Membro del consiglio di amministrazione della CPJ rimosso mentre l’organizzazione avvia una revisione dell’elenco dei giornalisti uccisi a Gaza
Redazione MEE
29 giugno 2026 – Middle East Eye
Nika Soon-Shiong ha chiesto perché alcuni giornalisti palestinesi siano stati esclusi dal bilancio delle vittime del Comitato per la Protezione dei Giornalisti
L’editrice di Drop Site News non fa più parte del consiglio direttivo del Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) [ONG internazionale impegnata nella difesa della libertà di stampa e dei diritti dei giornalisti, ndt.], il che implica che sia stata rimossa dopo aver messo in discussione l’esclusione di alcuni giornalisti palestinesi dal bilancio delle vittime a Gaza, come rivelato lunedì dalla stessa Nika Soon-Shiong.
“Sono stata informata di non essere più membro del consiglio direttivo del Comitato per la Protezione dei Giornalisti”, ha scritto su X, allegando l’e-mail originale in cui esprimeva le sue preoccupazioni agli altri membri del consiglio.
Interpellato in merito alla possibile relazione tra la rimozione di Soon-Shiong dal consiglio e la revisione in corso da parte dell’organizzazione, il CPJ ha dichiarato a Middle East Eye in una nota via e-mail che il suo “mandato quinquennale nel consiglio si è concluso nel giugno 2026”.
“Chiedo al consiglio di votare se procedere con questa iniziativa, data l’assenza di un obiettivo chiaro, di un piano di lavoro definito o di una valutazione dei potenziali rischi istituzionali”, ha scritto Soon-Shiong nell’e-mail, riferendosi a quella che a suo avviso sarebbe, da parte del CPJ, la mancanza di un criterio per rimuovere dal proprio bilancio delle vittime a Gaza i nomi di alcuni giornalisti palestinesi uccisi.
“La proposta di escludere i giornalisti che manifestano determinati ‘comportamenti e attività’ o che lavorano per ‘organi di propaganda sostenuti dallo Stato, organizzazioni militanti e affiliate a gruppi terroristici designati’ è emersa dalla nostra discussione sull’articolo di Adam Kredo pubblicato su Free Beacon, in cui si sostiene che io sia troppo critica nei confronti del genocidio e dell’apartheid”, ha affermato Soon-Shiong.
L’articolo è stato pubblicato il 27 maggio dal Washington Free Beacon, testata di destra, che ha definito il consiglio direttivo del CPJ “pieno di sentimento anti-israeliano e praticamente privo di voci dissenzienti”.
L’articolo cita espressamente Soon-Shiong, insieme alla giornalista filippina e premio Nobel Maria Ressa, come una “voce ferocemente anti-israeliana” che ha paragonato le azioni di Israele a Gaza a quelle della Germania nazista e ha definito la guerra nell’enclave un genocidio commesso da Israele.
Il giornalista Adam Kredo ha al suo attivo una lunga serie di articoli diffamatori contro voci filo-musulmane e filo-palestinesi.
“Le accuse di terrorismo sono diffuse e motivate politicamente per screditare giornalisti e oppositori politici”, ha scritto Soon-Shiong nella sua email al consiglio direttivo del CPJ.
“Ho apprezzato che il consiglio direttivo abbia respinto l’articolo… [ma] poiché le accuse infondate diventeranno sempre più comuni non di meno il CPJ deve sforzarsi di stare al di sopra delle polemiche”, ha affermato.
“Riaprire la questione di ‘chi è un giornalista’ ha profonde implicazioni per le persone che il CPJ protegge e per le organizzazioni a cui sono affiliate. È un tradimento nei confronti dei nostri colleghi di Gaza, che hanno affrontato il conflitto più letale per i giornalisti mai registrato.”
L’eccezione palestinese
Mohammed el-Kurd, corrispondente dalla Palestina per la rivista The Nation [la più antica rivista statunitense, di impostazione progressista, ndt.], ha dichiarato domenica a X che fonti interne al CPJ gli hanno riferito che l’organizzazione intende procedere ad una modifica formale della definizione di giornalista nel tentativo di escludere i giornalisti palestinesi e libanesi che lavorano per organi di informazione finanziati dallo Stato.
“I giornalisti israeliani, americani e ucraini che lavorano per organi di informazione finanziati dallo Stato o che sono integrati nell’esercito continueranno a essere riconosciuti come giornalisti”, ha scritto.
I principali media statunitensi e canadesi si sono in gran parte affidati al CPJ per ottenere un conteggio affidabile dei giornalisti palestinesi e libanesi uccisi da Israele, soprattutto perché la maggior parte sceglie di non citare come fonti le organizzazioni locali o i ministeri della salute competenti.
Tuttavia la scorsa settimana il CPJ ha annunciato di aver avviato una “revisione completa del suo database di giornalisti uccisi durante la guerra tra Israele e Gaza, dopo che i gruppi militanti Hamas e Jihad islamica palestinese hanno pubblicato necrologi che identificavano come combattenti individui precedentemente elencati dal CPJ come giornalisti”.
Di conseguenza 20 giornalisti palestinesi sono stati rimossi dal conteggio del CPJ, che ora si attesta a 209 morti. La revisione completa sarà ultimata entro il mese prossimo.
Per fare un confronto, la cifra indicata dal Sindacato dei giornalisti palestinesi (Palestinian Journalists’ Syndicate) supera di gran lunga i 270.
Nella sua email al CPJ Soon-Shiong ha affermato di avere “seri interrogativi” sulla portata della revisione.
Ha chiesto perché Hamas e Jihad islamica siano state le uniche organizzazioni identificate, soprattutto considerando che le forze israeliane sono state accusate di crimini di guerra e che diversi giornalisti statunitensi che lavorano per importanti testate giornalistiche hanno impiegato reporter arruolati nell’esercito israeliano.
“Cosa dovrebbe succedere a testate come The Atlantic, LA Times o la BBC, che hanno redattori che hanno prestato servizio attivo nell’esercito israeliano? Il CPJ non può presentarsi in modo credibile come giudice obiettivo per stabilire chi sia un giornalista legittimo e chi meriti protezione”, ha affermato Soon-Shiong riferendosi all’esercito israeliano.
Nella sua dichiarazione inviata via e-mail a MEE lunedì il CPJ ha affermato di «non aver modificato la sua abituale metodologia, applicata a tutte le zone di conflitto nel mondo», né di aver «modificato il modo in cui classifica i giornalisti».
«La nostra politica di lunga data prevede l’inclusione di giornalisti che lavorano per media sostenuti dallo Stato e di quelli che lavorano per organizzazioni mediatiche affiliate a gruppi militanti, a condizione che non siano coinvolti in combattimenti o incitamenti alla violenza che possano determinare conseguenze imminenti. Ciò è coerente con il diritto internazionale umanitario», ha dichiarato l’organizzazione in risposta alle domande di MEE.
«Se dovessimo stabilire che un individuo è stato un combattente attivo o ha fomentato una azione violenta imminente verrebbe rimosso dalla nostra lista indipendentemente dall’affiliazione della sua testata».
Nika Soon-Shiong è la figlia del miliardario proprietario del Los Angeles Times. È entrata a far parte del consiglio di amministrazione del CPJ nel 2021 e ha assunto la direzione del sito di informazione indipendente Drop Site lo scorso anno.
Drop Site, fondato dai noti giornalisti Jeremy Scahill e Ryan Grim, ha prodotto alcuni dei reportage più trascurati sul genocidio israeliano a Gaza e sui meccanismi della politica palestinese, grazie alle sue numerose interviste con diversi funzionari di Hamas e della Jihad islamica.
(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)