Falsi account del partito laburista alimentano la “crisi dell’antisemitismo”

Asa Winstanley

17 gennaio 2019, The Electronic Intifada

Fin dall’inizio le notizie sulla “crisi dell’antisemitismo” nel partito laburista britannico sono state caratterizzate da disonestà, esagerazioni e invenzioni totali.

Il vero bersaglio di questa crisi artificiosa non sono i veri antisemiti, ma Jeremy Corbyn e in generale il movimento di solidarietà con i palestinesi.

Ma ora è emersa una nuova prova della preoccupante tendenza che ha alimentato la polemica fin dalla prima vittoria di Corbyn per la leadership nel settembre 2015.

Un’inchiesta di The Electronic Intifada ha documentato 10 profili twitter falsi che, spacciandosi come sostenitori di Corbyn, hanno postato messaggi violentemente antisemiti.

Gli account presentano somiglianze sufficienti a indicare che li stia gestendo la stessa persona lo stesso gruppo di persone.

Senza il coinvolgimento della polizia o un procedimento giudiziario è impossibile sapere con sicurezza chi ci sia dietro questa rete di finti profili.

Ma comunque sia, stanno chiaramente cercando di calunniare il partito laburista come antisemita.

Responsabili?

Si è ormai appurato che Israele ha condotto tentativi sia segreti che alla luce del sole contro Jeremy Corbyn da quando è diventato capo del partito.

Gruppi anti palestinesi che lavorano in coordinamento con Israele stanno conducendo campagne sotto copertura nei social media.

Un recente esempio è stato rivelato nell’inchiesta di Al Jazeera “The Lobby – Usa” che no è stata mandata in onda.

Come ha mostrato il documentario, “The Israel Project” [Progetto Israele, ndtr.] sta portando avanti una campagna per inserire narrazioni a favore di Israele in pagine facebook popolari e per altri versi innocue.

Ci sono anche cose che facciamo totalmente lontano dai riflettori,” ha detto il direttore esecutivo del gruppo al reporter di Al Jazeera in incognito.

Lo scorso mese un’altra operazione segreta – questa volta condotta dallo Stato britannico – è venuta alla luce dopo che alcuni documenti sono stati rivelati .

La cosiddetta “Integrity Initiative” [Iniziativa Integrità, ndtr.] è stata lanciata nel 2015 ed è diretta da ufficiali dell’intelligence militare britannica.

I suoi documenti suggeriscono che sia coinvolta in quelle che vengono chiamate “tecniche di guerra di informazioni.”

Dopo che le notizie sono filtrate, il governo britannico ha riconosciuto che l’iniziativa è stata finanziata – al momento con 3 milioni di dollari – sia dal ministero degli Esteri che da quello della Difesa.

Tra i bersagli del gruppo segreto c’era il capo del partito laburista Jeremy Corbyn.

Inganno

La rete di account twitter indagata da The Electronic Intifada usa una serie di falsi nomi e foto del profilo.

Anche la lista dei loro follower include molti account che sembrano dubbi, fortemente sospetti di essere falsi follower comprati.

Tutti e dieci gli account sono impegnati in un progetto di inganno, presentandosi come attivisti del partito laburista mentre sono coinvolti nell’antisemitismo.

Molti hanno anche postato violente istigazioni e minacce di morte, spesso contro ebrei.

Tutti e dieci hanno postato i loro contenuti più violenti e antisemiti come risposta ad altri tweet. Ciò significa che è per lo più improbabile che un rapido sguardo alle pagine dei profili riveli qualcosa di evidentemente dubbio.

La maggior parte dei tweet in evidenza é effettivamente del partito laburista o altro materiale politico. Due degli account hanno anche postato vero materiale sulla Palestina.

Una parte del materiale di solidarietà con la Palestina autentico è stato postato o ritwittato da due degli account. Poiché sono stati postati come risposte, i tweet antisemiti potrebbero normalmente essere visti solo da quanti sono in essi citati – o da avversari che stanno attivamente cercando queste risposte per trovare prove dell’“antisemitismo del partito laburista”.

I destinatari della rete di troll [utente di una comunità virtuale, solitamente anonimo, che invia di proposito messaggi provocatori, irritanti o fuori tema, ndtr.] sono stati spesso account di israeliani, filo-israeliani o laburisti importanti. Hanno incluso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, la deputata della destra laburista Yvette Cooper e lo stesso Jeremy Corbyn.

Finti laburisti

Tutti e dieci gli account si presentano come di sostenitori, attivisti o persino membri dello staff del partito laburista.

Ricerche fatte con il programma di ricerca per immagini di Google confermano che sette delle dieci immagini dei profili sono foto rubate – le altre tre sono probabilmente schermate sottratte da video.

Sei dei dieci profili si presentano come apparentemente musulmani – sono questi profili che hanno postato le frasi antisemite più inquietanti, compresi appelli diretti alla violenza contro gli ebrei.

Questi account hanno nomi arabi, come “Abu Hussein” e “Abu Omar”, e utilizzano foto rubate, alcune di veri o presunti islamisti o estremisti islamici.

Una di queste foto è di Muhammad Qutb, il defunto fratello dell’influente ideologo della Fratellanza Musulmana Sayyid Qutb.

Una prova ancora esistente su twitter mostra che la rete di troll risale almeno al novembre 2015.

La rete

I dieci finti account laburisti che postano discorsi antisemiti analizzati da “the Electronic Intifada” sono:

Tre su dieci sono stati smascherati nel 2017 e nel 2018 dal sito di notizie laburista The Skwawkbox. I tweet della rete di troll sembra intendesse provocare una reazione indignata nei confronti dell’”antisemitismo laburista”, alimentando quindi la crisi.

C’è stata una serie di casi di tali reazioni indignate da parte di parlamentari della destra laburista e in un caso persino di un portavoce del governo israeliano.

Un esempio di come la rete di troll abbia contribuito a guidare la crisi si è avuto l’ultimo giorno della conferenza annuale del partito laburista nel 2016. All’epoca c’era stato un clamore mediatico riguardo al presunto antisemitismo del partito laburista.

Ciò diede come risultato la sospensione dal partito laburista dell’attivista ebrea di colore antisionista Jackie Walker, dopo che si era detta in disaccordo con la definizione di antisemitismo riguardante Israele durante una sessione di formazione che doveva rimanere riservata.

In questa atmosfera febbrile, l’account @dgrintz1ha twittato a Tal Ofer – membro anglo-israeliano del Movimento degli Ebrei Laburisti, filoisraeliano, un gruppo che fin da subito ha sostenuto la narrazione dell’“antisemitismo laburista” – “l’unico sionista buono è quello morto.”

Questo tweet di risposta è stato in seguito ritwittato da Jeremy Newmark – allora presidente del JLM, benché in seguito sia stato obbligato a dare le dimissioni con disonore.

Il JLM ha rapporti strettissimi con l’ambasciata israeliana.

Violento antisemitismo

Un altro esempio tipico ha avuto luogo nel marzo 2018, durante un ulteriore delirio mediatico sulla presunta crisi.

Un nuovo profilo, “Abu Hussein,” ha iniziato a ritwittare Corbyn, il suo importante alleato nel partito laburista John McDonnell ed altri noti account laburisti.

Ma uno sguardo più attento sul profilo @AbuHusseinLab ha rivelato un quadro inquietante.

In una risposta che prendeva di mira gli account ufficiali di Corbyn e McDonnell “Abu Hussein” ha minacciato la “Jihad” contro gli “ebrei”, insieme al disegno di un coltello insanguinato.

Ma l’account aveva rubato la foto del suo profilo da un sito di incontri.

Abu Hussein” è stato segnalato a twitter da chi scrive e da altri utenti per il suo violento razzismo. Ma la rete di troll ha semplicemente aperto altri account – almeno quattro dei suoi presunti account musulmani hanno iniziato a twittare nell’aprile 2018.

Lo stesso mese la crisi sul presunto antisemitismo ha continuato a imperversare nel partito. E l’evidente opposizione di Israele al partito laburista è stata condotta in modo palese, provocando notizie in prima pagina con la sospensione dei rapporti con l’ufficio di Corbyn a causa del suo “odio per le politiche del governo dello Stato di Israele” e del suo presunto antisemitismo.

Nell’ottobre 2018 un nuovo falso account laburista ha iniziato a twittare: @DeanBrownLab.

Dean Brown” ha affermato di essere “un ex membro dello staff del partito laburista” e di far parte di “Momentum” – un gruppo scaturito dalla campagna per l’elezione di Corbyn a leader del partito laburista.

Il 27 ottobre, il giorno del massacro di Pittsburgh negli USA, l’account ha twittato al primo ministro israeliano: “VE LA SIETE CERCATA.”

Da allora il neonazista Robert Bowers è stato imputato della morte quel giorno di 11 fedeli ebrei alla sinagoga “Albero della Vita”. Egli avrebbe detto alla polizia di volere “la morte di tutti gli ebrei.”

L’account è immediatamente scomparso. L’obiettivo di calunniare gli attivisti del partito laburista era stato raggiunto.

Ma, come ha rivelato subito The Skwawkbox, fonti del partito laburista hanno sottolineato che nessun Dean Brown ha mai lavorato per Jeremy Corbyn. Anche “Momentum” ha confermato di non sapere niente dell’iscrizione di un tale Dean Brown.

La foto usata dall’account era di una persona totalmente innocente ed era stata rubata da un articolo sulla stampa locale.

Una montatura

Questa rete di troll dimostra come sia facile per un individuo o un piccolo gruppo di persone trasmettere una falsa immagine sui social media.

Benché non ci siano prove che “Wesley Brown,” “Abu Hussein” o uno qualunque degli altri sia mai esistito – per non parlare del fatto che siano membri del partito laburista – la rete di troll ha ingannato politici di alto profilo.

È stato facile farlo, dato che i falsi profili corrispondono alla narrazione preconcetta secondo cui l’antisemitismo è molto diffuso nel partito laburista, soprattutto nella sinistra favorevole a Corbyn.

Quelli che hanno creato i falsi account hanno anche sfruttato i pregiudizi anti-islamici secondo cui l’antisemitismo è endemico tra i musulmani, compresi gli attivisti all’interno del partito laburista.

Dato che la narrazione predominante nei media è così spesso basata su prove falsificate, si auspicano da tempo un serio riesame e un’estrema prudenza riguardo a future affermazioni.

Asa Winstanley è un giornalista investigativo e un redattore associato di “The Electronic Intifada”.

(traduzione di Amedeo Rossi)




Le guerre dell’antisemitismo

Karl Sabbagh, Le guerre dell’antisemitismo, Skyscraper Publications, novembre 2018, pp. 272.

Hilary Wise – 17 dicembre 2018,Middle East Monitor

Con accuse di antisemitismo che occupano regolarmente le prime pagine coinvolgendo personaggi di alto profilo come Ken Livingtone [ex-sindaco laburista di Londra dal 2000 al 2008, ndtr.] o l’ex rabbino capo britannico Jonathan Sacks, chi può essere all’oscuro del fatto che è in corso un’appassionata lotta? Tuttavia, qual è la realtà che sta dietro questi titoli?

La meticolosa analisi dei fatti di Karl Sabbagh è di un tempismo perfetto. Insinuazioni e accuse contro persone che fanno campagna per i diritti dei palestinesi, ovviamente, continuano da decenni, ma gli ultimi due anni hanno visto un massiccio incremento dell’ampiezza e nell’intensità degli attacchi, soprattutto contro la Sinistra, compreso il leader del partito Laburista Jeremy Corbyn. Mentre la possibilità di una vittoria dei laburisti si profila sempre più vicina, organizzazioni come il “Jewish Labour Movement” [Movimento degli Ebrei Laburisti] (JLM), “Labour against Anti-Semitism” [Laburisti Contro l’Anti-semitismo] (LAAS), il “Board of Deputies of British Jews” [Comitato dei Deputati Ebrei Britannici], la Campaign against Anti-Semitism [Campagna contro l’Antisemitismo] (CAA) ed altri hanno intensificato la campagna. Questo libro è quindi sia un resoconto di attività del passato che un avvertimento sul peggio che deve ancora venire.

Per chi non è informato sulla storia della regione, il capitolo introduttivo fornisce un riassunto chiaro, compresa una confutazione punto per punto dei miti spesso ripetuti utilizzati per giustificare l’iniziale e continua espulsione ed oppressione della popolazione nativa della Palestina. Ne consegue che, di fronte a simili prove inconfutabili, l’unica risorsa a disposizione della lobby filo-israeliana è cercare di far tacere le critiche.

I diversi metodi utilizzati emergono da una serie di resoconti personali. Lo scrittore e musicista Tom Suarez ha scoperto che il CAA non solo ha chiesto che venisse escluso come oratore, sia in Gran Bretagna che negli USA, ma ha fatto anche campagna perché ovunque gli fosse negato un ingaggio come musicista. Tony Greenstein, ben noto blogger e attivista a favore dei diritti dei palestinesi, ha fornito un dettagliato resoconto di cosa significhi essere trascinato di fronte alla Commissione Costituzionale Nazionale del partito Laburista, in un lungo e traumatico processo pseudo-legale. Centinaia di membri del partito sono stati denunciati in questo modo da gruppi di persone che controllano minuziosamente internet, non tanto per cercarvi affermazioni antiebraiche quanto critiche contro Israele. I numeri che ne risultano consentono alla lobby di accusare quello laburista come un partito che non è stato attivo nell’estirpare l’”endemico” antisemitismo tra i suoi membri.

Jeremy Corbyn ed altri leader del partito sono oggetto di critiche per non aver risposto rapidamente e nettamente agli attacchi. La politica dei gesti rassicuranti e le proteste di innocenza sembrano avere semplicemente rinvigorito la campagna contro il partito Laburista.

Nel suo capitolo che si occupa dei gruppi di controllo, Sabbagh dimostra quanto utilizzino qualunque cosa, da citazioni decontestualizzate a pure e semplici invenzioni, compresi scambi orali che non possono essere verificati. Di fatto il CAA, un’associazione benefica riconosciuta è specializzata nella scoperta (spesso inventata) di incidenti di antisemitismo e nell’intimidazione di individui e gruppi che fanno campagna o di luoghi di riunione che ospitano eventi a favore dei palestinesi. Il suo esplicito obiettivo è “ottenere conseguenze disastrose, che siano penali, professionali, finanziarie o di immagine” per chi critica Israele. Hanno chiesto che vengano avviate azioni penali per “discorsi di odio” dalla procura generale e che docenti universitari che parlano a favore dei diritti dei palestinesi vengano licenziati. Come molte persone prese di mira possono testimoniare, anche se le accuse si dimostrano false, una volta che la calunnia viene lanciata il danno è fatto. Pubbliche smentite (raramente fatte) possono non essere lette, e molte persone non si possono permettere di adire a vie giudiziarie. La risposta ad altri che dicono la verità è chiara: denuncia Israele e ciò può succedere anche a te. Esempi della reale criminalizzazione delle critiche contro Israele negli Stati Uniti dovrebbero servire come avvertimenti per chiunque in questo Paese.

Il vergognoso ruolo giocato dai media è un tema ricorrente nel libro di Sabbagh. Il fatto che i “sondaggi” della CAA sull’opinione pubblica ebraica siano stati presentati come estremamente approssimativi, tra gli altri da leader e commentatori ebraici, non ha impedito a molti dei principali media dal citarli come fonti di informazione affidabili.

Per esempio affermazioni infondate secondo cui un terzo degli ebrei britannici stanno prendendo in considerazione l’idea di emigrare sono semplicemente citate come un fatto. L’assurda, quasi isterica reazione del rabbino Sacks a un commento assolutamente banale di Jeremy Corbyn è un esempio calzante. Non un solo mezzo di comunicazione importante ha seriamente messo in discussione il suo incredibile paragone con il famoso discorso su “fiumi di sangue” di Enoch Powell [politico ultraconservatore inglese, ndtr.].

L’analisi di Sabbagh sui mezzi di comunicazione più importanti a questo riguardo è confermata da un recente rapporto della “Media Reform Coalition” [Coalizione per la Riforma dei Media, insieme di gruppi inglesi della società civile per la ricerca e campagne per migliorare l’informazione, ndtr.] (illustrato nell’Appendice). Mostra che inesattezze diffuse e ripetuto hanno teso a promuovere il concetto che il partito Laburista è istituzionalmente antisemita.

Al centro del libro si trova la controversia relativa alla definizione di antisemitismo dell’”International Holocaust Remembrance Alliance” [Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto] (IHRA), dato che essa diventata l’arma prediletta della lobby israeliana. In sé la definizione è indiscutibile, ma alcuni degli esempi presuntamene “utili” relativi ad Israele – che la lobby ha lottato con le unghie e coi denti perché venissero inclusi – sono molto sospetti. Lo scopo apertamente dichiarato è di confondere ogni critica di Israele con l’antisemitismo. Sabbagh lo dimostra nel dettaglio e segnala il pericolo della sua adozione, citando numerose opinioni giuridiche, compresa quella di avvocati che di fatto hanno formulato la definizione originale.

Altri documenti fondamentali che vengono forniti sono trascrizioni del documentario di Al Jazeera “La Lobby”, che evidenza le interferenze del governo israeliano sulla politica britannica. Una serie di documentari simili più recenti sulla lobby negli USA non è stata messa in onda, ma fortunatamente è filtrata su internet. È incluso anche un resoconto delle accuse di antisemitismo fatte contro la baronessa Jenny Tonge [ex deputata del partito Liberal Democratico, espulsa dal partito con accuse di antisemitismo per aver difeso i diritti dei palestinesi, ndtr.] quando ha presieduto un incontro in parlamento.

L’effetto cumulativo di tutti questi dati attentamente studiati e chiaramente presentati è profondamente agghiacciante. Le implicazioni per la libertà di parola in Gran Bretagna – la base fondamentale della nostra democrazia – sono ineludibili. Sfortunatamente, praticamente per definizione i principali media molto probabilmente non recensiranno una pubblicazione che rivela il loro approccio di parte e negligente verso uno dei principali problemi dei nostri tempi. Speriamo che il passaparola e il potere delle reti sociali attirino i lettori che questo libro merita.

(traduzione di Amedeo Rossi)




I neo-nazisti sostengono all’UE la falsa definizione israeliana di antisemitismo

Asa Winstanley

7 dicembre 2018, Electronic Intifada

Una nuova dichiarazione dell’Unione Europea potrebbe rendere più difficile criticare Israele come Stato razzista senza essere definiti antisemiti.

Giovedì a Bruxelles i politici hanno approvato il documento.

La mozione chiede a tutti i governi dell’UE di “approvare la definizione operativa non legalmente vincolante di antisemitismo utilizzata dall’International Holocaust Remembrance Alliance [organismo intergovernativo europeo che intende promuovere l’educazione sull’Olocausto, ndtr.].

La proposta, approvata dai ministri degli Interni degli Stati membri dell’UE, è già stata condannata da molti accademici israeliani e francesi.

La dichiarazione è stata promossa dall’Austria, il cui governo di coalizione comprende ministri membri di un partito neonazista.

L’assemblea dell’UE che giovedì ha formalmente adottato la dichiarazione includeva molti ministri di diversi partiti di destra, che istigano al fanatismo anti-ebraico.

Il Ministro degli Interni austriaco Herbert Kickl è uno di loro.

È del Partito della libertà, un’organizzazione anti-musulmana guidata dal neo-nazista Heinz-Christian Strache (ora vice-cancelliere dell’Austria).

Kickl è stato accusato per il suo linguaggio nazista a gennaio, quando ha chiesto alle autorità “di concentrare i richiedenti asilo in un unico posto”.

Il suo linguaggio sembrava deliberatamente calcolato per evocare l’Olocausto – sebbene questa volta prendesse di mira principalmente i richiedenti asilo musulmani.

Definizione falsa

Come da tempo riferisce The Electronic Intifada, la “definizione operativa” dell’IHRA è stata concepita come potente mezzo, spalleggiato da Israele, per soffocare le critiche nei confronti dello Stato e dei suoi crimini contro i palestinesi.

Israele e i suoi gruppi lobbysti hanno esercitato un’enorme pressione in tutta Europa negli ultimi due anni affinché fosse adottata.

La “definizione operativa” è stata condannata da numerosi sindacati palestinesi e da altri gruppi della società civile, nonché dalla Palestine Solidarity Campaign nel Regno Unito e dai sindacati di tutta Europa.

Come ha riferito la scorsa settimana il sito web EUobserver, le ambasciate israeliane di solito “fanno riferimento alla definizione dell’IHRA” quando presentano proteste diplomatiche formali contro le critiche dell’UE ai crimini di guerra israeliani in Palestina. Tali critiche sono inefficaci, considerando che l’UE spesso consente i crimini di Israele.

Nel Regno Unito, gruppi lobbysti israeliani hanno fatto pressione con successo sul partito laburista all’opposizione perché la “definizione operativa” fosse adottata.

Ma anche questo non è stato sufficiente, e un grande polverone mediatico è stato sollevato sull’iniziale riluttanza del partito ad adottare tutti gli “esempi” allegati che il documento dell’IHRA afferma essere antisemiti.

Molti di questi 11 “esempi” menzionano Israele.

Si giunge persino a definire il semplice atto di affermare il fatto che Israele è uno Stato istituzionalmente razzista – ” un’impresa razzista” nel linguaggio IHRA – come un esempio di “antisemitismo”.

L’Austria ha già approvato la “definizione operativa” e, come riportato da EUobserver, il governo di coalizione ha spinto per l’appoggio alla dichiarazione.

Neo-nazisti austriaci

L’Austria, che attualmente detiene la presidenza di turno dell’UE, il mese scorso ha invitato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a prendere parte a una conferenza a Vienna.

La dichiarazione approvata dall’UE è stata redatta durante quella conferenza, dedicata all’antisionismo. Netanyahu aveva accettato di partecipare alla conferenza ma poi ha cancellato la propria partecipazione a causa dell’instabilità del suo governo di coalizione.

L’Austria voleva una versione ancora più radicale, e una delle prime bozze invitava gli Stati dell’UE ad adottare la definizione “includendo esempi illustrativi”. Questo è stato recepito nella dichiarazione finale, che descrive la definizione come “non legalmente vincolante”.

Questa frase ipocrita compare nello stesso documento IHRA. In realtà però, la definizione viene costantemente utilizzata per vigilare sui discorsi critici nei confronti di Israele.

Gli eventi di quest’anno all’interno del Partito laburista britannico lo illustrano perfettamente.

Come parte della “crisi” sul presunto antisemitismo, costruita da anni ad arte dai critici del leader laburista Jeremy Corbyn, i gruppi di pressione israeliani hanno chiesto al partito di adottare anche gli 11 “esempi” di antisemitismo dell’IHRA.

A settembre l’esecutivo nazionale del partito laburista si è arreso alle pressioni. Ma ciò ha solo rafforzato i cacciatori di streghe, che continuano a cercare di punire i politici eletti che si mostrino critici nei confronti di Israele.

L’isteria dei media sulla “crisi” ha portato a una caccia alle streghe che ha preso di mira attivisti laburisti di sinistra e filo-palestinesi.

L’isteria si è estesa dal partito laburista alla società nel suo complesso.

La “definizione operativa” viene ora utilizzata per licenziare le persone.

Sospeso per aver definito razzista Israele

Paul Jonson, impiegato del consiglio comunale di Dudley, vicino a Birmingham, è stato sospeso dal suo lavoro in ottobre per aver contribuito ad organizzare una protesta contro Ian Austin, parlamentare eletto in quel comune – esplicito promotore della propaganda israeliana.

Qual è stato il “crimine” di Jonson? Pubblicare su Facebook la frase “Stiamo con la Palestina, Israele è un’impresa razzista” nella sua promozione della protesta.

Attivista nei locali gruppi di solidarietà con i palestinesi, Jonson ha dichiarato a The Electronic Intifada che i capi del consiglio comunale hanno citato la “definizione operativa” dell’IHRA – che l’autorità locale ha adottato – come giustificazione per la sua sospensione.

In ottobre l’amministratore delegato del consiglio comunale ha detto ad un giornale locale che Jonson era sotto inchiesta.

Jonson ha dichiarato a The Electronic Intifada di aver saputo della sua “sospensione” solo dal titolo del giornale.

Fino ad allora i dirigenti gli avevano assicurato che non era sospeso, che stavano solo facendo dei colloqui preliminari in merito ad un reclamo ricevuto da Campagna Contro l’Antisemitismo – un gruppo di propaganda antipalestinese dal nome ingannevole.

Riferisce che fino ad allora gli era stato detto solo di “astenersi dal lavoro fino a nuovo avviso”.

Ma lo stesso giorno in cui la notizia è trapelata alla stampa, i manager lo hanno invitato a un altro incontro e lo hanno sospeso.

Jonson sospetta che ci sia Ian Austin dietro la protesta. Il parlamentare è patrono del gruppo che ha presentato il reclamo.

I sindacalisti locali hanno chiesto il reintegro di Jonson, come ha fatto il gruppo di sinistra Jewish Voice for Labour [Voce Ebraica del partito laburista, gruppo di membri ebrei del partito che si oppongono alla campagna di diffamazione orchestrata dai laburisti filo-israeliani, ndtr.].

Una petizione che chiede il suo reintegro ha già raccolto oltre 600 firme.

(traduzione di Luciana Galliano)




Metodi fascisti: come i detrattori di Jeremy Corbyn stanno tramando per toglierlo di mezzo

David Hearst

Martedì 14 agosto 2018,Middle East Eye

Agli oppositori del leader del partito Laburista non importa niente dell’antisemitismo. Faranno solo di tutto per eliminare Corbyn

Ogni volta che ti connetti, ti chiedi quanto sarà ancora più sporca la campagna per spodestare Jeremy Corbyn come leader del partito Laburista, quanto più in basso i suoi nemici stanno per sprofondare. E ogni giorno essi si superano nella corsa verso la fogna della politica britannica.

La scorsa settimana tre giornali ebrei britannici, che di solito si scontrano tra loro, hanno unito le forze per postare un editoriale unitario in cui si dichiara che un governo diretto da Corbyn rappresenterebbe una “minaccia esiziale” per gli ebrei britannici.

Il vero scopo della campagna

Sabato il “Daily Mail” [secondo quotidiano più venduto in GB, di tendenza conservatrice, ndtr.] ha affermato che Corbyn ha lasciato una corona di fiori sulla tomba di due palestinesi che avrebbero organizzato il massacro alle Olimpiadi di Monaco. Oggi il giornale popolare “The Sun” [giornale più venduto in GB, di tendenza molto conservatrice, ndtr.] ha pubblicato due articoli nella stessa edizione. Uno era una lettera di un lettore in cui si dichiarava che Boris Johnson [importante politico conservatore, ndtr.] ha “colto nel segno” quando ha detto che le donne che portano il burqa sembrano cassette delle lettere o rapinatori di banche: “A Boris dovrebbe essere consentito di parlare sinceramente, non ha niente di cui scusarsi.”

Immaginate solo quello che sarebbe successo se Corbyn avesse preso in giro la kippah [copricapo degli ebrei osservanti, ndtr.], apertamente e spudoratamente, su un giornale nazionale.

L’altro era un editoriale in cui si affermava che Corbyn non è adeguato ad essere il leader del partito Laburista e “non gli si può consentire di avvicinarsi al governo.” Almeno –finalmente – siamo arrivati allo scopo di questa campagna. È chiaro ora che non ha niente a che vedere con la reale e verificabile situazione dell’antisemitismo nel partito Laburista, o al fatto che Corbyn si sia ritrovato nei cimiteri di Tunisi nel 2014 per i rifugiati palestinesi.

È evidente che l’obiettivo è togliere di mezzo il capo dell’opposizione utilizzando metodi fascisti – diffamazione, calunnia, intimidazione.

Incapaci di presentare un candidato in grado di sconfiggerlo con metodi democratici, nelle urne, incapaci di attaccarlo per le sue politiche, che riscuotono un sostegno maggioritario nel Paese, i detrattori di Corbyn si sono metodicamente e costantemente concentrati sul compito di diffamarlo.

E, ovviamente, funziona.

Dare da mangiare ai coccodrilli

Corbyn sta affrontando la più grande minaccia alla sua leadership dal “golpe” organizzato dai parlamentari del suo partito. È anche sempre più isolato tra i suoi stessi sostenitori. John McDonnell, l’alleato più vicino a Corbyn, che evita la politica estera,[in quanto] pensa che non sia un argomento di lotta del partito Laburista. Emily Thornberry, il suo ministro ombra degli Esteri [il partito laburista, all’opposizione, ha un governo ombra, ndtr.], non ha detto una parola.

Ed Milliband, l’ex leader del partito Laburista sotto la cui direzione l’antisemitismo è stato storicamente maggiore che durante la segreteria di Corbyn, gli ha fornito uno scarso appoggio. I dirigenti del sindacato si sono tenuti lontano. I gruppi musulmani non ne vogliono sapere. Corbyn è solo.

E il risultato è che Corbyn sente di essere lasciato senza alternative se non cedere, chiedere scusa, accettare uno dopo l’altro i controversi “esempi pratici” della definizione di antisemitismo dell’”International Holocaust Remembrance Alliance” [Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto] (IHRA) in una lenta e penosa ritirata.

È un disastroso errore di valutazione. Le “scuse” di Corbyn per misfatti di cui è innocente, non fanno che alimentare il coccodrillo. Come dicono i georgiani: “Una volta che hai esaurito le galline da gettare al coccodrillo, si prenderà il tuo braccio.” Che Corbyn sopravviva a questo attacco o no, chiunque partecipi, consapevolmente o meno, a questa campagna deve essere conscio di quello che vuole.

Qualunque cosa accada a Corbyn, ci sono tre vittime di questa sporca faccenda.

Le vittime

La prima è la verità. Praticamente ogni volta che prendi in considerazione una specifica accusa e la esamini, la prova si sgretola come sabbia nelle mani. Prendiamo l’ultima: che Corbyn ha lasciato una corona di fiori sulle tombe di due terroristi palestinesi. Risulta che non ha lasciato una corona di fiori su quella tomba, che era a 13 metri di distanza, ma era presente quando ne è stata lasciata una. La corona era per tutti quelli che si trovavano nel cimitero: palestinesi morti sotto un bombardamento, quelli assassinati e quelli che sono semplicemente morti in esilio. Quindi Corbyn ha onorato i morti palestinesi 22 anni dopo Oslo.

E comunque, chi erano questi due terroristi? Entrambi erano uomini dell’OLP, la fazione palestinese che ha negoziato ad Oslo ed ha riconosciuto Israele. Uno era Salah Khalaf, che si è incontrato con l’ambasciatore USA a Tunisi come parte del dialogo con l’OLP autorizzato dal segretario di Stato USA James Baker. Ciò rende Baker colpevole dello stesso crimine appena commesso da Corbyn?

Khalaf era stato individuato dagli americani come una persona pragmatica che stava spostando la politica dell’OLP. Il secondo era Atef Bseiso, il funzionario di collegamento dell’OLP con la CIA. Israele lo ha accusato di coinvolgimento nel massacro di Monaco, benché quanti degli assassinati [dai servizi segreti israeliani, ndtr.] fossero direttamente legati a Monaco sia un argomento di discussione storica. I servizi segreti francesi ricondussero il suo [di Bseiso, ndtr.] assassinio a Parigi ad Abu Nidal [gruppo palestinese dissidente rispetto alla politica dell’OLP, ndtr.], e l’OLP accusò il Mossad [il servizio segreto israeliano, ndtr.]. Stiamo dicendo che due uomini dell’OLP che hanno creato dei canali paralleli che avrebbero portato alla conferenza di Madrid, e quindi a Oslo, non dovrebbero essere onorati?

Khalaf, noto anche come Abu Iyad, era il capo dell’intelligence dell’OLP e braccio destro di Arafat. Jack Straw [ex-parlamentare ed ex-ministro laburista, ndtr.] ha lasciato una corona di fiori sulla tomba di Arafat. Ora Straw dovrebbe essere denunciato per averlo fatto? Bseiso e Khalaf furono acclamati dai giorni del Settembre Nero all’inizio degli anni ’70.

E quanto indietro vogliamo andare nella storia? Israele ha avuto due primi ministri che erano ex terroristi per gli attentati che contribuirono a organizzare nel 1944.

Menachim Begin era il capo dell’Irgun, un gruppo paramilitare clandestino sionista il cui scopo era di obbligare gli inglesi a lasciare la Palestina. L’Irgun mise in atto una serie di attentati nel 1944 contro obiettivi britannici, l’ufficio immigrazione, gli uffici delle imposte, una serie di commissariati di polizia. Il suo volto compare su un manifesto con la scritta “ricercato” emanato dalla forza di polizia palestinese [del Mandato britannico, ndtr.].

Yitzak Shamir era un membro del Lehi, o della famosa Banda Stern, che assassinò lord Moyne, il governatore inglese in Medio Oriente. In Israele sia Begin che Shamir sono celebrati come combattenti della libertà.

Maccartismo al lavoro

La seconda vittima di questa campagna sono i palestinesi. Lo scopo è quello di intimorire tutti i politici, che siano conservatori, laburisti, liberal democratici o dell’SNP [il partito nazionalista scozzese, ndtr.] dall’avere qualunque contatto con organizzazioni palestinesi, che potrebbe essere usato per screditarli in futuro. Ognuno ora è messo in guardia per qualunque testimonianza esista di contatti e conferenze che abbiano avuto luogo molto tempo fa. La definizione di antisemitismo dell’IHRA, che non è giuridicamente vincolante, sarà usata come arma retroattiva.

Se ciò assomiglia ai metodi che il senatore USA Joseph McCarthy utilizzava all’inizio degli anni ’50 contro i sospetti comunisti – “rossi sotto il letto” – al culmine della guerra fredda, è perché è così. D’ora innanzi ogni passato contatto, ogni evento, ogni palco condiviso con gruppi, sostenitori, attivisti a favore dei palestinesi e ogni foto che salti fuori dai meandri dei server psicologici di Israele potrebbe essere usato per distruggere la reputazione di politici britannici con altrettanta efficacia che con Corbyn. Che egli sopravviva o meno, la reputazione internazionale di Corbyn è stata intaccata. Se tu fossi un candidato democratico negli USA, ora ti incontreresti con lui?

È la politica di tutti i partiti britannici sostenere –l’ormai moribonda – soluzione dei due Stati. Ogni partito politico appoggia la formazione di uno Stato palestinese indipendente e sostenibile. Proprio per questa ragione questa campagna paralizza nei fatti ogni comunicazione tra attivisti palestinesi, di qualunque tendenza, e politici britannici.

Sto dedicando questo punto in particolare ai nemici di Corbyn alla destra del partito e ai parlamentari del partito. Volete seriamente che gli stessi metodi che avete utilizzato, o di cui siete stati complici, contro Corbyn, vengano utilizzati contro di voi? Pensate davvero che il risultato finale sia la vittoria della democrazia britannica?

Se qualcuno pensa che, tolto di mezzo Corbyn, questa campagna finirà lì, si sbaglia.

La lotta di tutti

La terza vittima di questa campagna è chiunque, palestinese o israeliano, musulmano, cristiano o ebreo, sia identificato e preso di mira da Israele in quanto oppositore.

Si ricordi quello che è successo al giornalista ebreo americano Peter Beinart all’aeroporto Ben Gurion. Beinart, che ha pubblicamente manifestato il proprio appoggio al boicottaggio di prodotti delle colonie nella Cisgiordania occupata, è stato interrogato per un’ora sui suoi articoli di politica e sulle sue attività.

L’incontro è finito quando chi mi interrogava mi ha chiesto, chiaro e tondo, se stavo pensando di partecipare ad un’altra protesta,” ha scritto Beinart. “Ho risposto sinceramente: No. Con ciò sono stato rimandato alla sala d’attesa.” Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha fatto immediatamente marcia indietro ed ha sostenuto che l’interrogatorio di Beinart è stato un “errore amministrativo”.

Per gli ebrei americani e quelli britannici, questo è un vero campanello d’allarme. Questo è il cammino lungo cui Israele è guidato, e lungo cui Israele sta trascinando anche la diaspora ebraica. Schieratevi ora e resistete prima che sia troppo tardi. La lotta di Corbyn per la sua stessa integrità, reputazione e onestà è la lotta di tutti.

Se non lo fate, se ve ne tenete fuori, se state zitti, se sogghignate scientemente e non fate niente, potreste essere i prossimi.

– David Hearst è caporedattore di Middle East Eye. È stato caporedattore degli esteri di “The Guardian” [giornale inglese di centro sinistra, ndtr.], ex editorialista associato degli esteri, per l’Europa, capo della redazione a Mosca, corrispondente dall’Europa e dall’Irlanda. È arrivato a “The Guardian” dallo “Scotsman”, dov’era corrispondente per l’educazione.

Le opinioni esposte in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

(traduzione di Amedeo Rossi)

 




La lobby israeliana attacca un sopravvissuto di Auschwitz per diffamare Corbyn

Adri Nieuwhof

7 agosto 2018, Electronic Intfada

 

Nella loro campagna per diffamare in quanto antisemita il leader del partito Laburista Jeremy Corbyn, i media britannici hanno utilizzato in modo scorretto il mio defunto amico Hajo Meyer, sopravvissuto ad Auschwitz,.

Nel 2010 Corbyn ha ospitato a Londra un incontro del “Holocaust Memorial Day” [“Giorno di Commemorazione dell’Olocausto”], in cui Meyer era il principale oratore.

Negli scorsi giorni The Times ha suscitato scalpore con un articolo in cui si dichiarava che Meyer “aveva paragonato la politica israeliana al regime nazista.”

Deputati della destra laburista avversari di Corbyn sono partiti all’attacco.

Il parlamentare John Mann ha dichiarato che l’evento ha violato “qualunque forma di normale decenza”, mentre la sua collega Louise Ellman ha affermato che l’incontro l’ha portata a “chiedersi se questa è la ragione per cui il partito Laburista ha voluto attenuare tanto la definizione di antisemitismo.”

Ellman – da molto tempo apologeta delle violazioni israeliane dei diritti umani – è una funzionaria di “Labour Friends of Israel” [“Amici laburisti di Israele”], un gruppo lobbystico in stretti rapporti con l’ambasciata israeliana.

Ellman si riferiva alla definizione profondamente fallace di antisemitismo della “International Holocaust Remembrance Alliance [“Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto”] (IHRA), che cita come esempio di fanatismo antiebraico “paragoni tra l’attuale politica israeliana e quella dei nazisti”.

Sotto pressione da parte di gruppi della lobby filoisraeliana, il Comitato Esecutivo Nazionale del partito Laburista [NEC] ha adottato la definizione dell’IHRA come parte del regolamento del partito.

Ma il NEC non ha accolto uno degli esempi inclusi nella definizione dell’IHRA, secondo cui “sostenere che lo Stato di Israele è un’iniziativa razzista” è una forma di antisemitismo.

Alcuni attivisti hanno sottolineato che, se adottata dal partito, questa clausola avrebbe potuto essere usata per vietare un gran numero di critiche contro le politiche razziste di Israele e contro le violazioni dei diritti fondamentali dei palestinesi.

In un post su Twitter, Henry Zeffman, l’autore dell’articolo del Times, ha ringraziato “quanti hanno passato gli ultimi tre anni a impegnarsi per verificare cosa il possibile prossimo primo ministro ha fatto quando era un oscuro parlamentare di secondo piano” – una conferma che si tratta di una campagna di lungo corso contro Corbyn.

Zeffman segnala in particolare James Vaughan, che si autodefinisce “storico della propaganda e dei rapporti tra il Regno Unito e Israele.”

Corbyn cede

Gli ultimi attacchi contro Corbyn sottintendono che lo stesso Meyer fosse un antisemita – un’affermazione scandalosa ed assurda.

La calunnia di antisemitismo contro Meyer è disgustosa e dovrebbe essere trattata col massimo disprezzo.

Invece Corbyn ha fatto quello che continua a fare sistematicamente da quando è diventato capo del partito, cioè essere accomodante e battere in ritirata di fronte alle pressioni della lobby israeliana.

Il leader del partito Laburista ha chiesto scusa per il suo ruolo nell’evento e ha preso le distanze dalle opinioni esposte da Meyer nell’incontro, lasciando l’onere della difesa sulle spalle di Meyer.

Ma Hajo Meyer non può più difendersi perché è morto nel 2014.

Zittire un sopravvissuto

L’evento dell’” Holocaust Memorial Day” del 2010 ha avuto luogo un anno dopo l’attacco israeliano contro Gaza, che ha ucciso più di 1.400 palestinesi e ne ha ferite altre migliaia.

Meyer era molto turbato dall’attacco perché i palestinesi erano intrappolati a Gaza a causa del blocco imposto da Israele sul territorio dal 2007.

Non poteva fare a meno di fare un confronto tra gli ebrei rinchiusi dai nazisti in ghetti come quello di Varsavia e la situazione dei palestinesi intrappolati sotto l’occupazione e i bombardamenti israeliani.

L’incontro del 2010 era co-organizzato dalla IJAN, l’“International Jewish Anti-Zionist Network” [“Rete Internazionale degli Ebrei Antisionisti”].

In una dichiarazione della scorsa settimana, la IJAN ha evidenziato che un certo numero di dirigenti della lobby britannico-israeliana era presente all’incontro, ma che “la maggior parte di loro evidentemente non era andata per ascoltare.”

La maggior parte dei sionisti era chiaramente venuta per far tacere il dottor Meyer, sopravvissuto all’Olocausto,” ha scritto dopo l’evento una dei partecipanti, Yael Khan. “Appena ha iniziato a parlare si sono messi a gridare contro di lui.”

Il fanatico filoisraeliano Jonathan Hoffmanex-vicepresidente della Federazione Sionista, noto per la sua violenza, è stato uno dei molti disturbatori accompagnati fuori dalla polizia.

Secondo l’IJAN, un altro disturbatore, Martin Sugarman, è stato fatto uscire per aver gridato contro Meyer.

Mentre usciva [Sugarman] ha sbalordito tutti facendo il saluto nazista e gridando: ‘Sieg Heil’ [“Saluto alla vittoria”, slogan nazista, ndtr.],” ha affermato l’IJAN.

Non avevo mai visto un simile disprezzo e mancanza di rispetto nei confronti di un sopravvissuto all’Olocausto,” ha osservato Kahn. “Gli aggressori avrebbero etichettato un simile comportamento come antisemita, se Hajo non fosse stato un antisionista.”

Amanda Sebestyen, che aveva partecipato all’incontro del 2010, ha confermato a The Electronic Intifada che la deputata Louise Ellman era stata lì “per tutto il tempo.”

Infatti nel 2010 Sebestyen ha scritto una lettera al giornale del partito Laburista Tribune, mettendo in evidenza come Ellman e gli altri “siano rimasti seduti impassibili senza fare in minimo tentativo di calmare i loro colleghi sostenitori di Israele e per creare uno spazio di dibattito.”

Le annotazioni, registrate nel 2010, sulla presenza di Ellman sono significative, dato che otto anni dopo la deputata sostiene di aver appreso solo ora dell’evento.

Sono estremamente turbata nel sentire ora che ci sono le prove che Jeremy (Corbyn) era effettivamente presente all’incontro in cui sono state espresse simili opinioni,” ha detto Ellman a The Times la scorsa settimana.

Dato che anche Ellman era presente, perché ha aspettato fino ad ora per esprimere la propria indignazione? Potrebbe essere che tutta la vicenda sia un’altra crisi costruita ad arte per fare pressione su Corbyn per il suo tradizionale appoggio ai diritti dei palestinesi?

Ellman non ha risposto ad una richiesta di commenti inviatale via mail da The Electronic Intifada.

Lezioni dall’Olocausto

Le esperienze di Hajo Meyer con il nazismo tedesco lo hanno formato e reso sensibile alle sofferenze degli altri, soprattutto dei palestinesi.

Incontrai per la prima volta Meyer ad una riunione di “Una voce ebraica differente”, un gruppo di attivisti olandesi.

Mi presentai come figlia di genitori che avevano subito l’occupazione tedesca. Mio padre era stato obbligato a lavorare per i tedeschi e mia madre non poté terminare i suoi studi perché la sua scuola venne chiusa.

Durante la carestia olandese alla fine della Seconda Guerra Mondiale, doveva rimanere ore in coda ad una mensa per i poveri.

La lezione che ho imparato è di protestare quando viene commessa un’ingiustizia, dissi alla riunione.

Questa è la ragione per cui ho partecipato al sostegno della lotta contro l’apartheid sudafricano e di quella dei palestinesi per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.

Meyer ed io facemmo subito amicizia. Rimanemmo in contatto e l’intervistai varie volte per The Electronic Intifada.

Auschwitz

Dopo il pogrom della Notte dei Cristalli contro gli ebrei nel novembre 1938, Meyer dovette lasciare la scuola a Beilefeld, la sua città natale nella Germania occidentale.

Fu un’esperienza terribile per un ragazzo desideroso d’imparare e per i suoi genitori,” mi ha raccontato.

All’età di 14 anni dovette scappare da solo in Olanda.

Dopo che i tedeschi occuparono l’Olanda, Meyer si nascose con una carta d’identità falsa malfatta.

Venne catturato dalla Gestapo nel marzo 1944 e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Lì i nazisti gli tatuarono sul braccio il numero “179679”.

L’istruzione era molto importante per la famiglia Meyer ed il suo desiderio di imparare si tradusse in un dottorato in fisica teorica dopo che venne liberato da Auschwitz.

Sua madre e suo padre tentarono di lasciare la Germania, ma non ci riuscirono.

Morirono dopo essere stati spediti al campo di concentramento nazista di Terezin.

L’identificazione con la gioventù palestinese

Riflettendo sulla sua vita, Meyer mi ha detto nel 2011: “Ho molto in comune con i giovani palestinesi.”

La mia sorte è molto simile a quella che stanno vivendo i giovani palestinesi in Palestina. Non hanno libero accesso all’istruzione. Impedire l’accesso all’istruzione è un omicidio al rallentatore,” ha detto Meyer.

Sono stato un rifugiato; loro sono rifugiati,” ha aggiunto. “Ho provato ogni sorta di campi che hanno limitato la mia possibilità di muovermi, proprio come i palestinesi.”

Ma riconoscere l’ingiustizia non era abbastanza.

Meyer non temeva di protestare per le responsabilità di Israele: “Non posso assolutamente identificarmi con i criminali che rendono impossibile ai giovani palestinesi ricevere un’istruzione.”

Era anche sgomento dal fatto che l’Unione Europea non imputasse a Israele i suoi crimini, soprattutto contro i palestinesi di Gaza.

Nel suo libro del 2005 “Das Ende de Judentums, Der Verfall der israelischen Gesellschaft” – “La fine dell’Ebraismo, la decadenza della società israeliana” – Meyer avvertì il pubblico tedesco che le politiche di Israele verso i palestinesi avrebbero potuto essere paragonate alle prime fasi della persecuzione nazista contro gli ebrei.

Questa osservazione venne fatta nel 2007 anche da Tommy Lapid, il defunto ex-capo del comitato consultivo del memoriale dell’Olocausto di Israele, lo “Yad Vashem”.

Meyer ha messo in chiaro che non intendeva tracciare un parallelo con l’Olocausto nazista.

Ma lui e il suo editore hanno comunque dovuto affrontare accuse di antisemitismo.

Simili accuse – soprattutto in Germania – possono far sì che le persone siano riluttanti a criticare il comportamento di Israele.

Tuttavia ciò non gli ha impedito di criticare le violazioni israeliane dei diritti dei palestinesi.

In risposta, Meyer ha pubblicato un opuscolo per controbattere all’abuso deliberato dei termini antisionismo e antisemitismo da parte dello Stato di Israele e dei suoi gruppi di pressione.

Ha chiesto la massima cautela nel sollevare accuse di antisemitismo – un termine che avrebbe dovuto essere riservato all’ostilità contro gli ebrei in quanto tali.

Eppure quelli che attaccano Corbyn oggi non hanno né ritegno né vergogna.

Chiamano antisemita persino un uomo sopravvissuto ad Auschwitz e che ha perso i propri genitori nell’Olocausto, se pensano che sia ciò che serve per difendere Israele dalle conseguenze dei suoi crimini.

Adri Nieuwhof è una sostenitrice olandese dei diritti umani ed ex-attivista contro l’apartheid del “Comitato Olandese sul Sud Africa”.

(traduzione di Amedeo Rossi)




Corbyn e Israele: la disputa sull’antisemitismo ha zittito il leader del partito Laburista sul massacro di Gaza

Ilan Pappè

venerdì 6 aprile 2018, Middle East Eye

È terribile accusare il capo del Labour per coprire l’appoggio della Gran Bretagna alla spoliazione dei palestinesi

Recenti pubblicazioni sull’antisemitismo – come l’eccellente libro di Jewish Voices for Peace [Voce Ebraiche per la Pace, gruppo di ebrei contrari all’occupazione dei territori palestinesi, ndt.] “On Anti-Semitism” [Sull’antisemitismo] – affermano che, benché ogni persona per bene si opponga al fenomeno, non c’è una definizione unitaria.

Questa discussione filosofica, oserei dire ontologica, non è molto utile per occuparsi della recente disputa sul presunto antisemitismo nel partito Laburista. Nel contesto di questo specifico dibattito, c’è un’utile definizione che tutti noi possiamo utilizzare. È chiara, diffusa, sensata ed efficace.

Antisemitismo è odiare gli ebrei per quello che sono. Non è diverso dalla definizione del razzismo contemporaneo. Ogni odio basato sulla razza, sulla religione, sul colore della pelle o sul genere che porta ad atteggiamenti intolleranti dal basso, e a politiche discriminatorie, a volte genocidarie, dall’alto, è razzismo.

Ci sono sei milioni di ebrei che vivono oggi nella Palestina storica accanto a sei milioni di palestinesi. Ogni generalizzazione su ognuna delle due comunità è razzismo, e, poiché entrambe le popolazioni sono semitiche, questo razzismo è antisemitismo.

Il ruolo della lobby filo-israeliana

Tuttavia condannare le persone per le loro azioni, sia che si tratti di ebrei o di palestinesi, in quanto contrapposte alla loro identità, non è antisemitismo. È vero anche per le ideologie razziste.

Condannare il sionismo in quanto ideologia colonialista di insediamento che ha portato all’espropriazione di metà della popolazione palestinese dalla propria terra e per l’attuale politica discriminatoria e brutale di Israele contro quelli che sono rimasti non è antisemitismo. Di fatto è antirazzismo.

L’ultima disputa sull’antisemitismo, che è il culmine di una serie di accuse e controaccuse scatenate dall’elezione – per la prima volta dalla dichiarazione Balfour del 1917 [che impegnò l’impero britannico a favorire la nascita di un “focolare ebraico” in Palestina, ndt.]– di un leader del partito Laburista che simpatizza con la lotta palestinese per la giustizia e l’indipendenza, illustra bene la differenza tra condannare un’azione e condannare un’identità.

Come è stato messo in luce anche dall’eccellente documentario di Al Jazeera “The Lobby”, dall’elezione di Jeremy Corbyn il gruppo della lobby filoisraeliana ha instancabilmente esaminato ogni tweet, ogni post su Facebook e ogni discorso che ha fatto da quando ha iniziato la sua vita politica, per distruggerlo in quanto antisemita.

Non era facile trovare prove di ciò, in quanto Corbyn è assolutamente contrario ad ogni forma di razzismo, compreso l’antisemitismo. Tuttavia alla fine hanno scoperto che aveva appoggiato, in nome della libertà di espressione, un murale che avrebbe potuto essere interpretato come antisemita (e, secondo alcune informazioni, venne definito come tale dall’artista).

Come ammise all’epoca lo stesso Corbyn, avrebbe dovuto analizzare il murale con maggiore attenzione. Non lo fece. Chiese scusa. Caso chiuso.

È stato eletto dai giovani in tutta la Gran Bretagna grazie alla sua fallibilitàin quanto essere umano e non perché fosse un altro politico superman frivolo e smidollato che non ha mai ammesso di aver commesso un errore.

Un altro politico del partito Laburista, Christine Shawcroft, ha dato le dimissioni dopo aver appoggiato Alan Bull, un candidato a un consiglio comunale a causa di una presa di posizione a Peterborough [città a nord est di Londra, ndt.], che lei ha ritenuto fosse stato scorrettamente accusato di essere un negazionista. Il candidato ha sostenuto che l’accusa era basata su contenuti falsificati e decontestualizzati.

Come mettere a tacere una critica

L’insignificante passo falso e l’appoggio male informato di Corbyn, se di questo si è trattato, sono stati sufficienti per un’esibizione di forza e di unità da parte della comunità ebraica organizzata, i cui attivisti hanno manifestato davanti al parlamento. Insieme a striscioni che collegavano il partito Laburista ai nazisti, i manifestanti sventolavano bandiere israeliane.

Le bandiere sono il principale problema, non l’appoggio di Corbyn a un murale né il sostegno di Shawcroft a Martin Bull. È stata una manifestazione contro la posizione filopalestinese di Corbyn, non contro l’antisemitismo.

Corbyn non è un antisemita e il partito Laburista, fino alla sua elezione, è stato un bastione filoisraeliano. Quindi la tempistica e la risposta sproporzionata alla questione del murale sono, a dir poco, bizzarre – oppure no.

In realtà non è così strano, se si capiscono le macchinazioni della lobby sionista in GB. La manifestazione è stata inscenata all’inizio di una settimana in cui Israele ha utilizzato una forza letale contro una marcia pacifica dei palestinesi nella Striscia di Gaza, uccidendo 17 palestinesi e ferendone altre centinaia.

Le bandiere israeliane mostrano chiaramente il rapporto tra gli attacchi contro Corbyn e le sue posizioni oneste e umane sulla Palestina. Il dividendo per la lobby sionista in Gran Bretagna è stato che Corbyn sarebbe rimasto in silenzio di fronte al nuovo massacro a Gaza – e senza di lui, abbiamo ben pochi politici coraggiosi che osino dire una parola nella nuova atmosfera di intimidazione.

I politici che attualmente governano in Israele hanno ben pochi scrupoli, come abbiamo visto, riguardo ad uccidere ed arrestare sistematicamente minori palestinesi. I loro alleati nella comunità anglo-ebraica, da parte loro, sono in difficoltà a causa di ciò. Il loro lavoro in difesa di Israele è molto più difficile ora che i palestinesi hanno chiaramente optato per una resistenza popolare nonviolenta.

È solo una questione di tempo prima che la brutalità inumana che l’esercito israeliano ha usato venga sottolineata dall’opinione pubblica, persino in Gran Bretagna, dove la BBC e Sky News lavorano alacremente per escludere la questione della Palestina dai loro reportage e dalla discussione: entrambi i canali hanno dedicato più tempo al murale che al nuovo massacro di Gaza.

Terribili accuse

La lobby israeliana vorrebbe che tutti noi in Gran Bretagna discutessimo di murales e antisemitismo latente in una società in cui gli ebrei non sono mai stati più sicuri e prosperi. Sì, c’è antisemitismo in tutti i partiti britannici – e molto di più a destra che a sinistra, tra l’altro. Dovrebbe essere sradicato e condannato, come ogni altra forma di razzismo, che sia diretto contro musulmani o ebrei in una società prevalentemente cristiana e bianca.

Quello che è terribile è l’utilizzo dell’accusa di antisemitismo per nascondere la continua, tacita e al contempo diretta, assistenza britannica alla spoliazione dei palestinesi, che iniziò con la dichiarazione Balfour 100 anni fa e da allora non si è mai interrotta.

È deplorevole utilizzare tali accuse per soffocare il dibattito sulla Palestina o per demolire politici che non sono disponibili ad allinearsi con Israele.

Non è il partito Laburista ad essere infestato dall’antisemitismo; sono i media ed il sistema politico britannici che sono afflitti dall’ipocrisia, paralizzati dalle intimidazioni e percorsi da strati nascosti di islamofobia e di un nuovo sciovinismo sulla scia della Brexit.

Nel centenario della dichiarazione Balfour tutti i partiti inglesi dovrebbero mettere insieme una commissione pubblica d’inchiesta sulla sua eredità, piuttosto che dare un peso sproporzionato a qualche passo falso, sia attraverso l’ignoranza che una manipolazione riuscita.

– Ilan Pappe è professore di storia, direttore del “Centro europeo per gli Studi Palestinesi” e co-direttore del “Centro Exeter di Studi Etno- Politici” dell’università di Exeter.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

(traduzione di Amedeo Rossi)