Gli USA sanzionano la presidente e un funzionario della Corte Penale internazionale

Redazione di MEMO

18 agosto 2026 – Middle East Monitor

[L’agenzia di notizie turca] Anadolu riferisce che martedì gli USA hanno imposto sanzioni alla presidente della Corte Penale Internazionale Tomoko Akane e al funzionario Abdoulaye Seye.

Akane, una cittadina giapponese che svolge il ruolo di presidente della CPI dal 2024 e Seye, cittadino senegalese, sono stati aggiunti alla lista del dipartimento del Tesoro di “cittadini specificatamente designati”, secondo il sito web dell’agenzia.

Entrambe le designazioni sono state effettuate in conformità all’ordine esecutivo 14203 “Imposizione di sanzioni alla Corte Penale Internazionale” che è stato firmato il 6 febbraio 2025 dal presidente USA Donald Trump e che da allora è stato usato per designare 10 funzionari della CPI, inclusi il precedente procuratore capo Karim Khan e 8 giudici.

L’essere inseriti in tale lista blocca ogni bene statunitense posseduto da Akane e Seye, e vieta a cittadini ed entità americani di effettuare transazioni commerciali con loro.

L’iniziativa giunge mentre Washington ha intensificato la pressione sulla corte dopo che quest’ultima ha emesso a novembre 2024 i mandati d’arresto per Netanyahu e per l’ex-ministro israeliano della Difesa Yoav Gallant relativamente ai presunti crimini di guerra a Gaza.

Il segretario di stato USA Marco Rubio ha accusato Akane e Seye di impegnarsi in sforzi “diretti” da parte della CPI per “indagare, arrestare, imprigionare o perseguire politici di governi che non hanno riconosciuto la giurisdizione della CPI.”

Tutta la nostra campagna governativa per smontare la minaccia posta dalla CPI alla sovranità nazionale raccoglierà i suoi frutti e ci aspettiamo che altre Nazioni si uniscano alla nostra campagna interrompendo il loro finanziamento e la loro partecipazione a questa corte politicizzata e inaccettabile,” ha aggiunto.

Il dipartimento di stato USA il mese scorso ha lanciato una campagna che ha per obiettivo lo smantellamento di ciò che l’amministrazione Trump ha descritto come una minaccia da parte della CPI alla “sovranità americana.”

In un discorso a Camp David il mese scorso Rubio ha affermato che la CPI si è resa illegittima rivendicando la giurisdizione su Nazioni che non sono membri della corte. Gli USA e Israele non aderiscono alla CPI.

Trump poi ha detto che Rubio stava cercando di “difendere Bibi e varie altre persone,” facendo riferimento al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Akane, la sesta presidente della CPI e la prima giapponese a ricoprire il ruolo, ha ripetutamente criticato la campagna di sanzioni da quando è cominciata affermando a dicembre all’assemblea degli Stati membri della corte che le sanzioni non cambieranno il modo in cui i giudici interpretano il loro mandato.

Noi non accetteremo mai nessun tipo di pressione da alcuno su questioni di interpretazione del quadro statutario e dell’aggiudicazione dei casi,” ha detto Akane all’assemblea, sottolineando il fatto che “l’indipendenza e l’imparzialità della corte sono le nostre stelle polari e rimangono inalterate.”

La CPI non ha ancora emesso alcuna dichiarazione sulle ultime designazioni [nella lista statunitense, ndt].

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Un senatore USA chiede che l’ambasciatore statunitense in Israele si dimetta immediatamente

Redazione di MEMO

12 agosto 2026 – Middle East Monitor

Il senatore Chris Van Hollen ha affermato che l’ambasciatore USA in Israele Mike Huckabee deve dimettersi, accusandolo di chiudere gli occhi sui maltrattamenti dei cittadini americani da parte delle autorità israeliane e di essere diventato un difensore del governo estremista del primo ministro Benjamin Netanyahu.

E’ ora per il nostro ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, di dimettersi. Il lavoro di un ambasciatore americano è di difendere e proteggere gli interessi degli Stati Uniti l’America. L’ambasciatore Huckabee ha fallito nel fare ciò. E’ diventato un difensore del governo estremista in Israele,” ha detto il senatore democratico per il Maryland in un videomessaggio pubblicato sui social media.

Ha aggiunto che i cittadini americani hanno affrontato una detenzione arbitraria e maltrattamenti nelle mani delle forze di sicurezza israeliane, mentre l’ambasciatore Huckabee si è continuamente astenuto dal condannare queste pratiche o dal chiederne conto ai responsabili.

Van Hollen ha attaccato Huckabee sulla detenzione israeliana di Sama Safi di 20 anni e di Adam Karakrah di 16 anni, che sono entrambi cittadini americani.

Sotto i suoi occhi continuiamo a vedere cittadini americani maltrattati e detenuti ingiustamente. Infatti mentre noi parliamo abbiamo un giovane studente americano ventenne e un ragazzo di quindici anni illegittimamente detenuti. Abbiamo assistito ad un uomo palestinese-americano di 82 anni picchiato a sangue dall’IDF [l’esercito israeliano, ndt].”

Van Hollen ha osservato che lui e altri 30 senatori USA in precedenza “avevano sollecitato l’ambasciatore Huckabee a considerare il governo israeliano responsabile per le uccisioni di più di nove americani solo negli ultimi quattro anni” da parte di coloni violenti o delle forze di sicurezza israeliane.

Eppure nessuno è chiamato a renderne conto e non c’è giustizia,” ha aggiunto Van Hollen.

Inoltre il senatore ha criticato Huckabee per quello che ha descritto come una netta contraddizione tra manifestazioni di simpatia per i palestinesi cristiani e la sua posizione passiva nei confronti dell’incremento degli attacchi di coloni che prendono di mira villaggi cristiani in Cisgiordania.

Van Hollen ha evidenziato che gli attacchi violenti ai villaggi cristiani sono cresciuti e che i colpevoli stanno agendo “con impunità.” Egli ha richiamato il fatto che Huckabee abbia ignorato la questione relativa a questi attacchi per cui l’ambasciatore ha semplicemente osservato di essere cristiano e di stare “facendo bene qui in Terra Santa”, che secondo Van Hollen, “mette a nudo l’intero problema,” cioè che i visitatori cristiani nei tour in Terra Santa sono trattati bene mentre “cosa succede ai cristiani che vivono in Terra Santa da migliaia e migliaia di anni? [si tratta evidentemente di un errore di Van Hollen: i cristiani esistono al massimo da poco più di duemila anni, ndt.] Il signor Huckabee semplicemente li ignora. Egli è diventato un difensore incondizionato del governo israeliano più estremista della storia.”

Van Hollen ha concluso il suo videomessaggio reiterando l’affermazione che Huckabee “dovrebbe dimettersi oggi.”

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Funzionari ONU avvertono: la Cisgiordania occupata è vicina al “punto di rottura”

Middle East Monitor

11 agosto 2026 Middle East Monitor

Martedì alcuni funzionari ONU hanno avvertito che la Cisgiordania occupata ha raggiunto un cruciale “punto di rottura,” menzionando un’escalation di violenza senza precedenti da parte degli occupanti israeliani e un sistematico deterioramento della statalità palestinese, secondo quanto riferisce Anadolu [agenzia di stampa governativa turca ndt.]

Le organizzazioni umanitarie non sono in grado di creare le condizioni politiche di cui i minori hanno bisogno per essere al sicuro,” ha detto Hannan Sulieman, vice direttrice esecutiva dell’UNICEF presso il Consiglio di Sicurezza. “Tale responsabilità spetta agli Stati membri che hanno il potere di cambiarle.”

Sulieman ha presentato alla comunità internazionale quattro richieste urgenti: dare priorità alla protezione dei minori ponendo fine alla detenzione amministrativa, interrompere lo sfollamento forzato con pressioni diplomatiche, garantire un accesso sicuro a scuole e ospedali e consentire ai rifornimenti umanitari di arrivare senza ulteriori ritardi.

Sulieman ha denunciato un bilancio straziante di vittime minori, notando che nella Cisgiordania occupata, dal gennaio 2024, sono 174 i minori palestinesi di cui si è accertata la morte. “Più di uno alla settimana,” ha sottolineato.

Ha rivelato che almeno 355 minori sono detenuti in carceri militari, la cifra più alta degli ultimi otto anni, circa la metà senza accusa o processo.

Sfollamento sistematico

Ramiz Alakbarov, vice Coordinatore Speciale, ha confermato l’allarme descrivendo la situazione come un’emergenza che richiede un’azione immediata per evitare un’annessione de facto. Ha detto che nel 2026 sono stati uccisi decine di palestinesi e circa 3800 sono gli sfollati a causa di demolizioni, sfratti e attacchi da parte degli occupanti.

La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti,” rimarca Alakbarov, citando oltre 1400 episodi documentati quest’anno riguardanti 260 comunità. Ha puntato il dito su un modello evidente secondo cui i palestinesi vengono prima rimossi con la forza dai loro villaggi in modo che poi gli occupanti si impossessino delle terre lasciate vacanti. Il funzionario ha fatto notare che per la prima volta la terra di cui gli occupanti si sono impadroniti per costruire infrastrutture si trovava chiaramente nell’”Area A”

Instabilità finanziaria e politica

Alakbarov ha inoltre evidenziato l’acuta crisi finanziaria in cui si trova l’Autorità Palestinese (AP) che non avrebbe ricevuto i 6 miliardi di dollari di tasse incassate e trattenute dalle autorità israeliane. Nel pieno dell’instabilità ha accolto positivamente le preparazioni per le elezioni legislative fissate il 28 novembre.

Alakbarov conclude che sono “passaggi interconnessi, non sviluppi isolati,” miranti ad indebolire l’amministrazione palestinese.

Ha detto che se la situazione continuerà a deteriorarsi danneggerà l’implementazione della risoluzione 2803 (del 2025) [l’istituzione del Board of Peace, ndt.] e eroderà le prospettive per realizzare una pace negoziata israeliano-palestinese basata sulla soluzione dei due Stati, e ha spinto per un’immediata “e totale” implementazione della Risoluzione 2803, insieme alla Dichiarazione di New York [per la soluzione pacifica con i due Stati, ndt.]

La Risoluzione 2803 appoggia il piano di pace proposto dal presidente statunitense Donald Trump per la Striscia di Gaza e una forza internazionale temporanea nell’enclave dopo i due anni di guerra.

Dall’inizio del genocidio di Israele a Gaza nell’ottobre 2023 c’è stata un’escalation di attacchi in Cisgiordania da parte dell’esercito israeliano e dei coloni che, secondo i dati palestinesi, hanno ammazzato 1183 palestinesi, ferito 13.000 ed arrestato circa 25.000.

I palestinesi segnalano che l’escalation è parte del tentativo israeliano di imporre fatti sul campo, aprendo la strada all’annessione della Cisgiordania occupata e minando la possibilità di stabilire uno Stato palestinese lungo i confini del 1967 in accordo con le rilevanti risoluzioni ONU.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




Israele destina 37 milioni di dollari allo sviluppo del presunto patrimonio culturale e storico ebraico in Cisgiordania nel contesto di una intensificata espansione delle colonie

Redazione di MEMO

4 agosto 2026 – Middle East Monitor

[L’agenzia di notizie turca, ndt.] Anadolu riferisce che, nel contesto di una intensificata espansione delle colonie illegali nel territorio occupato, martedì il ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich ha annunciato l’allocazione di 37 milioni di dollari per lo sviluppo di siti dell’eredità culturale e storica ebraica in Cisgiordania.

Per la prima volta nella storia 113 milioni di shekel (32,55 milioni di euro) saranno destinati per sviluppare più di 70 siti dell’eredità culturale e storica in Giudea e Samaria,” ha detto Smotrich sul social media statunitense X, usando i termini biblici israeliani per la Cisgiordania.

Smotrich, leader del partito di estrema destra Sionismo Religioso, non ha specificato i siti cui è destinato il finanziamento.

A maggio la Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] ha approvato in prima lettura una legge per istituire la cosiddetta “Autorità per il patrimonio culturale e storico in Giudea e Samaria” che inserirebbe siti romani, bizantini e dell’epoca delle crociate sotto il controllo del ministero del Patrimonio storico e culturale.

La legge permette la confisca e l’acquisto di proprietà relative a tali siti, sollecitando ad avvertire l’Autorità Palestinese che la misura intende espandere il controllo israeliano e aggravare l’attività di colonizzazione nel territorio occupato palestinese.

Secondo Smotrich da quando il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu è entrato in carica nel tardo 2022 sono stati approvati in Cisgiordania 104 colonie illegali e 160 avamposti.

Secondo i dati palestinesi, circa 750.000 occupanti vivono in 156 colonie illegali e 360 avamposti nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n. 2334 adottata nel 2016 dichiara che le colonie israeliane nel territorio occupato a partire dal 1967, inclusa Gerusalemme Est, “non hanno validità legale” e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale.

​​​​​​​In un fondamentale parere consultivo a luglio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato che l’occupazione israeliana del territorio palestinese è illegale e ha chiesto l’evacuazione di tutte le colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Un attacco israeliano cancella a Gaza una intera famiglia palestinese di 6 persone nonostante il cessate il fuoco

Redazione di MEMO

21 luglio 2026 – Middle East Monitor

L’agenzia ufficiale di notizie Wafa ha riferito che una intera famiglia palestinese di 6 persone è stata uccisa martedì all’alba dopo che l’esercito israeliano ha bombardato la loro casa a Gaza City, nonostante il cessate il fuoco in corso.

Sono stati uccisi nella via Al-Thalathini nel contesto delle continue violazioni del cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025.

La Mezzaluna palestinese ha affermato che i suoi soccorritori inizialmente hanno recuperato i corpi della madre e dei suoi quattro figli dopo un attacco israeliano che ha avuto come obiettivo un appartamento nell’area di Al-Samer.

Una fonte medica ha detto che i minori uccisi nell’attacco avevano una età compresa tra 6 e 13 anni.

Secondo la fonte, i corpi delle vittime sono arrivati bruciati all’ospedale Al-Shifa.

Successivamente è stato confermato che il padre è morto nello stesso attacco.

La difesa civile di Gaza ha affermato che dopo l’attacco israeliano i suoi membri hanno spento un ampio incendio nella casa della famiglia.

L’artiglieria israeliana ha bombardato aree a sud-est del quartiere di Zeitoun a Gaza City, mentre veicoli militari fermi nelle vicinanze hanno aperto pesantemente il fuoco.

Secondo fonti locali e testimoni oculari nella zona centrale di Gaza i veicoli israeliani si sono spinti 100 metri dentro la zona di Abu Ghraba, ad est di Deir al-Balah, accompagnati da un bulldozer militare che ha aperto fuoco pesante e ha spianato il terreno prima di andare via molte ore dopo.

Ufficiali israeliani dicono che l’esercito israeliano occupa più del 70% dell’enclave rispetto al 53% previsto dall’accordo del cessate il fuoco dell’ottobre 2025.

Secondo il ministero della salute di Gaza nonostante il cessate il fuoco l’esercito israeliano ha continuato i suoi attacchi giornalieri a Gaza, uccidendo almeno 1.158 palestinesi e ferendone 3.756.

Da quando il genocidio israeliano è cominciato l’8 ottobre 2023, circa 73.300 palestinesi sono stati uccisi e 174.000 feriti, mentre il 90% delle infrastrutture civili di Gaza è stato danneggiato o distrutto.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Secondo la radio dell’esercito Israele sta affrontando una carenza di riservisti e di carri armati

Redazione di MEMO

14 luglio 2026 – Middle East Monitor

Secondo un rapporto di martedì scorso della radio dell’esercito israeliano quest’ultimo sta affrontando carenze di riservisti e di carri armati pronti al combattimento, con alcune formazioni che si avvicinano ad un “collasso operativo.”

Con il titolo “L’allarme dell’esercito per il collasso delle forze della riserva,” l’emittente afferma che le brigate e i battaglioni della riserva stanno operando sotto organico, con un numero insufficiente di carri armati per i combattimenti.

Ha sostenuto che una brigata corazzata della riserva è stata recentemente dispiegata in un settore operativo chiave in Libano, ma le testimonianze di comandanti e soldati dipingono un quadro differente da quello presentato dai responsabili politici.

Queste sono ben lontane dall’essere brigate complete,” si afferma nel rapporto.

Secondo l’emittente, l’esercito non ha più carri armati pronti al combattimento a sufficienza dopo che molti sono stati danneggiati nei combattimenti e resi inservibili, obbligando le compagnie corazzate di riservisti ad operare con meno carri di quelli richiesti.

Da ottobre 2023 Israele ha condotto un’aggressione su molteplici fronti, inclusi quelli della Striscia di Gaza e del Libano, mentre si è scontrato anche contro l’Iran e il gruppo yemenita degli Houthi e ha condotto ripetuti attacchi in Siria e allo stesso tempo ha esteso le sue operazioni nella Cisgiordania occupata.

La radio dell’esercito ha anche affermato che il metodo militare per calcolare il tasso di presenza dei riservisti fornisce un quadro più favorevole, emanando ordini di richiamo ad un numero inferiore di riservisti, mentre una parte di quelli mobilitati fanno servizio solo per periodi limitati.

Ha sostenuto che in seguito a ciò le unità che riportano un tasso di presenza tra il 50% e il 70% stanno in pratica operando ad un livello di forza effettiva molto più basso in un preciso momento.

Le unità di riserva oggi sono vuote. Un battaglione non è un battaglione a organici completi e una compagnia non è veramente una compagnia,” secondo le parole di un anonimo comandante riservista citato dall’emittente.

Il pubblico e i responsabili politici sentono parlare di brigate complete in Libano, ma in realtà sono formazioni molto più piccole,” ha affermato il comandante. “I numeri di soldati, carri armati e veicoli sono significativamente più bassi.”

Ha aggiunto che alcune formazioni della riserva sono in una condizione di “collasso operativo.”

Ci sono unità in condizioni migliori e altre in condizioni peggiori. Ciascuno sta facendo del proprio meglio, ma è difficile continuare in queste condizioni,” ha detto.

La radio dell’esercito ha citato un altro esempio, affermando che una compagnia di riserva ha recentemente completato una “missione operativa” in Libano con un solo ufficiale rimasto. Secondo il rapporto, il comandante della compagnia è stato sollevato dall’incarico, non c’era nessun sottufficiale esperto e l’unità ha operato senza una catena di comando funzionante.

L’esercito israeliano non ha diffuso le cifre delle truppe dispiegate in Libano, Cisgiordania occupata, Striscia di Gaza o Siria.

Il rapporto ne segue un altro del 10 luglio [del quotidiano israeliano] Yedioth Ahronoth in cui si afferma che l’esercito ha cominciato a ridurre significativamente il richiamo dei riservisti, collegando la scelta con “la decrescente attività di combattimenti su molteplici fronti.”

Precedentemente, il 5 luglio, Israel Hayom [quotidiano israeliano di destra, ndt.] ha riferito che l’esercito ha previsto di congedare migliaia di riservisti per la fine del mese a causa delle pressioni finanziarie che sta affrontando il comparto della difesa.

L’esercito è in difficoltà per un grave ammanco di fondi dopo una netta crescita delle spese operative, con il risultato di un deficit di bilancio stimato in decine di miliardi di shekel [100 shekel=29 €].




Un ufficiale riservista afferma che l’esercito israeliano sta affrontando un “decadimento morale”

Redazione di MEMO

7 luglio 2026 – Middle East Monitor

[L’agenzia di notizie turca] Anadolu riferisce che un ufficiale riservista ha affermato che l’esercito israeliano sta affrontando un decadimento morale tra i soldati nel contesto di uno stato elevato di paura, mentre Israele continua la sua guerra contro la Striscia di Gaza.

Io non voglio scrivere riguardo alla difficoltà dei ripetuti turni di servizio militare dei riservisti o del danno che provocano al corpo e all’anima di una persona, anche se questi importanti argomenti dovrebbero essere discussi più spesso,” ha detto l’ufficiale, che non ha voluto rendere pubblico il suo nome, in una lettera pubblicata dal quotidiano Haaretz.

Piuttosto, voglio discutere su valori, un problema che con cui sono purtroppo alle prese dato che testimonio un decadimento morale in corso all’interno dell’esercito. La moralità è l’essenza della nostra natura umana e della nostra connessione con il divino.”

L’ufficiale che si è qualificato come un comandante di una unità di riservisti a Gaza, ha detto che l’esercito sta combattendo “una continua battaglia di una guerra di trincea che non finisce mai.”

L’obiettivo della nostra missione non è più chiara, neanche definita, lasciandoci senza criteri con cui misurare il successo,” ha affermato.

Siccome siamo in una missione difensiva, c’è un grave stato di allarme e paura di un nemico che potrebbe prenderci di sorpresa. Questo stato mentale porta a molti dilemmi morali.”

L’ufficiale israeliano ha affermato che dal 7 ottobre lo stato di allerta ha fatto sì che i soldati sparino ad ogni palestinese che si avvicini a loro.

Qualche volta sparare è giustificata, qualche volta meno. In ogni evento si apre il fuoco perché il singolo soldato sulla linea del fronte si sente minacciato o insicuro,” ha detto.

Il sole cocente, la fatica e l’impressione di inutilità aumentano queste sensazioni anche quando sono prive di fondamento. Anche se è facile giudicarli duramente mentre si sta seduti in un ufficio con aria condizionata presso il quartier generale a Tel Aviv, occorre riconoscere che queste sensazioni esistono.”

L’ufficiale ha ammesso che uccidere così tante persone disarmate sta facendo pagare un prezzo ai soldati. “Ne sto pagando il prezzo su me stesso,” ha detto.

Da ottobre 2023 l’esercito israeliano ha ucciso più di 73.000 persone a Gaza e ne ha ferite altre 173.000 in una guerra letale che ha lasciato un intero territorio in rovina.

Adesso tutto è permesso e abbiamo il grilletto facile, troppo facile,” ha detto l’ufficiale israeliano.

Le regole di ingaggio non restrittive garantiscono che nessun gazawi raggiunga la barriera di confine, ma stanno provocando un crescente costo su di noi, sui nostri valori e sul nostro stato mentale.”

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Netanyahu ammette di non essere riuscito a distruggere il governo civile di Hamas, ma afferma che la ‘migrazione volontaria’ è ancora un’opzione

Redazione di MEMO

1 luglio 2026 – Middle East Monitor

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ammesso che Israele non ha ancora raggiunto il suo obiettivo di porre fine all’amministrazione civile di Hamas nella Striscia di Gaza, ma ha affermato che prima o poi lo farà.

Le sue affermazioni provengono da rapporti che indicano che l’esercito israeliano sta espandendo il suo controllo su Gaza. Netanyahu aveva precedentemente detto che aveva istruito l’esercito per incrementare il controllo fino al 70% del territorio dall’attuale 60%, una azione che viola l’accordo di cessate il fuoco mediato a ottobre 2025 dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.

Parlando riguardo al piano proposto di “migrazione volontaria” per gli abitanti di Gaza, Netanyahu ha affermato che la proposta rimane oggetto di discussione. I mezzi di informazione israeliani hanno riferito che fonti ufficiali hanno deciso di sostituire il termine “migrazione volontaria” con “piano di libertà di movimento” nell’evidente tentativo di rendere la proposta più accettabile sul piano internazionale in seguito alle molte critiche.

Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz aveva detto in precedenza che il “piano di migrazione volontaria da Gaza sarà implementato al momento e nel modo appropriati.”

Organizzazioni per i diritti civili hanno avvertito che la creazione di condizioni di vita che rendono impossibile per i civili rimanere con dignità e facendo loro pressione affinché vogliano lasciare Gaza, “non è un piano per incoraggiare la migrazione volontaria, ma un piano per l’evacuazione e la deportazione forzate.”

Alla domanda riguardo la possibilità di fondare colonie ebraiche nella Striscia di Gaza, Netanyahu ha risposto: “E’ meglio parlare meno e agire saggiamente.”

I suoi commenti arrivano mentre il governo israeliano, sostenuto dai suoi partner di coalizione di estrema destra, continua a promuovere la ricostituzione di colonie a Gaza. Alcuni analisti osservano che l’obiettivo dichiarato di porre fine all’amministrazione civile di Hamas serve come copertura per un più ampio piano israeliano per svuotare il territorio.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




L’ONU sostiene che Israele perpetra il genocidio mirando ai bambini palestinesi

Redazione di Middle East Monitor

23 giugno 2026 Middle East monitor

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato martedì Israele continua a commettere genocidio e altri crimini atroci prendendo deliberatamente di mira i bambini palestinesi.

“Le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi macchiandosi di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e di crimini di guerra in Cisgiordania”, si legge nel rapporto pubblicato dalla Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, inclusa Gerusalemme Est, e Israele.

La Commissione ha affermato di aver concluso lo scorso anno che Israele ha operato un genocidio contro i palestinesi a Gaza, e ha constatato che l’intensità e la sistematicità delle operazioni militari israeliane sono continuate causando morti, feriti e traumi senza precedenti tra i bambini palestinesi.

“Il deliberato attacco ai bambini è uno degli elementi chiave che dimostrano l’intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane nel distruggere, in tutto o in parte, il popolo palestinese a Gaza”, ha affermato la Commissione.

“Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane”, ha dichiarato Srinivasan Muralidhar, presidente della Commissione.

“Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 i bambini continuano a essere uccisi e gravemente feriti, con il continuo disprezzo da parte di Israele per il cessate il fuoco e per la protezione dovuta ai bambini palestinesi secondo il diritto internazionale”, ha aggiunto.

“Bambini palestinesi sono stati arrestati e sottoposti a torture e altre gravi forme di maltrattamento nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, senza che fossero rilasciate informazioni sulla loro ubicazione”, ha concluso la Commissione.

“Le forze di sicurezza israeliane hanno usato anche violenza sessuale contro i bambini come parte di un processo collettivo di umiliazione e oppressione, radicato in un esteso modello etnico, di genere e intergenerazionale di occupazione e aggressione israeliane”, aggiunge il rapporto.

Il documento afferma che gli attacchi israeliani contro i centri di assistenza neonatale e materna a Gaza hanno danneggiato direttamente la sopravvivenza dei neonati e il futuro riproduttivo dei palestinesi, causando un aumento degli aborti spontanei, delle malformazioni congenite e di vulnerabilità permanenti tra i neonati.

“La fame imposta da Israele attraverso il blocco e l’assedio ha ulteriormente causato la morte di bambini palestinesi e ha gravemente compromesso la salute di molti altri, privandoli di un’alimentazione essenziale e aumentando il rischio di malattie in un contesto di ridotta copertura vaccinale, insicurezza alimentare e servizi sanitari distrutti”, prosegue il rapporto.

“Anche se le bombe e le armi tacessero a Gaza e in Cisgiordania, i bambini palestinesi non si riprenderebbero semplicemente da un giorno all’altro”, ha affermato Muralidhar. “La distruzione della loro salute, istruzione e sviluppo è irreversibile”.

“La protezione, la cura e la sopravvivenza dei bambini palestinesi sono inseparabili dal diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”, ha affermato Muralidhar. “Prendendo di mira i bambini, Israele attacca la capacità stessa del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro”.

La Commissione ha dichiarato di aver identificato unità militari israeliane responsabili dell’uccisione e del ferimento di bambini palestinesi e ha formulato raccomandazioni a Israele e agli Stati membri delle Nazioni Unite per garantire che i responsabili vengano incriminati.

Secondo il Ministero della Salute di Gaza dalla fine del 2025 gli attacchi israeliani hanno ucciso 1.021 palestinesi e ne hanno feriti altri 3.249, in violazioni quotidiane del cessate il fuoco in vigore.

La guerra genocida di Israele contro Gaza, iniziata nell’ottobre 2023, ha causato la morte di 73.032 persone, il ferimento di oltre 173.300 e la distruzione di circa il 90% delle infrastrutture dell’enclave; le Nazioni Unite stimano che i costi di ricostruzione ammontino a circa 70 miliardi di dollari.

Dall’ottobre 2023 le città e i paesi della Cisgiordania sono stati teatro di raid israeliani quasi quotidiani, con arresti e perquisizioni domiciliari. Secondo i dati ufficiali palestinesi l’intensificarsi degli attacchi da parte dell’esercito israeliano e degli occupanti ha causato la morte di 1.173 palestinesi, il ferimento di 12.666, l’arresto di circa 23.000 persone e lo sfollamento di 33.000.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Un piano finanziario del governo israeliano intende trasformare un sito archeologico palestinese in una struttura per coloni

Redazione di MEMO

23 giugno 2026 – Middle East Monitor

Il parlamentare di estrema destra della Knesset israeliana Zvi Sukkot ha annunciato un nuovo progetto di insediamento che ha per obiettivo il sito archeologico delle Piscine di Fasayel [villaggio palestinese nel governatorato di Gerico, ndt.], nella valle del Giordano occupata, attraverso un piano per ripristinare il sito e trasformarlo nei prossimi mesi in un resort turistico e un’area balneare organizzata.

Il progetto riceverà un finanziamento diretto del governo [israeliano] di tre milioni di shekels [circa 900.000 €] allocati dal ministro delle finanze Bezalel Smotrich.

In dichiarazioni pubblicate sui profili dei suoi social media e su media israeliani, Sukkot ha affermato che il progetto ha l’obiettivo di riqualificare un sito noto in Israele come le Piscine di Erode. Ha dichiarato che l’area ha sofferto per abbandono e vandalismo accusando i palestinesi della regione di “rubare l’acqua” provocando il disseccamento delle antiche piscine.

Sukkot ha anche pubblicato fotografie della sua visita al sito insieme al ministro del patrimonio israeliano Amichai Eliyahu, di estrema destra, annunciando l’avvio di azioni concrete per implementare il progetto.

Osservatori affermano che l’azione fa parte della continua politica israeliana avente per obiettivo prendere il controllo dei siti archeologici palestinesi e cambiarne l’immagine come luoghi di rilevanza ebraica o biblica.

Il progetto accompagna una serie di misure dell’attuale governo israeliano per incrementare il controllo sulla valle del Giordano, usando l’archeologia e il turismo come strumenti per espandere la presenza delle colonie e imporre nuovi fatti sul terreno.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)