Perché l’uomo che ha stilato la definizione dell’IHRA ne condanna l’uso

Nonostante si tratti di un articolo che risale all’anno scorso, riteniamo importante proporre questo articolo relativo alla definizione di antisemitismo dell’IHRA, che viene costantemente utilizzata per tacitare e criminalizzare la solidarietà con il popolo palestinese. Questo articolo evidenzia che lo stesso autore del testo dell’IHRA denuncia che il suo uso a questo fine è scorretto.

George Wilmers

1 agosto 2018 – Jewish Voice for Peace

La persona che ha stilato la definizione di antisemitismo dell’IHRA ne condanna l’uso rivolto a limitare la libertà di parola.

Secondo gli ultimi criteri isterici della lobby israeliana* e dei suoi seguaci, l’estensore originario della cosiddetta definizione di antisemitismo dell’IHRA [International Holocaust Remembrance Alliance, Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto, organizzazione intergovernativa composta da 31 Paesi, ndtr.], un sionista dichiarato, dovrebbe egli stesso essere definito antisemita, o forse un “kapo” [gli ebrei che nei campi di sterminio collaboravano con i nazisti, ndtr.]. Perché questa è la conclusione che si dovrebbe trarre se si accettasse l’affermazione secondo cui chiunque metta in discussione un qualunque aspetto del sacro testo che la definizione dell’IHRA è diventato sia un antisemita. L’estensore di quella che in seguito è diventata comunemente nota come EUMC o definizione di antisemitismo dell’IRHA, compresi gli esempi ad esso associati, è stato l’avvocato statunitense Kenneth S. Stern.

Tuttavia, in una testimonianza scritta presentata lo scorso anno al Congresso USA, Stern ha denunciato che la sua originaria definizione è stata utilizzata per uno scopo totalmente diverso da quello per il quale era stata pensata. Secondo Stern, in principio era stata ideata come una “definizione provvisoria” con l’obiettivo di cercare di standardizzare la raccolta di dati sull’incidenza dei delitti d’odio antisemita in Paesi diversi. Non è mai stata pensata per essere utilizzata come lo si sta facendo ora. Nello stesso documento Stern condanna specificatamente come improprio l’uso della definizione per questi scopi, citando in particolare la restrizione alla libertà di parola nelle università della Gran Bretagna, e riferendosi come esempi alle università di Manchester e di Bristol. Ecco quello che scrive:

La “definizione provvisoria” dell’EUMC è stata di recente adottata nel Regno Unito e messa in pratica nelle università. Un evento della “Israel Apartheid Week” [Settimana contro l’Apartheid Israeliana, ricorrenza annuale celebrata a livello internazionale con attività di denuncia delle discriminazioni israeliane contro i palestinesi, ndtr.] è stato annullato in quanto violava la definizione. A un sopravvissuto all’Olocausto è stato chiesto di cambiare il titolo del suo discorso all’università, e l’università (di Manchester) ha ordinato che venisse registrato, dopo che un diplomatico israeliano (l’ambasciatore Regev) si è lamentato che il titolo violava la definizione. Cosa forse ancora più significativa, un gruppo esterno all’università, citando la definizione, ha chiesto a un’università di condurre un’indagine per antisemitismo su una docente (che ha ottenuto un dottorato alla Columbia University), in base a un articolo che aveva scritto l’anno precedente. L’università (Bristol) allora ha condotto l’indagine. E, benché alla fine non abbia trovato nessun fondamento per punire la professoressa, il tentativo è stato in sé agghiacciante e maccartista.

Ovviamente i gruppi che stavano dietro questa repressione della libertà di parola in stile maccartista condannati da Stern sono proprio gli stessi ora impegnati nell’attuale vendetta [in italiano nel testo, ndtr.] contro Corbyn [segretario del partito Laburista inglese, ndtr.]. Per esempio, nel caso della docente dell’università di Bristol che è stata sottoposta ad inchiesta con le false accuse di antisemitismo, si è trattato della denominata, a torto, “Campagna contro l’Antisemitismo”, in realtà un gruppo aggressivo della lobby filo-israeliana, che ha chiesto che fosse sospesa [dall’insegnamento] finché non avesse ritrattato.

Significativamente Stern riconosce chiaramente l’intrinseca assurdità logica e la minaccia alla libertà di parola che solleva dove vengono messi in atto significativi tentativi di proibire discorsi politici riguardanti Stati o governi:

Immaginate una definizione destinata ai palestinesi. Se “negare al popolo ebraico il suo diritto all’autodeterminazione, e negare ad Israele il diritto di esistere” è antisemita, allora non dovrebbe essere antipalestinese “negare al popolo palestinese il suo diritto all’autodeterminazione, e negare alla Palestina il diritto di esistere”? Allora chiederebbero ai responsabili [delle università] di sorvegliare ed eventualmente punire eventi nelle università da parte di gruppi filo-israeliani che si oppongono alla soluzione dei due Stati, o sostengono che il popolo palestinese sia un mito?

Kenneth Stern è un sionista e sicuramente non è di sinistra. Tuttavia va riconosciuto a merito dell’autore originario della definizione dell’IHRA di essere un coerente difensore della libertà di parola che condanna l’attuale uso maccartista della definizione dell’IHRA.

Quindi l’autore sionista della definizione di antisemitismo dell’IHRA è un antisemita in incognito che ora si è smascherato da solo? Era forse la vecchia talpa di una segreta cospirazione internazionale di antisemiti guidati da Jeremy Corbyn? Forse Nick Cohen [giornalista filoisraeliano del quotidiano inglese “The Guardian”, ndtr.] ci darà una risposta?

Come per ogni passo di una sacra scrittura, il processo politico attraverso il quale la definizione dell’IHRA ha acquisito sia la sua attuale interpretazione che il suo status sacro tra i suoi fanatici fedeli è ancora avvolto nel mistero, nonostante qualche interessante tentativo di indagare la sua breve storia di 14 anni. Che i dettagli della definizione e la sua evidente inadeguatezza come testo giuridico e para-giuridico siano un argomento tabù nei principali mezzi di comunicazione è un tributo all’abbandono del ragionamento razionale nel discorso pubblico ufficiale.**

Nonostante la convinzione generale del contrario e la sua “adozione” da parte del governo del Regno Unito, la definizione dell’IHRA non vi ha un valore legale, e per ottime ragioni: com’è stato evidenziato da importanti giuristi come Hugh Tomlinson [prestigioso esperto inglese in diritto dei mezzi di comunicazione e di informazione, ndtr.] e Stephen Sedley [noto giudice e docente di diritto ad Oxford, di origine ebraica, ndtr.], non solo non si tratta di una definizione corretta per scopi legali, ma la sua adozione dal punto di vista giuridico da parte di una qualunque autorità sarebbe in conflitto con il diritto esistente e protetto di libertà di parola garantito dall’articolo 10 della Convenzione Europea sui Diritti Umani. Ciononostante è tale il potere della campagna di propaganda a favore del culto dell’IHRA che, lasciando da parte considerazioni razionali, la dirigenza del partito Laburista si è sentita obbligata ad obbedire allo status sacro dell’IHRA, pur cercando discretamente di modificare il testo per mitigare alcuni dei suoi effetti draconiani. Tuttavia malauguratamente non si può cavare sangue da una rapa.

Quindi, qualunque sia la vostra convinzione riguardante la funzionalità della rapa nella sua condizione originaria, dobbiamo essere grati all’uomo che l’ha forgiata per aver evidenziato con una tale chiarezza i suoi evidenti limiti.

Note

* Utilizzo il termine “lobby israeliana” come abbreviazione per indicare quanti utilizzano accuse di antisemitismo false o estremamente esagerate contro il partito Laburista per coprire i loro veri obiettivi, che sono: (a) rendere impossibile l’attivismo a favore dei palestinesi all’interno del partito Laburista, e (b), ottenere che Corbyn venga rimosso da segretario del partito Laburista. In realtà, come ha ripetutamente evidenziato Moshe Machover [matematico, filosofo e attivista israeliano antisionista, espulso e poi riammesso al partito Laburista, ndtr.], questa è una libera coalizione di gruppi politici notevolmente differenziati di centro e di estrema destra, alcuni dei quali sono legati a organizzazioni ebraiche filoisraeliane e di destra, ma alcune delle quali non hanno particolari rapporti o interessi né nei confronti dell’ebraismo né del conflitto israelo-palestinese, ma stanno semplicemente utilizzando l’isteria contro l’antisemitismo come mezzo per attaccare il progetto politico di Corbyn. Alcuni hanno suggerito che il termine “lobby antipalestinese” sarebbe una terminologia più adeguata.

** La BBC può essere presa come esempio paradigmatico di questo completo abbandono di un’argomentazione razionale, in cui i presentatori dei notiziari e i commentatori tentano quasi sempre di bloccare qualunque discussione sui dettagli, sulla storia della definizione dell’IHRA o sulla sua inadeguatezza giuridica, concentrandosi esclusivamente sulla presunta “percezione della comunità ebraica,” un concetto che in sé è segnato da uno stereotipo razzista. Un’eccezione molto rara rispetto a questo comportamento vergognoso è l’eccellente intervista recente del notiziario della BBC del 23 luglio 2018 da parte di Norma Smith a Naomi Wimborne-Idrissi, in cui a quest’ultima viene rispettosamente concesso di presentare il suo caso senza interruzioni prepotenti o faziose da parte dell’intervistatore.

L’autore ringrazia Richard Kuper e Murray Glickman per la loro significativa collaborazione e consulenza nella preparazione di questo articolo.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Le guerre dell’antisemitismo

Karl Sabbagh, Le guerre dell’antisemitismo, Skyscraper Publications, novembre 2018, pp. 272.

Hilary Wise – 17 dicembre 2018,Middle East Monitor

Con accuse di antisemitismo che occupano regolarmente le prime pagine coinvolgendo personaggi di alto profilo come Ken Livingtone [ex-sindaco laburista di Londra dal 2000 al 2008, ndtr.] o l’ex rabbino capo britannico Jonathan Sacks, chi può essere all’oscuro del fatto che è in corso un’appassionata lotta? Tuttavia, qual è la realtà che sta dietro questi titoli?

La meticolosa analisi dei fatti di Karl Sabbagh è di un tempismo perfetto. Insinuazioni e accuse contro persone che fanno campagna per i diritti dei palestinesi, ovviamente, continuano da decenni, ma gli ultimi due anni hanno visto un massiccio incremento dell’ampiezza e nell’intensità degli attacchi, soprattutto contro la Sinistra, compreso il leader del partito Laburista Jeremy Corbyn. Mentre la possibilità di una vittoria dei laburisti si profila sempre più vicina, organizzazioni come il “Jewish Labour Movement” [Movimento degli Ebrei Laburisti] (JLM), “Labour against Anti-Semitism” [Laburisti Contro l’Anti-semitismo] (LAAS), il “Board of Deputies of British Jews” [Comitato dei Deputati Ebrei Britannici], la Campaign against Anti-Semitism [Campagna contro l’Antisemitismo] (CAA) ed altri hanno intensificato la campagna. Questo libro è quindi sia un resoconto di attività del passato che un avvertimento sul peggio che deve ancora venire.

Per chi non è informato sulla storia della regione, il capitolo introduttivo fornisce un riassunto chiaro, compresa una confutazione punto per punto dei miti spesso ripetuti utilizzati per giustificare l’iniziale e continua espulsione ed oppressione della popolazione nativa della Palestina. Ne consegue che, di fronte a simili prove inconfutabili, l’unica risorsa a disposizione della lobby filo-israeliana è cercare di far tacere le critiche.

I diversi metodi utilizzati emergono da una serie di resoconti personali. Lo scrittore e musicista Tom Suarez ha scoperto che il CAA non solo ha chiesto che venisse escluso come oratore, sia in Gran Bretagna che negli USA, ma ha fatto anche campagna perché ovunque gli fosse negato un ingaggio come musicista. Tony Greenstein, ben noto blogger e attivista a favore dei diritti dei palestinesi, ha fornito un dettagliato resoconto di cosa significhi essere trascinato di fronte alla Commissione Costituzionale Nazionale del partito Laburista, in un lungo e traumatico processo pseudo-legale. Centinaia di membri del partito sono stati denunciati in questo modo da gruppi di persone che controllano minuziosamente internet, non tanto per cercarvi affermazioni antiebraiche quanto critiche contro Israele. I numeri che ne risultano consentono alla lobby di accusare quello laburista come un partito che non è stato attivo nell’estirpare l’”endemico” antisemitismo tra i suoi membri.

Jeremy Corbyn ed altri leader del partito sono oggetto di critiche per non aver risposto rapidamente e nettamente agli attacchi. La politica dei gesti rassicuranti e le proteste di innocenza sembrano avere semplicemente rinvigorito la campagna contro il partito Laburista.

Nel suo capitolo che si occupa dei gruppi di controllo, Sabbagh dimostra quanto utilizzino qualunque cosa, da citazioni decontestualizzate a pure e semplici invenzioni, compresi scambi orali che non possono essere verificati. Di fatto il CAA, un’associazione benefica riconosciuta è specializzata nella scoperta (spesso inventata) di incidenti di antisemitismo e nell’intimidazione di individui e gruppi che fanno campagna o di luoghi di riunione che ospitano eventi a favore dei palestinesi. Il suo esplicito obiettivo è “ottenere conseguenze disastrose, che siano penali, professionali, finanziarie o di immagine” per chi critica Israele. Hanno chiesto che vengano avviate azioni penali per “discorsi di odio” dalla procura generale e che docenti universitari che parlano a favore dei diritti dei palestinesi vengano licenziati. Come molte persone prese di mira possono testimoniare, anche se le accuse si dimostrano false, una volta che la calunnia viene lanciata il danno è fatto. Pubbliche smentite (raramente fatte) possono non essere lette, e molte persone non si possono permettere di adire a vie giudiziarie. La risposta ad altri che dicono la verità è chiara: denuncia Israele e ciò può succedere anche a te. Esempi della reale criminalizzazione delle critiche contro Israele negli Stati Uniti dovrebbero servire come avvertimenti per chiunque in questo Paese.

Il vergognoso ruolo giocato dai media è un tema ricorrente nel libro di Sabbagh. Il fatto che i “sondaggi” della CAA sull’opinione pubblica ebraica siano stati presentati come estremamente approssimativi, tra gli altri da leader e commentatori ebraici, non ha impedito a molti dei principali media dal citarli come fonti di informazione affidabili.

Per esempio affermazioni infondate secondo cui un terzo degli ebrei britannici stanno prendendo in considerazione l’idea di emigrare sono semplicemente citate come un fatto. L’assurda, quasi isterica reazione del rabbino Sacks a un commento assolutamente banale di Jeremy Corbyn è un esempio calzante. Non un solo mezzo di comunicazione importante ha seriamente messo in discussione il suo incredibile paragone con il famoso discorso su “fiumi di sangue” di Enoch Powell [politico ultraconservatore inglese, ndtr.].

L’analisi di Sabbagh sui mezzi di comunicazione più importanti a questo riguardo è confermata da un recente rapporto della “Media Reform Coalition” [Coalizione per la Riforma dei Media, insieme di gruppi inglesi della società civile per la ricerca e campagne per migliorare l’informazione, ndtr.] (illustrato nell’Appendice). Mostra che inesattezze diffuse e ripetuto hanno teso a promuovere il concetto che il partito Laburista è istituzionalmente antisemita.

Al centro del libro si trova la controversia relativa alla definizione di antisemitismo dell’”International Holocaust Remembrance Alliance” [Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto] (IHRA), dato che essa diventata l’arma prediletta della lobby israeliana. In sé la definizione è indiscutibile, ma alcuni degli esempi presuntamene “utili” relativi ad Israele – che la lobby ha lottato con le unghie e coi denti perché venissero inclusi – sono molto sospetti. Lo scopo apertamente dichiarato è di confondere ogni critica di Israele con l’antisemitismo. Sabbagh lo dimostra nel dettaglio e segnala il pericolo della sua adozione, citando numerose opinioni giuridiche, compresa quella di avvocati che di fatto hanno formulato la definizione originale.

Altri documenti fondamentali che vengono forniti sono trascrizioni del documentario di Al Jazeera “La Lobby”, che evidenza le interferenze del governo israeliano sulla politica britannica. Una serie di documentari simili più recenti sulla lobby negli USA non è stata messa in onda, ma fortunatamente è filtrata su internet. È incluso anche un resoconto delle accuse di antisemitismo fatte contro la baronessa Jenny Tonge [ex deputata del partito Liberal Democratico, espulsa dal partito con accuse di antisemitismo per aver difeso i diritti dei palestinesi, ndtr.] quando ha presieduto un incontro in parlamento.

L’effetto cumulativo di tutti questi dati attentamente studiati e chiaramente presentati è profondamente agghiacciante. Le implicazioni per la libertà di parola in Gran Bretagna – la base fondamentale della nostra democrazia – sono ineludibili. Sfortunatamente, praticamente per definizione i principali media molto probabilmente non recensiranno una pubblicazione che rivela il loro approccio di parte e negligente verso uno dei principali problemi dei nostri tempi. Speriamo che il passaparola e il potere delle reti sociali attirino i lettori che questo libro merita.

(traduzione di Amedeo Rossi)




I partiti europei sono stati invitati a sottoscrivere che le pratiche di boicottaggio sono antisemite

Arthur Neslen

24 ottobre 2018, The Guardian

Un convegno spalleggiato dal governo israeliano intende proporre linee rosse per i futuri membri del Parlamento Europeo

Una conferenza a Bruxelles spalleggiata dal governo israeliano intende spingere tutti i partiti politici europei a firmare delle “linee rosse” che dichiarino le pratiche di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) “essenzialmente antisemite”.

La conferenza di due giorni, a cui parteciperà il ministro israeliano per le questioni di Gerusalemme, Ze’ev Elkin, proporrà ai futuri membri del Parlamento Europeo e ai partiti politici un testo da firmare prima delle elezioni europee nel maggio del prossimo anno.

Il testo invita gli Stati membri dell’UE a firmare la “definizione operativa di antisemitismo” dell’Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto e ad escludere dal governo tutti i politici o i partiti che la violino.

La più controversa delle linee rosse – basata su una risoluzione adottata nel 2016 in Germania dall’Unione Cristiano-Democratica di Angela Merkel – invita “tutti i partiti politici ad approvare una risoluzione vincolante che respinga le attività BDS come essenzialmente antisemite.”

Il rabbino Menachem Margolin, fondatore dell’Associazione Ebraica Europea (EJA), una coalizione di organizzazioni che sta organizzando la conferenza insieme al gruppo Affari Pubblici Europa-Israele (EIPA), ha detto: “Quando saranno approvate, queste ‘linee rosse’rappresenteranno le nostre linee scritte non sulla sabbia, ma nel cemento, e fungeranno da sveglia per i politici per segnalargli che qui è davvero in gioco il futuro dell’Europa ebraica.”

Nel suo materiale promozionale per la conferenza del 6-7 novembre l’’EJA afferma che gli inviti sono coordinati con i ministeri israeliani per le Questioni di Gerusalemme e degli Affari Esteri, di cui sono indicati i loghi.

Nessuno dei due ministeri ha per ora risposto alle richieste di un commento.

Negli ultimi anni il governo israeliano ha cambiato atteggiamento, passando dall’ignorare il movimento BDS contro Israele, negli anni seguenti alla sua fondazione nel 2005, al lancio di una campagna internazionale contro di esso, sostenendo che mira a delegittimare lo Stato ebraico. Israele ha approvato una legge che vieta l’ingresso agli stranieri che sostengono pubblicamente il boicottaggio di Israele ed ha creato gruppi in altre Nazioni per contrastare le attività e le argomentazioni del BDS.

Il ministero israeliano per gli affari strategici, che pare abbia stanziato un budget di 72 milioni di dollari per contrastare il movimento mondiale BDS, dice di non essere coinvolto nella conferenza. Tuttavia, The Guardian è a conoscenza che i suoi funzionari pubblici ed altro personale del ministero degli Esteri israeliano sono stati regolarmente in contatto con almeno una figura coinvolta nell’organizzazione dell’evento.

Secondo il sito web del gruppo, l’anno scorso il ministro degli Affari Strategici, Gilad Erdan, ha visitato l’EIPA per dare sostegno e tenere riunioni informative che in parte riguardavano “il contrasto alla narrazione del BDS”. “Come posizione ufficiale, il ministero ritiene il BDS antisemita per i suoi doppi standard e per la demonizzazione di Israele”, ha riferito una fonte vicina all’ufficio di Erdan.

Margrete Auken [del gruppo dei Verdi/Alleanza Libera Europea, ndtr.], vice-capo della delegazione del Parlamento Europeo per le relazioni con la Palestina, ha detto di non appoggiare il BDS. Tuttavia ha affermato: “Respingo i continui tentativi di assimilare questo movimento a guida palestinese all’antisemitismo”.

C’è un’evidente intenzione di mettere a tacere i sostenitori del BDS per proteggere le politiche illegali di annessione e spoliazione da parte del governo Netanyahu. La criminalizzazione e la repressione della legittima espressione della libertà di parola non possono essere accettate nelle nostre società.”

Durante l’estate le questioni relative all’assimilazione tra antisemitismo e antisionismo hanno diviso il partito Laburista nel Regno Unito. Un ‘organizzatore della conferenza ha detto che le linee rosse “potrebbero creare difficoltà ai compagni del partito Laburista nelle elezioni europee che sostengono Jeremy Corbyn come il salvatore della socialdemocrazia.”

Ed ha aggiunto: “Dobbiamo stilare queste linee e fare in modo che le persone le firmino prima di queste elezioni, in modo che in seguito noi possiamo chiedergliene conto.”

Un altro segnale che una nuova battaglia su questa questione potrebbe essere in preparazione, è il fatto che l’ambasciatore israeliano presso l’Unione Europea, Aharon Leshno-Yaar, ha accusato la vice-capo del gruppo socialista nel Parlamento Europeo, Elena Valenciano, di avere “una strana ossessione nei confronti dello Stato ebraico”, dopo che lei aveva criticato le politiche israeliane.

Sono preoccupato per il crescente numero di episodi antisemiti in Europa negli ultimi tempi”, ha detto Yaar, citando rapporti sullo spionaggio iraniano in centri ebraici. “Il vostro silenzio su questi argomenti è assordante. State adottando una narrazione che ha un unico scopo – denigrare lo Stato democratico del popolo ebreo.”

Quest’anno le accuse del ministero di Erdan secondo cui l’Unione Europea ha finanziato Ong che supportavano il BDS e il terrorismo gli si sono ritorte contro, quando il capo della politica estera dell’Unione, Federica Mogherini, le ha definite “disinformazione”.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)