La macchina propagandistica israeliana mette in pericolo ogni ebreo sul pianeta, me compreso

Antony Loewenstein

23 dicembre 2025 – Middle East Eye

Inquadrando gli orrori di Bondi come giustificazione delle sue azioni genocide questo governo si sta dibattendo per riconquistare la sua legittimità

Dopo poche ore dall’orribile attacco antisemita di Bondi Beach a Sidney di questo mese il governo israeliano e i suoi sostenitori hanno iniziato a fare pressioni su una Nazione in lutto con false narrazioni, sfacciate menzogne e razzismo

Il primo ministro Benjamin Netanyahu e importanti ministri israeliani hanno accusato il governo australiano di “aver normalizzato il boicottaggio contro gli ebrei”, riconosciuto quest’anno lo Stato di Palestina e rifiutato di reprimere le manifestazioni a favore della Palestina.

L’ex-portavoce dell’esercito israeliano Eylon Levy ha postato su X (l’ex Twitter): “Gli ebrei di tutto il mondo vivono nella paura perché siamo braccati. Il 7 ottobre ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo e dato il via a una guerra globale contro gli ebrei.”

Non c’erano né logica né senso per questo attacco nel momento in cui a Bondi Beach i cadaveri erano ancora caldi. A quel punto, e ancora adesso, non c’è un’immagine chiara delle motivazioni del padre e del figlio accusati del massacro, soprattutto di ebrei che si erano riuniti per celebrare la prima notte di Hannukkah, benché sia stato preso in considerazione un rapporto con lo Stato Islamico.

È stato un intervento vergognoso da parte di uno sciagurato governo israeliano accusato di aver commesso un genocidio a Gaza, eppure ancora in troppi sui media australiani e internazionali hanno trattato Netanyahu e i suoi compari come commentatori credibili, affidandosi alla loro presunta saggezza.

Molti giornalisti ed editori, persino quelli che potrebbero essere in sintonia con un’opinione più scettica, in conseguenza della strage di Bondi Beach sono terrorizzati dall’idea di esprimersi, soprattutto di criticare il governo israeliano e la lobby filo-israeliana, per timore di venire accusati di antisemitismo. Il risultato sono il silenzio e l’acquiescenza.

Per il governo israeliano e per molti dei suoi sostenitori in tutto il mondo demonizzare i difensori pacifici della Palestina e vomitare odio contro i musulmani è diventato all’ordine del giorno nel momento in cui stanno perdendo la guerra di propaganda dopo più di due anni di stragi di massa a Gaza.

Fomentare paure

Un recente studio commissionato dal ministero degli Esteri israeliano ha scoperto che dal 7 ottobre 2023 l’immagine del Paese è stata pregiudicata e il suo consulente per le pubbliche relazioni ha proposto di combattere questo fatto fomentando la paura dell’Islam radicale e del “jihadismo”. La risposta israeliana al massacro di Bondi Beach si inserisce chiaramente in questo piano.

Quello che Israele e i suoi difensori continuano volontariamente a ignorare è che è difficile convincere un’opinione pubblica internazionale della giustezza della propria causa quando l’esercito israeliano continua la pulizia etnica dei palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Gaza.

Il problema non è un malfunzionamento nelle pubbliche relazioni, ma le politiche e azioni di odio contro i palestinesi. Ciononostante Israele sta intensificando la sua propaganda, prevedendo nel suo bilancio 2026 di spendere 2.35 miliardi di shekel (oltre 626.000 €) in campagne di sostegno.

Che cosa otterrà con questo? La comunità evangelica USA viene bombardata da contenuti filo-sionisti. Recentemente mille pastori statunitensi si sono recati in Israele per un viaggio pagato dal governo Netanyahu per addestrarli come ambasciatori del Paese. I cristiani palestinesi locali sono stati ignorati.

Israele sta tentando di rafforzare la sua base di appoggio all’interno della numerosissima comunità evangelica statunitense, tradizionalmente la sua maggior fonte di sostegno, perché i giovani evangelici stanno esprimendo uno scetticismo molto maggiore verso Israele e le sue politiche in Palestina.

Le mie fonti nella comunità evangelica mi dicono che il genocidio a Gaza ha avuto un profondo effetto sulle menti e sulle opinioni di molti giovani evangelici. In questi contesti religiosi preoccupazioni riguardo all’ingiustizia, in Palestina e altrove, stanno ricevendo il giusto spazio mediatico e Israele è preoccupato; da qui l’investimento di non si sa quanti milioni per diffondere propaganda a queste menti turbate.

Genocidio trasmesso in diretta

Israele deve affrontare un mondo che cambia, con il movimento MAGA di Trump sempre più diviso riguardo al suo, una volta solido, sostegno al sionismo. Gli ebrei progressisti negli USA e altrove sono largamente persi. L’estrema destra, dalla Svezia alla Francia, accoglie calorosamente Israele e la sua agenda etno-nazionalista.

Questo è l’effetto di anni di genocidio trasmesso dal vivo sulla reputazione di un Paese.

Il comportamento di Israele sta mettendo in pericolo direttamente ogni ebreo sul pianeta, me compreso. L’antisemitismo è reale e in crescita e ciò mi preoccupa profondamente in quanto ebreo. Ma l’Australia non è Berlino nel 1933, quando gli ebrei vennero improvvisamente trasformati in cittadini di seconda classe. È difficile prendere seriamente gli ebrei filoisraeliani che sostengono di sentirsi insicuri quando vedono un’anguria o sentono lo slogan “Palestina libera”.

Ma il desiderio di Tel Aviv di demonizzare il governo australiano non riguarda la protezione degli ebrei dall’antisemitismo: è un vergognoso tentativo di manipolare una discussione in cui i dirigenti israeliani non hanno un ruolo né importanza, in quanto si agitano per ristabilire la loro legittimità dopo anni di immagini quotidiane del massacro a Gaza.

Abbiamo bisogno di una classe giornalistica disposta a mettere in discussione le motivazioni di Netanyahu.

C’è una lunga storia di propaganda sionista, che risale a molto prima della nascita di Israele nel 1948, che intendeva spiegare e giustificare una presenza ebraica colonialista sulla terra.

Oggi gli strumenti di propaganda sono diffusi sulle reti sociali, e Israele sta scommettendo di poter riconquistare i sostenitori persi presentandosi come in prima linea nella “guerra al terrorismo” contro l’islamismo.

Consideratemi come profondamente scettico.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Antony Loewenstein è un giornalista indipendente, autore di bestseller, regista e co-fondatore di Declassified Australia [sito di giornalismo investigativo, ndt.]. Ha scritto per The Guardian, the New York Times, the New York Review of Books e molti altri. Il suo ultimo libro è Laboratorio Palestina: come Israele Esporta la Tecnologia dell’Occupazione in Tutto il Mondo (Fazi Editore, 2024). Gli altri suoi libri includono Pills, Powder and Smoke [Pillole, Polvere e Fumo], Disaster Capitalism [Capitalismo del disastro] e My Israel Question [La mia domanda Israele]. I suoi documentari includono Disaster Capitalism e i film di Al Jazeera in inglese West Africa’s Opioid Crisis [La crisi degli oppioidi in Africa occidentale] e Under the Cover of Covid [Sotto la copertura del COVID]. Ha vissuto a Gerusalemme est dal 2016 al 2020.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)