Il Watermelon Index individua e denuncia le imprese complici della guerra di Israele a Gaza

Oscar Rickett

19 novembre 2024 – Middle East Eye

Progressive International ha lanciato uno strumento che consente ai lavoratori di contestare l’appoggio delle aziende a Israele

Una nuova banca dati di oltre 400 imprese che operano in Gran Bretagna e che sono considerate complici della guerra di Israele contro Gaza è stata lanciata da un collettivo di sindacati e organizzazioni guidato da Progressive International [organizzazione internazionale fondata da famosi politici di sinistra di vari Paesi, ndt.].

Il Watermelon Index [Indicatore dell’anguria, simbolo della Palestina, ndt.], che l’organizzazione di sinistra descrive come “uno strumento per la resistenza guidata dai lavoratori contro l’occupazione e il genocidio in Palestina”, consentirà ai dipendenti di mettersi in comunicazione tra loro e con attivisti per contestare i loro datori di lavoro riguardo ai rapporti con Israele. Tra le imprese inserite nella lista ci sono Barclays, la società di navigazione Maersk, il gigante del commercio in rete Amazon, l’azienda informatica Microsoft e l’agenzia di affitti per le vacanze Airbnb.

Oltre a queste multinazionali c’è una schiera di altre attività in rapporto con Israele, in attività che includono la finanza, le assicurazioni, la tecnologia, la logistica e l’energia. Progressive International sta concentrando i suoi sforzi in questi settori.

Secondo Progressive International la complicità di una compagnia con la guerra di Israele contro Gaza va misurata in base “alle diverse caratteristiche dell’appoggio, anche finanziario, militare, diplomatico, culturale, commerciale e sociale” che fornisce.

Il Watermelon Index contiene anche dettagli sulle campagne guidate dai lavoratori che sono state organizzate contro la guerra e include strumenti che permettono ai lavoratori di organizzarsi e mettersi in contatto tra loro.

Da quando Israele ha iniziato la guerra contro Gaza in seguito agli attacchi del 7 ottobre guidati da Hamas, sindacati e altre organizzazioni palestinesi hanno chiesto un embargo delle armi e dell’energia e ai lavoratori di tutto il mondo di agire contro la complicità dei loro datori di lavoro con Israele.

Le forze israeliane hanno ucciso circa 44.000 palestinesi a Gaza, devastando nel contempo l’enclave costiera ed estendendo la guerra al Libano.

Proteste di massa hanno avuto luogo con frequenza quasi settimanale nelle città dell’Occidente, tra cui Londra, ma la Gran Bretagna, gli USA e altri governi occidentali continuano ad armare Israele e a fornirgli appoggio non solo diplomatico.

È in questo contesto che è stato lanciato il Watermelon Index.

James Schneider, direttore per la comunicazione di Progressive International, dice a Middle East Eye: “Il ceto politico-mediatico dell’Occidente non vuole contestare il genocidio che arma e sostiene. Dobbiamo prendere l’iniziativa noi, ovunque siamo, per contrastare i gravissimi crimini contro i palestinesi.”

Schneider ha affermato che molte persone che lavorano per imprese presenti nella banca dati possono non essere consapevoli dei rapporti di queste con Israele e quindi potranno utilizzare il Watermelon Index come un modo per mettersi in contatto con altri lavoratori filo-palestinesi.

Lavoratori contro la guerra di Israele

Questo tipo di azioni guidate dai lavoratori si sono viste durante tutta la guerra. Secondo il movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) l’11 novembre i lavoratori del porto di Tangeri si sono rifiutati di caricare una nave della Maersk con “un carico contenente equipaggiamento militare”.

“Chiunque accolga le navi israeliane non è uno di noi” hanno scandito i manifestanti in Marocco, mentre Maersk ha affermato che il carico non includeva affatto “armi da guerra o munizioni”.

Altrove portuali di Spagna, Italia, Belgio, Namibia e India si sono rifiutati di movimentare materiale militare destinato a Israele. Pressioni di sindacati e manifestanti giapponesi hanno obbligato il gigante del commercio Itochu a interrompere la collaborazione con la principale impresa militare privata israeliana, Elbit Systems.

“La macchina da guerra israeliana è in grado di agire grazie all’appoggio finanziario, militare, diplomatico e culturale che riceve da imprese di tutto il mondo. Migliaia di aziende, in misura maggiore o minore, sono complici,” afferma Kimia Talebi, promotrice del Watermelon Index di Progressive International.

“I lavoratori di queste imprese hanno il potere di mettere i bastoni tra le ruote della macchina da guerra. E molte migliaia di loro, come i lavoratori indiani di 11 porti, si stanno rifiutando di caricare armamenti che potrebbero essere usati per uccidere palestinesi.”

Talebi sostiene che la gente dovrebbe “utilizzare l’Index per trovare le campagne in corso contro la complicità aziendale o contattarci per avere supporto nell’organizzarne altre,” con Progressive International e altre associazioni che intendono agevolare campagne guidate dai lavoratori contro la complicità con le azioni di Israele.

Altre organizzazioni e sindacati coinvolti nel Watermelon Index includono Palestinian Youth Movement, Workers for a Free Palestine, Campaign Against Arms Trade, United Tech and Allied Workers, No Tech for Apartheid, Energy Embargo for Palestine, Organise Now!, Disrupt Power e il Movement Research Unit [Movimento Giovani Palestinesi, Lavoratori per una Palestina Libera, Campagna contro il Commercio di Armi, Lavoratori Uniti della Tecnologia, Nessuna Tecnologia per l’Apartheid, Embargo Energetico per la Palestina, Organizzatevi Ora!, Disturbare il Potere e il Movimento Ricerca Unita].

Il Palestinian Youth Movement ha già ottenuto un certo successo con la sua campagna Smascherare Maersk. Ciò ha incluso la pubblicazione di una ricerca critica relativa all’uso del porto di Algeciras da parte del gigante delle spedizioni navali che ha trasportato un cargo di armamenti in Israele, nonostante l’embargo sulle armi deciso dalla Spagna. Gli attivisti sono riusciti in seguito a ottenere che il governo spagnolo bloccasse la partenza di due navi di Maersk che portavano un carico di armi verso Israele.

No Tech for Apartheid, un altro collaboratore del Watermelon Index, ha guidato una campagna organizzando sit-in di massa, petizioni e picchetti che chiedevano di porre fine al progetto Nimbus, un contratto tra Google, Amazon e Israele.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Guerra a Gaza: secondo un’esperta dell’ONU ci sono“fondati motivi” per ritenere che Israele abbia commesso un genocidio

Redazione MEE

26 marzo 2024 – Middle East Eye

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU, ha chiesto un embargo sulle armi a Israele

Lunedì Francesca Albanese, l’esperta di diritti umani delle Nazioni Unite, ha presentato al Consiglio di sicurezza dell’ONU [ in realtà al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a Ginevra. ndt] un rapporto in cui sostiene che nella sua guerra contro Gaza Israele ha commesso diversi atti di genocidio e che dovrebbe essere sottoposto a un embargo sulle armi.

Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui diritti umani nei territori palestinesi, nel suo rapporto ritiene che vi siano “fondati motivi” per stabilire che Israele ha violato tre dei cinque punti elencati nella Convenzione dell’ONU sul genocidio.

Queste violazioni sono: luccisione di palestinesi, il causare loro gravi danni fisici o mentali, e linfliggere deliberatamente condizioni di vita tali da provocare, in tutto o in parte, la distruzione fisica della popolazione, azioni approvate da dichiarazioni di intenti genocidi da parte di funzionari militari e governativi.

La schiacciante natura e portata dellassalto israeliano a Gaza e le condizioni di vita devastanti inflitte rivelano lintento di distruggere fisicamente i palestinesi come popolo, afferma il rapporto.

Inoltre il rapporto accusa Israele di tentare di legittimare le sue azioni genocide etichettando i palestinesi come terroristi”, trasformando così tutto e tutti in un bersaglio o in un danno collaterale, quindi uccidibile o distruttibile”.

“È ovvio che in questo modo a Gaza nessun palestinese è al sicuro”, afferma.

Il rapporto aggiunge che lattuale guerra a Gaza non è iniziata il 7 ottobre ma che si tratta dellultima fase di un lungo processo di cancellazione coloniale da parte dei coloni, che costituisce una Nakba continua”, o catastrofe, riferendosi alla pulizia etnica della Palestina da parte delle milizie sioniste per far posto alla creazione di Israele nel 1948.

Inadempienza

Albanese esorta gli Stati membri a imporre un embargo sulle armi a Israele “poiché è chiaro che non ha rispettato le misure vincolanti imposte dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG)”, riferendosi alle misure provvisorie emesse dalla Corte a gennaio, dopo che il Sud Africa aveva portato Israele davanti al tribunale dellAja con laccusa di genocidio contro i palestinesi.

La Corte ha ordinato a Israele, in attesa di una sua sentenza, di adottare, misure atte a prevenire azioni che rientrino nell’articolo II della Convenzione sul genocidio.

Il rapporto chiede inoltre unindagine approfondita, indipendente e trasparentesu tutte le violazioni del diritto internazionale e un piano per porre fine allo status quo illegale e insostenibile che costituisce la causa principale dellultima escalation”.

Albanese ha aggiunto che lUnrwa, lagenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, dovrebbe essere adeguatamente finanziata per affrontare la galoppante crisi umanitaria a Gaza. L’agenzia ha affermato di essere al “vicina al collasso” in seguito alla sospensione dei finanziamenti dopo che Israele ha affermato che 12 dei suoi dipendenti sarebbero coinvolti negli attacchi guidati da Hamas il 7 ottobre.

Israele ha imposto un divieto di visto ad Albanese dopo la sua affermazione su X che gli attacchi guidati da Hamas al sud di Israele sono stati una “risposta all’aggressione di Israele”.

La missione diplomatica israeliana a Ginevra ha respinto il rapporto, condannando le “accuse oltraggiose” di Albanese come “semplice continuazione di una campagna che cerca di minare la stessa istituzione dello Stato ebraico”.

La guerra di Israele è contro Hamas, non contro i civili palestinesi, ha affermato la missione in una nota.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)