Netanyahu revoca la nomina di Eli Sharvit come nuovo direttore dello Shin Bet

Redazione di MEMO

1 aprile 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia di notizie Anadolu riferisce che martedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha revocato la nomina del comandante della marina israeliana in pensione Eli Sharvit come nuovo direttore del servizio di sicurezza interno Shin Bet.

Una dichiarazione dell’ufficio di Netanyahu ha espresso ringraziamenti nei confronti di Sharvit per la “volontà di assumere l’incarico”, ma gli ha detto che “dopo ulteriori riflessioni, intende sottoporre a colloquio altri candidati.”

Secondo i media israeliani, incluso il sito web di notizie del Times of Israel, la coalizione di governo si è opposta alla sua nomina a causa della sua partecipazione alle proteste di massa contro il progetto del governo relativo alla riforma giudiziaria.

I media israeliani hanno anche legato la decisione a dichiarazioni fatte precedentemente quest’anno da Sharvit che ha pubblicamente criticato le precedenti politiche sul cambiamento climatico del presidente statunitense Donald Trump.

Lunedì Netanyahu aveva annunciato che il comandante in pensione della marina israeliana Eli Sharvit sarebbe stato il nuovo direttore dello Shin Bet per sostituire Ronen Bar, anche dopo che la Corte Suprema israeliana ha emesso una ingiunzione temporanea che impedisce di porre fine all’incarico di Bar fino all’8 aprile. La Corte, tuttavia, ha permesso al primo ministro di sottoporre a colloquio potenziali sostituti.

Il governo di Netanyahu si è si è attivato il 21 marzo per rendere effettiva la fine dell’incarico di Bar il 10 aprile, a meno che non fosse nominato prima un successore definitivo.

Il tentativo di licenziare Bar segna la prima volta che un governo israeliano ha cercato di rimuovere un capo dello Shin Bet. Netanyahu ha insistito che la decisione rientri nell’ambito dei poteri dell’esecutivo e che non dovrebbe essere sottoposta a valutazione giudiziaria.

Bar ha lasciato intendere che dietro la sua rimozione ci siano le motivazioni politiche, suggerendo che Netanyahu sta cercando una “fedeltà personale” che lui non gli avrebbe garantito.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)

 




‘Picchiato mentre era in arresto’: Israele scarcera il regista vincitore dell’Oscar

Redazione di MEMO

25 marzo 2025 – Middle East Monitor

Le autorità di occupazione israeliane hanno rilasciato Hamdan Ballal il regista palestinese vincitore del premio Oscar dopo che ieri è stato picchiato e imprigionato dalle forze di occupazione israeliane.

Dopo aver passato una notte ammanettato e picchiato in una base militare, Hamdan Ballal è adesso libero e sta per ricongiungersi alla sua famiglia,”, ha scritto il co-regista israeliano del film Yuval Abraham in un post sul social media X [precedentemente Twitter, ndt.].

Condividendo una fotografia di Ballal su Instagram, il loro co-regista Basil Adraa ha scritto: “Hamdan è stato scarcerato ed è adesso in un ospedale di Hebron per essere curato. È stato picchiato dai soldati e dai coloni su tutto il corpo. Durante la scorsa notte nella base militare i soldati lo hanno lasciato bendato e ammanettato.”

Ballal è stato portato via dalla sua casa presso il villaggio di Susya, nella Cisgiordania occupata, dopo che ieri i coloni l’hanno attaccata. Questi ultimi non solo lo hanno picchiato, ma hanno vandalizzato la sua proprietà, hanno frantumato i vetri dell’auto e squarciato le gomme.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il ministro di estrema destra Ben-Gvir rientra nel governo Netanyahu dato che è cominciato a bombardare Gaza

Redazione di MEMO

18 marzo 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia Reuters riferisce che in una dichiarazione congiunta dei partiti si afferma che l’ex ministro israeliano della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che aveva lasciato il governo in disaccordo sul cessate il fuoco a Gaza, sta rientrando nella coalizione dopo che Israele ha ripreso gli attacchi contro l’enclave.

Il ritorno di Ben-Gvir rafforzerà il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che era stato lasciato con una maggioranza parlamentare molto risicata in seguito al suo abbandono a gennaio.

Ben-Gvir e altri ministri dal suo partito Otzma Yehudit [Potere Ebraico, dell’estrema destra religiosa dei coloni, ndt.] avevano presentato a Netanyahu la lettera di dimissioni il 19 gennaio, quando è entrato in vigore l’accordo sul cessate il fuoco a Gaza.

Da questo momento in avanti il partito Otzma Yehudit non è più membro della coalizione,” aveva scritto all’epoca il partito in una dichiarazione.

Aveva attribuito le dimissioni alla decisione del governo di approvare l’accordo sul cessate il fuoco a Gaza e la liberazione di centinaia di palestinesi dalle carceri israeliane, un’iniziativa a cui si era opposto con forza.

Il ministro della Sanità di Gaza ha affermato che almeno 400 palestinesi sono stati uccisi questa mattina in un’ondata di brutali attacchi israeliani in tutta la Striscia di Gaza. Ci si aspetta che il numero cresca dato che molti sono in condizioni critiche o ancora sotto le macerie degli edifici bombardati.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Un ex-ministro della Difesa afferma che l’esercito israeliano ha avuto 15.000 soldati morti o feriti

12 marzo 2025 – Middle East Monitor

L’ex-ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon ha affermato che 15.000 soldati sono stati uccisi o feriti dal 7 ottobre 2023 nella guerra genocida contro la Striscia di Gaza assediata.

Ya’alon ha detto al quotidiano Yedioth Ahronoth che la guerra contro la Striscia di Gaza ha provocato centinaia di morti e migliaia di feriti tra i soldati dell’Israel Defence Forces (IDF) [l’esercito israeliano, ndt.]. Ha sottolineato la necessità di approvare una legge che ponga fine alle esenzioni date agli ebrei ultraortodossi dal servizio militare obbligatorio per compensare la grave mancanza di uomini nell’IDF.

Inoltre Ya’alon ha affermato che il coinvolgimento degli americani nel cessate il fuoco e nei negoziati in Qatar è stato il risultato del fatto che Israele per motivi politici non ha rispettato i suoi impegni in base all’accordo [raggiunto con Hamas]. Ha spiegato che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha provato a guadagnare tempo e sostituito il gruppo professionale di negoziatori con un altro che è politicamente sottomesso a lui.

Riguardo alla nomina del nuovo capo di stato maggiore dell’IDF, il generale Eyal Zamir, e alle elevate speranze che Netanyahu e il suo governo nutrono nella vittoria a Gaza, Ya’alon ha affermato che sia Netanyahu sia il ministro delle finanze Bezalel Smotritch [esponente dell’estrema destra religiosa, ndt.] hanno addossato la colpa del fallimento militare a Gaza al capo di stato maggiore uscente e che ora ripongono grandi speranze su Zamir, anche se l’esercito è destinato a implementare il volere della dirigenza politica e la vittoria in una guerra non si basa solo sul capo di stato maggiore.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il Segretario dell’ONU: nessun futuro per Gaza “salvo che come parte di uno Stato palestinese”

Redazione di MEMO

5 marzo 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia Anadolu ha riferito che ieri il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha affermato che Gaza non ha futuro “salvo che come parte dello Stato palestinese”, sottolineando il fatto che la ripresa dall’impatto della guerra nella regione è impossibile senza terminare l’occupazione israeliana e senza il rispetto del diritto internazionale.

Guterres ha fatto queste osservazioni durante un vertice di emergenza arabo al Cairo, che si è focalizzato sugli sviluppi della questione palestinese, in modo particolare a Gaza.

Non ci sarà alcun futuro sostenibile per Gaza che non sia parte di uno Stato palestinese in grado di vivere,” ha affermato Guterres. Ha sottolineato che il recupero dagli effetti della guerra contro Gaza non sarà possibile senza la fine dell’occupazione e il rispetto del diritto internazionale.

Il funzionario ONU ha sottolineato la necessità di un “chiaro inquadramento politico” per guidare il recupero, la ricostruzione e la stabilità di Gaza purché siano basati sui principi del diritto internazionale.

Ha chiesto una immediata de-escalation, sottolineando il fatto che la consegna degli aiuti a Gaza è un diritto umanitario che “non è negoziabile” e deve essere realizzato da tutte le parti coinvolte.

Guterres ha anche descritto il vertice come un importante segno della responsabilità collettiva del mondo per supportare gli sforzi per far finire la guerra, alleviare la sofferenza delle persone e assicurare una pace duratura.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il diritto internazionale è a un bivio: Gaza può innescare una presa di coscienza globale?

Ramzy Baroud

4 marzo 2025 – Middle East Monitor

Il diritto internazionale sta lottando per difendere la propria rilevanza. L’esito di questa lotta è probabilmente destinato a cambiare le dinamiche politiche del mondo intero, dinamiche che erano state plasmate dalla Seconda guerra mondiale e sostenute per mezzo di un’interpretazione selettiva del diritto da parte delle nazioni egemoni.

In linea di principio, il diritto internazionale avrebbe dovuto essere sempre rilevante, se non determinante, nel regolare le relazioni tra tutti i paesi, grandi e piccoli, per risolvere i conflitti prima che si trasformassero in vere e proprie guerre. Avrebbe anche dovuto adoperarsi per scongiurare il ritorno a un’epoca di sfruttamento che ha permesso al colonialismo occidentale di ridurre di fatto in schiavitù il Sud globale per centinaia di anni.

Sfortunatamente il diritto internazionale, che in teoria avrebbe dovuto rispecchiare il consenso globale, a stento si è occupato di pace o autenticamente impegnato nella decolonizzazione del Sud.

Dall’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan alla guerra contro la Libia e molti altri esempi, passati e presenti, le Nazioni Unite spesso sono state usate dai forti come strumento per imporre la loro volontà ai deboli. E ogni volta che i paesi più piccoli hanno reagito collettivamente, come spesso fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quelli che sono più potenti sul piano militare ed economico e detengono il potere di veto al Consiglio di Sicurezza hanno usato il loro potere per costringere gli altri sulla base della massima “might is right” [il diritto del più forte].

Non dovrebbe perciò stupire che molti intellettuali e politici del sud globale sostengano che il diritto internazionale è sempre stato irrilevante per la pace, i diritti umani e la giustizia, se non per professarne vanamente i valori.

Questa irrilevanza è stata messa pienamente in luce nei 15 mesi di ininterrotto genocidio israeliano contro i palestinesi a Gaza che ha ucciso e ferito più di 160.000 persone, un numero che secondo i molti autorevoli studi e riviste di medicina è destinato ad aumentare drasticamente.

Eppure, quando il 26 gennaio 2024 la Corte Internazionale di Giustizia ha aperto un’indagine per “plausibile genocidio” a Gaza e ha in seguito emesso il 19 luglio una risoluta sentenza in merito all’illegalità dell’occupazione israeliana della Palestina, il sistema internazionale ha dato un segno di vita, per quanto flebile. I mandati di arresto emanati a novembre dalla Corte Penale Internazionale contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex-Ministro della Difesa Yoav Gallant hanno rappresentato un’ulteriore prova del fatto che le istituzioni legali internazionali, ancorché al servizio degli interessi occidentali, possono cambiare.

Washington si è opposta per molti anni alla giustizia internazionale. Sotto la presidenza di George W. Bush il parlamento statunitense ha approvato una legge che già dal 2002 protegge i soldati americani “dai procedimenti penali” della Corte Penale Internazionale, di cui gli Stati Uniti non fanno parte. La cosiddetta Legge sull’Invasione de L’Aia ha autorizzato l’uso della forza militare per salvare cittadini americani o personale militare arrestato dalla Corte Penale Internazionale.

Naturalmente molte delle misure adottate da Washington per mettere sotto pressione, minacciare o punire le istituzioni internazionali sono state collegate alla protezione di Israele sotto varie forme. Il clamore e le richieste di giustizia che il genocidio israeliano a Gaza ha destato in tutto il mondo hanno tuttavia messo nuovamente sulla difensiva i governi occidentali. Israele sta affrontando per la prima volta un giudizio severo, che ne ha fatto sotto molti aspetti uno Stato paria.

Invece di ripensare il loro rapporto con Israele e astenersi dall’alimentare la macchina della guerra, molti governi occidentali si sono scagliati contro la società civile per il solo fatto di aver chiesto l’applicazione del diritto internazionale.

Il 18 febbraio la polizia tedesca ha fatto irruzione nella sede del Junge Welt [storico quotidiano tedesco di orientamento marxista, ndt.] a Berlino come se stessero per acciuffare un pericoloso criminale. Hanno circondato l’edificio, armati fino ai denti, dando luogo a una sceneggiata che non avrebbe mai dovuto verificarsi in un paese che si considera democratico. La ragione per questo dispiegamento di forze era nientemeno che Francesca Albanese, avvocata italiana e dichiarata detrattrice del genocidio israeliano a Gaza.

Albanese è attualmente anche Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Se non fosse per l’intervento delle Nazioni Unite, avrebbe potuto essere arrestata semplicemente per aver chiesto che Israele sia chiamato a rispondere dei suoi crimini contro i palestinesi.

Ma la Germania non è un’eccezione. Altre potenze occidentali, sotto la guida degli Stati Uniti, partecipano di questa crisi morale. Washington ha intrapreso azioni gravi e preoccupanti non solo per sottrarre Israele e sé stessa alla responsabilità di fronte al diritto internazionale, ma anche per punire le stesse istituzioni internazionali, giudici e funzionari, per aver osato mettere in discussione il comportamento di Israele.

Lo scorso 13 febbraio infatti gli Stati Uniti hanno sanzionato il procuratore capo della Corte Penale Internazionale per le sue posizioni su Israele. Dopo qualche esitazione Karim Khan aveva fatto ciò che nessun altro procuratore della Corte Penale Internazionale aveva fatto prima, ovvero emettere mandati di cattura per Netanyahu e Gallant, i quali sono attualmente ricercati per “crimini contro l’umanità e crimini di guerra”.

La crisi morale si è aggravata quando i giudici sono diventati gli accusati, come è accaduto allo stesso Khan quando è stato fatto oggetto, oltre alle sanzioni americane, di innumerevoli attacchi e oltraggi da parte dei media occidentali.

C’è una possibilità di correggere il sistema politico e legale internazionale sulla base di nuovi standard: una giustizia e una responsabilità che si applichino a tutti e cui tutti siano ugualmente tenuti.

Chi si ostina a sostenere Israele ha di fatto rinnegato il diritto internazionale nel suo insieme. Le conseguenze di questa decisione sono terribili. Ma per il resto dell’umanità la guerra di Gaza può suscitare una presa di coscienza globale e costituire un’occasione per ricostruire un mondo più equo, che non sia plasmato da chi detiene la maggiore potenza militare ma dal bisogno di fermare l’insensata uccisione di bambini, donne e anziani innocenti.

(traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)




Cinque neonati morti congelati a Gaza a causa di Israele che continua a bloccare l’ingresso delle case mobili

Redazione di MEMO

25 febbraio 2025 – Middle East Monitor

Oggi un medico palestinese ha affermato che cinque neonati sono morti congelati nella Striscia di Gaza in quanto Israele continua a bloccare l’ingresso nell’enclave di rifugi contro la pioggia.

Saeed Salah, direttore dell’Ospedale della Società Benefica degli Amici del Paziente, ha detto all’agenzia Anadolu che “nove neonati sono stati ricoverati nelle due ultime settimane per complicazioni di salute a causa del freddo intenso.”

Su nove casi, cinque bimbi dall’età compresa fra un giorno e due settimane sono morti,” ha aggiunto.

Salah ha affermato che un bimbo è ancora ventilato a causa delle sue gravi condizioni di salute, mentre altri tre sono stati dimessi dall’ospedale.

Ha detto che i nove neonati erano stati trasferiti in ospedale dal nord di Gaza, dove la maggior parte della popolazione è sfollata e sta vivendo in tende a causa della guerra distruttiva di Israele contro l’enclave.

Salah ha fatto appello alla comunità internazionale affinché intervenga per permettere l’ingresso a Gaza di case mobili, tende e carburante per fornire rifugio a migliaia di palestinesi.

Il gruppo della resistenza palestinese Hamas ha accusato Israele di “politiche criminali” per le morti.

In una dichiarazione Hamas ha chiesto un intervento immediato per “fermare le violazioni israeliane dell’accordo sul cessate il fuoco e permettere l’ingresso ricoveri d’emergenza, apparecchi per il riscaldamento e forniture mediche.”

Secondo l’ufficio stampa governativo di Gaza, dopo la guerra genocida di Israele circa 1,5 milioni di palestinesi sono stati lasciati senza casa o rifugio.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Secondo gli osservatori Israele, dopo aver ucciso i fratellini Bibas, sta usando la tragedia per sabotare il cessate il fuoco a Gaza

Redazione di MEMO

19 febbraio 2025 – Middle East Monitor

Secondo gli osservatori la morte dei fratellini Bibas, uccisi oltre un anno fa nel corso di un bombardamento israeliano contro Gaza, viene sfruttata nel tentativo di sabotare l’attuale accordo per un cessate il fuoco. Hamas ha programmato di restituire i loro corpi giovedì ma, mentre Israele e i suoi alleati impongono una falsa narrazione sulla loro morte, gli osservatori segnalano che si vuole utilizzare questa tragedia per giustificare la ripresa del genocidio israeliano a Gaza.

La maggioranza della Commissione per gli Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti USA ha scatenato polemiche affermando senza prove che: “Hamas ha giustiziato a sangue freddo una madre e i suoi due bambini,” contraddicendo i resoconti assodati secondo i quali Shiri Bibas, 32 anni, e i suoi figli, Kfir e Ariel, sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano nel novembre 2023.

Yarden Bibas, liberato da Hamas questo mese, aveva in precedenza attribuito al governo di Benjamin Netanyahu la responsabilità delle loro morti. In una dichiarazione del novembre 2023 aveva affermato che il primo ministro israeliano aveva bombardato e ammazzato sua moglie e i suoi due bambini.
È stato anche riferito che, raccontando la morte della famiglia Bibas, la
CBS è stata costretta ad ammettere che erano stati uccisi nel corso di attacchi aerei israeliani, non da Hamas.

Vari osservatori hanno fatto notare che il governo israeliano era a conoscenza della loro morte da 15 mesi, ma ha scelto di mantenere un alone di incertezza, forse per usare la tragedia per violare l’accordo sul cessate il fuoco. Hamas afferma di aver offerto in precedenza di restituire i corpi: “La resistenza aveva offerto di restituire le tre salme, ma il governo di occupazione aveva rifiutato di riceverli e sta ancora manovrando e negoziando.”

La provocatoria dichiarazione della Commissione secondo cui “Israele ha tutti i diritti di finire il lavoro e cancellare questi terroristi dalla faccia della terra” ha sollevato preoccupazioni per i tentativi di sabotare l’accordo sul cessate il fuoco che si avvicina alla fine della prima fase.

Anche Eylon Levy, ex portavoce israeliano, ha sostenuto falsità sulla famiglia Bibas: “Hamas sta ancora trattenendo in ostaggio due BAMBINI. Da circa dieci mesi! Spero che siano ancora vivi,” ha detto sui social media.

La falsa affermazione è stata respinta dagli attivisti. “Nel novembre 2023 Hamas aveva annunciato che Shiri, Ariel e Kfir Bibas erano stati uccisi nel corso di un attacco israeliano. La notizia era stata ampiamente diffusa anche dai media israeliani. La maggioranza della Commissione per gli Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti USA ha delle prove a sostegno delle sue accuse?” ha detto Jeremy Scahill, un reporter di DropSiteNews.

Il giornalista di Gaza Muhammad Shehada ha fatto notare di aver messo in guardia per mesi sulla manipolazione della tragedia dei Bibas da parte di Israele. “Ho detto che sarebbe successo! L’ho detto un mese fa! Ho detto che il governo israeliano e i suoi alleati avrebbero usato la tragedia dei Bibas per far saltare l’accordo sul cessate il fuoco alla fine della prima fase. Il governo israeliano sa da 15 mesi che i Bibas sono morti e ha deliberatamente scelto di fingere che non sia così!”

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




Israele caccia con la forza gli studenti e chiude una scuola UNRWA a Gerusalemme Est occupata

  1. Redazione di MEMO

18 febbraio 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia di notizie Wafa ha riferito che le autorità israeliane hanno cacciato con la forza studenti palestinesi e hanno chiuso una scuola gestita dall’UN Relief and Works Agency (UNRWA) [l’Agenzia ONU di Soccorso e Lavoro per i Profughi Palestinesi, ndt.] a Gerusalemme Est occupata.

Il governatorato di Gerusalemme ha riferito che le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione in una scuola elementare per bambini affiliata all’UNRWA nel quartiere di Wadi Al-Joz a Gerusalemme e hanno ordinato al personale di chiudere l’istituto dopo aver cacciato con la forza gli studenti.

L’azione segue un ordine del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di far rispettare il divieto all’UNRWA di operare nella città. Con le nuove restrizioni, le attività dell’UNRWA dentro le “aree sotto la sovranità israeliana” sono adesso proibite, inclusa l’operatività degli uffici di rappresentanza e l’erogazione di servizi. Anche agli israeliani è proibito avere contatti con l’agenzia. Gerusalemme Est è stata annessa dallo Stato di occupazione negli anni ’80, con un’iniziativa che non è stata riconosciuta dalla maggior parte delle Nazioni in quanto secondo il diritto internazionale l’annessione dei territori acquisiti con la forza delle armi è illegale.

A maggio 2024, la dirigenza dell’UNRWA è stata obbligata a chiudere le sedi sotto la pressione degli attacchi da parte dei coloni illegali che hanno raggiunto il punto in cui i suoi edifici sono stati incendiati due volte in una settimana. Il 10 ottobre dello scorso anno l’autorità israeliana che gestisce il territorio ha annunciato la confisca del terreno sul quale è collocata la sede dell’UNRWA nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est occupata e la trasformazione del sito in un avamposto illegale che comprende 1.440 unità abitative. Tutte le colonie israeliane e i coloni che ci vivono sono illegali per il diritto internazionale.

Il regime di occupazione ha anche colpito il centro di formazione di Kalandia e il 14 gennaio 2024 l’autorità israeliana per il territorio ha preso una decisione chiedendo all’UNRWA di liberarlo e di pagare una tassa di occupazione retroattiva di 17 milioni di shekels (circa 4,56 milioni di euro) con il pretesto di aver costruito e aver usato gli edifici senza permesso.

L’UNRWA fornisce servizi essenziali, inclusi aiuti umanitari, sanitari ed educativi, a più di 110.000 rifugiati palestinesi registrati nella sola Gerusalemme. Nella città occupata l’agenzia ONU gestisce due campi profughi, Shuafat e Kalandia.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il presidente palestinese blocca i pagamenti alle famiglie dei prigionieri e dei martiri

  1. Redazione di MEMO

11 febbraio 2025 – Middle East Monitor

Ieri il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha approvato un decreto presidenziale che revoca leggi e regolamenti relativi ai pagamenti delle indennità alle famiglie dei martiri e dei prigionieri nelle carceri dell’occupazione israeliana.

L’agenzia di notizie ufficiale palestinese WAFA ha riferito che Abbas ha emesso un decreto “che revoca gli articoli contenuti nelle leggi e nei regolamenti relativi al sistema di pagamento delle indennità alle famiglie dei prigionieri, dei martiri e dei feriti della Legge sui prigionieri e dei regolamenti emanati dal consiglio dei ministri e dalle Organizzazioni per la Liberazione della Palestina.”

Il decreto prevede anche che “il programma computerizzato di assistenza in denaro, il suo database e le sue dotazioni finanziarie locali e internazionali saranno trasferiti dal ministero dello Sviluppo Sociale alla Fondazione Nazionale Palestinese per lo Sviluppo Economico.”

Dal 2019 Israele ha ridotto parte delle tasse che raccoglie per conto della Autorità Nazionale Palestinese (ANP), dichiarando che questi fondi sarebbero stati usati per pagare le famiglie dei martiri e dei prigionieri che lo Stato di occupazione chiama terroristi. Nel 2023 Israele ha cominciato a ridurre i finanziamenti che l’ANP paga alla Striscia di Gaza, sprofondando l’ANP in una crisi finanziaria.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)