False accuse e scudi umani a Gaza

La falsità delle accuse israeliane sugli scudi umani a Gaza

Cercando disperatamente di giustificare l’uccisione di manifestanti disarmati, Israele usa ancora una volta il suo mantra degli ‘scudi umani’.

Al-Jazeera

Di Neve Gordon e Nicola Perugini, 18 giugno 2018

È diventato un macabro rituale. Ogni settimana migliaia di palestinesi marciano verso la barriera che circonda la piccola striscia di terra in cui sono imprigionati da anni, mentre i cecchini israeliani scelgono le loro vittime e sparano.

Dal 30 marzo, 132 palestinesi sono stati uccisi e oltre 13.000 feriti perché hanno coraggiosamente protestato contro le conseguenze del permanente assedio militare israeliano a Gaza.

Ad alcuni la marcia palestinese potrebbe sembrare suicida, ma per i palestinesi è l’estremo atto di resistenza pacifica. La malnutrizione, la mancanza di acqua potabile, le quotidiane interruzioni di corrente elettrica, la disoccupazione di massa e l’estrema povertà non sono slogan astratti per i civili che hanno preso parte a queste manifestazioni.

Quindi, settimana dopo settimana, marciano verso la barriera nella speranza che il mondo ascolti la loro disperazione e che qualche Paese, qualche leader, o anche qualche movimento appoggi la loro causa e li aiuti a rompere l’assedio.

Ma ogni settimana Israele fa di tutto per proporre una narrazione diversa. L’esercito israeliano ha diffuso sui social media immagini e video di bambini presenti nelle proteste. Un breve videoclip trasmette una ninnananna interrotta dal suono di spari e chiede retoricamente: “Dove sono oggi i bambini di Gaza?” Dopo aver mostrato i bambini in mezzo alle manifestazioni, visualizza sullo schermo la parola “qui” scritta tutta in maiuscolo.

Simili video vengono utilizzati come “prova definitiva” che i palestinesi usano i bambini come scudi umani.

La propaganda israeliana sugli “scudi umani” ha riguardato anche civili adulti. In seguito all’indignazione internazionale per l’assassinio della ventunenne Razan Al-Najjar, uccisa mentre curava un manifestante ferito, l’esercito israeliano ha fatto circolare un video montaggio intitolato “Hamas usa i paramedici come scudi umani”.

Il video si basa su un’intervista alla rete televisiva Al Mayadeen in cui Razan descrive il proprio lavoro come medico: “Mi chiamo Razan Al-Najjar. Sono qui in prima linea come scudo umano per proteggere e salvare i feriti in prima linea.”

L’unità multimediale dell’esercito israeliano ha opportunamente modificato l’intervista, omettendo l’affermazione di Razan secondo cui per lei fare scudo ai feriti fa parte delle sue responsabilità come operatore medico. Hanno anche volutamente ignorato un’altra clip postata sul sito web del New York Times, in cui lei descrive le manifestazioni di protesta come un tentativo “di mandare un messaggio al mondo: senza armi, possiamo fare molto.”

Israele giustifica i suoi attacchi violenti continuando ad accusare Hamas di usare scudi umani, nella strenua speranza di sollevare indignazione morale, cercando al contempo anche di predisporre una difesa legale  per ciò che è ingiustificabile.

Sul piano morale, l’accusa lascia intendere che i palestinesi sono dei barbari. Non diversamente dall’immaginario sui barbari pagani che offrivano i figli agli dei, suggerisce che i palestinesi di Gaza non hanno problemi a mandare i propri figli e figlie in prima linea. Il messaggio implicito è che i popoli civilizzati proteggono i propri figli, mentre i palestinesi li sacrificano.

In termini giuridici, uno scudo umano è un civile che viene usato per fare in modo che un legittimo obbiettivo militare non possa essere attaccato. Accusando Hamas di utilizzare scudi umani, Israele spera di spostare la colpa dal cacciatore alla preda poiché, in base al diritto internazionale, la responsabilità per la morte degli scudi umani non grava su chi uccide, ma su chi li utilizza.

Il messaggio che Danny Danon, ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite, ha consegnato in una lettera inviata al Consiglio di Sicurezza è esattamente questo: “i terroristi continuano a nascondersi dietro a bambini innocenti per garantire la propria sopravvivenza”.

Con questa affermazione, Danon non solo sposta le responsabilità [sui palestinesi] ma, di fatto, qualifica chiunque partecipi alla ‘Marcia del Ritorno’ come obiettivo militare.

Proprio in quanto gli scudi umani, per definizione, sono posti a difesa di legittimi obiettivi militari, l’accusa apparentemente senza fine che i palestinesi usano scudi umani per proteggere i manifestanti rivela che per Israele tutti i manifestanti palestinesi sono potenziali bersagli.

Ma nonostante il massimo impegno da parte di Israele, l’argomento “scudi umani” è sempre meno convincente. In un recente rapporto Human Rights Watch ha accusato Israele di perpetrare crimini di guerra  nei suoi tentativi di reprimere le richieste palestinesi di liberazione.

Intanto l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato a schiacciante maggioranza una risoluzione di condanna dell’uso da parte di Israele di “violenza indiscriminata”, mentre il responsabile ONU per i diritti umani  Zeid Ra’ad al-Hussein ha chiesto un’indagine.

Ciò che è ancora più spaventoso, tuttavia, è che Gaza non è un’eccezione.

Dal Venezuela, dove i preti hanno difeso  militanti antigovernativi dalla violenza mortale della polizia antisommossa, al Sudafrica, dove studenti bianchi hanno fatto scudo a studenti neri quando essi hanno manifestato contro le tasse scolastiche insostenibili, agli Stati Uniti, dove  veterani [di guerra] hanno cercato di proteggere nativi americani pacifici brutalmente assaliti dai cani delle forze di sicurezza, colpiti dagli idranti con temperature sotto zero e da proiettili ricoperti di gomma nella Riserva di Standing Rock, sempre più persone sono definite scudi umani o agiscono realmente come scudi umani.

Nonostante le differenze tra queste situazioni, l’immagine dello scudo umano – che venga usata per giustificare la violenza coloniale o per proteggere i dimostranti – è divenuta onnipresente nel nostro attuale panorama politico.

Questo a sua volta suggerisce che i manifestanti sono considerati sempre più come bersagli legittimi e che il repertorio delle violenze e delle giustificazioni legali utilizzato in guerra è entrato nell’ambito della vita civile e sta diventando la normalità.

Le opinioni espresse in questo articolo sono degli autori e non rispecchiano necessariamente la linea editoriale di Al Jazeera.

Neve Gordon è un ricercatore dell’istituto Marie Curie e docente di diritto internazionale alla Queen Mary University di Londra.

Nicola Perugini è docente alla Scuola di scienze politiche e sociali dell’università di Edinburgo.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)




Una generazione dopo, un altro crimine di guerra

Maureen Clare Murphy

19 gennaio 2018 Electronic Intifada

Un’operazione militare notturna tra la notte di mercoledì e la mattina di giovedì a Jenin, una città del nord della Cisgiordania occupata, non ha rappresentato la prima volta che Israele ha commesso un crimine di guerra mentre inseguiva un membro della famiglia Jarrar.

Più di 15 anni fa i soldati israeliani usarono un civile palestinese come scudo umano quando fecero irruzione nel nascondiglio del leader militare di Hamas Nasser Jarrar, il padre di Ahmad Nasser Jarrar, che Israele sostiene di aver ucciso nella mortale operazione di questa settimana.

Durante l’incidente del 14 agosto 2002 nella città cisgiordana di Tuba furono uccisi sia il civile palestinese, a cui sparò Jarrar, convinto che fosse un soldato israeliano, che il combattente ricercato.

Il civile ucciso era Nidal Abu Muheisen, 19 anni. Si dà il caso che Abu Muheisen fosse il nipote di Ali Daraghmeh, un ricercatore sul campo del gruppo per i diritti umani israeliano B’Tselem.

Daraghmeh, presente alla scena, disse che suo nipote era stato preso dai soldati e obbligato ad andare nella casa di Jarrar con un’arma puntata alla schiena,” affermò all’epoca B’Tselem.

Israele ha fatto frequentemente uso di civili palestinesi come scudi umani durante la Seconda Intifada, nel periodo in cui vennero uccisi Abu Muheisen e Nasser Jarrar.

Nota come la “procedura del vicino”, palestinesi che vivevano nei pressi di case prese di mira sarebbero stati obbligati a “bussare alla porta, individuare oggetti sospetti e camminare davanti ai soldati mentre l’esercito di occupazione circondava il suo obiettivo,” secondo il gruppo per i diritti umani “Adalah” [associazione arabo-israeliana formata da esperti di diritto, ndt.].

Le forze israeliane hanno ripetutamente fatto uso di minori palestinesi come scudi umani durante le invasioni a Gaza.

L’utilizzo di civili come scudi umani è un crimine di guerra in base alle leggi internazionali.

Macchinari da costruzione utilizzato per incursioni letali

Invece di utilizzare scudi umani durante la sua incursione di questa settimana, l’esercito israeliano ha portato con sé mezzi meccanici per l’edilizia e movimento terra pesanti quando ha invaso Jenin.

L’esercito sostiene che stavano cercando membri di una cellula responsabile di aver ucciso la scorsa settimana un colono israeliano nel nord della Cisgiordania.

Israele potrebbe aver utilizzato a Jenin la cosiddetta “procedura della pentola a pressione”, in cui macchinari da costruzione sono utilizzati come un’arma, insieme ad armi da fuoco ed esplosivi, per obbligare palestinesi ricercati ad arrendersi uscendo da un edificio in cui si sono nascosti.

I video postati da Jenin questa settimana sembrano mostrare l’esercito israeliano trasportare macchinari prodotti dalla ditta USA Caterpillar. Ciò include un escavatore blindato Bagger E-349, una versione bellica dell’escavatore idraulico 349E della Caterpillar.

Lo stesso macchinario della Caterpillar è stato utilizzato in una palese esecuzione extragiudiziaria nella città della Cisgiordania di Surif nel luglio 2016 e nelle distruzioni di case per punizione.

Con la procedura “della pentola a pressione”, i palestinesi che rifiutano di arrendersi vengono uccisi quando il macchinario da costruzione ed altri armamenti vengono progressivamente usati per distruggere l’edificio sopra di loro.

Testimoni hanno raccontato ai media che le forze israeliane hanno distrutto la casa di Jenin in cui si erano barricati dei palestinesi.

I mezzi di comunicazione israeliani hanno informato che uno scontro a fuoco è scoppiato quando le forze di occupazione sono arrivate alla casa in cui secondo l’esercito si erano rifugiate persone ricercate.

Tre case di proprietà della famiglia Jarrar sono state distrutte durante l’incursione.

Israele demolisce metodicamente case di proprietà delle famiglie di sospetti aggressori. Le demolizioni punitive delle case sono un atto di punizione collettiva e sono crimini di guerra in base al diritto internazionale.

Informazioni contrastanti

Giovedì ci sono state informazioni contrastanti sull’identità dell’uomo ucciso durante l’incursione di questa settimana.

Israele sostiene di aver ucciso Ahmad Nasser Jarrar, il figlio del combattente di Hamas ucciso nel 2002 e che Israele afferma sia stato responsabile dell’uccisione la scorsa settimana di un rabbino di una colonia.

Ma la famiglia Jarrar ha annunciato che Ahmad Nasser Jarrar è riuscito a scappare prima dell’incursione ed è fuggito disarmato.

Il ministro della Sanità dell’Autorità Nazionale Palestinese ha identificato la persona uccisa come Ahmad Ismail Jarrar, un cugino di Ahmad Nasser Jarrar.

La madre di Ahmad Nasser Jarrar ha detto ai media di aver visto un corpo quando ha lasciato la sua casa, “ma non ho potuto identificarlo e non confermo che si trattasse di mio figlio.”

Altri cinque palestinesi sono rimasti feriti durante l’incursione. Due soldati israeliani sono stati feriti, uno dei quali in modo grave.

Centinaia di palestinesi si sono scontrati con i soldati israeliani durante il massiccio raid durato alcune ore.

Finora quest’anno cinque palestinesi, tre dei quali minori, sono stati uccisi dalle forze israeliane. Il colono ucciso la scorsa settimana è l’unico israeliano assassinato dai palestinesi fino ad oggi nel 2018.

(traduzione di Amedeo Rossi)




il doppio standard di Israele riguardo all’uso di scudi umani

Ma’an News 8 agosto 2016 

di Ben White

Nonostante il fatto che le fonti ufficiali israeliane abbiano ripetutamente sostenuto che nell’estate 2014 [durante l’operazione militare “Margine protettivo” contro Gaza. Ndtr.] le fazioni palestinesi hanno metodicamente fatto ricorso a scudi umani, ci sono scarse prove, se non nessuna, che questo crimine, come definito dalle leggi internazionali, sia stato commesso da Hamas e da altri gruppi.

Anche se fosse stato così, ciò non assolverebbe Israele dalla sua responsabilità di rispettare le leggi.

Ci sono prove che non siano state prese sufficienti precauzioni riguardo al fatto di aver lanciato attacchi nelle vicinanze di non combattenti – benché lo stesso esercito israeliano abbia dichiarato che solo il 18% dei razzi sono stati sparati “da strutture civili”. Quindi, dato il ricorso della propaganda israeliana a questo cliché, la scarsità di prove che i palestinesi abbiano fatto ricorso a scudi umani è sorprendente.

Nel contempo, tuttavia, c’è un’attendibile ed abbondante documentazione del fatto che le truppe israeliane hanno utilizzato scudi umani per molti anni. Come elencato dall’ong israeliana B’Tselem, durante la seconda Intifada, iniziata nel settembre 2000, “l’esercito israeliano ha utilizzato civili palestinesi come scudi umani” come “applicazione di una decisione presa da alti gradi dell’esercito.” Secondo fonti ufficiali, fin quando nel 2005 la Corte Suprema israeliana non ha dichiarato questa prassi illegale, l’esercito israeliano ha seguito la procedura degli scudi umani in 1.200 occasioni nei 5 anni precedenti.

Eppure, nonostante la decisione della corte, ci sono stati numerosi esempi documentati della persistenza di questa pratica. Nel novembre 2006 i soldati israeliani hanno utilizzato un palestinese come scudo umano durante un’operazione militare a Betlemme. Nel 2007 B’Tselem ha documentato 14 casi di uso di scudi umani – compresi due bambini a Nablus. Nell’ottobre 2007, l’attuale vicecomandante dell’esercito israeliano, Yair Golan [che nel maggio 2016 durante una commemorazione dell’Olocausto Golan ha tracciato un parallelo tra il clima politico in Israele e la Germania degli anni ’30. Ndtr.], è stato oggetto di un semplice “biasimo” per aver ordinato ai soldati di utilizzare scudi umani. Quando due soldati sono stati arrestati per aver usato un bambino palestinese come scudo umano durante l’operazione “Scudo protettivo”, sono stati condannati a tre mesi con sospensione condizionale della pena e degradati.

Questo tipo di impunità è stato condannato nel giugno del 2013 dal Comitato ONU sui diritti del bambino, che ha citato 14 casi di “bambini palestinesi” utilizzati come “scudi umani ed informatori” dal gennaio 2010 alla fine del marzo 2013. Nonostante la condanna internazionale, gli esempi sono continuati: nell’aprile 2013 i soldati israeliani hanno usato ragazzini palestinesi ammanettati come scudi umani mentre sparavano contro manifestanti in Cisgiordania, mentre nel luglio 2014 i soldati “hanno obbligato i membri di una famiglia ad accompagnarli” durante un’irruzione in una casa a Hebron.

In realtà, tutte le accuse fatte dai portavoce israeliani contro le fazioni palestinesi- con scarse o nulle prove a sostenerle, tranne creative vignette o infografiche – hanno un parallelo nei crimini documentati dell’esercito israeliano. Utilizzare case per operazioni militari? L’esercito israeliano ha occupato e trasformato in avamposti case palestinesi, mentre i residenti sono stati confinati in alcune parti delle loro proprietà. Mascherarsi da non combattente per commettere attacchi violenti? Nel novembre 2015 le forze di occupazione israeliane si sono vestite con abiti civili – compreso un travestimento da donna incinta su una sedia a rotelle- durante un’irruzione in un ospedale di Hebron dove hanno ucciso a sangue freddo un uomo.

Le forze israeliane hanno utilizzato scudi umani anche durante le invasioni di Gaza. Nel luglio 2006, per esempio, a Beit Hanoun alcuni soldati hanno tenuto sei civili, compresi due bambini, “all’ingresso di stanze in cui i soldati si sono piazzati, per circa 12 ore,” durante “un’intensa sparatoria tra i soldati e palestinesi armati.” Il rapporto Goldstone ha documentato incidenti anche durante l’operazione “Piombo fuso”, in cui civili “sono stati bendati e ammanettati e sono stati obbligati ad entrare in alcune case davanti ai soldati israeliani.” La commissione d’inchiesta ONU che ha stilato il rapporto ha concluso che “questa pratica rappresenta un uso dei civili palestinesi come scudi umani,” e che “non sarebbe difficile concludere che si è trattato di una prassi ripetutamente adottata…durante l’operazione militare a Gaza.”

L’operazione “Margine protettivo” non è stata un’eccezione nelle attività dell’esercito israeliano che provano l’uso di civili palestinesi come scudi umani. In base a un resoconto registrato da “Difesa Internazionale dei Bambini- Palestina”, alcuni soldati israeliani “hanno usato ripetutamente” un 17enne palestinese “come scudo umano per cinque giorni,” obbligandolo sotto la minaccia delle armi a “cercare tunnel”, e sottoponendolo a maltrattamenti fisici. Il direttore esecutivo dell’ Ong, Rifat Kassis, ha sottolineato come “fonti ufficiali israeliane abbiano mosso accuse generiche (che i combattenti di Hamas utilizzassero scudi umani), mentre i soldati israeliani hanno adottato una condotta che rappresenta un crimine di guerra.”

La Commissione d’inchiesta ONU sul conflitto a Gaza del 2014 ha segnalato “informazioni sull’uso di scudi umani (da parte di soldati israeliani) nel contesto di operazioni di perlustrazione” sul terreno a Gaza. La commissione ha citato un caso in cui le forze israeliane “hanno sparato da dietro.. uomini nudi, utilizzandoli come scudi umani” per ore. Agli uomini “era stato detto dai soldati che erano stati piazzati davanti a una finestra per impedire ai combattenti di Hamas di rispondere al fuoco.” La commissione ha concluso che “il modo in cui i soldati israeliani hanno obbligato civili palestinesi a stare in piedi davanti alle finestre, a entrare in abitazioni/ in zone sottoterra e/o a svolgere funzioni pericolose di natura militare, costituisce una violazione del divieto dell’uso di scudi umani contenuta nell’articolo 28 della IV convenzione di Ginevra e può rappresentare un crimine di guerra.”

Ben White è uno scrittore, giornalista, ricercatore e attivista inglese specializzato in Palestina e Israele. Quello che segue è un estratto tratto dall’ultimo e-book di White, “La guerra del Gaza del 2014: 21 domande e risposte.” Ulteriori informazioni si possono trovare qui

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale dell’agenzia Ma’an News.

(traduzione di Amedeo Rossi)