Il prigioniero palestinese Abu Shanab afferma che le autorità israeliane hanno abusato dei detenuti fino agli ultimi momenti prima del rilascio

Redazione di MEMO

14 ottobre 2025 – Middle East Monitor

Lunedì il prigioniero palestinese Kamal Abu Shanab ha affermato che le autorità israeliane hanno continuato a maltrattare i detenuti fino all’ultimo momento prima del loro rilascio, descrivendo abusi generalizzati e condizioni disumane nelle prigioni israeliane.

Abu Shanab di 58 anni è stato rilasciato lunedì come parte della prima fase dell’accordo sul cessate il fuoco che è cominciato venerdì scorso, secondo un piano che sarebbe stato mediato con il coinvolgimento degli Stati Uniti.

Parlando all’agenzia Anadolu, Abu Shanab, un abitante di Tulkarem, nella Cisgiordania occupata settentrionale, ha affermato: “La situazione nelle prigioni è molto difficile – torture, oppressione, umiliazione e paura. Ai prigionieri palestinesi succede di tutto. La situazione è indescrivibile.”

Ha mostrato i segni sui polsi e le caviglie, dicendo che il servizio penitenziario israeliano ha mantenuto i detenuti destinati al rilascio “ammanettati e incatenati sulla ghiaia per più di sei ore.”

Abu Shanab, che è stato imprigionato per 15 anni di una condanna all’ergastolo, ha ricordato che i soldati hanno espresso incredulità per la capacità di resistenza dei prigionieri: “Essi hanno detto ‘Come possono sopportare questo? Che tipo di forza hanno?’”

Ha aggiunto che i prigionieri sono stati “soggetti a umiliazioni e torture” e che “tutto è stato fatto per spezzare la loro resistenza.”

Molti ex-detenuti hanno anche affermato all’agenzia Anadolu che le condizioni nelle prigioni israeliane sono chiaramente peggiorate dall’inizio della campagna militare israeliana contro Gaza il 7 ottobre 2023, citando racconti di tortura, fame e negazione delle cure mediche.

Secondo organizzazioni per i diritti umani palestinesi e israeliane più di 10.000 palestinesi – inclusi minori e donne – rimangono nelle prigioni israeliane, molti dei quali presumibilmente subiscono trattamenti crudeli e privazioni.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Generale israeliano in pensione: nella guerra contro Gaza Israele ha raggiunto il punto di non ritorno

Redazione di MEMO

7 ottobre 2025 – Middle East Monitor

Il generale di divisione israeliano in pensione Yitzhak Brick ha avvertito che Israele ha raggiunto il “punto di non ritorno” nella sua guerra contro la Striscia di Gaza, affermando che l’esercito ha esaurito la sua forza senza spezzare la resistenza palestinese.

In considerazioni pubblicate dal giornale in ebraico Maariv, Brick ha detto che in circa due anni di guerra Israele non ha ottenuto neppure uno dei suoi obiettivi strategici.

Ha accusato sia i leader politici che quelli militari di ingannare l’opinione pubblica con la “propaganda mediatica” riguardo ad una vittoria imminente.

L’esercito israeliano ha terminato la sua energia senza essere stato in grado di rompere la schiena della resistenza palestinese,” ha affermato Brick. “I leader ingannano la gente dichiarando che la vittoria decisiva è vicina, mentre in realtà, Israele è impantanato in una prolungata guerra d’attrito che minaccia di provocare un collasso interno.”

Brick ha aggiunto che Israele non ha raggiunto i suoi obiettivi chiave, incluso distruggere Hamas, ristabilire la deterrenza e rendere sicuri i confini degli insediamenti vicino a Gaza. Ha rivelato che l’esercito ha distrutto circa il 20% della rete di tunnel di Hamas – una componente chiave dell’infrastruttura militare del gruppo.

Ha inoltre osservato che le valutazioni che suggeriscono che Hamas sarebbe vicino alla sconfitta sono “sbagliate e fuorvianti,” affermando che secondo i rapporti di sicurezza interni il movimento ha ricostruito le sue capacità militari e adesso schiera oltre 30.000 combattenti.

Brick ha inoltre criticato la pesante dipendenza da attacchi aerei, sostenendo che la potenza aerea da sola non può portare alla vittoria. “Le forze di terra soffrono della mancanza di preparazione e organizzazione,” ha affermato. “La guerra in corso non può essere combattuta senza un chiaro piano strategico.”

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Analisi: in un solo mese la Gran Bretagna ha inviato più di 100.000 proiettili durante il genocidio a Gaza

Redazione di MEMO

30 settembre 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia Anadolu riferisce che secondo una nuova inchiesta di Canale 4 [tv pubblica britannica ma senza finanziamenti dallo Stato, ndt.] ad agosto durante l’offensiva genocida israeliana in corso a Gaza è stato inviato dalla Gran Bretagna ad Israele un totale di 110.000 proiettili.

L’invio, valutato circa 20.000 sterline (circa 23.000 euro), è parte di un più vasto incremento dell’esportazione di armi del Regno Unito a Israele, con un totale di consegne questo agosto superiori a 150.000 sterline – la seconda spedizione mensile più grande dal gennaio 2022.

Secondo il rapporto, in base al cifrario doganale israeliano i beni ricevuti attraverso un unico invio sono stati classificati come “proiettili”.

Altre spedizioni quel mese includevano ricambi per “carri armati”, “per pistole o fucili” e una ampia categoria definita come “altro” che copre proiettili, esplosivi e munizioni.

La nostra analisi delle cifre dell’agenzia delle entrate mostra armamenti per un valore attorno a 400.000 sterline in arrivo dal Regno Unito che sono passati attraverso la dogana israeliana a giugno 2025 – la più grande quantità in un singolo mese da quando, più di tre anni fa, sono disponibili i tracciamenti,” afferma il rapporto.

Il governo inglese ha annunciato a settembre 2024 di aver sospeso 29 licenze di esportazione di armi verso Israele che si ritiene “potrebbero essere usate per gravi violazioni del diritto umanitario internazionale.”

Circa 250 licenze oltre 160 delle quali sono elencate come “militari,” rimangono attive.

Allora il governo aveva affermato che stava per bloccare la vendita di “beni usati nell’attuale conflitto a Gaza destinati all’esercito israeliano.”

Il rapporto è arrivato il giorno dopo che il partito Laburista che governa la Gran Bretagna ha approvato una mozione in cui si dichiara che le Nazioni Unite hanno concluso che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza – una conclusione che contrasta nettamente con il rifiuto del governo di dichiarare il genocidio.

Da ottobre 2023 l’esercito israeliano ha ucciso a Gaza oltre 66.000 palestinesi, molti dei quali donne e bambini. Gli incessanti bombardamenti hanno reso l’enclave praticamente inabitabile, portato alla fame e diffuso malattie.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il BDS afferma che Carrefour lascia il Bahrain e il Kuwait per la pressione del boicottaggio

Redazione di MEMO

23 settembre 2025 – Middle East Monitor

Lunedì il Comitato Nazionale Palestinese del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) ha affermato che il gigante francese del commercio Carrefour ha abbandonato completamente il Bahrain e il Kuwait sotto la pressione di continue campagne di boicottaggio.

Secondo una dichiarazione del BDS, le attività di Carrefour in entrambi i Paesi – gestite dall’Emirati Majid Al Futtaim Group – sono state interrotte dopo aver subito “pesanti perdite finanziarie” e un danno di reputazione collegati alla complicità in azioni israeliane contro i palestinesi.

La campagna globale di boicottaggio contro Carrefour è stata lanciata nel dicembre 2022, dopo la rivelazione che Carrefour Israele ha fornito cibo e pacchi regalo ai soldati israeliani e ha organizzato raccolte fondi a loro favore. Il BDS ha anche accusato la catena di aver avviato la collaborazione con banche e società tecnologiche israeliane coinvolte in violazioni dei diritti umani.

La campagna #LetsBoycottCarrefour da allora si è estesa in tutto il mondo arabo ed oltre, con proteste, petizioni, impegni pubblici, iniziative culturali e mobilitazioni online. Nonostante le restrizioni in alcuni Paesi, secondo il movimento, le azioni dal basso si sono intensificate.

Il movimento BDS ha anche citato dati economici, affermando che i profitti netti del gruppo Carrefour nel 2024 si sono ridotti del 50% rispetto al 2023, mentre Majid Al Futtaim ha riferito il 47% di perdite nei profitti al dettaglio a causa della riduzione della fiducia dei consumatori in mercati come la Giordania, il Marocco, l’Egitto, la Tunisia, il Bahrain, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




La Spagna boicotterà Eurovision se Israele parteciperà alla manifestazione durante la guerra a Gaza

Redazione di MEMO

16 settembre 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia di notizie Anadolu riferisce che martedì l’emittente pubblica spagnola ha annunciato che la Nazione non parteciperà all’Eurovision Song Contest se Israele rimarrà nella competizione mentre continua la guerra contro Gaza.

La decisione è stata approvata dal consiglio d’amministrazione della Radiotelevisión Española [Radio Televisione Spagnola] (RTVE) in seguito ad una proposta del suo presidente: è passata con 10 voti a favore, quattro contrari e un’astensione.

La Spagna si unisce a Irlanda, Slovenia, Islanda e Olanda nel chiedere l’esclusione di Israele.

Diventa anche il primo membro dei cosiddetti Cinque Grandi – i Paesi che forniscono il più ampio contributo finanziario all’Unione delle Emittenti Europee (European Broadcasting Union, EBU) – ad effettuare questo passo. Il gruppo include anche Regno Unito, Francia, Italia e Germania che entrano di diritto nella finale della competizione indipendentemente dai loro risultati precedenti.

L’EBU, che organizza l’Eurovision, deve decidere a dicembre se escludere Israele come chiesto da RTVE.

Se la Spagna boicotterà la competizione sarà la prima volta nella sua storia che non parteciperà a Eurovision.

All’inizio dell’anno RTVE ha inviato una lettera all’EBU sollecitando un dibattito sulla partecipazione di Israele. Durante la partecipazione di Israele alla competizione del 2025 commentatori e sottotitoli hanno criticato apertamente la guerra a Gaza.

Nell’edizione di quest’anno Israele si è classificata al secondo posto e ha vinto il voto del pubblico.

Lunedì il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha chiesto che Israele venga escluso dalle competizioni sportive internazionali dopo che le massicce proteste pro-Palestina a Madrid hanno costretto alla cancellazione dell’ultima tappa della gara ciclistica La Vuelta e della relativa cerimonia di premiazione.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Trump: Israele sta perdendo influenza sul Congresso e la battaglia per l’opinione pubblica

Redazione di MEMO

2 settembre 2025 – Middle East Monitor

Lunedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che una volta, 15 anni fa, Israele aveva la più forte lobby nel Congresso, ma adesso ha perso tale influenza nonostante conservi la sua superiorità militare.

Israele aveva la più forte lobby che io abbia mai visto. Avevano il controllo totale del Congresso, adesso non più.”

Israele sta vincendo la guerra militarmente ma sta perdendo la battaglia per l’opinione pubblica,” ha aggiunto.

Ha sottolineato che nessuno ha dato ad Israele tanto quanto ha fatto lui durante la sua presidenza, descrivendo il suo supporto, incluso quello agli attacchi contro l’Iran, come “totale e senza precedenti.”

Trump ha osservato che i politici americani “non temono più di criticare Israele” come una volta, indicando i cambiamenti sulla scena politica statunitense riguardo alla guerra in Medio Oriente.

Ha anche affermato che Israele dovrebbe terminare la sua guerra contro Gaza perché “sta facendo male agli israeliani.”

Dal 7 ottobre 2023 le forze israeliane, sostenute direttamente dagli Stati Uniti e dagli Stati occidentali, hanno continuato una guerra di distruzione a Gaza che secondo il ministero della Sanità del territorio finora ha ucciso e ferito più di 224.000 palestinesi.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il Brasile rifiuta la nomina di un nuovo ambasciatore israeliano

Redazione di MEMO

26 agosto 2025 – Middle East Monitor

Il Brasile, con un’iniziativa che riflette le tensioni in corso tra le due parti, ha rifiutato la nomina di Gali Dagan come nuovo ambasciatore d’Israele, lasciando la posizione vacante dalla partenza del suo predecessore.

La decisione segue una serie di di nette prese di posizione di Brasilia contro Tel Aviv, tra cui il ritiro a luglio dalla International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) e la decisione di unirsi al Sudafrica nella causa presso la Corte Internazionale di Giustizia in cui accusa Israele di commettere un genocidio a Gaza.

Il quotidiano ebraico Maariv ha riferito che il Brasile ha ignorato la richiesta israeliana di accreditare Dagan, che ha precedentemente svolto il ruolo di ambasciatore in Colombia. Ciò ha determinato il fatto che il ministro degli Esteri israeliano ritirasse formalmente la sua candidatura. Come risultato, le relazioni bilaterali saranno condotte ad un livello diplomatico più basso.

Un portavoce del ministero degli Esteri israeliano ha affermato: “L’approccio ostile mostrato dal Brasile verso Israele dal 7 ottobre si è aggravato dopo che il presidente Lula ha paragonato le azioni di Israele ai crimini nazisti.”

Nel frattempo il Brasile ha rimandato il suo ambasciatore a Tel Aviv dopo averlo richiamato per consultazioni a febbraio 2024 riguardo una dura controversia diplomatica. Maariv ha osservato che “la crisi nelle relazioni israelo-brasiliane è entrata in una nuova fase.”

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




L’associazione italiana degli allenatori chiede la sospensione di Israele dal calcio internazionale

Redazione di MEMO

20 agosto 2025 – Middle East Monitor

L’Associazione Italiana Allenatori [di Calcio, ndt.] (AIAC) ha chiesto alla FIFA [federazione internazionale di calcio, ndt.] e alla UEFA [federazione europea, ndt.] di sospendere Israele da tutte le competizioni internazionali a causa del conflitto in corso contro la Striscia di Gaza.

Secondo l’agenzia italiana di notizie (ANSA) in una lettera inviata a Gabriele Gravina, il presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, l’associazione ha affermato che la richiesta “non è solo una azione simbolica, ma una scelta necessaria che risponde ad un imperativo morale condiviso da tutto il gruppo dirigente.”

Renzo Ulivieri, il presidente dell’AIAC, ha dichiarato che il consiglio nazionale dell’associazione si è trovato unanimemente d’accordo su questa posizione, insistendo che il calcio italiano deve prendere una chiara posizione a favore del popolo palestinese.

Ulivieri ha spiegato che “i valori di umanità che sono alla base di quelli dello sport, ci spingono ad opporci agli atti di oppressione con terribili conseguenze.”

Il vicepresidente Renzo Camolese ha affermato: “Noi crediamo che sia scorretto che noi possiamo solo concentrarci sul gioco, guardare da un’altra parte.”

L’AIAC ha citato il precedente della Russia, che è stata colpita da pesanti sanzioni da parte di FIFA e UEFA in seguito all’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Queste punizioni prevedono l’esclusione della squadra nazionale e dei club russi dalle competizioni internazionali.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




La Norvegia rivede gli investimenti israeliani del fondo patrimoniale di investimento sovrano

Redazione di MEMO

6 agosto 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia Reuters riferisce che martedì il governo norvegese ha ordinato una revisione del portfolio del fondo patrimoniale di investimento sovrano per assicurarsi che le società israeliane che contribuiscono all’occupazione della Cisgiordania o alla guerra a Gaza siano escluse dagli investimenti.

La revisione ha fatto seguito ad un rapporto del quotidiano Aftenposten [principale giornale norvegese, ndt.] che ha affermato che nel 2023-24 il fondo da 1.9 milioni di miliardi di dollari ha acquisito una partecipazione in un’impresa israeliana di motori dei jet che fornisce servizi all’esercito israeliano, inclusa la manutenzione dei caccia.

Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Stoereha detto all’emittente pubblica NRK che l’investimento del fondo nella Bet Shemesh Engines Ltd (BSEL) è fonte di preoccupazione.

Dobbiamo avere un chiarimento su questo, perché averlo saputo mi turba,” ha affermato Stoere.

BSEL non ha risposto immediatamente ad una richiesta di commenti.

Norges Bank Investment Management (NBIM), che gestisce il fondo, ha preso una quota dell’1,3% della BSEL nel 2023 e l’ha alzata al 2,09% alla fine del 2024, detenendo azioni per 15,2 milioni di dollari, come mostrano gli ultimi dati disponibili della NBIM.

Alla luce dell’articolo dell’Aftenposten e della situazione della sicurezza a Gaza e in Cisgiordania, la banca centrale effettuerà una revisione delle partecipazioni israeliane del NBIM, ha affermato martedì il ministro delle Finanze Jens Stoltenberg.

Il presidente di NBIM Nicolai Tangen ha detto alla NRK [rete radiotelevisiva pubblica norvegese, ndt.] che la BSEL non è comparsa in nessuna lista relativa a raccomandazioni di boicottaggio, come quella delle Nazioni Unite o del consiglio etico del fondo stesso.

A giugno il parlamento norvegese ha rifiutato la proposta che il fondo patrimoniale sovrano disinvesta da tutte le società con attività nei territori occupati palestinesi.

I dati mostrano che alla fine del 2024 il fondo, che possiede quote azionarie di 8.700 società in tutto il mondo, deteneva azioni in 65 società israeliane.

Il fondo patrimoniale sovrano norvegese, il più grande del mondo, ha venduto nell’ultimo anno le sue azioni di una società energetica e di un gruppo di telecomunicazioni israeliani e il suo consiglio etico ha affermato che sta valutando se raccomandare il disinvestimento da cinque banche.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Gli attivisti della nave di aiuti Handala resistono alla deportazione e prolungano lo sciopero della fame nelle prigioni israeliane

Redazione di MEMO

29 luglio 2025 – Middle East Monitor

Lunedì sera il Comitato Internazionale Rompere l’Assedio a Gaza ha affermato che gli attivisti della nave Handala di aiuti per Gaza, che sono trattenuti dalle autorità israeliane, hanno rifiutato di firmare documenti relativi ad una deportazione forzata e hanno deciso di continuare il loro sciopero della fame a tempo indeterminato.

Il Comitato ha riferito che durante il loro arresto alcuni attivisti sono stati oggetto di violenza fisica. Attiviste si sono anche lamentate per le scarse condizioni in detenzione, in particolare della mancanza di ventilazione e di forniture di prodotti per l’igiene personale.

Secondo la dichiarazione del Comitato, in precedenza si è tenuta un’udienza di sei ore per discutere della detenzione dei 14 volontari della nave.

Il Comitato ha confermato che tutti i 14 detenuti hanno rifiutato le procedure accelerate di deportazione e di firmare qualsiasi impegno, dichiarando che la loro missione era umanitaria e con l’obiettivo di sfidare il blocco e gli atti di genocidio a Gaza.

Il Comitato ha aggiunto che il difensore dei diritti umani statunitense Chris Smalls ha riferito di aver subito pesanti maltrattamenti fisici da parte delle forze israeliane.

Le detenute hanno parlato di difficili condizioni di detenzione, incluse la mancanza di ventilazione e dei prodotti igienici per donne.

Il comitato ha affermato che tutti gli attivisti sono in sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione forzata e ha osservato come alcuni di loro subito pressioni perché rinunciassero al loro diritto all’assistenza legale.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)