Israele ammassa forze militari a ridosso di Gaza mentre continuano gli attacchi aerei: notizie in diretta*

Virginia Pietromarchi e Arwa Ibrahim

13 maggio 2021 – Al Jazeera

Secondo l’autorità sanitaria il bilancio delle vittime a Gaza sale a 87, mentre Israele accresce il numero di soldati e carri armati al confine dell’enclave palestinese sotto assedio.

*Nota redazionale. A oggi sabato sera 15 maggio il bilancio delle vittime e di feriti è il seguente: 140 morti di cui 39 bambini e 950 i feriti.

Giovedì i caccia israeliani hanno continuato ad attaccare gli edifici più alti e altri obiettivi nella Striscia di Gaza mentre Israele ha intensificato il suo dispiegamento di truppe e carri armati vicino all’enclave palestinese assediata.

I palestinesi hanno trascorso il primo giorno della festa religiosa di Eid al-Fitr [la festa al termine del mese di digiuno del Ramadan, ndtr.] sotto incessanti bombardamenti aerei, mentre il ministero della Salute di Gaza ha annunciato che almeno 87 persone, tra cui 18 bambini, sono state uccise dall’inizio dell’offensiva israeliana nella tarda serata di lunedì. Oltre 530 sono rimaste ferite.

Sono stati anche uccisi almeno sei israeliani e un cittadino indiano. L’esercito israeliano ha affermato che centinaia di razzi sono stati lanciati da Gaza verso varie località in Israele e che sono stati aggiunti rinforzi a ridosso della parte orientale dell’enclave.

In diverse città all’interno di Israele si è anche intensificata la violenza degli scontri tra ebrei israeliani e cittadini palestinesi di Israele.

Ecco gli ultimi aggiornamenti

43 minuti fa (16:52 )

Mentre divampa il conflitto israelo-palestinese Biden sollecita la riduzione degli attacchi missilistici.

Con l’intensificarsi del conflitto a Gaza il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha chiesto una de-escalation della violenza in Medio Oriente, affermando di voler assistere ad una significativa riduzione degli attacchi missilistici.

Parlando ai giornalisti alla Casa Bianca, Biden ha anche detto che si aspetta di avere più colloqui con i leader della regione. Ha aggiunto di non aver assistito a una risposta significativamente sproporzionata” da parte di Israele agli attacchi missilistici di Hamas da Gaza.

“La domanda è … in che modo si otterrà una significativa riduzione degli attacchi, in particolare gli attacchi missilistici, che vengono lanciati indiscriminatamente sui centri abitati”, ha detto Biden.

Biden ha parlato mercoledì con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e ha riferito che sono in corso conversazioni tra diplomatici, militari e funzionari dell’intelligence statunitensi con le controparti in Israele, Egitto e Arabia Saudita e altri su una riduzione della violenza.

56 minuti fa (16:39)

Israele chiama a raccolta 9.000 riservisti da schierare al confine di Gaza

Nel corso dei combattimenti con Hamas il ministro della Difesa israeliano ha approvato la mobilitazione di altre 9.000 riservisti e il portavoce militare israeliano riferisce che le forze militari si stanno schierando al confine con la Striscia di Gaza.

Il ministero della Difesa ha affermato che l’ultima mobilitazione approvata dal ministro della Difesa Benny Gantz è stata un “reclutamento eccezionale”.

1 ora fa (16:33)

Gli Stati Uniti si oppongono ad una riunione delle Nazioni Unite, venerdì, su Israele e Gaza

Fonti diplomatiche hanno riferito che gli Stati Uniti si sono opposti alla richiesta di Norvegia, Cina e Tunisia di una riunione allargata del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite venerdì per discutere l’aggravarsi della violenza tra Israele e militanti palestinesi, hanno riferito i diplomatici.

Hanno detto che Washington ha citato gli sforzi diplomatici come il motivo della sua opposizione, dicendo che una discussione del consiglio non sarebbe stata produttiva, ma ha lasciato la porta aperta per un possibile incontro martedì.

1 ora fa (16:27)

“Un incubo”: abitante di Gaza racconta l’attacco aereo israeliano

Yousef Al Hammash, un abitante della Striscia di Gaza, ha detto ad Al Jazeera: “Due giorni fa mi trovavo a casa mia con mia moglie incinta e mia figlia di tre anni, e cercavamo di convincerci che stare a casa fosse sicuro.

Alle 18:00 un drone ha colpito improvvisamente l’edificio. Poi è arrivato un attacco aereo che ha colpito l’appartamento sottostante. Sono dovuto scappare subito perché ci aspettavamo un razzo successivo.

“Non ho potuto prendere niente. Il giorno dopo sono tornato per due minuti per cercare di prendere dei vestiti e delle medicine, ma poi [Israele] ha colpito di nuovo.

“Oggi sono dovuto fuggire ancora una volta dalla casa dei miei nonni con tutta la mia famiglia. Tutto quello che possiamo fare è spostarci da un posto all’altro e cercare di convincerci che questa volta staremo al sicuro. È stato un incubo.”

1 ora fa (16:15)

Panico all’aeroporto Ben Gurion

Utenti dei social media hanno detto che i viaggiatori all’aeroporto principale di Israele, il Ben Gurion, erano spaventati e in preda al panico mentre correvano in cerca di riparo dopo che un razzo sparato da Hamas dalla Striscia di Gaza è caduto vicino all’aeroporto.

2 ore fa (15:47)

La Germania mette in guardia per le proteste mentre il conflitto si intensifica

In Germania le autorità hanno previsto ulteriori proteste per il conflitto tra Israele e palestinesi.

Mercoledì la polizia tedesca ha arrestato in tre città più di una decina di persone sospettate di aver danneggiato una sinagoga, bruciato bandiere israeliane e appiccato un incendio in un sito commemorativo ebraico.

I servizi di sicurezza si aspettano un’intensificazione delle azioni di protesta da parte dei palestinesi in Germania e di frange del movimento di sinistra”, ha riferito un portavoce del ministero dell’Interno.

Alcuni dei sospettati per gli incidenti hanno detto alla polizia che sarebbero stati spinti a lanciare pietre contro una sinagoga dalle violenze israeliane contro i palestinesi.

2 ore fa (15:36)

Il bilancio delle vittime a Gaza raggiunge le 87

Il numero dei palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza è ora salito a 87, inclusi 18 bambini e otto donne, ha riferito il ministero della Sanità locale.

Almeno altre 530 persone sono state ferite in seguito al persistere della violenza.

2 ore fa (15:07)

La Francia chiede alla polizia di impedire le proteste filo-palestinesi a Parigi

Il ministero degli Interni francese ha chiesto alla polizia di impedire questo fine settimana a Parigi le proteste filo-palestinesi sul conflitto con Israele temendo il ripetersi degli scontri avvenuti nel 2014 in occasione di un evento analogo.

Gli attivisti hanno fatto un appello alla protesta nel quartiere Barbes, a nord di Parigi, per manifestare contro l’uso della forza da parte di Israele nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di razzi da parte del gruppo militante Hamas contro lo Stato ebraico.

“Ho chiesto al capo della polizia di Parigi di impedire le proteste di sabato collegate alle recenti tensioni in Medio Oriente”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Interno Gerald Darmanin.

“Nel 2014 ci sono state gravi violazioni dell’l’ordine pubblico”, ha aggiunto, esortando anche i comandanti della polizia in altre parti della Francia a rimanere all’erta sulle manifestazioni.

In una circolare visionata da AFP [Agence France-Presse, agenzia di stampa francese, ndtr.] ha anche esortato i comandanti della polizia locale a garantire la “protezione dei luoghi di culto, delle scuole, dei centri culturali e delle attività economiche della comunità ebraica”.

3 ore fa (14:52)

Il ruolo delle celebrità sul conflitto israelo-palestinese

Un’escalation nel conflitto israelo-palestinese, che ha visto decine di morti in pochi giorni, ha suscitato sconcerto e preoccupazioni internazionali sulle possibilità di una guerra totale.

Il conflitto ha preso il sopravvento nell’agenda delle notizie internazionali e ha portato a richieste internazionali per la riduzione dell’escalation.

Ha anche attirato l’attenzione da parte di personaggi pubblici e celebrità di spicco, tra cui le modelle palestinesi-olandesi Bella e Gigi Hadid, la cantante Rihanna, il premio Nobel pakistano Malala Yousafzai e l’attrice israeliana Gal Gadot.

3 ore fa (14:49)

I cittadini palestinesi di Israele riferiscono di attacchi da parte delle forze di sicurezza israeliane

Riya Al-Sanah, attivista palestinese residente ad Haifa, ha dichiarato ad Al Jazeera: Dobbiamo mettere le cose in chiaro su una cosa. Questa non è una guerra civile. Noi palestinesi nel cosiddetto Israele siamo un popolo colonizzato”.

Questo è iniziato nel 1948 con la creazione dello Stato israeliano e la colonizzazione della Palestina. Quindi, non è corretto descriverla [la violenza inter-comunitaria] come una guerra civile. Questa situazione è la continuazione di un processo iniziato molto tempo fa.

“C’è molta paura tra le comunità palestinesi. Non stiamo solo affrontando una violenza strutturale da parte dello Stato israeliano, delle istituzioni di polizia e dei militari, ma stiamo anche assistendo a bande di sionisti organizzate e armate che vagano per le strade, alla ricerca di palestinesi e li attaccano”, ha detto.

Ieri ad Haifa le bande che vagavano per le strade in cerca di palestinesi da aggredire erano protette dalla polizia. La polizia stessa è entrata nelle case delle persone e le ha assalite in modo feroce e violento”.

3 ore fa (14:25)

Putin e il capo delle Nazioni Unite chiedono la cessazione delle violenze

Durante una videochiamata il presidente russo Vladimir Putin e il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres hanno fatto appello perché si ponga fine ai combattimenti tra Israele e palestinesi, ha dichiarato il Cremlino.

“Alla luce dell’escalation del conflitto israelo-palestinese è stato precisato che l’obiettivo principale è fermare gli atti violenti da entrambe le parti e garantire la sicurezza della popolazione civile”, ha detto il Cremlino in un comunicato.

3 ore fa (14:14)

I cittadini palestinesi di Israele riferiscono di attacchi da parte di gruppi di ebrei

Famiglie palestinesi nella comunità mista arabo-ebraica di Haifa hanno detto ad Al Jazeera in arabo che mercoledì sera gruppi di ebrei israeliani stavano marcando le case della comunità araba della città per poterle identificare.

Nel frattempo, altri hanno usato la forza letale per attaccare gli arabi nelle loro case mentre le forze di polizia stavano a guardare.

“La scorsa notte centinaia se non migliaia di coloni [ebrei israeliani] hanno attaccato i quartieri arabi di Haifa”, ha detto Heba, un’abitante araba di Haifa.

Chiedevano dove abitavano gli arabi. Sotto la protezione delle forze di sicurezza ci hanno attaccato nella nostra casa con pietre. C’erano decine di agenti di polizia, automobili e persino cavalli. Non avevamo nulla con cui proteggerci nelle nostre case”, ha aggiunto.

Heba dice che i coloni andavano in giro contrassegnando in rosso le case arabe. Hanno promesso di tornare per attaccarci”.

Stanno assalendo tutti gli arabi che siano musulmani, cristiani o drusi. Siamo terribilmente spaventati dalla possibilità che tornino e ci aggrediscano nelle nostre case e per le strade. Non abbiamo nulla per proteggerci da questa violenza sponsorizzata dallo Stato.

Nessuno è stato arrestato. La polizia li ha chiaramente protetti. Questi gruppi si sentono protetti dallo Stato, dalla polizia, dai militari e da questa violenza”, dice ad Al Jazeera in arabo.

4 ore fa (13:39)

Israele prevede [di attivare] un aeroporto di emergenza in seguito alle crescenti cancellazioni dei voli

British Airways, Virgin Atlantic, Lufthansa e Iberia hanno cancellato i voli per Tel Aviv poiché i vettori europei si sono aggiunti alle compagnie aeree statunitensi nel sospendere i voli verso Israele che ha attivato un aeroporto di emergenza nell’estremo sud come misura precauzionale in difesa dai missili da Gaza.

“La sicurezza e la protezione dei nostri colleghi e clienti è sempre la nostra massima priorità, e continuiamo a monitorare la situazione da vicino”, ha detto British Airways dopo aver cancellato per giovedì i suoi voli da e per [l’aeroporto di] Ben Gurion.

5 ore fa (12:35)

Delegazione egiziana a Tel Aviv per colloqui sul cessate il fuoco

Funzionari dell’intelligence egiziana hanno dichiarato che una delegazione egiziana è a Tel Aviv per colloqui con funzionari israeliani come parte degli sforzi per negoziare un cessate il fuoco nell’escalation del conflitto con Gaza.

I due funzionari hanno parlato sotto anonimato perché non erano autorizzati a informare i media. Essi hanno affermato che la stessa delegazione ha incontrato prima i funzionari di Hamas nella Striscia di Gaza ed è entrata in Israele via terra. L’Egitto ha svolto in passato un ruolo di mediazione tra le parti.

6 ore fa (11:48)

Missile a lungo raggio lanciato verso l’aeroporto Ramon: Hamas

Il portavoce delle Brigate al-Qassam di Hamas ha dichiarato che l’ala armata ha lanciato per la prima volta un razzo verso l’aeroporto di Ramon, a sud del Paese.

lanciato verso l’aeroporto di Ramon, a circa 220 km da Gaza”, ha detto Abu Obeida.

Il razzo prende il nome da Yahya Ayyash, uno dei principali miliziani di Hamas assassinato da Israele nel 1996.

Abu Obeida ha definito il lancio del razzo come parte della risposta delle Brigate al-Qassam all’uccisione dei suoi alti comandanti.

6 ore fa (11:24)

Il primo ministro Johnson afferma che il Regno Unito vuole con urgenza una de-escalation

Il primo ministro Boris Johnson ha detto che la Gran Bretagna vuole vedere un’immediata riduzione della violenza in Israele.

Ovviamente noi nel Regno Unito siamo molto tristi nell’assistere a ciò che sta succedendo e al ciclo di violenze che sembra ora essere in atto”, ha detto Johnson ai giornalisti.

“Penso che sia importante interrompere questo ciclo e porre fine al monopolio della vendetta, e penso che ciò che tutti vogliono vedere sia una immediata, immediata de-escalation”.

6 ore fa (11:21)

Egitto e Russia sostengono che Israele debbano cessare gli attacchi a Gaza

Il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry e il suo omologo russo Sergey Lavrov hanno convenuto che Israele deve cessare gli attacchi contro la Striscia di Gaza.

Secondo una dichiarazione rilasciata dal ministero degli Esteri egiziano, in una telefonata i due massimi diplomatici hanno ribadito che Israele dovrebbe fermare lo spargimento di sangue.

6 ore fa (11:12)

“Le nostre armi sono per il bene della nostra terra, per difendere il nostro popolo”: Hamas

L’ala militare di Hamas, le Brigate al-Qassam, ha avvertito Israele che “non ci sono linee rosse se Al-Aqsa viene violata”.

Il portavoce Abu Obeida ha detto che [prendere] la decisione di bombardare Dimona, Tel Aviv e altre città israeliane “è più facile per noi che bere un bicchier d’acqua”.

“Rassicuriamo la nostra gente che abbiamo molti razzi nel nostro arsenale, e i nostri attacchi missilistici hanno rivelato la fragilità del nemico”, ha detto.

Mentre Israele sta preparando le truppe di terra a est della Striscia di Gaza, Obeida ha detto che l’esercito israeliano si pentirà molto nel caso effettuasse un’invasione via terra.

“Le nostre armi sono per la nostra terra, per la difesa del nostro popolo e per la vittoria nella difesa dei nostri luoghi sacri”, ha detto il portavoce militare.

“Ciò che distingue questa battaglia è la solidarietà dei palestinesi in tutto il paese e il loro sostegno unanime alla resistenza”.

8 ore fa (09:56)

Lufthansa sospende i voli per Tel Aviv fino a venerdì

La compagnia aerea tedesca Lufthansa ha dichiarato che sospenderà tutti i voli per Tel Aviv fino a venerdì 14 maggio.

“Lufthansa sta monitorando da vicino l’andamento della situazione in Israele e continua a mantenere uno stretto scambio con le autorità, i fornitori di servizi di sicurezza e il nostro personale sul campo”, si legge in una dichiarazione dell’azienda.

Lufthansa ha dichiarato che i voli per Israele riprenderanno sabato 15 maggio.

8 ore fa (09:43)

Israele organizza “consistenti rinforzi” per sedare la violenza interna

Il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha ordinato un “consistente rinforzo” delle forze di sicurezza per aiutare a contenere i letali disordini interni che hanno sconvolto le comunità miste ebraiche e arabe in tutto il Paese.

“Siamo in una situazione di emergenza a causa delle violenze interne e ora è necessario un consistente rinforzo delle forze sul campo, che devono essere inviate immediatamente per far rispettare la legge e l’ordine”, ha detto.

Ha specificato che le forze saranno costituite dai riservisti della polizia di frontiera israeliana, forze che operano in gran parte nella Cisgiordania occupata.

8 ore fa (09:28)

L’esercito israeliano provoca 35 feriti nella Cisgiordania occupata

Nida Ibrahim di Al Jazeera riferisce che almeno 35 palestinesi sono rimasti feriti negli scontri con l’esercito israeliano in varie località della Cisgiordania occupata.

Ibrahim ha detto che la maggior parte delle persone è stata colpita da proiettili veri e che i ferimenti hanno avuto luogo prevalentemente nella città di Hebron, nel sud della Cisgiordania.

“C’è stato un numero particolarmente alto di feriti in seguito ad incendi, il che ci mostra che la situazione potrebbe aggravarsi rapidamente”, ha aggiunto.

9 ore fa (09:01)

Il bilancio delle vittime a Gaza sale a 83

Il numero dei palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza è ora salito a 83, inclusi 17 bambini, ha detto il ministero della Sanità locale. Più di altri 480 sono rimasti feriti a causa del ripetersi delle violenze.

9 ore fa (08:31)

1.600 razzi lanciati da Gaza: esercito israeliano

Secondo l’esercito israeliano, da quando all’inizio di questa settimana è iniziata l’ultima fiammata di combattimenti, più di 1.600 razzi sono stati lanciati da Gaza contro Israele da quando è scaturita l’ultima fiammata di combattimenti all’inizio di questa settimana.

Circa 400 razzi sono caduti su Gaza, ha detto il portavoce Jonathan Conricus. Il tasso di successo del sistema di difesa aerea israeliano Iron Dome nell’intercettazione dei razzi continua a raggiungere una media di circa il 90%, ha aggiunto.

L’esercito israeliano ha attaccato circa 600 obiettivi nella Striscia di Gaza, compresa la produzione di razzi e le strutture di stoccaggio. È stato anche preso di mira un tunnel che, secondo Conricus, è stato in parte utilizzato per nascondere i combattenti ed è stato costruito sotto una scuola in un’area sovrappopolata.

L’esercito israeliano ha anche affermato che presenterà alla dirigenza politica un piano per un’operazione di terra, ha riferito per Al Jazeera Harry Fawcett in un rapporto dal sud di Israele, vicino al confine con la Striscia di Gaza.

“Ciò non significa che [il piano] andrà avanti poiché un’offensiva di terra a Gaza sarebbe un enorme passo di escalation che comporta un’enorme quantità di rischi”, ha detto.

Fawcett ha riferito che nel frattempo altri razzi sono stati lanciati da Gaza nel corso della notte, aggiungendo che alcuni rapporti hanno rivelato che altri bombardamenti arriveranno durante il giorno.

“Quindi il carattere di grave evoluzione dei fatti rimane per lo più invariato.”

9 ore fa (08:27)

Nuovo raid aereo israeliano sulla città di Rafah

La città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, è stata colpita da un nuovo raid aereo israeliano, mentre una raffica di razzi è stata lanciata da Gaza verso le città israeliane vicine all’enclave, ha riferito Nida Ibrahim di Al Jazeera in un rapporto da Ramallah.

“Gaza è un pezzo di terra relativamente piccolo con due milioni di palestinesi – una delle aree a più elevata densità di popolazione del mondo, quindi potete immaginare l’impatto su questi obiettivi”, ha detto Ibrahim.

È anche una zona così chiusa che le possibilità di colpire i civili diventano molto alte, come i palestinesi possono testimoniare sulla base delle guerre precedenti”, ha aggiunto.

10 ore fa (07:45)

Israele distrugge la terza torre di Gaza

10 ore fa (07:26)

PODCAST: The take [Il furto, ndtr.] – A Sheikh Jarrah, i palestinesi affrontano il futuro della città

Quelle che erano iniziate come proteste contro le espulsioni forzate in un quartiere palestinese si sono trasformate in una repressione israeliana che ha travolto gran parte della Gerusalemme est occupata, compresi i luoghi sacri come la moschea di Al-Aqsa.

Ma Sheikh Jarrah è solo un quartiere e le evacuazioni sono in corso nella totalità dei territori occupati.

Man mano che si estendono le ripercussioni di Sheikh Jarrah, come influenzeranno il futuro dei palestinesi a Gerusalemme?

10 ore fa (07:23)

“Fate un passo indietro”: il ministro britannico

Il ministro britannico per il Medio Oriente ha esortato “entrambe le parti a fare un passo indietro” dal limite di quella che ha descritto come una terribile escalation.

“Abbiamo visto, tuttavia, un livello senza precedenti di attacchi missilistici contro Israele”, ha detto a Sky News James Cleverly, un giovane ministro degli Esteri che si occupa di Medio Oriente e Nord Africa. “Vogliamo che cessino gli attacchi missilistici”.

10 ore fa (07:23)

Prepararsi a “scenari multipli”: esercito israeliano

Il portavoce militare israeliano Jonathan Conricus ha riferito che gli attacchi a Gaza continueranno mentre Israele si prepara a “scenari multipli”.

“Abbiamo unità di terra che sono pronte e che si trovano in varie fasi della preparazione per le operazioni di terra”, ha detto ai giornalisti giovedì.

11 ore fa (06:16)

Preghiere dell’Eid

Centinaia di fedeli hanno assistito alle preghiere dell’Eid nel complesso della moschea di Al-Aqsa nella Città Vecchia di Gerusalemme, il terzo luogo più sacro dell’Islam.

“Noi a Gaza e in tutta la Palestina non proviamo gioia per questo Eid, a causa dell’attuale devastante aggressione compiuta dalle forze di occupazione su Gaza e su tutta la Palestina in generale”, ha detto Moe’n Ahmad, abitante di Gaza.

I leader religiosi hanno chiesto la tregua nel giorno che segna la fine del Ramadan per i musulmani di tutto il mondo.

12 ore fa (06:00)

La Turchia invita i musulmani a prendere una posizione chiara su Gaza

I Paesi musulmani devono mostrare una posizione unita e chiara sul conflitto di Israele con il movimento di Hamas a Gaza, ha detto il vicepresidente turco Fuat Oktay mentre criticava le potenze mondiali per aver condannato la violenza senza agire.

“Quello che desideriamo è che vengano prese misure attive”, ha detto Oktay ai giornalisti dopo le preghiere mattutine che segnano la fine del Ramadan.

Ci sono decisioni prese ripetutamente alle Nazioni Unite, ci sono condanne. Ma sfortunatamente non è stato ottenuto alcun risultato, perché non viene presa una posizione chiara“.

12 ore fa (05:58)

I razzi determinano il dirottamento dei voli da Tel Aviv

Le autorità aeroportuali hanno annunciato che tutti i voli passeggeri per l’aeroporto internazionale di Israele Ben Gurion, vicino a Tel Aviv, sono stati dirottati verso un aeroporto meridionale a causa del persistente lancio di razzi da Gaza.

Hanno detto che dalla mattina di giovedì è in corso la programmazione dell’atterraggio degli aerei passeggeri all’aeroporto di Ramon, vicino alla città turistica meridionale di Eilat.

(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Rapporto OCHA del periodo 11 – 24 agosto 2020

In Cisgiordania in due distinti episodi, due palestinesi, uno di essi minore, sono stati colpiti e uccisi dalle forze israeliane; altri tre sono rimasti feriti

Il 17 agosto, a una delle porte che conducono alla moschea di Al Aqsa nella Città Vecchia di Gerusalemme, forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese 30enne che aveva accoltellato e ferito un ufficiale della polizia di frontiera. In seguito all’accaduto, le forze israeliane hanno limitato i movimenti all’interno della Città Vecchia; secondo fonti mediche palestinesi, tale provvedimento ha impedito loro di raggiungere l’area in cui era stato colpito l’aggressore. Anche una donna, passante palestinese, è rimasta ferita da un proiettile vagante. Il 19 agosto, a Deir abu Mash’al (Ramallah), nel secondo episodio [dei due sopra citati], un 16enne palestinese è stato ucciso ed altri due minori sono stati feriti. Le circostanze in cui il ragazzo è stato ucciso rimangono poco chiare, nondimeno fonti militari israeliane hanno asserito che i minori erano in procinto di lanciare bottiglie incendiarie e che i soldati hanno sparato quando li hanno visti sistemare a terra dei pneumatici, con l’intento di incendiarli. Secondo testimoni oculari palestinesi, nell’area non ci sono stati scontri, né incendio di pneumatici. Al momento della pubblicazione di questo Rapporto, entrambi i corpi dei palestinesi uccisi sono ancora trattenuti dalle forze israeliane. I due decessi portano a 19 il numero di palestinesi uccisi in Cisgiordania, dall’inizio dell’anno.

Le intensificate ostilità nella Striscia di Gaza e nel sud di Israele hanno causato il ferimento di 12 palestinesi e 6 israeliani. Le tensioni sono aumentate a partire dal 12 agosto, quando palestinesi hanno lanciato palloni igniferi da Gaza verso Israele, provocando l’incendio, secondo fonti israeliane, di terreni agricoli nel sud di Israele. Gruppi armati palestinesi hanno anche lanciato una serie di razzi contro Israele: benché alcuni siano stati intercettati dal sistema di difesa “Cupola di Ferro”, sei israeliani sono rimasti feriti e proprietà sono state danneggiate. Successivamente, le forze israeliane hanno colpito diverse aree aperte e postazioni militari [di Gaza] appartenenti a gruppi armati, provocando il ferimento di quattro minori e una donna, oltre a danni ai siti presi di mira ed a proprietà civili adiacenti, comprese almeno nove abitazioni ed una scuola. Inoltre, un palestinese è stato ferito dalle schegge di un razzo [palestinese] ed altre sei persone sono rimaste ferite vicino alla recinzione, in scontri con forze israeliane. Le autorità israeliane hanno anche bloccato l’ingresso in Gaza della maggior parte delle merci, compreso il carburante che transitava dal valico di Kerem Shalom, ed hanno ridotto l’area di pesca consentita lungo la costa di Gaza, inizialmente ad otto miglia nautiche e, successivamente, a zero. Il blocco dell’ingresso di carburante ha causato, il 18 agosto, la chiusura completa della Centrale Elettrica di Gaza, determinando interruzioni di corrente fino a 20 ore al giorno in tutta Gaza, con ripercussioni sulla fornitura dei servizi di base.

In Cisgiordania, in molteplici episodi e scontri, le forze israeliane hanno ferito 81 palestinesi [seguono dettagli]. La maggior parte (45) dei feriti si sono avuti nel villaggio di Turmus’ayya (Ramallah), durante una dimostrazione svolta nel corso di un evento pubblico di protesta contro l’accordo tra Emirati Arabi Uniti e Israele, annunciato il 13 agosto. Inoltre, a Gerusalemme Est, forze israeliane intervenute a disperdere un raduno all’ingresso dell’ospedale Al Maqased, nel quartiere di At Tur, hanno sparato lacrimogeni e bombe assordanti all’interno del complesso ospedaliero, provocando lesioni a 20 palestinesi appartenenti al personale medico dell’ospedale. In un episodio separato, forze israeliane hanno fatto irruzione nel medesimo ospedale per arrestare un palestinese ferito in uno scontro avvenuto durante una demolizione (vedi di seguito, al quinto paragrafo). Nei governatorati di Tulkarm, Qalqiliya e Jenin, altri dieci palestinesi sono rimasti feriti mentre tentavano di oltrepassare la Barriera attraverso varchi non autorizzati. Altri quattro palestinesi sono rimasti feriti durante altrettante operazioni di ricerca-arresto condotte nei governatorati di Tulkarm e Ramallah e a Gerusalemme Est; in Cisgiordania durante il periodo in esame sono state effettuate 153 operazioni di questo tipo. Inoltre, un palestinese è stato ferito dall’esplosione di un ordigno; questo si trovava all’interno di una scatola collocata nei pressi dell’area dove si svolgono le manifestazioni settimanali a Kafr Qaddum (Qalqiliya) ed è esploso al contatto. Si tratta di uno dei tre dispositivi trovati lungo il percorso delle manifestazioni e vicino a un parco pubblico: secondo media israeliani sarebbero stati collocati dalle forze israeliane. Un palestinese è stato ferito vicino alla città di Betlemme, a quanto riferito, dopo aver lanciato una bottiglia incendiaria; ed un altro al checkpoint di Qalandiya (Gerusalemme), perché sospettato di avere indosso un coltello. In quest’ultimo caso, l’uomo soffriva di problemi di udito e quindi potrebbe non aver sentito l’alt dei soldati; fonti di media israeliani hanno in seguito riferito che l’uomo non aveva con sé alcun coltello. Degli 81 feriti, dieci sono stati colpiti da armi da fuoco, nove da proiettili rivestiti di gomma, due sono stati aggrediti fisicamente; i rimanenti hanno dovuto essere curati per inalazione di gas lacrimogeno.

Nella Striscia di Gaza, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso alle aree prossime alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa, in almeno 26 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, provocando il ferimento di un pescatore, danni a una barca e la perdita di reti da pesca. In una occasione, le forze israeliane sono entrate a Gaza, a nord di Beit-Lahiya, ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale.

Per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, 25 strutture di proprietà palestinese sono state demolite o sequestrate, sfollando 32 palestinesi e creando ripercussioni di diversa entità su altri 160 circa [seguono dettagli]. Quindici di queste strutture sono state demolite in otto Comunità dell’Area C, comprese due nelle Comunità di Mughayyir al Abeed e Al Fakheit (entrambe a Hebron), che si trovano in “aree chiuse” dai militari per consentire l’addestramento dell’esercito israeliano; le strutture in questione erano tutte correlate al sostentamento, tranne due. Altre sei strutture di sostentamento sono state demolite nell’Area C di Al ‘Isawiya (Gerusalemme). Il resto delle strutture si trovava a Gerusalemme Est, compreso un edificio residenziale in costruzione nel quartiere di Jabal al Mukkabir; in questo caso si sono avuti scontri e un ferito [vedi sopra, al terzo paragrafo]. Cinque delle strutture di Gerusalemme Est sono state demolite dai proprietari, costretti a farlo per evitare multe. Finora, quest’anno, circa la metà di tutte le demolizioni a Gerusalemme Est (118) sono state effettuate dai proprietari, a seguito dell’emissione di ordini di demolizione da parte delle autorità israeliane.

Un palestinese è stato ferito e 650 alberi e alberelli e altre proprietà palestinesi sono stati vandalizzate da aggressori ritenuti coloni [segue dettaglio]. In un caso, a Huwwara (Nablus), coloni hanno ferito con pietre un lavoratore palestinese impegnato in un progetto di censimento di terreni. In altri quattro casi, coloni hanno sradicato 400 piantine di ulivo e mandorlo ad ‘Asira ash Shamaliya e sei piantine di vite a Qaryut (entrambi a Nablus); hanno abbattuto 244 ulivi a Khirbet at Tawamin (Hebron); hanno danneggiato 1,6 ettari coltivati a grano e orzo, pascolando le loro pecore su terreni prossimi al villaggio di Sa’ir (Hebron). Inoltre, coloni hanno danneggiato sette auto nel villaggio di Yasuf (Salfit) e una cava vicino al villaggio di Urif (Nablus), dove hanno anche imbrattato muri con graffiti mentre lanciavano pietre contro le auto [palestinesi] in transito in vicinanza degli insediamenti colonici di Yitzhar (Nablus) e Kiryat Arba’ (Hebron). Gli altri due episodi si sono verificati ad At Tuwani e nell’area H2 della città di Hebron, dove gli aggressori, ritenuti coloni, hanno danneggiato un rifugio per animali e recinzioni, ed hanno rubato proprietà. Infine, durante il periodo di riferimento di questo Rapporto, è morto un palestinese 21enne: a quanto riferito era stato investito da un veicolo guidato da un colono nei pressi del checkpoint di Kafriat, a sud di Tulkarm, mentre stava attraversando la strada 557 sul lato israeliano della Barriera (non incluso nel totale riportato sopra).

Secondo fonti israeliane, una ragazza israeliana è rimasta ferita e 17 veicoli sono stati danneggiati da pietre lanciate da palestinesi contro veicoli israeliani in transito su strade della Cisgiordania.

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Il 26 agosto, nella città israeliana di Petah Tikva, un civile israeliano è stato pugnalato mortalmente; la polizia ha arrestato un palestinese sospettato dell’aggressione.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

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Rapporto OCHA del periodo 14-27 luglio 2020

In Cisgiordania, 20 palestinesi sono rimasti feriti in scontri con forze israeliane.

Questo dato è più basso di circa l’80% rispetto al numero medio di feriti registrati dall’inizio del 2020 in analoghe circostanze. Dei venti feriti, quattordici si sono avuti durante scontri scoppiati in due separate proteste contro la realizzazione di due avamposti colonici [israeliani] nei pressi dei villaggi di Asira ash Shamaliya e di Beita (entrambi in Nablus); tali avamposti sono stati successivamente smantellati dalle autorità israeliane. Gli altri sei palestinesi [dei 20], incluso un minore, sono rimasti feriti durante scontri innescati da operazioni di ricerca-arresto nei Campi profughi di Balata (Nablus), Al Jalazun (Ramallah) e Jenin, e nella città di Tulkarm.

Il 21 luglio, due ragazzi palestinesi (di 11 e 14 anni) sono rimasti ustionati (uno in modo grave) maneggiando un oggetto caduto da un aeromobile israeliano durante un addestramento militare, secondo quanto riferito; l’oggetto ha spontaneamente preso fuoco dopo la caduta. L’episodio è avvenuto nella città di Hebron, nell’Area (H2) controllata da Israele, nei pressi della casa dei ragazzi.

Il 25 luglio, nella città di Nablus, durante scontri, le forze di sicurezza palestinesi hanno sparato, uccidendo un palestinese e ferendone diversi altri. Gli scontri sono scoppiati quando le forze palestinesi, nell’intento di applicare le norme di blocco imposte nel contesto della pandemia, hanno tentato di chiudere negozi e arrestare i proprietari. Le autorità palestinesi hanno annunciato l’apertura di un’inchiesta.

A Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno condotto 26 operazioni di ricerca-arresto; due di tali operazioni sono state effettuate presso sedi di istituzioni culturali ed una presso un centro di magazzinaggio della Società della Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS). In quest’ultimo caso, le forze israeliane hanno requisito circa 100 confezioni di alimenti destinati, secondo quanto riferito, alle famiglie in quarantena domiciliare per il COVID-19; le motivazioni dell’azione non sono ancora chiare. In seguito all’operazione svolta nei due centri culturali e all’arresto dei loro direttori, una rete di ONG palestinesi ha rilasciato una dichiarazione nella quale esorta la Comunità internazionale a difendere lo spazio civico e a proteggere le Organizzazioni della società civile palestinese. In una delle operazioni, svolta nel quartiere di Al ‘Isawiya, una unità sotto copertura ha aggredito fisicamente e arrestato un ragazzo palestinese di 12 anni.

Nella Striscia di Gaza, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso alle aree [interne alla Striscia e] prossime alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa, in almeno 22 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento; non sono stati segnalati feriti né danni alle proprietà. In due occasioni, le forze israeliane sono entrate in Gaza ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale.

In Area C e Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, sono state demolite o sequestrate trenta strutture di proprietà palestinese, sfollando 25 persone e creando ripercussioni su altre 140 [seguono alcuni dettagli]. In un episodio accaduto il 21 luglio, le autorità israeliane hanno demolito una struttura alla periferia della città di Hebron che, secondo la Municipalità di Hebron, era pianificata per essere utilizzata come centro diagnostico del COVID-19; l’affermazione è contestata dalle autorità israeliane. Questa e altre tre strutture sono state demolite in base ad un “Ordine Militare 1797”, che consente la demolizione di edifici “non autorizzati” entro 96 ore dalla consegna della notifica. Le Organizzazioni Umanitarie e per i Diritti Umani hanno ripetutamente manifestato preoccupazione per questa procedura che, sostanzialmente, impedisce alle persone destinatarie dei provvedimenti di essere ascoltate da un organo giudiziario.

Dal 5 marzo (data di inizio dell’emergenza COVID-19), citando la mancanza di permessi [israeliani] di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato 19 case abitate, esistenti prima di tale data, sfollando 104 palestinesi. Ciò è in contrasto con l’impegno, da parte delle autorità [israeliane], di sospendere la demolizione di tali strutture durante la pandemia. Durante questo periodo, altre sette case abitate sono state autodemolite dai proprietari, in ottemperanza all’emissione di ordini di demolizione. Dall’inizio dell’emergenza COVID-19, adducendo la motivazione della mancanza di permessi di costruzione, 282 strutture palestinesi di ogni tipo [abitazioni e/o strutture di servizio] sono state demolite o sequestrate in violazione del diritto umanitario internazionale.

Assalitori, ritenuti coloni israeliani, hanno ferito tre palestinesi ed hanno vandalizzato una moschea, circa 30 alberi ed altre proprietà [seguono dettagli]. Dei tre feriti, due sono stati aggrediti fisicamente con bastoni e pietre nel villaggio di Turmus’ayya (Ramallah) e un altro nella Zona H2 della città di Hebron. Il 27 luglio, nella città di Al Bireh (Ramallah,) una moschea è stata incendiata, danneggiandone parti e scritte in lingua ebraica sono state dipinte sui suoi muri. È stato riferito che la polizia israeliana ha aperto un’inchiesta. Nei villaggi di Turmus’ayya, Burin, Qaryut (tutti in Nablus) e Sa’ir (Hebron) sono stati incendiati o abbattuti circa 30 ulivi. Tra le altre proprietà vandalizzate sono da includere escavatori e altri strumenti di lavoro in una cava nel villaggio di Jamma’in (Nablus) e negozi chiusi nella Zona H2 della città di Hebron.

Un colono israeliano è stato aggredito fisicamente e ferito da palestinesi nell’Area H2 della città di Hebron. Secondo fonti israeliane, altri quattro israeliani sono rimasti feriti per il lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli in transito sulle strade della Cisgiordania. A quanto riferito, sei veicoli israeliani hanno subito danni a causa del lancio di pietre ed uno a causa del lancio di una bottiglia incendiaria da parte di palestinesi.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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Rapporto OCHA del periodo 30 giugno – 13 luglio 2020

In Cisgiordania, il 9 luglio, nei pressi del villaggio di Kifl Haris (Salfit), le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese di 33 anni e ferendone un altro.

Fonti ufficiali israeliane hanno riferito che i soldati hanno aperto il fuoco contro due palestinesi visti lanciare una bottiglia incendiaria contro una postazione militare; uno dei due è stato ferito, mentre l’altro è fuggito. Successivamente il ferito [forse già morto] è stato prelevato da un’ambulanza palestinese. Fonti palestinesi hanno affermato che l’uomo rimasto ucciso era un passante. Le autorità israeliane hanno aperto un’indagine. Questo episodio porta a 17 il numero di palestinesi uccisi in Cisgiordania dalle forze israeliane dall’inizio del 2020. Un altro palestinese è stato colpito e ferito da forze israeliane durante scontri scoppiati dopo il funerale dell’uomo ucciso. Un cancello all’ingresso principale di Kifl Haris, che era stato chiuso il giorno prima dell’accaduto, è rimasto chiuso fino al 12 luglio, ostacolando gli spostamenti degli oltre 4.300 residenti [palestinesi].

Sempre in Cisgiordania, in numerosi scontri, sono stati feriti dalle forze israeliane altri 72 palestinesi [segue dettaglio]. Quaranta di questi feriti si sono avuti durante operazioni di ricerca-arresto condotte nella città di Abu Dis (Gerusalemme), nel quartiere di Al ‘Isawiya (Gerusalemme Est) e nella città di Nablus. Complessivamente, in tutta la Cisgiordania, ci sono state 150 operazioni di questo tipo, il 30% delle quali compiute a Gerusalemme Est e dintorni. Altri 30 feriti sono stati segnalati durante varie proteste contro attività riferibili a coloni: ad ‘Asira ash Shamaliya (Nablus), contro la creazione di un nuovo avamposto colonico in prossimità del villaggio; a Biddya (Salfit) per protestare contro i continui attacchi ad agricoltori (vedi sotto); a Kafr Qaddum (Qalqiliya), contro le restrizioni di accesso di lunga data e contro l’espansione degli insediamenti colonici nell’area. Nella città di Hebron, un palestinese è rimasto ferito durante una protesta contro il Piano di annessione previsto da Israele, e un altro è stato ferito nel governatorato di Tulkarm, ad un checkpoint della Barriera. Tre dei ferimenti sono stati provocati da proiettili di arma da fuoco; i rimanenti sono da attribuire ad inalazione di gas lacrimogeno, proiettili di gomma ed aggressioni fisiche.

Durante il periodo di riferimento, quasi ogni giorno e per diverse ore, uno dei principali checkpoint che controllano l’accesso all’Area riservata della città di Hebron è rimasto chiuso, ostacolando l’accesso dei residenti palestinesi ai servizi di base dislocati in altre parti della Città. Le chiusure sono state attuate durante e dopo le quasi quotidiane proteste anti-annessione e successivi scontri avvenuti vicino al checkpoint (al di fuori dell’Area riservata). Queste restrizioni hanno esacerbato il contesto coercitivo imposto agli oltre 1.000 palestinesi che vivono in questa area della città di Hebron, dove sono stati costituiti insediamenti israeliani dedicati.

Il 5 luglio, un gruppo armato palestinese ha lanciato tre missili contro la regione meridionale di Israele; a seguito del lancio, forze [aeree] israeliane hanno attaccato la postazione di un gruppo armato e diverse aree aperte di Gaza. Non ci sono state vittime da ambo le parti; tre case ed una fattoria palestinesi sono state danneggiate dai raid aerei israeliani.

Nella Striscia di Gaza, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso sia ad aree [interne alla Striscia, ma] prossime alla recinzione perimetrale israeliana, sia al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento in almeno 18 occasioni. Non sono stati registrati feriti, ma, in un caso, le forze navali israeliane hanno arrestato quattro pescatori e confiscato due barche; successivamente i pescatori sono stati liberati. Inoltre, in due casi, le forze israeliane hanno arrestato due palestinesi che stavano tentando di entrare in Israele: uno attraverso la recinzione e l’altro dal mare. In tre casi, le forze israeliane sono entrate a Gaza ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione.

Per mancanza di permessi di costruzione israeliani, sono state demolite o sequestrate trentuno strutture di proprietà palestinese, sfollando 13 persone e intaccando il sostentamento di oltre 100 altre [segue dettaglio]. Nella valle del Giordano, nella Comunità beduina palestinese di Fasayil, le autorità israeliane hanno demolito 12 abitazioni e strutture di sostentamento ad utilizzo stagionale. Quattro delle strutture colpite erano situate in quattro Comunità beduine, interne o attigue ad un’area destinata [da Israele] all’espansione dell’insediamento colonico di Ma’ale Adumim (Piano E1). Due strutture della Comunità di At Taybeh (Hebron), anch’esse in Area C, sono state demolite sulla base di un “Ordine militare 1797”, che prevede la rimozione accelerata di strutture prive di licenza, in quanto ritenute “nuove”. Nove strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, di cui due nel quartiere di Al ‘Isawiya; qui, il 19 febbraio 2020, il Comune di Gerusalemme aveva annunciato un arresto semestrale delle demolizioni.

In due località situate nell’Area C del governatorato di Hebron, le forze israeliane hanno spianato con bulldozer terreni agricoli, con la motivazione che l’area è designata [da Israele] come “terra di Stato” [segue dettaglio]. Ad Al Baq’a, vicino alla città di Hebron, 0,4 ettari di colture stagionali e un muro di sostegno sono stati distrutti con bulldozer, mentre vicino alla città di Sair sono stati sradicati 70 ulivi.

Cinque palestinesi sono stati feriti e decine di alberi e veicoli sono stati vandalizzati da coloni israeliani. Tutti i ferimenti si sono verificati in due episodi accaduti nel villaggio di Biddya (Salfit), quando coloni hanno attaccato agricoltori al lavoro sulla propria terra: tre sono stati colpiti con armi da fuoco, uno è stato aggredito fisicamente e un altro è stato morso da un cane sguinzagliato da coloni. Nel villaggio di Burin (Nablus) sono stati incendiati decine di ulivi, mentre alcuni altri sono stati sradicati nella Comunità di As Seefer (Hebron), situata in un’area chiusa, dietro la Barriera. Coloni israeliani hanno anche fatto irruzione nel villaggio Al Lubban ash Sharqiya (Nablus) dove hanno vandalizzato 12 veicoli.

Secondo una ONG israeliana, quattro israeliani, incluso un minore, che viaggiavano su varie strade della Cisgiordania, sono stati colpiti e feriti con pietre; un totale di 19 veicoli israeliani avrebbero subito danni a causa del lancio di pietre ed uno a causa del lancio di una bottiglia incendiaria da parte di palestinesi.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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Rapporto OCHA del periodo 3- 16 marzo 2020

Ultime notizie su COVID-19 nei Territori Palestinesi occupati

Il 5 marzo, per contenere la diffusione di COVID-19, il Primo Ministro palestinese ha dichiarato lo stato di emergenza in tutti i Territori occupati. Ad oggi, 19 marzo, in Cisgiordania sono confermati 47 casi: tutti, tranne sei, registrati nella città di Betlemme e in due cittadine vicine; nessuno nella Striscia di Gaza. Circa 6.900 persone sono in quarantena domiciliare.

Le Autorità palestinesi hanno dichiarato il coprifuoco nelle tre località dell’area di Betlemme colpite dal virus, ed hanno vietato tutti i viaggi non essenziali tra le città della Cisgiordania; per garantirne l’applicazione sono stati istituiti diversi posti di blocco. Nei Territori occupati tutte le scuole sono state chiuse. Non sono consentite riunioni pubbliche, comprese quelle di preghiera. Le persone che, dall’Egitto o dalla Giordania, entrano nei Territori, così come quelle che sono state in contatto con persone che hanno contratto il virus, devono mettersi in quarantena per 14 giorni.

Le autorità israeliane hanno vietato l’ingresso in Israele ai lavoratori palestinesi di età pari o superiore a 50 anni; parimenti hanno vietato l’ingresso nelle Aree A e B della Cisgiordania ai palestinesi di Gerusalemme Est e a tutti i residenti in Israele. A Gaza, il valico di Erez con Israele è chiuso, ad eccezione dei casi umanitari urgenti, principalmente i titolari di permesso per cure mediche negli ospedali di Gerusalemme Est ed Israele. Verso questi ospedali è continuato anche l’afflusso di pazienti provenienti dalla Cisgiordania.

Il Coordinatore Umanitario Residente delle Nazioni Unite, supportato dalla Equipe Sanitaria, ha sviluppato un piano di risposta inter-agenzie di 90 giorni, volto a sostenere le Autorità palestinesi nella prevenzione della diffusione dell’epidemia; inoltre, per l’attuazione del piano, ha chiesto alla Comunità internazionale 6,3 milioni di dollari USA.

Rapporto degli eventi nei Territori Palestinesi occupati

L’11 marzo, a sud di Nablus, durante scontri, le forze israeliane hanno sparato e ucciso un 16enne palestinese e ferito altri 132 palestinesi, tra cui 17 minori. Gli scontri sono scoppiati nel villaggio di Beita, durante una protesta contro i tentativi in corso, da parte di coloni israeliani, di impossessarsi di una collina vicina al villaggio (situato in Area B). Il ragazzo ucciso è stato colpito alla testa con armi da fuoco. Le autorità israeliane hanno annunciato l’apertura di un’inchiesta. Le proteste sono in corso dal 28 febbraio e, ad oggi, hanno provocato un morto e 386 feriti, di cui 183 colpiti con proiettili di gomma, sette con armi da fuoco e i rimanenti per inalazione di gas lacrimogeni o per aggressione fisica. In tutte le proteste si sono verificati lanci di pietre contro le forze israeliane, tuttavia non sono stati riportati ferimenti di israeliani. Il 15 gennaio 2019, a seguito di una sentenza della Corte Suprema israeliana, le autorità israeliane hanno demolito un avamposto colonico a sud della città di Nablus, in Area B.

In Cisgiordania, in numerosi scontri, sono stati feriti dalle forze israeliane altri 67 palestinesi, tra cui 20 minori [segue dettaglio]. Circa la metà di questi ferimenti (33) è stata registrata vicino al villaggio di ‘Araqa (Jenin) durante tentativi, attuati da palestinesi, di tagliare parti della recinzione ed entrare nell’area chiusa retrostante la Barriera [porzione di territorio Cisgiordano che Israele si è annesso deviando il percorso della Barriera dalla “Linea Verde”]. Ventidue palestinesi sono rimasti feriti a Kafr Qaddum (Qalqiliya), nel corso delle manifestazioni settimanali contro l’espansione degli insediamenti e le restrizioni di accesso. Due minori, di 9 e 14 anni, sono stati feriti da proiettili di gomma durante scontri nel quartiere di Al ‘Isawiya a Gerusalemme Est, dove, da metà 2019, si registrano tensioni per le periodiche operazioni di polizia. Qui, lo scorso 15 febbraio, un bambino di 9 anni, mentre tornava a casa da scuola, era stato colpito da un proiettile di gomma ed aveva perso un occhio [vedi il Rapporto del periodo 4-17 febbraio]. Altri due ragazzi (16 e 17 anni) sono rimasti feriti vicino alla città di Qalqiliya, in una protesta contro il piano americano per il Medio Oriente.

Nel complesso, in Cisgiordania, nelle due settimane considerate dal Rapporto, le forze israeliane hanno effettuato 78 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 110 palestinesi, tra cui 16 minori. Si tratta di un calo rispetto al numero medio di operazioni (oltre 100) condotte in equivalenti periodi dall’inizio dell’anno. La maggior parte delle [78] operazioni sono state svolte a Gerusalemme Est (22) e nei villaggi di Ramallah (20).

Nella Striscia di Gaza, nelle aree prossime alla recinzione perimetrale israeliana ed al largo della costa di Gaza, in almeno 28 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento per imporre [ai palestinesi] le restrizioni di accesso alle aree medesime [cioé, le cosiddette “Aree ad Accesso Riservato”]; non sono stati registrati ferimenti o danni. In tre occasioni, le forze israeliane sono entrate nella Striscia ad est della città di Gaza ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale. Inoltre, le forze israeliane hanno arrestato due palestinesi, incluso un minore, che, a quanto riferito, stavano tentando di infiltrarsi in Israele attraverso la recinzione perimetrale; altri due sono stati arrestati mentre uscivano da Gaza attraverso il valico di Erez.

Il 5 marzo, le forze israeliane hanno demolito per ragioni “punitive” due case, sfollando sei palestinesi, incluso un minore. Le case demolite erano situate nelle città di At Tira e Birzeit (Ramallah), in area A e B; appartenevano alle famiglie di due palestinesi accusati di aver ucciso, nell’agosto 2019, una giovane colona israeliana e di averne ferito il fratello e il padre. Uno degli episodi di demolizione ha innescato scontri con le forze israeliane, durante i quali un palestinese è rimasto ferito.

Per mancanza di permessi di costruzione, sono state demolite o sequestrate altre 14 strutture di proprietà palestinese, sfollando 29 persone e causando ripercussioni su altre 60 circa. Dieci di queste strutture erano situate in Area C e cinque di esse erano state fornite a titolo di aiuto umanitario. Queste ultime comprendevano due tende residenziali nella Comunità di pastori di Ein ar Rashash (Ramallah) e una tenda residenziale, una latrina mobile e un sistema di pannelli solari nei pressi di Beit Jala (Betlemme). Le altre quattro strutture, di cui due demolite dai proprietari, erano a Gerusalemme Est. Dall’inizio dell’anno, a seguito di ordinanze delle autorità israeliane, a Gerusalemme Est sono state demolite 47 strutture, il 60% circa delle quali dai proprietari.

Nel sud di Hebron, le forze israeliane hanno demolito una sezione di una strada sterrata che collega cinque Comunità di pastori con il loro principale centro di servizi. Le Comunità, costituite da circa 700 persone, si trovano in una “zona per esercitazioni a fuoco” (Massafer Yatta), riservata da Israele all’addestramento dei suoi militari. Di conseguenza, per accedere al loro principale centro di servizi ed al mercato nella città di Yatta, i residenti devono percorrere una lunga deviazione. Tutti i 1.300 residenti in questa “zona per esercitazioni a fuoco” devono fronteggiare un contesto coercitivo che li mette a rischio di trasferimento forzato.

Tre palestinesi sono rimasti feriti e almeno 385 alberi e 15 veicoli sono stati vandalizzati da assalitori che si ritiene siano coloni israeliani [segue dettaglio]. In tre episodi separati, avvenuti nella città di Al Auja (Gerico) e nella zona della città di Hebron a controllo israeliano (zona H2), coloni israeliani hanno aggredito e ferito fisicamente tre palestinesi, tra cui una donna. Ulteriori attacchi di coloni sono stati segnalati il 10 e l’11 marzo, nella stessa area H2, durante le celebrazioni della festa ebraica di Purim; in questi ultimi casi non ci sono stati ferimenti o danni. In altri tre casi, coloni israeliani, a quanto riferito, hanno abbattuto o sradicato 200 ulivi e 150 viti di agricoltori dei villaggi di Al Khader e Khallet Sakariya, piantati vicino alla colonia di Gush Etzion (Betlemme), ed altri 35 ulivi piantati vicino all’insediamento colonico di Bruchin (Salfit). Questi episodi portano a quasi 1.600 il numero di alberi che, secondo quanto riferito, sono stati vandalizzati da coloni dall’inizio del 2020. Cinque ulteriori episodi si sono avuti nel governatorato di Nablus: nella città di Huwwara sono state tagliate le gomme di 11 veicoli; nel villaggio di Einabus due abitazioni e quattro veicoli sono stati danneggiati dal lancio di pietre, mentre nel villaggio di Burin è stata vandalizzata una casa disabitata. I residenti della Comunità di pastori di Ein ar Rashash (Ramallah) hanno riferito che 25 agnelli sono stati rubati da un colono residente in un adiacente insediamento colonico illegale.

Secondo una ONG israeliana, sulle strade della Cisgiordania, tre israeliani, tra cui un ragazzo e due donne, sono rimasti feriti e almeno 30 veicoli sono stati danneggiati in episodi di lancio di pietre [da parte di palestinesi].

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali. Il neretto è di OCHAoPt.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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Adolescente palestinese ucciso durante un tentativo del suo villaggio di difendere una montagna dai coloni israeliani

Yumna Patel 

11 marzo 2020 – Mondoweiss

Per i palestinesi della zona nord della Cisgiordania occupata mettere a rischio la vita per difendere la propria terra fa semplicemente parte dell’esistenza.

Innumerevoli palestinesi hanno pagato il prezzo più alto per aver tentato di respingere i coloni e i soldati dalle loro città, cittadine e villaggi. Mercoledì un altro palestinese si è aggiunto a questa lista.

Mercoledì il quindicenne Mohammed Abdel Karim Hamayel, ore dopo essere stato colpito dalle forze israeliane insieme a decine di altri giovani della sua cittadina di Beita, a sud di Nablus, è deceduto in seguito alle ferite.

Hamayel è stato colpito quando decine di soldati israeliani armati hanno invaso Jabal al-Arma, o la montagna di Al-Arma, nei dintorni di Beita, ed hanno iniziato a scontrarsi violentemente contro una folla di palestinesi che stavano facendo un sit-in sulla montagna.

A quanto pare i militari avrebbero usato proiettili veri, pallottole ricoperte di gomma e lacrimogeni per reprimere i manifestanti, che per settimane hanno inscenato dei sit in su al-Arma nel tentativo collettivo di scacciare i coloni che hanno cercato di prendere il controllo della montagna.

Informazioni ufficiali del ministero della Salute indicano che durante l’attacco oltre 100 palestinesi sono rimasti feriti, tra cui due in modo grave da proiettili veri.

Altre decine, compreso il ministro dell’ANP Walid Assaf, che si occupa della resistenza popolare contro il muro e le colonie in Cisgiordania, sono stati asfissiati e curati per aver inalato gas lacrimogeno.

Settimane di scontri

L’uccisione di Hamayel e la violenta repressione dei manifestanti di mercoledì mattina sono state il culmine di settimane di proteste sulla montagna e di scontri tra persone del luogo, soldati e coloni israeliani.

Circa due settimane fa coloni del notoriamente violento insediamento di Itamar hanno pubblicato un appello sulle reti sociali per occupare la montagna, che pensano sia un antico luogo religioso ebraico, e prenderne il controllo.

Dopo essere venuti a conoscenza dei progetti dei coloni, decine di uomini e giovani di Beita sono andati sulla montagna ed hanno eretto tende di protesta per rimarcare la loro presenza come deterrente contro i coloni.

Benché il gruppo di coloni non abbia ricevuto il permesso dell’esercito israeliano di andare sulla montagna, un piccolo numero di giovani coloni ha deciso di comunque proseguire.

C’erano circa 10 coloni e un reparto di soldati che sono venuti a proteggerli e a scortarli su per la montagna,” ha detto a Mondoweiss Minwer Abu al-Abed, un attivista del posto di 56 anni.

Secondo al-Abed, i soldati hanno inutilmente cercato di scortare i coloni sulla montagna, sparando lungo il percorso proiettili veri, pallottole ricoperte di gomma e lacrimogeni.

I coloni hanno tentato una conquista violenta della nostra terra, ma ovviamente loro (i soldati) erano là solo per sparare ai palestinesi,” dice al-Abed.

Video degli scontri, diventati virali sulle reti sociali palestinesi, mostrano gruppi di giovani palestinesi lanciare pietre contro i coloni e i soldati finché questi ultimi sono stati obbligati a lasciare la zona.

Nonostante quel giorno si siano registrati più di 90 feriti, il villaggio l’ha festeggiata come una vittoria. “Abbiamo fatto sapere che ci siamo e abbiamo difeso la nostra terra contro i coloni,” afferma al-Abed, aggiungendo orgogliosamente che “neppure una colonia è stata costruita sulla terra di Beita, cosa che attribuisce alla fermezza degli abitanti.

Tuttavia i coloni hanno fatto altri due tentativi di impossessarsi della montagna, ogni volta con maggior potenza di fuoco e l’appoggio dell’esercito israeliano.

Il 2 marzo un altro fallito tentativo ha portato al ferimento di decine di palestinesi, di cui due feriti da proiettili veri.

Il terzo tentativo, mortale, è avvenuto mercoledì [11 marzo] mattina, poche ore dopo che Israele ha compiuto una massiccia retata nel villaggio, e, benché i coloni non siano riusciti ad impossessarsi della montagna, è finito con la morte di un ragazzino.

Non lasceremo mai questa terra”

Scontri tra coloni e palestinesi, come l’ultimo tentativo di impossessarsi della terra di questi ultimi, non sono rari in Cisgiordania, soprattutto a Nablus.

Colonie come Yitzhar, Itamar e Brakha sono diventati nomi familiari nei vicini villaggi palestinesi, che affrontano continui attacchi dei coloni contro la loro terra, le loro attività agricole, il loro bestiame, le loro case e le persone.

Quindi, quando i coloni hanno messo gli occhi su al-Arma, gli abitanti di Beita non sono rimasti sorpresi. “La lotta per difendere al-Arma non è nuova,” dice al-Abed a Mondoweiss, aggiungendo che i coloni hanno tentato per decenni di occupare la cima della collina, addirittura fin dagli anni ’80. “Pensano che ci sia un sito ebraico sulla montagna e che ciò dia loro diritti su di essa,” sostiene. “Ma lì ci sono rovine cananee, che dimostrano il nostro legame con questa terra.”

Secondo al-Abed nel corso degli anni centinaia di abitanti di Beita sono stati arrestati, molti per le proteste a Jabal al-Arma. Altri due, dice, sono stati resi martiri mentre cercavano di difendere la cima della montagna.

Questa montagna non ha solo un significato storico per noi, ma è importante per la vita quotidiana della gente di Beita,” afferma al-Abed, aggiungendo che gli abitanti della cittadina non solo ne coltivano la cima, ma la usano anche per attività ricreative, picnic e grigliate in famiglia. “In quanto palestinesi non lasceremo mai questa montagna. La gente di Beita non cederà mai,” sostiene.

Sono da condannare Trump e Netanyahu

Mentre le cime che circondano Nablus sono costellate da decine di colonie e avamposti israeliani, buona parte della terra rubata ai palestinesi utilizzata per costruirli si trova nell’Area C – più del 60% della Cisgiordania sotto totale controllo israeliano – rendendo più facile ai coloni occuparla. Tuttavia, in base agli accordi di Oslo, Jabal al-Arma è designata come Area B, il che pone sotto l’autorità dell’ANP questioni come edilizia e accesso alle terre da coltivare.

Per anni gli abitanti del villaggio hanno creduto che il fatto che la montagna si trovi nell’Area B l’avrebbe difesa dall’occupazione da parte dei coloni.

Ma quando il ministro della Difesa israeliano Naftali Bennett ha attizzato i tentativi di estendere il controllo israeliano sull’Area B, la sensazione di sicurezza provata dagli abitanti è svanita.

Questi recenti tentativi dei coloni di impossessarsi di Jabal al-Arma sono chiaramente legati alle politiche del governo di destra israeliano,” dice al-Abed.

E a peggiorare le cose, nota al-Abed, la pubblicazione del piano di pace USA in gennaio ha solo ulteriormente imbaldanzito il movimento dei coloni in Cisgiordania.

Chi pensi abbia dato ai coloni e a Netanyahu il permesso di andare avanti con l’annessione e con tutti i loro piani?” chiede. “Lo ha fatto Trump. Quando ha reso pubblico il piano di pace ha detto ad Israele ‘prendi quello che vuoi’. Ed ora i palestinesi ne stanno pagando il prezzo.”

Yumna Patel è corrispondente dalla Palestina per Mondoweiss.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Rapporto OCHA del periodo 18 febbraio – 2 marzo 2020

A Gaza, il 23 e 24 febbraio, si è verificato uno scambio di azioni ostili tra Israele e un gruppo armato palestinese, con conseguente ferimento di 12 civili palestinesi e 16 civili israeliani.

Le ostilità sono iniziate con l’uccisione, da parte delle forze israeliane, di un membro del gruppo armato della Jihad Islamica Palestinese (PIJ) e il ferimento di un altro membro; a quanto riferito, i due stavano collocando un ordigno esplosivo nei pressi della recinzione perimetrale, ad est di Khan Younis. Nel corso dello stesso episodio le forze israeliane hanno colpito e ferito due civili che cercavano di recuperare i due membri del PIJ. Immagini video di un bulldozer israeliano che, all’interno della recinzione che circonda Gaza, sta recuperando il corpo dell’uomo ucciso, hanno innescato una diffusa indignazione in tutta la Striscia. Nelle successive 30 ore, [il gruppo armato] PIJ ha lanciato oltre 100 razzi e sparato colpi di mortaio verso il sud di Israele: alcuni di essi hanno colpito aree edificate israeliane. Sedici israeliani sono rimasti leggermente feriti, mentre alcuni edifici, tra cui un asilo nella città di Sderot, hanno subito danni. Uno dei razzi lanciati dai palestinesi è caduto all’interno della città di Gaza, colpendo una casa e ferendo dieci civili palestinesi, tra cui due minori. L’esercito israeliano ha effettuato una serie di raid aerei sulla Striscia, provocando il ferimento di cinque membri del PIJ e danni a varie strutture militari dello stesso gruppo armato. Le ostilità sono cessate nel corso della notte del 24 febbraio.

Durante le ostilità di cui sopra, Israele ha sospeso i movimenti delle persone e delle merci da e verso Gaza ed ha interdetto l’accesso al mare ai pescatori palestinesi. Il valico pedonale di Erez ed il valico commerciale di Kerem Shalom sono stati chiusi, fatta eccezione per l’uscita di casi sanitari urgenti e per l’ingresso di carburante destinato alla Centrale Elettrica di Gaza. Il 26 febbraio sono state ripristinate le precedenti condizioni di accesso.

Nei giorni in cui sono state in vigore le restrizioni di accesso [imposte da Israele] alle aree [della Striscia di Gaza] prossime alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa, in almeno 37 casi le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento; non sono stati registrati ferimenti. In un caso, le forze israeliane sono entrate in Gaza (ad est di Khan Younis) ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale. Inoltre, le forze israeliane hanno arrestato un palestinese che stava tentando di infiltrarsi in Israele; un altro è stato arrestato a Erez, mentre stava uscendo da Gaza.

A Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese e ferendo una passante palestinese; secondo quanto riferito, l’uomo ucciso aveva tentato di accoltellare un poliziotto. L’episodio è avvenuto il 22 febbraio, presso una delle porte che introducono alla Città Vecchia di Gerusalemme. Le forze israeliane hanno effettuato un’operazione di ricerca nel quartiere di Jabal al Mukkabir a Gerusalemme Est, dove viveva il presunto aggressore, ed hanno arrestato il padre ed i fratelli.

In scontri, scoppiati durante due proteste contro l’espansione degli insediamenti [colonici] a sud di Nablus, oltre 250 palestinesi, tra cui circa 60 minori, sono stati feriti dalle forze israeliane. Le proteste, organizzate dal Consiglio del villaggio di Beita (Nablus) con il sostegno dell’Autorità palestinese, si sono svolte il 28 febbraio ed il 2 marzo contro i tentativi (quelli già avvenuti e quelli previsti) di coloni israeliani intenzionati ad impossessarsi di una collina prossima al villaggio (in Area B). Durante successivi scontri, palestinesi hanno lanciato pietre contro i soldati israeliani; questi hanno risposto sparando vari tipi di munizioni. Dei palestinesi feriti, 152 sono stati colpiti da proiettili di gomma, 86 sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni e 7 sono stati colpiti da armi da fuoco. Non sono stati riportati ferimenti di israeliani.

In Cisgiordania, in diversi altri scontri, sono stati feriti dalle forze israeliane altri 168 palestinesi. Gli scontri più rilevanti sono scoppiati durante varie proteste, quali: contro il piano americano per il Medio Oriente (tali proteste sono in corso dal 28 gennaio, data dell’annuncio del piano); nel villaggio di Asira al Qibliya (Nablus), durante una protesta contro le restrizioni di accesso alle terre agricole in Area B; nel Campo profughi di Al Fawwar (Hebron), con specifiche motivazioni; nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya), durante le manifestazioni settimanali contro le restrizioni di accesso e l’espansione degli insediamenti; nella città di Nablus, in seguito all’ingresso nel sito religioso “Tomba di Giuseppe” di un gruppo di israeliani scortati da soldati.

In Cisgiordania, complessivamente, le forze israeliane hanno effettuato 147 operazioni di ricerca-arresto, arrestando 188 palestinesi, tra cui 17 minori. La maggior parte delle operazioni sono state svolte nei governatorati di Ramallah (33), Gerusalemme (30, in prevalenza a Gerusalemme Est) ed Hebron (27).

In Area C e Gerusalemme Est, a motivo della mancanza di permessi di costruzione israeliani, sono state demolite o sequestrate 15 strutture di proprietà palestinese, causando lo sfollamento di 33 persone e ripercussioni su altre 100. Sei di queste strutture (cinque delle quali fornite come aiuto umanitario) erano situate in cinque Comunità nel sud di Hebron; in un caso si trattava di una roulotte adibita a magazzino presso una scuola di Susiya (una Comunità di pastori a rischio di trasferimento forzato). Quattro delle sei strutture sono state demolite in base a un “Ordine militare 1797”, che consente la demolizione o il sequestro di strutture non corredate di licenza di costruzione e, pertanto, classificate come “nuove”. Le rimanenti nove strutture erano situate a Gerusalemme Est; cinque di esse sono state demolite dai proprietari che avevano ricevuto ordini di demolizione. Dall’inizio dell’anno, sono state demolite, o sequestrate, 89 strutture: una leggera riduzione, rispetto alle 95 registrate nello stesso periodo del 2019.

In aggressioni attribuite a coloni israeliani, due palestinesi sono rimasti feriti e oltre 850 alberi sono stati vandalizzati [segue dettaglio]. Il 21 febbraio, un gruppo di coloni israeliani accompagnati da cani, è entrato nella Comunità beduina di Ras al Auja, nel governatorato di Gerico, ed ha aggredito e ferito fisicamente due persone. In tre distinti episodi, verificatisi nel villaggio di Al Khader (Betlemme) il 27 e 28 febbraio, assalitori (ritenuti coloni israeliani) hanno tagliato circa 100 alberi di ulivo e 450 viti. Nel villaggio di Al Mughayyir, a Ramallah, coloni hanno abbattuto 200 ulivi con l’uso di bulldozer. Infine, sono stati vandalizzati 100 ulivi e viti appartenenti a contadini del villaggio di Husan, situato nell’area recintata dell’insediamento di Betar Illit (Betlemme). Dall’inizio dell’anno, oltre 1.000 alberi appartenenti a palestinesi sono stati danneggiati da persone che si ritiene siano coloni. In due episodi separati, accaduti nel villaggio di Yasuf (Salfit) e all’incrocio di Huwwara (Nablus), coloni hanno danneggiato 18 veicoli ed hanno imbrattato con scritte i muri di due case.

Due donne israeliane sono rimaste ferite e almeno cinque veicoli israeliani sono stati danneggiati da pietre e, in un caso, da una bottiglia lanciata da palestinesi. I due ferimenti si sono verificati in due episodi separati, accaduti su strade vicine ai villaggi di Abud (Ramallah) e di Halhul (Hebron).

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali. Il neretto è di OCHAoPt.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

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Rapporto OCHA del periodo 21 gennaio – 3 febbraio 2020

Il 21 gennaio, le forze israeliane hanno ucciso tre palestinesi: due 18enni e un 17enne. I giovani avevano varcato la recinzione israeliana che cinge Gaza e, a quanto riferito, avevano lanciato un ordigno esplosivo contro i soldati.

I loro corpi sono stati trattenuti dalle autorità israeliane. Non sono stati riportati ferimenti di israeliani.

Un 14enne palestinese è morto per la ferita riportate il 10 novembre 2019, durante una manifestazione della “Grande Marcia del Ritorno” (GMR): era stato colpito alla testa da un contenitore di gas lacrimogeno sparato dalle forze israeliane. La sua morte, avvenuta il 31 gennaio, porta a 214 (di cui 47 minori) il numero totale di vittime delle manifestazioni GMR da quando queste sono iniziate, il 30 marzo 2018. Il Comitato Organizzatore del GMR aveva annunciato che, dalla fine del 2019, le manifestazioni settimanali sarebbero state sospese fino al 30 marzo 2020; dopo tale data esse riprenderanno per continuare su base mensile e su temi specifici. Dal 28 gennaio, nei pressi della recinzione perimetrale con Israele, si sono svolte una serie di proteste contro il piano americano per il Medio Oriente, durante le quali 11 palestinesi, tra cui tre minori, sono stati feriti dalle forze israeliane.

Palestinesi di Gaza (compresi gruppi armati) hanno sparato colpi di mortaio ed hanno lanciato verso Israele diversi razzi, nonché ordigni esplosivi appesi a fasci di palloncini. I proiettili sono stati intercettati in aria o sono caduti in aree aperte. Nella città di Sderot, una donna israeliana e il suo bambino, mentre correvano verso un rifugio, sono rimasti feriti.

L’esercito israeliano ha effettuato una serie di attacchi aerei contro strutture di gruppi armati di Gaza; due di questi attacchi hanno provocato il ferimento di due minori palestinesi. Il 2 febbraio, le autorità israeliane hanno sospeso l’ingresso di cemento in Gaza [i valichi sono sotto controllo israeliano] ed hanno revocato il permesso di uscita a 500 uomini d’affari. Secondo quanto riferito, questi attacchi e questi provvedimenti sono stati attuati in risposta al lancio di razzi e palloncini esplosivi da Gaza.

In almeno 30 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso palestinesi presenti in aree [di Gaza] adiacenti alla recinzione perimetrale israeliana ed al largo della costa di Gaza [cioé, le “Aree ad Accesso Riservato”]; sono stati segnalati tre feriti, tra cui un minore. In un caso separato, le forze navali israeliane hanno arrestato tre pescatori palestinesi, tra cui un minore, ed hanno sequestrato la loro barca.

In Cisgiordania (fino alla chiusura di questo bollettino), 287 palestinesi, tra cui 43 minori e otto donne, sono rimasti feriti in scontri avvenuti a partire dal 28 gennaio, data dell’annuncio del piano USA per il Medio Oriente. Gli scontri più ampi sono stati registrati nel villaggio di Beita (Nablus), nella città di Betlemme, al checkpoint Beit-El / DCO (Ramallah), nelle città di Hebron e di Al ‘Eizariya (Gerusalemme), nel villaggio di Khirbet ‘Atuf ed al checkpoint di Tayasir (questi ultimi due in Tubas ). Oltre l’80% dei feriti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni, il 16% è stato colpito da proiettili di gomma e il 2% da armi da fuoco. Nella città di Hebron, durante scontri, le uniformi di un soldato israeliano e di un ufficiale della Polizia di Frontiera sono andate a fuoco a causa del lancio di bottiglie incendiarie da parte di palestinesi.

In altri scontri, avvenuti all’inizio del periodo di riferimento, sono stati feriti dalle forze israeliane altri 49 palestinesi, di cui otto minori. Dei 49 feriti, venticinque sono stati registrati a Gerusalemme Est, nell’area di Beit Hanina, durante scontri scoppiati al diffondersi di voci secondo cui un ragazzo palestinese, scomparso, sarebbe stato rapito da coloni israeliani; il ragazzo è stato successivamente trovato morto, secondo quanto riferito, annegato in una cisterna d’acqua. Altri tredici palestinesi [dei 49] sono rimasti feriti nella città di Al ‘Eizariya (Gerusalemme) durante scontri spontanei, e cinque sono rimasti feriti durante le proteste settimanali nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya). Preoccupa la situazione di un ragazzo palestinese di 11 anni, colpito alla testa da una bomboletta di gas lacrimogeno sparata dalle forze israeliane durante scontri vicino alla scuola di Burin (Nablus); in conseguenza di ciò, le lezioni sono state sospese per il resto della giornata. Questi episodi portano a 336 il totale dei [palestinesi] feriti durante il periodo di riferimento [cioé, 2 settimane]; più del doppio della media del 2019 (136 feriti ogni 2 settimane).

Le forze israeliane hanno effettuato 81 operazioni di ricerca-arresto in Cisgiordania ed hanno arrestato 89 palestinesi, tra cui 12 minori. La maggior parte delle operazioni si sono avute nel Governatorato di Hebron (23), seguito dai governatorati di Gerusalemme (19) e Ramallah (14). Nel quartiere di Al Isawiya a Gerusalemme Est, durante le consuete operazioni di polizia, la situazione è rimasta tesa: a seguito di una di queste operazioni, una ragazza palestinese di 14 anni ha perso conoscenza ed è stata trasportata in ospedale. Secondo quanto riferito, la ragazza avrebbe subito un trauma per la perquisizione svolta dalle forze di polizia nella sua casa.

In Area C e Gerusalemme Est, citando la mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito, o costretto i proprietari a demolire, dieci strutture palestinesi, sfollando nove persone e causando ripercussioni su altre 41. Cinque delle strutture demolite, compresa una precedentemente fornita come aiuto umanitario, erano situate in Area C, nel villaggio di Az Zawiya (Salfit) e ad Al Khalayleh, una piccola Comunità nell’area di Gerusalemme, separata dal resto della Cisgiordania dalla Barriera. Le restanti cinque strutture si trovavano a Gerusalemme Est, una delle quali in una Comunità (Khirbet Khamis) separata da Betlemme dalla Barriera. Tre delle strutture in Gerusalemme Est sono state demolite dai proprietari, a seguito del ricevimento di ordini di demolizione.

Individui, ritenuti coloni israeliani, hanno dato alle fiamme una scuola e una moschea, hanno vandalizzato 189 alberi di proprietà palestinese ed hanno ferito quattro palestinesi. I sopraccitati episodi di incendio doloso si sono verificati il 24 ed il 28 gennaio in una scuola del villaggio di Einabus (Nablus) e in una moschea della zona di Sharafat, a Gerusalemme Est. In entrambi i casi, sui muri degli edifici, sono state spruzzate scritte offensive in ebraico [seguono i dettagli]. In due episodi distinti, verificatisi presso gli insediamenti colonici di Bruchin e Shave Shomron, coloni hanno abbattuto 182 alberi appartenenti agli agricoltori dei villaggi di Kafr ad Dik (Salfit) e Sebastiya (Nablus). Coloni israeliani hanno fatto irruzione nel vicino villaggio di Madama (Nablus), dove hanno lanciato pietre contro case palestinesi, vandalizzato ulivi e, negli scontri conseguenti l’irruzione, hanno ferito due palestinesi. Altri due contadini palestinesi del villaggio di As Sawiya (Nablus), mentre lavoravano la loro terra, sono stati colpiti con pietre e feriti da un gruppo di coloni israeliani. Un veicolo palestinese ha subito danni in un separato episodio di lancio di pietre vicino al villaggio di Haris (Salfit).

Secondo varie fonti israeliane, una ragazza israeliana è stata ferita nei pressi dell’area di insediamento di Gush Etzion (Betlemme) e almeno sette veicoli israeliani sono stati danneggiati da lanci di pietre e bottiglie incendiarie, ad opera di palestinesi, contro auto transitanti lungo le strade della Cisgiordania.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 5 febbraio, nella città di Hebron, durante scontri, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo palestinese di 17 anni.

Il 6 febbraio, nella città di Jenin, durante scontri, scoppiati durante una demolizione punitiva, le forze israeliane hanno sparato e ucciso due palestinesi; uno degli uccisi era un poliziotto palestinese che, secondo quanto riferito, durante gli scontri si trovava all’interno di una stazione di polizia.

Il 6 febbraio, nella Città Vecchia di Gerusalemme, un palestinese, cittadino israeliano, ha aperto il fuoco contro forze israeliane che, a loro volta, lo hanno colpito e ucciso; un poliziotto israeliano è rimasto ferito.

Il 6 febbraio, a Gerusalemme Ovest, un palestinese si è lanciato con l’auto contro un gruppo di soldati israeliani, ferendone 13; si è quindi dato alla fuga, incolume.

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Israele uccide quattro palestinesi in Cisgiordania

Maureen Clare Murphy

6 Febbraio 2020– Electronic Intifada

Mercoledì e giovedì le forze di occupazione israeliane hanno ucciso quattro palestinesi in Cisgiordania, anche nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Il ministero della Salute nei territori ha informato che un quinto palestinese, Khalil al-Adham, è morto giovedì per le ferite dopo essere stato colpito sabato da forze israeliane nel nord della Striscia di Gaza.

Giovedì diversi soldati israeliani sono rimasti feriti in tre attacchi.

Le forze israeliane hanno detto di aver inseguito un attentatore che all’inizio della giornata ha aperto il fuoco contro un gruppo di soldati fuori da una colonia nei pressi di Ramallah, la capitale dell’Autorità Nazionale Palestinese. Un soldato è stato ricoverato in ospedale per lievi ferite alla testa.

Giovedì prima dell’alba un automobilista si è lanciato contro un gruppo di soldati a Gerusalemme ovest, ferendone 12, di cui uno gravemente. A fine giornata Israele ha arrestato il presunto aggressore, un venticinquenne abitante di Gerusalemme est.

I media israeliani hanno informato che i soldati, della Brigata Golani, “stavano visitando Gerusalemme prima di una cerimonia di giuramento la mattina presto al Muro del Pianto”.

Sulle reti sociali soldati della Brigata Golani hanno incitato all’assassinio di palestinesi e sono sospettati di aver perpetrato crimini di guerra a Gaza.

Giovedì sera un cittadino palestinese di Israele è stato ucciso dopo aver aperto il fuoco contro agenti della polizia di frontiera israeliana fuori dal complesso della moschea di al-Aqsa, nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Media israeliani hanno identificato l’aggressore palestinese ucciso come Shadi Banna, 45 anni, di Haifa [in Israele, ndtr.].

Riprese di una telecamera di sorveglianza israeliana mostrano Banna avvicinarsi ad un gruppo di agenti della forza paramilitare di polizia ed aprire il fuoco con una pistola. Il video sembra mostrare il momento in cui Banna viene colpito. Quando finisce il filmato dell’incidente sta ancora correndo lontano dalla scena.

La polizia israeliana ha affermato che un poliziotto è rimasto leggermente ferito.

Letale incursione per la demolizione di una casa

Giovedì due palestinesi, compreso un agente di polizia, sono stati uccisi durante un’incursione israeliana per la demolizione di una casa nella città di Jenin, nel nord della Cisgiordania.

Forze di occupazione hanno fatto irruzione nella città per distruggere per la seconda volta una casa della famiglia di Ahmad Qanbaa, un palestinese arrestato da Israele per il suo presunto ruolo in un attacco armato che due anni fa ha ucciso un colono.

“I soldati prima hanno demolito l’edificio nel 2018, ma poi è stato ricostruito,” hanno informato i mezzi di comunicazione israeliani.

Secondo il Centro Palestinese per i diritti umani otto persone, compresi due minori, vivevano nella casa demolita giovedì.

Dalla fine del 2015 Israele ha accelerato le demolizioni delle abitazioni di famiglie di palestinesi sospettati di avere attaccato israeliani.

Queste misure di punizione collettiva sono una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, che Israele ha ratificato.

Mettono anche in evidenza il razzismo istituzionalizzato di Israele, dato che tali punizioni non vengono mai comminate a famiglie di ebrei israeliani che aggrediscono palestinesi.

Alcuni palestinesi si sono riuniti sul luogo della demolizione e si sono scontrati con le forze di occupazione. I militari hanno utilizzato contro i manifestanti proiettili veri, pallottole ricoperte di gomma e lacrimogeni.

Secondo il “Centro Palestinese per i Diritti Umani” Yazan Munthir Khalid Abu Tabikh, 19 anni, è stato colpito al petto ed è morto sul colpo.

Dopo la sua morte fotografie di Abu Tabikh durante il pellegrinaggio alla Mecca sono state fatte circolare dai mezzi di informazione palestinesi.

Un video ha ripreso la sparatoria contro un secondo palestinese ferito a morte durante l’incursione. Le immagini mostrano Tariq Ahmad Luay Badwan, 24 anni, in piedi nell’ingresso di una stazione di polizia e totalmente inoffensivo, quando cade a terra. Colpito al ventre da un proiettile vero, più tardi è morto in ospedale lo stesso giorno.

Adolescente ucciso a Hebron

Il quarto palestinese ucciso in Cisgiordania questa settimana, il sedicenne Muhammad Suleiman al-Haddad, è stato colpito varie volte al petto mercoledì durante una protesta nella città di Hebron.

Israele ha sostenuto che al-Haddad aveva lanciato una bottiglia molotov contro i soldati.

Il“Centro Palestinese per i Diritti Umani” ha informato che al-Haddad è stato colpito da un cecchino dell’esercito israeliano che si trovava su un tetto nei pressi del checkpoint di via Shuhada a Hebron.

Il gruppo per i diritti umani ha affermato: “La sparatoria sarebbe avvenuta durante una protesta organizzata da decine di giovani che hanno lanciato pietre contro (le forze di occupazione israeliane) ed hanno bruciato copertoni.”

L’adolescente è stato il primo palestinese ucciso da quando lo scorso martedì è stato reso noto il piano per il Medio Oriente del presidente USA Donald Trump.

Secondo il “Centro Palestinese per i Diritti Umani” in Cisgiordania le forze israeliane hanno represso più di 60 manifestazioni di protesta contro il piano di Trump.

L’associazione ha affermato che “in seguito a ciò decine di civili sono stati colpiti e feriti con proiettili veri e pallottole ricoperte di gomma, oltre a molti altri (ricoverati) in seguito all’inalazione di gas lacrimogeni.”

Attacchi aerei e punizione collettiva contro Gaza

Nel contempo nelle prime ore di giovedì Israele ha preso di mira quelle che ha definito posizioni di Hamas a Gaza dopo che palestinesi del territorio avrebbero lanciato colpi mortaio e palloni incendiari verso Israele.

Non ci sono notizie di feriti in seguito agli attacchi aerei di Israele o al fuoco di mortai e palloni incendiari da Gaza.

Il COGAT, braccio amministrativo dell’occupazione militare israeliana, ha affermato che mercoledì, “in seguito al continuo lancio di razzi e di palloni incendiari,” Israele ha ulteriormente ridotto la zona di pesca consentita lungo le coste di Gaza

Lo scorso anno Israele ha annunciato per 20 volte modifiche dell’accesso alle acque territoriali di Gaza. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha utilizzato l’industria peschiera di Gaza come un “mezzo di pressione” – una definizione utilizzata dal quotidiano di Tel Aviv “Haaretz” – sui 2 milioni di palestinesi che dal 2007 vivono nel territorio sottoposto a un blocco molto rigido.

Giovedì il gruppo per i diritti umani “Gisha” ha affermato che le restrizioni frequentemente modificate sui pescatori “provocano un danno deliberato ad uno dei più vulnerabili e importanti settori [economici] di Gaza in risposta ad azioni che nessuno sostiene siano in alcun modo legate ai pescatori della Striscia.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Rapporto OCHA del periodo 7- 20 gennaio 2019

Secondo il Ministero della Salute, un palestinese è morto il 19 gennaio, a seguito della ferita riportata il 14 maggio 2018 quando, durante una manifestazione della “Grande Marcia del Ritorno”, venne colpito da un proiettile sparato dalle forze israeliane.

Dal 30 marzo 2018, data di inizio delle manifestazioni, il numero totale di morti [palestinesi] sale così a 213 ed il numero di feriti a 36.134. Il 26 dicembre, il Comitato organizzatore della GMR ha annunciato che le manifestazioni settimanali si concluderanno il 30 marzo 2020; dopo tale data continueranno con cadenza mensile e in ricorrenze particolari.

In diverse occasioni, palloncini caricati con ordigni esplosivi e rilasciati dalla Striscia di Gaza, sono caduti nel sud di Israele. I dispositivi sono stati fatti esplodere dalle forze israeliane, senza causare vittime o danni. In seguito, le forze israeliane hanno effettuato una serie di attacchi aerei su Gaza contro strutture di gruppi armati; anche in questo caso non sono state riportate vittime.

In almeno 45 occasioni, forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento sia verso aree [della Striscia] di Gaza prossime alla recinzione perimetrale israeliana, sia in mare, al largo della costa; non sono stati segnalati feriti. Inoltre, agricoltori palestinesi hanno riferito che il 14 e 15 gennaio, per la prima volta dal 2018, aerei israeliani hanno irrorato con erbicidi terreni agricoli palestinesi attigui alla recinzione. In due episodi separati, sette palestinesi sono stati arrestati mentre tentavano di entrare in Israele; altri due sono stati arrestati al valico di Erez.

In Cisgiordania, durante vari scontri, 40 palestinesi, tra cui almeno sei minori e due donne, sono stati feriti da forze israeliane. Più della metà dei feriti (25) si sono avuti nel Campo profughi di Aqbat Jaber (Gerico) e ad Al ‘Eizariya (Gerusalemme) in scontri scoppiati durante due operazioni di ricerca-arresto. Altri tredici palestinesi sono rimasti feriti nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya), durante una protesta settimanale contro la violenza dei coloni e l’espansione degli insediamenti. Altri due [dei 40] palestinesi sono rimasti feriti nel villaggio di Ar Rifa’iyya (Hebron), in scontri seguiti ad una demolizione (vedi i dettagli nel paragrafo successivo). In Cisgiordania, durante il periodo in esame, le forze israeliane hanno effettuato 115 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 128 palestinesi, tra cui sei minori.

In Area C e Gerusalemme Est, citando la mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito, o costretto palestinesi a demolire, 19 strutture, sfollando 22 persone e creando ripercussioni su altre 130. Dieci di queste strutture, di cui tre precedentemente fornite come aiuto umanitario, erano situate in Area C. Finora, nel 2020, in Cisgiordania sono state demolite o sequestrate 35 strutture, di cui dieci finanziate da donatori. Durante la demolizione di una struttura abitativa nel villaggio di Ar Rifa’iyya (Hebron), sono scoppiati scontri (menzionati sopra). Le restanti nove [delle 19] strutture demolite erano in Gerusalemme Est [segue dettaglio]. In tre episodi distinti, avvenuti nel quartiere Jabal al Mukabbir di Gerusalemme Est, tre famiglie palestinesi sono state costrette a demolire le loro case; ne risultano sfollate dodici persone. Altre cinque strutture si trovavano nelle Comunità di Bir Onah e nel villaggio di Al Walaja, entrambe situate all’interno del confine (stabilito da Israele) della municipalità di Gerusalemme, ma la Barriera [israeliana] le separa dal resto di Gerusalemme Est. Infine, una struttura abitativa è stata demolita a Beit Hanina, sfollando una famiglia di quattro persone, tra cui due minori.

Dal 19 gennaio, a seguito di una sentenza del tribunale israeliano, favorevole ad una organizzazione di coloni che rivendica la proprietà della terra, una comunità di rifugiati palestinesi, composta da tre famiglie, è ad elevato rischio di sfratto forzato dalle loro tre abitazioni situate nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme Est. In quest’area, oltre 80 famiglie palestinesi hanno in corso procedure di sfratto, avviate contro di loro dalla medesima organizzazione di coloni.

Il 15 gennaio, forze israeliane hanno demolito due case di coloni israeliani, costruite nell’insediamento colonico avamposto [cioè, non autorizzato da Israele] di Kumi Ori (Nablus). La demolizione ha fatto seguito ad una sentenza dell’Alta Corte di Giustizia Israeliana, che ha ordinato l’allontanamento dei coloni e la demolizione dell’avamposto in quanto edificato, in Area B, su terreni di proprietà privata palestinese. Tuttavia, la sentenza non ha incluso disposizioni tali da consentire ai proprietari di riacquistare l’accesso alla terra.

Otto attacchi di coloni hanno provocato nove feriti, danni alle proprietà palestinesi e il ferimento di un volontario internazionale [segue dettaglio]. Nel villaggio di Madama (Nablus), un gruppo di circa 30 coloni israeliani provenienti, a quanto riferito, dall’insediamento di Yitzhar, ha attaccato e lanciato pietre contro una casa, ferendo una donna palestinese incinta e causando danni alla casa stessa. In un altro episodio verificatosi sulla strada 60, vicino a Hebron, un palestinese e una famiglia di sette persone, tra cui cinque minori e una donna, sono rimasti feriti dal lancio di pietre contro i loro veicoli, ad opera di coloni israeliani. In due episodi separati, secondo fonti della Comunità, coloni israeliani hanno vandalizzato almeno 67 ulivi e altri alberi nel villaggio di As Sawiya (Nablus). In altri due casi, secondo quanto riferito, coloni israeliani hanno causato danni a due case e forato le gomme di due veicoli nei villaggi di Battir (Betlemme) e Yasuf (Salfit). Inoltre, in un episodio separato accaduto nel villaggio di At Tuwani (Hebron), coloni hanno aggredito e ferito fisicamente un volontario internazionale che accompagnava pastori palestinesi.

Durante il periodo di riferimento, secondo media israeliani, palestinesi hanno lanciato pietre e bottiglie incendiarie contro veicoli israeliani in quattro episodi, arrecando danni a quattro auto. Gli episodi hanno avuto luogo su strade principali dei governatorati di Ramallah, Betlemme ed Hebron.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 21 gennaio, tre palestinesi di Gaza, tra cui un minore, sono stati colpiti e uccisi dalle forze israeliane; avevano forzato la recinzione perimetrale con Israele e, secondo quanto riferito, avevano lanciato un ordigno esplosivo contro le forze israeliane.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali. Il neretto è di OCHAoPt.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it