10.000 soldati israeliani uccisi o feriti – Un’inchiesta giornalistica rivela la crisi tra i soldati israeliani a Gaza

Redazione

4 agosto 2024-Palestine Chronicle

Il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha rivelato domenica che decine di migliaia di soldati israeliani figurano tra gli uccisi e i feriti nella guerra in corso a Gaza.

Secondo il rapporto “non meno di 10.000 soldati, uccisi o feriti durante i lunghi mesi di combattimenti nella Striscia di Gaza, risultano oggi dispersi dall’IDF”. Il giornale ha anche rivelato che secondo quanto registrato dal dipartimento di riabilitazione del Ministero della Sicurezza israeliano circa un migliaio di soldati “sono da considerare tra i feriti fisici e mentali [disabili, n.d.t.]”.

Nonostante queste cifre allarmanti, sia la Knesset che il governo hanno portato avanti la riformulazione e l’approvazione di una legge per estendere il servizio militare obbligatorio, lasciando i soldati regolari in uno stato di notevole frustrazione e incertezza.

Yedioth Ahronoth ha citato il padre di un soldato della Brigata d’élite Nahal, attualmente coinvolto nelle operazioni in corso a Rafah, nella parte meridionale di Gaza. Ha espresso preoccupazione per le condizioni affrontate dai soldati e ha affermato: “Nella storia delle guerre israeliane, una situazione del genere non si è mai verificata nemmeno nel 1948 quando i soldati combatterono per dieci mesi consecutivi in condizioni estremamente sfavorevoli“.

Il giornale ha anche riferito di un evento correlato: alcune soldatesse osservatrici di stanza sulle alture settentrionali del Golan sono state inaspettatamente informate che, nonostante il loro congedo fosse programmato per settembre, il loro servizio sarebbe stato prolungato di altri quattro mesi.

Secondo i dati ufficiali israeliani, soggetti a censura militare, dal 7 ottobre sono stati uccisi più di 690 ufficiali e soldati israeliani.

Tuttavia ci sono accuse interne secondo cui l’esercito sta nascondendo la vera portata delle sue perdite che vengono stimate significativamente più elevate.

Lo scorso luglio l’israeliano Channel 12 ha rivelato che dal 7 ottobre erano stati feriti a Gaza 20.000 soldati impegnati nelle operazioni di occupazione, di cui 8.298 classificati come disabili.

Il 12 luglio il gabinetto di guerra israeliano ha approvato una decisione per estendere il servizio militare obbligatorio a tre anni a causa della carenza di personale. Questa decisione sarà presentata al governo per l’approvazione e in seguito portata di fronte alla Knesset (parlamento) per la conversione in legge.

Il genocidio continua

Violando una che chiedeva un cessate il fuoco immediate, Israele ha dovuto affrontare la condanna internazionale durante la sua continua offensiva brutale su Gaza.

Attualmente sotto processo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia per genocidio contro i palestinesi, Israele sta conducendo una guerra devastante su Gaza dal 7 ottobre.

Secondo il Ministero della Salute di Gaza, 39.550 palestinesi sono stati uccisi e 91.280 feriti nel genocidio in corso a Gaza da parte di Israele a partire dal 7 ottobre.

Inoltre, almeno 11.000 persone risultano disperse, presumibilmente morte sotto le macerie delle loro case in tutta la Striscia.

Israele afferma che 1.200 soldati e civili sono stati uccisi durante l’operazione Tempesta di Al-Aqsa il 7 ottobre. I media israeliani hanno pubblicato resoconti che suggeriscono che molti israeliani sono stati uccisi quel giorno da “fuoco amico”.

Le organizzazioni palestinesi e internazionali affermano che la maggior parte delle persone uccise e ferite sono donne e bambini.

La guerra israeliana ha provocato una grave carestia, soprattutto nel nord di Gaza, con conseguente morte di molti palestinesi, per lo più bambini.

L’aggressione israeliana ha anche provocato lo sfollamento forzato di quasi due milioni di persone da tutta la Striscia di Gaza, con la stragrande maggioranza degli sfollati costretti a trasferirsi nella densamente affollata città meridionale di Rafah vicino al confine con l’Egitto, in quello che è diventato il più grande esodo di massa della Palestina dalla Nakba del 1948.

Nel prosieguo della guerra, centinaia di migliaia di palestinesi hanno iniziato a spostarsi dal sud al centro di Gaza in una costante ricerca di sicurezza.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Borrell dell’Unione Europea: “L’UNRWA non è una organizzazione terroristica”

Redazione di Palestine Chronicle

15 luglio 2024 – Palestine Chronicle

L’agenzia Anadolu riferisce che lunedì il responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha ripetuto il rifiuto di etichettare l‘agenzia ONU per i rifugiati palestinesi come “organizzazione terroristica”.

Borrell ha affermato che “rifiutiamo ogni tentativo di etichettare l’UNRWA come ‘organizzazione terroristica’. Come può un’agenzia delle Nazioni Unite essere considerata una organizzazione terroristica?”

Queste considerazioni sono state fatte durante una conferenza congiunta con il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi a Bruxelles ai margini del quindicesimo incontro del Consiglio d’Associazione tra Unione Europea e la Giordania.

Borrell ha anche affermato che l’Unione Europea, insieme ad altri donatori internazionali, continuerà s supportare e finanziare l’UNRWA.

Borrell ha affermato che “concordiamo sul fatto che è fondamentale preservare l’insostituibile ruolo dell’UNRWA in tutta la regione, includendo sicuramente anche la Giordania.”

Non c’è stato alcun commento israeliano immediato sulla dichiarazione di Borrell.

Verso la fine di maggio il parlamento israeliano, la Knesset, ha votato una mozione preliminare per approvare una legge che designi l’UNRWA come “organizzazione terroristica”.

La legge inoltre impone che venga applicata la legge anti-terrorismo all’agenzia dell’ONU e che vengano interrotte tutte le comunicazioni e le relazioni tra Israele e l’agenzia.

Israele ha fatto azioni di lobby per chiudere l’UNRWA, dato che è l’unica agenzia ONU che ha un mandato specifico per occuparsi dei bisogni fondamentali dei rifugiati palestinesi.

Tel Aviv ha ripetutamente equiparato il personale UNRWA ai membri di Hamas con l’obiettivo di screditarlo, ma senza fornire prove delle accuse.

L’UNRWA è stata fondata da una risoluzione ONU nel 1949 e deve fornire assistenza e protezione ai rifugiati nelle sue cinque aree operative: Giordania, Siria, Libano, Cisgiordania e Striscia di Gaza.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Genocidio di Gaza: raccontarne le storie come atto di resistenza all’oppressione e alla pulizia etnica

Benay Blend

14 luglio 2024 – Palestine Chronicle

Il racconto è stato a lungo una tattica nella cassetta degli attrezzi dei popoli colonizzati. Per i sopravvissuti al genocidio attesta la loro esperienza contro quanti negano che l’orrore sia mai esistito.

Quando ho insegnato (1991-1998) nel nord della Louisiana c’era una sopravvissuta del campo di sterminio di Auschwitz, Rozette “Rose” Lopes-Dias Van Thyn (1912-2010), che parlava negli istituti scolastici di quanto aveva vissuto.

Quando morì, Nico Van Thyn pubblicò la sua storia per controbattere a quanti “negano l’Olocausto, giustificano quello che successe, sostengono che si tratta di storia immaginaria” inventata dal popolo ebraico per conquistarsi appoggi. Oggi ci sono sopravvissuti all’Olocausto che credono che “mai più” significhi mai più per chiunque, quindi ora protestano contro il genocidio “di Israele” a Gaza. Per esempio Stephen Kapos, 86 anni, un sopravvissuto allo sterminio nazista nella nativa Ungheria, sostiene che “c’è una questione di responsabilità storica verso l’ingiustizia, il genocidio e il fascismo.”

Kapos denuncia che “se sei indifferente, se non prendi una posizione, senza dubbio sei almeno in parte colpevole e penso che sia imperativo affermare la propria opposizione e persino un certo livello di disagio e di rischi se si vuole essere liberi dalla colpa quando la storia giudicherà quello che sta accadendo.”

Il 9 luglio i nativi partecipanti alla National Native American Boarding School Coalition [Coalizione dei Convitti Nazionali per Nativi Americani] hanno parlato al National Public Radio (NPR) nel corso della trasmissione ‘Native American Calling’ di una legge per creare una commissione per la verità e la riconciliazione che indaghi sulle violenze negli internati per nativi del Canada e degli USA.

Mentre dal Canada hanno cominciato ad emergere racconti, c’è stato un parallelo aumento di persone che negano che quelle atrocità nei convitti siano mai esistiti. In risposta l’avvocatessa cree [tribù di nativi americani, ndt.] Eleanor Sunchild ha sostenuto che la negazione dei collegi residenziali equivale alla negazione dell’Olocausto e quindi dovrebbe essere aggiunta al codice penale come discorso d’odio.

Ciò che tiene insieme queste vicende è la negazione che ne segue da parte dell’oppressore e dei suoi sostenitori. Molto prima del 7 ottobre quello che Vacy Vlazna chiama “la negazione della Palestina” è esistita come strategia “per spazzare via i palestinesi dalla faccia della loro terra ancestrale e avanzare pretese fittizie su tutta la Palestina storica.”

Insieme alla pulizia etnica questa strategia continua come tale anche oggi. Per esempio, all’inizio del genocidio “di Israele” a Gaza, il presidente Biden ha negato l’accuratezza del conteggio del numero di morti da parte del ministero della Sanità [di Gaza], “creando una breccia a favore dei difensori della campagna di bombardamenti indiscriminati di Israele per sminuire la crisi.”

Biden, negando l’accuratezza del calcolo, si è unito ai negazionisti di un altro Olocausto che hanno sostenuto che la Germania non ha ucciso 6 milioni di ebrei. Quel numero è falso, sostengono, è stato creato dagli ebrei per ricevere indennizzi e attenzione.

In risposta il ministero ha pubblicato una lista con i nomi dei 6.747, tra cui 2.664 minori, che sono morti dall’inizio della campagna di bombardamenti al 26 ottobre.

“Ogni nome sulla lista è la storia di una profonda tragedia”, così inizia un’inchiesta di The Incercept. Tuttavia gli scettici non sono rimasti impressionati. Secondo il coordinatore del Consiglio della Sicurezza Nazionale per le comunicazioni strategiche, John Kirby, il ministero esiste in quanto è “un fronte per Hamas”, intendendo che “non possiamo accettare per oro colato niente che venga da Hamas, neanche dal cosiddetto ministero della Sanità.”

“Il sionismo non solo danneggia l’etica delle persone,” ha scritto Steven Salaita. “Inibisce la capacità di comprendere idee semplici riguardo al mondo.” Il primo esempio di questo modo di pensare, la negazione da parte di Biden, illustra come i sionisti vedano nella Palestina una “non-entità o negazione”, quindi non devono essere creduti neppure i suoi racconti.

Data questa logica è futile cercare di convincere i sionisti del contrario. Farlo significa essere etichettati come antisemiti. “Nessun tipo di discorso, dibattito o autodifesa,” scrive Ramzy Baroud, “può avere la possibilità di convincere i sionisti che chiedere la fine dell’occupazione militare della Palestina o lo smantellamento del regime di apartheid israeliana, o qualunque sincera critica alle politiche del governo di destra israeliano non sono di fatto azioni di antisemitismo.”

Dato il suo livello di intransigenza, come possono gli attivisti cambiare la mentalità sionista? Forse la risposta è che non possono. Invece il centro dovrebbe essere posto sui palestinesi stessi, conclude Baroud, sulla loro geografia, sulle complessità della loro politica e sulla ricchezza della loro cultura.”

Poco prima del 7 ottobre il giornalista Mohammed El-Kurd rifletteva sul ruolo della cultura nella liberazione della Palestina. È difficile immaginare ciò che può fare una poesia nella canna di un fucile,” ha ipotizzato, ma ha concluso che “il ruolo degli artisti nei movimenti di liberazione è lo stesso di ogni membro di quel movimento,” l’obbligo di costruire sulle conquiste del passato per avere un impatto sul presente.

In altre parole un obbligo di accettare la responsabilità di “partecipare alla salita”. Riflettendo sul passato El-Kurd rende omaggio al defunto Ghassan Kanafani, la cui capacità di trasformare le sofferenze del popolo palestinese nella letteratura della resistenza si è dimostrata una seria minaccia allo Stato sionista. Nel 1972, mentre viveva in esilio a Beirut, il Mossad collocò una bomba sulla sua auto trasformando in martiri lui e sua nipote.

L’eredità di Kanafani vive nel lavoro del poeta, raccontatore di storie e docente palestinese Refaat Alareer, anche lui ucciso da un bombardamento contro la sua casa il 6 dicembre 2023. In una commemorazione di Alareer Yousef AlJamal ha ricordato le parole del suo maestro: “Perché i palestinesi riescano a mantenere viva la loro memoria e la loro causa devono continuare a raccontare la loro versione della storia.”

“Attualmente a Gaza”, scrive Norman Saadi Nikro, “Israele sta distruggendo le basi istituzionali per la riproduzione e la conservazione della vita sociale e culturale, così come la possibilità amministrativa di conservare i dati e la documentazione attraverso cui si organizza la vita sociale e culturale.”

Distruggendo le case, continua, stanno cancellando oggetti personali attraverso cui le famiglie conservano la propria memoria. In questo contesto il racconto acquisisce importanza, in quanto conserva la narrazione che “Israele” intende distruggere per sostituirla con la propria.

“Come modalità dell’infrastruttura sociale e culturale,” conclude Nikro, “il racconto risuscita la memoria nella vita attraverso pratiche di resistenza alle narrazioni dei predatori.” Ciò collega le persone alla terra com’era una volta, com’è ora e cosa essa sarà in futuro.

Non tutte le storie sono raccontate con parole. Per esempio Reem Anbar, una suonatrice di oud e musicoterapista palestinese di Gaza, attraverso la sua musica “canta storie” della tua terra. Anbar, ora a Manchester, in Gran Bretagna, con il marito, lo scrittore e musicista Louis Brehony, sostiene la Palestina attraverso [il gruppo musicale] Gazelleband, che ha formato insieme a Brehony.

“A Gaza ho due fratelli, uno dei quali con tre figli piccoli, insieme a nonni, zie, zii, cugini e tutti i miei amici e vicini,” spiega Anbar. “Ora tutti loro hanno perso la casa a causa dei bombardamenti.”

Il 13 luglio 2024 Brehony ha postato su Facebook una foto di musicassette nella casa demolita del fratello di Reem a Hayy al-Nasar, a Gaza City. “Non resta altro che ricordi e amore per il luogo,” scrive. “E Rasheed Anbar, Ansam e i tre piccoli eroi, rimasti nonostante tutto nel quartiere.”

Per Reem è stato duro non essere a Gaza con la famiglia e gli amici. “Ho perso molti amici e vicini a causa dei bombardamenti israeliani,” chiarisce. Aggiunge che

Li hanno uccisi e hanno distrutto le loro case. Sono una persona forte ma da ottobre ho percepito un cambiamento nella mia vita. Non posso rilassarmi, sto continuamente pensando alla mia gente. La guerra ha fatto in modo che voglia lavorare di più come musicista palestinese perché esprimiamo il nostro messaggio e le nostre vicende attraverso la musica. Ho vissuto tre guerre e ho molti ricordi da condividere. Provo molte emozioni, ma le incanalo suonando il mio oud e attraverso esibizioni musicali.”

Nonostante le speranze e il massimo impegno di Israele, i palestinesi non hanno ancora dimenticato chi sono. E nessun negazionismo lo può cambiare,” conclude Baroud. Nonostante tutte le distruzioni e le espulsioni, nessuno degli sforzi di “Israele” ha ucciso il racconto.

– Benay Blend ha conseguito il dottorato in Studi Americani all’università del Nuovo Messico. Il suo lavoro accademico include “’Neither Homeland Nor Exile are Words’: ‘Situated Knowledge’ in the Works of Palestinian and Native American Writers” [Né patria né esilio sono parole: ‘saperi situati’ nel lavoro di scrittori palestinesi e americani]” curato da Douglas Vakoch and Sam Mickey (2017). Ha contribuito con questo articolo a The Palestine Chronicle.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Entro 48 ore tutti i centri sanitari di Gaza cesseranno di funzionare – Ministero della Salute

Redazione di Palestine Chronicle

30 giugno 2024 – The Palestine Chronicle

Domenica il Ministero della Sanità di Gaza ha dichiarato che entro 48 ore gli ospedali e le stazioni di ossigeno in tutta la Striscia cesseranno le operazioni in seguito allesaurimento del carburante causato dalla guerra israeliana in corso.

In una dichiarazione il Ministero ha avvertito che entro 48 ore i restanti ospedali, centri sanitari e stazioni di ossigeno smetteranno di funzionare”.

Il Ministero ha osservato che questa situazione è prevista a causa dellesaurimento del carburante necessario per il funzionamento dei generatori, del quale Israele impedisce lingresso a Gaza insieme ad altre forniture essenziali come medicine e cibo, in un quadro di inasprimento delle restrizioni nei confronti della Striscia”.

Ha rilevato che le scorte di carburante sono quasi esaurite nonostante le rigorose misure di austerità attuate dal Ministero per conservare le scorte rimanenti il ​​più a lungo possibile, data l’insufficiente quantità disponibile per il funzionamento”.

Il ministero ha esortato tutte le organizzazioni internazionali e umanitarie pertinenti a intervenire tempestivamente fornendo il carburante necessario, nonché i generatori elettrici e i pezzi di ricambio necessari per la manutenzione”.

Venerdì Hossam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, ha affermato che l’ospedale avrebbe cessato a breve le operazioni a causa della carenza di carburante necessario per i suoi generatori elettrici.

La PRCS evacua

Domenica la Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) ha evacuato la sua sede amministrativa temporanea nel sud della Striscia di Gaza a causa degli attacchi israeliani nella zona.

L’organizzazione “ha evacuato completamente la sua sede amministrativa temporanea nell’area di Mawasi Khan Younis a causa della caduta di schegge sull’edificio e dei bombardamenti diretti, che costituivano un pericolo per il personale che lavora all’interno”, ha affermato sabato su X.

Larea di Al-Mawasi è stata designata dallesercito israeliano come rifugio sicuroper i palestinesi in seguito allinvasione di terra di Rafah allinizio di maggio.

Tuttavia le forze israeliane hanno attaccato l’area da quando i palestinesi già precedentemente sfollati e rifugiatisi a Rafah sono stati costretti a sfollare ad Al-Mawasi.

Genocidio in corso

Attualmente sotto processo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia per genocidio contro i palestinesi, dal 7 ottobre Israele sta conducendo una guerra devastante contro Gaza.

Secondo il Ministero della Sanità di Gaza nel genocidio israeliano in corso a Gaza 37.877 palestinesi sono stati uccisi e 86.969 feriti.

Inoltre in tutta la Striscia almeno 7.000 persone risultano disperse, presumibilmente morte, sotto le macerie delle loro case.

Organizzazioni palestinesi e internazionali affermano che la maggior parte delle persone uccise e ferite sono donne e minori.

La guerra israeliana ha provocato una grave carestia, soprattutto nel nord di Gaza, con la morte di molti palestinesi, soprattutto minori.

Laggressione israeliana ha anche provocato lo sfollamento forzato di quasi due milioni di persone provenienti da tutta la Striscia di Gaza, di cui la stragrande maggioranza costretti a rifugiarsi nella città meridionale, densamente affollata, di Rafah, vicino al confine con lEgitto in quello che è diventato il più grande esodo di massa in Palestina a partire dalla Nakba del 1948.

Israele afferma che il 7 ottobre, durante loperazione ‘Al-Aqsa Flood’ (‘Tempesta di Al-Aqsa’, ndtr.), sono stati uccisi 1.200 soldati e civili. I media israeliani hanno pubblicato rapporti che suggeriscono che quel giorno molti israeliani sarebbero stati uccisi dal fuoco amico”.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Sotto le macerie, imprigionati, sepolti” – a Gaza scomparsi 20.000 minori

Redazione di Palestine Chronicle

25 giugno 2024 – The Palestine Chronicle

Molti di loro sono intrappolati sotto le macerie, imprigionati, sepolti in tombe anonime o separati dalle loro famiglie.

Secondo lorganizzazione non governativa internazionale Save the Children a Gaza oltre 20.000 minori palestinesi risultano dispersi a causa dell’incessante attacco israeliano contro la Striscia.

Molti di loro sono intrappolati sotto le macerie, imprigionati, sepolti in tombe anonime o separati dalle loro famiglie.

In una dichiarazione rilasciata lunedì lorganizzazione benefica con sede nel Regno Unito ha descritto le difficoltà nell’impegno di raccolta e verifica delle informazioni nell’attuale situazione di Gaza, dove continuano gli attacchi terrestri e aerei israeliani.

Lorganizzazione stima che vi siano almeno 17.000 minori non accompagnati e separati dalle loro famiglie, circa 4.000 probabilmente intrappolati sotto le macerie e un numero imprecisato di sepolti in fosse comuni.

“Altri sono stati fatti scomparire con la forza, compreso un numero indefinito di minori arrestati e trasferiti forzatamente fuori da Gaza e la loro ubicazione è sconosciuta alle loro famiglie con denunce di maltrattamenti e torture”, dichiara Save the Children.

Le famiglie sono torturate sulla mancanza di notizie rispetto all’ubicazione dei i loro cari. Nessun genitore dovrebbe essere costretto a scavare tra le macerie o nelle fosse comuni nel tentativo di trovare il corpo del proprio figlio”, afferma Jeremy Stoner, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente.

Nessun bambino dovrebbe trovarsi solo, senza protezione in una zona di guerra. Nessun bambino dovrebbe essere detenuto o tenuto in ostaggio”, aggiunge.

Genocidio a Gaza

Dal 7 ottobre Israele sta conducendo una guerra devastante contro Gaza e oggi è sotto processo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia per genocidio nei confronti dei palestinesi.

Secondo il Ministero della Sanità di Gaza nel genocidio israeliano in corso dal 7 ottobre 37.626 palestinesi sono stati uccisi e 86.098 feriti.

Inoltre in tutta la Striscia almeno 7.000 persone risultano disperse, presumibilmente morte sotto le macerie delle loro case.

Organizzazioni palestinesi e internazionali affermano che la maggior parte delle persone uccise e ferite sono donne e minori.

La guerra israeliana ha provocato una grave carestia, soprattutto nel nord di Gaza, con la morte di molti palestinesi, soprattutto minori.

Laggressione israeliana ha anche provocato lo sfollamento forzato di quasi due milioni di persone provenienti da tutta la Striscia di Gaza, costretti nella stragrande maggioranza a rifugiarsi nella sovraffollata città meridionale di Rafah, vicino al confine con lEgitto – in quello che è diventato il più grande esodo di massa dei palestinesi dalla Nakba del 1948.

Israele afferma che il 7 ottobre durante loperazione Al-Aqsa sono stati uccisi 1.200 soldati e civili. I media israeliani hanno pubblicato rapporti che rivelano come quel giorno molti israeliani siano stati uccisi dal fuoco amico”.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




“Rischi catastrofici”: allarme dall’UNRWA per 330.000 tonnellate di rifiuti accumulati a Gaza

Redazione di The Palestine Chronicle

13 Giugno 2024 – The Palestine Chronicle

L’accesso umanitario senza ostacoli e il cessate il fuoco ora sono fondamentali per ripristinare condizioni di vita umane”.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) ha messo in guardia dai “catastrofici” rischi ambientali e sanitari nella Striscia di Gaza, a causa dell’accumulo di rifiuti nelle aree popolate dell’enclave assediata. “Al 9 giugno, oltre 330.000 tonnellate di rifiuti si sono accumulate nelle aree popolate di Gaza o nelle loro vicinanze, con rischi ambientali e sanitari catastrofici”, ha dichiarato giovedì l’UNRWA in un comunicato. “I bambini rovistano quotidianamente tra i rifiuti”. L’agenzia ONU ha ribadito il suo appello per un cessate il fuoco immediato: “L’accesso umanitario senza ostacoli e il cessate il fuoco adesso sono fondamentali per ripristinare condizioni di vita umane”. In precedenza, l’agenzia aveva dichiarato che i palestinesi di Gaza “hanno vissuto sofferenze incessanti per oltre 8 mesi”, sottolineando che “nessun luogo è sicuro. Le condizioni sono deplorevoli. Cibo, acqua e forniture mediche sono ben lungi dall’essere sufficienti”.

Difficoltà nelle missioni di aiuto

Nel suo ultimo rapporto sulla situazione, l’UNRWA ha dichiarato che tra l’1 e il 6 giugno, delle 17 missioni coordinate di assistenza umanitaria nel nord di Gaza, otto (47%) sono state agevolate dalle autorità israeliane, a tre (18%) è stato negato l’accesso, quattro (23%) sono state ostacolate e due (12%) annullate, “per motivi operativi o di sicurezza”. Citando l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), l’UNRWA ha affermato che delle 74 missioni di assistenza umanitaria coordinate nelle aree del sud di Gaza le autorità israeliane ne hanno agevolate 52 (70%), 3 (4%) sono state negate, 12 (16%) sono state ostacolate e 7 (10%) sono state annullate. “Molte missioni classificate come ostacolate hanno subito ritardi prolungati, alcuni dei quali hanno raggiunto le nove ore in luoghi sensibili e insicuri, mettendo il personale umanitario a rischio di sicurezza”, si legge nel rapporto.

Un numero impressionante di morti

Secondo il Ministero della Sanità di Gaza 37.232 palestinesi sono stati uccisi e 85.037 feriti nel genocidio in corso a Gaza dal 7 ottobre. Inoltre almeno 11.000 persone sono disperse, presumibilmente morte sotto le macerie delle loro case in tutta la Striscia. Le organizzazioni palestinesi e internazionali affermano che la maggior parte delle persone uccise e ferite sono donne e bambini. La guerra israeliana ha provocato una carestia acuta, soprattutto nel nord di Gaza, causando la morte di molti palestinesi, soprattutto bambini. L’aggressione israeliana ha anche provocato lo sfollamento forzato di quasi due milioni di persone da tutta la Striscia di Gaza, con la stragrande maggioranza degli sfollati costretti nella città meridionale di Rafah, densamente affollata e vicina al confine con l’Egitto, in quello che è diventato il più grande esodo di massa della Palestina dalla Nakba del 1948. Israele afferma che 1.200 soldati e civili sono stati uccisi durante l’operazione “Inondazione di Al-Aqsa” del 7 ottobre. I media israeliani hanno pubblicato rapporti che suggeriscono che molti israeliani sono stati uccisi quel giorno da “fuoco amico”.

(traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)




Aggiornamento sulla Cisgiordania – Due giovani uccisi, diversi arrestati, città saccheggiate dalle forze israeliane

Redazione di Palestine Chronicle

2 giugno 2024 Palestine Chronicle

Secondo l’agenzia di stampa ufficiale palestinese WAFA il numero dei palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania dal 7 ottobre è salito a 521, tra cui 131 minori.

Due giovani palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione israeliane nella città di Gerico, nella Cisgiordania occupata.

Secondo l’agenzia di stampa ufficiale palestinese WAFA sabato notte le forze israeliane hanno fatto irruzione nel campo profughi di Aqabat Jaber e hanno aperto il fuoco su due giovani vicino al cimitero occidentale.

Uno dei giovani, Ahmed Hamidat, 15 anni, è stato ucciso e Mohammed Al-Baytar, 17 anni, è rimasto ferito ma è morto domenica mattina presto a causa delle ferite. Al-Baytar è stato arrestato dopo che è stato impedito alle squadre sanitarie di raggiungerlo.

Al-Baytar è stato trasportato in condizioni critiche dalle forze israeliane in un ospedale della Gerusalemme occupata, dove è morto.

Con l’uccisione di Al-Baytar, il numero dei palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania dal 7 ottobre è salito a 521, tra cui 131 minori, ha riferito WAFA.

Raid nelle città

Le forze di occupazione israeliane hanno preso dassalto diverse città nel territorio occupato, tra cui la città di Jaba, a sud di Jenin e Beit Ummar, a nord di Hebron (Al Khalil).

A Jabale forze israeliane hanno arrestato due palestinesi, Baraa Malaysha e Adnan Khaliliya.

Coloni ebrei illegali hanno attaccato le case palestinesi nel villaggio di Madaman, nella Cisgiordania occupata. Dopo l’attacco le forze israeliane hanno preso d’assalto il villaggio. I filmati condivisi dal Quds News Network (QNN) mostrano veicoli militari che sfrecciano per le strade della città.

Diversi arrestati

Secondo WAFA le forze israeliane hanno arrestato durante la notte e fino a domenica mattina 15 palestinesi nel corso delle operazioni in diverse aree della Cisgiordania occupata.

La Commissione per gli Affari dei Detenuti e degli Ex Detenuti e la Associazione dei Prigionieri Palestinesi (PPS) hanno affermato in una dichiarazione congiunta che le operazioni di arresto hanno avuto luogo nei governatorati di Jenin, Hebron, Betlemme e Nablus.

Dal 7 ottobre 2023 il numero totale di palestinesi arrestati nella Cisgiordania occupata è salito a oltre 8.985, riferisce WAFA.

Casa demolita

Domenica le forze di occupazione hanno demolito anche la casa di Ghassan al-Atrash nel villaggio di Al-Walaja, a sud-ovest di Gerusalemme.

Secondo WAFA Khader Al-Araj, capo del consiglio del villaggio di Al-Walaja, ha detto che un grande contingente di soldati israeliani, accompagnati da un bulldozer militare, ha fatto irruzione nel quartiere Ain Juwaiza del villaggio. Hanno proceduto alla demolizione della casa di Al-Atrash, un abitante del luogo, che misurava circa 120 metri quadrati.

Al-Araj afferma che le autorità di occupazione israeliane impiegano spesso tali misure per tormentare gli abitanti e spingerli a lasciare il villaggio, adducendo futili pretesti per le demolizioni.

Le autorità israeliane rifiutano di consentire praticamente qualsiasi costruzione palestinese nellArea C, che costituisce il 60% della Cisgiordania occupata e rientra sotto il pieno controllo militare israeliano, riferisce WAFA. Ciò ha costretto i residenti a costruire senza ottenere permessi, raramente concessi, per fornire riparo alle loro famiglie.

Terreni agricoli dati alle fiamme

Wafa fa sapere che nel frattempo coloni ebrei illegali hanno appiccato il fuoco a terreni agricoli nel villaggio di Duma, a sud di Nablus.

Suleiman Dawabsheh, capo del Consiglio del villaggio di Duma, ha detto che i coloni hanno appiccato incendi nel terreno agricolo a ovest del villaggio, coltivato ad ulivi e grano.

Dawabsheh afferma che i coloni hanno impedito agli abitanti del villaggio di accedere ai terreni in fiamme.

In un precedente incidente, circa due mesi fa, i coloni avevano incendiato la stessa zona. In quell’occasione le forze di occupazione israeliane non hanno permesso alle squadre di protezione civile di avvicinarsi e spegnere lincendio, riporta WAFA.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




‘Peggioramento delle condizioni’. A Gaza due bambini muoiono per l’aumento delle temperature

Redazione di Palestine Chronicle

28 aprile 2024 – Palestine Chronicle

Due bambini sarebbero morti a causa dell’insolita ondata di caldo nella Striscia di Gaza assediata, mentre il ministero della Salute palestinese segnala che l’acqua non potabile sta mettendo a rischio le vite degli abitanti.

Domenica l’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) ha dichiarato su X che “con il salire delle temperature le condizioni di vita a Gaza stanno peggiorando.”.

Philippe Lazzarini, il commissario generale dell’UNRWA, ha detto: “Ci è stata segnalata la morte di almeno due bambini a causa del caldo eccessivo.”

Cos’altro c’è da sopportare: morte, fame, malattie, sfollamenti e adesso vivere in strutture simili a serre sotto un sole cocente,” ha sottolineato.

Lazzarini ha spiegato che negli ultimi giorni “a Gaza c’è stata un’insolita ondata di caldo che ha reso le già disumane condizioni di vita persino peggiori per il milione e mezzo di persone che a Rafah vivono sotto teloni di plastica. Non possiamo permettere oltre a queste sofferenze che si proceda con una massiccia operazione militare. Questa guerra deve finire, si è già aspettato troppo un cessate il fuoco a Gaza.”

Nessuna possibilità di potabilizzare l’acqua

Sabato il ministero della Salute palestinese ha detto che con la chiusura del laboratorio per la salute pubblica e con l’impossibilità di testare la potabilità dell’acqua, oltre al “divieto di ingresso del cloro”, o altre alternative per trattare l’acqua potabile, attuato da Israele, “tutti gli abitanti della Striscia di Gaza stanno usando acqua contaminata mettendo a repentaglio la propria vita.”

Il ministero ha anche messo in guardia sulla diffusione di malattie risultanti dalle acque reflue e dall’accumulo di rifiuti in strada e fra le tende degli sfollati.”

Il ministero ha detto che tutto ciò va ad aggiungersi “alla diffusione di rettili e insetti e all’aumento delle temperature, una situazione che “segnala un imminente disastro sanitario”.

Mercoledì il ministero ha comunicato casi di meningite ed epatite.

Oltre 34.000 morti

Al momento presso la Corte Internazionale di Giustizia è stata intentata una denuncia per il genocidio dei palestinesi contro Israele, che dal 7 ottobre ha scatenato una guerra devastante a Gaza.

Secondo il ministero della Salute di Gaza sono stati uccisi 34.454 e feriti 77.575 palestinesi nell’attuale genocidio attuato da Israele a Gaza iniziato il 7 ottobre.

Inoltre ci sono almeno 7.000 dispersi, presumibilmente morti sotto le macerie delle loro case in tutta la Striscia.

Organizzazioni palestinesi e internazionali dicono che la maggioranza dei morti e dei feriti sono donne e bambini.

La guerra israeliana ha causato una gravissima carestia, specialmente nel nord di Gaza, provocando la morte di molti palestinesi, quasi tutti bambini.

L’aggressione israeliana ha inoltre causato lo sfollamento forzato di circa due milioni di persone in tutta la Striscia, dove la maggioranza è stata costretta a concentrarsi nella già sovraffollata città di Rafah, vicino al confine con l’Egitto in quello che è diventato il più ampio esodo di massa palestinese dalla Nakba del 1948.

Israele dice che 1.200 fra soldati e civili sono stati uccisi il 7 ottobre durante l’operazione Diluvio Al-Aqsa. I media israeliani hanno pubblicato resoconti che suggeriscono che quel giorno molti degli israeliani sono stati uccisi dal ‘fuoco amico’.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




#AbandonBiden: Gaza sarà il fattore decisivo nelle elezioni americane?

Robert Inlakesh

27 febbraio 2024 – Palestine Chronicle

NOTA DEL DIRETTORE: Martedì lagenzia di stampa Reuters ha riferito che un alto consigliere della campagna del presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha affermato che la loro campagna è stata danneggiata dal sostegno del presidente a Israele.

Sulla base delle interviste a nove mesi dalle elezioni il problema si sta aggravando mentre lopposizione di Biden alla richiesta di un cessate il fuoco permanente continua a suscitare rabbia in una coalizione di elettori che ha favorito la sua vittoria nel 2020, dai neri americani agli attivisti musulmani, fondamentali per la vittoria nel Michigan, ai giovani elettori, ha riferito Reuters.

Nel seguente rapporto di Robert Inlakesh approfondiamo la questione sul come il voto americano arabo/musulmano potrebbe influenzare le possibilità di una rielezione di Biden in relazione alla posizione della sua amministrazione sul genocidio israeliano in corso a Gaza.

A meno di un anno dalle elezioni presidenziali americane la candidatura per la rielezione di Joe Biden è messa in discussione dagli elettori musulmani e arabo americani che ritengono che il loro attuale presidente li abbia traditi.

Allinizio di dicembre i leader musulmano americani di tutti gli Stati Uniti hanno lanciato la campagna #AbandonBiden, nel tentativo di porre il presidente degli Stati Uniti di fronte alle sue responsabilità riguardo il suo rifiuto di porre fine allo spargimento di sangue a Gaza. Mentre la campagna cresceva figure di spicco musulmane e arabe allinterno del Paese hanno cominciato a esprimere pubblicamente il ritiro della loro intenzione di voto per il candidato del Partito Democratico, per nulla turbate dallaccusa che avrebbero consentito una vittoria dellex presidente repubblicano Donald Trump.

Come ha affermato linfluente comico egiziano americano Bassem Yousef, tutto ciò che abbiamo chiesto (a Joe Biden) è un cessate il fuoco. Porre fine al massacro. Porre fine al massacro. Adesso vuoi ricattarci con i diritti in materia di riproduzione e i diritti delle minoranze?”.

Ha concluso il suo discorso affermando: non mi farò ricattare attraverso le affermazioni che starei permettendo a Trump di vincere, i democratici hanno fatto tutto da soli e non possono continuare a fingere di essere dalla nostra parte”.

Sebbene i media statunitensi abbiano cercato di minimizzare l’efficacia della campagna Abandon Biden, le conseguenze per il Partito Democratico sono ormai inevitabili. A Dearborn, nel Michigan, Abdullah Hammoud, il sindaco eletto nel luogo di maggiore concentrazione di elettori arabi di uno Stato decisivo anche per questa ragione, si è rifiutato insieme a molti altri leader arabo americani di incontrare a gennaio Joe Biden.

Voice of America, finanziata dallo Stato americano, ha persino iniziato a parlare dell’uscita degli arabo americani dal Partito Democratico, pubblicando un articolo intitolato “Biden non farà pressioni per il cessate il fuoco a Gaza e di conseguenza Trump potrebbe vincere”, in cui si riferisce che gli arabo americani che in passato hanno votato democratico provano dolore e senso di tradimento, una rabbia cocente e una forte avversione a votare per Biden”.

In una nazione di circa 3,7 milioni di cittadini arabi, secondo i dati raccolti dallArab American Institute, questo gruppo minoritario, apparentemente piccolo, in tempo di elezioni potrebbe fare unenorme differenza per la campagna di Biden.

Oltre agli arabo americani, che sono una popolazione a maggioranza cristiana, il Council on American-Islamic Relations (CAIR) ha pubblicato dati che indicano che negli Stati Uniti sono registrati circa 2 milioni di elettori musulmani. Da parte di entrambe le popolazioni, spesso erroneamente confuse, dato che sono in maggioranza sovrapponibili, è stato ampiamente espresso il malcontento per la gestione della guerra a Gaza da parte dellamministrazione Biden.

Come già rilevato, durante le elezioni presidenziali del 2020 Joe Biden è riuscito a vincere nello Stato del Michigan con un sottile margine di 150.000 voti. Questa volta si dice che nel Michigan ci siano oltre 206.000 elettori musulmani americani registrati e molti di loro nel 2020 hanno votato democratico.

Da tenere in considerazione nellequazione è anche il fatto che i leader arabo-americani hanno svolto e stanno svolgendo un ruolo nel parlare ai loro connazionali americani di ogni ceto sociale, convincendoli ad adottare la stessa posizione contro Joe Biden; per metterlo di fronte alla sua responsabilità riguardo a ciò che ha permesso che Israele facesse a Gaza.

Più in generale, circa l80% degli americani ha espresso il desiderio di un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Ora, con leccezione di alcuni piccoli Paesi insulari, sono Israele e lamministrazione statunitense Biden a restare isolati davanti alle Nazioni Unite sulla questione del cessate il fuoco. Questo mentre gli Stati Uniti hanno usato ancora una volta il loro potere di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per respingere una proposta algerina che chiedeva la cessazione immediata delle ostilità.

– Robert Inlakesh è un giornalista, scrittore e regista di documentari. Si occupa di Medio Oriente in particolare della Palestina. Ha scritto questo articolo per The Palestine Chronicle.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Unicef: La malnutrizione in aumento minaccia la vita dei minori a Gaza

Redazione di Palestine Chronicle

 20 febbraio 2024 – Palestine Chronicle

L’UNICEF afferma che la scarsità di cibo e di acqua potabile sta mettendo in pericolo l’alimentazione e il sistema immunitario di donne e bambini e comporta un aumento della malnutrizione acuta

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) afferma che nella Striscia di Gaza il forte aumento della malnutrizione tra i bambini, le donne gravide e in allattamento pone in grave pericolo la loro salute.

Citando una nuova analisi complessiva resa nota dal Global Nutrition Cluster [Gruppo per la Nutrizione Globale], l’UNICEF afferma che, mentre il conflitto in corso a Gaza entra nella ventesima settimana, cibo e acqua potabile sono diventati assolutamente scarsi e le malattie dilagano.

Ciò “compromette l’alimentazione e il sistema immunitario di donne e bambini e comporta un aumento della malnutrizione acuta,” ha affermato lunedì l’UNICEF in un comunicato.

Il rapporto “Gaza: Vulnerabilità Nutrizionale e Analisi della Situazione” rileva che le condizioni sono particolarmente gravi nel nord della Striscia di Gaza, che è stata quasi completamente tagliata fuori per settimane dagli aiuti.

“Controlli nutrizionali condotti nei rifugi e nei centri sanitari del nord hanno rilevato che il 15,6%, o 1 bambino su 6 sotto i due anni di età, è gravemente malnutrito,” sostiene il comunicato.

Di questi quasi il 3% soffre di “un grave deperimento, la forma di malnutrizione potenzialmente più letale,” che mette ad altissimo rischio di complicanze mediche e morte i bambini piccoli se non ricevono cure urgenti.

“Poiché i dati sono stati raccolti a gennaio, la situazione probabilmente oggi è persino più grave.”

Controlli simili effettuati nel sud della Striscia di Gaza, a Rafah, dove i soccorsi sono stati più accessibili,“ hanno rilevato che il 5% dei bambini sotto i 2 anni sono gravemente malnutriti.”

Morti infantili evitabili

L’UNICEF afferma che questa è una prova evidente che l’accesso agli aiuti umanitari è necessario e può aiutare ad evitare le conseguenze peggiori.

“Ciò rafforza anche gli appelli delle agenzie [umanitarie] per proteggere Rafah dalla minaccia di operazioni militari più intense,” aggiunge.

“La Striscia di Gaza sta per assistere a un aumento esponenziale di morti infantili evitabili che aggraverebbe il già intollerabile livello di bambini uccisi a Gaza,” afferma il vicedirettore esecutivo per le Azioni Umanitarie e le Operazioni di Approvvigionamento dell’UNICEF, Ted Chaiban.

“Per settimane abbiamo avvertito che la Striscia di Gaza è sull’orlo di una crisi alimentare,” sottolinea Chaiban.

“Se il conflitto non finisce adesso l’alimentazione dei bambini continuerà a ridursi, portando alla morte evitabile o a problemi di salute che colpiranno i bambini di Gaza per il resto della loro vita e avranno potenzialmente conseguenze per le future generazioni.

Quantità di cibo ridotte

Il comunicato aggiunge che c’è un alto rischio che la malnutrizione continui ad aumentare nella Striscia di Gaza a causa dell’allarmante mancanza di cibo, acqua e servizi sanitari e nutrizionali.

Al momento “il 90% dei bambini al di sotto dei 2 anni d’età e il 95% delle donne gravide e in allattamento deve affrontare una gravissima carenza di cibo; il 95% delle famiglie riceve una limitata quantità di alimenti, il 64% delle famiglie consuma solo un pasto al giorno; oltre il 95% delle famiglie afferma di aver ridotto la quantità di cibo degli adulti per garantire che i bambini piccoli possano alimentarsi.

La vicedirettrice esecutiva dei Programmi Operativi del WFP, Valerie Guarnieri, afferma che il forte aumento della malnutrizione “che stiamo vedendo a Gaza è pericoloso e assolutamente evitabile.”

Afferma che in particolare bambini e donne hanno bisogno di un accesso costante a cibo sano, acqua potabile e servizi per la salute e la nutrizione.

“Perché ciò avvenga abbiamo bisogno di un deciso miglioramento dell’accesso alla sicurezza e umanitario e un maggior numero di punti di accesso per gli aiuti a Gaza.”

Il rapporto riscontra che almeno il 90% dei bambini con meno di cinque anni è colpito da una o più malattie infettive. Il 70% ha avuto la diarrea nelle ultime due settimane, un incremento di 23 volte rispetto ai dati del 2022.

Fame e malattie

“Fame e malattie sono una combinazione letale,” afferma il dott. Mike Ryan, direttore esecutivo del Programma di Emergenza Alimentare dell’OMS.

“Bambini affamati, indeboliti e profondamente traumatizzati sono più soggetti ad ammalarsi, e bambini malati, soprattutto con la diarrea, non possono assorbire bene le sostanze nutritive. È pericoloso, e tragico, e sta avvenendo sotto i nostri occhi.”

UNICEF, WFP e OMS invocano un accesso sicuro, senza ostacoli e costante per distribuire urgentemente assistenza umanitaria multisettoriale nella Striscia di Gaza, afferma la dichiarazione.

“Un immediato cessate il fuoco umanitario continua a rappresentare la migliore possibilità di salvare vite e porre fine alle sofferenze,” sottolinea.

Numero di vittime in crescita

Secondo il ministero della Sanità di Gaza 29.092 palestinesi sono stati uccisi e 69.028 feriti nel genocidio israeliano in corso a Gaza iniziato il 7 ottobre.

Inoltre almeno 7.000 persone sono disperse, presumibilmente morte sotto le macerie delle loro case nella Striscia.

Organizzazioni palestinesi e internazionali affermano che la maggioranza dei morti e feriti sono donne e bambini.

L’aggressione israeliana ha comportato anche l’evacuazione forzata di quasi due milioni di persone da tutta la Striscia di Gaza, e la grande maggioranza dei profughi sono stati ammassati nella sovraffollata città meridionale di Rafah, nei pressi del confine con l’Egitto, in quello che è diventato il più grande esodo di massa dei palestinesi dalla Nakba [la catastrofe, la pulizia etnica da cui è nato Israele, ndt.] del 1948.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)