Netanyahu definisce “inevitabile” l’espulsione forzata dei palestinesi da Gaza

Redazione di MEE

12 maggio 2025 – Middle East Eye

Di fronte a una commissione parlamentare il primo ministro israeliano si vanta del fatto che l’esercito sta “distruggendo sempre più case” per obbligare la gente ad andarsene.

Domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che “il risultato inevitabile” della distruzione di Gaza da parte dell’esercito israeliano sarà l’espulsione forzata dei palestinesi dal territorio. Maariv [giornale israeliano di centro destra, ndt.] ha riportato che, rivolgendosi alla Commissione Affari Esteri e Difesa, Netanyahu ha detto che le forze israeliane stanno distruggendo “sempre più case” e che l’“unico risultato inevitabile sarà il desiderio dei gazawi di emigrare fuori dalla Striscia di Gaza,”.

Nel suo discorso alla commissione Netanyahu ha anche fatto riferimento per la prima volta ai controversi piani di USA e Israele per la distribuzione di aiuti nell’enclave, affermando che i palestinesi li riceveranno solo se non torneranno nelle zone da cui sono arrivati.

Le sue affermazioni contraddicono quanto è stato detto finora dall’esercito israeliano, dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale e dal Coordinatore per le Attività di Governo nei Territori (COGAT) riguardo al piano per la distribuzione degli aiuti.

Secondo il progetto di USA e Israele per consegnare aiuti alla Striscia, che è stato rifiutato dall’ONU in quanto “incompatibile con i principi umanitari”, i rappresentanti delle famiglie si recheranno a raccogliere gli aiuti da centri di distribuzione e li ripartiranno tra i propri familiari.

Per più di due mesi, da quando ha rotto unilateralmente il cessate il fuoco con Hamas, Israele si è rifiutato di consentire l’ingresso di ogni aiuto nella Striscia di Gaza.

Lunedì un istituto di monitoraggio della fame nel mondo ha sostenuto che a Gaza una carestia è imminente e che mezzo milione di persone è a rischio.

Far arrivare gli ebrei statunitensi”

Netanyahu ha anche detto alla commissione che il suo governo “per il momento non sta parlando di colonie israeliane nella Striscia”, ma ha confermato che gli USA sono interessati all’enclave.

Limor Son Har-Malech, parlamentare di estrema destra del partito Potere Ebraico che da molto tempo chiede la colonizzazione di Gaza, ha risposto alle affermazioni di Netanyahu suggerendo che Israele “faccia arrivare gli ebrei statunitensi in modo da prendere due piccioni con una fava.”

A febbraio il presidente USA Donald Trump ha affermato di progettare di impossessarsi della Striscia di Gaza, trasferire la popolazione palestinese in altri Paesi e ricostruire il territorio [trasformandolo] nella “Riviera del Medio Oriente”.

All’inizio di questo mese il governo Netanyahu ha ordinato l’estensione della guerra contro l’enclave palestinese, obbligando i palestinesi a spostarsi nel sud di Gaza.

Quando è stato annunciato il piano il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, di estrema destra, ha affermato che “alla fine” Israele occuperà Gaza.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Il Gabinetto di Sicurezza israeliano approva all’unanimità l’espansione delle operazioni militari a Gaza

Jonathan Lis e Nir Hasson

5 maggio 2025 – Haaretz

Secondo un funzionario israeliano, Netanyahu ha chiarito che questo piano differisce dai precedenti in quanto passa da operazioni basate su raid a “l’occupazione del territorio e una presenza israeliana di lungo periodo a Gaza”.

Nella notte tra lunedì e venerdì il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato all’unanimità un piano per espandere le operazioni nella Striscia di Gaza, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza del dibattito. In linea di principio i ministri hanno anche approvato un progetto per la distribuzione di aiuti umanitari a Gaza tramite compagnie straniere.

I ministri sono stati informati di un piano in varie tappe che, come prima fase, prevede la presa e l’occupazione di aree aggiuntive lungo la Striscia e l’espansione della zona cuscinetto in mano alle IDF [le forze armate israeliane, ndt.], nel tentativo di fornire a Israele una ulteriore leva nei negoziati con Hamas.

Il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, era assente dalla riunione di gabinetto e ha inviato il suo vice al suo posto.

Il Capo di Stato Maggiore delle IDF, Eyal Zamir, ha dichiarato domenica, durante la visita a una base di commando della marina, che le IDF “opereranno in aree aggiuntive e distruggeranno tutte le infrastrutture, sia sopra che sottoterra”.

Durante la discussione del gabinetto di sicurezza è stato chiarito che la prossima fase della manovra militare mira ad aumentare la pressione su Hamas e a spingerla a mostrare flessibilità e ad accettare il rilascio di altri ostaggi con un altro accordo.

Secondo un funzionario israeliano, il piano prevede il trasferimento della popolazione della Striscia di Gaza a sud dell’enclave. Il funzionario ha affermato che Netanyahu ha chiarito che questo piano differisce dai precedenti in quanto passa da operazioni basate su raid a “l’occupazione del territorio e una presenza israeliana prolungata a Gaza”.

“Nel corso della discussione Netanyahu ha affermato che questo è un buon piano poiché può raggiungere gli obiettivi di sconfiggere Hamas e riavere gli ostaggi”, ha affermato il funzionario, aggiungendo che Netanyahu sta ancora spingendo per il piano di trasferimento [dei palestinesi fuori da Gaza, ndt.] e che sono attualmente in corso negoziati con diversi paesi su questo progetto.

Il Forum degli Ostaggi e delle Famiglie Scomparse ha risposto che il piano dovrebbe essere denominato “piano Smotrich-Netanyahu” di “rinuncia agli ostaggi, alla sicurezza e alla resilienza nazionale di Israele”. Nella dichiarazione hanno affermato che questo piano è un’ammissione da parte del governo di scegliere i territori anziché gli ostaggi, il che, a loro dire, è contro la volontà di oltre il 70% degli israeliani.

In linea di principio i ministri del governo hanno anche approvato un piano per la futura distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza tramite aziende private straniere. Il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir è stato l’unico a opporsi a questa proposta, discutendo l’argomento con il capo di stato maggiore delle IDF. “Non capisco perché dovremmo dare loro qualcosa: hanno abbastanza cibo lì. Dovremmo bombardare le riserve alimentari di Hamas”, ha dichiarato Ben-Gvir. Il Capo di Stato Maggiore ha risposto: “Queste idee sono pericolose per noi” e Ben-Gvir ha replicato: “Non abbiamo alcun obbligo legale di sfamare coloro che stiamo combattendo, c’è abbastanza cibo”.

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu è intervenuto, dicendo al Capo di Stato Maggiore che i ministri “possono esprimere opinioni diverse da quelle degli ufficiali dell’esercito”.

Il Procuratore Generale israeliano Gali Baharav-Miara ha osservato che Israele è legalmente obbligato a consentire l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Il Segretario di Gabinetto Yossi Fuchs ha osservato: “Per essere chiari, nessun ministro ha suggerito di farli morire di fame”. “Non l’ho detto”, ha replicato il Procuratore Generale.

Il Ministro Itamar Ben-Gvir ha interloquito: “C’è abbastanza cibo lì, non capisco. Da quando dovremmo automaticamente fornire aiuti a chiunque combatta contro di noi? Dove sta scritto esattamente nel diritto internazionale?”

A livello politico i presenti hanno indicato la prevista visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti tra circa dieci giorni come un potenziale catalizzatore che potrebbe spingere entrambe le parti verso un accordo, nonostante permangano significative divergenze.

Nel frattempo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha dichiarato domenica che nelle ultime nove settimane Israele ha bloccato l’ingresso di tutti i rifornimenti a Gaza. Di conseguenza, panetterie e mense comunitarie non sono più operative e i magazzini alimentari sono stati svuotati. “La struttura del piano che ci è stata presentata significherà che ampie zone di Gaza, comprese le persone meno mobili e più vulnerabili, continueranno a rimanere senza rifornimenti”, ha scritto l’organizzazione, aggiungendo che il piano “contravviene i fondamentali principi umanitari… È pericoloso costringere i civili a recarsi in zone militarizzate per ricevere cibo”. L’organizzazione ha inoltre osservato che il Segretario Generale delle Nazioni Unite e il Coordinatore dei Soccorsi di Emergenza hanno chiarito che non parteciperanno a piani che non rispettino i “principi umanitari globali di umanità, imparzialità, indipendenza e neutralità”.

Il governo israeliano si è riunito domenica, dopo che le IDF sabato hanno iniziato a emettere migliaia di ordini di chiamata alle armi per i riservisti in preparazione dell’espansione della campagna a Gaza. Secondo fonti militari non è ancora chiaro quanto durerà il nuovo servizio dei riservisti, ma si prevede che sarà di “durata significativa”.

Le IDF hanno inoltre affermato che Hamas continua a respingere le proposte avanzate durante i negoziati e che gli obiettivi dichiarati della guerra, in particolare la restituzione degli ostaggi, non sono cambiati. La maggior parte dei riservisti verrà schierata per sostituire i soldati regolari attualmente in servizio al confine settentrionale e in Cisgiordania, liberando così ulteriori unità permanenti dell’esercito destinate a rafforzare le operazioni di combattimento a Gaza.

Questa mossa segna un allontanamento dal dispiegamento operativo pianificato per il prossimo anno, presentato in precedenza ai riservisti. Ancor prima della pubblicazione degli ordini di chiamata molti ufficiali e soldati avevano annunciato di non volersi presentare per la successiva tornata di combattimenti, spesso perché esausti.

Dopo che il Primo Ministro Benjamin Netanyahu la scorsa settimana ha dichiarato che “l’obiettivo supremo è ottenere la vittoria sui nostri nemici”, il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha dichiarato ai ministri durante l’incontro che il ritorno degli ostaggi è più importante e che le IDF comprendono quanto questo sia un obiettivo cruciale per le decine di migliaia di riservisti che si arruolano per questo scopo.

Zamir ha anche recentemente chiarito ai ministri di opporsi all’impiego delle IDF per distribuire aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Ieri sera il governo ha approvato in linea di principio un piano per la distribuzione di aiuti umanitari a Gaza tramite aziende straniere.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Israele manterrà il controllo militare su Gaza, dice Netanyahu

Redazione di MEE

28 aprile 2025 – Middle East Eye

Il primo ministro israeliano ha dichiarato che l’Autorità Nazionale Palestinese sarà esclusa dal governo di Gaza e ha fatto riferimento allo “Stato profondo” israeliano che “minaccia la democrazia”

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato domenica che Israele manterrà il controllo militare su Gaza ed escluderà l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) dal governo del territorio.

“Hamas non ci sarà. Non permetteremo all’Autorità Nazionale Palestinese di governare lì – perché sostituire un regime che ha giurato di distruggerci con un altro regime che ha giurato di distruggerci? Non lo faremo”, ha detto durante una conferenza organizzata dal Jewish News Syndicate (JNS) [agenzia di stampa israeliana considerata di orientamento conservatore, ndt.] a Gerusalemme.

“Israele controllerà militarmente l’area in ogni caso. Non cederemo a nessuna pressione per evitarlo”, ha aggiunto.

Netanyahu ha anche criticato quelli che ha descritto come gli sforzi degli Stati Uniti per fermare un’invasione terrestre israeliana a Gaza, affermando che l’amministrazione Biden all’inizio della guerra lo aveva esortato: “Non entrate. Non fate l’invasione terrestre. Agite dal cielo”.

“Contro il loro consiglio, siamo entrati”, ha detto, aggiungendo che, quando Israele ha invaso, “è iniziata la guerra propagandistica contro di noi”.

“Abbiamo subito pressioni per ridurre i combattimenti e fermarci molto presto”.

Ha inoltre ricordato che, quando l’amministrazione Biden nel maggio 2024 minacciò di imporre un embargo sulle armi a Israele a causa dell’incursione a Rafah, disse all’allora segretario di Stato americano Antony Blinken: “Tony, combatteremo anche solo con le unghie se necessario”.

Netanyahu ha sostenuto che “le previsioni diffuse in tutto il mondo” su un alto numero di vittime civili durante l’offensiva “si sono rivelate sbagliate”, affermando falsamente che quasi nessun civile è stato ucciso durante l’operazione.

“Li abbiamo continuamente allontanati dalle zone di pericolo”, ha detto, riferendosi alla cosiddetta “zona umanitaria” di al-Mawasi, dove ai residenti di Rafah era stato ordinato di rifugiarsi e che le forze israeliane hanno ripetutamente colpito durante la guerra.

Il 27 maggio 2024 le forze israeliane hanno lanciato un attacco mortale nel quartiere di Tel al-Sultan, a nord-ovest di Rafah, uccidendo almeno 45 persone, tra cui donne, bambini e anziani.

Migliaia di persone si erano rifugiate nell’area colpita dopo essere fuggite da altre zone di Gaza, compresa la parte orientale di Rafah.

Oltre 52.314 palestinesi sono stati uccisi nei bombardamenti israeliani dall’ottobre 2023, mentre almeno 10.000 sono dispersi e presumibilmente morti sotto le macerie degli edifici distrutti.

Lo “Stato profondo”

Netanyahu ha elogiato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per le sue esortazioni a “ripulire Gaza” ed espellere con la forza i palestinesi dall’enclave.

“Credetemi, molti di loro vogliono andarsene”, ha detto.

Parlando dei negoziati nucleari tra USA e Iran, Netanyahu ha chiesto lo smantellamento totale delle infrastrutture nucleari iraniane: “qualsiasi cosa di meno radicale potrebbe portare al risultato opposto”.

Ha affermato di aver detto a Trump: “In un modo o nell’altro, l’Iran non avrà armi nucleari”.

“Apprezziamo l’aiuto che riceviamo dagli Stati Uniti, le armi continuano ad arrivare, condividiamo gli stessi obiettivi, ma l’Iran non avrà armi nucleari”.

Nelle sue dichiarazioni finali ha affermato che Israele sta affrontando “un altro fronte”, lo “Stato profondo”, sostenendo che in Israele è “profondo come un oceano” e “minaccia la democrazia”.

“Annulla il diritto dei cittadini di scegliere un governo che prenda le proprie decisioni e faccia le proprie nomine”, ha detto, aggiungendo che “ovviamente deve essere risolto”.

Ha fatto riferimento a una “campagna sistematica” negli Stati Uniti che “diffonde menzogne” su Israele ed è “finanziata e organizzata da governi e ONG, a loro volta sostenute da individui molto ricchi”.

Ha anche accusato alcuni ricchi americani di “pagare influencer per usare i social media in modo sistematico contro i sostenitori di Israele”.

(traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)




Gallant: l’esercito israeliano ha prodotto una finta foto di un tunnel di Gaza per giustificare la presenza militare

Redazione di Palestine Chronicle

22 aprile 2025 Palestine Chronicle

Yoav Gallant sostiene che la foto utilizzata per rivendicare la scoperta di un enorme tunnel a Gaza sia stata messa in scena per ritardare un accordo sui prigionieri ed esagerare le minacce militari.

L’ex Ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha ammesso che una foto ampiamente diffusa rilasciata dall’esercito israeliano, che sembra mostrare un grande tunnel nel Corridoio di Filadelfia, vicino al confine tra Gaza e l’Egitto, è un falso.

Secondo l’Israeli Broadcasting Corporation (KAN), Gallant ha affermato che il presunto tunnel non è mai esistito. Ciò che è stato effettivamente scoperto è una trincea profonda pressapoco un metro.

Ha affermato che la foto è stata utilizzata per supportare le affermazioni sull’esistenza di tunnel lungo il corridoio, per esagerare l’importanza strategica della Strada di Filadelfia e fondamentalmente per bloccare i progressi su un accordo di scambio di prigionieri.

La foto in questione è stata diffusa per la prima volta lo scorso agosto dai media israeliani, che l’hanno descritta come la prova di un enorme tunnel a più livelli che sarebbe stato costruito da gruppi di resistenza palestinesi.

All’epoca, è stata salutata come una scoperta importante: un tunnel a tre piani, che si era detto facesse parte di una vasta rete sotterranea e che avrebbe lasciato di stucco le truppe israeliane.

Gallant ha ora rivelato che la foto aveva un fine politico: sottolineare la presunta minaccia rappresentata dal Corridoio di Filadelfia e giustificare azioni militari con il pretesto di ostacolare il contrabbando di armi, nonostante l’affermazione fosse infondata.

In realtà il “tunnel” mostrato nell’immagine era un normale canale di drenaggio e il veicolo militare nella foto era stato posizionato semplicemente per accentuare l’illusione.

Al momento della pubblicazione della foto il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva insistito sul fatto che l’esercito non si sarebbe ritirato dal Corridoio di Filadelfia, nonostante l’opposizione all’interno delle istituzioni militari e di sicurezza israeliane.

“Non faremo marcia indietro sulla nostra richiesta riguardo al Corridoio di Filadelfia e non mi interessa la posizione dei servizi di sicurezza”, avrebbe dichiarato Netanyahu durante un incontro con le famiglie delle soldatesse.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Centinaia di scrittori israeliani chiedono a Netanyahu di porre fine alla guerra a Gaza e garantire il rilascio dei prigionieri

Redazione di Middle East Monitor

15 aprile 2025 – Middle East Monitor

Oltre 350 letterati israeliani hanno firmato una lettera aperta che esorta il primo ministro Benjamin Netanyahu a porre fine alla guerra a Gaza e a garantire il ritorno dei 59 prigionieri israeliani rimasti.

I firmatari, che rappresentano un’ampia fetta della comunità letteraria israeliana, accusano Netanyahu di ostacolare deliberatamente un potenziale accordo con Hamas che garantirebbe un cessate il fuoco e il rilascio dei prigionieri, sostenendo che egli stia privilegiando la propria sopravvivenza politica rispetto agli interessi nazionali e umanitari.

“Hamas ha proposto un accordo per la restituzione degli ostaggi, il rilascio dei prigionieri e un cessate il fuoco. Il primo ministro ha delineato un accordo scandito in diverse fasi, ma negli ultimi diciassette mesi ha fatto tutto il possibile per ostacolarlo, temendo che la fine della guerra avrebbe significato la fine del suo governo e della sua libertà come imputato”, si legge nella lettera.

Gli scrittori lo accusano di prolungare la guerra per motivi personali, mettendo a rischio prigionieri, soldati e civili. Criticano inoltre il primo ministro per aver minato i valori democratici di Israele e eroso” la coesione sociale.

“Sta erodendo la responsabilità reciproca, l’uguaglianza e la giustizia, trasformandoci da cittadini alla pari in una democrazia funzionante a sudditi di una teocrazia autoritaria, in cui siamo obbligati a prestare servizio nell’esercito, a sacrificare i nostri figli all’idolo al potere, ma ci vengono negati pari diritti, responsabilità reciproca e la giustizia e sicurezza che uno Stato democratico deve ai suoi cittadini”.

La lettera evidenzia anche il crescente risentimento per il sostegno di Netanyahu a politiche che esentano le comunità ultraortodosse dal servizio militare ma al contempo condannano i riservisti che protestano contro la guerra, definendo questo atteggiamento un tradimento della responsabilità nazionale condivisa.

“Gli atti che vengono compiuti a Gaza e nei territori occupati non sono fatti in nostro nome, ma ricadranno comunque sulla nostra coscienza. Le chiediamo di fermare immediatamente la guerra, di riportare a casa tutti gli ostaggi e di tracciare un percorso futuro per Gaza che sia internazionale e concordato”, aggiungono.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Lo scandalo Shin Bet di Netanyahu: chi detiene il potere?

Ramzy Baroud

8 aprile 2025 – Middle East Monitor

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha nominato Eli Sharvit nuovo capo dello Shin Bet, agenzia di sicurezza interna di Israele, solo per revocare velocemente la nomina nel giro di 24 ore. Questo episodio mette in luce la mancanza di coerenza nella leadership di Netanyahu, rafforzando la percezione che le decisioni al più alto livello del governo siano prese d’impulso e senza un chiaro piano.

È anche una prova ulteriore che Netanyahu è facilmente manipolabile, non solo dai suoi alleati di estrema destra nella coalizione, ma anche da forze esterne, governi stranieri e addirittura, da quanto riferiscono media israeliani, da sua moglie Sara.

Questo caotico processo decisionale aiuta a spiegare la profonda mancanza di fiducia che gli israeliani hanno nella loro leadership. Recenti sondaggi della pubblica opinione mostrano che una significativa percentuale di israeliani non ha fiducia nel proprio governo e chiede nuove elezioni o le dimissioni di Netanyahu. Questa sfiducia è stata attribuita all’incapacità di Netanyahu di impedire gli attacchi del 7 ottobre e di vincere la guerra trasformatasi in genocidio a Gaza.

Ma la questione va oltre questi fallimenti. Gli israeliani hanno perso fiducia in Netanyahu perché non lo considerano un leader che agisce nell’interesse nazionale. È diventato così aggrappato al potere che intende provocare una guerra civile in Israele solo per mantenere la propria posizione. Non deve quindi sorprendere che Netanyahu voglia anche sacrificare la vita di oltre 15.000 bambini a Gaza, insieme a decine di migliaia di altri civili innocenti solo per mantenersi più a lungo al potere.

Tuttavia lo scandalo dello Shin Bet è il più chiaro esempio finora della corruzione e scarso giudizio di Netanyahu.

I politici israeliani sono notoriamente in bilico e le coalizioni raramente durano a lungo. In un simile contesto il frammentato governo di Netanyahu potrebbe essere visto come un riflesso della storia israeliana di instabilità politica.

Il conflitto in atto tra il governo e l’esercito, pur inusuale, può anche intendersi come parte di una crescente tendenza in cui la destra israeliana cerca di controllare tutte le istituzioni, compreso l’esercito, che storicamente è stato considerato separato dalla politica.

Gli eventi del 7 ottobre e la fallimentare guerra che ne è seguita –entrambi ora oggetto di indagini critiche – hanno spezzato il fragile equilibrio che consentiva a Netanyahu e alla sua coalizione di destra di mantenere il potere senza provocare un dissenso di massa. La pressione dell’opinione pubblica israeliana si è dimostrata essere un fattore chiave in questo equilibrismo. Per esempio la protesta popolare ha costretto Netanyahu a ridare il suo incarico all’ex ministro della Difesa Yoav Gallant nell’aprile 2023 (per poi dimissionarlo nuovamente nel novembre dell’anno scorso).

Tuttavia 18 mesi di guerra a Gaza, in Libano e ora in Siria hanno dato a Netanyahu il modo di usare lo stato di emergenza come strumento per schiacciare l’opposizione, reprimere il dissenso e ignorare le richieste di por fine alla guerra per raggiungere un accordo finale. Adesso ha trasformato la guerra in una piattaforma per perseguire un programma politico interno che non era riuscito ad attuare negli anni precedenti al 7 ottobre. Però lo Shin Bet è completamente un’altra faccenda.

Istituito nel 1949 dal Primo Ministro di Israele, David Ben-Gurion, lo Shin Bet è stato per molto tempo il cardine della sicurezza interna di Israele. Se il compito primario dell’agenzia è l’antiterrorismo, la raccolta di informazioni di intelligence e la garanzia della sicurezza dei dirigenti israeliani, il suo ruolo riveste un significato molto maggiore per la stabilità dello Stato.

Uno dei principali obiettivi dello Shin Bet è impedire lo spionaggio e le attività sovversive interne. Dati i fallimenti dell’intelligence palesati dagli eventi del 7 ottobre, qualunque significativa riorganizzazione di un’agenzia così cruciale potrebbe essere disastrosa per Israele.

Benché il capo dello Shin Bet riferisca direttamente al Primo Ministro, è stato sempre chiaro che la posizione debba rimanere al di sopra delle lotte politiche interne. Perciò la decisione di Netanyahu di licenziare Ronen Bar il 2 marzo ha sollevato violenta reazione da parte della società israeliana, addirittura maggiore della sua decisione di licenziare l’ex capo di stato maggiore dell’esercito Herzi Halevi o il Ministro della Difesa Gallant.

Le azioni del Primo Ministro hanno infranto un annoso tabù, esacerbando ulteriormente la crisi interna di Israele, già senza precedenti.

L’ex capo dello Shin Bet Naday Argaman ha persino minacciato di rivelare informazioni segrete, indicando che l’agenzia è pronta ad impegnarsi in questa lotta di potere interna, che qualcuno teme possa svilupparsi in una guerra civile.

Tuttavia l’annullamento della nomina di Sharvit come sostituto di Bar è forse l’aspetto più rivelatore di questa crisi. Sottolinea l’imprevedibilità del processo decisionale di Netanyahu e rafforza i suoi oppositori, impazienti di farlo cadere. Come ha detto il leader dell’opposizione Yair Lapid, Netanyahu è diventato “una minaccia esistenziale per Israele.”

Alcuni analisti hanno suggerito che il dietrofront di Netanyahu fosse dovuto alle pressioni degli USA, soprattutto da quando Sharvit ha scritto un articolo critico verso il presidente Donald Trump. Mentre qualcuno vede in questo una prova che l’agenda di Netanyahu sia ampiamente dettata dagli USA, questa conclusione è semplicistica. Anche se gli USA esercitano una significativa influenza, le decisioni di Netanyahu sono plasmate da una complessa gamma di fattori.

Tende a presentare l’annullamento della nomina di Sharvit non come un indice di subordinazione politica, ma piuttosto come una concessione o un’apertura strategica verso Trump. Il suo scopo è ottenere un pieno appoggio costante per il suo programma di guerra a Gaza e in tutto il Medio Oriente.

In ultima analisi, questa agenda di guerra perpetua non è sorretta da alcuna ideologia politica coerente. L’unico interesse di Netanyahu rimane quello di conservare unita la sua coalizione politica e di assicurare la propria sopravvivenza politica, niente di più e niente di meno.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Una conferenza israeliana sull’antisemitismo sta fallendo … perché ha invitato troppi antisemiti

Jonathan Ofir

26 marzo 2025- Mondoweiss

Una conferenza israeliana sull’antisemitismo è finita sotto accusa a causa della partecipazione di politici europei di estrema destra, molti dei quali con una storia di razzismo antiebraico. Sebbene questa lista di invitati sia offensiva, non dovrebbe sorprendere data la storia del sionismo.

Oggi il governo israeliano inizierà a ospitare una conferenza di due giorni sull’antisemitismo. Ironicamente l’iniziativa ha cominciato a sgretolarsi a causa delle accuse secondo cui troppe persone che vi partecipano sarebbero antisemite.

La conferenza di questa settimana è presieduta dal Ministero della Diaspora di Israele, che è guidato da Amichai Chikli (Likud). La conferenza intitolata “Conferenza internazionale sulla lotta all’antisemitismo” è il culmine della “settimana della Diaspora” di Israele, ma in realtà è pensata per raccogliere ulteriore sostegno alle politiche razziste di Israele. Chikli ha difeso Elon Musk l’anno scorso quando quest’ultimo ha attaccato George Soros come “odiatore dell’umanità” e paragonandolo al cattivo dei fumetti X-Men Magneto, che come Soros è un sopravvissuto all’Olocausto. Ora, la lista degli invitati alla sua conferenza sull’antisemitismo sta generando così tante polemiche che persino i sionisti reazionari non possono sostenerla. Secondo il Times of Israel, questi ospiti includono:

“L’elenco degli ospiti della conferenza include i controversi politici europei di destra Jordan Bardella, presidente del partito di estrema destra francese Rassemblement National fondato dal noto antisemita e negazionista dell’Olocausto Jean-Marie Le Pen; Marion Marechal, membro francese di estrema destra del Parlamento europeo e nipote di Le Pen; Hermann Tertsch, membro spagnolo di estrema destra del Parlamento europeo; Charlie Weimers del partito di estrema destra Sweden Democrats; e Kinga Gál, del partito ungherese Fidesz”.

Questo Who’s Who [almanacco, n.d.t.] dell’estrema destra europea ha portato alcuni dei più noti difensori di Israele, come il CEO dell’Anti-Defamation League Jonathan Greenblatt, il rabbino capo britannico Ephraim Mirvis e altri, a ritirarsi dall’evento.

Ma uno sguardo alla storia del sionismo mostra che tali alleanze non sono insolite. Infatti i leader sionisti e lo stato israeliano hanno a lungo avuto rapporti con fascisti e antisemiti con l’obiettivo di colonizzare la Palestina.

La lunga storia di collaborazione tra sionisti e antisemiti

Sebbene possa sorprendere qualcuno, la conferenza e la sua lista di ospiti indecenti non sono fuori luogo nella storia del sionismo. Infatti, proprio agli albori del sionismo, il fondatore Theodor Herzl scrisse nel suo diario che “gli antisemiti diventeranno i nostri amici più affidabili, i paesi antisemiti i nostri alleati”. Ed è proprio così che si è svolta la storia.

Tali alleanze hanno avuto luogo in varie occasioni nel corso della storia del sionismo, per vari obiettivi specifici. Tali obiettivi includevano l'”Accordo di trasferimento”, progettato dello Yishuv sionista (la comunità politica ebraica in Palestina) negli anni 1933-39, in vista del quale ebbe luogo l’incontro di Berlino del 1937 tra Adolf Eichmann e l’ebreo sionista e agente dell’Haganah Feivel Polkes. L’incontro includeva una discussione sulla possibilità che i nazisti potessero fornire armi per la lotta sionista contro il Mandato britannico in Palestina. Lo stesso anno Eichmann visitò la Palestina, ospitato da Polkes.

Un altro esempio fu quando la banda Stern (o LEHI, una propaggine dell’Irgun, guidata da Yaakov Stern) tentò di stringere un’alleanza con la Germania nazista nel 1940-41. Le loro proposte a Hitler offrivano “una partecipazione attiva alla guerra dalla parte della Germania”, menzionavano una “partnership di interessi” tra “la visione del mondo tedesca e le vere aspirazioni nazionali del popolo ebraico”. Sostenevano che “l’istituzione dello storico stato ebraico su una base nazionale totalitaria, in un rapporto di alleanza con il Reich tedesco, è compatibile con la conservazione del potere della Germania”. L’Irgun e la banda Stern erano entrambi discendenti ideologici di Vladimir Jabotinsky e del suo “Muro di ferro”, che è anche l’ideologia fondante del partito Likud. I leader di questi gruppi paramilitari, Menachem Begin e Yitzhak Shamir, divennero poi primi ministri di Israele. Naturalmente anche l’attuale primo ministro, Benjamin Netanyahu, è un erede di questa ideologia.

Negli anni ’30 i seguaci di Jabotinsky si formarono in Italia sotto Mussolini, il cui governo fascista annotò:

“In accordo con tutte le autorità competenti è stato confermato che le opinioni e le inclinazioni politiche e sociali dei revisionisti sono note e che sono assolutamente in accordo con la dottrina fascista. Pertanto, come nostri studenti, porteranno la cultura italiana e fascista in Palestina”.

Anni dopo Netanyahu non ha fatto che rafforzare le alleanze con i governi di estrema destra e ha gettato a mare gli ebrei e la storia della persecuzione ebraica. Lo ha fatto quando ha “assolto” il presidente ungherese Victor Orban proprio mentre Orban elogiava i collaboratori nazisti e attaccava George Soros con una campagna antisemita, e quando ha aiutato la Polonia nel suo tentativo ultranazionalista e revisionista di occultare [gli episodi di collaborazionismo e attiva partecipazione n.d.t.] della propria storia durante l’Olocausto.

Questa storia evidenzia come sionisti e antisemiti abbiano spesso trovato un terreno politico comune, esattamente come aveva previsto Herzl. Per gli antisemiti l’idea dello “Stato ebraico” rappresenta qualcosa con cui possono identificarsi: il potere brutale e ultra-nazionalista contro una popolazione oppressa non bianca (che si sposa con le loro politiche anti-immigrazione ultra-nazionaliste).

L’approvazione sionista è stata anche usata per ripulire i propri precedenti: se lo Stato ebraico li “certifica”, non possono essere razzisti.

L’obiettivo di Israele: legittimare il genocidio

Ciò che l’intera vicenda ha chiarito è che niente di tutto questo riguarda realmente l’antisemitismo. L’obiettivo di Chikli è combattere coloro che criticano Israele.

Nella sua lettera aperta a Papa Francesco lo scorso dicembre, Chikli ha criticato il suggerimento fin troppo blando del Papa di studiare se Israele stesse effettivamente commettendo un genocidio. Chikli ha tirato fuori la carta dell’Olocausto e ha suggerito che il Papa stesso si stesse impegnando nella negazione dell’Olocausto attraverso la “banalizzazione”:

“Come popolo che ha perso sei milioni di figli e figlie nell’Olocausto, siamo particolarmente sensibili alla banalizzazione del termine “genocidio”, una banalizzazione che si avvicina pericolosamente alla negazione dell’Olocausto“.

Quando stabilisci il tuo “stato ebraico” attraverso l’espropriazione dei palestinesi il tuo sionismo alla fine porterà l’antisemitismo al punto di partenza rafforzando le stesse forze che hanno portato avanti la tua persecuzione storica.

Non esiste un “nuovo antisemitismo”. Israele sta solo cercando di costruire un sostegno per il suo razzismo anti-palestinese sfruttando la storia di oppressione del popolo ebraico.

Forse riusciranno ancora a spararsi sui piedi.

(traduzione dall’inglese di Giuseppe Ponsetti)




Olmert e Gantz lanciano l’allarme: la minaccia di una guerra civile in Israele è più vicina che mai

Redazione di The Palestine Chronicle

25 marzo 2025 The Palestine Chronicle

In una crisi politica e istituzionale sempre più profonda i leader israeliani avvertono che le divisioni interne stanno mettendo a repentaglio la sicurezza e la stabilità dello Stato.

Benny Gantz, leader del partito israeliano Blu e Bianco, e l’ex capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Gadi Eisenkot hanno avvisato che Israele è “in pericolo” a causa delle crescenti divisioni interne, e l’ex primo ministro Ehud Olmert ha affermato che Israele è “molto vicino alla guerra civile”.

Questi commenti giungono in un momento di crescente crisi politica innescata dall’ostinazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel licenziare il capo dello Shin Bet, Ronen Bar.

Le divisioni all’interno di Israele si sono acuite in seguito alla decisione di Netanyahu di licenziare Bar, al congelamento temporaneo di tale decisione da parte della Corte Suprema e al voto unanime di sfiducia del governo nei confronti della procuratrice generale Gali Baharav-Miara, tutti fattori che hanno suscitato una vasta indignazione pubblica.

“È vero che esistono molte sfide alla sicurezza dall’estero, ma la sicurezza di Israele è a rischio a causa delle divisioni interne”, ha affermato lunedì Gantz in una dichiarazione.

“Quando dividiamo il nostro popolo all’interno, rafforziamo la resistenza di Hamas e gli diamo la speranza di poterci spezzare. La questione più urgente ora è il ritorno dei nostri soldati rapiti”.

“Chiunque ora lo ignori sta consapevolmente danneggiando la sicurezza dello Stato. Ciò che sta accadendo sta gettando le basi per la prossima catastrofe e rafforzando i nostri nemici”, ha aggiunto.

Nel frattempo Eisenkot ha osservato che “mentre la maggior parte dei cittadini israeliani sostiene il ritorno immediato dei rapiti e la continuazione della guerra decisiva al terrorismo fino alla sua sconfitta, il governo è concentrato sulla lotta contro i capi dei servizi di sicurezza e il sistema giudiziario”.

La decisione di licenziare Bar

Il procuratore generale di Israele ha criticato la decisione di licenziare Bar definendola “piena di incongruenze” e ha affermato che “il processo di selezione di un nuovo capo dello Shin Bet non può iniziare prima che venga emessa una sentenza giudiziaria”. Venerdì la Corte Suprema ha congelato temporaneamente la decisione del governo di licenziare Ronen Bar fino alla fine dell’esame delle petizioni contro la decisione presentate dai partiti di opposizione. La Corte ha programmato un’udienza l’8 aprile per esaminare le petizioni. Il governo israeliano ha fatto ricorso alla Corte Suprema, sostenendo che l’annuncio di Bar di aver perso fiducia nei suoi superiori equivalga a dimissioni, consentendo così il licenziamento.

Nel frattempo il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha continuato ad attaccare il capo dello Shin Bet, etichettando l’ordine di Bar di indagare sul lavoro dell’agenzia di sicurezza interna [il suo ministero, ndt.] come pericoloso, illegale e come un tentativo di colpo di stato militare. Ben-Gvir ha aggiunto che “Secondo i rapporti Ronen Bar ha raccolto informazioni contro di me, la polizia israeliana e il servizio carcerario”. Ha criticato la decisione di licenziare Bar sostenendo che avrebbe dovuto essere presa dopo il suo fallimento nel 7 ottobre. Ha anche chiesto la formazione di un comitato governativo per indagare sul comportamento “inaccettabile” di Bar.

“Tempesta perfetta”

Nel frattempo lunedì, parlando al New York Times, Olmert ha detto che “le fondamenta dello stato (di Israele) stanno tremando. Netanyahu è pronto a sacrificare tutto per la sua sopravvivenza, e siamo più vicini a una guerra civile di quanto la gente creda”, ha avvertito, aggiungendo: “A Gaza siamo tornati a combattere, e per cosa? E all’estero non ricordo un tale odio, una simile opposizione allo Stato di Israele”.

Questa non è la prima volta che Olmert critica il governo israeliano guidato da Netanyahu.

Lo scorso marzo, in un articolo pubblicato sul quotidiano israeliano Haaretz, Olmert ha sostenuto che Israele aveva solo due scelte: un immediato cessate il fuoco o la morte dei prigionieri israeliani attualmente detenuti a Gaza.

“Le aspettative che il nostro disgraziato governo aveva creato riguardo agli obiettivi della guerra erano infondate, irreali e irraggiungibili fin dall’inizio”, ha scritto Olmert.

“Netanyahu, se fosse stato pienamente consapevole quando ha dichiarato la prima volta questo impegno da spaccone o quando lo ha ripetuto in ciascuna delle sue grottesche conferenze stampa, avrebbe dovuto sapere che non c’era alcuna possibilità di ottenere (la distruzione di Hamas – nda.)”, ha aggiunto.

Olmert è stato primo ministro dal 2006 al 2009.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Un ex-ministro della Difesa afferma che l’esercito israeliano ha avuto 15.000 soldati morti o feriti

12 marzo 2025 – Middle East Monitor

L’ex-ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon ha affermato che 15.000 soldati sono stati uccisi o feriti dal 7 ottobre 2023 nella guerra genocida contro la Striscia di Gaza assediata.

Ya’alon ha detto al quotidiano Yedioth Ahronoth che la guerra contro la Striscia di Gaza ha provocato centinaia di morti e migliaia di feriti tra i soldati dell’Israel Defence Forces (IDF) [l’esercito israeliano, ndt.]. Ha sottolineato la necessità di approvare una legge che ponga fine alle esenzioni date agli ebrei ultraortodossi dal servizio militare obbligatorio per compensare la grave mancanza di uomini nell’IDF.

Inoltre Ya’alon ha affermato che il coinvolgimento degli americani nel cessate il fuoco e nei negoziati in Qatar è stato il risultato del fatto che Israele per motivi politici non ha rispettato i suoi impegni in base all’accordo [raggiunto con Hamas]. Ha spiegato che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha provato a guadagnare tempo e sostituito il gruppo professionale di negoziatori con un altro che è politicamente sottomesso a lui.

Riguardo alla nomina del nuovo capo di stato maggiore dell’IDF, il generale Eyal Zamir, e alle elevate speranze che Netanyahu e il suo governo nutrono nella vittoria a Gaza, Ya’alon ha affermato che sia Netanyahu sia il ministro delle finanze Bezalel Smotritch [esponente dell’estrema destra religiosa, ndt.] hanno addossato la colpa del fallimento militare a Gaza al capo di stato maggiore uscente e che ora ripongono grandi speranze su Zamir, anche se l’esercito è destinato a implementare il volere della dirigenza politica e la vittoria in una guerra non si basa solo sul capo di stato maggiore.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il voto ONU di Israele contro l’Ucraina è molto più che un sostegno a Trump

Amir Tibon

25 febbraio 2025 – Haaretz

Il governo Netanyahu si sta muovendo verso la Russia, allontanandosi dall’Ucraina e avvicinandosi ai partiti di rottura preferiti da Vladimir Putin in Europa. È qualcosa che gli alleati occidentali di Gerusalemme dovranno prendere in considerazione in futuro

Vi è la tentazione di vedere il voto di Israele contro l’Ucraina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di lunedì come un risultato diretto del nuovo vento che soffia dagli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump ha adottato una linea filo-russa, con grande stupore della maggior parte dei governi mondiali. Questa è una spiegazione facile per i governanti israeliani che sicuramente dovranno affrontare nei prossimi giorni domande sull’abbandono di una democrazia amica che lotta per la propria esistenza contro un’aggressione russa sostenuta da armi iraniane.

Ma il significato del voto dell’ONU, che sulla guerra in Ucraina sposta Israele dal campo neutrale a quello filo-russo, riguarda molto più del semplice rapporto del Primo Ministro Benjamin Netanyahu con Donald Trump e della sua paura dell’ira del Presidente americano. In effetti Trump è solo una comoda scusa. La verità più inquietante e vergognosa è che Israele non ha mai mostrato alcun coraggio morale sulla questione dell’Ucraina e si sta allineando non solo con il nuovo Presidente degli Stati Uniti, ma anche con i partner ideologici della Russia e gli utili idioti in Europa.

Lo stesso giorno in cui Israele ha votato a favore del testo americano alle Nazioni Unite il giornalista Barak Ravid ha riferito che il nuovo ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, aveva dato istruzioni al suo ministero di modificare la politica decennale di non cooperazione con i partiti europei di estrema destra che hanno una storia di negazione dell’Olocausto e di glorificazione dei criminali di guerra che hanno preso parte allo sterminio degli ebrei europei.

La decisione avrà un impatto sui legami di Israele con i partiti di estrema destra in Francia, Spagna e Svezia, ma per ora non includerà il partito tedesco Alternativa per la Germania [AdF] o il Partito della Libertà austriaco. Tuttavia ci sono già forze all’interno della destra israeliana che premono per migliorare i rapporti anche con questi due partiti, e sembra solo questione di tempo prima che Sa’ar approvi una mossa del genere.

Ciò segue un tentativo precedente, rivelato da Haaretz nel 2023, dell’allora ministro degli Esteri Eli Cohen per ripulire l’immagine del partito di estrema destra rumeno Alleanza per l’Unità dei Rumeni. Ciò che tutti questi partiti di estrema destra hanno in comune è il desiderio di rivedere il passato e cancellare i crimini dei loro governi e delle loro società prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Israele, l’unico Stato ebraico al mondo, aveva quindi evitato qualsiasi contatto ufficiale con tali partiti in tutta Europa.

Eppure questi stessi partiti hanno scoperto di recente che sostenendo le colonie israeliane in Cisgiordania possono ottenere legittimità dal governo Netanyahu, spesso contro la posizione dichiarata delle comunità ebraiche locali nei loro stessi Paesi che continuano a vederli con sospetto e preoccupazione date le loro radici antisemite.

Questi partiti hanno anche una chiara tendenza a sostenere la Russia contro l’Ucraina e sono promossi dal Cremlino che li considera fattori interni di instabilità che indeboliscono l’Europa e servono agli obiettivi strategici a lungo termine del presidente Vladimir Putin.

Ed è qui che i due fili si uniscono. Israele sotto il suo attuale governo si sta muovendo verso la Russia, allontanandosi dall’Ucraina e avvicinandosi ai partiti preferiti da Putin all’interno dei diversi Paesi europei.

Questo cambiamento strategico, che ha anche implicazioni morali a lungo termine per lo Stato e il popolo ebraico, si basa su interessi politici a breve termine e non è mai stato discusso in modo appropriato all’interno del governo. Ma ora è la realtà, una realtà con cui gli alleati e i sostenitori tradizionali di Israele dovranno fare i conti.

(traduzione dall’inglese di Giuseppe Ponsetti)