestato Abu Khudeir è stato tenuto in isolamento.

Najm ha affermato che “egli non vede la luce e quindi non ha il senso del tempo nella sua cella sotterranea di due metri per uno.”

Najm ha aggiunto che Abu Khudeir ha assistito a un’udienza lunedì e la sua detenzione è stata prolungata fino a domenica.

La polizia israeliana ha affermato che l’arresto di Abu Khudeir non è relativo alla sua partecipazione al corteo funebre.

Abu Akleh, una giornalista palestinese-americana di 51 anni, è stata uccisa dalle forze di sicurezza israeliane mentre l’11 maggio stava informando riguardo a un’incursione israeliana nel campo profughi di Jenin, nel nord della Cisgiordania.

La polizia israeliana ha attaccato quelli che portavano la bara e le persone in lutto al funerale di Abu Akleh mentre l’evento veniva trasmesso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo, con migliaia di persone radunate per vedere il suo feretro trasferito dall’ospedale San Giuseppe all’ultima dimora sul monte Sion, appena fuori dalla città vecchia di Gerusalemme.

Abu Khudeir era particolarmente riconoscibile nelle riprese televisive del funerale che hanno mostrato quelli che portavano lottare per evitare che la bara di Abu Akleh cadesse a terra mentre la polizia israeliana attaccava le persone in lutto usando gli sfollagente. L’azione ha provocato una condanna unanime e richieste di indagini anche dalle Nazioni Unite.

Ad Abu Khudeir è stato dato il soprannome di “protettore del feretro” dopo che è stato visto tenere in alto il feretro nonostante fosse picchiato duramente dalla polizia.

Ulteriori notizie

Benché molti di quelli che portavano il feretro siano stati picchiati dalla polizia israeliana, secondo Najm Abu Khudeir è stato l’unico ad essere arrestato dalle autorità israeliane dopo il funerale.

Najm ha affermato ad Al Jazeera che “i servizi segreti israeliani asseriscono che Amro abbia collaborato con una organizzazione terroristica e che hanno un suo fascicolo segreto”.

Tuttavia Najm ha affermato che ciò sembra improbabile, perché Abu Khudeir lo ha informato che tutte le domande poste durante l’interrogatorio erano relative al funerale.

Ad Amro è stato chiesto perché insisteva nel portare la bara facendo attenzione a non farla cadere a terra”, ha detto Najm. “Il fulcro delle domande era relativo a lui come uno che ha portato la bara al funerale di Abu Akleh”.

Najm ha affermato che Abu Khudeir, che ha due figli, era un noto attivista a Gerusalemme ed in passato è stato arrestato dalla polizia israeliana.

In una dichiarazione ad Al Jazeera un portavoce della polizia israeliana ha affermato che l’arresto di Abu Khudeir non era legato al corteo funebre.

Nella dichiarazione si afferma che “il sospetto è stato arrestato come parte di una inchiesta in corso che, al contrario di quanto è stato dichiarato, non ha nulla a che vedere con la sua partecipazione al corteo funebre.”

Non intendiamo aggiungere particolari su una indagine in corso, ma constatiamo che il tribunale ha prolungato la detenzione del sospetto.”

Oltre che rompere il finestrino del carro funebre che stava trasportando il corpo di Abu Akleh e rimuovere la bandiera palestinese dallo stesso le forze di polizia israeliane hanno anche sequestrato le bandiere palestinesi alle persone in lutto.

Lo Stato di Israele ha ordinato un’inchiesta sulla condotta dei suoi agenti al funerale di Abu Akleh, mentre l’Autorità Nazionale Palestinese ha affermato che avrebbe accolto favorevolmente il sostegno internazionale nell’indagine sull’assassinio.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




I leader della chiesa condannano duramente l’attacco della polizia israeliana al funerale di Abu Akleh

Redazione

16 maggio 2022-Al Jazeera

Il patriarca cattolico di Gerusalemme ha accusato Israele di “mancare di rispetto alla chiesa” per quella che ha definito un'”invasione della polizia” al funerale di Shireen Abu Akleh.

Il Primate cattolico di Gerusalemme ha condannato il pestaggio da parte della polizia delle persone in lutto che trasportavano la bara della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh, uccisa dalle forze israeliane mercoledì scorso, ed ha accusato le autorità israeliane di violare i diritti umani e di mancare di rispetto alla Chiesa cattolica.

Il patriarca cattolico Pierbattista Pizzaballa ha detto ai giornalisti lunedì al St Joseph Hospital che l’incidente, trasmesso in tutto il mondo, costituisce un “uso sproporzionato della forza” contro la folla di migliaia di persone che sventolavano bandiere palestinesi e si recavano dall’ospedale alla vicina chiesa cattolica di Gerusalemme Est. L’attacco della polizia, ha detto Pizzaballa ai giornalisti, “è una grave violazione delle norme e dei regolamenti internazionali, compreso il diritto umano fondamentale alla libertà di religione, che deve essere rispettato anche in uno spazio pubblico”.

Pizzaballa ha affermato “L’invasione della polizia israeliana e l’uso sproporzionato della forza, con l’assalto alle persone in lutto, il pestaggio con manganelli, l’uso di granate fumogene, gli spari di proiettili di gomma, lo spavento arrecato ai pazienti dell’ospedale, è una grave violazione delle norme e dei regolamenti internazionali”.

Il St Joseph Hospital ha anche rilasciato filmati delle telecamere di sorveglianza che mostrano le forze israeliane che assaltano l’edificio dove era stato deposto il corpo di Abu Akleh e afferma che 13 persone sono rimaste ferite a seguito del raid.

Imran Khan di Al Jazeera ha detto che l’ospedale, insieme alle autorità ecclesiastiche, intraprenderà un’azione legale contro le autorità israeliane per quello che è successo “La rabbia qui è palpabile”, ha detto Khan, parlando dall’ingresso dell’ospedale. “Abbiamo sentito il direttore generale [dell’ospedale] dire che nei suoi 31 anni non ha mai visto niente di simile”.

“Le autorità ospedaliere affermano che non c’era assolutamente alcun motivo per cui [le forze israeliane] entrassero all’interno”, ha continuato, aggiungendo che i tre concetti chiave per descrivere le azioni delle forze israeliane sono: vergognose, mancanza di rispetto e uso sproporzionato della violenza.

L’attacco di venerdì ha attirato condanne a livello mondiale e si è aggiunto allo shock e all’indignazione per l’omicidio di Abu Akleh mentre copriva un raid israeliano nella Cisgiordania occupata.

Abu Akleh, una palestinese americana che ha lavorato per Al Jazeera per 25 anni, è stata uccisa mentre copriva un raid militare israeliano nel campo profughi di Jenin. Era un nome familiare in tutto il mondo arabo, nota per aver documentato le difficoltà della vita palestinese sotto il dominio israeliano.

Testimoni, inclusi giornalisti che erano con lei, funzionari palestinesi e Al Jazeera, affermano che è stata uccisa dal fuoco dell’esercito israeliano.

I militari, dopo aver inizialmente affermato che i responsabili avrebbero potuto essere uomini armati palestinesi, in seguito hanno fatto marcia indietro e ora affermano che non è chiaro chi abbia sparato il proiettile mortale. Ma secondo il quotidiano israeliano Haaretz le autorità israeliane hanno interrogato il soldato che si ritiene abbia sparato il proiettile, il quale ha affermato che era seduto in un veicolo dell’esercito a 190 metri di distanza e di “non aver visto” Abu Akleh.

Dopo l’indignazione internazionale per le violenze al funerale, la polizia israeliana ha avviato un’indagine sulla condotta degli agenti che hanno attaccato le persone in lutto, facendo si che i portatori lasciassero quasi cadere la bara [a causa dei colpi ricevuti, ndt].

Ma il fratello di Abu Akleh, Anton, ha detto ad Al Jazeera che non c’è speranza di assistere ad un’indagine indipendente.

“La polizia israeliana inizialmente ha detto che stavano agendo secondo le istruzioni della famiglia, qualcosa che Tony [Anton] ha detto non essere mai accaduto”. Kahn afferma: “La versione della polizia israeliana è stata fatta completamente a pezzi”.

Indagini

Israele ha chiesto un’indagine congiunta con i palestinesi, affermando che il proiettile deve essere analizzato da esperti di balistica per raggiungere una conclusione certa. I funzionari palestinesi hanno rifiutato, dicendo che non si fidano di Israele.

Le organizzazioni per i diritti umani affermano che Israele ha una scarsa credibilità nelle indagini sugli illeciti commessi dalle sue forze di sicurezza.

Dopo aver detto in precedenza che avrebbero accettato un partner esterno, domenica i palestinesi hanno reso noto che avrebbero gestito le indagini da soli e fornito risultati molto presto.

“Ci siamo anche rifiutati di condurre un’indagine internazionale perché confidiamo nelle capacità della nostra agenzia di sicurezza”, ha annunciato il primo ministro Mohammed Shtayyeh. “Non consegneremo nessuna delle prove a nessuno perché sappiamo che queste persone sono in grado di falsificare i fatti”.

Diversi gruppi di ricerca e organismi per i diritti umani hanno avviato le proprie indagini.

Bellingcat, un consorzio internazionale di ricercatori con sede in Olanda, ha pubblicato un’analisi delle prove audio e video raccolte sui social media. Il materiale proviene da fonti sia palestinesi che militari israeliane e l’analisi ha preso in considerazione fattori come le marche temporali dei documenti digitali, localizzazioni dei video, ombre e analisi forensi dell’audio degli spari.

Il gruppo ha scoperto che per quanto uomini armati e soldati israeliani fossero entrambi nell’area, le prove sono a sostegno delle testimonianze secondo cui il fuoco israeliano ha ucciso Abu Akleh.

Sulla base di ciò che siamo stati in grado di esaminare i [soldati israeliani] erano nella posizione più vicina e avevano la visuale più chiara rispetto ad Abu Akleh”, ha affermato Giancarlo Fiorella, il ricercatore capo dell’indagine.

Fiorella ha riconosciuto che l’analisi non può essere certa al 100% senza prove come il proiettile, le armi usate dall’esercito e le posizioni GPS delle forze israeliane. Ma ha detto che l’emergere di ulteriori prove in genere rafforza le conclusioni preliminari e quasi mai le ribalta.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Pon




Israele arresta due palestinesi sospettati di un accoltellamento mortale

Redazione di Al-Jazeera

8 maggio 2022-Al Jazeera

I due sospetti sono stati arrestati in un’area boschiva vicino al luogo dell’attacco nell’insediamento di Elad, dopo una caccia all’uomo durata tre giorni.

Le forze israeliane hanno arrestato due palestinesi sospettati di aver ucciso tre persone in un attacco a coltellate la scorsa settimana nell’insediamento di Elad vicino a Tel Aviv.

I due palestinesi, identificati come Asad Yussef al-Rifai, 19 anni, e Subhi Imad Sbeihat, 20 anni, sono stati arrestati nei pressi di una cava non lontano da Elad a seguito di una vasta caccia all’uomo.

Domenica la polizia, l’esercito e l’agenzia di sicurezza interna in una dichiarazione congiunta hanno affermato “I due terroristi che hanno ucciso tre civili israeliani nell’attacco omicida a Elad sono stati catturati”.

Il primo ministro Naftali Bennett ha dichiarato: “Abbiamo detto che avremmo catturato i terroristi e così abbiamo fatto”.

Testimoni oculari hanno riferito al sito di notizie Maan che in seguito forze israeliane dotate di veicoli militari hanno fatto irruzione nelle loro case nel villaggio di Rummaneh a ovest di Jenin.

Giovane palestinese ucciso

Secondo il Ministero della Salute palestinese domenica sera le forze israeliane hanno ucciso a colpi di arma da fuoco un giovane palestinese vicino al posto di blocco militare di Jabara a sud di Tulkarem nella Cisgiordania occupata.

Il giovane è stato identificato come Mahmoud Sami Khalil, secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa.

Gli accoltellamenti di giovedì sono avvenuti in quello che Israele celebra come il suo Giorno dell’Indipendenza.

Per i palestinesi l’anniversario della dichiarazione di indipendenza di Israele nel 1948 segna la Nakba, o catastrofe, quando almeno 750.000 persone furono espulse violentemente dalle loro case e dai loro villaggi nella Palestina storica.

Elad, una città ebraica ultra-ortodossa, è costruita sui resti del villaggio palestinese al-Muzayriyah, che fu etnicamente ripulito e distrutto nel luglio 1948.

Le forze israeliane affermano che almeno altri quattro sono rimasti feriti nell’attacco con ascia e coltello.

Stefanie Dekker di Al Jazeera, che riporta da Gerusalemme Ovest, ha detto che sono stati trovati in una zona boscosa di Elad.

Non è la prima volta che questo tipo di attacchi viene effettuato in una città israeliana. Ce ne sono stati sei, sette negli ultimi due mesi”, ha detto Dekker.

“La valutazione delle forze di sicurezza interna israeliane è che questo tipo di attacchi sono effettuati a livello individuale, il che li rende molto più difficili da prevenire”, ha affermato.

“Questa è sicuramente una preoccupazione che si trascinerà nel futuro”.

Aumento delle tensioni

L’accoltellamento è stato l’ultimo di una serie di assalti mortali nel cuore del Paese durante ultime settimane. È accaduto quando le tensioni israelo-palestinesi erano già state acuite dalla violenza e dalle ripetute incursioni delle forze israeliane nel complesso della moschea di Al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam.

In una dichiarazione il Ministro della Pubblica Sicurezza Omer Barlev ha affermato: “Continueremo a dare la caccia con determinazione in ogni momento a quelli che vogliono farci del male e li prenderemo.”

Mentre le forze armate perlustravano l’area alla ricerca degli uomini, la polizia ha invitato la gente a liberare l’area e ha esortato gli israeliani a denunciare veicoli o persone sospette.

La polizia ha detto che gli attaccanti provenivano dalla città di Jenin nella Cisgiordania occupata, la città è riemersa come un punto focale [era stata protagonista della seconda intifada, ndtr.] nell’ultima ondata di violenza, la peggiore che Israele abbia visto da anni. Molti aggressori arrivavano da Jenin.

Quasi 30 palestinesi sono morti nelle violenze succedute da marzo, tra cui una donna disarmata e due passanti. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che Israele usa spesso una forza eccessiva con poca o nessuna responsabilità.

Almeno 18 israeliani sono stati uccisi in cinque attacchi, tra cui un altro accoltellamento nel sud di Israele, due sparatorie nell’area di Tel Aviv e colpi di armi da fuoco lo scorso fine settimana in un insediamento israeliano nella Cisgiordania occupata.

Gli insediamenti israeliani sono considerati illegali secondo le leggi internazionali. I successivi governi israeliani hanno costruito e ampliato insediamenti nei territori palestinesi occupati – una mossa che secondo i palestinesi è mirata al cambiamento demografico.

Ci sono tra 600.000 e 750.000 coloni israeliani che vivono in almeno 250 insediamenti nella Cisgiordania occupata ed a Gerusalemme est.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Le forze di sicurezza israeliane uccidono un palestinese in un’incursione nella Cisgiordania occupata

Redazione di Al Jazeera

26 aprile 2022, Al-Jazeera

Il Ministero della Sanità palestinese ha annunciato che Ahmad Owaidat, di 20 anni, è stato ucciso durante una incursione israeliana a Gerico.

Secondo il Ministero della Sanità palestinese le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso un palestinese durante una incursione nel campo profughi di Aqabet Jaber a Gerico, nella Cisgiordania occupata.

L’uomo è stato identificato come Ahmad Ibrahim Owaidat di 20 anni. Il Ministero della Sanità ha affermato che è stato colpito alla testa nelle prime ore di martedì.

Owaidat è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Ramallah ed è rimasto lì per diverse ore prima che ne fosse dichiarato il decesso.

Le forze di sicurezza israeliane hanno effettuato una incursione nel campo prima dell’alba e hanno arrestato almeno due palestinesi.

In risposta all’uccisione, il movimento di Fatah a Gerico e nella valle del Giordano ha annunciato uno sciopero generale per martedì.

Altri due palestinesi sono stati uccisi durante la scorsa settimana nella Cisgiordania; Lutfi al-Labadi di 21 anni e Hanan Khdour di 18 anni sono stati colpiti durante una incursione dell’esercito israeliano nella zona di Jenin.

La tensione è alta a Gerusalemme e in Cisgiordania.

Un incremento degli attacchi da parte dei palestinesi ha portato all’uccisione di 14 persone in Israele dal 22 marzo. Nel frattempo dall’inizio dell’anno gli israeliani hanno ucciso almeno 46 palestinesi residenti nella Cisgiordania.

Le incursioni dei coloni scortati dalla polizia durante la scorsa settimana, quando la festività della Pasqua ebraica e il Ramadan, il mese sacro per i mussulmani, si sono sovrapposti, ha provocato scontri giornalieri con i palestinesi nell’area della moschea di Al-Aqsa, con molti palestinesi feriti e arrestati.

Lo scorso anno settimane di protesta contro le deportazioni di palestinesi a Gerusalemme Est occupata e incursioni delle forze di sicurezza israeliane ad Al-Aqsa durante il Ramadan sono sfociate in una diffusa sollevazione in Israele e nei territori palestinesi occupati e in una offensiva di 11 giorni contro Gaza assediata.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Diversi palestinesi tra cui un adolescente uccisi dalle forze israeliane

Al Jazeera e agenzie di stampa

15 marzo 2022, Al Jazeera

L’adolescente Nader Rayan e due uomini uccisi in raid nella Cisgiordania occupata e in Israele.

Le forze israeliane hanno ucciso tre palestinesi, tra cui un adolescente, in due diversi incidenti nella Cisgiordania occupata e nel deserto di Naqab (Negev).

Il Ministero della salute palestinese afferma che martedì in un raid israeliano nel vasto campo profughi di Balata, nella città settentrionale di Nablus, il diciassettenne Nader Rayan è morto dopo essere stato colpito alla testa, al torace e alla mano.

Inoltre riporta che altri tre palestinesi sono rimasti feriti di cui uno è in condizioni critiche.

Un portavoce della polizia di frontiera israeliana ha confermato che un palestinese è stato ucciso. “Un terrorista ha sparato contro le nostre truppe che hanno risposto e lo hanno ucciso”, ha detto il portavoce.

Il raid israeliano su Balata ha portato all’arresto di un palestinese ricercato, Ammar Arafat, che è stato arrestato dopo che la sua casa era stata presa d’assalto dalle forze armate.

Secondo i media palestinesi, Arafat era ricercato da Israele da diversi mesi. La sua casa è stata perquisita molte volte e la sua famiglia è stata minacciata che sarebbe stato ucciso se non si fosse consegnato.

Dopo il suo arresto sono scoppiati scontri, e le truppe israeliane e uomini armati palestinesi hanno scambiato colpi di arma da fuoco.

Il ventenne Alaa Shaham è stato ucciso da un proiettile alla testa, ha detto il Ministero. Altri sei palestinesi sono stati feriti da pallottole vere.

Qalandiya ospita il principale checkpoint tra la Gerusalemme Est annessa e la Cisgiordania.

I raid delle forze israeliane nei sovraffollati campi profughi sono frequenti, spesso provocano morti e sono visti dai palestinesi come un mezzo per mantenere l’occupazione israeliana.

Gerusalemme est esclusa, la Cisgiordania vede la presenza circa 475.000 israeliani che vivono in colonie considerate illegali dalla comunità internazionale.

Palestinese ucciso da un’unità sotto copertura

Nella città di Rahat, all’interno del deserto del Naqab [Negev, ndtr.] un’unità israeliana sotto copertura che si era travestita da palestinesi ha ucciso Sanad Salem al-Harbed, un ventisettenne padre di tre figli.

In una dichiarazione la polizia israeliana ha detto che si stava sparando contro la sua unità sotto copertura che si trovava in città per arrestare due sospetti

L’unità israeliana afferma di “aver neutralizzato l’uomo armato che rappresentava una minaccia” e di non aver subito perdite.

La polizia comunica di aver trovato una pistola e munizioni e ha pubblicato una foto di quella che secondo loro era una pistola in possesso di al-Harbed.

Il Naqab ospita 300.000 beduini palestinesi cittadini israeliani, la maggior parte dei quali vive in villaggi “non riconosciuti”. Di conseguenza, soffrono della mancanza di servizi di base come acqua ed elettricità, in netto contrasto con le vicine città ebraiche.

I partiti politici palestinesi hanno condannato le uccisioni di martedì. In una dichiarazione, il partito di sinistra Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) afferma: “Una resistenza globale è il modo più efficace per resistere al nemico sionista”.

“La costanza del nostro popolo nell’affrontare le forze di occupazione israeliane nei campi, nei villaggi e nelle città palestinesi costituisce un richiamo ad una maggiore unità di fronte a questa continua aggressione sionista”, afferma il FPLP.

In una dichiarazione pubblicata sulla sua pagina Facebook, il portavoce di Hamas Abdullatif al-Qanou afferma: “Il sangue dei martiri continuerà ad alimentare la rivoluzione del nostro popolo contro l’occupante sionista”.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Secondo un ministero palestinese vari palestinesi sono stati uccisi da forze israeliane

1 Marzo 2022 – Al Jazeera

Il ministero palestinese della Sanità ha affermato che una persona è stata uccisa a Beit Fajar e altre due a Jenin, nella Cisgiordania occupata.

Il ministero palestinese della Sanità ha affermato che tre palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in due differenti incidenti nella Cisgiordania occupata.

Martedì il ministero ha affermato che Ammar Shafiq Abu Afifa è stato ucciso dalle “forze israeliane di occupazione che gli hanno sparato vicino alla città di Beit Fajar”.

Quando l’agenzia di notizie AFP ne ha chiesto conto, sul momento l’esercito israeliano non ha commentato.

Wafa, l’agenzia di notizie palestinese ufficiale, ha riferito che Afifa era un abitante del campo per rifugiati Al-Aroub a nord di Hebron, nella Cisgiordania occupata.

Secondo la polizia di frontiera israeliana e le autorità sanitarie palestinesi, martedì prima dell’alba in un’altra circostanza, dopo essere finite sotto il fuoco durante un arresto nel nord della Cisgiordania, le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi.

La polizia di frontiera israeliana ha affermato che agenti e polizia sotto copertura sono entrati nel campo profughi di Jenin per arrestare un sospetto “ricercato per attività terroristica”.

La polizia ha affermato che “dopo l’arresto del sospetto, non appena le forze hanno lasciato la casa, è stato aperto un intenso fuoco da molteplici direzioni e le forze sotto copertura operanti sulla scena hanno risposto con una fitta sparatoria”.

La polizia ha affermato che, quando gli agenti hanno raggiunto i loro veicoli, un altro assalitore ha sparato alle forze dell’ordine “che hanno risposto con fuoco preciso”.

Il ministero palestinese della Sanità ha affermato che due uomini sono stati uccisi nel combattimento. Wafa li ha identificati come Abdullah al-Hosari, di 22 anni e 3, di 18.

Wafa ha riferito che le truppe hanno arrestato Imad Jamal Abu al-Heija, un prigioniero che era stato liberato.

L’agenzia di notizie ha affermato che l’uccisione dei due palestinesi ha provocato a Jenin una “manifestazione imponente ed irata”.

Forza eccessiva

Le uccisioni sono avvenute a poco più di una settimana di distanza da quando un ragazzo quattordicenne, Mohammed Shehadeh, è stato ucciso dalle forze di sicurezza israeliane nella città di Al-Khader in Cisgiordania.

Organizzazioni per i diritti umani palestinesi e internazionali hanno a lungo condannato ciò che sostengono sia un uso eccessivo della forza da parte delle forze israeliane.

B’Tselem, una organizzazione israeliana per i diritti umani, ha affermato che lo scorso anno ha registrato 77 morti palestinesi per mano delle forze israeliane. Più della metà degli uccisi non erano implicati in nessun attacco, ha aggiunto.

Il mese scorso, Amnesty International in un nuovo rapporto ha sostenuto che Israele sta mettendo in atto “il crimine di apartheid contro i palestinesi” e che deve essere ritenuto responsabile perché li tratta come un “gruppo razziale inferiore”.

Israele ha occupato la Cisgiordania e Gerusalemme Est dopo la guerra del 1967 in Medioriente.

Le colonie israeliane costruite nel terrritorio palestinese sono considerate illegali dal diritto internazionale. Oggi tra 600.000 e 750.000 coloni israeliani vivono in almeno 250 colonie nella Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




A Nablus soldati israeliani aprono il fuoco contro un’auto uccidendo dei palestinesi

Al-Jazeera

8 febbraio 2022 – Al Jazeera

L’Autorità Nazionale Palestinese condanna l’assassinio di tre palestinesi nella Cisgiordania occupata, definendolo un “crimine efferato”.

Il Ministero della Salute palestinese ha affermato che l’esercito israeliano ha ucciso tre palestinesi a Nablus, nella Cisgiordania occupata, suscitando la condanna dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

Martedì il ministero ha affermato che “tre cittadini sono stati martirizzati nella città di Nablus in seguito ad una sparatoria mirata dell’esercito israeliano”. Secondo l’agenzia stampa palestinese Wafa [il ministero, ndtr.] ha identificato le vittime come Ashraf Mubaslat, Adham Mabrouka e Mohammad Dakhil.

Secondo un rapporto da Nablus di Rania Zabaneh di Al Jazeera Un testimone oculare con cui abbiamo parlato ha detto che l’esercito [israeliano] ha sparato contro l’auto su cui si trovavano i tre palestinesi. Ha affermato di aver continuato a sentire degli spari per più di un minuto”.

Quando siamo arrivati ​​sul posto l’auto, interamente crivellata di proiettili, stava per essere portata via. All’ospedale dove sono stati portati i corpi i medici hanno detto che hanno avuto difficoltà a riconoscere le vittime a causa delle ferite provocate dagli spari.

L’inviata di Al Jazeera ha affermato che “Il ministro della difesa israeliano ha elogiato l’esercito per l’operazione portata a termine”.

Dei testimoni hanno riferito all’agenzia Anadolu che l’incidente ha coinvolto un membro delle forze speciali israeliane che, a bordo di un veicolo civile, ha preso d’assalto il quartiere cittadino di al-Makhfieh e ha aperto il fuoco contro l’auto.

Il Ministero degli Affari Esteri dell’Autorità Nazionale Palestinese ha chiesto un’indagine internazionale sugli omicidi mentre il consiglio dell’ANP ha descritto il fatto come un “crimine efferato”.

Il ministero degli esteri ha ritenuto il governo israeliano e il primo ministro Neftali Bennett pienamente e direttamente responsabili di questo crimine”.

“Il silenzio della comunità internazionale nei confronti delle violazioni e dei crimini israeliani fornisce una copertura a questi atti criminali e incoraggia l’occupante israeliano a continuare la sua guerra aperta contro i palestinesi”, si legge in una nota.

Israele, da parte sua, ha affermato che i tre uomini erano “militanti” palestinesi responsabili di recenti attentati.

L’agenzia di sicurezza per gli affari interni Shin Bet ha detto che i tre erano a bordo di un veicolo e sono stati uccisi in uno scontro con le forze di sicurezza. Nessun israeliano è stato ucciso o ferito nella sparatoria, ha aggiunto.

Organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani hanno condannato da tempo quella che descrivono come una politica caratterizzata dallo sparare per uccidere e da un uso eccessivo della forza.

B’Tselem, un’organizzazione israeliana per i diritti umani, ha affermato di aver registrato lo scorso anno in Cisgiordania 77 morti palestinesi per mano dell’esercito israeliano. Più della metà delle persone uccise non era implicata in alcun attacco, ha aggiunto.

Attacchi dei coloni

Alla fine dell’anno scorso i soldati israeliani hanno ucciso un palestinese durante un’incursione nel quartiere di Ras al-Ain a Nablus.

Nel dicembre 2021 militari israeliani hanno ucciso un palestinese nel villaggio di Beita, in Cisgiordania, durante una protesta contro gli insediamenti coloniali illegali. Le forze israeliane hanno ucciso un minore palestinese dopo un presunto speronamento d’auto ad un posto di blocco militare nel nord della Cisgiordania.

Nello stesso periodo un ebreo ultraortodosso sarebbe rimasto ferito da coltellate inferte da un palestinese fuori dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme.

Una settimana prima un membro di Hamas avrebbe aperto il fuoco nella Città Vecchia uccidendo un israeliano. Entrambi i sospetti sono stati uccisi dai soldati israeliani.

Nel frattempo, all’inizio di questo mese, Amnesty International ha affermato in un nuovo rapporto che Israele sta commettendo “il crimine di apartheid contro i palestinesi” e deve essere ritenuto responsabile per il trattamento degli stessi come “un gruppo razziale inferiore”.

I palestinesi sono stati anche colpiti da una recrudescenza dei violenti attacchi da parte dei coloni israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme est.

Israele occupò Gerusalemme Est e la Cisgiordania nella guerra mediorientale del 1967. I territori ora ospitano più di 700.000 coloni ebrei che vivono in 164 insediamenti e 116 avamposti, che i palestinesi individuano come parte del loro futuro Stato indipendente.

Sulla base del diritto internazionale tutte le colonie ebraiche nei territori occupati sono considerate illegali.

I palestinesi, insieme alla maggior parte della comunità internazionale, considerano le colonie uno dei principali ostacoli alla pace.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




La “guerra di logoramento” di Israele contro i minori palestinesi

Marwa Koçak , Amy Addison-Dunne

21 gennaio 2022 – Al Jazeera

Mentre continua la battaglia tra i Beduini palestinesi e Israele, i minori vengono indiscriminatamente arrestati

Hanno sfondato la porta prima dell’alba e circa 30 soldati israeliani hanno invaso la casa di famiglia.

L’obiettivo del loro arresto? Il dodicenne Ammar, accusato di aver partecipato a una protesta contro lo sgombero dei terreni nella regione di Naqab [più nota in occidente con il nome ebraico di Negev, ndt]. Ma sua madre dice che la famiglia non è ancora sicura del motivo per cui lo hanno arrestato, dato che il ragazzo in quel momento era a casa.

Non sappiamo esattamente perché l’hanno arrestato. Alle 5:30, 30 soldati israeliani hanno preso a calci la porta. Siamo stati presi dal panico e loro hanno chiesto di lui che dormiva”, ricorda la madre di Ammar.

Ha 12 anni, non può andare a scuola perché è agli arresti domiciliari. Le autorità israeliane gli hanno vietato di andare a scuola per 10 giorni a partire da ieri. Sono rimasta sconvolta quando ce l’hanno comunicato. Ho urlato loro: “Cosa potrebbe farvi un dodicenne?” Avevo così paura che lo picchiassero o torturassero in prigione, era così spaventato e piangeva”, dice.

Ammar è stato detenuto e alla fine rimandato a casa. Non ha detto una parola da quando è tornato e la sua famiglia è preoccupata per quello che è successo durante la sua custodia.

Le proteste nel deserto del Naqab sono divampate per diversi giorni: i Beduini palestinesi combattono per la loro stessa esistenza e resistono a un progetto di forestazione aggressivo supervisionato dal Jewish National Fund (JNF), un’organizzazione sionista.

Per decenni JNF ha piantato pini non autoctoni sulla terra palestinese con l’obiettivo finale di espandere il programma di colonizzazione israeliano. Questo particolare progetto vale la stupefacente cifra di 48 milioni di dollari e ha il pieno sostegno del governo israeliano.

L’organizzazione ha in programma di radere al suolo Beer al-Sabe (Be’er Sheva) nel deserto del Naqab in particolare un villaggio chiamato Sa’wa. Secondo Marwan Abu Frieh, un ricercatore sul campo e coordinatore dell’ufficio del Naqab (Negev) per Adalah, centro legale per i diritti degli arabi in Israele, la polizia israeliana ha avviato una campagna di arresti che ha portato alla detenzione di circa 150 persone, di cui il 40% legalmente minorenni. Abu Frieh afferma che almeno 16 sono ancora detenuti.

“Nessuna paura”

Lo stato israeliano non riconosce il diritto alla terra dei Beduini palestinesi, nonostante detengano atti di proprietà precedenti alla creazione dello Stato di Israele e la loro presenza su queste terre sia testimoniata da migliaia di anni.

Il padre di una studentessa, Jenin di 16 anni, non era in casa quando sua figlia è stata arrestata. Mentre era al lavoro, il suo WhatsApp trillava continuamente per le immagini inviategli di Jenin che veniva arrestata dalle forze israeliane durante le proteste.

Sebbene avesse paura di ciò che sarebbe potuto accadere a sua figlia detenuta dagli israeliani, provava anche un senso di orgoglio per il fatto che la ragazza stesse combattendo per la sua patria.

“Ho preso permesso dal lavoro e sono andato a cercare mia figlia che è stata arrestata per alcune ore e poi è stata mandata a casa”, ricorda. “Le ho chiesto come fosse stata arrestata e come si è sentita mentre era in arresto: si sentiva orgogliosa di sé e non aveva alcuna paura”.

Ci racconta che la vita è difficile nel Naqab, con gli israeliani che si rifiutano di consentire loro di costruire sulla propria terra o di ammettere la loro esistenza, nonostante i ripetuti tentativi dei Beduini e le campagne internazionali per il riconoscimento delle richieste dei Beduini sulla terra e di essere lasciati in pace.

Le forze israeliane fanno affidamento sulla legislazione approvata alla Knesset e sui precedenti legali che hanno portato alla legge, che consente alla polizia di arrestare minori di appena 12 anni. L’organizzazione di Marwan, Adalah agisce come difesa legale degli arrestati palestinesi, ma si trova ad affrontare difficoltà, tra cui lavorare con la documentazione che viene rilasciata agli avvocati.

Le condizioni per i minori in detenzione sono pessime e molti sono infettati dal COVID-19 e subiscono abusi fisici e psicologici.

“Anche se vengono rilasciati, hanno già sofferto a causa della detenzione e di quella amara esperienza per un periodo di giorni o una settimana o più. Questa spezza il loro morale e li mette in uno stato psicologico pessimo a seguito a tutto quello che hanno subito durane la detenzione”, afferma l’avvocato Shahda Ibn Bari che difende regolarmente i minori palestinesi arrestati durante le proteste.

“I minori subiscono abusi durante il loro arresto e abbiamo visto alcune foto di minori che subivano forme di strangolamento”, dice Marwan. “Abbiamo anche appreso che durante le indagini sono minacciati di futuri rischi, come se stessero cercando di intimidire i minori per non farli manifestare o per informare altri minori di quello che è successo loro in modo da diffondere la paura tra di loro”.

Minori tenuti in isolamento

Queste tattiche vengono messe in atto per garantire che i giovani come Jenin abbiano troppa paura per unirsi alla protesta. Jenin, dice suo padre, è andata a fianco dei suoi compagni di scuola e mentre era lì non ha commesso atti violenti.

“Sentiva che stava facendo una azione giusta per il suo popolo e la sua causa perché le forze israeliane hanno attaccato i nostri vicini e molti dei suoi compagni erano presenti all’evento e questo è ciò che l’ha incoraggiata ad andare “, ha detto.

La polizia distorce la legge a proprio vantaggio. Sebbene i minori di età inferiore ai 14 anni debbano comparire in tribunale entro 12 ore dal loro arresto, la polizia chiede ripetutamente ai tribunali una proroga della detenzione, che di solito viene concessa.

Marwan spiega: “Un esempio di quello che sta succedendo: l’altro giorno è stato rilasciato un minore di 14 anni, la sua detenzione è stata prorogata sei volte. Sì, sei volte il tribunale ha chiesto di prorogare la sua detenzione, abbiamo fatto appello alla Corte Centrale che ha restituito il fascicolo alla Corte ordinaria e ha esteso la sua detenzione”.

“Oggi, durante la procedura per il suo rilascio, la polizia ha chiesto di interrompere l’attuazione del rilascio, ma quando abbiamo presentato ricorso contro questa decisione la polizia ha ritrattato ed è stato rilasciato”.

Shahda afferma che la vita degli avvocati è molto difficile nel difendere i minori, poiché i servizi di intelligence spesso intervengono e annullano per motivi di sicurezza nazionale ogni decisione del tribunale per il rilascio di un minore, e i presunti reati di questi minori sono riclassificati come tali [mincce alla sicurezza nazionale, ndtr.]

“[I servizi di intelligence] hanno l’autorità di impedire a un minore di incontrare un avvocato, di trattenerlo per giorni, di portarlo davanti al tribunale senza vedere un avvocato e possono tenere il bambino in isolamento dal mondo esterno”, dice.

L’arresto di minori è una guerra di logoramento contro i minori palestinesi da parte dei tribunali e della polizia che li arresta, noi facciamo sempre appello ma non sempre riusciamo a convincere la corte, a volte il tribunale israeliano non accetta il nostro ricorso”.

La madre di Ammar, preoccupata per il danno psicologico causato a suo figlio, si lamenta del fatto che le autorità israeliane si rifiutano di vedere i minori palestinesi per quello che sono: dei bambini. Dice: “Un bambino è sempre e solo un bambino, ma non lo è agli occhi dei feroci occupanti. Ciò che mi spezza di più il cuore è lo sguardo negli occhi dei bambini che vedono la loro casa demolita dagli occupanti”.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Il governo olandese interrompe il finanziamento di un’associazione della società civile palestinese

Zena Al Tahhan

6 gennaio 2022 – Al Jazeera

L’iniziativa giunge nonostante un’indagine esterna non abbia trovato prove delle accuse israeliane di “terrorismo” contro l’Union of Agricultural Work Committees

Ramallah, Cisgiordania occupata – Il governo olandese ha affermato che non finanzierà più una delle sei importanti organizzazioni palestinesi della società civile e dei diritti umani che Israele ha messo fuorilegge come “associazioni terroristiche” nell’ottobre 2021.

In un comunicato che denuncia la decisione di mercoledì, l’Union of Agricultural Work Committees [Unione dei Comitati del Lavoro Agricolo] (UAWC), con sede a Ramallah, – di cui dal 2013 il governo olandese è stato il principale donatore– ha affermato che “questa è la prima volta che un governo interrompe i finanziamenti per la società civile palestinese sulla base di criteri politici.”

L’UAWC fornisce aiuto concreto ai palestinesi, anche recuperando terre a rischio di confisca da parte di Israele. Aiuta decine di migliaia di contadini nell’Area C, più del 60% della Cisgiordania occupata sotto diretto controllo militare israeliano e dove si trova la maggior parte delle illegali colonie israeliane e delle loro infrastrutture.

L’associazione afferma che prenderà in considerazione azioni legali per contrastare “la decisione dannosa e scorretta” del governo olandese che, ha avvertito, probabilmente “avrà ripercussioni ben oltre la nostra organizzazione.”

Nell’ottobre 2021 Israele ha messo fuorilegge sei associazioni in quanto “gruppi terroristici” con il pretesto che sarebbero affiliate al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), di sinistra. La decisione è stata ampiamente condannata dalla comunità internazionale e da organizzazioni per i diritti in quanto “ingiustificata” e “senza fondamento”, poiché il governo israeliano non ha fornito alcuna prova per sostenere le sue accuse.

La definizione israeliana mette in rapporto le sei associazioni con l’ala militare del FPLP, che è stata attiva come gruppo organizzato nella Seconda Intifada (2000-2005), quando ha effettuato attacchi contro obiettivi civili e militari israeliani.

Cinque associazioni sono palestinesi: il gruppo per i diritti dei prigionieri Addameer; l’associazione per i diritti Al-Haq; l’Union of Palestinian Women’s Committees [Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi] (UPWC); il Bisan Center for Research and Development [Centro Bisan per la Ricerca e lo Sviluppo]; l’UAWC. La sesta è la sezione palestinese dell’organizzazione Defence for Children International [Difesa Internazionale dei Bambini], con sede a Ginevra.

Verifica esterna

La decisione del governo olandese ha fatto seguito a una sospensione di 18 mesi dei finanziamenti all’UAWC.

Nel luglio 2020, in seguito all’arresto di due collaboratori palestinesi dell’associazione, il ministero olandese del Commercio Estero e della Cooperazione per lo Sviluppo ha ordinato una verifica. Gli ormai ex-dipendenti sono accusati da Israele di essere stati responsabili nell’agosto 2019 di un attacco dinamitardo lungo una strada che ha ucciso una ragazza israeliana di 17 anni nei pressi della colonia illegale di Dolev, nella Cisgiordania occupata.

La verifica, condotta dall’associazione olandese Proximities Risk Consultancy [Consulenza di Priorità di Rischio], è iniziata nel febbraio 2021 ed ha riguardato il periodo tra il 2007 e il 2020, durante il quale l’UAWC ha ricevuto finanziamenti olandesi. I suoi risultati sono stati presentati mercoledì al parlamento olandese.

Mentre la verifica esterna ha affermato che i due ex-dipendenti hanno “ricevuto parte dei loro stipendi da spese generali finanziate dall’Olanda”, non sono state trovate prove di flussi finanziari tra l’UAWC e il FPLP né di legami tra l’UAWC e l’ala militare del FPLP. L’indagine ha anche affermato che non è stata trovata alcuna prova che personale o membri del consiglio di amministrazione abbiano utilizzato la propria posizione nell’organizzazione per organizzare attacchi armati.

Né è stata trovata alcuna prova di unità organizzativa tra l’UAWC e il FPLP o che il FPLP abbia fornito indicazioni all’UAWC,” afferma il rapporto di verifica, che ha trovato legami con i rami politici e civili del FPLP “a livello individuale tra il personale dell’UAWC e membri della direzione del FPLP.”

Proximities afferma che non si poteva pretendere che l’UAWC fosse al corrente di rapporti di singoli [dipendenti] con il FPLP,” continua il rapporto.

Colpo durissimo”

Nel suo comunicato di mercoledì l’UAWC afferma che la decisione “scioccante e sconvolgente” del governo olandese si è “basata su un certo numero di ‘rapporti di singoli’ che Proximities ha individuato – presunti collegamenti con il FPLP a titolo individuale di membri della direzione o del personale dell’UAWC.”

Evidenziando che “non può (e non vuole) interferire con le convinzioni e affiliazioni politiche personali dei propri dipendenti e membri della dirigenza,” l’UAWC afferma che la decisione legittima ed incoraggia “la strategia israeliana di attaccare le ong palestinesi” attraverso presunti legami politici delle persone che lavorano con esse.

Tutto ciò sta spostando l’attenzione internazionale dal furto e confisca di altra terra palestinese da parte di Israele e dalla sua brutale espulsione del popolo palestinese che vive sotto occupazione militare,” afferma l’UAWC.

Ryvka Barnard, vicedirettrice della Palestine Solidarity Campaign [Campagna di Solidarietà con la Palestina], con sede nel Regno Unito, ha definito l’iniziativa come “vergognosa” e ha affermato che “segna un precedente molto pericoloso” per le associazioni della società civile palestinese.

Con crescenti attacchi in tutto il mondo contro difensori della terra, popoli indigeni e contadini che producono per l’autoconsumo, la decisione del governo olandese di non finanziare più l’UAWC con queste false motivazioni è un gravissimo colpo e passerà alla storia come una vera battuta d’arresto nel progresso,” ha detto Barnard ad Al Jazeera. “Per decenni il lavoro di UAWC è stato fondamentale per appoggiare i contadini palestinesi nelle situazioni più vulnerabili, sottoposti a una terribile violenza dei coloni e a un’illegale furto di terre.”

Osservando che l’UAWC “ha fatto parte di un potente movimento per la sovranità alimentare in Palestina e a livello internazionale,” Barnard ha affermato che “queste sono le persone che ora più che mai dovremmo sostenere, e invece vengono attaccate.”

Martin Konecny, direttore di European Middle East Project [Progetto Europeo per il Medio Oriente], con sede in Belgio, ha affermato che la decisione è “assolutamente politica” e “non fondata su basi legali né su requisiti riguardanti la lotta al terrorismo”. Ha detto che la verifica contraddice la maggior parte delle affermazioni del governo israeliano.

Dal 1967 Israele ha messo fuorilegge più di 400 organizzazioni locali palestinesi e internazionali in quanto “ostili” o “illegali”, compresi tutti i principali partiti politici palestinesi, come Fatah, che governa l’Autorità Nazionale Palestinese, e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), che raggruppa varie organizzazioni e con cui nel 1993 Israele firmò gli Accordi di Oslo.

Le autorità israeliane hanno imposto questa etichetta anche a decine di associazioni di beneficienza e mezzi di comunicazione in Palestina e l’hanno utilizzata per fare irruzione nei loro uffici, emettere ordini di chiusura, di arresto e di detenzione contro persone e processarle per un lavoro con cui esercitavano diritti civili e per aver criticato l’occupazione israeliana, considerata illegale in base alle leggi internazionali.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)