La prigione israeliana sotterranea, dove i palestinesi sono rinchiusi senza imputazioni e non vedono mai la luce

Emma Graham-Harrison  da Gerusalemme

8 novembre 2025 – The Guardian

Esclusivo: tra i detenuti di Rakefet ci sono un infermiere privato della luce naturale da gennaio e un adolescente trattenuto per nove mesi.

Israele sta tenendo in arresto decine di palestinesi di Gaza in isolamento in una prigione sotterranea dove non vedono mai la luce del sole, sono privati di un’alimentazione adeguata e non possono ricevere notizie delle loro famiglie o del mondo esterno.

Secondo le avvocate del Public Committee Against Torture in Israel [Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele, un’ong israeliana, ndt.] (PCATI) che difendono entrambi, tra i detenuti ci sono almeno due civili tenuti da mesi senza accuse né processo: un infermiere con il camice e un giovane venditore ambulante di cibo.

I due sono stati trasferiti nel complesso carcerario sotterraneo di Rakefet in gennaio e hanno descritto sistematici pestaggi e violenze in linea con torture ben documentate in altri centri di detenzione israeliani.

La prigione di Rakefet venne aperta all’inizio degli anni ’80 per ospitare un gruppo di personaggi molto pericolosi della criminalità organizzata israeliana, ma venne chiusa qualche anno dopo in quanto inumana. Dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, di estrema destra, ha ordinato che tornasse in funzione.

Le celle, un minuscolo “cortile” e la stanza per gli incontri con gli avvocati sono sottoterra, quindi i prigionieri vivono senza luce naturale.

Inizialmente il carcere era previsto per un piccolo numero di detenuti di massima sicurezza che avrebbero dovuto occupare celle singole, e quando venne chiuso nel 1985 ospitava 15 uomini. Secondo i dati ottenuti dal PCATI, negli ultimi mesi vi sono stati rinchiusi circa 100 prigionieri.

In base al cessate il fuoco concordato a metà ottobre Israele ha liberato 250 detenuti palestinesi che sono stati condannati da tribunali israeliani e 1.700 prigionieri palestinesi di Gaza detenuti a tempo indefinito senza accuse né processo. Il giovane venditore ambulante rinchiuso a Rakafet è stato uno di loro.

Tuttavia la quantità di detenuti è stata così grande che anche dopo la liberazione di massa almeno altri 1.000 [prigionieri], tra cui un infermiere difeso dal PCATI, sono ancora sottoposti alle stesse condizioni.

“Benché ufficialmente la guerra sia finita, (i palestinesi di Gaza) sono ancora incarcerati in condizioni di guerra violente legalmente discutibili che violano le leggi umanitarie internazionali e rappresentano una forma di tortura,” afferma il PCATI.

I due uomini che le avvocate del PCATI hanno incontrato a settembre erano un infermiere di 34 anni arrestato nel dicembre 2023 mentre stava lavorando in un ospedale e un giovane venditore ambulante preso nell’ottobre 2024 mentre attraversava un posto di controllo israeliano.

“Nei casi dei clienti che abbiamo visitato si trattava di civili,” afferma l’avvocata del PCATI Janan Abdu: “L’uomo con cui ho parlato era un diciottenne venditore ambulante di cibo. E’ stato arrestato a un checkpoint su una strada.”

Ben-Gvir ha detto ai mezzi di comunicazione israeliani e a un deputato che Rakefet è stato rimesso in funzione per rinchiudervi Nukhba, cioè i combattenti d’élite di Hamas che hanno perpetrato i massacri del 7 ottobre [2023] in Israele e miliziani delle forze speciali di Hezbollah catturati in Libano.

I politici israeliani hanno affermato che nessun palestinese coinvolto negli attacchi del 2023 è stato rilasciato in base all’accordo di cessate il fuoco che ha consentito che il detenuto adolescente venisse riportato a Gaza. Il Servizio Penitenziario Israeliano (SPI) non ha risposto a domande relative allo status e all’identità di altri prigionieri tenuti a Rakefet, che significa “ciclamino” in ebraico.

Dati riservati israeliani indicano che la maggioranza dei palestinesi arrestati a Gaza durante la guerra erano civili. Nel 2019 la Corte Suprema israeliana ha sentenziato che è lecito trattenere i corpi di palestinesi come merce di scambio per futuri negoziati, e associazioni per i diritti umani l’hanno accusata di fare lo stesso con detenuti vivi di Gaza.

Violenza unica

Le condizioni dei palestinesi sono “intenzionalmente terribili” in tutte le prigioni, afferma Tal Steiner, direttore esecutivo del PCATI. Ex-detenuti e persone ancora in prigione nonché testimoni in incognito dell’esercito israeliano hanno raccontato nei dettagli violazioni sistematiche delle leggi internazionali.

Tuttavia Rakefet infligge una forma unica di violenza. Tenere per mesi e mesi persone sottoterra senza la luce del giorno ha “conseguenze estreme” per il benessere psicologico, afferma Steiner: “É molto difficile non subire conseguenze quando sei tenuto in condizioni talmente oppressive e difficili.”

Ciò pregiudica anche la salute fisica, compromettendo fondamentali funzioni biologiche, dai cicli circadiani necessari per il sonno alla produzione di vitamina D.

Nonostante lavori come avvocato per i diritti umani e abbia visitato prigioni del complesso carcerario di Ramla, a sud-est di Tel Aviv, dove si trova Rakefet, Steiner non aveva mai sentito parlare della prigione sotterranea prima che Ben-Gvir ordinasse di riattivarla.

Venne chiusa prima della fondazione del PCATI, quindi l’associazione di avvocati si è rivolta a vecchi archivi dei media e ai ricordi di Rafael Suissa, il capo dello SPI a metà degli anni ’80 per trovare qualcosa in più riguardo al carcere.

“(Suissa) ha scritto di essere consapevole che rimanere sottoterra in continuazione è troppo crudele, troppo inumano da sopportare per chiunque, indipendentemente da quello che possa aver fatto,” ha affermato Steiner.

Quest’estate agli avvocati del PCATI è stato chiesto di difendere due uomini tenuti nella prigione sotterranea, quindi Abdu e una collega hanno potuto visitarla per la prima volta.

Sono state portate sottoterra da guardie di sicurezza mascherate e pesantemente armate, giù per una rampa di scale sporca in una stanza il cui pavimento era disseminato di resti di insetti morti. Il gabinetto era talmente lurido che di fatto era inutilizzabile.

Telecamere di sorveglianza sulle pareti violavano il diritto legale fondamentale a un colloquio confidenziale, e le guardie hanno avvertito che l’incontro sarebbe stato immediatamente interrotto se avessero parlato delle famiglie dei detenuti o della guerra a Gaza.

“Mi sono chiesta: se le condizioni nella stanza degli avvocati sono così umilianti, non solo personalmente per noi ma anche per la nostra professione, allora qual è la situazione per i prigionieri?” dice Abdu. “La risposta è arrivata subito, quando li abbiamo incontrati.”

I clienti sono stati portati nella stanza bendati, con le guardie che li obbligavano a tenere la testa bassa e sono rimasti con mani e piedi in catene, afferma.

Saja Misherqi Baransi, la seconda avvocata del PCATI presente, dice che i due detenuti erano a Rakefet da nove mesi, e l’infermiere ha iniziato l’incontro chiedendo: “Dove mi trovo e perché sono qui?” Le guardie non gli avevano detto il nome della prigione.

I giudici israeliani che hanno autorizzato la detenzione degli uomini dopo udienze video molto brevi e durante le quali i prigionieri non avevano avvocati e non hanno saputo quali fossero le prove contro di loro, hanno detto loro che sarebbero rimasti lì “fino alla fine della guerra”.

Gli uomini hanno descritto celle senza finestre né ventilazione, che ospitano tre o quattro detenuti e hanno raccontato che spesso gli manca il respiro e si sentono soffocare.

I carcerati hanno detto alle avvocate di aver subito costantemente violenze fisiche compresi pestaggi, aggressioni con cani che portavano museruole di ferro, guardie che calpestavano i prigionieri, oltre alla negazione di cure mediche adeguate e pasti totalmente insufficienti. Questo mese l’Alta Corte israeliana ha sentenziato che lo Stato sta privando i detenuti palestinesi di cibo adeguato.

Viene loro concesso pochissimo tempo fuori dalla cella in un piccolo cortile sotterraneo, a volte solo cinque minuti a giorni alterni. I materassi vengono portati via la mattina presto, in genere verso le 4 del mattino, e riportati solo alla notte tardi, lasciando i detenuti su reti metalliche in celle praticamente senza arredo.

Le loro descrizioni corrispondono alle immagini di una visita ripresa dalla televisione fatta da Ben-Gvir per pubblicizzare la sua decisione di riaprire il carcere sotterraneo. “Questo è l’habitat naturale dei terroristi, sottoterra,” ha detto.

Si è ripetutamente vantato dei maltrattamenti ai danni dei detenuti palestinesi, un discorso che secondo gli ex-ostaggi presi durante gli attacchi del 7 ottobre hanno spinto a un peggioramento dei maltrattamenti da parte di Hamas quando erano in prigionia.

Ciò ha incluso tenere per mesi gli ostaggi in tunnel sotterranei, privarli di cibo, isolarli dalle notizie dei familiari e del mondo esterno, violenze e torture psicologiche, compreso l’ordine di scavare una fossa davanti a una telecamera.

I servizi di spionaggio israeliani hanno avvertito che il trattamento dei detenuti palestinesi mette a rischio gli interessi generali del Paese in materia di sicurezza.

Misherqi Baransi dice che l’infermiere arrestato ha visto per l’ultima volta la luce del giorno il 21 gennaio di quest’anno, quando è stato trasferito a Rakefet dopo un anno passato in altre prigioni, tra cui il famigerato centro militare di Sde Teiman.

Dal giorno del suo arresto l’infermiere, padre di tre figli, non ha avuto notizie della sua famiglia. L’unico frammento di informazioni personali che le avvocate possono condividere con i detenuti di Gaza è il nome del parente che le ha autorizzate a occuparsi del caso.

“Quando gli ho detto: ‘Ho parlato con tua madre e mi ha autorizzata a incontrarmi con te,’ gli ho dato questa piccola cosa, raccontandogli almeno che sua madre è viva,” afferma Misherqi Baransi.

Quando l’altro detenuto ha chiesto ad Abdu se la sua moglie incinta aveva partorito senza problemi la guardia ha interrotto immediatamente la conversazione minacciandolo. Mentre gli agenti portavano via gli uomini lei ha sentito il rumore di un ascensore, il che le ha fatto pensare che le celle sono ancora più in basso.

L’adolescente le ha detto: “Sei la prima persona che ho visto dal mio arresto,” e la sua ultima richiesta è stata: “Per favore, torna a trovarmi.” Le sue avvocate sono state in seguito informate che il 13 ottobre è stato riportato a Gaza.

In un comunicato il SPI ha affermato di “agire in base alla legge e sotto la supervisione di controllori ufficiali” ed ha aggiunto di “non essere responsabile del procedimento giudiziario, della classificazione dei detenuti, della politica di arresti o degli arresti effettuati.”

Il ministero della Giustizia ha trasmesso le domande su Rakefet e sui detenuti all’esercito israeliano. L’esercito le ha trasmesse al SPI.

(traduzione dall’inglese da Amedeo Rossi)




Israele archivia la causa contro cinque uomini accusati dell’uccisione di un prigioniero palestinese

Mera Aladam

21 gennaio 2025 – Middle East Eye

Il Procuratore di Stato Amit Isman ha deciso di annullare la causa contro i cinque, a causa dell’elevata possibilità di “false confessioni e mere millanterie”.

Lunedì il Procuratore di Stato di Israele ha archiviato un’indagine contro cinque uomini sospettati di aver ucciso un palestinese bendato che avevano imprigionato in seguito agli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

Nonostante prove video e ammissioni di colpa da parte dei sospettati Amit Isman ha archiviato l’indagine adducendo “scarsa credibilità delle confessioni, che probabilmente sono solo spacconerie”.

I cinque uomini, identificati come Roi Yifrach, Israel Biton, Akiva Kaufman, Israel Peretz e Saar Ofir, erano indagati dal novembre 2023.

Sono stati sospettati di aver sequestrato un palestinese che asserivano essere un importante combattente di Hamas che avrebbe partecipato all’attacco del 7 ottobre.

Ofir durante un interrogatorio del novembre 2023 aveva dichiarato che Yifrach, il principale sospettato, gli aveva mostrato un video in cui lui accoltellava al viso un palestinese bendato, uccidendolo.

All’epoca quattro giudici emisero avvisi di ricerca dopo aver concluso che vi era il ragionevole sospetto che fosse avvenuto un omicidio.

Yifrach confessò alla polizia e in messaggi whatsapp inviati ad altri che aveva ucciso dei “terroristi” al di fuori del combattimento.

Anche Ofir confessò in messaggi whatsapp di aver ucciso “terroristi” dopo averli a quanto pare torturati sia sessualmente che fisicamente.

Ofir, un colono dell’insediamento di Elkana nella Cisgiordania occupata, è stato coinvolto anche in un altro caso in cui lui e altri due ufficiali israeliani sono stati accusati nel dicembre 2024 di aver aggredito violentemente un palestinese in agosto e di averlo rapito prima di lasciarlo incosciente e sanguinante vicino ad un posto di blocco.

Il giornale israeliano Maariv ha riferito che la Pretura di Tel Aviv ha emesso un mandato di arresto contro Yifrach, Biton e Ofir, stabilendo che vi era un ragionevole sospetto di omicidio.

Tutti i sospettati coinvolti nell’uccisione hanno negato di aver ucciso la vittima in assenza di una minaccia da parte del palestinese. Ofir ha detto di aver mandato messaggi per vantarsi.

Secondo Maariv le indagini hanno messo in luce contraddizioni nelle versioni dei sospettati, spingendo il Procuratore di Stato a chiudere il caso adducendo la mancanza di prove sufficienti per accusarli di omicidio.

Tuttavia, in base alle prove, Yifrach ha confessato l’uccisione, il corpo della vittima è stato trovato nella sua auto ed è stato anche rinvenuto un video in cui lo si vede colpire il palestinese.

Secondo Maariv il Procuratore di Stato ha deciso di chiudere il caso in quanto riteneva che la confessione di Yifrach fosse falsa e derivasse dal desiderio di “ostentare il proprio contributo allo sforzo bellico”.

Alla fine di luglio nove soldati israeliani sono stati arrestati per presunto stupro di un palestinese detenuto a Sde Teiman, un carcere nel deserto del Negev nel sud di Israele.

L’incidente ha provocato un contraccolpo in Israele, con una mobilitazione dell’estrema destra che ha visto un parlamentare e ministro assalire il centro di detenzione ed un tribunale militare in protesta contro gli arresti.

Martedì cinque di quei prigionieri sono stati inviati agli arresti domiciliari, in pendenza di una possibile decisione da parte dell’esercito di formalizzare le accuse.

Secondo un recente sondaggio una maggioranza di israeliani ritiene che agenti penitenziari accusati di aggressione sessuale contro un detenuto palestinese non debbano subire imputazioni penali e debbano solo essere sottoposti a misure disciplinari dall’esercito.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Il video della violenza sessuale nella prigione israeliana è l’ulteriore conferma che Sde Teiman è un luogo di torture

Jonah Valdez

9 Agosto 2024 – The Intercept

Le violenze sui palestinesi nella prigione militare israeliana sono denunciate da mesi. Gli Stati Uniti chiedono all’esercito israeliano di indagare su sé stesso.

Sde Teiman, prigione israeliana militare segreta nel deserto del Negev, aveva allarmato l’avvocata per i diritti umani Roni Pelli e altri attivisti già dal primo mese di guerra israeliana contro Gaza.

Pelli e i suoi colleghi hanno cominciato a ricevere segnalazioni da informatori circa le pessime condizioni in cui si trovavano i palestinesi detenuti a Sde Teiman. Hanno sentito di casi di violenze commesse da soldati su detenuti palestinesi e, in un caso, di un palestinese che vi era morto.

Da allora i resoconti dei media sulla prigione si sono arricchiti delle testimonianze di palestinesi ex-detenuti e informatori israeliani, i quali raccontavano in maggior dettaglio le sconvolgenti condizioni all’interno della prigione. A Maggio un’inchiesta della CNN aveva rivelato che i detenuti palestinesi erano legati e bendati, costretti per l’intera notte a stare seduti, a volte in piedi, sotto i riflettori, che i palestinesi feriti erano legati ai letti, costretti a indossare pannoloni e nutriti con cannucce, che i soldati picchiavano i detenuti per vendicare gli attacchi del 7 Ottobre, che gli arti dei prigionieri venivano amputati a causa di ferite non medicate dovute ai dispositivi di contenimento e che tali operazioni erano eseguite senza anestesia.

Poco dopo, nello stesso mese di maggio, un’inchiesta dell’Intercept aveva rivelato la scomparsa di centinaia di medici palestinesi detenuti in Israele, riportando la testimonianza di un chirurgo che era stato picchiato e seviziato a Sde Teiman. Un mese dopo, un’ulteriore inchiesta di Haaretz rivelava che l’esercito israeliano stava indagando sulla morte di 48 palestinesi di Gaza che erano sotto custodia israeliana, di cui 36 detenuti a Sde Teiman. I media israeliani hanno cominciato a riferirsi alla prigione come alla “Guantanamo Israeliana”.

In seguito all’inchiesta della CNN Pelli, che rappresenta l’Associazione per i Diritti Civili in Israele, su mandato di cinque organizzazioni per i diritti umani ha presentato istanza presso la Corte Suprema israeliana affinché il governo chiuda Sde Teiman. Sperano che, se accolta, la loro istanza possa stabilire un precedente che porti alla chiusura di tutte le prigioni militari israeliane.

“Era talmente enorme che non potevamo ignorarlo”, ha dichiarato Pelli a The Intercept.

Mentre in Israele le organizzazioni per i diritti umani e civili si spendevano senza riserve per difendere i diritti dei palestinesi detenuti sia nei campi militari che nelle prigioni del sistema carcerario ufficiale, sulla questione gli Stati Uniti hanno dimostrato scarsa sollecitudine.

Il Dipartimento di Stato [Ministero degli Esteri n.d.t.] statunitense ha commentato i fatti di Sde Teiman solo quando è stato incalzato dai giornalisti in seguito alla diffusione dell’inchiesta della CNN. A maggio il viceportavoce del Dipartimento Vedant Patel ha detto: “stiamo studiando queste e altre accuse di violenze contro detenuti palestinesi”. Questi ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno comunicato in modo “chiaro e coerente a ogni nazione, incluso Israele, che deve trattare tutti i detenuti con umanità, dignità, in accordo con la legge internazionale e che deve rispettarne i diritti umani”. Egli ha poi dichiarato che gli Stati Uniti hanno chiesto allo stesso governo israeliano di indagare su tali accuse.

Dopo che l’inchiesta di Haaretz ha dato notizia di decine di morti non ci sono stati nuovi commenti. Più tardi, nella stessa settimana di giugno, il New York Times ha pubblicato un’inchiesta sulle condizioni detentive a Sde Teiman, nella quale sono riportate testimonianze di ex-detenuti secondo le quali i loro carcerieri israeliani li hanno sottoposti a stupro anale per mezzo di un’asta metallica, tra le altre torture. Queste rivelazioni esplosive erano sepolte nella parte finale di un articolo di quasi 4.000 parole, nell’introduzione del quale si menzionavano “pestaggi e altre violenze” e il cui titolo descriveva Sde Teiman come “la base dove Israele ha incarcerato migliaia di Gazawi”. Di nuovo, nemmeno una parola dal governo statunitense.

I funzionari statunitensi non hanno rilasciato ulteriori dichiarazioni su Sde Teiman fino a martedì, quando l’emittente televisiva israeliana Channel 12 ha mandato in onda un video di sorveglianza trapelato da Sde Teiman nel quale si vedono soldati israeliani perpetrare presumibilmente uno stupro di gruppo su di un detenuto palestinese.

Il Dipartimento di Stato ha reagito chiedendo all’esercito israeliano di indagare su sé stesso.

Dieci soldati israeliani sono stati arrestati e sosterranno le accuse derivanti dal presunto stupro di gruppo. Il giorno successivo è stato arrestato un altro soldato, sospettato di aver pestato detenuti palestinesi mentre erano bendati e ammanettati. Sembra che durante l’episodio il soldato si sia filmato.

Un nuovo rapporto dell’ONG israeliana B’Tselem, basato su anni di segnalazioni di violenze sui palestinesi nelle prigioni israeliane, dimostra che Sde Teiman non è l’unica prigione israeliana dove i palestinesi sono torturati.

Pubblicato questa settimana, un giorno prima che Channel 12 diffondesse il video trapelato [dalla prigione di Sde Teiman], il rapporto di B’Tselem sostiene che la maggior parte dei palestinesi detenuti ha dovuto sopportare violenze e torture sotto custodia israeliana. Il rapporto invita la Corte Penale Internazionale a “investigare e promuovere procedimenti penali contro gli individui sospettati di organizzare, dirigere e commettere questi crimini”. Lo stesso rapporto sostiene che “non ci si può aspettare che gli organismi investigativi israeliani” ritengano il loro stesso governo responsabile di potenziali violenze, poiché “tutti gli apparati di stato, incluso quello giudiziario, sono stati mobilitati a sostegno di tali campi di tortura”.

Quando durante una conferenza stampa mercoledì gli è stato chiesto se gli Stati Uniti avrebbero chiesto un’indagine indipendente in riferimento al rapporto, il portavoce del Dipartimento di Stato Matt Miller ha rifiutato di discuterne e ha detto “Dovrei esaminare le specifiche indagini indipendenti richieste ed esprimere un giudizio nel merito”. Ha affermato che l’esercito israeliano deve indagare su sé stesso.

Un portavoce delle forze di difesa israeliane ha detto che l’esercito israeliano “respinge le accuse di violenza sistematica, incluse quelle di violenza sessuale, nelle proprie strutture detentive” e ha affermato che esso osserva la legge israeliana così come quella internazionale. L’esercito ha indicato l’arresto dei soldati sospettati nel caso delle violenze di Sde Teiman come prova del fatto che esso fa rispettare tali leggi quando esse vengono violate.

Il Dipartimento di Stato non ha risposto alle richieste di commenti.

Le prove di violenze in quella di Sde Teiman e in altre prigioni sono soltanto le ultimissime rivelazioni di violenze commesse dall’esercito israeliano, i cui comandanti sono accusati di crimini di guerra dalla Corte Penale Internazionale. Nonostante le prove, gli Stati Uniti continuano a finanziare la guerra di Israele contro Gaza, cui hanno contribuito con più di 15 miliardi di dollari dal 7 Ottobre.

Eitay Mack, un altro avvocato per i diritti umani israeliano, il quale ha rappresentato i palestinesi incarcerati dall’esercito israeliano nella Cisgiordania occupata, ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero fare di più per prevenire violazioni dei diritti umani come quelle che si sono viste a Sde Teiman.

Egli ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno il potere di emettere sanzioni contro singole unità dell’esercito. I 10 soldati israeliani arrestati nel caso del presunto stupro di gruppo di Sde Teiman fanno parte dell’unità dell’esercito israeliano Force 100. Gli Stati Uniti hanno già imposto sanzioni contro coloni israeliani che hanno commesso violenze contro i palestinesi in Cisgiordania. Mack ha anche menzionato la legge Leahy, una legge del 1997 che proibisce agli Stati Uniti di prestare assistenza a “qualsiasi unità delle forze di sicurezza di un paese straniero se il Segretario di Stato ha informazioni credibili che quell’unità ha commesso una grave violazione dei diritti umani”.

L’amministrazione del presidente Joe Biden ha mostrato una certa riluttanza a mettere condizioni agli aiuti militari, anche quando essa ha ammesso di aver fornito a Israele armi [tali] da commettere possibili violazioni della legge internazionale.

“Gli Stati Uniti dovrebbero applicare le proprie regole sugli aiuti militari – dovrebbero usarle per fare pressione su Israele”, ha detto Mack. “Io non credo che i governi del mondo agiscano secondo morale”, ha aggiunto, “ma gli Stati Uniti dovrebbero applicare la legge, la legge Leahy, se non altro per rispettare la procedura”.

Mack ha ammesso che punire singole unità coinvolte nelle violenze di Sde Teiman non risolverebbe il problema delle violenze capillarmente diffuse in tutto il sistema delle prigioni israeliane.

Le prigioni militari, come quella di Sde Teiman, sono strutture detentive costruite all’interno di basi militari israeliane, dove i detenuti sono spesso trattenuti in attesa di essere interrogati. Esse sono del tutto estranee al Servizio Carcerario Israeliano, le cui strutture sono gestite da guardie civili e funzionari. Che i secondini commettessero violenze sui palestinesi detenuti in entrambi i tipi di prigione era cosa nota ben prima del 7 Ottobre, e i prigionieri palestinesi provenienti dai territori palestinesi occupati sono soggetti a corti militari anziché civili – cosa che ha contribuito a orientare organizzazioni come la Corte di Giustizia Internazionale nel concludere che il sistema legale israeliano è una forma di apartheid.

Mack ha detto di aver rappresentato un palestinese della Cisgiordania occupata che mentre si trovava in una prigione del Servizio Carcerario Israeliano è stato afferrato per il collo da un agente israeliano, tirato su e scaraventato sul pavimento della sua cella, riportandone la frattura dello zigomo.

Nonostante questo, le strutture afferenti al Servizio Carcerario Israeliano tendenzialmente offrono condizioni migliori rispetto al loro equivalente militare, letti migliori, miglior cibo e maggiori possibilità di movimento. Dall’inizio della guerra a Gaza però, Mack e Pelli hanno notato che le prigioni del Servizio Carcerario Israeliano hanno precluso ai palestinesi ogni contatto con il mondo esterno. Ai detenuti è stato impedito di comunicare con le loro famiglie e con i loro avvocati, mentre è stata limitata la libertà di movimento all’interno delle strutture, poste in regime di isolamento.

Insieme al suo gruppo, ACRI, Pelli ha presentato un’ulteriore istanza alla Corte Suprema con l’obbiettivo di permettere alla Croce Rossa l’accesso all’interno di prigioni e campi militari, in modo da garantire ai detenuti adeguate cure mediche – il che è obbligatorio sia per la legge israeliana che per quella internazionale. Alla Croce Rossa è stato invece negato l’accesso a ogni prigione dall’inizio della guerra. L’istanza menziona le morti di almeno due detenuti in campi militari e altri sei nelle prigioni del Servizio Carcerario Israeliano, due dei quali mostravano “segni di gravi violenze” sui loro corpi. La corte deve ancora deliberare in materia, mentre il governo continua a chiedere proroghe nel procedimento.

Ad Aprile Pelli ha presentato ancora un’altra istanza, chiedendo che il Servizio Carcerario Israeliano mettesse fine a “una politica della denutrizione nei confronti dei prigionieri e detenuti palestinesi”, cosa che – ha argomentato – è di fatto una forma di tortura e viola la legge internazionale. Dal 7 di Ottobre, si legge nel documento, questa politica ha lasciato che i prigionieri soffrissero di una fame estrema e costante, oltre che di una pessima qualità del cibo. L’istanza riporta testimonianze di palestinesi ex detenuti che hanno perso decine di chili, tra i quali un diabetico che è stato costretto a mangiare dentifricio per alzare i livelli di zucchero nel proprio sangue.

Secondo l’ONG per i diritti umani HaMoked, che si occupa della popolazione carceraria israeliana ed è stata tra le organizzazioni che hanno presentato l’istanza per la chiusura di Sde Teiman, dal 7 Ottobre il numero di palestinesi imprigionati è quasi raddoppiato, dai 5.192 prima della guerra ai 9.623 di inizio luglio, cosa che ha esacerbato il già preesistente problema del sovraffollamento. Più di 4.000 detenuti palestinesi sono in detenzione amministrativa, detenzione che può essere prolungata indefinitamente e senza accuse. Molti sono rilasciati dopo settimane di detenzione senza accuse.

Il rapporto di B’Tselem cita le istanze presentate da Pelli e dalla sua organizzazione, dove le prigioni sono definite come “un buco nero normativo” in cui “i palestinesi non hanno diritti né protezioni”.

Il rapporto dice che gli incarcerati sono per la maggior parte uomini e ragazzi, anche se dal 7 Ottobre non mancano donne e bambini. “Alcuni sono in prigione semplicemente per aver espresso solidarietà per le sofferenze dei palestinesi”, si legge nel rapporto. “Altri sono stati presi in custodia nel corso delle attività militari nella Striscia di Gaza, per il solo motivo di ricadere sotto la vaga definizione di ‘uomini in età di combattimento’. Alcuni sono stati imprigionati perché sospettati, fondatamente o meno, di operare in organizzazioni armate palestinesi o di sostenerle”.

Lo stesso rapporto mette in luce le testimonianze dirette di 55 palestinesi che sono stati detenuti nelle prigioni israeliane, tra i quali 21 provenienti da Gaza e 4 con cittadinanza israeliana. Hanno denunciato “frequenti atti di violenza grave e arbitraria, aggressioni sessuali, umiliazione e degradazione, deliberata denutrizione, condizioni forzosamente insalubri, privazione del sonno, divieti e misure punitive contro le pratiche religiose; confisca di tutti gli effetti personali e collettivi e negazione di cure mediche adeguate”.

Un palestinese che è stato detenuto a Sde Teiman ha riferito a B’Tselem di essere stato condotto insieme ad altri in un magazzino, dove è stato costretto a denudarsi e inginocchiarsi prostrato mentre i soldati lo interrogavano e picchiavano. Durante lo spostamento verso un’altra struttura, lui e altri venivano picchiati se parlavano o facevano qualche rumore. Durante i pestaggi è rimasto ferito alla gamba sinistra. Mentre il dolore alla gamba era in seguito andato intensificandosi per diversi giorni, i soldati hanno ignorato le sue lamentele e lo hanno colpito alla gamba ferita. La gamba dovette infine essere amputata. Ciò non è bastato a mettere fine alle torture, poiché l’uomo ha riferito di essere stato costretto a restare in piedi per ore sulla gamba rimastagli, in modo da impedirgli di dormire. É stato in seguito rilasciato e restituito alla sua famiglia a Gaza senza che nessuna accusa venisse formulata a suo carico, dice il rapporto.

B’Tselem sostiene nel suo rapporto che le violenze fanno parte di una politica sistematica intesa a torturare i palestinesi, implementata dal Ministro per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, che supervisiona il Sistema Carcerario Israeliano, con il sostegno del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e di tutto il governo israeliano.

“Il problema principale è che non si tratta solo delle strutture militari [come Sde Teiman]”, dice Pelli. “Oggi, sotto queste condizioni e con questo ministro, tutto è terribile”.

Sde Teiman è tornata al centro dell’attenzione a fine luglio, quando una folla di estremisti di destra ha fatto irruzione nella base dopo che inquirenti militari vi si sono recati per interrogare i soldati sospettati dello stupro di un prigioniero palestinese. La folla si è introdotta anche in un’altra base, dove i soldati erano stati condotti per essere interrogati. Ben Gvir ha definito “niente meno che vergognoso” lo “spettacolo” della polizia che andava a interrogare i soldati – che egli chiama “i nostri eroi migliori”. L’incidente ha messo in evidenza la crescente polarizzazione tra il governo di estrema destra del primo ministro e il comando militare del paese.

Gli arresti non sono un segnale di maggiore responsabilità da parte del governo, secondo Mack, ma sono decisioni politiche prese dal Generale Maggiore Yifat Tomer-Yerushalmi, procuratore capo militare in entrambe i casi. Anche prima della diffusione del video, la vittima dello stupro ha ricevuto cure mediche in un ospedale pubblico civile dove il personale medico ha riscontrato lesioni compatibili con la violenza sessuale, ha detto Mack, cosa che ha costretto l’esercito a indagare.

“È un fallimento totale”, dice, incolpando Tomer-Yerushalmi per quella che considera una risposta morbida alle precedenti accuse di violenze sui prigionieri durante la guerra.

Le udienze relative all’istanza di chiusura di Sde Teiman sono proseguite fino a mercoledì di questa settimana, quando i manifestanti di destra hanno interrotto i lavori. Nel corso del procedimento, i manifestanti hanno regolarmente criticato Pelli e i suoi colleghi come “traditori” o difensori dei militanti di Hamas, racconta Pelli.

Durante l’udienza, gli avvocati dell’esercito hanno sostenuto che non ci sono più problemi a Sde Teiman, poiché hanno ridotto la popolazione carceraria da più di 700 a meno di 30 detenuti temporanei a breve termine. I militari hanno affermato che i prigionieri rimanenti non rappresentano un rischio per la sicurezza e non sono più legati o bendati, a differenza dei precedenti detenuti della struttura.

Pelli ha argomentato che le loro condizioni di vita sono ancora in violazione del diritto internazionale, in quanto i prigionieri continuano a essere tenuti in gabbie senza letti o servizi igienici adeguati e viene ancora negato loro l’accesso alla Croce Rossa o agli avvocati. Ha anche avvertito che la popolazione carceraria potrebbe aumentare di nuovo in qualsiasi momento durante la guerra in corso.

“Non si può scattare un’istantanea di questa giornata, se è estremamente dinamica”, ha detto Pelli. “Perché se domani l’IDF entrerà [in un villaggio] a Gaza e tratterrà tutti gli uomini, prenderà 200 persone… quali sono i limiti? La guerra non è finita”.

Ultimo aggiornamento: 13 Agosto 2024

L’articolo è stato aggiornato per includere il commento di un portavoce dell’esercito israeliano ricevuto dopo la pubblicazione.

(Traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)