Decine di feriti durante violente incursioni israeliane a Gerusalemme est.

Redazione di Al Jazeera

19 ottobre 2021 – Al Jazeera

Decine di feriti e arrestati nei raid israeliani contro palestinesi presso la Porta di Damasco e nelle zone circostanti.

Gerusalemme est occupata – Per il secondo giorno di seguito forze israeliane hanno fatto violentemente irruzione alla Porta di Damasco e nelle vie adiacenti a Gerusalemme est occupata durante una festa nazionale palestinese che ricorda la nascita del profeta Maometto.

Secondo media locali martedì almeno 22 palestinesi sono rimasti feriti e 25, in maggioranza minorenni, sono stati arrestati.

Immagini e video ampiamente diffusi mostrano le forze israeliane che lunedì hanno arrestato e aggredito con violenza giovani, maschi e femmine, picchiato passanti con manganelli, inseguito bambini e famiglie, fatto irruzione nella principale strada commerciale e lanciato indiscriminatamente lacrimogeni e granate assordanti contro la folla. Hanno aggredito anche personale sanitario.

Sia lunedì che martedì presso la Porta di Damasco, uno dei pochi spazi pubblici in cui i palestinesi della città si riuniscono, si svolgevano attività rivolte a famiglie e bambini per celebrare la nascita del profeta.

Secondo i media locali la situazione è palesemente peggiorata nella zona lunedì pomeriggio, quando le forze di occupazione israeliane hanno ferito almeno 49 palestinesi e ne hanno arrestati 10.

Le fonti di informazione locali hanno detto che lunedì il personale sanitario ha dovuto trattare ferite da proiettili di metallo ricoperti di gomma e 19 ferite da schegge di bombe stordenti, così come decine di vittime di aggressioni fisiche.

Almeno due giornalisti del posto sono stati violentemente arrestati mentre informavano sugli eventi.

Ci sono stati arresti giorno e notte presso la Porta di Damasco e nelle zone limitrofe, mentre la rabbia dei palestinesi montava a causa della profanazione di tombe nello storico cimitero musulmano presso la Città Vecchia, su parte del quale è stato costruito un parco nazionale. Il 10 ottobre il Comune di Gerusalemme, controllato da Israele, ha iniziato l’ultima serie di scavi nel cimitero.

Tuttavia negli ultimi giorni la situazione è peggiorata, in quanto le forze israeliane hanno fatto violentemente irruzione e cacciato i palestinesi dai pochi luoghi pubblici a loro accessibili nella Gerusalemme est occupata, compresa la Porta di Damasco e via Salah al-Din.

“La Porta di Damasco, nei pressi della Città Vecchia di Gerusalemme, è un luogo in cui i giovani palestinesi amano riunirsi alla sera e socializzare con gli amici, ma negli ultimi mesi la polizia israeliana e le forze speciali li hanno obbligati con la violenza a disperdersi per fare posto ai coloni israeliani che entrano nella Città Vecchia,” dice ad Al Jazeera Jawad Siam del Centro Wadi Helweh nella Gerusalemme est occupata, che monitora le violenze contro i palestinesi.

Siam afferma che nelle ultime due settimane il centro ha registrato l’arresto di più di 82 minori, un numero significativo dei quali con meno di 13 anni.

Durante l’espulsione forzata sono stati impiegati anche cani poliziotto e idranti di “skunk water”, che spruzzano acqua puzzolente molto persistente.

I palestinesi sono andati alla Porta di Damasco non solo per socializzare, si sono riuniti lì anche per decidere azioni di sfida contro l’occupazione israeliana e le sue leggi e pratiche discriminatorie che favoriscono i coloni ebrei rispetto ai palestinesi.

Siam ha affermato che un certo numero di palestinesi è stato anche arrestato, aggredito e cacciato dal complesso della moschea di Al-Aqsa nella Città Vecchia per aver gridato “Allahu Akbar” [Allah è grande] mentre coloni israeliani entravano e iniziavano a pregare sul terreno del terzo luogo più sacro per l’islam. L’iniziativa dei coloni ha violato l’“accordo sullo status quo” tra l’occupazione israeliana e l’autorità religiosa giordana del Waqf, che amministra il complesso della moschea.

Due poliziotti israeliani sono indagati dal Nucleo Investigativo della Polizia Israeliana per uso eccessivo della forza contro i palestinesi.

Non potete sedervi qui”

La scorsa settimana Hussein al-Zeer, 20 anni, del quartiere di Silwan a Gerusalemme, era seduto con i suoi amici nei pressi della Porta di Damasco a godersi una serata all’aperto.

Racconta ad Al Jazeera che una decina circa di poliziotti di frontiera israeliani armati di bastoni, bombe assordanti e candelotti lacrimogeni li ha aggrediti ed ha ordinato loro di disperdersi.

Quelli che si sono rifiutati di andarsene o hanno filmato l’aggressione sono stati picchiati, alcuni arrestati. “Fin dall’inizio sono stati aggressivi e non ci hanno neppure lasciato il tempo di andarcene. Mi hanno picchiato su tutto il corpo con il calcio dei fucili e a pugni,” ha ricordato al-Zeer.

“Hanno detto che non avevamo il permesso di stare seduti lì e se fossimo rimasti ci avrebbero arrestati. Quando un mio amico si è messo a discutere sul perché non potessimo stare seduti lì hanno iniziato a picchiarlo. Ce ne siamo andati ma poi siamo tornati. Perché è consentito solo ai coloni ebrei di sedersi e andare dove vogliono nella Gerusalemme est occupata?” chiede al-Zeer.

“Ti puoi immaginare le proteste a livello internazionale se un antico cimitero ebraico in Europa venisse profanato per costruirci un parco,” dice Siam.

Grandi disparità”

Secondo un rapporto del Programma di Sviluppo dell’ONU (UNDP) reso noto nel 2016 insieme all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), le autorità israeliane a Gerusalemme destinano solo il 10% del loro bilancio alla Gerusalemme est occupata, mentre il resto va a Gerusalemme ovest.

“Ci sono grandi disparità socio-economiche tra le due zone, fino al punto che potrebbero essere classificate in due categorie di sviluppo umano molto diverse,” afferma il rapporto.

In base alle leggi internazionali le colonie israeliane e il trasferimento di coloni in un territorio occupato sono illegali e l’annessione informale di Gerusalemme est è stata dichiarata nulla e non valida dalla risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

“Le politiche che discriminano la popolazione palestinese sono prevalenti,” afferma il rapporto dell’UNDP. “Queste leggi sono state architettate specificamente per impedire ai palestinesi gerosolimitani di sviluppare una comunità unita, sicura e florida, con identità, cultura ed economia forti, basate sulla coesione sociale comunitaria.

“Al contrario un sistema discriminatorio di permessi e divisione in zone, una legge della cittadinanza ineguale, una limitata autonomia municipale, la costruzione della barriera di separazione e piani urbanistici escludenti hanno contribuito a creare una zona di Gerusalemme sempre più inabitabile.”

Una gioventù sicura di sé

L’attivista sociale e storico Ehab Jallad di Gerusalemme afferma che l’incontro di giovani nella Città Vecchia non riguarda solo la socializzazione e l’esercizio dei loro diritti, ma anche una presa di posizione politica. “Riguarda questa generazione di palestinesi che prende il controllo del proprio destino e resiste a livello di base,” dice Jallad ad Al Jazeera.

“Stanno adottando azioni non violente e di disobbedienza civile, dimostrando non solo agli israeliani, ma anche ad altri palestinesi, come perseguire la libertà lottando contro l’occupazione. Sono consapevoli della continua ebraizzazione di Gerusalemme est a spese della popolazione palestinese.”

Siam, del Centro Wadi Helweh, sostiene che dall’attacco israeliano di maggio contro Gaza i palestinesi sono diventati più sicuri di sé.

“Gli israeliani hanno perso il controllo della situazione e questa generazione, mentre è disposta al compromesso, non tornerà a farsi intimidire. La prossima generazione non sarà così disposta al compromesso,” afferma Siam. “A maggio abbiamo visto che siamo in grado di imporci e di lavorare per un futuro di libertà.”

Siam spiega che i palestinesi hanno resistito in modi diversi: alcuni hanno documentato gli scontri; altri hanno partecipato alle proteste; altri ancora hanno invece lanciato pietre contro i soldati israeliani. “Non aspettiamo che l’Europa e gli americani ci dicano cosa fare o ci ordinino come dobbiamo agire, mentre siamo stanchi di comportamenti di parte e di un trattamento di favore per Israele. Non ci aspettiamo neppure che il mondo arabo e i nostri correligionari musulmani ci sostengano. Al contrario, stiamo forgiando il nostro percorso a modo nostro.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Rapporto OCHA del periodo 24 agosto – 6 settembre 2021

In Cisgiordania, le forze israeliane hanno sparato ed ucciso due palestinesi, uno era un ragazzo

[seguono dettagli]. Durante un’operazione notturna, condotta il 24 agosto nel Campo profughi di Balata (Nablus), forze israeliane hanno sparato uccidendo un ragazzo di 15 anni che, esse dicono, cercava di lanciare un oggetto contro i soldati. Fonti locali dicono che [il ragazzo] non fosse coinvolto nell’operazione, ma semplice spettatore. Il 2 settembre, vicino a un cancello della Barriera che conduce a Beit ‘Ur, nel villaggio di Tahta (Ramallah), un palestinese di 39 anni è stato ucciso mentre tornava dal lavoro in Israele. L’esercito israeliano ha affermato che i soldati hanno sparato a un individuo “sospetto” che aveva cercato di appiccare un incendio lungo l’autostrada, e che [l’esercito] ha aperto un’indagine sull’episodio. In Cisgiordania, dall’inizio dell’anno ad oggi, 57 palestinesi, tra cui 12 minori, sono stati uccisi dalle forze israeliane con armi da fuoco.

Nei pressi [ed all’interno] della recinzione perimetrale israeliana che circonda la Striscia di Gaza, le forze israeliane hanno sparato e ucciso un palestinese e ferito oltre 70 altri; altri due palestinesi sono morti, per ferite riportate in circostanze simili prima del periodo di riferimento [di questo Rapporto]. È morto anche un soldato israeliano che, il 21 agosto, era stato colpito da un cecchino palestinese. In più occasioni, a quanto riferito, i manifestanti palestinesi hanno fatto scoppiare esplosivi o fuochi d’artificio ed hanno lanciato pietre e altri oggetti verso la recinzione; le forze israeliane hanno sparato proiettili veri, proiettili ricoperti di gomma e lacrimogeni.

In Cisgiordania, complessivamente, le forze israeliane hanno ferito 288 palestinesi [seguono dettagli]. La stragrande maggioranza (273) dei feriti accertati è da collegare alle reiterate proteste in corso contro le attività di insediamento [colonico] vicino al villaggio di Beita (Nablus). Altre quattro persone (due sono ragazzi) sono state ferite durante le operazioni di ricerca-arresto condotte nei governatorati di Jenin, Nablus e Betlemme; i rimanenti [dei 288] sono rimasti feriti in altri episodi. Dei feriti palestinesi, sei sono stati colpiti con proiettili veri, 44 con proiettili di gomma; i rimanenti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeno o per aggressione fisica. Nella città di Abu Dis (Gerusalemme), un soldato israeliano è stato ferito durante un’operazione di ricerca-arresto. Oltre ai 288 palestinesi feriti direttamente dalle forze israeliane, 47 sono rimasti feriti a Beita, sia mentre scappavano dalle forze israeliane sia in circostanze che non è stato possibile verificare.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 118 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 134 palestinesi. La maggior parte delle operazioni sono state condotte nei governatorati di Gerusalemme ed Hebron. Il 1° settembre, le forze israeliane hanno fatto irruzione in una scuola del quartiere di Wadi Al Joz, a Gerusalemme Est, hanno arrestato il preside e un impiegato della scuola, ed hanno sequestrato computer e documenti.

Gruppi armati palestinesi hanno appiccato incendi in Israele lanciando palloni incendiari; le forze israeliane hanno effettuato attacchi aerei su Gaza, secondo quanto riferito, contro siti militari e campi aperti, causando lievi danni a tre case. In almeno 12 occasioni, vicino alla recinzione perimetrale e al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [imposte ai palestinesi]: un pescatore è stato ferito.

In Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, a causa della mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato o costretto i proprietari a demolire 31 strutture di proprietà palestinese [seguono dettagli]. Sono state sfollate 30 persone, tra cui 21 minori, e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di altre 130 circa. Tutti gli sfollamenti sono stati registrati a Gerusalemme Est, a seguito della demolizione di cinque abitazioni, tre delle quali sono state demolite dagli stessi proprietari per evitare multe. Il 28 agosto, nella zona di Beit Hanina a Gerusalemme, un ragazzo palestinese di 17 anni che stava aiutando i suoi vicini a demolire la loro casa (come ordinato loro dalle autorità israeliane) è morto per la caduta di un muro di cemento. In Area C, la demolizione di 23 strutture, tra cui otto rifugi per animali a Khirbet Ar Rahwa (Hebron) e Ibziq (Tubas), ha interessato dieci Comunità. L’ultima di queste località si trova in un’area designata dalle autorità israeliane come “zona di tiro” utilizzata per l’addestramento militare.

Persone note o ritenute coloni israeliani hanno danneggiato proprietà palestinesi in molteplici episodi [seguono dettagli]. Fonti locali indicano che, complessivamente, almeno 650 alberi di proprietà palestinese sono stati vandalizzati ad At Taybe (Hebron) e Jamma’in (Nablus). Sempre a Hebron, nell’area H2 della città, sono stati danneggiati nove veicoli; a Khirbet Bir al Idd (Hebron) il conducente di una autocisterna per acqua è stato attaccato ed un serbatoio mobile d’acqua è stato danneggiato. In due episodi sono state vandalizzate condutture dell’acqua ed una serra; ad Al Lubban ash Sharqiya (Nablus) sono stati rubati attrezzi agricoli; a Silat adh Dhahr (Jenin), almeno due case e un veicolo sono stati danneggiati da pietre lanciate da coloni.

Persone note o ritenute palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani in transito nei governatorati di Hebron e Ramallah, ferendo due colone. Inoltre, secondo fonti israeliane, il lancio di pietre ha danneggiato 14 auto israeliane.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 6 settembre, sei palestinesi sono evasi da una prigione israeliana. Dopo questo fatto, le autorità israeliane hanno arrestato alcuni parenti, hanno annullato le visite dei familiari ed hanno trasferito altri detenuti palestinesi in strutture diverse. In tutta la Cisgiordania, i palestinesi hanno manifestato in solidarietà con i prigionieri e le loro famiglie; ne sono seguiti scontri con le forze israeliane e alcuni feriti.

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Israele cattura quattro dei sei palestinesi scappati dal carcere di Gilboa.

Redazione di MEE

10 settembre 2021 – Middle East Eye

Forze israeliane hanno messo in atto una massiccia caccia all’uomo in seguito all’audace fuga dei prigionieri palestinesi dalla prigione di massima sicurezza lunedì scorso.

Media palestinesi e israeliani hanno informato che le forze israeliane hanno catturato quattro dei sei carcerati palestinesi che hanno fatto una rocambolesca evasione dal carcere di massima sicurezza di Gilboa all’inizio della settimana.

Dopo l’evasione di lunedì l’esercito israeliano ha inviato molti soldati nella Cisgiordania occupata e condotto una massiccia caccia all’uomo seguita dalla repressione contro i prigionieri palestinesi nelle sue prigioni, in quella che è stata vista dalle fazioni palestinesi e dalle associazioni per i diritti umani come una “punizione collettiva”.

La polizia israeliana afferma che Zakaria Zubeidi, ex- comandante di spicco delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa di Fatah, e Mohamed Qassem Ardah sono stati arrestati nei pressi della cittadina palestinese di Shibli–Umm al-Ghanam ore dopo che nel quartiere Jabal al-Qafzeh della città di Nazareth erano stati arrestati Mahmoud Abdullah Ardah e Yaqoub Mahmoud Qadri. 

Zubeidi e Mohamed Ardah sono stati trovati nascosti in un parcheggio per camion nei pressi di Nazareth.

Sabato gli avvocati dei quattro prigionieri hanno affermato che non gli è stato concesso di vedere i propri clienti e che l’intelligence israeliana continua a negare loro informazioni su di essi.

“Il nostro gruppo di avvocati sta facendo grandi e ininterrotti tentativi per verificare il destino dei quattro prigionieri che sono stati riarrestati dalle forze di occupazione, sapere quali siano le loro condizioni e dove siano detenuti,” ha affermato in un comunicato la Commissione Palestinese per le Questioni dei Detenuti. 

Uno degli avvocati, Khaled Mahajna, ha detto in un’intervista che il team legale intende sottoporre una richiesta urgente alla corte distrettuale di Lod per chiedere un incontro con i propri clienti.

“Finora non siamo riusciti a ottenere informazioni sulle loro condizioni di salute, fisiche e psicologiche,” ha affermato Mahajna.

In seguito alla fuga di lunedì dal carcere di massima sicurezza di Gilboa, le autorità israeliane hanno arrestato membri delle famiglie dei prigionieri, con quello che l’Associazione dei Prigionieri Palestinesi ha definito un tentativo di fare pressione sui fuggiaschi perché si costituissero.

Le autorità israeliane hanno lanciato una caccia all’uomo e intensificato la propria presenza militare in Cisgiordania, installando posti di controllo all’ingresso di città palestinesi, comprese Nablus, Jenin, Tulkarem e Qalqilya, dove personale della sicurezza pensa che i prigionieri potrebbero essere scappati.

La prigione di Gilboa si trova a 4 km a nord della Cisgiordania e a 14 km a ovest del confine israeliano con la Giordania. Giovedì funzionari giordani hanno smentito informazioni dei media secondo cui gli evasi sono entrati nel loro territorio.

Appello per uno sciopero generale

Sabato Fatah ha condannato la cattura dei quattro prigionieri, affermando che ciò non minerà la determinazione dei palestinesi e dei prigionieri palestinesi nella lotta contro l’occupazione israeliana.

“La brutale aggressione e il nuovo arresto di Zubeidi e dei suoi compagni da parte dell’esercito di occupazione e delle forze della sicurezza è una violazione delle leggi internazionali, che impongono che i detenuti debbano essere protetti e non maltrattati,” afferma in un comunicato. “Il governo israeliano è totalmente responsabile di ogni offesa inflitta alle vite dei nostri eroici detenuti.”

Nel contempo l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ha affermato che in base alle leggi internazionali i detenuti palestinesi sono considerati prigionieri di guerra ed ha chiesto alla comunità internazionale di garantirne la sicurezza e di porre fine alle condizioni inumane nelle prigioni israeliane.

Secondo l’agenzia di notizie ufficiale palestinese Wafa, sabato mattina le forze israeliane hanno lanciato gas lacrimogeni e granate stordenti per disperdere un gruppo di studenti palestinesi che sfilavano in corteo verso l’ingresso settentrionale di Betlemme per protestare contro la cattura dei quattro prigionieri.

Attivisti e fazioni palestinesi hanno chiesto uno sciopero generale in Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme e Israele in solidarietà con i prigionieri catturati. Attivisti hanno anche chiesto che sabato pomeriggio ci siano cortei di massa in tutti i Territori Palestinesi.

Repressione israeliana

Dopo l’evasione il Servizio Carcerario Israeliano (IPS) ha scatenato un giro di vite contro i prigionieri palestinesi, riducendo il tempo all’aperto a un’ora al giorno, chiudendo la mensa delle prigioni e riducendo il numero di carcerati che possono accedere ai cortili delle prigioni. Israele ha anche vietato le visite dei familiari per i detenuti palestinesi.

Le restrizioni hanno portato a un’accentuazione delle tensioni nelle carceri di Gilboa, Megiddo, Rimon e Ketziot, in Israele. L’IPS ha anche iniziato a spostare centinaia di detenuti legati alla Jihad Islamica.

Nella prigione di Ketziot, che si trova nella regione del Negev, nel sud di Israele, prigionieri palestinesi hanno dato fuoco a sette celle per protestare contro un’irruzione da parte di unità speciali e di soldati israeliani della vicina base militare.

Nel frattempo venerdì palestinesi hanno protestato in varie città della Cisgiordania occupata, a Gerusalemme est e nella Striscia di Gaza assediata in solidarietà con i prigionieri nelle carceri israeliane. Dopo la fine delle preghiere del venerdì, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel complesso della moschea di al-Aqsa e hanno disperso un sit-in di protesta in solidarietà con i prigionieri, arrestando un giovane.

Alle porte del complesso, dopo essere stato gravemente ferito dal fuoco israeliano, è stato ucciso Hazem al-Jolani, medico del quartiere di Shuafat, a Gerusalemme est.

Secondo immagini diffuse sulle reti sociali, in seguito all’incidente le forze israeliane hanno chiuso la Porta dei Leoni di al-Aqsa e hanno fatto irruzione nella casa di Jolani a Shuafat.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Colono israeliano in Cisgiordania spara a dei palestinesi usando il fucile di un soldato

2 agosto 2021 – Middle East Monitor

Nel video, ripreso nel villaggio di Al-Tuwani, si vede anche che i coloni attaccano proprietà palestinesi, spezzano rami degli ulivi, lanciano pietre contro i palestinesi e danno fuoco alle loro proprietà, tutto in presenza delle forze di occupazione.

Un colono israeliano ha sparato a dei palestinesi nella Cisgiordania occupata usando l’arma di un soldato israeliano, come si vede in un video diffuso dall’organizzazione B’Tselem [ONG israeliana che si autodefinisce “Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati”, ndtr].

Come riferito da Haaretz, i palestinesi che hanno assistito all’episodio, avvenuto il 26 giugno scorso, dicono che il soldato ha dato l’arma al colono, mentre i militari israeliani sostengono che il colono “ha preso l’arma dal soldato per sparare poi in aria”.

“Sul tetto con me c’erano dieci bambini e tremavamo tutti, non ha sparato in aria, ha sparato nella nostra direzione,” dice un palestinese del posto. Anche un altro testimone oculare, che si trovava sullo stesso tetto, dice di aver visto il soldato dare il fucile al colono, aggiunge Haaretz. 

Nel video, ripreso nel villaggio di Al-Tuwani, si vede anche che i coloni attaccano proprietà palestinesi, spezzano rami degli ulivi, lanciano pietre contro i palestinesi e danno fuoco alle loro proprietà, tutto in presenza delle forze di occupazione.

Il portavoce dell’esercito israeliano afferma: “Si è verificato uno scontro violento fra coloni e palestinesi,” in cui “si sono scagliati pietre a vicenda e [i palestinesi] hanno lanciato petardi contro i coloni. Un soldato dell’IDF [l’esercito] ha caricato su un veicolo militare un abitante che gli aveva chiesto un passaggio, e quando sono arrivati sul posto sono state lanciate delle pietre contro il veicolo. Come reazione, il civile ha preso l’arma dal soldato e ha sparato in aria. Non ci sono stati feriti. Considerata la gravità dell’incidente, il soldato è stato immediatamente convocato dal comandante di brigata per indagini e approfondimenti, e c’è stato un chiarimento sulle regole di ingaggio.”

Secondo il sito palestinese di informazione Safa questo incidente non è che l’ulteriore dimostrazione della cooperazione congiunta fra coloni ed esercito israeliani nell’aggressione contro i palestinesi.

Safa afferma che nel maggio scorso undici palestinesi sono rimasti uccisi nella Cisgiordania occupata nel corso di aggressioni da parte dell’esercito israeliano e dei coloni.

traduzione dall’inglese di Stefania Fusero




Le forze israeliane uccidono un giovane palestinese durante il funerale di un ragazzino di 12 anni

Akram al-Waara

30 luglio 2021 – Middle East Eye

Shawkat Awad, 20 anni, è stato ucciso in un attacco armato al funerale di Mohammed al-Alami, ucciso a colpi di arma da fuoco dalle forze israeliane a Beit Ummar il giorno precedente

Le forze armate israeliane hanno sparato e ucciso un giovane palestinese durante gli scontri nella città di Beit Ummar, nel sud della Cisgiordania occupata, giovedì, meno di 24 ore dopo che i soldati avevano ucciso un ragazzo di 12 anni della stessa città: un caso che ha provocato grande indignazione.

Shawkat Awad, 20 anni, è stato ucciso dalle forze israeliane durante gli scontri scoppiati a Beit Ummar quando elementi della polizia di frontiera israeliana hanno attaccato il corteo funebre di Mohammed al-Alami, un dodicenne palestinese ucciso dai soldati che hanno sparato all’auto della famiglia mercoledì mentre tornavano a casa dopo aver fatto la spesa.

Giovedì pomeriggio, mentre migliaia di palestinesi che partecipavano al corteo funebre di Alami si dirigevano verso il cimitero di Beit Ummar, vicino al quale si trova una base militare israeliana, le forze israeliane hanno iniziato a sparare contro la folla bombe assordanti, gas lacrimogeni e proiettili di acciaio ricoperti di gomma.

Youssef Abu Maria, residente a Beit Ummar e membro dei Comitati di resistenza popolare della parte meridionale della Cisgiordania, ha detto a Middle East Eye: “Eravamo sotto shock in quel momento. La gente correva in tutte le direzioni, cercando di allontanarsi dai gas lacrimogeni ma anche cercando di raggiungere il cimitero in modo da poter seppellire Mohammed”.

L’attacco israeliano al corteo funebre ha scatenato “duri scontri” tra soldati armati e giovani palestinesi a Beit Ummar, ha detto Abu Maria, aggiungendo che i residenti della città hanno lanciato pietre contro i soldati, che hanno iniziato a sparare proiettili veri e skunk water [liquido puzzolente che provoca vomito ndt.] contro i manifestanti.

Secondo il Ministero della Salute dell’Autorità Palestinese, almeno 12 palestinesi, incluso Awad, sono stati feriti con proiettili veri durante gli scontri. Awad è stato colpito due volte: una alla testa e una al petto.

“I soldati gli hanno sparato a bruciapelo”, ha detto Abu Maria. “Era chiaro che volevano uccidere qualcuno”.

In una dichiarazione rilasciata giovedì, l’esercito israeliano ha accusato “centinaia di rivoltosi” di violenza e ha affermato di “essere al corrente della diceria” secondo cui un palestinese era stato ucciso e di aver avviato un’indagine sulla questione.

“Non abbiamo alcun modo per difenderci e nessuno che ci protegga”, ha detto Abu Maria. “Abbiamo solo pietre per difenderci da uno degli eserciti più forti del mondo. E quando lanciamo sassi contro di loro ci chiamano terroristi”.

Nel primo pomeriggio di venerdì, Abu Maria ha descritto la situazione a Beit Ummar come “deprimente” e “tesa” mentre i residenti si preparavano a partecipare al funerale di Awad.

Siamo riusciti a malapena a seppellire Mohammed e a piangere la sua morte, poi l’occupazione ha ucciso un altro dei nostri figli. È devastante”, ha detto.

Abu Maria ha detto a MEE che dozzine di soldati israeliani si stavano radunando all’ingresso della città venerdì mattina; i residenti temevano che il funerale di Awad potesse finire come il funerale di Alami il giorno prima.

“Abbiamo paura che i soldati ci attacchino di nuovo”, ha dichiarato. “A Beit Ummar non possiamo seppellire in pace i nostri morti perché il cimitero è vicino alla base militare. Speriamo solo che non ci sia un altro martire oggi”.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Rapporto OCHA del periodo 13 -26 luglio 2021

Durante il periodo di riferimento sono morti due palestinesi, tra cui un ragazzo, colpiti dalle forze israeliane [seguono dettagli]

Forze israeliane sono entrate in An Nabi Salih (Ramallah) per eseguire un’operazione di arresto e, quando i residenti palestinesi hanno lanciato loro pietre, i soldati hanno sparato proiettili veri e lacrimogeni. Durante questo scontro a fuoco, le forze israeliane hanno ucciso un ragazzo di 17 anni che, secondo i militari, stava lanciando pietre mettendo in pericolo la vita dei soldati. Secondo fonti palestinesi, gli hanno sparato alla schiena. Il 26 luglio, un palestinese è morto per le ferite riportate il 14 maggio a Sinjil (Ramallah), quando venne colpito dalle forze israeliane durante scontri tra palestinesi e forze israeliane.

In Cisgiordania, complessivamente le forze israeliane hanno ferito 615 palestinesi, inclusi 24 minori, il più piccolo dei quali ha tre mesi [seguono dettagli]. 588 [dei 615] sono rimasti feriti a Beita (Nablus), durante proteste contro gli insediamenti [colonici israeliani]. Durante tali proteste anche due soldati israeliani sono stati colpiti e feriti da pietre, a quanto riferito, lanciate da palestinesi. Tredici minori palestinesi sono rimasti feriti A Ein al Hilwa, nella Valle del Giordano; in questo caso, coloni israeliani avevano cercato di sottrarre una serbatoio d’acqua, innescando scontri tra residenti palestinesi e forze israeliane. I rimanenti [dei 615] sono stati feriti in altre località. Del totale di feriti palestinesi, 44 sono stati colpiti con proiettili veri, 140 con proiettili di gomma; i rimanenti sono stati curati principalmente per inalazione di gas lacrimogeni o per lesioni conseguenti ad aggressioni fisiche. Oltre ai 615 [palestinesi] feriti direttamente dalle forze israeliane, 69 sono rimasti feriti a Beita e Osarin mentre scappavano dalle forze israeliane, o in circostanze non verificabili.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 91 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 158 palestinesi [seguono dettagli]. Circa 45 studenti universitari sono stati arrestati a Turmus’ayya (Ramallah) durante una protesta contro le “demolizioni punitive”; altri 20 sono stati arrestati nella Città Vecchia di Gerusalemme, durante scontri con le forze israeliane, conseguenti all’ingresso di oltre 1.600 israeliani nel complesso di Haram Al Sharif / Monte del Tempio; i restanti sono stati arrestati in Cisgiordania in circostanze diverse.

Il 25 luglio, da Gaza, gruppi armati palestinesi hanno lanciato palloni incendiari, innescando incendi in Israele. In risposta, l’aviazione israeliana ha effettuato attacchi aerei su Gaza, a quanto riferito prendendo di mira basi militari. Secondo i media israeliani, durante tali attacchi aerei, raffiche di mitragliatrice provenienti da Gaza avrebbero preso di mira gli aerei militari, colpendo e danneggiando leggermente una struttura nel sud di Israele. In conseguenza di ciò, le autorità israeliane hanno ridotto, da 12 a 6 miglia nautiche, la zona di pesca consentita [ai palestinesi] lungo la costa meridionale di Gaza.

Il 22 luglio, nella città di Gaza, un palestinese è morto e altri 14, tra cui sei minori, sono rimasti feriti a seguito dell’esplosione verificatasi in un edificio. La struttura a tre piani è crollata e diverse case e negozi vicini hanno subito danni. Alcune fonti hanno ipotizzato che l’esplosione sia stata causata da esplosivi immagazzinati nell’edificio.

Sempre a Gaza, vicino alla recinzione perimetrale e al largo della costa, in almeno nove occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, verosimilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [imposte ai palestinesi]. Almeno due volte [le forze israeliane] hanno anche svolto operazioni di spianatura del terreno all’interno di Gaza, a ridosso della recinzione perimetrale.

In Cisgiordania, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato o hanno costretto i proprietari ad autodemolire un totale di 59 strutture di proprietà palestinese, sfollando 96 persone e creando ripercussioni su 550 [seguono dettagli]. La maggior parte delle strutture (49) e degli sfollati (84) erano in Area C, nella Comunità beduina di Ras al Tin (Ramallah); in particolare, a Furush Beit Dajan (Nablus), la demolizione di un serbatoio idrico agricolo (oggetto di una donazione) ha compromesso l’accesso all’acqua di oltre 500 persone.

Nel governatorato di Hebron, in episodi separati, coloni israeliani hanno fisicamente aggredito e ferito tre palestinesi. Inoltre, in Cisgiordania, coloni israeliani noti, o ritenuti tali, hanno danneggiato almeno 200 alberi o alberelli e altre proprietà palestinesi.

Palestinesi, lanciando pietre, hanno ferito almeno quattro coloni israeliani in transito a Gerusalemme Est, tra cui un bambino di un anno. Secondo fonti israeliane, sono state danneggiate almeno 16 auto israeliane.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 28 luglio, all’ingresso di Beit Ummar (Hebron), le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo palestinese 11enne che si trovava in auto con suo padre. Secondo l’esercito israeliano, i soldati avevano ordinato all’autista di fermarsi e, non avendo questi fermato il veicolo, hanno sparato contro l’auto, mirando alle ruote. Il 29 luglio, al funerale del ragazzo, durante il quale i palestinesi hanno lanciato pietre in segno di protesta, i soldati delle forze israeliane hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni, colpendo ed uccidendo un palestinese.

Il 27 luglio, all’ingresso di Beita (Nablus), le forze israeliane hanno ucciso un palestinese di 41 anni. Secondo i militari, l’uomo stava procedendo in direzione dei soldati impugnando una spranga di ferro e, nonostante gli spari di avvertimento, ha continuato ad avanzare. In quel momento non erano in corso scontri.




Rapporto OCHA del periodo 29 giugno – 12 luglio 2021

Il 3 luglio, coloni israeliani, accompagnati da soldati, sono entrati nel villaggio di Qusra (Nablus), scontrandosi con i residenti palestinesi. Nel corso di tali scontri è stato ucciso un 21enne palestinese:

secondo i militari, l’uomo ha lanciato un ordigno esplosivo e le forze israeliane gli hanno sparato. Coloni israeliani e residenti palestinesi si sono lanciati pietre reciprocamente e, secondo fonti locali, dopo che il 21enne palestinese era stato colpito, alcuni coloni lo hanno percosso. Nel corso di manifestazioni in cui i palestinesi hanno chiesto alle autorità israeliane la restituzione del corpo dell’ucciso, le forze israeliane hanno disperso la folla sparando proiettili veri, proiettili di gomma e gas lacrimogeni: diversi palestinesi hanno subito lesioni.

In Cisgiordania, in scontri, le forze israeliane hanno ferito complessivamente almeno 981 palestinesi, tra cui 133 minori [seguono dettagli]. Del totale dei feriti, 892 sono stati registrati nel governatorato di Nablus, includendo i feriti nei suddetti eventi di Qusra, e quelli collegati alle proteste contro l’espansione degli insediamenti nei villaggi di Beita e Osarin; 19 sono rimasti feriti nei quartieri di Ras al ‘Amud e Silwan a Gerusalemme Est; 13 nel villaggio di Halhul (Hebron) e i rimanenti in altre località. Complessivamente, 36 palestinesi sono stati colpiti da proiettili veri, 214 da proiettili di gomma; i rimanenti sono stati curati principalmente per l’inalazione di gas lacrimogeni o sono stati aggrediti fisicamente. Oltre ai 981 feriti direttamente dalle forze israeliane, 58 sono rimasti feriti a Beita e Osarin cercando di sfuggire alle forze israeliane o in circostanze non verificabili.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 163 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 134 palestinesi, tra cui sei minori. La maggior parte delle operazioni è avvenuta a Nablus, seguita da Hebron e Gerusalemme Est; le restanti operazioni sono state effettuato in altri governatorati.

Il 4 luglio, nella Città Vecchia di Gerusalemme, le autorità israeliane hanno convocato un bambino palestinese di nove anni per un interrogatorio le cui ragioni restano sconosciute. Da metà aprile, a Gerusalemme Est, sono stati arrestati dalle autorità israeliane almeno 65 minori palestinesi, più della metà dei quali sono stati arrestati nel solo mese di giugno.

A Gaza, palestinesi hanno lanciato palloni incendiari verso Israele e le forze israeliane hanno effettuato quattro attacchi aerei, prendendo di mira siti militari, ferendo due persone e danneggiando case ed una manifattura. Vicino alla recinzione perimetrale e al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, in almeno nove occasioni; secondo quanto riferito per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [loro imposte]. Hanno anche svolto almeno quattro operazioni di spianatura del terreno vicino alla recinzione perimetrale, all’interno di Gaza.

Il 12 luglio, le autorità israeliane hanno esteso da 9 a 12 miglia nautiche la zona di pesca consentita [ai palestinesi] al largo della costa meridionale di Gaza, mentre l’hanno mantenuta a sei miglia nella parte settentrionale. Lo stesso giorno, le autorità israeliane hanno annunciato l’ampliamento della gamma di merci consentite in entrata e in uscita dalla Striscia di Gaza; le limitazioni erano state imposte dall’inizio del conflitto del 10-21 maggio.

In Cisgiordania, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, sono state demolite o sequestrate 59 strutture di proprietà palestinese, sfollando 81 persone e determinando ripercussioni su circa altre 1.300 [seguono dettagli]. 30 strutture sono state demolite a Humsa – Al Bqai’a (Valle del Giordano), una clinica mobile è stata confiscata nella Comunità di Umm Qussa (Hebron) e una scuola in costruzione è stata demolita a Shu’fat (Gerusalemme Est). L’8 luglio, nel villaggio di Turmus’ayya (Ramallah), le forze israeliane hanno demolito, con motivazioni punitive, una casa appartenente alla famiglia di un palestinese (con cittadinanza statunitense), che era stato arrestato dopo che, il 2 maggio, aveva ucciso un colono e ferito altri due.

Il 2 luglio 2021, coloni israeliani, sotto scorta della polizia israeliana, si sono trasferiti in un edificio vuoto nella zona di Wadi Hilweh, nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme Est. Dall’inizio dell’anno, questo è il secondo insediamento di coloni all’interno di Comunità palestinesi a Gerusalemme Est, ed entrambi in Silwan.

Coloni israeliani hanno ferito nove palestinesi, tra cui quattro minori e due donne, aggredendoli fisicamente, lanciando loro pietre o spruzzando liquido al peperoncino su di loro. Sei dei ferimenti sono avvenuti nella zona H2 di Hebron, due a Maghayir al Abeed, uno a Tuba (tutti in Hebron) e uno a Kisan (Betlemme). In Cisgiordania, autori conosciuti o ritenuti coloni israeliani hanno danneggiato almeno 1.120 alberi o alberelli, almeno cinque veicoli, oltre a pali elettrici, recinzioni ed altre proprietà palestinesi.

Palestinesi hanno ferito, lanciando pietre, almeno tre coloni israeliani che viaggiavano su strade della Cisgiordania. Secondo fonti israeliane, sono state danneggiate almeno 21 auto israeliane.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 14 luglio, le forze israeliane hanno confiscato almeno 49 strutture nella Comunità palestinese di Ras al Tin, sfollando 84 persone, tra cui 53 minori.

Il 15 luglio, a Humsa – Al Bqai’a, le forze israeliane hanno confiscato una struttura recentemente installata per ospitare una famiglia di otto persone, tra cui sei minori, che aveva già perso la casa in un precedente episodio avvenuto una settimana prima (vedi paragrafo 7 di questo Rapporto).

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Rapporto OCHA del periodo 15 – 28 giugno 2021

In Cisgiordania, in due distinti episodi, le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi, un ragazzo e una donna

[seguono dettagli]. Il 16 giugno, durante le ripetute proteste palestinesi contro la creazione di un insediamento [colonico] israeliano vicino a Beita (Nablus), le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un 16enne palestinese. A Beita, dall’inizio di maggio (data di avvio dell’insediamento), nel corso di proteste, le forze israeliane hanno ucciso cinque palestinesi. Ancora nella giornata del 16 giugno, vicino ad Hizma (Gerusalemme), è stata uccisa una donna palestinese 29enne che, secondo l’esercito israeliano, avrebbe cercato di investire dei soldati con un veicolo e successivamente avrebbe brandito un coltello.

Il 24 giugno, le forze palestinesi hanno arrestato un attivista politico palestinese [Nizar Banat], critico nei confronti del governo palestinese; poche ore dopo il dissidente è morto, presumibilmente per le lesioni subite durante l’arresto. Le autorità palestinesi hanno avviato un’indagine sulla sua morte. In protesta per l’accaduto, palestinesi hanno manifestato in tutta la Cisgiordania. In alcune di tali proteste le forze palestinesi hanno sparato gas lacrimogeni e granate assordanti ed hanno ferito o arrestato partecipanti ad alcune proteste.

A Gaza un palestinese è morto per le ferite riportate durante il conflitto del 10-21 maggio. Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR), a Gaza, durante la recente guerra sono stati uccisi 260 palestinesi, tra cui 66 minori. È stato accertato che 129 di loro erano civili e 64 erano membri di gruppi armati, mentre lo status dei restanti 67 non è stato determinato.

In Cisgiordania forze israeliane hanno ferito almeno 1.075 palestinesi, tra cui 238 minori [seguono dettagli]. Circa 790 di questi, tra cui 237 minori, sono rimasti feriti durante le suddette proteste a Beita, 78 a Gerusalemme Est, 77 a Kafr Qaddum (Qalqiliya), 74 ad Al Mughayyir (Ramallah) e i rimanenti in altre località. Sei dei feriti sono stati colpiti da proiettili veri e 245, tra cui 47 minori, da proiettili di gomma. Durante le proteste a Beita, almeno 154 palestinesi sono stati feriti mentre fuggivano dalle forze israeliane o in circostanze non verificabili (questi 154 feriti non sono inclusi nei 1.075 sopra menzionati). Il 25 giugno, le forze israeliane hanno sparato ad un palestinese, successivamente arrestato, che, a detta dei militari, stava progettando una aggressione con coltello vicino ad un insediamento israeliano nella Cisgiordania settentrionale; secondo fonti palestinesi, l’uomo soffre di disturbi psichici.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 144 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 180 palestinesi, tra cui sette minori. Quarantanove delle operazioni si sono svolte a Nablus, 29 ad Hebron e 20 a Gerusalemme, le rimanenti in vari governatorati. Quarantacinque degli arrestati sono di Hebron, i rimanenti di altre località.

In Cisgiordania, per mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato o costretto i proprietari ad autodemolire 24 strutture palestinesi [seguono dettagli]. Ciò ha causato lo sfollamento di 23 persone, tra cui 11 minori, ed ha creato ripercussioni su più di 1.200 palestinesi. La maggior parte delle persone colpite dai provvedimenti vivono nell’area di Massafer Yatta di Hebron, dove il 23 giugno le autorità israeliane hanno distrutto, per la seconda volta, tre strade e la principale conduttura acquifera che serviva più Comunità; la precedente demolizione era avvenuta il 9 giugno e sia le strade che l’acquedotto erano stati successivamente riparati. Complessivamente, 16 [delle 24 strutture] e 20 [dei 23] sfollati si trovavano in Area C; le rimanenti [otto] strutture ed i 3 sfollati restanti si trovavano in Gerusalemme Est.

Coloni israeliani hanno ferito almeno nove palestinesi, tra cui quattro ragazze [seguono dettagli]. Queste ultime sono state spruzzate con spray al peperoncino nel quartiere di Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est; in un altro distinto episodio è accaduta la stessa cosa ad una donna. Ad At Tuwani (Hebron), coloni hanno ferito due donne con pietre, tra cui una disabile di 73 anni. Altri due palestinesi sono stati aggrediti e feriti a Hebron, in episodi separati. Ad Al Mughayyir (Ramallah), in due occasioni, coloni hanno attaccato palestinesi. Le forze israeliane sono intervenute in entrambi i casi, ferendo 74 palestinesi (già conteggiati in un precedente paragrafo riguardante le persone ferite dalle forze israeliane). In molti altri episodi accaduti in Cisgiordania, aggressori noti come coloni israeliani, o ritenuti tali, hanno danneggiato veicoli di proprietà palestinese, oltre duecento alberi, sistemi idrici, strutture agricole, un’officina, apparecchiature elettriche, materiali da costruzione e altre proprietà.

In Cisgiordania, palestinesi noti o ritenuti tali, hanno lanciato pietre ferendo almeno 8 coloni. Secondo fonti israeliane, almeno 49 auto israeliane sarebbero state danneggiate

All’interno della Striscia di Gaza, tra il 15 e il 20 giugno, palestinesi hanno manifestato, vicino alla recinzione perimetrale israeliana, contro le restrizioni in atto; alcuni partecipanti hanno lanciato palloni incendiari verso Israele, causando molteplici incendi. Durante queste proteste le forze israeliane hanno sparato e ferito quattro palestinesi ed hanno effettuato attacchi aerei su Gaza, prendendo di mira siti militari. Vicino alla recinzione perimetrale e al largo della costa, in almeno altre 10 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, secondo quanto riferito, per far rispettare ai palestinesi le restrizioni di accesso [loro imposte], ed hanno svolto due operazioni di spianatura del terreno all’interno di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 29 giugno, a Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno demolito due strutture palestinesi: una casa a Ras al Amud e un negozio a Silwan: due ragazzi e i loro genitori sono stati sfollati e altri 9 palestinesi hanno perso la loro fonte di reddito. Durante le proteste palestinesi contro tali demolizioni, le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni e proiettili di gomma, ferendo almeno 19 persone (tra cui una donna) e arrestandone nove.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Iniziano le demolizioni a Silwan, nella Gerusalemme est occupata

Al Jazeera e agenzie di stampa

29 giugno 2021 – Al Jazeera

Le forze israeliane demoliscono il negozio di un macellaio ed usano gas lacrimogeni per respingere abitanti ed attivisti.

Dopo la demolizione di un negozio palestinese da parte delle forze israeliane, iniziata martedì nella zona di Bustan del quartiere di Silwan, nella Gerusalemme est occupata, è scoppiata la violenza.

Le forze israeliane accompagnate da bulldozer sono entrate nel quartiere palestinese ed hanno distrutto una macelleria a Silwan. I soldati hanno utilizzato gas lacrimogeni e manganelli per respingere gli abitanti e gli attivisti palestinesi mentre si svolgeva la demolizione.

Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese almeno quattro palestinesi sono stati feriti negli scontri.

Harry Fawcett di Al Jazeera, corrispondente da Silwan, ha detto che martedì mattina i soldati israeliani sono arrivati in gran numero e che si sono verificati “gravi scontri”.

Abbiamo parlato con i membri della famiglia (titolare della macelleria) e ci hanno detto che le forze israeliane sono arrivate e li hanno attaccati con gas lacrimogeni ed altri mezzi – un inizio violento di queste demolizioni. Ma non si tratta solo di un negozio. In questo quartiere ci sono altri 20 edifici nella stessa situazione”, ha detto.

Il 7 giugno il Comune di Gerusalemme ha emesso una serie di ordini di demolizione nei confronti degli abitanti della zona di al-Bustan a Silwan.

Le 13 famiglie coinvolte, circa 130 persone, hanno avuto 21 giorni di tempo per andarsene e demolire loro stesse le proprie case. Non farlo significherebbe che le demolirà il Comune e le famiglie dovranno coprire i costi di demolizione – stimati in 6.000 dollari.

Ecco come funziona nella Gerusalemme est occupata”, ha affermato Fawcett. “Alle famiglie viene consegnato un ordine di 21 giorni che impone loro di demolire loro stessi la propria casa entro la scadenza dell’ordinanza, oppure lo faranno loro e poi alle famiglie verrà comminata una multa per il disturbo di dover demolire la loro casa.”

Ha aggiunto che una legge israeliana ha reso difficile per le famiglie palestinesi appellarsi contro gli ordini di demolizione davanti ai tribunali.

Dal 2005 gli abitanti di al-Bustan hanno ricevuto avvisi di demolizione per circa 90 case col pretesto di aver costruito senza permesso, allo scopo di favorire un’organizzazione di coloni israeliani che cerca di trasformare quella terra in un parco nazionale e collegarlo all’area archeologica della Città di David.

Secondo ‘Grassroots Jerusalem’ [Gerusalemme dal Basso], una Ong palestinese, sia le demolizioni di case sia gli sfratti forzosi per ordine del tribunale sono tattiche utilizzate per espellere gli abitanti palestinesi.

In una dichiarazione all’inizio di questo mese l’organizzazione palestinese per i diritti Al-Haq ha detto che i palestinesi a Gerusalemme est sono la maggioranza della popolazione, ma “le leggi urbanistiche israeliane hanno assegnato il 35% del terreno dell’area alla costruzione di colonie illegali da parte di coloni israeliani.”

Un altro 52% dell’area è stato “allocato come ‘aree verdi’ e ‘aree non previste dal piano’, in cui è proibito costruire”, ha affermato.

Chiara discriminazione’

Silwan si trova a sud della Città Vecchia di Gerusalemme, adiacente alle sue mura.

Almeno 33.000 palestinesi vivono nel quartiere, che per anni è stato nelle mire delle organizzazioni di coloni israeliani. In alcuni casi gli abitanti palestinesi sono stati costretti a condividere la casa con i coloni.

Alcune di queste famiglie palestinesi vivono a Silwan da più di 50 anni, da quando furono espulse dalla Città Vecchia negli anni ’60.

Nel 2001 Ateret Cohanim, un’organizzazione di coloni israeliani che ha l’obiettivo di acquisire terreni ed accrescere la presenza ebraica a Gerusalemme est, ha preso il controllo di una storica società fiduciaria ebrea.

Creata nel XIX secolo, all’epoca la società ha acquistato terreni nell’area per insediarvi ebrei yemeniti. L’organizzazione di coloni ha sostenuto in tribunale che la società che controlla è proprietaria della terra.

Rifugiati per la seconda volta’

Secondo la legge israeliana, se degli ebrei possono provare che le loro famiglie vivevano a Gerusalemme est prima della fondazione di Israele nel 1948, possono chiedere la “restituzione” della loro proprietà, anche se per decenni vi hanno abitato famiglie palestinesi.

La legge ha validità solo per gli [ebrei] israeliani e in base ad essa i palestinesi non hanno gli stessi diritti.

Mohammed Dahleh, un avvocato che rappresenta alcune famiglie di Silwan, ha detto ad Al Jazeera: “Vi è qui una chiara discriminazione, dal momento che gli ebrei possono rivendicare ogni proprietà che sostengono di aver posseduto nel passato prima del 1948, mentre i palestinesi che hanno perso la loro terra in 500 villaggi all’interno di Israele, compresa Gerusalemme ovest, non possono rivendicare la loro proprietà.”

Quelle famiglie non possono richiedere la restituzione delle loro proprietà, nonostante siano in possesso di carte di identità israeliane e siano considerate residenti dello Stato di Israele in base alla legge israeliana,”, ha proseguito.

Ciò significa che, se i tribunali israeliani alla fine approveranno questo genere di espulsione forzata, i membri di questa comunità diventeranno rifugiati per la seconda volta.”

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Gruppi palestinesi rivali si scontrano durante le proteste contro la morte di un attivista

Al Jazeera e agenzie

27 giugno 2021 – Al Jazeera

Nel quarto giorno di proteste per la morte di Nizar Banat, arrestato dall’Autorità Nazionale Palestinese a Ramallah, sono scoppiati scontri.

Sabato, durante il quarto giorno di proteste per la morte di Nizar Banat, un esplicito oppositore dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), morto mentre era detenuto dall’ANP, gruppi rivali di palestinesi si sono scontrati nella città di Ramallah, nella Cisgiordania occupata.

Nizar Banat, quarantatreenne attivista di Hebron noto per i video sulle reti sociali in cui denunciava la presunta corruzione all’interno dell’ANP, è morto giovedì dopo che le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella sua casa e lo hanno arrestato con l’uso della violenza.

Stefanie Dekker, inviata di Al Jazeera a Ramallah, afferma che domenica sono scoppiati scontri tra manifestanti che chiedevano le dimissioni del presidente dell’ANP Mahmoud Abbas e un gruppo contrario che manifestava a favore dell’ANP e di Fatah, il partito di Abbas che controlla l’Autorità Nazionale Palestinese.

Dekker ha detto: “C’era una piccola folla di circa 100 persone che gridavano slogan contro l’Autorità Nazionale Palestinese.”

C’era un’altra folla che era in fondo alla strada…che era a favore di Fatah, il partito del gruppo dirigente, arrivata per unirsi a loro e poi sono seguiti scontri,” afferma Dekker. Dekker di Al Jazeera sostiene che domenica c’è stata “una campagna concertata” contro i media che informano sulle proteste.

Siamo stati circondati da sei (persone), non posso che chiamarli teppisti, che hanno chiesto di vedere le nostre telecamere. In quel momento non stavamo filmando. Di fatto ci hanno obbligati a smontare il riflettore del nostro camion SMG,” afferma.

A un altro collega e amico sono state spaccate le telecamere. Ciò è successo durante gli ultimi due giorni.”

Nuove proteste contro la morte di Banat hanno avuto luogo domenica anche nella sua città natale di Hebron e a Betlemme, entrambe nella Cisgiordania occupata.

A Betlemme forze di sicurezza palestinesi in tenuta antisommossa hanno sparato lacrimogeni e granate stordenti contro i manifestanti, obbligandone molti a mettersi al riparo.

Il medico legale Samir Abu Zarzour ha affermato che, secondo l’autopsia preliminare, le ferite indicano che Banat è stato picchiato alla testa, al petto, al collo, alle gambe e alle mani, e che è passata meno di un’ora tra il suo arresto e la morte.

La famiglia di Banat ha detto che le forze di sicurezza gli hanno spruzzato uno spray al peperoncino, lo hanno picchiato e trascinato via in auto.

L’ANP ha annunciato l’apertura di un’indagine sulla morte di Banat, ma ha fatto ben poco per placare la rabbia nelle strade.

In seguito alle notizie sulla sua morte giovedì a Ramallah i manifestanti hanno provocato incendi, bloccato le strade del centro città e si sono scontrati con la polizia antisommossa. Venerdì, al funerale di Banat a Hebron e dopo la preghiera del venerdì nella moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, i palestinesi hanno anche scandito slogan contro l’ANP.

Sabato a Ramallah i dimostranti si sono scontrati con forze di sicurezza palestinesi e avversari favorevoli all’ANP, mentre in centinaia hanno cercato di sfilare in corteo fino al complesso degli uffici di Abbas. Banat si era candidato alle elezioni parlamentari palestinesi, che erano previste per maggio finché Abbas non le ha rinviate a tempo indeterminato.

Mkhaimar Abusada, docente associato in scienze politiche all’università Al Azhar di Gaza, ha detto ad Al Jazeera che Abbas e l’ANP, sostenuta dalla comunità internazionale, stanno affrontando una crescente reazione da parte dei palestinesi per la percezione di corruzione e autoritarismo.

Non si erano mai viste queste masse di manifestanti palestinesi che protestano contro l’Autorità Nazionale Palestinese, scandendo slogan direttamente contro il presidente Abbas perché venga rimosso e cacciato [dal potere].”

Una vergogna”

Shawan Jabareen, direttore dell’associazione per i diritti Al Haq, ha affermato che gli scontri di domenica tra gruppi rivali di palestinesi nelle strade sono stati una “vergogna”, soprattutto dopo che a maggio molti palestinesi avevano messo da parte le differenze per unirsi nelle proteste contro i bombardamenti israeliani della Striscia di Gaza durati 11 giorni e contro le espulsioni forzate di palestinesi nella Gerusalemme est occupata.

In questo momento si vedono di nuovo i palestinesi divisi,” ha detto ad Al Jazeera.

Ad essere onesti, sono preoccupato per la gente qui.”

Jabareen ha affermato che molti degli uomini in borghese che domenica hanno aggredito i giornalisti erano membri delle forze di sicurezza.

Non sono civili. Sono membri della sicurezza,” ha detto Jabareen.

Fadi Quran, uno storico attivista di Avaaz [ong che promuove cause ambientali e a favore dei diritti umani, ndtr.], era presente alle proteste di domenica e anche lui afferma che “teppisti” dell’ANP hanno aggredito manifestanti e giornalisti e molestato sessualmente donne che partecipavano al corteo.

Quello che è successo è estremamente pericoloso e doloroso, tutto perché essi temono la mobilitazione popolare contro Mahmoud Abbas e l’ANP, che continuano a collaborare con l’occupazione e a opprimere il popolo palestinese,” ha affermato.

L’ANP si coordina con Israele sulla sicurezza e su questioni civili.

La gente non dovrebbe vedere Israele e l’ANP come entità separate, l’ANP come entità è un subappaltante dell’occupazione,” ha detto Quran.

Nel contempo, ha affermato un iscritto al suo partito, Nasri Abu Jaish, ministro del Lavoro e rappresentante del Partito del Popolo nel governo, domenica ha dato le dimissioni.

Il Partito del Popolo Palestinese, di sinistra, si è ritirato dal governo dell’ANP guidato da Fatah a causa della sua “mancanza di rispetto per le leggi e le libertà pubbliche,” ha affermato Issam Abu Bakr, membro del partito.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)