La commemorazione della Nakba si è svolta come previsto di fronte all’Università di Tel Aviv, senza arresti né scontri

Noam Lehmann

14 maggio 2025 – Times of Israel

Con una massiccia presenza della polizia diverse decine di studenti arabi e israeliani di sinistra hanno celebrato una cerimonia in memoria della Nakba nella piazza Entin dell’università di Tel Aviv, mentre contromanifestanti di destra hanno cercato di impedire la manifestazione con musica assordante e insulti dietro uno schieramento di poliziotti.

Diversamente dagli ultimi anni non ci sono stati arresti o scontri tra le due parti.

La Nakba, o catastrofe, è il termine arabo usato per indicare l’esodo e l’espulsione di circa 700.000 palestinesi durante la guerra di indipendenza di Israele nel 1948.

L’annuale protesta quest’anno ha sollevato particolari polemiche, dopo che il Ministro dell’Educazione Yoav Kisch ha minacciato di revocare il finanziamento alle università di Tel Aviv e Ebraica a causa delle manifestazioni.

Studenti palestinesi attivisti hanno parlato da un palco dietro ad uno striscione che recitava in inglese e in arabo “La Nakba continua”. Da un lato del palco c’era una mappa della Palestina storica, su cui gli attivisti hanno evidenziato in rosso, verde e nero – i colori della bandiera palestinese – le comunità che sono state distrutte o pesantemente danneggiate nella guerra del 1948. La deputata Aida Touma-Suliman ha evidenziato le comunità di Nazareth, dove è nata, e di Acre.

Gli attivisti, molti dei quali indossavano kefiah palestinesi, reggevano anche cartelli con i nomi dei villaggi palestinesi rasi al suolo. Al posto delle bandiere palestinesi, che spesso la polizia confisca, i manifestanti reggevano cartoni ritagliati in forma di angurie, che identificano la causa palestinese per via dei colori del frutto, rosso, nero, verde e bianco.

In riferimento al divieto delle bandiere palestinesi, alcuni cartelli recavano la scritta in arabo “Hanno vietato le bandiere” e “Hanno paura persino delle angurie”. Altri cartelli chiedevano “No al genocidio a Gaza”.

I manifestanti palestinesi cantavano canzoni patriottiche, comprese le poesie “Ounadikum wa’Ashad’ Ayadkum” (Ti chiamo e ti stringo le mani) di Mahmoud Darwish e “Mawtini” (la mia patria) di Ibrahim Tuqan.

Una studentessa attivista palestinese ha raccontato in ebraico come la famiglia di suo nonno fu espulsa in Libano dal villaggio della Galilea Al-Bassa, dove adesso si trova la cittadina israeliana di Shlomi. In Libano, dice, diversi membri della sua famiglia, compresa sua sorella, furono trucidati nel 1982 nel massacro di Sabra e Shatila, quando Israele chiuse gli occhi di fronte alle atrocità perpetrate nel campo profughi dai suoi alleati antipalestinesi falangisti cristiano-libanesi.

La Nakba continua, non è solo una storia dei miei nonni”, dice. “Io sono una rifugiata nella mia stessa terra…il fatto che ho paura di sventolare la mia bandiera è una Nakba.”

Proprio mentre pensavo che queste fossero cose del passato, esse ritornano e le stiamo vedendo in tempo reale”, dice riferendosi a Gaza. Dietro ad uno schieramento di polizia un arabo-israeliano di destra urla “Bugiarda!”.

Rivolgendosi ai contro manifestanti, il conduttore della cerimonia dice che presto si troveranno in prigione per omicidio.

Allora vorrete non aver compiuto massacri, allora vorrete non aver assassinato”, dice.

Dall’altra parte della strada il gruppo di studenti di destra Im Tirzu tiene un comizio pieno di discorsi di rabbia contro l’università per aver permesso lo svolgimento della commemorazione della Nakba. Su un grande striscione è scritto “Nakba Harta”, cioè “la Nakba è un mucchio di stronzate”.

Il viceministro Almog Cohen, del partito di estrema destra Otzma Yehudit, si è avvicinato alla commemorazione con un megafono, cercando di sovrastare i manifestanti interpretando un assolo di “Hatikva”, l’inno nazionale di Israele.

Un portavoce dell’università di Tel Aviv – che sorge anch’essa sulle rovine del villaggio palestinese di Sheikh Munis – ha detto che l’istituto “è la più grande e più distinta università di Israele – liberale e pluralista – e ne va orgoglioso.”

In questi tempi difficili…l’università fa appello a tutti gli studenti di ogni tendenza politica a mostrare tolleranza e respingere ogni invito all’incitamento della violenza.”

Il portavoce ha sottolineato che la commemorazione della Nakba è un evento annuale che si svolge fuori dai cancelli dell’università e “si trova perciò sotto la responsabilità e l’approvazione della polizia”.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)