L’israeliana Elbit vende la fabbrica di armi britannica presa di mira dagli attivisti

Asa Winstanley  10 gennaio 2022

Electronic Intifada

Lunedì i membri del gruppo Palestine Action hanno celebrato la propria vittoria quando il gigante delle armi israeliano Elbit Systems ha venduto una delle sue fabbriche nel Regno Unito.

Il gruppo ha condotto una prolungata campagna di azione diretta contro la fabbrica da agosto 2020.

Gli attivisti hanno protestato, occupato, bloccato e generalmente interrotto i normali affari, spiega il gruppo.

Questa notizia conferma la nostra strategia a lungo termine”, ha detto lunedì Palestine Action.

“L’azione diretta funziona: le persone coraggiose che hanno occupato la fabbrica nell’ultimo anno possono affermare con orgoglio che la tecnologia dei droni non è più prodotta a Oldham”.

Gli attivisti hanno sistematicamente rotto le finestre della struttura Ferranti di Elbit a Oldham. Hanno anche fatto irruzione nei locali e causato danni all’interno. Il sito è stato costretto a chiudere per giorni e Palestine Action afferma di aver causato “milioni di danni”.

Il gruppo riferisce che 36 dei suoi attivisti sono stati arrestati sul posto dall’anno scorso. Ma ad oggi nessuno è stato condannato.

La fabbrica di componenti Ferranti a Oldham, vicino a Manchester nel nord dell’Inghilterra, era uno dei 10 siti di proprietà di Elbit nel Regno Unito.

Elbit ha annunciato lunedì di aver venduto la parte principale di Ferranti a TT Electronics, una società britannica, per circa 12 milioni di dollari in contanti.

Il produttore dei micidiali droni non ha menzionato la campagna di Palestine Action, sostenendo che la vendita fosse una “riorganizzazione” che aiuterebbe a “concentrare le attività su determinate aree”.

Elbit UK ha affermato in un secondo comunicato stampa che la vendita era solamente finalizzata a “consolidare la posizione di mercato” della società.

Ma Huda Ammori, co-fondatrice di Palestine Action, ha dichiarato lunedì a The Electronic Intifada che la vendita è stata “una vittoria assolutamente straordinaria” che, secondo lei, “dimostra il potere delle persone quando si uniscono”.

Ammori ha affermato che mentre il commercio di armi di Israele trae vantaggio dall’essere parzialmente basato in Gran Bretagna, questo potrebbe rappresentare “anche il suo peggior tracollo perché le persone qui non lo approvano”.

Ha detto che il gruppo intende “continuare la nostra campagna di azione diretta, prendendo di mira tutti i siti di Elbit fino a quando non saranno costretti a lasciare definitivamente la Gran Bretagna”.

Elbit non ha risposto alle e-mail che chiedevano una reazione.

I suoi comunicati stampa di lunedì affermavano che le restanti parti di Ferranti non vendute a TT Electronics sarebbero state integrate in Elbit Systems UK, la cui sede legale è a Bristol, nel sud-ovest dell’Inghilterra.

Fino a novembre, la fabbrica Ferranti sembrava sull’orlo di una improvvisa chiusura con la perdita di posti di lavoro.

La municipalità di Oldham ha elencato sul suo sito web l’edificio di Ferranti come una delle “proprietà commerciali attualmente disponibili” in città, pubblicizzandolo come “luogo perfetto per le aziende che desiderano spazi flessibili per uffici “.

Raggiunto da The Electronic Intifada via telefono a novembre, un portavoce del consiglio comunale ha negato che l’attività fosse chiusa, affermando che l’elenco era “un vecchio link” di circa sei anni fa.

Subito dopo la telefonata, la pagina è stata cancellata dal sito web del consiglio comunale di Oldham.

Palestine Action afferma che lo stesso mese fonti anonime gli hanno rivelato “che erano stati emessi avvisi di licenziamento di massa al personale che lavorava in fabbrica e che i locali erano stati sgomberati in preparazione all’abbandono da parte di Elbit “.

Il mese scorso una giuria ha assolto tre attivisti di Palestine Action per il reato di danni arrecati in un altro sito Elbit a Shenstone vicino a Birmingham.

Gli attivisti hanno sostenuto con successo che, sebbene le loro azioni costituissero un danno alla fabbrica, non si trattava di un reato penale.

Hanno sostenuto invece che le loro azioni erano commisurate a prevenire un crimine molto più grande: quello della violenza israeliana contro i palestinesi, come il bombardamento israeliano di Gaza a maggio.

Elbit è responsabile di oltre l’80% della flotta di droni israeliani.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Quali sono state le principali vittorie del BDS nel 2021?

Nora Barrows-Friedman

30 dicembre 2021 – Electronic Intifada

Nonostante il fatto che la pandemia di Covid-19 sia continuata, il 2021 è stato un anno in cui c’è stato un incremento di mobilitazione della campagna per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni [contro Israele] (BDS), di azioni della società civile coronate da successo e di significative vittorie giudiziarie per i diritti dei palestinesi.

Fondi pensione hanno abbandonato imprese israeliane, personalità della cultura hanno rifiutato di superare i limiti [posti dal BDS] e un’importante azienda produttrice di gelati ha ritirato i propri prodotti dalle illegali colonie israeliane.

A Oakland, in California, prolungate azioni dirette hanno avuto successo nel far pagare un prezzo a Israele dopo che a maggio ha scatenato un attacco letale di 11 giorni contro Gaza.

All’inizio di giugno, come parte di un’ondata di proteste internazionali sotto la bandiera di #BlockTheBoat [Blocca la Nave], attivisti e lavoratori portuali hanno impedito per più di due settimane dalla data di arrivo prevista che una nave cargo israeliana attraccasse al porto della città.

La nave ha palesemente cercato di evitare il picchetto ed ha lasciato la zona portuale della baia con il suo carico intatto.

Nel Regno Unito manifestanti di Palestine Action [rete di attivisti filo-palestinesi che usa tattiche di disobbedienza civile contro fabbriche di armi israeliane, ndtr.] hanno obbligato industrie belliche israeliane a chiudere le attività in parecchie delle loro 10 sedi in Gran Bretagna.

Alcuni attivisti hanno condotto sit-in e sabotaggi contro filiali di Elbit Systems, di proprietà israeliana, chiudendo fabbriche, rompendo vetri, danneggiando macchinari, scrivendo graffiti e spruzzando di pittura rossa muri per simbolizzare il sangue palestinese.

Nel suo primo anno di vita Palestine Action – creata nel 2020 – ha effettuato più di 70 azioni contro Elbit, tra cui 20 importanti occupazioni di sedi e fabbriche.

A dicembre Palestine Action ha vinto un’importante battaglia giudiziaria, in quanto attivisti che avevano imbrattato una fabbrica di droni israeliani sono stati assolti da accuse di danneggiamento.

Continueremo a compiere azioni dirette per interrompere e sabotare il commercio di armi israeliane,” ha detto a The Electronic Intifada la co-fondatrice Huda Ammori.

A luglio, dopo anni di attività negli Usa e da parte di attivisti palestinesi del boicottaggio, Ben & Jerry’s – impresa che produce gelati di proprietà di Unilever – ha annunciato che non avrebbe più venduto i suoi prodotti nelle illegali colonie israeliane, affermando che tale vendita è “in contrasto con i propri valori”.

Dirigenti israeliani e associazioni della lobby sono stati duramente colpiti dalla notizia ed hanno fatto ricorso a calunnie contro l’impresa di gelati e i membri del suo consiglio di amministrazione.

Il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid ha promesso di fare ricorso alla ventina di Stati USA che hanno approvato misure anti-BDS per “far valere quelle leggi contro Ben & Jerry’s”, mentre il primo ministro Naftali Bennett ha promesso di “agire in modo aggressivo” contro l’industria che produce gelati.

Ma, pur tra le minacce, finora l’azienda ha difeso la sua decisione.

Il Comitato Nazionale del BDS palestinese ha invitato Ben & Jerry’s a “porre fine a qualunque attività nell’Israele dell’apartheid.”

A fine dicembre un noto sito antipalestinese che stila liste nere ha nominato il presidente del consiglio di amministrazione dell’impresa come suo “principale antisemita dell’anno”, portando l’associazione per i diritti civili Palestine Legal [organizzazione USA che si dedica alla difesa legale di attivisti filo-palestinesi, ndtr.] a evidenziare quanto tali accuse suonino vuote.

L’associazione ha affermato: “La decisione di Ben & Jerry’s di smettere di trarre profitto da colonie esclusivamente ebraiche costruite su terra rubata è il minimo indispensabile che la ditta possa fare per rispettare il suo pubblicizzato impegno per la giustizia sociale.”

Ecco alcune delle altre principali vittorie del BDS per i diritti dei palestinesi di cui Electronic Intifada ha informato nel 2021.

Imprese israeliane sono state scaricate

In tutto il mondo fondi pensione hanno tolto imprese israeliane dal portafoglio dei loro investimenti a causa delle violazioni dei diritti umani e delle leggi internazionali da parte di Israele.

Un importante fondo pensioni di un ente locale britannico ha disinvestito dall’impresa israeliana di armamenti Elbit System. Benché inizialmente il fondo pensioni abbia cercato di negare che l’iniziativa riguardasse il ruolo dell’impresa nelle violenze contro i palestinesi, gli attivisti avevano inondato l’ufficio con richieste di eliminare Elbit dai suoi investimenti.

Il presidente della commissione pensioni del Comune ha comunque ammesso che Elbit è stata esclusa dal suo nuovo gestore degli investimenti, Storebrand, “per ragioni legate ai diritti umani e alle leggi internazionali.”

Storebrand è un’azienda norvegese che esclude Elbit a causa di problemi legati ai diritti umani.

Quest’anno un fondo pensioni statale neozelandese da 29 miliardi di euro ha annunciato di aver escluso cinque banche israeliane dal proprio piano di investimenti a causa del loro ruolo nel finanziamento delle colonie israeliane nella Cisgiordania occupata.

Una valutazione di NZ Super Fund ha concluso che possedere azioni delle principali banche israeliane violerebbe la sua politica di investimenti responsabili.

Anche in Norvegia e Scozia fondi pensione hanno disinvestito da imprese che traggono profitto dalle colonie israeliane, tra cui imprese edili, aziende delle telecomunicazioni e banche.

KLP, il principale fondo pensioni norvegese, ha escluso 16 imprese che traggono profitto dalle colonie perché, ha affermato, c’è un “rischio inaccettabile” che contribuiscano a violazioni dei diritti umani.

A dicembre in Finlandia una parlamentare ha presentato un progetto di legge che vieterebbe l’importazione di prodotti dalle colonie israeliane costruite su terra palestinese e siriana occupata.

A settembre l’Unione Europea è stata obbligata a registrare un’iniziativa di cittadini europei che intende bloccare i commerci con colonie su territori occupati.

La misura potrebbe interrompere il redditizio accesso sui mercati UE di cui godono attività economiche nelle colonie israeliane costruite su terre palestinesi in violazione delle leggi internazionali.

Vittorie su leggi anti-BDS e sulla persecuzione di attivisti

A febbraio, facendo seguito a decisioni simili del tribunale federale in Arizona, Kansas e Texas, una misura contro il BDS in Arkansas è stata dichiarata incostituzionale.

Una corte d’appello federale USA ha sentenziato che la legge statale del 2017 che impone a imprese contrattate dallo Stato di dichiarare che non boicotteranno Israele rappresenta una violazione della libertà di parola.

Questa è la prima corte d’appello federale a decidere sulla costituzionalità di leggi contro il boicottaggio, e con questa decisione nessuna legge anti-BDS è stata accolta nel merito,” ha affermato Palestine Legal.

Ogni legge che ha superato una disputa giudiziaria lo ha fatto attraverso espedienti legali per evitare un’analisi costituzionale,” ha aggiunto l’associazione.

A gennaio un tribunale spagnolo ha respinto una denuncia penale per presunti crimini d’odio contro otto attivisti del BDS, una grande vittoria per il diritto a boicottare Israele in quel Paese.

Il tribunale ha sentenziato che gli attivisti avevano esercitato il proprio diritto alla libera espressione perseguendo obbiettivi politici legittimi.

I giudici hanno citato una fondamentale decisione del giugno 2020 della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo secondo cui invitare a un boicottaggio contro Israele a causa delle sue politiche non è una forma di discriminazione ma un discorso politico protetto.

Gli attivisti hanno salutato la vittoria come un segno di come “la strategia globale dei sionisti e (i tentativi da parte dei) loro alleati di estrema destra per delegittimare il movimento BDS stanno fallendo.”

Negli USA, benché l’amministrazione Biden abbia ripreso la promessa di lottare contro il BDS dell’era di Trump e Obama – con la lobby israeliana che ha chiesto al nuovo presidente di incrementare gli attacchi contro gli attivisti nei college – gli studenti hanno ottenuto una vittoria che segna un precedente.

A marzo un giudice della California ha sentenziato contro le richieste di un querelante anti-palestinese di perseguire attivisti per i diritti umani riguardo al loro appoggio al BDS e ai diritti dei palestinesi.

Ciò ha segnato la prima volta in cui un tribunale USA “ha riconosciuto il contesto maccartista che devono affrontare quanti parlano a favore dei diritti dei palestinesi,” secondo il gruppo per i diritti civili Palestine Legal, che insieme ad altri avvocati ha rappresentato otto imputati.

La sentenza “respinge il concetto secondo cui gli studenti perdono i loro diritti costituzionali quando sostengono i diritti dei palestinesi in un’università pubblica,” ha affermato Palestine Legal.

I canadesi vogliono interrompere la vendita di armi a Israele

In Canada i leader del formalmente progressista Nuovo Partito Democratico [di orientamento socialdemocratico, ndtr.], Jagmeet Singh, ha chiesto al primo ministro Justin Trudeau di porre fine alla vendita di armi a Israele.

L’iniziativa di Singh è arrivata dopo che dirigenti e iscritti del partito hanno approvato una mozione per porre fine al commercio di armi con Israele.

La mozione ha specificato che il commercio di armi tra Canada e Israele deve essere interrotto “finché non verranno rispettati i diritti dei palestinesi.”

Il voto “invia il messaggio che in Canada i progressisti e le persone che hanno a cuore i diritti umani non appoggiano lo status quo e vedono le sanzioni contro Israele non solo come appropriate, ma necessarie,” ha detto in aprile a Electronic Intifada Amy Kishek, una importante promotrice della risoluzione.

Ampio sostegno ai diritti dei palestinesi e al BDS

Nonostante le enormi pressioni da parte di dirigenti e sostenitori della lobby israeliana nel partito Laburista britannico, i delegati del congresso di settembre del partito hanno approvato una risoluzione che chiede sanzioni ed embargo militare contro Israele.

La risoluzione appoggia l’indagine della Corte Penale Internazionale su crimini di guerra nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupate.

Essa sostiene altre “misure efficaci chieste dalla società civile palestinese” – un’affermazione del movimento BDS che intende porre fine alle violazioni israeliane dei diritti dei palestinesi e delle leggi internazionali.

Essa ribadisce anche esplicitamente “il diritto del popolo palestinese di tornare alle proprie case, come sancito dalle leggi internazionali.”

All’inizio dell’anno un sondaggio ha evidenziato che più del 60% dei membri del partito Laburista appoggia la campagna BDS.

Nella stessa indagine circa metà di quanti sono stati interpellati è d’accordo con l’affermazione secondo cui “Israele è uno Stato di apartheid, che discrimina sistematicamente i palestinesi.”

Negli USA un sondaggio di marzo ha indicato che la maggioranza dei democratici vuole che gli USA esercitino maggiori pressioni su Israele.

Cultura e sport

Benché a causa della pandemia molti artisti, personaggi della cultura, scrittori e atleti abbiano dovuto cancellare o rinviare tournée, concerti e apparizioni, una schiera di musicisti ha incrementato le campagne per invitare artisti a non organizzare spettacoli in Israele.

Rage Against the Machine, Patti Smith, Noname, Vic Mensa, Thurston Moore e Run the Jewels sono stati tra i primi firmatari di “Iniziativa dei Musicisti per la Palestina”, che ha continuato ad attirare adesioni.

A luglio un atleta algerino si è rifiutato di competere con un israeliano ai Giochi Olimpici di Tokio ed ha affrontato sanzioni amministrative da parte del Comitato Olimpico Internazionale. Il 26 luglio Fethi Nourine non ha partecipato alle eliminatorie contro l’avversario sudanese Mohamed Abdalrasool in quanto il vincitore dell’incontro avrebbe dovuto competere contro l’israeliano Tohar Butbul.

Ogni competizione tenuta sotto la bandiera israeliana è un riconoscimento non solo dello Stato di Israele, ma anche della legittimità dell’occupazione della terra palestinese,” ha scritto Nourine su Facebook alla fine di luglio.

Il suo ritiro ha evitato la possibilità di affrontare l’israeliano.

Nourine ha spiegato di rifiutare la normalizzazione con il rappresentante di un “colonizzatore e occupante”.

L’atleta e il suo allenatore Amar Benikhlef sono stati privati dell’accredito olimpico e sono stati rispediti in patria.

E infine ad ottobre la scrittrice irlandese di successo Sally Rooney ha rispettato l’appello al boicottaggio rifiutando di consentire a una casa editrice israeliana di comprare i diritti di traduzione e pubblicazione in ebraico del suo ultimo romanzo, Beautiful World, Where Are You [Dove sei, mondo bello, Einaudi, 2022].

La Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI) ha elogiato Rooney per essersi aggiunta a “innumerevoli scrittori internazionali nell’appoggio al boicottaggio delle istituzioni culturali del settore editoriale complice di Israele.”

Rooney ha affermato che sarebbe stata contenta di vendere i diritti per la traduzione in ebraico se fosse stato possibile trovare un’impresa che non violasse i principi dell’appello del BDS.

Ho semplicemente sentito che nelle attuali circostanze non sarebbe stato giusto per me accettare un nuovo contratto con un’impresa israeliana che non prendesse pubblicamente le distanze dall’apartheid,” ha affermato Rooney.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Difettose, imprecise, letali: Israele sceglie le bombe del Vietnam per Gaza

Frank AndrewsShir Hever

17 agosto 2021 – Middle East Eye

Dopo la guerra di Gaza del 2014 l’ONU ha diffidato dall’uso delle MK-84. Perché dunque l’esercito israeliano ne ha lanciate così tante a maggio?

Fra le bombe in generale poche sono più distruttive delle Mark-84, un’arma di circa 907 kg utilizzata per la prima volta dagli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam.

Queste bombe contengono più di 400 kg di esplosivo e hanno un rivestimento in acciaio di quattro metri e mezzo con un “raggio letale” di oltre 30 metri, e quando esplodono creano un’onda di pressione supersonica.

Secondo le Nazioni Unite possono distruggere gli edifici vicini e “spaccare i polmoni, far esplodere le cavità nasali e strappare gli arti” a chiunque si trovi entro 350-360 metri dall’esplosione.

Le Mark-84, o MK-84 – “distruggi bunker” progettate per penetrare strati di acciaio o cemento – sono quindi considerate particolarmente pericolose se lanciate su aree civili.

Sono state utilizzate dalle forze statunitensi in Iraq e in Afghanistan e si ritiene siano il tipo di bomba usata negli attacchi aerei della coalizione guidata dall’Arabia Saudita che hanno ucciso almeno 97 civili in un mercato in Yemen nel 2016.

La bomba è talmente letale se sganciata in aree densamente popolate che la commissione indipendente delle Nazioni Unite che ha indagato sulla guerra del 2014 a Gaza [l’operazione Margine Protettivo, ndtr.] ha specificamente diffidato dal suo uso, avvertendo che verosimilmente “costituirebbe una violazione al divieto di attacchi indiscriminati”.

Eppure sei anni dopo gli esperti nello smaltimento di bombe a Gaza raccontano a Middle East Eye (MEE) che nei 2.750 attacchi aerei sulla Striscia di Gaza durante l’offensiva del maggio scorso, che ha ucciso 248 palestinesi tra cui 66 bambini, durante gli 11 giorni dell’attacco Israele ha lanciato in gran parte MK-84.

La squadra per l’Eliminazione degli Ordigni Esplosivi (EOD) del Ministero degli Interni di Gaza setaccia l’enclave assediata dopo ogni bombardamento israeliano, eliminando gli ordigni inesplosi che ricoprono la Striscia. Afferma che i resti che hanno trovato più di frequente da maggio appartengono alle MK-84.

Secondo l’OED sono state ad esempio le MK-84 ad aver ucciso almeno 42 persone – tra cui cinque membri della stessa famiglia – durante il bombardamento in via al-Wehda ad al-Rimal, a nord di Gaza, la notte del 15 maggio.

L’uso di MK-84 a maggio è particolarmente sconcertante, dato che l’aeronautica israeliana ha un’altra bomba più moderna nel suo arsenale, progettata per svolgere la stessa funzione con molti meno rischi per i civili.

Secondo Human Rights Watch Israele potrebbe essere incolpato di crimini di guerra per gli attacchi che hanno ucciso i civili a Gaza. (Anche Hamas, che ha lanciato razzi non mirati su Israele uccidendo 13 persone, potrebbe aver commesso crimini di guerra.)

MEE ha chiesto all’Esercito israeliano perché ha usato questa bomba e se abbia sganciato alcune delle armi più precise del suo arsenale. Al momento della pubblicazione l’esercito non aveva ancora risposto alle domande di MEE.

Un’arma incontrollabile

Oltre ad essere mortalmente pericolose per i civili, le MK-84 sono anche spesso imprecise e difettose.

Secondo l’ONU le bombe possono atterrare fino a sette metri di distanza dal loro obiettivo.

E in un’intervista del 2016 Dani Peretz, vicepresidente dell’Ingegneristica per le Industrie Militari Israeliane – ora confluite nella impresa israeliana di produzione di armi Elbit Systems – ha affermato che le MK-84 utilizzate nella guerra in Libano del 2006 sono rimaste inesplose al 40%. Secondo Action On Armed Violence (AOAV), un ente di beneficenza con sede a Londra che conduce ricerche sulla violenza armata, questa cifra è di solito intorno al 5%.

A differenza di quando furono prodotte per la prima volta nel 1955, le MK-84 sono ora spesso dotate di una Joint Direct Attack Munition (JDAM) [Munizione d’attacco diretto combinato], un kit sviluppato dagli Stati Uniti che guida le “bombe stupide” con il GPS. Queste versioni “più intelligenti” dell’arma sono conosciute come GBU-31.

Ma il JDAM, ha scoperto Peretz, “cambia il comportamento della bomba”.

Ciò significa che in alcuni casi “le [MK-84] raggiungevano il bersaglio ma… colpivano la stanza sbagliata”, e in altri casi “la miccia si è staccata dalla bomba che non è esplosa”.

Le bombe inesplose possono esplodere inaspettatamente quando vengono spostate, uccidendo o mutilando le persone. Molti abitanti di Gaza sono sfollati o non frequentano la scuola perché le MK-84 si sono infilate nella terra sotto le case senza esplodere.

Secondo l’EOD attualmente quattro di queste bombe sepolte in profondità si trovano sotto le scuole gestite dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e il Lavoro per i Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), il che significa che rimangono inaccessibili. Un portavoce dell’UNRWA non ha risposto alla richiesta di commenti.

Altre bombe meno comuni che l’EOD ha trovato durante e dopo l’offensiva sono state le GBU-39 di fabbricazione statunitense, bombe a piccolo diametro molto più piccole delle GBU-31 e potenzialmente meno dannose per i civili, e le BLU-109, distruggi-bunker fabbricate negli Stati Uniti che contengono meno esplosivo delle GBU-31 ma “che esplodendo infliggono probabilmente un livello molto simile di danni,” secondo AOAV.

L’area letale

L’aeronautica israeliana ha nel suo arsenale un’altra bomba che svolge lo stesso lavoro dell’MK-84 ma presenta un rischio molto minore per i civili.

La brochure della bomba chiamata MPR-500, prodotta da Elbit Systems, vanta “la stessa efficacia delle potenti MK-84” senza “l’elevato danno collaterale”, affermando che l’MPR-500 ha un’ “area letale” inferiore.

L’MPR-500, come l’MK-84, è progettata per penetrare in edifici, stanze o tunnel prima di esplodere. Il suo produttore afferma che essa ha una probabilità del 90-95% di raggiungere il suo obiettivo ed esplodere correttamente, rispetto al 60 % dell’MK-84. In effetti, i produttori hanno affermato di aver iniziato a sviluppare l’MPR-500 proprio a causa dell’imprevedibilità – e dei costi – di Mark-84.

Elbit Systems potrebbe benissimo esagerare il divario tra il pericolo e l’efficacia di ogni bomba. I loro opuscoli utilizzano diversi confronti “fra mele e pere”, ha detto a MEE Mark Hiznay, direttore associato della divisione armi di Human Rights Watch.

E le affermazioni riguardo alla riduzione dei danni collaterali possono anche essere discutibili, dato che, secondo il rapporto della Commissione Indipendente d’Inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza del 2014, le MPR-500 hanno ucciso 28 civili inclusi 15 bambini.

Ma Elbit ha convinto l’aeronautica americana che valeva la pena di investire in quelle armi.

Anche gli israeliani. Un portavoce delle forze armate israeliane ha confermato a MEE che le bombe MPR-500 sono ” operativamente in uso all’esercito”.

Tuttavia, il team dell’EOD di Gaza ha detto a MEE che, pur avendo visto tracce di MPR-500 sul terreno nel 2012 e nel 2014, non avevano trovato alcuna prova di un uso di quelle bombe a maggio.

L’esercito israeliano non ha rilasciato dichiarazioni quando gli è stato chiesto se avesse lanciato le MPR-500 su Gaza in maggio e gli esperti affermano che il numero esatto di MPR-500 nell’arsenale israeliano è probabilmente molto riservato.

Un portavoce di Elbit, che ha stabilimenti in vari Paesi incluso il Regno Unito, non ha risposto alle domande su quanti MPR-500 l’azienda abbia venduto a Israele. Elbit ha ripetuto che tutti i suoi sistemi d’arma sono utilizzati dall’esercito israeliano, senza fornire dettagli.

Perché, allora, gli israeliani userebbero le MK-84 invece delle MPR-500 se sono note per essere altamente distruttive, incontrollabili e più dannose per i civili?

Perché usare le MK-84?

  1. Sbarazzarsi di vecchie giacenze

È noto che in generale le forze aeree utilizzano vecchie scorte, afferma Brian Castner, consigliere di crisi di Amnesty International specializzato in armi e operazioni militari.

Le bombe sono costose da immagazzinare e mantenere e devono essere tenute sotto stretta sorveglianza. Hanno un tempo definito di conservazione e ad un certo punto può diventare pericoloso maneggiarle e imbarcarle, quindi ha senso eliminare prima le più vecchie.

Inoltre, se Elbit Systems – che ha assunto diversi ex ufficiali di alto rango dell’esercito israeliano e ha influenza su di esso – vuole che Israele faccia scorta di MPR-500, allora è nel suo interesse commerciale fare pressione sull’ esercito perché si sbarazzi delle sue MK-84 il più velocemente possibile.

Né l’ esercito né Elbit hanno risposto alle domande di MEE su questo punto.

2) Pressioni americane

In base a un accordo di assistenza 2019-2028 per la sicurezza, gli Stati Uniti hanno concordato, previa approvazione del Congresso, di concedere a Israele 3,8 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti militari dall’estero, da spendere quasi tutti in armi di fabbricazione statunitense.

Ciò che Israele compra è per lo più deciso dal Pentagono, e anche il Pentagono vuole sbarazzarsi delle vecchie bombe. Quindi gli Stati Uniti potrebbero aver cercato di liberarsi delle loro MK-84 vendendole in passato a Israele.

Un portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non ha risposto a una richiesta di commento.

3) Preoccupazioni economiche

Ogni anno il ministero della Difesa israeliano richiede uno speciale budget extra per far fronte a minacce impreviste. E più bombe sgancia l’ esercito, più ha bisogno di rifornire il suo arsenale – e di più soldi per farlo.

Nel 2014, Netanyahu ha promesso di tagliare il budget della Difesa, ma si è tirato indietro quando l’ esercito ha chiesto 10 miliardi di shekel israeliani (più di 3 miliardi di dollari) dopo l’invasione di Gaza.

“Dobbiamo prenderci cura del tenore di vita, ma prima dobbiamo preoccuparci della vita stessa”, ha detto Netanyahu a proposito della decisione, facendo seguito ai timori manifestati dal ministero della Difesa secondo cui l’ esercito aveva bisogno di maggiori investimenti per essere pronto a futuri scontri.

4) Necessità operative

Il 14 maggio l’ esercito israeliano ha fornito ai media stranieri la falsa informazione riguardo a un ingresso di truppe di terra a Gaza, cosa che alcuni hanno ritenuto uno stratagemma per battere Hamas spingendo i suoi combattenti nei tunnel per poi colpirli con più di 400 bombe.

Poiché la cosiddetta “Metro” è una vasta rete di tunnel, non è sufficiente sfondarla in un determinato luogo. Si potrebbe pensare che le distruggi-bunker ad alta frammentazione potessero uccidere e mutilare più combattenti nei tunnel sotteranei.

A prescindere dalle giustificazioni militari o di altro tipo, l’uso di MK-84 in aree civili edificate quando l’ esercito israeliano ha nel suo arsenale bombe meno dannose che svolgono lo stesso lavoro solleva ulteriori domande sulla legislazione di guerra in merito alla proporzionalità – alla perdita potenziale di vite di civili – della recente campagna di bombardamenti israeliani.

Chi è responsabile?

La colpa di ciò è principalmente di Israele, ma anche i Paesi che gli vendono bombe che uccidono civili sono responsabili. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il maggior fornitore di armi a Israele, seguiti da Germania e Italia.

Delle bombe che l’EOD ha detto essere state sganciate su Gaza, gli Stati Uniti hanno venduto sia le GBU-39 (SDB) che le BLU-109, nonché i JDAM che controllano le MK-84, e la società israeliana Elbit Systems le MPR-500 .

Ha venduto agli israeliani anche le MK-84, ma potrebbero averlo fatto anche altri Paesi.

“Stranamente è difficile dire esattamente quali Paesi producano e vendano bombe della serie Mark-80 [di cui la MK-84 è la più grande]”, ha detto Castner di Amnesty. La General Dynamics, con sede negli Stati Uniti, produce bombe della serie Mark-80 per l’esercito americano e, secondo diverse comunicazioni del Dipartimento della Difesa al Congresso, ne ha vendute migliaia a Israele.

Nel 2007 gli Stati Uniti hanno approvato la vendita a Israele di 3.500 MK-84 prodotte da General Dynamics, per un valore di circa 65 milioni di dollari. La società è stata coinvolta in un affare anche più grosso nel 2012, del valore di 647 milioni di dollari, che includeva altre 3.450 MK-84.

Nel 2015, gli Stati Uniti hanno approvato la vendita di 10.000 kit JDAM per le MK-84. Ancora una volta, la General Dynamics è stata indicata come fornitrice.

Ma anche altri Paesi della NATO – tra cui Spagna, Italia, Polonia, Norvegia, Francia e Turchia – sono autorizzati a venderle, come anche aziende in Russia e Cina.

“Sempre più spesso anche i Paesi del Golfo sono autorizzati a produrre componenti”, ha aggiunto Castner, “ed è anche chiaro che alcuni Paesi si limitano a copiarle e provano a realizzarle da soli”.

Per gli abitanti di Gaza coinvolti nei bombardamenti, tuttavia, il risultato finale è stato lo stesso, chiunque abbia fabbricato e venduto le bombe.

Secondo l’AOAV, il 98% delle 1.474 vittime totali di maggio erano civili e tre su quattro di queste vittime sono state causate da attacchi aerei.

“La tecnologia di mira negli attacchi aerei è migliorata negli ultimi decenni, ma la precisione e l’accuratezza sono alquanto irrilevanti quando si sganciano bombe con un raggio di esplosione di 360 metri su una delle aree più densamente popolate del mondo”, ha affermato Murray Jones, un ricercatore dell’AOAV.

“Sganciare bombe Mk-84 su Gaza significa che il danno civile su larga scala è inevitabile”.

Maha Hussaini ha collaborato a questo articolo

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Gli attivisti britannici filopalestinesi dimostrano che l’azione diretta e il BDS sono efficaci

Yvonne Ridley

11 giugno 2021 – Middle East Monitor

Questa notte i sostenitori della Palestina hanno festeggiato una vittoria, dopo che la Scozia ha onorato la sua reputazione di “territorio ostile” per i sionisti con l’annuncio che l’ultimo fondo pensioni delle amministrazioni locali del Paese ha disinvestito dalla controversa banca israeliana Hapoalim. Anni di campagne e pressioni, guidate dalla Campagna Scozzese di Solidarietà con la Palestina e altri scozzesi sensibili, hanno dato i loro frutti.

Ciò dimostra ancora una volta la forza del movimento non violento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), un’iniziativa diretta dai palestinesi che lavora per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Il BDS è calunniato dai gruppi di pressione filoisraeliani solo perché insiste sul fatto che i palestinesi hanno gli stessi diritti del resto dell’umanità.

Ora la Scozia è una zona libera dalla banca Hapoalim”, ha dichiarato il cofondatore di SPSC, Mick Napier, dopo aver annunciato che il Fondo Pensioni del Lothian [regione della Scozia sud-orientale, ndtr.], che rappresenta i quattro consigli comunali orientale, centrale e occidentale e della città di Edimburgo ha disinvestito dalla banca israeliana. Hapoalim compare nel database dell’ONU delle imprese che partecipano ad attività che danneggiano i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali del popolo palestinese in tutto il territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme est.

Un’indagine dell’ONU ha scoperto che le attività della banca Hapoalim riguardano la fornitura di servizi e programmi che appoggiano la conservazione e l’esistenza di colonie illegali nella Cisgiordania occupata, compresa la rete di trasporti. Anche le operazioni bancarie e finanziarie contribuiscono a sviluppare, ampliare o conservare le illegali colonie israeliane e le loro attività, compresi i prestiti immobiliari e lo sviluppo di imprese.

Il fondo pensioni del Lothian è il secondo più grande delle autorità locali scozzesi, con 84.000 affiliati e 8.000 milioni di sterline di attivo. È il terzo fondo di questo tipo, e l’ultimo, che ha preso le distanze dalla banca Hapoalim. Il fondo pensioni di Falkirk [nella Scozia centro-meridionale, ndtr.] è stato il primo a disinvestire nel 2018 in risposta alle campagne dell’SPSC appoggiate dalla pressione dei sindacati. L’anno successivo il fondo pensioni del Tayside [regione a nord di Edimburgo, ndtr.] ha disinvestito, lasciando il fondo pensioni del Lothian come unico fondo municipale scozzese che continuava a fare investimenti nella banca.

Ora è giunta la notizia che anche questo ha disinvestito, il che significa che gli 11 fondi pensione delle autorità locali scozzesi si sono liberati dagli investimenti nell’impresa israeliana che contribuisce a sostenere la rete di colonie illegali di Tel Aviv nei territori palestinesi occupati.

Secondo Napier il fondo del Lothian ha resistito ad anni di pressioni perché disinvestisse, finché in marzo ha ceduto. Benché sia poco probabile che ciò venga attribuito alle campagne del SPSC, i suoi membri e i sindacati hanno fatto costantemente pressione nelle riunioni del consiglio di amministrazione del fondo pensioni e i consiglieri eletti hanno ricevuto migliaia di mail degli elettori locali.

Napier ha spiegato che una delegazione della campagna “Time to Divest” [Tempo di Disinvestire] si è riunita con il direttore generale del fondo pensioni del Lothian e i suoi collaboratori nel dicembre 2019. “Nonostante la riunione, non abbiamo trovato un accordo perché il fondo fosse coerente con il suo impegno riguardo ai Principi di Investimento Responsabile dell’ONU e si assicurasse di non investire in imprese che vengono considerate complici di violazioni dei diritti umani.”

Imperterriti, per ottenere questa vittoria storica SPSC, Unison Scotland [sindacato scozzese degli impiegati pubblici, ndtr.] e altri membri della campagna Time To Divest hanno inviato letteralmente migliaia di mail ai consiglieri locali. “Questo sarà un boccone amaro da masticare per i sionisti,” ha aggiunto Napier, anche se ha avvertito che gli attivisti del BDS scozzese non si accontenteranno. “C’è ancora molto da fare per esercitare pressioni affinché i fondi pensione delle autorità locali scozzesi continuino a disinvestire da imprese belliche e altre operazioni commerciali che sono complici di quelli che Human Rights Watch [famosa Ong internazionale per i diritti umani, ndtr.] definisce “crimini contro l’umanità di apartheid e persecuzione” da parte di Israele.

Egli ha sottolineato che il fondo pensioni del Lothian, per esempio, continua a investire in Booking Holdings (anch’esso presente nella lista dell’ONU), in Caterpillar, BAE Systems, Lockheed Martin, General Dynamics e Northrop Grumman, il che significa che continua a investire nell’apartheid israeliano. “La nostra campagna continua. Stiamo mostrando in tutta la Scozia che forti pressioni possono produrre risultati.” L’esperto attivista ha invitato più persone a essere coinvolte come volontari inviando una mail a info@timetodivest.net.

Nel contempo a sud del Confine [scozzese, ndtr.] altri attivisti filopalestinesi hanno scelto una forma meno sottile di azione diretta come metodo che prediligono per affrontare le imprese belliche le cui armi sono state usate soprattutto contro le popolazioni civili a Gaza e nella Cisgiordania occupata. Palestine Action [Azione Palestina] ha preso di mira la sede centrale della LaSalle Investment Management, insozzando il luogo con pittura rosso sangue, impedendovi l’ingresso e rivestendo il posto con video sulla “scena del delitto di guerra. ” LaSalle Investment Management, una succursale della Jones Lang LaSalle, è proprietaria della sede centrale di Elbit Systems, che consente quelle che l’associazione descrive come “operazioni letali e agevolazione dei crimini di guerra israeliani.”

Finora LaSalle ha rifiutato di rispondere alle ripetute richieste di sfrattare Elbit o di riconoscere il ruolo che l’impresa gioca nella repressione dei palestinesi e di altri civili in tutto il mondo. L’azione diretta di mercoledì segna un’escalation contro i proprietari di tutti i siti di Elbit in Gran Bretagna. Il gruppo afferma che non smetterà “finché Elbit sarà sfrattata dal Regno Unito e completamente chiusa.”

Un comunicato stampa reso pubblico mercoledì afferma: “Palestine Action è impegnata in una campagna di forti azioni dirette contro Elbit System, danneggiando il più possibile i profitti dell’impresa per chiuderla del tutto e impedire che venga agevolata l’uccisione di palestinesi.”

Cosa importante, il gruppo ha evidenziato che né i crimini di guerra israeliani né Elbit System operano in modo isolato. “Per funzionare efficacemente si basano su una catena logistica globale di produzione, spedizione, vendita e, ovviamente, locatori. Palestine Action intende rompere questa catena mortale di approvvigionamento per salvare la vita dei palestinesi.”

Si stima che le audaci iniziative di Palestine Action abbiano obbligato l’impresa a chiudere le proprie attività e siano costate milioni di sterline di perdite nella produzione.

Elbit Systems è la principale industria israeliana di armamenti e produce l’85% degli aerei da guerra e da ricognizione senza pilota dell’esercito di terra israeliano. Molti prodotti di Elbit, in particolare i droni da guerra Hermes, vengono utilizzati direttamente nel massacro indiscriminato di civili palestinesi a Gaza e nella repressione e controllo dei palestinesi nel resto dei territori occupati.

L’impresa pubblicizza apertamente e cinicamente i suoi prodotti come “testati in combattimento”, quello che per molti attivisti è un riferimento all’uso di queste armi contro civili palestinesi. Dicono che Elbit esporta i suoi prodotti letali a regimi oppressivi di tutto il mondo. Anche i civili del Myanmar, dell’Armenia e dello Sri Lanka e i rifugiati e richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo e il Canale della Manica hanno denunciato il loro uso.

Uno dei maggiori sostenitori di questo tipo di azioni dirette è stato il leader dei diritti civili, il defunto Martin Luther King, che ha persino ammiratori in Israele, dove il governo ha dato il suo nome a un parco nazionale. Vale la pena ricordare agli israeliani e ai loro sostenitori che fu King ad affermare: “Lo scopo dell’azione diretta è creare una situazione talmente critica da portare inevitabilmente a un negoziato.”

I successivi governi israeliani di Benjamin Netanyahu hanno dimostrato che lo Stato di occupazione è impegnato ad ampliare il proprio territorio invece di tornare alle frontiere formali del 1967 (la Linea Verde dell’”armistizio” del 1949) e consentire la fondazione di uno Stato palestinese sostenibile. I negoziati del cosiddetto “processo di pace” hanno strappato una concessione dopo l’altra ai palestinesi senza niente in cambio. È poco probabile che il nuovo “governo per il cambiamento” proposto sia diverso.

Per questo sono così importanti le vittorie del BDS come quella vista in Scozia, e l’azione diretta contro quanti traggono benefici dall’apartheid israeliano. Lo Stato sionista deve sapere che, finché continua ad esistere l’occupazione israeliana, ci sarà un prezzo da pagare. I negoziati vanno benissimo, ma la libertà e la giustizia per i palestinesi, basate sui diritti umani e sulle leggi internazionali, devono avere la priorità.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autrice e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Monitor de Oriente.

Yvonne Ridley

La giornalista e scrittrice britannica Yvonne Ridley propone analisi politiche su questioni riguardanti il Medio Oriente, l’Asia e la guerra mondiale contro il terrorismo. Il suo lavoro è stato pubblicato su molte pubblicazioni di tutto il mondo, da oriente a occidente, da testate tanto diverse come The Washington Post, il Teheran Times e il Tripoli Post, ottenendo riconoscimenti e premi negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Dieci anni di lavoro per le grandi testate di Fleet Street [via di Londra in cui si trovano i principali quotidiani britannici, ndtr.] hanno ampliato il suo ambito di attività ai media elettronici e alla radiofonia, con la produzione di una serie di documentari su argomenti palestinesi e internazionali, da Guantanamo alla Libia alle Primavere Arabe.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Francia-Israele. Lobby o non lobby? Come Israele sviluppa Scorpion, nel futuro al centro della difesa francese

Jean Stern

30 marzo 2021 – Orient XXI

Inchiesta. Nella totale opacità, militari e ingegneri francesi e israeliani collaborano per la guerra del futuro, unificando informatica, droni e robot, anche se sul fronte della vendita di armi i due Paesi sono concorrenti, soprattutto in Africa.

Se la Francia è il terzo esportatore di armi al mondo, Israele è attualmente all’ottavo posto, ‘performance’ piuttosto notevole, tenuto conto delle dimensioni del Paese. E se le due Nazioni hanno rapporti amichevoli in molti settori, la cosa è più complicata nell’ambito della difesa. Da un lato, perché i loro industriali si trovano a volte in concorrenza e gli israeliani hanno la reputazione di “abbassare” il prezzo per accaparrarsi i mercati di armi. Ma d’altro lato, e soprattutto, perché gli israeliani puntano insistentemente gli occhi su un terreno di caccia tradizionalmente controllato dai militari e dai trafficanti d’armi francesi: l’Africa. Dopo gli accordi di Oslo Israele ha investito molto sul continente africano, in particolare nella “protezione” dei governi in carica.

Certo, ufficiali e agenti francesi e israeliani cooperano con discrezione su alcuni fronti, per esempio con l’esercito camerunense nel nord- Camerun nella lotta contro Boko Haram. Ma nella stessa Yaoundé, la capitale del Paese, uno dei pilastri dell’Africa francofona, mercenari israeliani sono inseriti da tempo nel battaglione di intervento rapido (BIR), un’unità d’élite posta agli ordini del presidente Paul Biya. E imprese israeliane equipaggiano il BIR, soprattutto con fucili d’assalto. C’è di che far innervosire gli industriali francesi degli armamenti, di cui il Camerun è un tradizionale cliente. “Siamo in forte concorrenza sul mercato africano, sottolinea un ingegnere del settore militare, “ma al momento siamo in difficoltà. In alcune aree a rischio, la Nigeria, l’Africa dei laghi, lo Zimbabwe e il Malawi Israele ha conquistato i mercati. Le nostre industrie, soprattutto Thales e Safran, sono in concorrenza tra loro, mentre gli israeliani sono molto compatti.”

Infine, e forse soprattutto, perché i rapporti si sono invertiti: negli anni ‘50 e ‘60 la Francia vendeva armi a Israele. Oggi Israele le vende sistemi di ciber-sorveglianza, droni e anche robot soldati. Un po’ seccante per l’orgoglio maniacale dei militari e degli industriali della difesa. E se i lobbisti di Elnet e i rappresentanti del commercio franco-israeliano non smettono di lodare la qualità del “dialogo strategico” tra i due Paesi, che si può tradurre fuori dal politichese con “chi vende quali armi a chi non deve calpestare troppo le mie aiuole”, le voci diventano sussurri quando si tratta di parlarne più in dettaglio. “Oh no, non vi darò dei numeri, anzitutto perché non li conosco”, dice un deputato. “Sapete, tutto ciò va avanti per conto proprio, non sappiamo granché,” aggiunge un’altra parlamentare. “Vi è scambio di informazioni”, spiega Arie Bensemhoun, direttore di Elnet France. “Sul piano militare e strategico e della lotta contro il terrorismo c’è buona collaborazione tra i due Paesi”, aggiunge senza ulteriori dettagli. “La palese mancanza di trasparenza che caratterizza il settore militare – con la motivazione della segretezza relativa alla difesa unita al ‘segreto commerciale’ – è particolarmente problematica”, nota Patrice Bouveret, dell’Osservatorio sugli armamenti.

L’interfaccia di Scorpion sviluppata con Elbit

Così sia i deputati che l’opinione pubblica ignorano tutto sulla partecipazione israeliana al programma riservato “Sinergia del contatto rafforzato dalla polivalenza e dall’info-valorizzazione” (Scorpion), al centro della strategia dell’esercito di terra francese per i prossimi decenni. La parte visibile consiste in un rinnovamento dei veicoli blindati, con il lancio di Griffon, che sarà impiegato nel Sahel nell’autunno 2021. Ma la forza trainante di Scorpion consiste nella messa a punto di un controllo digitale unico basato su un’interfaccia comune che consente ai soldati impiegati sul terreno, ma anche ai nuovi mezzi militari come i droni e i robot, di essere connessi simultaneamente e di anticipare così le reazioni del nemico.

Fine modulo

Al centro della guerra del futuro, spiega un’esperta, si trova un soldato più leggero, perché oggi porta un carico di 38 chili, contro i 40 durante la guerra del 1914-1918. Il margine di progresso è ancora enorme. A regime, non avrà altro che uno schermo GPS, la sua arma e la sua borraccia. Sarà guidato da un’interfaccia e assistito da droni per una visione ampia e da robot-muli incaricati di trasportare i carichi pesanti e eventualmente evacuare i feriti.” Le informazioni di cui il soldato disporrà sul suo navigatore GPS tramite Scorpion sono quindi determinanti e la messa a punto dell’interfaccia è al centro della cooperazione segreta franco-israeliana.

L’idea centrale di Scorpion è la guerra senza rumore e se possibile evitare la guerra cruenta, cioè avere il minimo numero possibile di soldati uccisi, prosegue. Scorpion organizza l’interoperatività tra un carro armato, un battello, una moto, un drone, un robot, un soldato a terra. È un programma molto importante, a cui partecipano tutti i grandi industriali francesi di armamenti, ma anche l’israeliana Elbit, che ha acquisito una grande esperienza nei sistemi autonomi.”

Integrano i droni nella natura”

Questa competenza che facilita l’analisi precisa di un determinato terreno, Israele l’ha acquisita grazie ai suoi droni impiegati nei territori palestinesi occupati. “Israele è molto avanti su tre punti chiave, aggiunge l’ingegnera. Anzitutto l’annullamento del rumore del motore dei droni. È un grande progresso, si sta per arrivare all’impercettibilità del rumore, punto sul quale si lavora molto anche in Francia.” E poi la miniaturizzazione dei droni. I droni insetti che ci divertono in un film di James Bond sono già in servizio e testati dall’esercito israeliano a Gaza. “Integrano i droni nella natura”, precisa l’esperta. Infine la cancellazione delle tracce digitali e l’individuazione dei segnali “nemici” è strategica, perché la guida digitale è al cuore di Scorpion.

Non bisogna essere intercettati, mentre si intercetta il nemico. Gli israeliani sanno nascondere, localizzare, interpretare, analizzare, confondere. L’idea, anche qui, è di essere invisibili ed estremamente silenziosi, continua la stessa esperta. Ciò che sta alla base delle nostre collaborazioni con Israele sono tutte queste invenzioni, semplici, prodotte dai migliori ingegneri che hanno acquisito le proprie capacità nel controllo e nella repressione nei territori palestinesi e a Gaza.”

Scorpion è così importante per l’industria bellica francese che, al di là dell’esercito, suo cliente di riferimento insieme all’esercito belga, il programma mira all’esportazione. Non sorprende quindi venire a sapere che il primo acquirente di Scorpion è Abu Dhabi. Gli Emirati Arabi Uniti sono da tempo ottimi clienti per le armi francesi e anche, più di recente, amici di Israele.

Fuori dalle statistiche ufficiali

Al di fuori di Scorpion, di cui non si conosce l’importo finanziario derivante dall’apporto degli ingegneri israeliani di Elbit, i volumi degli scambi di armi sono controllati dal parlamento. Secondo il rapporto consegnato al parlamento dal Ministero della Difesa francese, nel periodo 2010-2019 le armi inviate dalla Francia a Israele hanno rappresentato 208 milioni di euro, il che è ben poco in confronto all’Arabia Saudita (8,7 miliardi), agli Emirati Arabi Uniti (4,7 miliardi), al Qatar (4,1 miliardi) o all’Egitto (6,6 miliardi). Non si conosce invece l’ammontare delle vendite di armamenti e di sistemi di sicurezza militare e di polizia da Israele alla Francia. L’opacità mondiale del mercato della ciber-sicurezza, nel quale Israele è un attore importante, non consente di avere la minima idea dei volumi delle vendite. “Le collaborazioni militari e sulla sicurezza non rientrano nelle statistiche ufficiali”, precisa senza ironia Henri Cukierman, presidente della camera di commercio e dell’industria franco-israeliana.

La svolta degli anni 2000

Prima di buttarsi sul digitale, è nel settore dei droni che la cooperazione militare tra i due Paesi si è rilanciata all’inizio degli anni 2000. “La Francia allora non era molto avanti a questo proposito, precisa un esperto militare. Adesso deve avanzare in materia di guerre urbane, particolarmente sensibile in Africa, dove gli elicotteri sono soluzioni sia costose che rumorose. Israele è all’avanguardia nei droni. Anche se la meccanica spesso è tedesca e i componenti cinesi o francesi, loro sanno ideare e assemblare delle macchine efficienti.”

Di fronte al palese ritardo della sua industria, la Francia allora aveva urgente bisogno di importare droni. Contrariamente a quanto si crede, non fu il presidente Nicolas Sarkozy, noto per i suoi sentimenti filoisraeliani, a provocare questa importante svolta nei rapporti politico-militari autorizzando l’esercito a procurarsi droni israeliani. “Di fatto il vero cambiamento, spiega Frédéric Encel, che ha lavorato come “consulente” per degli “organismi autorizzati” del Ministero della Difesa, è avvenuto con Jacques Chirac e Dominique de Villepin nel 2005-2006. Chirac era stato stupito da Ariel Sharon, che aveva mantenuto la sua promessa di evacuare le colonie israeliane da Gaza nell’estate del 2005. Il Primo Ministro Villepin convinse il presidente Chirac che i Paesi arabi non erano affidabili e la Francia era all’epoca molto in ritardo sui droni. Grazie al pragmatismo di Chirac, furono firmati in modo riservato degli accordi commerciali.”

Fu anche il momento in cui Chirac, dopo la guerra in Iraq, tentò un avvicinamento a Israele per facilitare il dialogo con gli Stati Uniti. Da allora, la Francia iniziò ad acquistare e commercializzare droni israeliani con il sistema delle licenze. Questi accordi con Dassault, Airbus, Sagem (predecessore di Safran) consentirono anche l’acquisto di droni israeliani Eagle nel 2007 e Heron nel 2009 e 2010. Villepin e Chirac trarranno profitto da questo rinnovamento della cooperazione militare autorizzando la vendita da parte di Eurocopter (una filiale di Airbus) di sei elicotteri Panther alla marina israeliana, che li ha ribattezzati Atalef (pipistrello). Ciascuno di questi costosi aeromobili costa, missili compresi, decine di milioni di euro. MBDA, leader europeo in missili, di cui Airbus è azionista a parità di quote con la britannica BEA (37,5% del capitale ciascuno) vendette a Israele anche munizioni teleguidate e il missile anticarro Spike.

Sarkozy promosse la cooperazione tra le polizie

Prima di litigare con Benjamin Netanyahu, da quando arrivò all’Eliseo nel 2007 Nicolas Sarkozy “non si sentiva limitato dalle vecchie burocrazie del Quai [d’Orsay, sede del Ministero degli Esteri francese, ndtr.] e dalle preoccupazioni degli alti ufficiali, spiega un ex ambasciatore. Sarkozy lanciò il “dialogo strategico” franco-israeliano nel 2008, un incontro annuale incentrato principalmente sullo scambio di informazioni tra i militari e le spie dei due Paesi. L’ex primo gendarme di Francia, che nel 2006 aveva istituito una carica di addetto alle questioni di sicurezza all’ambasciata di Francia a Tel Aviv, voleva sviluppare soprattutto la cooperazione tra le polizie dei due Paesi. Durante la sua visita ufficiale nel 2008 firmò un accordo relativo alla lotta contro la criminalità e il terrorismo. Questo accordo, dai contorni abbastanza vaghi, sollevò parecchie riserve in parlamento e non venne ratificato. Tuttavia la cooperazione tra polizie tra i due Paesi si instaurò con discrezione, attraverso incontri regolari e scambi di informazioni.

Dal lato dell’industria militare gli affari per la produzione di droni sono andati intensificandosi, “avendo ogni drone le proprie specificità e utilità, per la sorveglianza dei territori o per operazioni più offensive”, precisa un ingegnere del genio militare. I due modelli israeliani di punta nel mercato sono anzitutto l’Hermes 900 di Elbit, commercializzato dal 2012, venduto al Messico, alla Colombia, al Brasile e al Cile, ma anche a Svizzera e Azerbaigian, specializzato nella sorveglianza e repressione “delle sommosse”. L’altro è Heron di Israel Aerospace, venduto in tutto il mondo, compresi il Marocco e la Turchia. Il suo principale vantaggio sta nel disporre di un’autonomia di volo di 48 ore. Questi droni sono stati la base della collaborazione tra Thales e Elbit per i modelli Watchkeeper ed Hermes, e tra Airbus e Israel Aerospace Industries per Harfang, Heron 1 e Heron TP. Il Patroller, un drone costruito da Safran, deve molto agli accordi conclusi nel 2010 dalla Sagem (vecchio nome di Safran) con Elbit.

E gli affari vanno avanti, a livello francese ed europeo. Molto di recente l’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima ha ordinato ad un consorzio, formato da un lato da Airbus e Israel Aerospace Industrie e dall’altro da Elbit, droni Heron e Hermes per individuare nel Mediterraneo le imbarcazioni che trasportano migranti. Secondo il quotidiano britannico The Guardian i due contratti valgono fino a 50 milioni di euro ciascuno.

Muli-robot israeliani nel Sahel

Infine l’esercito francese ha anche ordinato all’impresa israeliana Roboteam dei robot militari chiamati “muli Probot”, destinati al trasporto di materiale e all’evacuazione di feriti, che sarebbero stati utilizzati nel Sahel nell’estate 2020 nel quadro dell’operazione “Barkhane”. La rivista Challenges, che ha rivelato l’esistenza di questo contratto, riferisce che esso è stato oggetto dietro le quinte di una feroce lotta di pressioni ad alto livello tra i sostenitori di Roboteam e coloro che preferivano il modello prodotto dal gruppo francese CNIM, associato al gruppo estone Milrem, che produce già il robot Themis, un modello di successo venduto in parecchi Paesi, tra cui Stati Uniti e Regno Unito.

Secondo Challenge, sembra che per conquistare il mercato Roboteam, appoggiandosi a un prestanome francese, abbia abbattuto i prezzi, una pratica corrente degli industriali israeliani della difesa per conquistarsi mercati. Ma, secondo una fonte ben informata, ha anche condotto un’intensa campagna di lobbying. La collera degli industriali e di alcuni militari francesi si spiega anche con un altro motivo: Roboteam, che ha inizialmente venduto i suoi robot all’esercito israeliano, recentemente ha ottenuto finanziamenti in Cina e Singapore. Ora, gli ambienti della difesa si preoccupano per nuove alleanze tra certi Paesi africani, la Cina e Israele nel settore della sicurezza e della vendita di armi.

Le due marine alle manovre militari

Tutto ciò è avvenuto dietro le quinte e ufficialmente tutto è andato per il meglio nel campo della cooperazione militare tra i due Paesi. Grande mercante d’armi, la Francia ama organizzare fiere commerciali: Eurosatory, Euronaval, Le Bourget, come anche il Milipol dedicato al controllo dell’ordine pubblico. E Israele adora esserci: secondo i dati raccolti da Patrice Bouveret, 51 imprese israeliane erano presenti a Eurosatory nel 2016, contro le 17 nel 1998. Stesso incremento spettacolare a Milipol: 16 imprese presenti nel 1997, 57 nel 2015. L’ingegnera del settore bellico che abbiamo intervistato racconta del resto che i colleghi israeliani che lei frequenta durante queste fiere sono “dei ragazzi piuttosto simpatici, spesso abbastanza pacifisti, che parlano dei loro figli, non sono del tutto coscienti di quello di cui si occupano.”

I militari francesi adorano anche le manovre. Nel luglio 2018 delle operazioni comuni delle marine francese e israeliana si sono svolte al largo di Tolone e della Corsica, alla presenza dei loro capi di stato maggiore, gli ammiragli Eli Shavit e Christophe Prazuck. Era la prima volta per le due marinerie dal 1963, anche se manovre aeree comuni avevano già avuto luogo sempre in Corsica nel novembre 2016.

Nonostante le dispute (essenzialmente in Africa), Israele è molto amico dell’esercito francese. La lobby non può che rallegrarsene. Perché al riguardo la Palestina è “un non-argomento”… Mi era già stato detto.

(Traduzione dal francese di Cristiana Cavagna)




In Nuova Zelanda il Super Fund dà il benservito alle banche israeliane che finanziano le colonie in Palestina

Roger Fowler

5 marzo 2021 The Palestine Chronicle

In Nuova Zelanda il fondo pensione statale multimiliardario NZ Super Fund ha finalmente disinvestito da cinque delle maggiori banche israeliane perché finanziano la costruzione di colonie illegali nei territori palestinesi occupati.

Il parlamentare del partito neozelandese dei Verdi Golriz Ghahraman ha affermato in una dichiarazione a Spinoff [rivista online neozelandese, ndtr] che il Partito dei Verdi ha accolto con entusiasmo la decisione:

“Da molto tempo i valori e gli obblighi morali della nostra nazione sono calpestati da investimenti che facilitano ciò che l’ONU ha ripetutamente definito un’occupazione illegale, che causa sofferenza al popolo palestinese e si traduce in ulteriori violazioni del diritto umanitario.”

Questa settimana il PSNA [Palestine Solidarity Network Aotearoa, rete neozelandese di associazioni nata nel 2013 per sostenere la causa palestinese, ndtr] ha dichiarato che i sostenitori della Palestina in Aotearoa/Nuova Zelanda [Aotearoa è la denominazione Maori del Paese, ndtr] hanno più volte denunciato queste banche al NZ Super Fund, specialmente dopo che un rapporto di Human Rights Watch del 2018 ha accertato che esse hanno contribuito attivamente alla costruzione delle colonie, in violazione della legge internazionale.

Nel 2012 NZ Super Fund aveva già messo fine per motivi etici ai suoi investimenti in tre compagnie israeliane che stavano costruendo colonie illegali su terre palestinesi.

Janfrie Wakim, portavoce di PSNA, ha dichiarato che Super Fund NZ ha finalmente condotto una indagine accurata arrivando alla conclusione definitiva che sarebbe stato immorale continuare ad investire con queste banche.

“Sia il grande numero di notizie certe sia la legge rendono insostenibile per Super Fund NZ la possibilità di continuare ad investire con queste banche. Nessuna istituzione neozelandese dovrebbe fornire alcun sostegno alla costante espropriazione del popolo palestinese nella sua stessa terra e alla brutale occupazione israeliana.”

“Il Fondo, che mantiene ancora investimenti in altre compagnie israeliane, sostiene che presterà la massima attenzione a tutti i futuri rapporti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani che riguardino il coinvolgimento di altre compagnie israeliane nella costruzione di colonie illegali,” ha aggiunto Waakim.

Il governo neozelandese è “ancora in ritardo”

Janfrie Wakim ha inoltre affermato che la decisione di disinvestire da parte di NZ Super Fund – insieme con gli argomenti usati – ha evidenziato ciò che definisce un terribile ritardo del governo della Nuova Zelanda.

“Il primo disinvestimento di NZ Super Fund ha riguardato il produttore di armi Elbit Systems e risale ormai al 2012.”

“Eppure, il governo neozelandese ha ammesso che sta comprando forniture militari, collaudate sui palestinesi, da Elbit Systems, vale a dire dalla stessa compagnia che NZ Super Fund ha eliminato dal proprio portfolio di investimenti nel 2012,” ha proseguito Wakim.

Per leggere il documento di NZ Super Fund sulle banche israeliane fai click qui.

-Roger Fowler è uno storico attivista per la pace e rappresentante di comunità di Auckland, Aotearoa/New Zealand e coordina Kia Ora Gaza, che organizza il sostegno di convogli di solidarietà internazionale e di Freedom Flotilla per spezzare l’illegale blocco israeliano di Gaza. Roger è il direttore di kiaoragaza.net. Ha scritto questo articolo per The Palestine Chronicle.

(traduzione dall’inglese di Stefania Fusero)




Attivisti di Palestine Action e di Extinction Rebellion bloccano una fabbrica di armi israeliana.  

Palestine Action      

 2 febbraio 2021 – Mondoweiss  

Otto attivisti di Extinction Rebellion North e Palestine Action sono stati arrestati ieri dopo avere sbarrato tre ingressi di una fabbrica di armi israeliana a Oldham, Gran Bretagna.

 

Nota dell’editore: il seguente comunicato stampa è stato rilasciato da Palestine Action il 2 febbraio 2021. Mondoweiss pubblica saltuariamente comunicati stampa e dichiarazioni di diverse organizzazioni con lo scopo di richiamare l’attenzione su temi altrimenti ignorati.

Ieri sono stati arrestati otto attivisti di Extinction Rebellion North [movimento ecologista internazionale, ndtr.] e Palestine Action per avere causato danni ammontanti a 20.000 sterline [circa 23.000 euro] dopo avere bloccato una fabbrica di armi israeliana a Oldham, Gran Bretagna. Gli attivisti hanno preso d’assalto la fabbrica nelle prime ore del mattino di lunedì 1^ febbraio – sei di loro hanno bloccato tre ingressi e altri due sono saliti sul tetto.

 

Lo stabilimento della Ferranti Technologies, proprietà di Elbit Systems, la maggiore industria bellica israeliana, è stata pitturata con vernice rossa, ha subito alcune finestre spaccate e la perdita dell’insegna “Cairo House”. L’azione ha riscosso ampi consensi, compresi quello di Roger Waters, cofondatore dei Pink Floyd, e del gruppo nazionale di Extinction Rebellion.

 

Durante le sedici ore di occupazione della fabbrica la polizia ha impedito la presenza di osservatori legali, minacciando di multarli o arrestarli in base alle vigenti normative anti-Covid 19 se non avessero sgombrato il campo. Gli attivisti che hanno resistito più a lungo sono stati i due sul tetto, i quali, dopo essersi rifiutati di scendere dalla loro posizione, sono stati trascinati giù ed arrestati mentre, avvolti in bandiere palestinesi, urlavano “Palestina Libera”. Erano circa le 6 del pomeriggio, sedici ore dopo che la fabbrica era stata occupata e la produzione interrotta.

In seguito alla protesta, martedì 1^ febbraio la pagina Facebook di Palestine Action è stata rimossa, con il pretesto che il gruppo “viola le regole della nostra comunità”. Palestine Action ha accusato Facebook di prendere di mira in modo discriminatorio gli attivisti per i diritti umani in Palestina, visto che gli unici post pubblicati lunedì erano quelli dei video in streaming condivisi con la pagina di Extinction Rebellion North, che invece non ha subito conseguenze.

 

Gli otto attivisti si trovano tuttora in stato di fermo. L’assedio della fabbrica è stato il primo caso di collaborazione fra Extinction Rebellion e Palestine Action. I due gruppi di azione diretta si sono impegnati ad intensificare i propri interventi fino alla chiusura definitiva di Elbit Systems e all’eliminazione di ogni ingiustizia sistemica.

Commentando il blocco della fabbrica di Oldham e la censura operata da Facebook contro l’attivismo per i diritti umani in Palestina, un membro di Palestine Action ha dichiarato:

“L’azione di ieri è stata un grande successo e dimostra la forza derivante dall’alleanza fra diversi movimenti, specialmente quando l’umanità e il mondo in cui viviamo si trovano ad affrontare le peggiori sfide alla propria esistenza. Questo non è che l’inizio di tali azioni, onoreremo l’impegno di continuare ad intensificare le nostre attività insieme con Extinction Rebellion per chiudere per sempre Elbit.

Facebook ha sistematicamente censurato i nostri post, dicendo che incitiamo al male, quando invece promuoviamo azioni dirette contro una fabbrica di armi colpevole di estrema violenza in quanto testa le sue armi sui bambini palestinesi prima di esportarle ad altri regimi oppressivi nel resto del mondo. Facebook non riuscirà a zittirci né fermerà il nostro fondamentale lavoro finalizzato alla chiusura di Elbit”.


Parlando dal tetto della fabbrica ieri, gli attivisti di Extinction Rebellion North hanno denunciato la produzione da parte di Elbit di armi “illegali”, il ruolo dei droni nella videosorveglianza contro i profughi e la nefasta tecnologia di simulazione prodotta nella fabbrica ad Oldham, che insegna ai piloti a bombardare gli obiettivi usando simulazioni dei bombardamenti dell’esercito israeliano a Gaza.

La dichiarazione prosegue:

Questo non riguarda solo la Cisgiordania, questo non riguarda solo Gaza, questo riguarda tutte le vite innocenti, tutti i civili innocenti uccisi dall’impresa che gestisce questo edificio.

Pertanto siamo qui in quanto partecipiamo alla collaborazione fra queste due associazioni, e siamo consapevoli della necessità di lavorare insieme come movimento di azione diretta per combattere per il cambiamento e la giustizia sociale; questo include lottare contro il sistema che permette l’esistenza dei combustibili fossili e delle industrie di armamenti.”

  

Negli ultimi sedici anni Elbit Systems UK ha creato una vasta rete nel Regno Unito con l’apertura di dieci stabilimenti in Inghilterra e nel Galles, comprese quattro fabbriche di armi. Ferranti Technologies ad Oldham è stata acquisita da Elbit Systems per 15 milioni di sterline [circa 17 milioni di euro] nel 2007. Le componenti di armi prodotte da Elbit Ferranti includono sistemi di intercettazione per droni.

  

L’obiettivo di Palestine Action è fare chiudere le attività a Elbit UK; dal suo inizio nell’agosto 2020 la campagna ha colpito circa quaranta volte le sedi della ditta, oltre a quelle di LaSalle Investment Management, proprietaria dei siti. Fra queste azioni ricordiamo la chiusura per ben tre volte di UAV Engines a Shenstone (la più clamorosa delle quali sarebbe costata 145.000 sterline [circa 165.000 euro] alla compagnia) e una serie di proteste e occupazioni del quartier generale di Elbit a Londra.

  

Extinction Rebellion è una rete internazionale apolitica che attraverso l’utilizzo di azioni dirette nonviolente cerca di persuadere i governi ad affrontare in modo corretto ed efficace l’emergenza climatica ed ecologica. In generale la missione di Extinction Rebellion North è mobilitare il 3,5% della popolazione per conseguire un cambiamento di sistema. Il gruppo costituisce e collega in tutta la regione comunità resilienti che lavorano insieme e si sostengono reciprocamente, con l’obiettivo di creare un mondo accogliente per le future generazioni.

 

 

(traduzione dall’inglese di Stefania Fusero)




Vittoria del BDS! Siviglia ha annullato la fiera europea delle armi elettroniche

Palestinian BDS National Committee

14 dicembre 2020 – Chronicle de Palestine

In un comunicato stampa pubblicato oggi dal Comune di Siviglia l’assessore comunale per la casa, il turismo e la cultura, Antonio Muñoz, ha annunciato l’annullamento della fiera degli armamenti “Electronic Warfare Europe”, che avrebbe dovuto svolgersi nel palazzo delle esposizioni e dei congressi di Fibes, a Siviglia, nel maggio 2021.

La stessa fiera era già stata annullata a Liverpool, nel Regno Unito, dove un partner era Elbit Systems, la più grande industria bellica privata israeliana, le cui armi sono regolarmente utilizzate dall’esercito israeliano per uccidere e mutilare civili palestinesi.

L’annullamento di Liverpool è avvenuto dopo che una forte coalizione locale – Against the Electronic Arms Fair [Contro la Fiera delle Armi Elettroniche], insieme alla Palestine Solidarity Campaign [Campagna di Solidarietà con la Palestina] (PSC), la Campaign Against Arms Trade [Campagna contro il Commercio delle Armi] (CAAT) e la Campaign for Nuclear Disarmament [Campagna per il Disamo Nucleare] (CND) – ha chiesto al consiglio municipale di Liverpool di annullare l’evento che era contrario all’etica in quanto incoraggiava le violazioni dei diritti umani.

Citando l’annullamento di Liverpool e prevedendo le ripercussioni negative per la città, il consiglio municipale di Siviglia ha dichiarato che la decisione del governo era stata presa a causa dell’ “aspetto negativo di collegare l’immagine della città a importante sede di un avvenimento controverso che ha ripercussioni nazionali e internazionali.”

La piattaforma Stop Ferias de Armas [Stop alle fiere degli armamenti] ha accolto l’ annullamento della fiera delle armi di Siviglia dichiarando:

Non vogliamo essere complici delle armi utilizzate per reprimere popoli oppressi come i palestinesi o i yemeniti. Le istituzioni spagnole non devono autorizzare le fiere degli armamenti nelle loro strutture.

Aggiunge:

Speriamo che il consiglio municipale di Siviglia sia coerente ed annulli anche gli incontri sull’aereospaziale e la difesa di Siviglia 2021, patrocinata da Airbus, una società che trae profitto dai crimini della guerra nello Yemen.

La piattaforma Stop Feria de Armas en Sevilla, formata da più di venti organizzazioni, aveva mobilitato in poco tempo una forte opposizione sociale, inviando una lettera al sindaco di Siviglia, organizzando un webinar pubblico sul militarismo, con una larga copertura da parte dei principali giornali e si era coordinata con i partiti politici locali che si opponevano anche loro alla fiera delle armi.

Parlando a nome del movimento BDS che milita per i diritti dei palestinesi e che ha organizzato campagne di boicottaggio e di disinvestimento contro Elbit Systems e altre compagnie israeliane degli armamenti, Alys Samson Estapé ha dichiarato:

I gruppi progressisti, pacifisti e antirazzisti non vogliono più fiere degli armamenti in Europa; prima hanno fatto annullare quella di Liverpool e ora quella di Siviglia. Non c’è posto per le armi nelle nostre città. Invece di autorizzare le fiere delle armi, le istituzioni dovrebbero porre fine ad ogni commercio delle armi con regimi oppressivi come Israele, che testano i loro armamenti sui palestinesi, poi le vendono per reprimere la dissidenza ovunque nel mondo.

(traduzione dal francese di Amedeo Rossi)




“Per Scopi Medicinali” Il settore militare israeliano e la crisi del coronavirus.

Rapporto flash

Maggio 2020 – WHO PROFITS

Il Ministero della Difesa israeliano (IMOD), l’esercito e le imprese militari statali e private sono stati in prima linea nella risposta del governo israeliano alla crisi del coronavirus. Il loro cospicuo coinvolgimento, salutato dai media israeliani come dimostrazione di solidarietà sociale e impegno civile, evidenzia il profondo coinvolgimento militare alla base del regime economico e politico israeliano e la simbiosi esistente tra la sfera civile e l’apparato militare. Una delle caratteristiche che spiccano nel caso di Israele è la conversione della produzione e della ricerca e sviluppo (R&S) militare in un’azienda medica nazionale. Apparentemente da un giorno all’altro, il Direttorato per la Difesa (DDR e D) israeliano è stato trasformato in un hub di tecnologia medica, unità top secret di intelligence sono state convertite in centri di raccolta di informazioni mediche e le più grandi imprese militari israeliane sono diventate società appaltatrici per il settore medico. Questi sviluppi rivelano il dominio del settore militare nella ricerca e sviluppo commerciale israeliano e offrono nuove opportunità alle imprese militari di beneficiare materialmente e simbolicamente dalla crisi. In questo flash-report Who Profits [Centro di ricerca indipendente dedicato alla divulgazione del ruolo del settore privato nell’economia israeliana dell’occupazione, ndt] indaga le attività correlate al coronavirus dell’establishment militare e delle imprese private israeliane, concentrandosi sulle nuove iniziative lanciate, secondo quanto riferito, dalle tre maggiori e più lucrative società militari israeliane: l’Israel Aerospace Industries (IAI) di proprietà statale, e Rafael Advanced Defense Systems e Elbit Systems quotati in borsa.

“Una fusione di medicina e guerra”- La risposta militarizzata di Israele al Coronavirus

L’approccio militarizzato di Israele al virus è vividamente catturato nel National CoronaPlan for Israel del Ministero della Difesa israeliano (IMOD), un documento di trentuno pagine pubblicato il 29 marzo 2020. Il documento fa riferimento alla pandemia come “una fusione di medicina e guerra” e prevede un ruolo centrale per l’IMOD in materia di sanità pubblica e politica economica. [1] Tra le altre cose, presenta un’iniziativa pubblico-privata per sviluppare, rendere operativo e potenzialmente esportabile un sistema centralizzato di dati per valutare la probabilità degli individui di essere infettati dal virus. [2] I rapporti dei media hanno rivelato che la società privata coinvolta nel progetto è l’azienda di spionaggio informatico israeliana NSO Group. [3] Dall’inizio della crisi, gli organismi governativi di sicurezza nazionale hanno svolto un ruolo di primo piano nella creazione e nell’attuazione dell’agenda coronavirus. Questi includono il National Security Council (NSC), operante nell’ufficio del primo ministro, il Mossad, l’agenzia di intelligence segreta di Israele e il General Security Service (GSS o Shin Bet). Il NSC è stato incaricato del coordinamento generale a livello nazionale, nonostante le dubbie qualifiche nei settori della sanità pubblica e dell’economia. La divisione dei ruoli tra il Mossad e lo Shin Bet nella risposta alla crisi ha riflesso i rispettivi settori di attività, internazionale e nazionale. Il Mossad, che opera una vasta rete globale di agenti segreti regolarmente collegati con casi confermati e presunti di omicidi extragiudiziali [4], è stato impiegato nell’ambito dell’approvvigionamento di attrezzature mediche. [5] Il capo della divisione tecnologica del Mossad ha riferito a un giornalista israeliano che parte dell’attrezzatura è stata ottenuta illecitamente, affermando che “noi attiviamo i nostri collegamenti speciali al fine di […] mettere le mani su partite che qualcun altro ha ordinato.”[6] Lo Shin Bet, che opera nel territorio palestinese occupato e all’interno della linea verde, è stato rapidamente autorizzato dal governo israeliano a monitorare i pazienti coronavirus confermati e i probabili contatti.[7] I considerevoli poteri di sorveglianza della Shin Bet precorrono di gran lunga l’attuale pandemia e sono stati a lungo usati contro i palestinesi da entrambe le parti della Linea verde. Secondo Ynet [notiziario e sito web israeliano di contenuti generali, che è l’outlet online per il quotidiano Yedioth Ahronot, ndt], il monitoraggio dei pazienti con coronavirus si affida a un enorme database segreto già esistente, noto come “the Tool” [lo Strumento], che raccoglie dati continui in tempo reale su tutti i cittadini israeliani.[8] Lo Shin Bet è molto coinvolto nella politica israeliana degli omicidi mirati, nella stesura di black-list e a fornire indicazioni per le operazioni dell’aeronautica militare israeliana.[9] A settembre 2019, Amnesty International ha denunciato la tortura autorizzata dallo Stato del detenuto palestinese Samir Arbeed durante gli interrogatori dello Shin Bet.[10] La Intelligence Division dell’esercito israeliano è stata anche coinvolta nella risposta nazionale al coronavirus, stabilendo un National Information and Knowledge Center on Coronavirus.[11] Secondo quanto riportato dai media, due unità di intelligence d’élite, l’unità 8200, la Signals Intelligence Uni,t e l’unità 81, la Intelligence Division’s Technology Unit, stanno al momento conducendo una ricerca medica correlata al coronavirus.[12] È significativo che gli sforzi tecnologici per affrontare il virus a livello nazionale non siano stati condotti dalla Israel Innovation Authority (IIA) o dal Ministero della scienza e della tecnologia, ma dal Directorate of Defence Research and Development (DDR & D) dell’esercito israeliano.[13] Il direttore della DDR & D, Brigadier-General (Res.) Dani Gold, è stato nominato capo del National Technological Center to Fight Coronavirus, che il Ministro della Difesa Naftali Bennett ha definito una “commando unit” per individuare tecnologie avanzate. [14] ​​La Direzione ha istituito un “National Emergency Team” composto da alcuni ministeri del governo (Difesa, Salute e Finanza), esercito israeliano, industrie militari, IIA, società tecnologiche, ospedali e istituzioni accademiche. Il Centro fornisce la cornice istituzionale per molte delle recenti collaborazioni tra le compagnie militari israeliane e le imprese medicali civili, gli ospedali e gli accademici in campo medico. Questa cornice fornisce un potenziale modello di sviluppo commerciale per il settore militare israeliano nel mercato medico. Come ha detto il Direttore della Government Companies Authority al quotidiano israeliano Globes, “I due tipi di industrie in cui c’è big money sono quelle che sviluppano mezzi per uccidere le persone e quelle che sviluppano mezzi per salvarle”. [15] Come verrà discusso nella sezione seguente, dal lancio del Centro diretto dal DDR& D c’è stata una rapida proliferazione di proposte, prodotti e progetti relativi al coronavirus, che coinvolgono autorità israeliane di governo, capitale privato, enti accademici di ricerca e ospedali. Va sottolineato che questa sua nuova vocazione medica non ha distolto l’apparato militare israeliano dalla sua funzione primaria e ragion d’essere, ossia il continuo controllo militare sulla popolazione civile palestinese. La repressione quotidiana dei palestinesi rimane il lavoro “essenziale” dell’esercito. Secondo la rivista ufficiale dell’esercito israeliano, l’equipaggiamento di protezione, tra cui maschere e guanti chirurgici e altre misure fanno sì che i soldati possano continuare a compiere incursioni nelle case palestinesi nella Cisgiordania occupata e pattugliare il territorio attorno a Gaza assediata con un minimo di rischio per sé.[16] Inoltre, dal momento della crisi, sono avvenute diverse segnalazioni di attacchi aerei israeliani in Siria [17], che hanno sollevato la possibilità che Israele stia approfittando della crisi sanitaria globale per ottenere benefici geopolitici strategici.[18]

Militarismo nella medicina – Esercito militare israeliano e tecnologia correlata al Coronavirus

La crisi del coronavirus spalanca una finestra su come funziona il trasferimento della conoscenza militare israeliana alle industrie civili, in questo caso l’industria medica. Le ricerche precedenti di Who Profits hanno messo in luce i modi in cui la commercializzazione del know-how militare israeliano generato dall’occupazione si estenda oltre l’industria della sicurezza e all’interno dei mercati civili. L’apparato militare statale funziona come un laboratorio, un punto di riferimento, un cliente e un incubatore per l’innovazione tecnologica israeliana. Dai muri sottomarini alle armi per il controllo della folla e ai sistemi biometrici, l’occupazione prolungata di Israele fornisce un terreno fertile per lo sviluppo e l’applicazione di nuove tecnologie di controllo. I contratti con le forze armate israeliane fungono da “biglietto da visita” [19] per le aziende con i potenziali clienti, dando loro un vantaggio competitivo. L’importanza di avere l’establishment militare come acquirente di prodotti di sicurezza ha risvolti sia materiali sia in termini di reputazione, creando la domanda locale iniziale e facilitando l’emergere dell’industria locale.[20] Infine, le industrie militari e di proprietà statale rappresentano un campo di addestramento altamente efficace per i lavoratori della tecnologia, molti dei quali, dopo aver lasciato il settore militare, vengono ad occupare posizioni chiave nel settore privato dell’alta tecnologia, portando con sé il know-how tecnico e la rete informale ottenuta nel corso della loro carriera militare. Un’indagine della risposta tecnologica israeliana alla pandemia di coronavirus rivela il coinvolgimento dei tre maggiori attori del settore militare israeliano. Secondo quanto riferito, IAI, Rafael ed Elbit Systems sono stati coinvolti in innumerevoli iniziative legate al coronavirus, tra cui la produzione di ventilatori e la conversione di funzionalità di monitoraggio remoto per uso medico. Mentre IAI, Rafael ed Elbit derivano la maggior parte delle loro entrate dai mercati della difesa e della sicurezza, tutti e tre sono attivi nel mercato civile, direttamente o tramite le loro filiali. Nel 2018, IAI ha riferito che il 28% delle sue entrate proveniva dal mercato civile.[21] Rafael detiene il 49,9% di Rafael Development Corporation (RDC), una società privata che gestisce un portafoglio di società tecnologiche impegnate nello sviluppo di prodotti basati su tecnologie militari originarie di Rafael per i mercati civili.[22] Elbit Systems fornisce prodotti e soluzioni in una serie di settori commerciali, compresa la strumentazione medica.[23] Precedenti ricerche di Who Profits hanno dimostrato che tutti e tre hanno adattato le proprie capacità militari ad uso nella crescente industria della tecnologia agroalimentare: IAI ha convertito droni per uso agricolo, la controllata Rafael mPrest ha collaborato con Netafim su una piattaforma di irrigazione digitale ed Elbit è membro di un consorzio di ricerca sulle tecnologie di identificazione delle piante.[24] L’attuale crisi della sanità pubblica presenta a queste società nuove prospettive di guadagno materiale e simbolico. La capacità di diversificare la loro offerta di prodotti è particolarmente significativa in quanto la pandemia minaccia di avere un impatto sulle catene di approvvigionamento della difesa globale e sulle priorità di bilancio dei governi [25]. Inoltre, con il numero di pazienti in condizioni critiche in Israele [26], il potenziale per future esportazioni è innegabile.

Ventilatori

Una delle prime iniziative intraprese dalla DDR & D è stata abbinare i produttori israeliani di ventilatori alle industrie militari, sfruttando le capacità di produzione di queste ultime per aumentare la produzione [27]. ll Direttore della DDR & D ha riferito ai media israeliani che “le nostre industrie militari hanno capacità straordinarie di produrre rapidamente e in grandi quantità qualsiasi componente, armi o ventilatori, e di eliminare la dipendenza dalle importazioni”. [28] Secondo un’intervista al capo della divisione tecnologica del Mossad, anche il Mossad ha procurato, “con mezzi tortuosi”, informazioni vitali per la produzione di ventilatori. [29] Il 31 marzo 2020, IAI ha dichiarato in un comunicato stampa che il DDR & D, la Direzione di Produzione e Approvvigionamento dell’IMOD, la società israeliana privata Inovytec Medical Solutions e un Dipartimento segreto di produzione di missili IAI hanno istituito una linea di produzione per i ventilatori VentwaySparrow.[30] Secondo Calcalist, il dipartimento di produzione in questione fabbrica satelliti di sorveglianza per l’IMOD e clienti internazionali. [31] Secondo quanto riferito, gli ingegneri IAI hanno preso parte a una collaborazione tra la divisione elettronica di Aeronautica Militare, Microsoft Israel e altre entità per convertire respiratori manuali in automatici [32] Rafael e le società israeliane private Flight Medical e Baya Technologies sono anche coinvolte nella produzione in serie di ventilatori.[33] Flight Medical è un produttore di respiratori portatili, [34] mentre Baya Technologies è specializzata nella produzione di sistemi elettronici sensibili per l’industria militare e medica. [35] In un blog Rafael ha dichiarato che la società stava fornendo assistenza per i componenti difficili da reperire e nella creazione di infrastrutture di produzione. [36] Infine, la Elbit Systems è stata selezionata dalla IMOD, DDR & D e dal Ministero della Salute per stabilire una linea di produzione seriale per fabbricare grandi quantità di ventilatori LifeCan One, basati sulla tecnologia sviluppata dalla start-up medica israeliana LifeCan Medical.[ 37]

Monitoraggio remoto

Mentre la produzione di ventilatori fa leva principalmente sulla capacità produttiva del settore militare, una serie di progetti tecnologici cerca di adattare le tecnologie militari israeliane, sviluppate nel contesto dell’occupazione prolungata di Israele del territorio palestinese e siriano, per uso medico civile. Tra questi progetti c’è un’iniziativa congiunta di Elbit Systems ed Elta Systems, una filiale interamente controllata dell’IAI, condotta nell’ambito del National Technological Center DDR & D, per sviluppare un sistema remoto di monitoraggio per pazienti affetti da coronavirus. [38] Secondo The Marker [quotidiano economico in lingua ebraica pubblicato dal gruppo Haaretz in Israele, ndt], il sistema si basa sul radar e sui sistemi ottici di Elbitand Elta, nonché sulle tecnologie sviluppate dalle startup israeliane Neteera, Vayyar ed EchoCare. [39] Un sensore altamente sensibile misurerebbe la frequenza cardiaca e respiratoria di un paziente mentre una termocamera misurerebbe la temperatura corporea; nella fase successiva, una componente di Intelligenza Artificiale può essere aggiunta per analizzare i dati. [40] Un’altra azienda che si unisce al business della tecnologia correlata al coronavirus è l’impresa israeliana di riconoscimento facciale AnyVision, i cui prodotti di sorveglianza sono stati impiegati nella Cisgiordania occupata, tra cui Gerusalemme est. La tecnologia aziendale è stata utilizzata nei checkpoint militari e nelle reti CCTV esistenti all’interno della Cisgiordania per monitorare e sorvegliare i palestinesi, [41] come anche dalla polizia israeliana per rintracciare i sospetti lungo le strade di Gerusalemme est controllate da Israele, dove tre residenti su cinque sono palestinesi. [42] All’inizio di aprile, Calcalist ha riferito che AnyVision inizierà a distribuire in un ospedale di Tel Aviv termocamere in grado di misurare in remoto la temperatura del corpo e determinare se l’alta temperatura è il risultato di una malattia o di uno sforzo fisico. [43] Il sistema si basa sulle telecamere termiche MiniIOP44 dell’IAI. Secondo Calcalist, la tecnologia è stata originariamente sviluppata per navi da guerra e droni militari. [45] Un prodotto simile, progettato per identificare le persone con febbre nei luoghi pubblici, è stato sviluppato dalla Rafael utilizzando le termocamere della sua parzialmente controllata (49,9%) Opgal. Secondo il blog dell’azienda “queste telecamere ad alta sensibilità, utilizzate nei dispositivi di tracciamento collegati ai nostri missili, sono in grado di rilevare e misurare il calore da una distanza significativa”. [46] A seguito di uno studio pilota in due ospedali israeliani, il prodotto è attualmente operativo. In futuro, secondo il blog, tali telecamere potranno anche essere installate in luoghi come centri commerciali e negozi. Mentre la presenza dei maggiori attori militari israeliani nelle iniziative del National Technological Center to Fight Coronavirus è stata di vasta portata e onnipresente, esistono canali aggiuntivi per il trasferimento di conoscenze dall’apparato militare statale al settore medico privato. Diverse unità israeliane di intelligence militare, ingegneria informatica e programmi di addestramento funzionano da “nastro trasportatore” per centinaia di israeliani, molti dei quali migrano verso l’industria privata dell’alta tecnologia. [47] Un caso emblematico è la start-up israeliana Sensible Medical, composta in gran parte da veterani dell’Unità 81, l’unità tecnologica top-secret della divisione di intelligence dell’esercito israeliano. [48] Haaretz ha riferito che in un certo numero di ospedali israeliani la società sta testando l’uso del suo monitor del fluido polmonare ReDS per monitorare i polmoni dei pazienti affetti da coronavirus. [49] Secondo quanto riferito, il sistema ReDS è già in uso in Italia e negli Stati Uniti. [50] Il CEO di Sensible Medical, Amir Ronentold ha detto a Haaretz che la tecnologia di base del sistema è una tecnologia militare, “intesa a vedere attraverso i muri in condizione di guerra urbana o per localizzare i sopravvissuti sotto i detriti”. [51]

1 National Corona Plan for Israel . Israeli Ministry of Defense. 29 March 2020.

2 Ibid. “This is why we have established in the IMOD in collaboration with the IDF [sic] and civilian

companies a centralized data system, into which we will ‘spill’ all the data…The system is ready to be operationalized. It is the most advanced system in the world, in my opinion, and will be replicated later (gladly!) all over the world.”

3 Goichman, Rafaela. Ministry of Defense Teamed Up with NSO to Rate the Probability of You Catching Coronavirus. The Marker, 29 March, 2020. For more on the involvement of NSO Group, see NSO Group: Technologies of Control, Who Profits, May 2020. https://whoprofits.org/updates/nso-group-technologies-of-control/

4 Black, Ian. Rise and Kill First: The Secret History of Israel’s Targeted Assassinations – review . The

Guardian. 22 July 2018. https://www.theguardian.com/books/2018/jul/22/rise-kill-first-secret-history-israel-targeted-assassinations-ronen-bergman-review-mossad

5 Holmes, Oliver. Israeli spies source up to 100,000 coronavirus tests in covert mission. The Guardian. 19 March 2020. https://www.theguardian.com/world/2020/mar/19/israeli-spies-source-100000-coronavirus-tests-covert-foreign-mission

6 Dayan, Ilana. Commander of Mossad war room for fighting coronavirus, in an interview with Uvda: Globally people are dying due to shortage of ventilators. That won’t happen in Israel. Channel 12, 31 March 2020 (Hebrew).

7 Konrad, Ido. Equating coronavirus with terror, Netanyahu turns surveillance powers on Israelis. +972 Magazine, 15 March 2020. https://www.972mag.com/netanyahu-surveillance-coronavirus/

8 Bergman, Ronen and Shvartztuch, Ido. “The Tool” is exposed: The secret GSS database that collects your SMS texts, calls and locations. Ynet+, 27 March 2020 (Hebrew).

9 Weizman, Eyal. Hollow land: Israel’s architecture of occupation. Verso books, 2012, p. 241. 10 Israel/ OPT: Legally-sanctioned torture of Palestinian detainee left him in critical condition. Amnesty International, 30 October 2019. https://www.amnesty.org/en/latest/news/2019/09/israel-opt-legally-sanctioned-torture-of-palestinian-detainee-left-him-in-critical-condition/

11 National Information and Knowledge Center on Coronavirus. Gov.il (Hebrew).

12 Berkovitz, Uri. Hush-hush IDF intel unit takes on Covid-19. Globes, 20 April 2020. https://en.globes.co.il/en/article-hush-hush-idf-intel-unit-takes-on-covid-19-1001325867

13 DDR&D- Directorate of Defense Research & Development. Israeli Ministry of Defense. Accessed 11 May 2020. https://english.mod.gov.il/About/Innovative_Strength/Pages/Directorate-_of_Defense_Research_Development.aspx

14 DDR&D: Emergency team to address the COVID-19 pandemic. Israeli Ministry of Defense. Accessed 11 May 2020.

15 Barkat, Amiram. Weapons against coronavirus. Globes, 1 April 2020. https://en.globes.co.il/en/article-weapons-against-coronavirus-1001324270

16 Barel, Merav, Van Zayden, Batya, Greenberg Cohen, Einav and Neustein, Lior. Adjusted training, surgical gloves and dispersing the force: How does one maintain operational preparedness under the coronavirus pandemic?. IDF [sic] Editorial Board, 22 March 2020 (Hebrew).

17 Salama, Daniel, Zeitoun, Yoav and Blumenthal, Itay. Syria: Israel attacked in the northern region. Ynet, 5 May 2020 (Hebrew).

18 Harel, Amos. Analysis Under Cover of COVID-19, Israel Seems to Intensify Its Attacks Against

Iran in Syria. 5 May 2020.

19 Israel Aerospace Industries, 2018 Annual Report, p. 124. On file with Who Profits.

20 Gordon, Neve. “The political economy of Israel’s homeland security/surveillance industry.” The New Transparency: Surveillance and Social Sorting 28 (2009). P. 24

21 Israel Aerospace Industries, 2018 Annual Report, p. 154. On file with Who Profits.

22 Rafael Advanced Defense Systems, 2018 Annual Report, p. 13. On file with Who Profits.

23 Elbit Systems, 2019 Annual Report. On file with Who Profits.

24 Agribusiness as Usual Agricultural Technology and the Israeli Occupation. Who Profits, January

2020. https://whoprofits.org/report/agribusiness-as-usual/

25 Sreekumar, Arjun. How COVID-19 Will Impact the Defense Industry. The Diplomat, 27 March 2020. https://thediplomat.com/2020/03/how-covid-19-will-impact-the-defense-industry/

26 Covid-19 in Israel. Haaretz. Accessed 11 May 2020. https://www.haaretz.com/israel-news/EXT-INTERACTIVE-coronavirus-tracker-israel-world-updates-real-time-statistics-covid-19-cases-deaths-1.8763410

27 Etzion, Udi. Head of MOD emergency team: “We will supply ventilators in a short period time”. Calcalist, 29 March 2020 (Hebrew).

28 Etzion, Udi. A peek into Israel’s ventilators production line.Calcalist, 6 April 2020 (Hebrew).

29 Dayan, Ilana. Commander of Mossad war room for fighting coronavirus, in an interview with Uvda: Globally people are dying due to shortage of ventilators. That won’t happen in Israel. Channel 12, 31 March 2020 (Hebrew).

30 In Accordance with the Directive of the Minister of Defense, Naftali Bennett: The Ministry of Defense, IAI and Invoytec will Begin the Serial Production of Israeli-developed Ventilators. Press release. Israel Aerospace Industries. 31 March 2020. Accessed 11 May 2020. https://www.iai.co.il/serial-production-of-israeli-developed-ventilators

31 Etzion, Urdi. Coronavirus brings military industries into a new battlefield. Calcalist, 31 March

2020 (Hebrew).

32 Ibid; Etzion, Udi. Head of MOD emergency team: “We will supply ventilators in a short period time”. Calcalist, 29 March 2020 (Hebrew).

33 Ibid.

34 Flight Medical Homepage . Accessed 11 May 2020. https://www.flight-medical.com/

35 Etzion, Udi. A peek into Israel’s ventilators production line. Calcalist, 6 April 2020 (Hebrew).

36 Fighting the Coronavirus with Powerful Technologies . Rafael Blog. Rafael Advanced Defense Systems, 16 April 2020. Accessed 11 May 2020. https://www.rafael.co.il/blog/rafael-fighting-the-coronavirus-with-powerful-technologies/

37 Globes Correspondent. Elbit Systems to produce LifeCan Medical ventilators . Globes , 10 April 2020. https://en.globes.co.il/en/article-elbit-systems-to-produce-lifecan-medical-ventilators-1001325034

38 Cohen, Sagi. Without a doctor’s touch: An Israeli system will remotely monitor temperature and breathing in coronavirus patients . TheMarker , 31 March 2020 (Hebrew).

39 Ibid.

40 Ibid.

41 Ziv, Amitai. Scoop: The curious Israeli startup that operates clandestinely in the territories and surveils Palestinians. TheMarker, 14 July 2019 (Hebrew).

42 Solon, Olivia. Why did Microsoft fund an Israeli firm that surveils West Bank Palestinians? NBC News, 28 October 2019. https://www.nbcnews.com/news/all/why-did-microsoft-fund-israeli-firm-surveils-west-bank-palestinians-n1072116

43 Kabir, Omer. Face Recognition Startup AnyVision to Deploy Thermal Cameras at Tel Aviv Hospital. CTech, 7 April 2020. https://www.calcalistech.com/ctech/articles/0,7340,L-3806587,00.html

44 MiniPOP Lightweight Payload for Day/Night Observation System. Israel Aerospace Systems. Accessed 11 May 2020. https://www.iai.co.il/p/minipop

45 Kabir, Omer. Face Recognition Startup AnyVision to Deploy Thermal Cameras at Tel Aviv Hospital. CTech, 7 April 2020. https://www.calcalistech.com/ctech/articles/0,7340,L-3806587,00.html

46 Fighting the Coronavirus with Powerful Technologies. Rafael Blog. Rafael Advanced Defense Systems, 16 April 2020. Accessed 11 May 2020.

47 Gordon, Neve. “The political economy of Israel’s homeland security/surveillance industry.” The New Transparency: Surveillance and Social Sorting 28 (2009).

48 Cohen, Sagi. Pilot in hospitals: A radar to warn about deteriorating condition of coronavirus patients. Haaretz, 30 April 2020 (Hebrew).

49 Ibid.

50 Sensible Medical ReDS Lung Fluid Monitor to Help COVID-19 Patients in Italy, US and Other Countries. News. Sensible Medical. 16 April 2020. Accessed 11 May 2020. https://sensible-medical.com/sensible-medical-reds-lung-fluid-monitor-to-help-covid-19-patients-in-italy-us-and-other-countries/

51 Cohen, Sagi. Pilot in hospitals: A radar to warn about deteriorating condition of coronavirus patients. Haaretz, 30 April 2020 (Hebrew).

(Traduzione dall’inglese di Angelo Stefanini)




Euro-Med: l’acquisto da parte dell’UE di droni israeliani favorisce la violazione dei diritti umani nella Palestina occupata

Palestine Chronicle, WAFA [Agenziadi Stampa Palestinese], Social Media

5 maggio 2020 – Palestine Chronicle

LEuro-Mediterranean Human Rights Monitor [Monitoraggio Euromediterraneo dei Diritti Umani, organizzazione non governativa, ndtr.] (Euro-Med) con sede a Ginevra ha affermato oggi in un comunicato che i contratti per 59 milioni di euro stipulati dall’Unione Europea con industrie belliche israeliane per la fornitura di droni da guerra per la sorveglianza dei richiedenti asilo in mare sono immorali, di dubbia legittimità giuridica e favoriscono le violazioni di diritti umani nella Palestina occupata.

Secondo quanto riportato, i 59 milioni di euro dei recenti contratti dell’UE per i droni sono andati a due industrie belliche israeliane: Elbit Systems e Israel Aerospace Industries, IAI. L’Hermes 900 di Elbit è stato sperimentato sulla popolazione della Striscia di Gaza assediata nella guerra israeliana del 2014 contro Gaza, l’operazione Margine Protettivo.

Euro-Med ha affermato in una nota come questo investimento dimostri che l’UE sta investendo in attrezzature israeliane il cui “pregio” è stato dimostrato nel corso dell’oppressione del popolo palestinese e dell’occupazione del suo territorio. E ha aggiunto che questo acquisto di droni va visto precisamente come supporto e incentivo all’uso sperimentale di tecnologia militare da parte del regime repressivo israeliano.

“È scandaloso che l’UE acquisti droni dai produttori israeliani considerando i modi repressivi e illegali con cui sono stati usati nell’oppressione dei palestinesi, che vivono sotto occupazione da più di cinquant’anni”, ha affermato il prof. Richard Falk [ebreo americano, professore emerito di diritto internazionale a Princeton, ndtr.], presidente del consiglio di amministrazione di Euro-Med.

“È anche inaccettabile e disumano che l’UE utilizzi dei droni, indipendentemente da come se li è procurati, per violare i diritti fondamentali dei migranti che rischiano la vita in mare per cercare asilo in Europa”, ha aggiunto il prof. Falk.

L’UE dovrebbe scoraggiare le violazioni dei diritti umani a danno dei palestinesi astenendosi dall’acquistare materiale bellico israeliano utilizzato nei territori palestinesi occupati, ha affermato Euro-Med.

“Israele, Paese super-esperto nella manipolazione del termine ‘sicurezza’, è sul punto di beneficiare grandemente dai relativi sviluppi. Sta già sfruttando abilmente la mentalità europea ossessionata dalla sicurezza per ampliare il suo spazio nel mercato delle armi”, hanno scritto Ramzy Baroud e Romana Rubeo in un recente articolo.

“Israele è il settimo esportatore di armi al mondo e sta emergendo come leader nell’esportazione globale di droni aerei”, hanno aggiunto Baroud e Rubeo.

“Il marchio israeliano è particolarmente popolare perché la sua tecnologia è ‘sperimentata in combattimento’. In effetti, l’esercito israeliano ha avuto ampie opportunità di testare le sue diverse armi e dispositivi di sicurezza contro i civili palestinesi “.

(traduzione dallinglese di Luciana Galliano)