Il piano israeliano per il trasferimento forzato della popolazione di Gaza “Delinea crimini contro l’umanità”

Emma Graham-Harrison da Gerusalemme

7 luglio 2025 – The Guardian

L’esercito ha ricevuto l’ordine di trasformare le macerie di Rafah in una “città umanitaria”, ma gli esperti la definiscono un campo di concentramento per tutti i palestinesi di Gaza

Il Ministro della Difesa israeliano ha delineato un piano per costringere tutti i palestinesi di Gaza in un campo costruito sulle macerie di Rafah, un piano che esperti legali e accademici hanno definito un progetto di crimini contro l’umanità.

Secondo quanto riportato dal giornale Haaretz, Israel Katz ha affermato di aver ordinato all’esercito di prepararsi a costruire un campo, che lui ha chiamato “città umanitaria”, sui resti della città di Rafah.

Durante un briefing con giornalisti israeliani, Katz ha spiegato che i palestinesi sarebbero sottoposti a “controlli di sicurezza” prima di entrare e, una volta dentro, non sarebbe loro permesso di uscire.

Le forze israeliane controlleranno il perimetro del sito e inizialmente “trasferiranno” 600.000 palestinesi nella zona, per lo più persone attualmente sfollate nell’area di al-Mawasi.

L’obiettivo finale è concentrare l’intera popolazione di Gaza in quel campo e attuare “il piano di emigrazione, cosa che avverrà”, ha aggiunto Katz secondo Haaretz.

Da quando all’inizio dell’anno Donald Trump ha suggerito che un gran numero di palestinesi avrebbe dovuto lasciare Gaza per “ripulire” il territorio diversi politici israeliani, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno iniziato a promuovere con entusiasmo la deportazione forzata, spesso presentandola come un progetto statunitense.

Michael Sfard, uno dei più importanti avvocati per i diritti umani in Israele, ha dichiarato che il piano di Katz viola il diritto internazionale e contraddice direttamente le dichiarazioni rilasciate poche ore prima dall’ufficio del capo di stato maggiore israeliano secondo cui gli sfollamenti dei palestinesi a Gaza avvengono unicamente a scopo protettivo.

“Katz ha delineato un piano operativo per un crimine contro l’umanità. Non è nulla di meno”, ha detto Sfard. “Si tratta di trasferire la popolazione nell’estremità meridionale della Striscia di Gaza in preparazione alla deportazione fuori dalla Striscia.

Mentre il governo continua a definire la deportazione ‘volontaria’, la gente a Gaza è sottoposta a così tante misure coercitive che nessuna partenza può essere considerata consensuale dal punto di vista legale.

Se cacci qualcuno dalla sua terra, in un contesto di guerra, è un crimine di guerra; se lo fai su larga scala, come lui pianifica di fare, diventa un crimine contro l’umanità”, ha aggiunto Sfard.

Katz ha presentato il suo piano poco prima che Netanyahu arrivasse a Washington per incontrare Trump, che lo sottoporrà a una forte pressione per concordare un cessate il fuoco che ponga fine – o quantomeno sospenda – la guerra ormai giunta al ventunesimo mese.

Il Ministro della Difesa ha affermato che i lavori per la “città umanitaria” potrebbero iniziare durante una tregua, aggiungendo che Netanyahu sta cercando paesi disposti ad “accogliere” i palestinesi.

Parlando dalla Casa Bianca lunedì Netanyahu ha dichiarato che Israele e gli Stati Uniti stanno collaborando con altre nazioni per offrire ai palestinesi un “futuro migliore”.

 “Chi vuole restare, può farlo; chi vuole andarsene, dovrebbe poterlo fare”, ha detto prima di cenare con Trump.

Diversi politici israeliani, compreso il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, sostengono con fervore la costruzione di nuovi insediamenti israeliani a Gaza.

Secondo Reuters, piani per la creazione di “aree di transito umanitarie” – destinate ad accogliere palestinesi dentro e forse fuori Gaza – erano già stati presentati all’amministrazione Trump e discussi alla Casa Bianca.

Il progetto, dal costo di 2 miliardi di dollari, secondo Reuters portava il nome della Gaza Humanitarian Foundation (GHF). L’organizzazione dal canto suo ha negato di aver formulato proposte e ha affermato che le slide visionate dall’agenzia “non sono un documento della GHF”.

Preoccupazioni sui piani israeliani per lo sfollamento forzato dei palestinesi erano già emerse in seguito agli ordini militari per l’operazione lanciata questa primavera.

Sfard aveva rappresentato tre riservisti che avevano presentato un ricorso con il quale chiedevano che l’esercito revocasse gli ordini di ‘mobilitazione e concentramento’ della popolazione civile di Gaza e che fosse proibito ogni piano finalizzato a deportare i palestinesi fuori dalla Striscia di Gaza.

L’ufficio del capo di stato maggiore Eyal Zamir, in una lettera in risposta alle loro richieste, ha dichiarato che né lo sfollamento dei palestinesi né il loro concentramento in una parte della Striscia di Gaza facevano parte degli obbiettivi dell’operazione.

Secondo il prof. Amos Goldberg, storico dell’olocausto all’Università Ebraica di Gerusalemme, questa dichiarazione è stata direttamente contraddetta da Katz.

Il ministro della Difesa, ha spiegato Goldberg, ha delineato un piano strutturato per la pulizia etnica di Gaza con l’obiettivo di creare “un campo di concentramento o un centro di transito per palestinesi prima di espellerli”.

“Non è né una città né un’operazione umanitaria”, ha dichiarato, commentando il progetto di Katz per il confinamento dei palestinesi.

“Una città è un luogo dove puoi lavorare, guadagnare, creare legami e muoverti liberamente.”

“Ci sono ospedali, scuole, università e uffici. Non è questo che hanno in mente. Non sarà un luogo vivibile, così come ora non lo sono le ‘zone sicure’ “.

Goldberg ha sottolineato inoltre come il piano di Katz sollevi un interrogativo urgente: cosa accadrà ai palestinesi che rifiuteranno di obbedire all’ordine israeliano di trasferirsi nel nuovo complesso?

E ha aggiunto: “Cosa accadrà se i palestinesi rifiuteranno questa soluzione e si ribelleranno, visto che non sono del tutto indifesi?”.

(traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)