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Come Israele vede il mondo del dopo coronavirus

Redazione di MEE

14 aprile 2020 – Middle East Eye

La diplomazia israeliana prevede un mondo post-coronavirus in crisi, da cui deriveranno delle opportunità come l’esportazione delle tecnologie di sorveglianza

La pandemia da coronavirus comporterà nel futuro maggiori rischi, più instabilità nella regione mediorientale, un cambiamento nelle regole del commercio mondiale…ma offrirà nuove opportunità a Israele. Queste sono, in sintesi, le previsioni del Ministero israeliano degli Affari Esteri, contenute in un documento elaborato da una ventina di esperti e diplomatici nel febbraio 2020, sotto la direzione di Oren Anolik, capo dell’ufficio di programmazione politica del Ministero, e pubblicato dal giornale israeliano Israel Hayom [quotidiano gratuito israeliano di destra, ndtr.].

Anche se il coordinatore di questo lavoro, Oren Anolik, ammette che “le cose cambiano di giorno in giorno” e che “ci sono più domande che risposte”, non di meno da questo documento interno emergono alcune certezze, come per esempio il fatto che “il villaggio globale di libero scambio non sopravviverà alla pandemia.”

Il mondo va verso una crisi economica che ricorderà la grande depressione (degli anni ’30 del Novecento) e il PIL mondiale è già diminuito del 12%. La crisi economica potrebbe comportare una diminuzione della domanda di gas naturale, il che assesterebbe un grave colpo al settore delle esportazioni sul quale Israele faceva affidamento per i prossimi anni”, vi si legge.

Il commercio internazionale cambierà

In futuro i giacimenti di gas naturale sfruttati da Israele sono destinati a diventare parte essenziale della sua economia, spiegava sulle pagine di Middle East Eye il giornalista e blogger israeliano Dimi Reider.

Inoltre, “secondo gli esperti la crisi economica comporterà una concorrenza più agguerrita tra i Paesi, in particolare per i prodotti legati alle cure sanitarie. La domanda mondiale di dotazioni legate alla cura dovrebbe continuare e potrebbe diventare una fonte di tensioni internazionali”.

I diplomatici e gli esperti israeliani prevedono che “la combinazione di queste tensioni e della crisi economica internazionale, insieme ad un’industria aeronautica paralizzata, creerà nuove regole nel commercio internazionale.”

Secondo il documento degli Affari Esteri israeliani, “il commercio internazionale cambierà, le Nazioni alzeranno i ponti levatoi e ricostituiranno le proprie catene di produzione e di approvvigionamento, soprattutto negli ambiti essenziali alla sicurezza nazionale, nonostante i costi che ne deriveranno.” E questo con una massiccia riduzione o un aumento dei costi delle esportazioni di beni vitali come le apparecchiature sanitarie.

In questo contesto Israele dovrà concentrarsi su questo nuovo dato di fatto: la crisi sanitaria è diventata “un catalizzatore dell’espansione della Cina in quanto potenza mondiale.”

Anche se la Cina ha ‘esportato’ il virus, è stata la prima Nazione che si è ripresa, il che le ha dato un vantaggio sugli Stati Uniti. L’aiuto internazionale che la Cina ha fornito ai Paesi colpiti dall’epidemia del coronavirus, unito alla riluttanza degli Stati Uniti ad agire come gendarme del mondo, sta dando una spinta alla Cina”, afferma il rapporto interno.

L’ossessione iraniana

Gli esperti e i diplomatici israeliani consigliano di proseguire la “relazione speciale” con Washington, “una priorità diplomatica”, secondo loro, pur approfittando delle opportunità, soprattutto economiche, legate a Pechino.

Quanto all’area geostrategica più prossima ad Israele, il rapporto avverte che “i vicini pacifici, come la Giordania o l’Egitto”, che versano già in difficoltà economiche, “potrebbero subire una destabilizzazione”.

Un’altra preoccupazione riguarda l’ossessione israeliana: l’Iran. “Il timore è di vedere che l’Iran, dove il coronavirus sta massacrando ciò che resta dell’economia, possa precipitarsi a costruire armi nucleari per mantenere in piedi il regime.”

L’altra paura degli israeliani, riferita nel rapporto, è che “ la crisi mondiale rafforzi i ranghi di organizzazioni terroristiche come lo Stato islamico o al-Qaida.”

Tuttavia in questo quadro apocalittico ci sarebbero “degli aspetti positivi” dal punto di vista israeliano: “Il Ministero prevede un aumento della domanda mondiale di prodotti di alta tecnologia, soprattutto nell’ambito della gestione e della sorveglianza a distanza. Questo potrebbe essere un affare per Israele, che dispone di un settore di alta tecnologia molto sviluppato.”

Anche la versatilità del mercato israeliano e la sua capacità di adattarsi a situazioni nuove sono state citate come vantaggi. L’utilizzo da parte di Israele di mega dati e della tecnologia per combattere l’epidemia di coronavirus senza gravi violazioni delle libertà individuali potrebbe offrire ad Israele una prospettiva allettante”, conclude il quotidiano Israel Hayom.

(Traduzione dal francese di Cristiana Cavagna)