Il punto di vista dell’Irish Examiner: l’Irlanda resiste alle intimidazioni israeliane

Editoriale

17 dicembre 2024 – Irish Examiner

Nonostante la stizzosa decisione di Israele di chiudere la sua ambasciata, la posizione dell’Irlanda sull’attacco a Gaza è stata motivata e basata su principi umanitari

In un momento di crescenti tensioni tra due Nazioni, l’ultima cosa di cui c’è bisogno è una decisione stizzosa e avventata di chiudere qualsiasi via diplomatica tra le parti coinvolte.

La decisione del governo israeliano di chiudere la sua ambasciata in Irlanda a causa delle presunte “politiche anti-israeliane” del governo irlandese sembra, da un lato, essere un rimprovero per la continua messa in discussione da parte degli irlandesi della guerra omicida a Gaza e in Libano, che aveva visto il governo sotto pressione perché espellesse l’ambasciatore israeliano. [Il governo irlandese, n.d.t.] si è rifiutato di farlo, mentre la via più facile sarebbe stata quella di cedere in quel momento alle pressioni dei partiti di opposizione.

D’altro canto si potrebbe semplicemente trattare di un atto di riduzione dei costi e di taglio di bilancio mascherato da protesta diplomatica. Dopotutto solo tre mesi fa il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha affermato che per finanziare le azioni militari in corso di Israele ha pianificato circa 9 miliardi di euro di ampi tagli alla spesa nel 2025.

E l’accusa dell’ex ambasciatrice israeliana in Irlanda, Dana Erlich, secondo cui qui c’è un'”ossessione anti-israeliana” e che il “governo irlandese sta promuovendo misure antisemite” fa acqua da tutte le parti.

Certamente l’Irlanda ha riconosciuto lo Stato palestinese e ha cercato di unirsi alla causa sudafricana contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia per la guerra a Gaza, ma equiparare questo alla “delegittimazione” di Israele di cui l’Irlanda è accusata è semplicemente sbagliato.

L’affermazione della sig.ra Erlich, secondo cui il suo incarico in questo Paese è stato caratterizzato da “un’ossessione anti-israeliana” e che c’era “una competizione [per vedere] chi avrebbe potuto fare le dichiarazioni anti-israeliane più estreme” ignora il fatto che l’opposizione alla guerra ha portato decine di migliaia di manifestanti nelle strade di Tel Aviv e di altre città israeliane quasi ogni giorno dall’inizio del conflitto.

L’affermazione dell’ex ministro degli Esteri e leader dell’opposizione Yair Lapid secondo cui la decisione di chiudere l’ambasciata di Dublino è “una vittoria per l’antisemitismo e le organizzazioni anti-israeliane” è più vicina alla verità.

Nonostante la sua posizione sull’Irlanda, Israele è desideroso di non iniziare uno scontro con l’UE che è il suo più grande partner commerciale ed è quindi improbabile che chiuda l’ambasciata irlandese a Tel Aviv per paura di provocare una reazione da parte di Bruxelles.

Comunque gli appelli degli israeliani, prevalentemente sui social media, per il boicottaggio dell’Irlanda e dei prodotti irlandesi si intensificheranno.

La posizione irlandese sulla guerra a Gaza è stata motivata e basata su principi umanitari. È stata ferma e risoluta e dovrebbe continuare a esserlo anche di fronte ai tentativi di intimidazione da parte di Israele.

(Traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)