“Piena collaborazione”: come l’università di Tel Aviv fornisce servizi ai servizi di sicurezza statali di Israele

Meron Rapoport e Aharon Porath

20 luglio 2026 – +972 Magazine

Dal reclutamento da parte dello Shin Bet ai programmi di addestramento militare, le istituzioni israeliane della difesa si stanno inserendo sempre più nella vita accademica.

Il 16 luglio, alla cerimonia per il diploma di dottorato dell’università di Tel Aviv, dopo che Hila Ben David si è esibita nella canzone “Imagine” di John Lennon il palco è passato al brigadiere generale (della riserva) Danny Gold, capo della Direzione Generale del ministero della Difesa per le Ricerche e lo Sviluppo della Difesa. Gold, studente della TAU [Tel Aviv University, ndt], dove ha ottenuto tutti i suoi titoli accademici, era tornato alla sua università per rivolgersi ai dottorandi.

In una lezione intitolata “Turning Vision into Security” [Trasformare la Visione in Sicurezza] Gold ha presentato sistemi d’arma israeliani insieme a immagini di lanciamissili, intercettori della difesa aerea e attacchi israeliani contro camion nel cuore di Teheran. Sullo schermo sono comparse diapositive che promuovevano Elbit Systems e Rafael, le principali industrie israeliane della difesa, così come marchi privati più piccoli come SMART (“Mortalità e precisione per combattenti”) e UNIQAI (“IA per la pianificazione delle missioni”).

Dopo circa sette minuti dall’inizio della presentazione la cerimonia è stata interrotta da urla indistinte, sporadici applausi e fischi di disapprovazione. Vari dottorandi e loro familiari se ne sono andati, tra gli altri il dottor Jad Ka’dan, che aveva appena ricevuto il dottorato in studi culturali ed era uno dei 17 studenti palestinesi che quest’anno l’università ha insignito con quel titolo.

Quando (l’università) invita il dr. Gold e improvvisamente stai guardando video del lancio di missili, sirene d’allarme e bombardamenti su Teheran ti rendi conto che vieni trattato con disprezzo, stanno cercando di umiliarti,” ha detto a +972 Magazine e a Local Call [versione in ebraico di +972, ndt.].

Ka’dan, che ha terminato il suo dottorato in California, ha trovato la celebrazione dell’industria della difesa israeliana particolarmente scioccante: “(In tutto il mondo) la gente sta parlando di BDS [Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele, ndt.] e tu ci stai mostrando video come questo? Mi vergogno di dire che questo è ciò che fanno vedere qui,” afferma.

Le proteste non sono venute solo dagli studenti palestinesi. Secondo Ka’dan quando la madre di un suo amico si è avvicinata al palco e ha iniziato a gridare “Vergogna!”, circa un quarto del pubblico si è unita a lei. “Nella sala circa metà delle persone ha disturbi post traumatici da stress in seguito alla guerra (con l’Iran),” ha detto Ka’dan, “e quindi tu mostri loro dei video di esplosioni?”

E’ davvero appropriato,” ha aggiunto. “Prima ‘Imagine’, riguardo al fatto che non ci siano Nazioni e niente per cui uccidere o essere uccisi, e poi un ufficiale dell’esercito.”

Poco dopo che Gold ha finito il suo discorso la rettrice dell’università prof.ssa Noga Kronfeld-Schor, visibilmente a disagio, è salita sul palco e si è scusata se il discorso “aveva ferito alcune delle persone (tra il pubblico).”

Docenti del gruppo “Academia For Equality” [Accademia per l’Uguaglianza] hanno subito fatto circolare una lettera in cui sostengono che il problema è andato al di là di un discorso di laurea privo di tatto. Hanno scritto che l’allocuzione era rivolta a studenti ebrei e palestinesi i cui corpi e le cui menti negli ultimi tre anni sono stati segnati da una guerra che sembra infinita “e che erano arrivati lì “per festeggiare i loro risultati accademici, non per vedere uno spettacolo propagandistico.” L’evento, hanno sostenuto, ha costituito “un ulteriore passo nella crescente militarizzazione delle nostra università nel corso degli ultimi anni.”

Nei giorni seguenti l’amministrazione ha rilasciato delle scuse più dettagliate ai principali membri del personale docente, riconoscendo che l’invito a Gold era stato “un errore” perché la presentazione aveva turbato parte del pubblico, tra cui minorenni, famiglie in lutto e soldati traumatizzati dalla guerra. Ma ha categoricamente rifiutato la principale conclusione di Academia For Equality, secondo cui l’università sta attraversando un processo di militarizzazione.

Nella loro risposta il preside dell’università Ariel Porat e la rettrice Noga Kronfeld-Schor hanno definito l’accusa “una menzogna e un’invenzione, una vera campagna di calunnie” che rafforza la causa di “quanti vogliono boicottare il mondo universitario israeliano presentandolo come un agente dell’esercito.” Eppure un’indagine di +972 e Local Call mette in discussione il biasimo dell’amministrazione.

Interviste e documenti indicano un’università che negli ultimi anni ha dato sempre più spazio al sistema militare e della sicurezza israeliano nella vita del campus, dalla collaborazione con l’esercito ai tentativi di reclutare studenti nello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno di Israele.

Caccia ai talenti nel campus

Circa un mese prima della discussa apparizione di Gold alla cerimonia di consegna dei titoli il Centro per lo Sviluppo delle Carriere della TAU aveva invitato gli studenti dei dipartimenti di Studi di Storia del Medio Oriente e Africa e di Studi Arabi e Islamici a un incontro sulle prospettive di carriera con un rappresentante dello Shin Bet. La mail di giugno, inviata dalla consulente per le Carriere Umanistiche Sivan Tivoni e ottenuta da +972 e Local Call, diceva che il servizio di sicurezza aveva preso contatti con l’università per organizzare un evento specificamente rivolto agli studenti dei due dipartimenti.

Come parte dell’evento,” si legge nell’invito, “un ex- ufficiale di altro grado dello Shin Bet sarà nostro ospite per una sessione motivazionale e una discussione aperta su operazioni sotto copertura, su sfide di intelligence e sicurezza e sull’importanza della conoscenza della lingua araba e della familiarità con il mondo arabo e islamico nell’importante lavoro professionale.” Gli studenti avrebbero anche ascoltato “vicende e approfondimenti da questi campi (argomento sottoposto a vincoli di riservatezza riguardo alla sicurezza) e partecipato a discussioni dirette con gli ospiti.”

Muhammad Masarwa, studente di un master in Studi Arabi e Islamici e attivista politico, afferma che l’invito riflette una più generale tendenza a vedere lo studio dell’arabo principalmente attraverso le lenti della sicurezza. “E’ molto triste inquadrare lo studio dell’Islam e la familiarità con il mondo arabo dalla prospettiva di ‘conoscere il nemico’,” ha affermato. L’invito, aggiunge, trasmette il messaggio che “attraverso la tua conoscenza della cultura e della lingua puoi diventare parte di un sistema che può danneggiare altri.”

Masarwa ha detto che né lui né alcun altro studente palestinese che lui conosca nei due dipartimenti hanno mai ricevuto la mail. Lo ha saputo solo dopo che un amico palestinese gli ha inoltrato l’invito che altri studenti ebrei avevano condiviso con quell’amico. (La TAU non ha risposto alla domanda di +972 e Local Call riguardo a se l’invito sia stato mandato esclusivamente a studenti ebrei.)

Secondo Masarwa all’interno del dipartimento l’invito ha provocato scarso dibattito. Ma lui non crede che la diffusione sia stata casuale: “Tra gli studenti ebrei, anche se non tra tutti, c’è un’evidente aspirazione a trovare lavoro nello Shin Bet per unirsi al sistema di sicurezza,” ha affermato. “(Non si dedicano allo studio dell’arabo) per amore verso una lingua e una cultura.”

Fonti ufficiali del dipartimento che hanno parlato con +972 e Local Call hanno preso le distanze dall’iniziativa: “Devo ammettere di non saperne niente,” ha detto il dott. Avner Wishnitzer, direttore del dipartimento di Storia del Medio Oriente e dell’Africa. “Ho capito che l’evento era organizzato dal Centro per lo Sviluppo della Carriera. Non sapevo che la segreteria del dipartimento avesse inviato l’invito. Non è passato attraverso me. In sintesi: non abbiamo alcun rapporto con lo Shin Bet e non organizziamo eventi di quel genere.”

L’università ha fornito una spiegazione simile. Gli eventi per lo sviluppo della carriera intendono esporre agli studenti opportunità di lavoro nei settori pubblici, privati e sociali, ha affermato il portavoce Tomer Walner.

Datori di lavoro “che operano nel rispetto della legge sono invitati a presentare agli studenti campi di lavoro e offerte di impiego coerenti con la loro formazione,” ha aggiunto, sottolineando che questi eventi sono organizzati dal centro e “in nessun caso fanno parte del curriculum accademico.”

Secondo una fonte universitaria alla fine l’evento, previsto per il 15 giugno, non ha avuto luogo perché si sono iscritti troppo pochi studenti. Tuttavia questa “caccia ai talenti”, reclutamento proattivo di persone con capacità specialistiche da parte delle agenzie di sicurezza israeliane nei campus universitari, non è affatto nuova.

Un rapporto del 2025 da parte dell’organizzazione antimilitarista New Profile ha documentato anni di eventi per il reclutamento che hanno coinvolto lo Shin Bet e il Mossad nelle università israeliane, tra cui una “sessione per la carriera nello Shin Bet” del 2017 ospitata dalla facoltà di Scienze Sociali della TAU e un incontro presso il Technion intitolato “La tecnologia al servizio del Servizio della Sicurezza Generale (Shin Bet):”

Più di recente, a maggio, il Centro per lo Sviluppo della Carriera della TAU ha invitato gli studenti di scienze sociali e materie umanistiche a un evento intitolato “Carriere nelle Organizzazioni della Sicurezza” che ha ospitato rappresentanti di Mossad, Shin Bet, ministero della Difesa e Servizio Carcerario Israeliano. “Lo sai” chiedeva l’invito, “che le conoscenze e competenze che hai acquisito nelle scienze sociali e nelle materie umanistiche possono fornirti un reale vantaggio in una carriera nel cuore dell’apparato di sicurezza di Israele?”

Secondo la dott.ssa Outi Bat-El, una linguista della TAU e membro di Academia for Equality, ciò che distingue l’invito di giugno non è che lo Shin Bet stesse reclutando nel campus, ma che stesse cercando studenti da discipline particolari. “L’invito è inusuale in quanto si rivolge specificamente a questi due dipartimenti,” ha sostenuto Bat-El. “Questa non è una fiera del lavoro in cui chiunque può andare e venire come gli va. È mirato.”

La promessa secondo cui gli studenti avrebbero ascoltato “vicende e approfondimenti” sulle operazioni dello Shin Bet, nota, “sembra Disneyland. È un reclutamento per qualcosa di terribile. È cooperazione totale tra l’università e lo Shin Bet.”

Una storia di simbiosi

Il rapporto tra studi di arabo e mediorientali nel mondo universitario israeliano e il sistema della sicurezza del Paese risale ai primi giorni dello Stato e forse persino a prima. Alla TAU è stato istituzionalizzato a metà degli anni ‘60 quando l’università accettò di includere l’Istituto Shiloah, un ente di ricerca del ministero della Difesa che in seguito è diventato il Centro Moshe Dayan, nel suo dipartimento di Studi di Storia su Medio Oriente e Africa.

La decisione non avvenne senza discussioni. In un recente articolo di Haaretz [giornale israeliano di centro-sinistra, ndt.] l’ex-presidente della TAU Itamar Rabinovich, che guidò il Centro Dayan prima di diventare direttore del Dipartimento di Storia del Medio Oriente e dell’Africa, ha ricordato che l’università Ebraica di Gerusalemme aveva rifiutato la proposta del ministero della Difesa di inglobare l’istituto.

La TAU adottò un approccio diverso. All’epoca la nascente istituzione stava cercando di reclutare Shimon Shamir, allora giovane studioso che in seguito sarebbe diventato capo di dipartimento e ricoprì l’incarico di ambasciatore in Egitto e in Giordania. Shamir condizionò la sua nomina al fatto che l’università accettasse l’Istituto Shiloah.

La “simbiosi” tra l’istituzione e il nuovo dipartimento che ne derivò, ha scritto Rabinovitch, “diede all’università di Tel Aviv uno status unico,” all’interno del mondo universitario israeliano.

Il dottor Yonatan Mendel, capo del dipartimento di Studi sul Medio Oriente all’università Ben-Gurion, la cui ricerca riguarda il rapporto tra sicurezza e studi arabi dall’Yishuv [comunità organizzata di immigrati ebrei, ndt.] pre-statale in Palestina in poi, concorda sul fatto che il rapporto era inusuale: “Una relazione così diretta ed esplicita che leghi lo studio dell’arabo all’università con lo Shin Bet e la sicurezza nazionale è piuttosto rara,” ha detto a +972 e Local Call.

Eppure, aggiunge, “l’ingresso di aspetti delle agenzie di intelligence e della sicurezza nell’accademia non è sicuramente un fenomeno nuovo. Ci sono processi che precedono la creazione di Israele e hanno preso slancio negli anni ‘60 e ‘70.”

Nei decenni seguenti, dice Mendel, tale rapporto venne largamente mantenuto sotto un velo di segretezza. Tuttavia dal 7 ottobre ha riguadagnato forza ed è diventato sempre più esplicito. “Forse ciò è a causa del fatto che appoggiare le necessità di sicurezza è improvvisamente visto come all’ordine del giorno,” suggerisce.

Mendel sostiene che il suo dipartimento all’università Ben Gurion non ha mai ricevuto richieste dirette comparabili. La cultura dell’istituzione può spiegare in parte la differenza: nel suo articolo su Haaretz Rabinovich ha descritto il dipartimento di studi sul Medio Oriente della Ben-Gurion come “ribelle, contrario allo spirito dominante.”

Nel suo libro del 2024 “Torri d’Avorio e di Ferro: come le università israeliane negano la libertà ai palestinesi,” [ed. it. Alegre, 2024, ndt.] la studiosa israeliana Maya Wind sostiene che le università israeliane hanno a lungo aiutato a produrre sapere che appoggia il dominio di Israele sui palestinesi presentandosi come istituzioni progressiste e democratiche.

Nel contesto di una crescente collaborazione accademica tra le università statunitensi e israeliane, lo scorso agosto Wind ha detto a +972 che queste ultime “sono di fatto profondamente coinvolte nel colonialismo di insediamento israeliano e ora nel genocidio”, non per ultimo a causa del fatto che intere discipline accademiche “subordinano la loro produzione di sapere alle necessità dello Stato di Israele.”

Per Mendel questa vicinanza storica tra gli studi sul Medio Oriente e il sistema di sicurezza aiuta a spiegare perché il campo di studi “a volte cade nella trappola dell’Orientalismo” e perché molti cittadini palestinesi di Israele hanno stentato a vederlo come proprio.

Tuttavia evidenzia anche una tendenza opposta: negli ultimi anni studiosi e ricercatori dell’accademia israeliana hanno spinto le loro discipline in direzioni più civili e critiche. “Questa è la tendenza che dobbiamo rafforzare: ricerca indipendente e critica il più lontano possibile da un approccio centrato sulla sicurezza.”

Militarizzazione alla luce del sole

Eppure, anche se alcuni studiosi hanno un’opinione critica nei confronti dei rapporti tra il mondo universitario e il sistema della sicurezza, negli ultimi anni i legami istituzionali della TAU con l’esercito si sono significativamente rafforzati.

Agli inizi dell’ottobre 2023, prima dell’attacco del 7 ottobre, l’università ha lanciato il programma “Erez” [terra in ebraico, ndt.], in base al quale approssimativamente 200 candidati al ruolo di ufficiale di combattimento completano il corso di laurea in materie umanistiche e scienze sociali prima di iniziare l’addestramento come ufficiali. La TAU riceverebbe circa 15 milioni di shekel (circa 4,3 milioni di euro) per il programma.

Benché inizialmente l’università abbia promesso che i partecipanti del programma non avrebbero portato armi nel campus, dopo lo scoppio della guerra soldati armati e in uniforme hanno iniziato ad assistere regolarmente alle lezioni. Da allora il loro numero è diminuito, ma i docenti dicono che continuano ad essere una presenza consueta. Bat-El dice: “Sei nel campus e 50 soldati in uniforme e armati si spostano da un edificio all’altro. Non mi sento a mio agio. Immagina come si sentono gli studenti palestinesi.”

I legami dell’università con il sistema della sicurezza si estendono anche nel settore tecnologico. Dal 2018 TAU Ventures, un fondo di capitale di rischio creato dall’università, ha avviato con lo Shin Bet l’“Xcelerator”. Il programma fornisce a startup selezionate un finanziamento di 50.000 dollari dall’agenzia della sicurezza insieme all’ufficio del supporto spaziale e aziendale, e pubblicizza quello che chiama un’“opportunità esclusiva per la validazione e prove di concetto con lo Shabak (lo Shin Bet).”

Il programma ha affermato che per il suo ultimo gruppo stava cercando tecnologie nei campi che includono IA e dati, cyber, minacce con i droni e UAV [aeromobili a pilotaggio remoto, ndt.], piattaforme senza pilota, sensori e intelligence in rete che potrebbero “avere un impatto sul campo di battaglia” e rafforzare le “capacità a lungo termine nella sicurezza” di Israele.

All’inizio del prossimo anno accademico la TAU ospiterà anche il prestigioso programma “Havatzalot”, che addestra le migliori reclute dei servizi segreti mentre completano i loro studi universitari. Il programma è attivo presso l’Università Ebraica dal 2019 nonostante l’opposizione di studenti e docenti, che sostengono che rappresenta “un’espropriazione della sfera accademica e il suo trasferimento al controllo militare.” Dopo che la TAU ha vinto il bando per ospitare il programma l’Università Ebraica ha chiesto al tribunale di impugnare la decisione.

Un incidente recente suggerisce che i legami della TAU con il sistema della difesa va al di là delle campagne di reclutamento e dei programmi di addestramento. Nel maggio 2025, dopo che l’amministrazione universitaria ha sospettato uno studente palestinese di aver scritto slogan contro la guerra di Israele contro Gaza sugli stand dello Shin Bet e di Elbit durante una fiera del lavoro nel campus, essa ha fornito allo Shin Bet i suoi dati personali. Poco dopo lo studente ha ricevuto una chiamata da un uomo che si è identificato come un rappresentante dello Shin Bet e gli ha ordinato di recarsi a una stazione di polizia per una “conversazione”.

Anche se il procedimento è stato subito bloccato dopo l’intervento da parte dell’ufficio disciplinare dell’università, l’incidente ha dimostrato con quanta facilità la cooperazione dell’università con il sistema di sicurezza possa sconfinare nella sorveglianza e nell’intimidazione degli studenti.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)