Prima non c’erano innocenti a Gaza. Adesso l’IDF sta applicando la stessa politica in Cisgiordania

Gideon Levy

28 giugno 2026 – Haaretz

Il 7 ottobre, che ha giustificato un genocidio a Gaza, ha eliminato ogni ritegno anche in Cisgiordania. Adesso la sentenza che non ci sono civili innocenti è stata applicata anche ai palestinesi della Cisgiordania

Il 7 ottobre ha sconvolto la Cisgiordania.

Come in Israele, niente è come era prima del 7 ottobre tra Jenin e Hebron. E’ un’occupazione con nuove regole, più crudele di sempre. Il 7 ottobre non è stato sparato un solo colpo dai palestinesi in Cisgiordania, e neppure nella maggior parte dei tanti giorni seguenti, eppure vengono puniti da Israele come non lo sono mai stati dalla Nakba.

La sentenza secondo cui non ci sono civili innocenti nella Striscia di Gaza è stata applicata anche agli abitanti della Cisgiordania, cosa per cui è consentito e necessario fare loro violenza più che mai. La Cisgiordania da parte sua sta rispondendo con una totale impotenza, come accadde ai suoi abitanti nel 1967.

Dal 7 ottobre Israele ha adottato una politica di vessazioni continue e

crescenti, nonostante il lungo periodo trascorso da allora. La punizione della Cisgiordania si sta configurando come un ergastolo. I suoi abitanti si sono comportati perfettamente per quanto riguarda Israele, sottomessi, sanguinanti e senza leadership. Non hanno espresso alcuna significativa opposizione a ciò che si sta facendo ai loro fratelli a Gaza, ma questo non li ha aiutati. La loro colpa era e resta il fatto che sono palestinesi. Terrorismo o no, sono sempre colpevoli.

Il 7 ottobre, che ha reso possibile un genocidio a Gaza, ha anche spento ogni ritegno in Cisgiordania. Mentre Israele piangeva i suoi morti e i suoi ostaggi i coloni sono stati veloci a cogliere un’opportunità d’oro. Con la loro astuzia hanno capito che era arrivato il momento per cui avevano pregato per tutti quegli anni: una grande guerra motivata da un desiderio di vendetta, con la cui copertura si può fare qualunque cosa.

La rivoluzione in Cisgiordania è avvenuta lungo diversi binari, ben pianificati e coordinati, soffocando i suoi abitanti in tutti i modi. Ciò ha comportato mosse draconiane che non sono cambiate da allora e sono probabilmente destinate a restare per sempre. Da tutte le parti è un inferno e gli israeliani hanno distolto lo sguardo da ciò che accade a ovest della linea verde

La Cisgiordania è stata accerchiata quasi ermeticamente. Centinaia di cancelli gialli che erano stati installati all’entrata di ogni città e villaggio palestinese sono stati chiusi e sbarrati. Ad oggi non esiste una comunità in Cisgiordania che non sia sotto assedio almeno parziale. Le principali entrate in città come Nablus, Hebron e Ramallah sono state chiuse come le entrate ai villaggi e gli abitanti sono costretti a percorrere strade sterrate. Non ci sono più strade normali per i palestinesi.

Il folle assedio continua fino ad oggi. Non ha niente a che fare con la sicurezza. La settimana scorsa il consulente legale dell’esercito israeliano responsabile della Cisgiordania si è ricordato di rimarcare che l’esercito stava limitando illegalmente la libertà di movimento dei palestinesi (come ha riferito giovedì il giornalista di Haaretz Yaniv Kubovich). E’ gentile che se ne sia ricordato, ma la sua dichiarazione non cambierà nulla. I coloni vogliono strade su cui i palestinesi non possono circolare, ed è quello che otterranno.

La seconda disgrazia capitata ai palestinesi è stato il totale divieto di lavorare in Israele, che significa un totale divieto di guadagnarsi da vivere per quasi tre anni.

Anche le incursioni dell’esercito sono diventate più frequenti e arbitrarie di prima. Poi sono arrivati i pogrom. E poi le “squadre di sicurezza” dei coloni locali, un mistificante nome per le milizie dei coloni. Ogni coordinatore locale per la sicurezza è diventato un generale e ogni colono un re. Sono stati installati con la violenza circa 150 avamposti, che si sono impossessati di centinaia di migliaia di acri, più di qualunque altro programma “ufficiale” di insediamento.

E poi è arrivato il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, che ha trasformato le prigioni dove sono detenuti migliaia di prigionieri – alcuni dei quali innocenti, per la maggioranza prigionieri politici, molti altri detenuti senza processo – in terribili centri di tortura. Le persone vi muoiono di fame.

Inoltre l’esercito ha allentato le sue regole d’ingaggio. Dal 7 ottobre più di un migliaio di palestinesi sono stati uccisi nella tranquilla Cisgiordania, compresi oltre 200 minori. Ben pochi di loro costituivano un pericolo, se poi lo costituivano, per qualcuno. I soldati che hanno combattuto nella Striscia di Gaza, i loro invidiosi amici e gli squilibrati coloni assetati di sangue hanno tutti abbracciato le uccisioni indiscriminate come un modus operandi anche in Cisgiordania.

Tutto questo è accaduto senza che vi fosse quasi nessuna attività terroristica in Cisgiordania. Tutto questo è accaduto per oltre tre anni, senza che se ne veda la fine. Forse è ora di dire basta?

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)