Netanyahu promette “attacchi massicci” a Gaza mentre sale il numero di morti

Al Jazeera

5 maggio 2019

Nove palestinesi e tre israeliani uccisi, mentre le forze israeliane si ammassano sul confine di Gaza, alimentando il timore di un’invasione di terra.[ i dati aggiornati sono 27 palestinesi uccisi e 4 israeliani ndt]

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato “attacchi massicci” contro la Striscia di Gaza dopo un’escalation di due giorni che ha portato all’uccisione di nove palestinesi e tre israeliani.

Domenica aerei da guerra e cannoniere israeliani hanno continuato a colpire la Striscia di Gaza mentre combattenti nell’enclave assediata hanno sparato una raffica di razzi sul sud di Israele.

Un comandante di Hamas di 34 anni è stato ucciso in quello che l’esercito israeliano ha descritto come un attacco mirato. Un comunicato dell’esercito ha accusato Hamad al-Khodori di “aver trasferito grandi somme di denaro” dall’Iran alle fazioni armate di Gaza.

È stato il quinto palestinese che si dice sia stato ucciso domenica. Altre vittime palestinesi hanno incluso una donna incinta e la sua nipotina di un anno, uccise sabato a Gaza.

Nella città israeliana di Ashkelon un cinquantottenne israeliano è stato ucciso dopo essere stato colpito dalle schegge per un attacco con i razzi. Altri due israeliani, gravemente feriti domenica pomeriggio in diversi attacchi con i razzi contro una fabbrica, in seguito sono morti.

Questa mattina ho dato istruzioni alle IDF (l’esercito israeliano) di continuare con massicci attacchi contro i terroristi nella Striscia di Gaza,” ha detto domenica in un comunicato Netanyahu, che ha anche l’incarico di ministro della Difesa, dopo aver consultato il gabinetto di sicurezza.

Ha detto di aver anche ordinato che “carri armati, artiglieria e forze di fanteria” rinforzino le truppe già schierate nei pressi di Gaza, un’iniziativa che suscita timori di un’invasione di terra.

Hamas è responsabile non solo per i suoi attacchi contro Israele, ma anche per quelli della Jihad Islamica, e sta pagando un prezzo molto alto per questo,” ha aggiunto Netanyahu.

Sabato a Gaza fazioni armate, altrimenti note come “Joint Operations Room” [Sala Operativa Unitaria], che include il braccio armato di Hamas e quello del Movimento della Jihad Islamica in Palestina, hanno giurato di “estendere la propria risposta” se l’esercito israeliano continua a prendere di mira la Striscia.

La nostra risposta sarà più vasta e più dolorosa nel caso in cui (Israele) estenda l’aggressione, e continueremo ad essere lo scudo protettivo del nostro popolo e della nostra terra,” ha affermato in un comunicato la Joint Operations Room.

Harry Fawcett, che informa dal lato israeliano del confine con Gaza per Al Jazeera, ha affermato che l’escalation è “tutt’altro che finita”.

È potenzialmente una grave escalation militare pericolosa e lunga,” dice. “I mezzi di informazione israeliani hanno citato importanti fonti della difesa, che hanno detto di aspettarsi che questo scontro durerà alcuni giorni.”

I media israeliani hanno informato che negli ultimi due giorni i combattenti di Gaza hanno lanciato più di 400 razzi verso città e cittadine nella parte meridionale di Israele e che il sistema antimissile israeliano Iron Dome ne ha intercettati più di 250.

L’ufficio stampa del governo a Gaza ha detto che aerei da guerra israeliani hanno condotto circa 150 raid, oltre ai bombardamenti dell’artiglieria che hanno preso di mira 200 luoghi di interesse civile nella Striscia di Gaza, compresi edifici residenziali, moschee, negozi e mezzi d’informazione.

Secondo il ministero della Salute di Gaza circa 70 palestinesi sono rimasti feriti negli attacchi.

In seguito ai raid aerei l’abitante di Gaza Um Alaa Abu Absa ha passato la domenica a raccogliere pezzi di vetro e detriti nella sua proprietà.

Ci sono stati molti bombardamenti, i vicini sono stati molto colpiti, la scena per strada era indescrivibile, la gente aveva paura, era terrorizzata e correva, e ognuno si occupava dei propri figli, nessuno era nelle condizioni di vedere gli altri,” ha detto Abu Absa.

Uno degli edifici distrutti ospitava l’ufficio dell’agenzia ufficiale di notizie dello Stato turco Anadolu a Gaza.

Chiediamo alla comunità internazionale di agire prontamente per allentare le tensioni che si sono accentuate a causa delle azioni sproporzionate di Israele nella regione,” ha affermato un comunicato del ministero degli Esteri turco.

Domenica l’esercito israeliano ha negato che Falastine Abu Arar, madre incinta di 37 anni, e la sua nipotina di 14 mesi, Siba, siano state uccise dalle forze israeliane. Ha invece incolpato un errore nel lancio di un razzo palestinese.

Sabato notte anche due palestinesi, Imad Nseir, di 22 anni, e Khaled Abu Qaleeq, di 25, sono stati uccisi da attacchi aerei israeliani.

Il gruppo della Jihad Islamica palestinese ha detto che i due uomini uccisi durante la notte di domenica, Mahmoud Issa, di 26 anni, e Fawzi Bawadi, di 23, erano membri del suo braccio armato.

Il ministero della Salute ha affermato che nel primo pomeriggio altri due palestinesi sono stati uccisi dopo che un raid aereo israeliano ha preso di mira un gruppo di persone nel quartiere orientale di Gaza City di Shujayea,. Gli uomini sono stati identificati come Bilal Mohammed al-Banna e Abdullah Abu Atta, pare entrambi sui vent’anni.

Poco dopo, in quello che i palestinesi hanno definito il primo assassinio mirato dal 2014, a Gaza City un attacco aereo israeliano ha colpito l’auto di al-Khoudary, comandante di Hamas. Altri tre palestinesi sono rimasti feriti nell’attacco.

Pericolosa escalation”

Il Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, ha chiesto a tutte le parti di “ridurre immediatamente la tensione e di tornare alle intese degli ultimi mesi.”

Sono profondamente preoccupato di un’ennesima pericolosa escalation a Gaza e della tragica perdita di vite umane,” ha detto.

I miei pensieri e le mie preghiere vanno alle famiglie e agli amici di tutti quelli che sono stati uccisi, e auguro una rapida guarigione ai feriti.”

L’ultima crisi è arrivata dopo che venerdì altri quattro palestinesi sono rimasti uccisi in due diversi incidenti.

Due di loro sono stati colpiti a morte durante le proteste settimanali della Grande Marcia del Ritorno nei pressi del confine orientale di Gaza, mentre un raid aereo che ha preso di mira un avamposto di Hamas ha ucciso due membri del braccio armato del movimento.

L’esercito israeliano ha affermato che il raid aereo era una risposta a una sparatoria che ha ferito due suoi soldati nei pressi del confine.

Il nostro corrispondente ha detto che un attacco israeliano con un drone nei pressi di un veicolo, che ha ferito tre palestinesi, ha preceduto il lancio di una raffica di razzi.

Da quando Hamas ha preso il controllo del territorio nel 2007 Israele ed Egitto hanno mantenuto un blocco asfissiante contro Gaza.

Dopo pesanti scontri, alla fine di marzo Israele ha accettato di alleggerire il blocco in cambio di un’interruzione del lancio di razzi. Ciò ha incluso l’estensione della zona di pesca lungo le coste di Gaza, un aumento delle importazioni a Gaza e il permesso al Qatar, Stato del Golfo, di consegnare aiuti all’immiserito territorio.

Tuttavia Israele non ha rispettato gli accordi su questi temi e alla fine di aprile ha ridotto l’estensione della zona di pesca.

Varie intese rese note riguardo all’alleggerimento delle restrizioni economiche, alla creazione di lavoro e all’intenzione di aumentare la fornitura di elettricità a Gaza – non c’è stato niente del genere,” ha detto Harry Fawcett.

Circa due milioni di palestinesi vivono a Gaza, la cui economia ha sofferto per anni di blocco così come per il recente taglio agli aiuti. Secondo la Banca Mondiale la disoccupazione arriva al 52% e la povertà è dilagante.

Dal dicembre 2008 Israele ha scatenato tre offensive contro Gaza.

L’ultima guerra, nel 2014, ha gravemente danneggiato le già carenti infrastrutture di Gaza, inducendo le Nazioni Unite ad avvertire che la Striscia sarà “inabitabile” entro il 2020.

Fonte: Al Jazeera e agenzie di notizie

(traduzione di Amedeo Rossi)




Rapporto OCHA del periodo 12- 25 marzo (due settimane)

In Cisgiordania, durante il periodo di riferimento, in cinque diversi contesti, sono stati uccisi sei palestinesi e due israeliani; pertanto il numero di palestinesi e israeliani uccisi nel corso di quest’anno sale rispettivamente a 16 e 3 [di seguito il dettaglio].

Il 17 marzo, al raccordo stradale che porta alla colonia di Ariel, vicino a Salfit, un palestinese ha ucciso un soldato e un colono israeliani; prima di fuggire, ha ferito un altro soldato israeliano nei pressi di un vicino incrocio. Dopo l’accaduto, le forze israeliane hanno avviato numerose operazioni di ricerca-arresto ed hanno dispiegato decine di posti di blocco volanti. Due giorni dopo, un’unità israeliana sotto copertura ha fatto irruzione in una casa nel villaggio di Abwein (Ramallah) in cui si nascondeva il presunto colpevole e lo hanno ucciso dopo uno scambio a fuoco. Durante le operazioni di ricerca-arresto, sono scoppiati scontri tra palestinesi e forze israeliane; otto palestinesi sono rimasti feriti nella stessa Abwein e altri 14 nella città di Salfit. Inoltre, in un precedente episodio accaduto il 12 marzo nella città di Salfit, un altro palestinese era stato ucciso, con arma da fuoco, dalle forze israeliane e 40 palestinesi erano rimasti feriti durante scontri scoppiati nel corso di un’operazione di ricerca-arresto. Nello stesso giorno, presso un checkpoint per l’accesso pedonale alla zona H2 di Hebron controllata da Israele, un palestinese di 41 anni è stato ucciso dalle forze israeliane di presidio: l’uomo avrebbe tentato di pugnalare un soldato israeliano (nel 2018, nella stessa zona H2, in accoltellamenti o tentati accoltellamenti, tre palestinesi furono uccisi dalle forze israeliane). Il 20 marzo, altri due palestinesi sono stati colpiti con arma da fuoco e uccisi in una zona in cui erano in corso scontri tra palestinesi e forze israeliane; queste ultime stavano scortando coloni israeliani in visita alla Tomba di Giuseppe, nella città di Nablus; nella circostanza anche un’ambulanza palestinese ha subito danni che le hanno impedito di raggiungere i feriti. In un altro episodio, accaduto il 20 marzo a Betlemme, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese e ferendone un altro; i due transitavano nelle vicinanze di una torretta militare ad un posto di controllo israeliano; non è chiaro perché i soldati abbiano aperto il fuoco.

Nella Striscia di Gaza, il 22 marzo, in due zone ad est di Gaza e di Al Bureij, in manifestazioni e scontri verificatisi lungo la recinzione perimetrale, due palestinesi sono stati uccisi e altri 350 sono rimasti feriti. Secondo fonti sanitarie palestinesi, 204 di tali feriti sono stati ricoverati in ospedale; tra questi, 93 presentavano ferite da armi da fuoco. In ulteriori proteste e attività riferibili alla “Grande Marcia di Ritorno”, un palestinese è stato ucciso nella zona di Beit Hanoun e altri 69 sono rimasti feriti: questi dati fanno riferimento alle dimostrazioni tenute sulla spiaggia, vicino alla recinzione perimetrale nella parte settentrionale di Gaza, oltre che al tentativo, da parte di una flottiglia di barche, di rompere il blocco navale e ad attività notturne presso la recinzione; nel corso di queste ultime sono stati lanciati ordigni esplosivi contro le forze israeliane. Le forze israeliane hanno lanciato un missile verso una postazione militare ed hanno sparato proiettili di carri armati contro un gruppo di persone che, a quanto riferito, stava lanciando palloni incendiari presso la recinzione: in queste due circostanze sono rimasti feriti altri quattordici palestinesi.

Il 14 marzo, per la prima volta dalle ostilità del 2014, due razzi lanciati dalla Striscia di Gaza hanno colpito Tel Aviv. In risposta, le forze aeree israeliane hanno attuato diversi attacchi aerei, prendendo di mira siti militari e aree aperte di Gaza; sono rimaste ferite quattro persone, tra cui un minore e due donne, una delle quali incinta; i bombardamenti hanno creato gravi danni. Secondo fonti militari israeliane, a Gaza sarebbero stati colpiti100 obiettivi.

Il 25 marzo, nell’area centrale di Israele, sette israeliani sono rimasti feriti ed una casa è stata danneggiata gravemente da un razzo lanciato da Gaza. In seguito a questo episodio, le autorità israeliane hanno chiuso i valichi di Kerem Shalom ed Erez fino a nuovo avviso, consentendo solo transiti di casi urgenti; la zona di pesca consentita è stata ridotta a zero miglia nautiche. Inoltre, l’aviazione israeliana ha colpito diverse località della Striscia di Gaza, tra cui edifici residenziali, uffici, siti militari e aree aperte; secondo i primi rapporti del Gruppo Ripari di Emergenza, due persone sono state ferite e sedici famiglie sono state sfollate, per un totale di 83 persone. Gruppi armati palestinesi hanno sparato decine di proiettili verso il sud di Israele, causando danni.

In situazioni non collegate a manifestazioni, ma contestuali all’applicazione delle restrizioni di accesso, in almeno nove occasioni le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento nelle aree adiacenti alla recinzione perimetrale e al largo della costa di Gaza; ferito un palestinese. In un’occasione, le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale.

In Cisgiordania, durante il periodo di riferimento, in numerosi scontri, sono stati feriti dalle forze israeliane 75 palestinesi. Tra questi, 26 in due operazioni di ricerca-arresto nel Campo Profughi di Al Jalazoun a Ramallah e nella città di Salfit, rispettivamente il 15 e il 17 marzo. Complessivamente, [nel periodo di riferimento di questo Rapporto,] le forze israeliane hanno condotto 227 operazioni di ricerca-arresto, durante le quali sono state arrestate 200 persone. Il 20 marzo, altri 22 palestinesi sono stati feriti nella città di Al Bireh (Ramallah): protestavano contro l’uccisione di un palestinese, avvenuta il giorno prima ad Abwein [vedi sopra]. Inoltre, durante gli scontri verificatisi nell’area H2 di Hebron [vedi sopra], 20 studenti e cinque insegnanti hanno avuto bisogno di trattamento sanitario a seguito del lancio di lacrimogeni dentro la loro scuola da parte delle forze israeliane. Nella Città Vecchia di Gerusalemme, sette palestinesi sono stati aggrediti fisicamente e feriti dalle forze israeliane dopo che una stazione di polizia situata nel Complesso della Moschea di Al Aqsa aveva subito danni a causa di un incendio che, a quanto riferito, sarebbe stato appiccato deliberatamente da palestinesi. Il Complesso è stato chiuso per un breve periodo. Complessivamente, quasi due terzi delle lesioni provocate negli scontri verificatisi nel periodo di riferimento sono state causate da inalazione di gas lacrimogeno richiedente cure mediche, il 25% da proiettili di gomma, l’8% da aggressioni fisiche e il 3% da armi da fuoco.

Vi è stato un aumento della violenza dei coloni; sarebbe da collegare all’uccisione dei due israeliani avvenuta il 17 marzo [vedi sopra]; attribuiti a coloni 13 episodi che hanno portato al ferimento di cinque palestinesi e danni a proprietà palestinesi. In due di tali episodi, avvenuti a Nablus e Jenin, coloni hanno lanciato pietre contro veicoli palestinesi in transito sulla Strada 60 e vicino alla colonia di Homesh, ferendo quattro palestinesi, inclusa una donna. Un’altra donna è stata aggredita fisicamente da coloni nella zona di Tel Rumeida a Hebron. In altri otto episodi, coloni hanno fatto irruzione nei villaggi di Burqa, Burin e Asira al Qibliya (Nablus), Kifl Haris (Salfit), Jinsafut (Qalqiliya), Saffarin (Tulkarm) e Battir (Betlemme), vandalizzando almeno 30 auto di palestinesi e causando danni a tre case. Altri 28 veicoli [palestinesi] sono stati vandalizzati da coloni nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est.

Sempre in Cisgiordania, per la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito 25 strutture di proprietà palestinese, sei delle quali erano state donate; le demolizioni hanno costretto allo sfollamento 35 persone e più di 500 altre sono state coinvolte. Nove delle strutture sono state demolite in Area C, in cinque Comunità dei governatorati di Betlemme e Hebron; le rimanenti si trovavano a Gerusalemme Est. In un caso, nel quartiere di Shu’fat, le forze israeliane hanno demolito una scuola elementare in costruzione; si trattava di un ampliamento di una scuola preesistente che, nel prossimo anno scolastico, avrebbe dovuto ospitare 450 studenti.

Secondo quanto riportato da media israeliani, in due episodi, palestinesi hanno causato danni a tre veicoli appartenenti a coloni israeliani [di seguito il dettaglio]. Il 20 marzo, palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani che viaggiavano nei pressi del villaggio di Beit Sira (Ramallah), causando danni a due auto; nello stesso giorno hanno lanciato pietre contro la metropolitana leggera a Shu’fat (Gerusalemme).

Secondo gruppi per i Diritti Umani, tra il 14 e il 18 marzo, nel corso di proteste a Gaza, centinaia di persone sono state arrestate e altre sono state aggredite fisicamente e ferite dalle forze di Hamas. Le manifestazioni erano state organizzate contro le condizioni disastrose e l’alto costo della vita ed hanno visto l’incendio di pneumatici, la costruzione di barricate, il lancio di pietre e scontri con le forze di Hamas.

Durante il periodo di riferimento, il valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto, sotto controllo egiziano, è rimasto aperto in entrambe le direzioni per sette giorni e in una sola direzione per altri due giorni, per consentire l’uscita dei pellegrini. Un totale di 2.635 persone sono entrate a Gaza, tra cui 641 pellegrini, e ne sono uscite altre 3.714, tra cui 1.539 pellegrini.

Ultimi sviluppi

Nella Striscia di Gaza e nel sud di Israele si è registrata una significativa intensificazione delle ostilità: questo dopo che, il 25 marzo, da Gaza era stato lanciato un razzo che ha danneggiato gravemente una abitazione nell’area centrale di Israele ed ha ferito sette israeliani [vedi soprastante Rapporto]. Nonostante le segnalazioni di un cessate il fuoco negoziato dall’Egitto, le ostilità sono proseguite durante la notte del 26 marzo; dal 27 marzo pare subentrata una relativa calma.

Nelle prime ore del mattino del 27 marzo, durante scontri nel Campo Profughi di Duheisheh (Betlemme), un 18enne palestinese, in servizio sanitario volontario, è stato ucciso con arma da fuoco dalle forze israeliane.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA del periodo 6 -19 novembre 2018 ( due settimane)

Due giorni di intense ostilità, a Gaza e nel sud di Israele, hanno provocato l’uccisione di 15 palestinesi ed un israeliano, e la distruzione o il danneggiamento di decine di abitazioni.

Il crescendo di violenza, avvenuto tra l’11 ed il 13 novembre, è stato provocato dagli scontri tra un’unità israeliana sotto copertura, in azione a Khan Yunis, e un’unità militare di Hamas. Gli scontri hanno provocato l’uccisione di sette membri dell’unità palestinese e di un ufficiale israeliano. L’episodio è stato seguito da un intenso lancio di razzi su Israele e attacchi aerei su tutta Gaza. Il 13 novembre, con il sostegno dell’Egitto e delle Nazioni Unite, è stato raggiunto un cessate il fuoco informale, ancora in vigore alla fine del periodo di riferimento.

Gruppi armati palestinesi hanno lanciato più di 400 razzi verso varie località del sud di Israele, uccidendo un palestinese della Cisgiordania e ferendo gravemente almeno una donna israeliana. La maggior parte dei razzi è caduta in aree aperte o è stata intercettata in volo; tuttavia alcuni di essi, caduti in varie località israeliane, hanno danneggiato diverse abitazioni, un asilo infantile, un edificio industriale e un deposito di gas. Secondo fonti israeliane, oltre 20 civili israeliani, che hanno subito lesioni da lievi a moderate (tra cui l’inalazione di fumo), sono stati ricoverati negli ospedali ed almeno 15 famiglie sono state sfollate a seguito di danni alle loro case. Inoltre, vicino alla recinzione perimetrale che circonda Gaza, un soldato israeliano è stato gravemente ferito quando palestinesi hanno lanciato un missile anticarro contro un autobus utilizzato dai militari.

Gli attacchi aerei israeliani, estesi su tutta la Striscia di Gaza, hanno ucciso sette palestinesi, tra cui almeno due civili, e ferito altri 27, tra cui cinque minori; 33 unità abitative sono state distrutte o gravemente danneggiate e gli abitanti sono stati sfollati. Una delle vittime civili era un contadino al lavoro sulla propria terra. Tre membri della stessa famiglia sono rimasti feriti a causa delle schegge di missili israeliani caduti sulla loro casa. Operatori di Shelter Cluster [Organismo di Protezione internazionale, cui partecipa anche l’ONU] hanno distribuito materassi, coperte, set da cucina e altri articoli a 39 famiglie sfollate o colpite. Secondo fonti israeliane, sono stati presi di mira e distrutti circa 150 siti e strutture utilizzate da fazioni militari, ma anche un certo numero di edifici situati in zone residenziali, tra cui un hotel ed una stazione televisiva affiliata ad Hamas.

Nella prosecuzione delle manifestazioni della “Grande Marcia di Ritorno”, svolte vicino alla recinzione perimetrale israeliana attorno a Gaza, un palestinese è stato ucciso e 265 sono stati feriti e ricoverati in ospedale. L’uomo è stato ucciso dalle forze israeliane il 9 novembre, durante una protesta ad est di Rafah. Un altro palestinese è morto il 7 novembre per le ferite riportate durante le proteste di fine ottobre. Del totale dei ferimenti, oltre 50 si sono verificati sulla spiaggia, nell’area settentrionale di Beit Lahiya, durante le proteste contro il blocco navale; la gran parte dei restanti ferimenti si sono avuti durante le manifestazioni settimanali del venerdì. Secondo il Ministero della Sanità palestinese, quasi la metà dei feriti ospedalizzati sono stati colpiti da armi da fuoco. Dall’inizio di novembre, c’è stata una diminuzione della violenza durante le proteste, inclusa una diminuzione del lancio di ordigni incendiari e tentativi di aprire brecce nella recinzione. Il Comitato organizzatore ha chiesto ai manifestanti di evitare di raggiungere la recinzione o di scontrarsi con le forze israeliane. L’8 novembre, ad est del Campo Profughi di Maghazi, un altro palestinese, non coinvolto in manifestazioni, è stato colpito ed ucciso dalle forze israeliane mentre si avvicinava alla recinzione perimetrale.

Il 7 e il 14 novembre, in due diversi episodi, due pescatori palestinesi sono stati uccisi da forze navali egiziane e israeliane. Gli episodi si sono verificati in mare, al largo di Rafah e Beit Lahia [rispettivamente a Sud e Nord della Striscia].

In Cisgiordania, durante quattro diverse incursioni nelle scuole, 63 minori palestinesi e nove adulti sono stati feriti da forze israeliane; ad una di queste incursioni hanno partecipato anche coloni israeliani. Due delle scuole interessate si trovano nella zona H2 della città di Hebron, le altre nei villaggi di Tuqu’ (Betlemme) e ‘Urif (Nablus). L’incursione effettuata in quest’ultima scuola ha coinvolto circa 50 coloni israeliani -provenienti, a quanto riferito, dall’insediamento colonico di Yitzhar – che hanno preso d’assalto la scuola accompagnati da forze israeliane. Secondo un rapporto dei media israeliani, questa incursione era in risposta a precedenti attacchi da parte di palestinesi. Dei feriti, due (adulti) sono stati colpiti con armi da fuoco, nove con proiettili di gomma ed i rimanenti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeno. Dall’inizio del 2018 c’è stato un aumento significativo di incursioni nelle scuole palestinesi da parte di forze israeliane e coloni.

In Cisgiordania, in numerosi scontri e operazioni di ricerca-arresto, sono stati feriti dalle forze israeliane altri 73 palestinesi. Del totale, 27 feriti sono stati registrati durante dimostrazioni tenute nel villaggio di Ras Karkar (Ramallah) per protesta contro la costruzione di una nuova strada riservata a coloni israeliani, ma costruita su terreni di proprietà palestinese. Scontri e ulteriori 15 feriti si sono avuti dopo l’ingresso di coloni israeliani nella città di Nablus in visita ad un sito religioso (la Tomba di Giuseppe). Altri 17 feriti sono stati provocati da operazioni [israeliane] di ricerca-arresto nella città di Al Bireh e nel villaggio di Abu Qash (Ramallah) e nei Campi Profughi di Jenin e Balata (Nablus).

Il 14 novembre, a Gerusalemme Est, un ragazzo palestinese di 17 anni ha pugnalato e ferito un poliziotto israeliano; successivamente è stato colpito con arma da fuoco ed è morto sei giorni dopo per le ferite riportate. In un episodio separato, il 6 novembre, una donna palestinese è stata colpita e ferita dalle forze israeliane; secondo quanto riferito, aveva tentato di pugnalare soldati israeliani all’ingresso dell’insediamento Kfar Adumim (Gerusalemme).

Vicino al villaggio di Abud (Ramallah) quattro palestinesi sono stati colpiti con armi da fuoco e feriti da soldati israeliani posizionati su una torre di osservazione. L’episodio è avvenuto il 18 novembre: secondo quanto riferito, gli uomini avevano ignorato l’ordine, impartito dalle forze israeliane, di fermare il loro veicolo.

Un palestinese è morto per le ferite riportate in precedenti scontri con le forze israeliane seguiti ad un assalto di coloni israeliani in un villaggio palestinese. Gli scontri si erano verificati il 26 ottobre nel villaggio di Al Mazra’a al Qibliya (Ramallah), dopo che coloni israeliani erano entrati in un parco pubblico [palestinese] di nuova costruzione, situato nella parte di villaggio in Area B. Qui i palestinesi si erano radunati per proteggere il parco da attacchi di coloni; fatto già verificatosi precedentemente. Questo è il secondo palestinese ucciso in episodi simili.

Almeno 11 attacchi di coloni israeliani hanno provocato feriti tra i palestinesi e/o danni alle loro proprietà. In un caso, nella città vecchia di Hebron, coloni hanno bloccato e colpito con pietre un’ambulanza palestinese che stava trasportando un paziente. Il trasporto era stato concordato con le autorità israeliane. Questo è il terzo episodio di questo tipo verificatosi negli ultimi tre mesi. Gli attacchi includono l’aggressione fisica di tre contadini che stavano lavorando sulla loro terra nel villaggio di Susiya (Hebron); la vandalizzazione di 21 veicoli in Kafr ad Dik (Salfit), Burin, Za’tara e Huwwara (Nablus) e Beit Eskaria (Betlemme); il lancio di pietre contro diverse abitazioni a ‘Urif (Nablus). Nelle settimane precedenti, in diversi episodi simili, coloni israeliani avevano vandalizzato e, secondo quanto riferito, tentato di incendiare un parco nel villaggio di Al Mazra’a al Qibliya (vedi paragrafo precedente). In un ulteriore episodio verificatosi a Gerusalemme Ovest (non incluso nel conteggio), sconosciuti hanno aggredito fisicamente e ferito una donna palestinese e i suoi due figli.

A Gerusalemme Est e nella zona C della Cisgiordania, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, venti strutture di proprietà palestinese sono state demolite o sequestrate e 20 persone sono state sfollate. Quattro delle strutture prese di mira erano situate in tre Comunità in Area C ed erano state fornite come assistenza umanitaria in risposta a precedenti demolizioni.

Il 18 novembre, le autorità di Hamas di Gaza hanno revocato le restrizioni all’uscita di titolari di permesso e di cittadini stranieri attraverso il valico di Erez [al confine con Israele]. Le restrizioni erano state imposte il 12 novembre, in seguito ad una operazione israeliana sotto copertura, ed hanno gravemente compromesso l’accesso, tra gli altri, di operatori umanitari, uomini d’affari e giornalisti. I preesistenti requisiti per la registrazione [finalizzata al transito] rimangono comunque in vigore.

Durante il periodo di riferimento, il valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto, sotto controllo egiziano, è stato aperto in entrambe le direzioni, ad eccezione di quattro giorni. 1.356 persone sono entrate a Gaza e 2.545 ne sono uscite. Dal 12 maggio 2018, il valico è stato aperto, quasi continuamente, cinque giorni a settimana.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




I palestinesi sono scettici sulla tenuta del cessate il fuoco a Gaza

Farah Najjar

14 Novembre 2018, Al Jazeera

Mentre si instaura una relativa calma, gli abitanti dell’enclave assediata hanno scarsa fiducia nell’accordo di cessate il fuoco mediato dall’Egitto.

Una fragile calma si è instaurata nella Striscia di Gaza sotto assedio, mentre un accordo mediato dall’Egitto tra Hamas, il gruppo che governa la Striscia, ed Israele sembra tenere, ma i palestinesi e gli esperti sono scettici al riguardo.

Mohammed Baroud, un insegnante di 34 anni, ha detto di non credere che l’ultimo accordo di cessate il fuoco durerà a lungo.

“Semplicemente perché Israele non si è mai attenuto ad alcun accordo in passato”, ha detto Baroud, che è stato testimone delle tre precedenti aggressioni israeliane contro l’enclave.

“I miei studenti, che hanno in maggioranza 11 anni, si sono spaventati. Ho passato la giornata a confortarli, rassicurandoli che tutto andrà bene”, ha detto.

“In realtà so che gli israeliani commetteranno presto un altro crimine.”

La tregua, annunciata martedì dalle fazioni guidate da Hamas, ha lo scopo di riportare la calma e porre fine a due giorni di attacchi aerei israeliani su Gaza, iniziati dopo che fazioni palestinesi hanno sparato razzi su Israele in risposta ad un’operazione israeliana sotto copertura che ha ucciso sette persone a Gaza. Nei due giorni di violenze sono stati uccisi almeno 14 palestinesi e due israeliani.

Una dichiarazione dei gruppi palestinesi a Gaza ha affermato: “Gli sforzi egiziani sono riusciti ad ottenere un cessate il fuoco tra la resistenza e il nemico sionista.

La resistenza rispetterà questo accordo fino a quando lo rispetterà il nemico sionista.”

Ma il ministro israeliano della Difesa, Avigdor Lieberman, si è dimesso per protesta contro l’accordo di cessate il fuoco, facendo precipitare la crisi della coalizione di governo guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu.

“Ciò che è accaduto ieri – la tregua concordata trattando con Hamas – è una capitolazione al terrorismo. Non ha altro significato”, ha detto Lieberman ai giornalisti.

Netanyahu ha difeso la tregua, affermando che “la dirigenza ha fatto la cosa giusta.”

“Siamo tutti terrorizzati”

Martedì notte un comunicato ufficiale del ministero dell’Educazione di Gaza ha annunciato che le scuole sarebbero state riaperte, segnalando che la situazione stava tornando alla normalità.

Ma la sedicenne Reem Khalla mercoledì mattina si è svegliata con un senso di apprensione.

Come molti studenti di Gaza, Khalla era spaventata ad andare a scuola il giorno dopo il cessate il fuoco, giunto dopo un intenso bombardamento israeliano sull’enclave che ha causato la distruzione di molti edifici, compresa una locale stazione televisiva.

“Quando sono arrivata, meno della metà dei miei compagni –circa 15 persone – era presente”, ha detto Khalla ad Al Jazeera.

Eravamo tutti terrorizzati e gli insegnanti hanno dato il permesso di andare a casa a quelli che lo volevano”, ha detto.

“Non abbiamo nemmeno studiato molto…Abbiamo soprattutto discusso se il cessate il fuoco sarebbe durato e se questa sarebbe stata una replica della guerra del 2014.”

Durante l’attacco del 2014 sono stati uccisi più di 2.200 palestinesi – in maggioranza civili – e decine di migliaia sono rimasti senza casa. Dalla parte di Israele sono state uccise 73 persone, per la maggior parte soldati.

Il cessate il fuoco “può reggere”

Gli osservatori ritengono che l’accordo reggerà, ma solo fino alla prossima serie di attacchi, che è stata “rinviata”.

“L’ultimo accordo di cessate il fuoco può reggere perché Israele ha pagato un prezzo notevole per i suoi recenti attacchi provocatori alla Striscia di Gaza”, ha detto ad Al Jazeera Mouin Rabbani, ricercatore presso l’Istituto per gli Studi sulla Palestina.

“(Israele) ha sostanzialmente sbagliato i calcoli nella sua ipotesi che Hamas non avrebbe reagito per tutelare gli sforzi di mediazione dell’Egitto”, ha notato Rabbani.

Secondo lui vi sarà una forte pressione sulla leadership israeliana perché “agisca con maggiore successo” contro i palestinesi.

“In fin dei conti, Israele non ha opzioni politiche credibili nei confronti della Striscia di Gaza, ma non è nemmeno pronto a rinunciare al blocco del territorio costiero”, ha detto Rabbani.

Gaza, che ospita oltre due milioni di persone, subisce da 11 anni un soffocante assedio, imposto da Israele ed Egitto, che ha gravemente compromesso la possibilità di movimento dei palestinesi.

Benché Israele abbia ritirato le proprie truppe e i propri coloni dalla Striscia nel 2005, ha mantenuto il controllo sullo spazio aereo, le acque territoriali e i confini terrestri di Gaza.

L’assedio ha devastato l’economia locale, ponendo gravi restrizioni all’ingresso di cibo e all’accesso ai servizi di base. Ha anche bloccato l’arrivo di materiali da costruzione necessari a ricostruire molta parte delle infrastrutture dell’enclave, danneggiate nelle precedenti campagne militari israeliane del 2008, 2012 e 2014.

Un “accordo migliore”

Alaa Tartir, consulente dei programmi di “Al-Shabaka: the Palestinian policy network”, ritiene che l’ultima escalation da parte di Israele avesse lo scopo di “appurare” il potenziale dei gruppi armati di Gaza, comprese le brigate al-Qassam di Hamas.

Anche il tanto atteso “accordo di pace” degli Stati Uniti per il Medio Oriente promosso dal genero del presidente USA Donald Trump, Jared Kushner, ha avuto un ruolo nell’ultima escalation e successiva tregua, ha detto Tartir.

“Verrà seguito da tutti i soggetti in causa un approccio attendista, fino a quando l’amministrazione Trump non comunicherà i punti chiave del suo “accordo di pace”, ha detto Tartir ad Al Jazeera.

“Loro (Israele) continueranno a riposizionarsi per assicurare un ‘miglior accordo’ nelle intese a livello regionale”, ha aggiunto.

Dopo l’annuncio della tregua, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito a porte chiuse su richiesta di Kuwait e Bolivia per discutere della fase acuta della crisi.

Ma i diplomatici hanno detto che non è stato raggiunto un accordo su come giudicare gli attacchi.

L’ambasciatore palestinese all’ONU, Riyad Mansour, ha riferito ai giornalisti che il Consiglio di Sicurezza era “paralizzato” e l’ha accusato di aver mancato di intraprendere un’adeguata ed immediata iniziativa.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)




Gaza: sei morti nelle sparatorie fra Israele e Hamas

MEE staff,

12 novembre 2018 (aggiornato 13 novembre), Middle East Eye

Decine di attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza uccidono sei palestinesi, i missili di Hamas fanno morire un palestinese in Israele

Quattro palestinesi sono stati uccisi lunedì e altri due martedì, quando l’esercito israeliano ha sferrato decine di attacchi aerei sulla Striscia di Gaza, mentre centinaia di missili venivano lanciati dall’enclave assediata.

Il ministero della Sanità di Gaza ha identificato i sei palestinesi uccisi come Mohammed Zakariya al-Tatari, 27 anni, Mohammed Zuhdi Odeh, 22 anni, Hamad Mohammed al-Nahal, 23 anni, Moussa Iyad Abd al-Aal, 22 anni, Khaled Riyadh al-Sultan, 26 anni e Musaab Hoss, 20. Da lunedì pomeriggio sono stati feriti altri 25 palestinesi.

Secondo quanto riferito da Haaretz, un palestinese è stato ucciso da un missile partito da Gaza che ha colpito la sua casa nella città israeliana di Ashkelon. Il razzo avrebbe ferito gravemente anche due donne che si trovavano nella casa.

La morte del quarantenne, un palestinese originario della città di Hebron in Cisgiordania, è la prima morte confermata dovuta alla raffica di razzi lanciati da Gaza iniziata lunedì pomeriggio, a seguito di una micidiale operazione delle forze speciali israeliane nell’enclave.

Secondo quanto riportato dai media israeliani, l’esercito israeliano ha colpito almeno 70 bersagli a Gaza, mentre 300 missili sono stati lanciati dal territorio palestinese verso Israele per tutto il lunedì.

Un attacco israeliano ha ucciso un altro palestinese martedì, ha detto il Ministro della Salute di Gaza, portando così a cinque il bilancio delle vittime nell’enclave in meno di 24 ore.

Un testimone oculare a Gaza ha detto a Middle East Eye che l’esercito israeliano lunedì ha bombardato l’edificio che a Gaza City ospita la stazione televisiva Al-Aqsa, legata a Hamas.

I media locali e internazionali hanno riferito che l’edificio è stato completamente distrutto durante l’attacco, e le strutture vicine danneggiate.

Non ci sono state notizie di vittime, secondo quanto riferito da Reuters.

L’attacco aereo è arrivato dopo che i militari israeliani hanno sparato cinque missili antideflagranti vicino all’edificio, hanno riferito a Reuters funzionari e testimoni palestinesi.

“Proprio come abbiamo affrontato gli attacchi precedenti, stiamo gestendo anche questo”, ha detto Rami Abu Dayya, un cameraman che ha lavorato per Al-Aqsa TV negli ultimi 14 anni durante i quali ha assistito a quattro diversi attacchi israeliani contro l’edificio.

Abu Dayya, 33 anni, ha detto anche di aver personalmente subìto tre diverse ferite durante gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza negli ultimi anni.

“Israele sta cercando di mettere a tacere i media palestinesi. Tuttavia, pochi minuti dopo che l’edificio di Al-Aqsa è stato preso di mira, siamo stati in grado di riprendere le trasmissioni [da un altro luogo] “, ha detto lunedì a MEE.

Dawoud Shihab, capo dell’ufficio stampa della fazione palestinese Islamic Jihad, ha affermato che la distruzione dell’edificio del canale televisivo Al-Aqsa e di molte altre case è stata “un attacco grave e aggressivo”.

“Ciò provocherà un’escalation nella rappresaglia della resistenza (palestinese)”, ha detto Shihab in una dichiarazione.

Nel contempo, il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito che l’esercito israeliano avrebbe colpito 70 bersagli nell’enclave palestinese assediata intorno alle 16 di lunedì.

Il sistema israeliano di difesa missilistica Iron Dome ha intercettato circa 60 dei 300 razzi lanciati da Gaza verso Israele, ha riferito il giornale. La maggior parte dei razzi sono atterrati in zone disabitate, ha detto l’esercito israeliano, ha riferito Haaretz.

Gli attacchi aerei israeliani hanno colpito anche case appartenenti agli attivisti di Hamas a Rafah e Khan Younis, nel sud di Gaza, e un hotel a Gaza utilizzato dal governo di Hamas per gestire la sua agenzia di sicurezza interna.

Saeb Erekat, segretario generale del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ha detto che Israele è responsabile degli attacchi a Gaza e del deterioramento della situazione nel territorio.

“Ribadiamo la nostra richiesta di protezione internazionale. Chiediamo alla comunità internazionale di fare tutto il necessario per prevenire un nuovo massacro a Gaza “, ha detto Erekat.

Anche l’Egitto ha invitato Israele a fermare le violenze a Gaza, secondo quanto riferito dalla televisione pubblica/ egiziana, e come riportato da Reuters.

Le fonti dicono che l’Egitto avrebbe comunicato a Israele la necessità di impegnarsi in un processo di allentamento della tensione e ha anche intensificato l’impegno con i palestinesi a tale riguardo.

Abu Obeida, portavoce dell’ala armata di Hamas Brigate al-Qassam, ha twittato “quello che è successo ad Ashkelon è responsabilità del comando nemico”.

A seguito delle violenze, il gabinetto di sicurezza israeliano è stato convocato per martedì mattina.

 

Violenze dopo un fallito raid israeliano

Haaretz ha riferito di un soldato israeliano di 19 anni rimasto gravemente ferito da “un missile anti-carro ” che ha colpito un autobus nel sud del territorio israeliano nel distretto regionale di Shaar HaNegev.

Il servizio sanitario di emergenza israeliano Magen David Adom (MDA), che ha portato l’adolescente al Soroka Medical Center di Beersheba, ha descritto l’incidente come un’esplosione. Altri sei israeliani sono stati leggermente feriti nella città meridionale di Sderot, secondo MDA.

Le sirene hanno suonato nel sud di Israele per tutto il pomeriggio e la sera, e una è risuonata anche vicino al Mar Morto.

Mda ha detto che 50 israeliani sono stati ricoverati all’ospedale Barzilai di Ashkelon, per tutta la giornata di lunedì. Fra di essi, 19 persone sono state ferite da razzi, mentre altre 31 sono state curate per lo shock, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Ynet.

Il quotidiano ha riferito che il personale del Soroka Medical Center di Beersheba ha curato lunedì altri tre israeliani feriti dal lancio di razzi, e altri 44 sotto shock.

La violenza di lunedì fa seguito al micidiale raid dell’esercito israeliano via terra e via aria su Gaza domenica sera, durante il quale sette palestinesi – tra cui un comandante dell’ala militare di Hamas, le brigate al-Qassam – e un ufficiale israeliano sono stati uccisi.

L’incidente, che costituisce un raro esempio di truppe di terra israeliane penetrate così addentro nella Striscia di Gaza, ha scatenato la paura di un’escalation di violenza nel territorio costiero palestinese.

Lunedì l’inviato del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il Medio Oriente, Jason Greenblatt, ha manifestato il suo totale sostegno a Israele, fedele alleato degli Stati Uniti, e ha twittato che “gli attacchi con i razzi e i colpi di mortaio contro le città israeliane devono essere condannati da tutti”.

“Israele è ancora una volta costretto a ricorrere all’azione militare per difendere i suoi cittadini e noi stiamo con Israele che si difende dagli attacchi”, ha detto Greenblatt.

L’incursione israeliana e il successivo scambio di fuoco hanno avuto luogo nonostante gli sforzi egiziani di negoziare un accordo tra Hamas e Israele, in mezzo alle continue proteste di massa a Gaza che mettono sotto pressione Israele affinché ponga fine al blocco della Striscia.

Di recente, Israele ha accettato di consentire al Qatar di donare milioni di dollari in aiuti per contribuire a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici di Gaza e per coprire i costi del carburante necessario ad alleviare una crisi nell’elettricità.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva in precedenza difeso la sua decisione di permettere al Qatar di trasferire denaro a Gaza nonostante le critiche del suo governo, dicendo di voler evitare la guerra, se non fosse stata necessaria.

Israele ha ucciso più di 200 palestinesi e ne ha feriti circa 20.000 dall’inizio più di sette mesi fa delle proteste della Grande Marcia del Ritorno.

I partecipanti alle marce settimanali hanno chiesto la fine del paralizzante assedio di Gaza, in essere da 11 anni, e il permesso per i profughi palestinesi di tornare alle case dei loro antenati.

Aggiornamenti di Mohammed Asad e Maha Hussaini a Gaza

Questo articolo è disponibile in francese sull’edizione francese di Middle East Eye.

(traduzione di Luciana Galliano)




Le forze israeliane lanciano 87 attacchi aerei notturni contro la Striscia di Gaza

MEE staff

Sabato 27 ottobre 2018,Middle East Eye

La Jihad islamica, che ha lanciato razzi su Israele dopo l’uccisione di cinque palestinesi, dice che è stato raggiunto un cessate il fuoco in seguito alla più grande offensiva su Gaza da agosto.

Nelle prime ore di sabato l’esercito israeliano ha condotto una serie di attacchi aerei in tutta la Striscia di Gaza assediata, nell’offensiva più pesante sul territorio costiero palestinese dall’estate.

La rete israeliana di notizie Ynet ha informato che l’esercito israeliano ha lanciato almeno 87 attacchi aerei, affermando che si trattava della risposta a circa 34 razzi sparati dall’enclave verso il sud di Israele.

La Jihad islamica ha rivendicato la responsabilità per i razzi, sostenendo in una dichiarazione che si è trattato della rappresaglia per l’uccisione da parte dell’esercito israeliano di cinque manifestanti palestinesi venerdì.

La resistenza non accetterà la formula imposta dal nemico basata sulle uccisioni da parte loro e il silenzio da parte nostra”, ha dichiarato il gruppo [islamico].

Dopo questi scontri, sabato mattina l’ufficio stampa della Jihad islamica ha annunciato di aver accettato una mediazione dell’Egitto per un cessate il fuoco con Israele.

Gente del luogo ha detto a Middle East Eye che un edificio di quattro piani nel centro di Gaza City, che è stato ridotto in macerie nella notte, ospitava enti di assistenza e centri di ricerca. Intanto il ministero della Sanità di Gaza ha detto che gli attacchi aerei hanno preso di mira il perimetro dell’ospedale indonesiano a Beit Lahiya nel nord della Striscia, provocando danni materiali all’edificio.

Il ministero non ha subito dato conto di vittime o di feriti palestinesi per gli attacchi aerei. I media israeliani hanno detto che durante i lanci di razzi erano state lievemente ferite sei persone.

Dall’inizio della Grande Marcia del Ritorno del 30 marzo sono stati uccisi più di 200 palestinesi e ne sono stati feriti almeno 10.000 dalle forze israeliane.

Nello stesso periodo è stato ucciso un soldato israeliano.

Migliaia di manifestanti palestinesi sono scesi in strada per 31 settimane per denunciare il blocco della Striscia di Gaza e chiedere il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi nelle loro case, da cui loro e le loro famiglie furono scacciati durante la creazione dello Stato di Israele.

L’ultima serie di attacchi aerei è avvenuta mentre dirigenti israeliani di alto livello nelle ultime settimane hanno intensificato gli appelli ad un “grave colpo” contro Gaza e il ministro della Difesa Avigdor Lieberman non ha escluso “un conflitto su larga scala”.

Israele mantiene un pesante assedio alla Striscia di Gaza, che chi lo critica afferma rappresenti una punizione collettiva dei due milioni di abitanti dell’impoverita enclave.

Anche l’Egitto sostiene il blocco, ponendo restrizioni all’entrata e all’uscita da Gaza attraverso il suo confine.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)




Rapporto OCHA del periodo 9- 22 ottobre 2018

Nella Striscia di Gaza, venerdì 12 ottobre, durante le manifestazioni della “Grande Marcia del Ritorno” e gli scontri presso la recinzione israeliana attorno a Gaza, sette palestinesi, tra cui un giovane di 17 anni, sono stati uccisi dalle forze israeliane.

Secondo fonti israeliane, durante le dimostrazioni c’è stato un significativo incremento sia nel lancio di bottiglie incendiarie, granate rudimentali e palloncini incendiari contro le forze israeliane, sia nel danneggiamento della recinzione. Quattro delle vittime sono state colpite mortalmente dopo aver aperto una breccia nella recinzione ed essersi avvicinate ad una postazione militare israeliana. Durante le manifestazioni tenutesi il venerdì successivo, 19 ottobre, l’ampiezza degli scontri è diminuita, concludendosi senza morti. Secondo il Ministero della Sanità palestinese, in entrambi i venerdì, sono rimaste ferite complessivamente 831 persone; 590 hanno dovuto essere assistite in ospedale, tra queste 271 erano state colpite con armi da fuoco.

Nel contesto di altre iniziative riconducibili alla “Grande Marcia del Ritorno”, un palestinese è stato ucciso e 181 sono rimasti feriti in scontri con forze israeliane. Il 15 ottobre, durante un raduno in mare per protestare contro il blocco navale, un palestinese è stato ferito con arma da fuoco: è morto il giorno seguente per le ferite riportate. Sono continuati i raduni notturni [di palestinesi] con uso di fuochi d’artificio, bombe assordanti e combustione di pneumatici.

Nella Striscia di Gaza, in conseguenza degli avvenimenti del 12 ottobre (di cui sopra), le autorità israeliane hanno vietato l’ingresso di carburante e gas da cucina. Il divieto è stato esteso anche al combustibile distribuito dall’ONU per i generatori elettrici di emergenza e per i veicoli necessari al funzionamento di servizi sanitari, acqua potabile e trattamento reflui. La restrizione è stata revocata il 21 ottobre.

Il 17 ottobre un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza ha colpito una casa nella città israeliana di Beer Sheva. Successivamente, l’esercito israeliano ha effettuato diversi attacchi aerei su Gaza; ha chiuso quasi completamente i valichi controllati da Israele (Erez e Kerem Shalom) ed ha ridotto, da sei a tre miglia nautiche, la zona di pesca consentita [ai palestinesi]. La casa israeliana colpita è stata gravemente danneggiata, ma non sono stati segnalati feriti; nessun gruppo armato ne ha rivendicato la responsabilità. Nel corso dei raid aerei israeliani su Gaza, un componente di un gruppo armato è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti. La restrizione alla zona di pesca è stata revocata il 23 ottobre e i valichi di Erez e Kerem Shalom sono stati riaperti il 21 ottobre.

A Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato di terra e di mare, in almeno dieci occasioni al di fuori degli eventi della “Grande Marcia del Ritorno”, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento causando un ferito. In un caso quattro pescatori sono stati arrestati. In tre occasioni, nelle vicinanze della recinzione perimetrale, ad est della città di Gaza e in aree settentrionali, le forze israeliane sono entrate nella Striscia ed hanno effettuato operazioni di livellamento del terreno e di scavo.

In Cisgiordania, due sospetti attentatori palestinesi sono stati uccisi e due soldati israeliani sono rimasti feriti durante tre attacchi con il coltello diretti contro soldati israeliani. I morti sono un 22enne, ucciso il 15 ottobre vicino all’insediamento colonico di Barqan, in Salfit, ed un 42enne, padre di sette figli, ucciso, il 22 ottobre dopo aver ferito un soldato israeliano ad un posto di blocco nella Città Vecchia di Hebron. Fonti palestinesi hanno segnalato che, nel secondo caso, ai paramedici è stato impedito di avvicinarsi all’uomo ferito e sanguinante a terra; il suo corpo è stato trattenuto dalle autorità israeliane. L’11 ottobre, vicino al posto di blocco di Huwwara (Nablus), un palestinese ha ferito con coltello un soldato israeliano; l’aggressore è stato arrestato.

Sempre in Cisgiordania, in numerosi scontri, sono stati feriti dalle forze israeliane 162 palestinesi, tra cui sei minori. Quasi la metà delle lesioni (causate in grande maggioranza da inalazione di gas lacrimogeno) si sono avute in scontri verificatisi nel villaggio di Al Lubban Asharqiya (Nablus) in seguito alla chiusura della scuola secondaria del villaggio da parte dell’esercito israeliano; chiusura avvenuta il 15 ottobre, a quanto riferito in seguito al ripetuto lancio di pietre da parte di studenti contro veicoli israeliani. La scuola è stata riaperta il giorno seguente. Altri 24 palestinesi sono rimasti feriti negli scontri scoppiati a Khan al Ahmar-Abu al-Helu (Gerusalemme), una Comunità a rischio di demolizione e trasferimento forzato. Altri 20 feriti si sono avuti nei villaggi di Kafr Qaddum (Qalqiliya) e Bil’in (Ramallah), nel corso di dimostrazioni settimanali contro le restrizioni all’accesso e l’espansione degli insediamenti colonici. Nel complesso, le forze israeliane hanno condotto 206 operazioni di ricerca-arresto; la maggior parte nei governatorati di Gerusalemme e Tulkarm, circa 60 di tali operazioni hanno provocato scontri con i residenti.

In Area C e a Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, sono state demolite o sequestrate 38 strutture di proprietà palestinese, sfollando 35 palestinesi e colpendo i mezzi di sostentamento di altri 120. Si tratta di due abitazioni a Gerusalemme Est e 36 strutture (tra cui 14 case) in zona C, presso nove Comunità beduine e pastorali. In tre di queste Comunità, sei tra le strutture prese di mira erano state precedentemente fornite come aiuti umanitari.

Il 13 ottobre, una donna palestinese, madre di sette figli, è morta dopo essere stata colpita alla testa da una pietra, a quanto riferito lanciata da coloni israeliani contro il suo veicolo. L’episodio si è verificato vicino al checkpoint di Za’atra / Tappuah (Salfit). Il marito della donna e uno dei figli sono rimasti leggermente feriti. Sul caso la polizia israeliana ha avviato un’indagine.

Nel contesto della stagione della raccolta delle olive, è proseguita la violenza ed il vandalismo di coloni israeliani, insieme ad altri attacchi e incursioni [dei medesimi]. Gli episodi correlati alla raccolta delle olive comprendono l’aggressione fisica ed il ferimento di due contadini palestinesi a Deir al-Hatab (Nablus), danni a circa 700 ulivi e cinque casi di furto di raccolto verificatisi nei villaggi di Al Mughayyer (Ramallah), Burqa e Tell ( Nablus), Al Khader (Betlemme) e Far’ata (Qalqiliya). Finora, quest’anno, oltre 7.000 alberi sono stati danneggiati da coloni israeliani. In altri tre episodi, coloni hanno aggredito e ferito tre palestinesi nella Città Vecchia di Hebron e uno studente presso una scuola del villaggio di ‘Urif (Nablus). Nei villaggi di Al Mazra’a al Qibliye (Ramallah), Marda (Salfit) e Qaryut (Nablus), coloni hanno bucato le gomme di 40 veicoli ed hanno spruzzato scritte offensive su alcuni veicoli e, nel villaggio di Qaryut, sui muri di una moschea. Ancora in Al Mazra’a al Qibliye, palestinesi si sono scontrati con soldati israeliani che erano intervenuti dopo un tentativo, da parte di coloni israeliani, di entrare in un parco di nuova costruzione vicino al villaggio; cinque palestinesi sono rimasti feriti (inclusi nel totale sopraccitato).

Secondo fonti israeliane, in Cisgiordania, nelle vicinanze di Hebron, Betlemme, Ramallah e Gerusalemme, in almeno 17 occasioni, palestinesi hanno lanciato pietre o bottiglie incendiarie contro veicoli israeliani, causando danni a tre veicoli privati. Non sono stati segnalati feriti.

Per tutto il periodo di riferimento, il valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto, sotto controllo egiziano, è stato aperto in entrambe le direzioni, ad eccezione di quattro giorni. Un totale di 1.524 persone sono entrate a Gaza e 3.064 ne sono uscite. Dal 12 maggio 2018, il valico è rimasto aperto quasi continuativamente per cinque giorni a settimana.

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Il 24 ottobre, nel villaggio di Tammun (Tubas), durante un’operazione di ricerca-arresto, forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese di 22 anni. Il giorno prima, nei pressi della Comunità pastorale di Ibziq, forze israeliane avevano confiscato due strutture di una scuola.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Tre morti per il bombardamento israeliano in seguito al lancio di razzi da parte di Hamas

MEE ed agenzie

giovedì 9 agosto, Middle East Eye

Le forze israeliane hanno effettuato una serie di attacchi aerei, uccidendo tre palestinesi, mentre miliziani palestinesi hanno lanciato decine di razzi contro Israele e nella notte sino a giovedì mattina gli scontri nei pressi del confine tra Gaza ed Israele si sono intensificati.

Secondo fonti di Hamas, gli aerei israeliani avrebbero colpito 140 obiettivi. Nel contempo a sud di Israele le sirene antiaeree hanno suonato praticamente senza interruzione dal tramonto di mercoledì, avvertendo gli abitanti di rimanere nei rifugi, mentre più di 80 razzi venivano lanciati contro di loro.

L’impennata [degli scontri] è avvenuta dopo che funzionari di entrambe le parti hanno parlato di possibili progressi nei tentativi dell’ONU e dell’Egitto di negoziare una tregua dopo mesi di violenza latente.

Secondo fonti ufficiali palestinesi, durante gli attacchi aerei a Gaza un membro di Hamas è stato ucciso, insieme a una donna palestinese e sua figlia di 18 mesi. Anche altri civili, almeno cinque, sono rimasti feriti.

Il ministero della Salute di Gaza ha identificato i palestinesi uccisi come Alaa Youssef Ghandour, 30 anni, Einas Mohammed Khamash, 23 anni, e la figlioletta Bayan.

I media israeliani affermano che le autorità stanno prendendo in considerazione l’evacuazione degli abitanti dalle zone nei pressi del confine di Gaza.

Haaretz ha citato un importante responsabile israeliano, il quale avrebbe affermato che Israele si sta preparando ad una campagna militare contro la Striscia di Gaza: “Abbiamo avuto un ulteriore inasprimento nella notte e non ne vediamo la fine,” ha detto. “A questo punto stiamo prendendo in considerazione l’evacuazione degli insediamenti vicini a Gaza.”

Nel contempo un importante ufficiale dell’esercito israeliano avrebbe sostenuto sull’account Twitter dell’esercito: “Il modo in cui le cose si stanno svolgendo è significativo. Nelle prossime ore, come negli ultimi mesi, Hamas capirà che questa non è la direzione da prendere.”

I media israeliani hanno riferito che parecchi abitanti di Sderot e di altre città di frontiera sono rimasti feriti dal lancio di razzi.

Durante la notte Nickolay Mladenov, l’inviato dell’ONU per il Medio oriente, ha affermato in un comunicato: “Sono profondamente preoccupato dal recente inasprimento della violenza tra Gaza ed Israele, e in particolare dai molti razzi lanciati oggi verso comunità nel sud di Israele.”

L’ONU, ha detto, è impegnata insieme all’Egitto in un “tentativo senza precedenti” di evitare un conflitto grave, ma ha avvertito che “la situazione può rapidamente peggiorare con conseguenze devastanti per tutti.”

Hamas è stato il partito che ha governato di fatto a Gaza da quando ha vinto le discusse elezioni parlamentari palestinesi del 2006. Come risposta Israele ha imposto un durissimo blocco di 11 anni sulla Striscia di Gaza, durante i quali ha scatenato tre guerre contro Gaza, la più recente nel 2014.

Questa settimana il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annullato un viaggio in Colombia per occuparsi dei colloqui per una tregua e ha dovuto convocare per giovedì il consiglio di sicurezza operativo per discutere della situazione.

(traduzione di Amedeo Rossi)




L’ondata di morte degli attacchi israeliani colpisce Gaza

La redazione di MEE

venerdì 20 luglio 2018, middleeasteye.net/

Le forze israeliane hanno sferrato vari attacchi lungo la Striscia di Gaza dopo uno scontro a fuoco con combattenti dell’ala armata di Hamas.

L’offensiva arriva dopo che quattro palestinesi sono stati uccisi da Israele, in seguito al fatto che i combattenti delle brigate di Izzedine al-Qassam hanno sparato alle forze israeliane che presidiano il confine di Gaza. 

L’esercito israeliano ha detto che “gli aerei da caccia dell’IDF [l’esercito israeliano,ndtr.] hanno lanciato un vasto attacco contro gli assalti terroristici legati all’organizzazione terroristica di Hamas in tutta la Striscia di Gaza”.

Venerdì un soldato israeliano era stato ucciso a colpi di arma da fuoco palestinese sul confine di Gaza, ha detto l’esercito, facendo temere lo scoppio di un conflitto più vasto con Gaza.

Quest’ultima escalation segue le proteste settimanali del venerdì da parte dei palestinesi nella zona cuscinetto di Gaza, nel corso delle quali, secondo il ministero della Salute locale, 120 dimostranti sono stati feriti in scontri.

Il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman ha minacciato una risposta “ancora più dura” a qualsiasi nuovo fuoco missilistico di Hamas – dopo che l’esercito ha riferito di “tre lanci” dal territorio, due dei quali sono stati intercettati.

Tuttavia, venerdì in tarda serata un portavoce di Hamas ha detto che Israele e Hamas hanno accettato di ripristinare la tregua.

“Grazie agli sforzi egiziani e delle Nazioni Unite è stato concordato di tornare ad un periodo di tregua tra [Israele] e le fazioni palestinesi”, ha detto alla Reuters [agenzia di notizie inglese, ndtr.] il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum.

Il ministero della Salute di Gaza ha dichiarato che venerdì pomeriggio il bombardamento israeliano ha ucciso quattro palestinesi e ferito gravemente altri tre a est della città di Khan Younis.

I morti sono Mahmoud Khalil Qishta, 23 anni, ucciso a est di Rafah;, Mohammed Riyad Farahza, 31 anni, e Shahban Rihab Abu Khater, 26 anni, entrambi uccisi a Khan Younis.

Anche Mohammed Badwan è morto dopo essere stato colpito venerdì dal fuoco delle forze israeliane a Gaza City.

L’ala militare di Hamas, le brigate “Izzedine al-Qassam”, ha confermato che i quattro uccisi erano membri del gruppo.

I quattro sono stati uccisi subito dopo che l’esercito israeliano ha riferito che si stava sparando da Gaza verso il sud di Israele.

Gli aerei e i carri armati dell’esercito israeliano hanno colpito “obiettivi militari in tutta la Striscia di Gaza”, ha detto l’esercito in una dichiarazione sui social media, riferendosi probabilmente agli avamposti di Hamas.

Le agenzie di stampa palestinesi hanno diffuso foto che mostrano gli effetti degli attacchi israeliani nel centro di Gaza.

Israele considera Hamas, il partito di governo a Gaza, responsabile di qualsiasi razzo o colpo sparato dall’enclave palestinese, nonostante vi operino vari gruppi armati.

Il violento scontro è avvenuto mentre i palestinesi stavano manifestando lungo il recinto che separa Gaza da Israele per il 17° venerdì consecutivo della Grande Marcia del Ritorno.

La Grande Marcia del Ritorno chiede la fine del blocco di 11 anni messo in atto da Israele contro Gaza e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi nelle terre da cui le loro famiglie sono fuggite durante la costituzione dello Stato di Israele nel 1948.

In una dichiarazione rilasciata giovedì Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della Salute di Gaza, ha detto che dall’inizio della marcia il 30 marzo, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 142 palestinesi e ne ha feriti più di 16.000.

L’aggressione di venerdì è arrivata a meno di una settimana dalla serie di attacchi aerei israeliani del 14 luglio, uno dei quali ha ucciso due adolescenti palestinesi di Gaza City.

Israele ha intensificato la sua attività di attacchi aerei contro Gaza, oltre a rafforzare l’assedio che dura da 11 anni, con il preteso obiettivo di dissuadere Hamas dall’invio di aquiloni e palloncini incendiari su Israele.

Le autorità israeliane ritengono Hamas responsabile della Grande Marcia di Ritorno, un’opinione che gli organizzatori della campagna hanno respinto.

I funzionari israeliani si sono palesemente infuriati per l’uso da parte di alcuni manifestanti di aquiloni e palloncini incendiari che oltrepassano la barriera di separazione ed entrano in Israele, sostenendo che gli aquiloni hanno scatenato incendi e danneggiato quasi 3.000 ettari di terreni agricoli e boschi.

I palestinesi considerano quegli economici oggetti volanti uno strumento di resistenza contro le ben armate forze israeliane schierate dietro la barriera, che hanno ucciso decine di manifestanti e ferito migliaia di persone. Non si sono registrate vittime israeliane.

I media israeliani hanno riferito che, nonostante gli appelli di Hamas ai suoi membri affinché smettano di lanciare aquiloni, quelli che li lanciano ma non sono affiliati al gruppo hanno respinto l’appello, impegnandosi a continuare fino a quando il devastante blocco di Gaza esercitato da Israele non sarà revocato.

Venerdì mattina Lieberman aveva accusato Hamas di “costringerci inevitabilmente a una situazione in cui non abbiamo scelta, una condizione in cui dovremo intraprendere una vasta e dolorosa operazione militare”.

Tel Aviv ha anche affermato che le forze israeliane si sono finora “comportate in modo responsabile e con moderazione”.

(traduzione di Luciana Galliano)

 

 




Attacchi aerei israeliani mortali colpiscono duramente l’enclave di Gaza

MEE e agenzie

sabato 14 luglio 2018, Middle East Eye

Almeno due adolescenti uccisi, molti palestinesi feriti in quello che il leader israeliano Netanyahu chiama “il colpo più duro” dal 2014

Fonti mediche ufficiali a Gaza affermano che attacchi aerei israeliani hanno ucciso due adolescenti e ferito almeno altri 14 palestinesi nella Striscia di Gaza assediata, in quella che l’esercito israeliano ha descritto come una delle sue più vaste operazioni dal 2014.

Sabato sera il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che Israele ha inflitto il suo “colpo più duro” ad Hamas dalla guerra del 2014 con una serie di attacchi aerei ed ha minacciato di intensificarli, se necessario.

I due morti palestinesi sono stati identificati dal portavoce del ministero della Salute di Gaza Ashraf al-Qidra come Amir al-Nimra, 15 anni, e Luay Kahil, 16 anni, entrambi colpiti da bombe degli attacchi aerei nel quartiere Katiba di Gaza City.

Al-Qidra ha aggiunto che ambulanze e strutture del ministero della Salute sono state pesantemente danneggiate dagli attacchi aerei a Katiba.

Fonti locali hanno detto a Middle East Eye che un edificio in costruzione su piazza Katiba è stato preso di mira da almeno 4 missili di aerei da combattimento F-16.

Mentre l’edificio era disabitato, la piazza centrale di Gaza City è uno spazio pubblico in cui notoriamente si riuniscono famiglie e bambini.

Stavo guidando il mio taxi sulla strada principale nei pressi dell’edificio (Katiba), quando improvvisamente potenti missili l’hanno colpito,” ha detto a MEE Iyad Hamed da un ospedale in cui è stato curato dopo l’attacco. “La bomba è scoppiata in mezzo a noi, abitanti e passanti nella zona.”

Chiediamo alla resistenza palestinese di rispondere duramente a questa arroganza e barbarie di Israele per porre fine a queste violazioni,” ha aggiunto Hamed.

Sabato mattina Israele ha detto di aver lanciato attacchi aerei che hanno preso di mira strutture di Hamas a Gaza, il giorno dopo che forze israeliane hanno sparato e ucciso due palestinesi che manifestavano nei pressi della barriera che separa l’enclave da Israele.

Più tardi in una dichiarazione in video Netanyahu ha detto: ”Durante una consultazione con il ministro della Difesa, il capo di stato maggiore (militare) e il comando di massima sicurezza dello Stato di Israele abbiamo deciso una dura azione contro il terrorismo di Hamas.”

(L’esercito) ha inferto ad Hamas il colpo più duro dall’operazione “Margine protettivo” e se necessario aumenteremo la forza dei nostri attacchi,” ha aggiunto, in riferimento all’operazione di Israele nella Striscia di Gaza del 2014.

In un comunicato postato su twitter l’esercito israeliano ha affermato che aerei da combattimento israeliani hanno colpito due “tunnel terroristici di Hamas” – uno nel sud di Gaza e l’altro a nord – così come altre infrastrutture lungo il territorio costiero.

Ha affermato che gli obiettivi hanno incluso “complessi utilizzati per preparare attacchi terroristici incendiari e una struttura di addestramento terroristico di Hamas”, e che gli attacchi sono stati effettuati “in risposta ad atti di terrorismo istigati durante le violente proteste che hanno avuto luogo lungo la barriera di sicurezza.”

L’esercito israeliano ha affermato di aver colpito più di 40 obiettivi all’interno di parecchi complessi, in quello che ha descritto come una delle più vaste operazioni dalla devastante guerra del 2014.

Secondo testimonianze a Gaza, gli attacchi aerei di sabato mattina hanno danneggiato infrastrutture militari di Hamas, mentre non sono state diffuse informazioni simili sugli attacchi avvenuti sabato sera.

L’esercito israeliano ha detto che combattenti di Gaza hanno sparato più di cinquanta colpi di mortaio e razzi verso Israele, facendo suonare le sirene di allarme e fuggire gli israeliani nei rifugi. Haaretz [giornale israeliano, ndtr.] ha informato che 16 razzi sono stati intercettati dal sistema di difesa missilistica Iron Dome.

Un portavoce della polizia israeliana ha affermato che tre israeliani sono stati portati in ospedale in seguito agli attacchi. Haaretz ha informato che quattro israeliani sono stati leggermente feriti dopo che un razzo sparato da Gaza ha colpito la loro casa nella città meridionale di Sderot.

Il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum ha rivendicato la responsabilità per i colpi di mortaio di sabato mattina contro Israele, aggiungendo che sono stati lanciati “in risposta agli attacchi aerei israeliani.”

La protezione e la difesa del nostro popolo sono un dovere nazionale e una scelta strategica,” ha sostenuto Barhoum.

Un portavoce di Hamas ha detto ad Haaretz che “l’escalation e l’intensificazione dell’aggressione israeliana non definiranno una nuova agenda,” aggiungendo che non “bloccheranno il processo di ritorno. Le forze della resistenza non permetteranno ad Israele di continuare ad attaccare il popolo palestinese, e saremo pronti a rispondere.”

Una fonte ufficiale palestinese, che ha parlato in incognito con l’agenzia di notizie [inglese] Reuter, ha affermato che l’Egitto ed altri attori internazionali erano in contatto con Israele e Gaza per cercare di ripristinare la calma. Non ci sono stati commenti immediati da fonti ufficiali al Cairo.

All’inizio della settimana Israele ha chiuso Kerem Shalom, l’unico valico commerciale della Striscia di Gaza, inasprendo l’assedio dell’enclave palestinese, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha minacciato “passi ulteriori”.

Le autorità israeliane hanno incolpato Hamas della “Grande Marcia del Ritorno”, un’accusa che gli organizzatori della campagna hanno respinto, ed ha accusato il partito che governa Gaza di essere dietro gli aquiloni incendiari diretti al di là della barriera di sicurezza che hanno appiccato incendi in Israele.

I palestinesi di Gaza hanno partecipato alla “Grande Marcia del Ritorno” dal 30 marzo, chiedendo la fine del blocco di undici anni imposto da Israele contro Gaza e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alle terre che le loro famiglie hanno abbandonato durante la fondazione dello Stato di Israele nel 1948.

Secondo il ministero della Salute di Gaza, da quando allora sono scoppiati proteste e scontri lungo la barriera, almeno 139 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano.

Nessun israeliano è stato ucciso. Comunque l’esercito israeliano afferma che venerdì un soldato è stato ferito da una granata.

Nel contempo il ministero della Salute di Gaza sostiene che 220 palestinesi sono rimasti feriti nelle proteste di venerdì nei pressi della barriera di Gaza, oltre a Othman Rami Hales, 15 anni, e a Mohammed Nasser Shurrab, 20 anni, che sono stati colpiti a morte.

Informazioni aggiuntive a Gaza di Mohammed Asad.

(traduzione di Amedeo Rossi)