Funzionari ONU avvertono: la Cisgiordania occupata è vicina al “punto di rottura”

Middle East Monitor

11 agosto 2026 Middle East Monitor

Martedì alcuni funzionari ONU hanno avvertito che la Cisgiordania occupata ha raggiunto un cruciale “punto di rottura,” menzionando un’escalation di violenza senza precedenti da parte degli occupanti israeliani e un sistematico deterioramento della statalità palestinese, secondo quanto riferisce Anadolu [agenzia di stampa governativa turca ndt.]

Le organizzazioni umanitarie non sono in grado di creare le condizioni politiche di cui i minori hanno bisogno per essere al sicuro,” ha detto Hannan Sulieman, vice direttrice esecutiva dell’UNICEF presso il Consiglio di Sicurezza. “Tale responsabilità spetta agli Stati membri che hanno il potere di cambiarle.”

Sulieman ha presentato alla comunità internazionale quattro richieste urgenti: dare priorità alla protezione dei minori ponendo fine alla detenzione amministrativa, interrompere lo sfollamento forzato con pressioni diplomatiche, garantire un accesso sicuro a scuole e ospedali e consentire ai rifornimenti umanitari di arrivare senza ulteriori ritardi.

Sulieman ha denunciato un bilancio straziante di vittime minori, notando che nella Cisgiordania occupata, dal gennaio 2024, sono 174 i minori palestinesi di cui si è accertata la morte. “Più di uno alla settimana,” ha sottolineato.

Ha rivelato che almeno 355 minori sono detenuti in carceri militari, la cifra più alta degli ultimi otto anni, circa la metà senza accusa o processo.

Sfollamento sistematico

Ramiz Alakbarov, vice Coordinatore Speciale, ha confermato l’allarme descrivendo la situazione come un’emergenza che richiede un’azione immediata per evitare un’annessione de facto. Ha detto che nel 2026 sono stati uccisi decine di palestinesi e circa 3800 sono gli sfollati a causa di demolizioni, sfratti e attacchi da parte degli occupanti.

La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti,” rimarca Alakbarov, citando oltre 1400 episodi documentati quest’anno riguardanti 260 comunità. Ha puntato il dito su un modello evidente secondo cui i palestinesi vengono prima rimossi con la forza dai loro villaggi in modo che poi gli occupanti si impossessino delle terre lasciate vacanti. Il funzionario ha fatto notare che per la prima volta la terra di cui gli occupanti si sono impadroniti per costruire infrastrutture si trovava chiaramente nell’”Area A”

Instabilità finanziaria e politica

Alakbarov ha inoltre evidenziato l’acuta crisi finanziaria in cui si trova l’Autorità Palestinese (AP) che non avrebbe ricevuto i 6 miliardi di dollari di tasse incassate e trattenute dalle autorità israeliane. Nel pieno dell’instabilità ha accolto positivamente le preparazioni per le elezioni legislative fissate il 28 novembre.

Alakbarov conclude che sono “passaggi interconnessi, non sviluppi isolati,” miranti ad indebolire l’amministrazione palestinese.

Ha detto che se la situazione continuerà a deteriorarsi danneggerà l’implementazione della risoluzione 2803 (del 2025) [l’istituzione del Board of Peace, ndt.] e eroderà le prospettive per realizzare una pace negoziata israeliano-palestinese basata sulla soluzione dei due Stati, e ha spinto per un’immediata “e totale” implementazione della Risoluzione 2803, insieme alla Dichiarazione di New York [per la soluzione pacifica con i due Stati, ndt.]

La Risoluzione 2803 appoggia il piano di pace proposto dal presidente statunitense Donald Trump per la Striscia di Gaza e una forza internazionale temporanea nell’enclave dopo i due anni di guerra.

Dall’inizio del genocidio di Israele a Gaza nell’ottobre 2023 c’è stata un’escalation di attacchi in Cisgiordania da parte dell’esercito israeliano e dei coloni che, secondo i dati palestinesi, hanno ammazzato 1183 palestinesi, ferito 13.000 ed arrestato circa 25.000.

I palestinesi segnalano che l’escalation è parte del tentativo israeliano di imporre fatti sul campo, aprendo la strada all’annessione della Cisgiordania occupata e minando la possibilità di stabilire uno Stato palestinese lungo i confini del 1967 in accordo con le rilevanti risoluzioni ONU.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)