Autismo e guerra: a Gaza le famiglie affrontano la distruzione e la perdita

Enas Abu Ghayad

12 agosto 2026 – Aljazeera

I continui bombardamenti sconvolgono la routine quotidiana provocando traumi emotivi e ricadute comportamentali nei minori autistici di Gaza.

Khan Younis, Striscia di Gaza Tra le macerie di Khan Younis, il sedicenne Ahmed Hatem al-Mahabeel stringe forte la mano sotto il mento: un gesto ripetitivo che compie per calmare il suo sistema nervoso e per affrontare il ricordo del fragore delle esplosioni.

Ahmed, affetto da autismo, ha dovuto affrontare la perdita di alcuni dei suoi luoghi preferiti: la sua camera da letto, la sua scuola, il centro sportivo che frequentava, tutti distrutti dalla guerra genocida di Israele contro Gaza.

Prima della guerra Ahmed stava bene. Faceva progressi a scuola sotto la supervisione di uno specialista. Si allenava in una scuola di calcio, imparava a memoria il Corano e eccelleva in inglese.

Ma la guerra di Israele, in corso dall’ottobre 2023, ha ucciso più di 73.380 palestinesi e distrutto vaste aree dell’enclave. E dietro questi titoli di giornale si cela l’interruzione dei servizi e delle strutture di supporto necessari a persone come Ahmed, affette un disturbo dello spettro autistico.

“Ahmed andava da solo in moschea e al circolo, facendo ottimi progressi, ma la guerra ha distrutto tutto ciò che avevamo costruito”, dice la madre, Umm Ahmed. “Soffre di un’estrema sensibilità ai rumori improvvisi; quando sente delle esplosioni ha gravi attacchi di panico, si copre le orecchie e barcolla. Nei casi di terrore estremo ricorre all’autolesionismo, sbattendo la testa per terra per sfuggire al rumore.”

In aggiunta al trauma psicologico la grave malnutrizione e la carenza di proteine ​​hanno causato la rottura dell’appendice.

“A causa della scarsità di cibo le complicazioni hanno portato a un’infezione della ferita costringendo i medici a eseguire un secondo intervento chirurgico per aprire l’addome e pulirlo fino alla guarigione”, ricorda Umm Ahmed.

Oggi Ahmed trascorre le sue giornate rinchiuso in casa a causa della mancanza di sicurezza a Gaza, dato che gli attacchi israeliani continuano nonostante il cessate il fuoco di ottobre.

“Tutta la nostra speranza è che Ahmed abbia l’opportunità di viaggiare all’estero per le cure e la riabilitazione, per riprendersi ciò che la guerra gli ha portato via”, dice la madre.

Bombardamenti e sovraccarico sensoriale

I continui bombardamenti rappresentano una minaccia diretta per il sistema nervoso dei pazienti autistici. A Gaza le continue esplosioni hanno provocato gravi ricadute di disturbi comportamentali, tra cui privazione totale del sonno, vagabondaggio fuori dalle tende, attacchi di panico e autolesionismo.

“Un ragazzo autistico ha assoluto bisogno di routine e tranquillità per sentirsi al sicuro”, spiega lo psicologo Diaa Abu Aoun, che ha lavorato con Ahmed. “Quando è costretto a vivere in una tenda in mezzo a continue esplosioni, il suo cervello riceve un trauma sensoriale che non riesce a elaborare. Questa paura si traduce in insonnia, problemi digestivi e gravi crisi di urla con completa perdita di controllo”.

Nel campo di Nuseirat, nella parte centrale di Gaza, il diciannovenne Muneer al-Haj ha mostrato alcuni di questi comportamenti. Quando sente i bombardamenti aerei stringe forte le mani a pugno e cammina avanti e indietro emettendo suoni per attutire il rumore.

Prima della guerra Muneer seguiva un promettente percorso di riabilitazione sotto la guida di specialisti. Frequentava la scuola e dimostrava spiccate capacità comunicative e un talento per il disegno.

Con l’inizio dei bombardamenti israeliani nel corso della guerra e la carenza di farmaci causata dal blocco di Gaza le sue condizioni sono peggiorate, con la comparsa di convulsioni e sintomi simili a crisi epilettiche.

A causa della carenza di farmaci la terapia di Muneer è stata ridotta a mezza compressa al giorno di un sedativo.

Ecco come il padre, che non ha voluto rivelare il suo nome completo preferendo farsi chiamare Abu Muneer, descrive il cambiamento:

“Prima comunicava e si esprimeva con chiarezza, ma la guerra ha distrutto ogni cosa… questo spazio sicuro si è dissolto di fronte alle difficoltà e alla paura”, dice Abu Muneer. «Ora ci pone domande pressanti a cui non sappiamo rispondere e se le lasciamo irrisolte reagisce con violenti attacchi. Durante i bombardamenti cerchiamo di rassicurarlo dicendogli “Dio ci proteggerà“, ma lui si rende conto di quello che sta succedendo ed esprime la sua angoscia dicendo: ‘Non ho un tetto sopra la testa né una patria’ ”.

L’assenza di un luogo sicuro e l’esaurimento dei sedativi hanno trasformato i nostri tentativi di calmare i bambini in singole iniziative, cariche di paura e confusione”, afferma Abu Muneer.

Carenza di farmaci

L’interruzione di trattamenti specialistici minaccia direttamente decine di pazienti, affermano gli esperti.

“L’improvvisa interruzione o la riduzione forzata delle dosi di farmaci psichiatrici e anticonvulsivanti… crea gravi alterazioni nella chimica cerebrale”, ha affermato Abu Aoun. “Quando un giovane autistico viene privato dei farmaci o riceve solo metà dose il sistema nervoso esprime una grave reazione di rimbalzo. Aumentano le crisi violente e le convulsioni acute, che inducono all’autolesionismo e impediscono la risposta all’addestramento comportamentale”.

La carenza di farmaci e il collasso dei servizi specialistici hanno lasciato i minori autistici senza un trattamento continuativo o alternative adeguate. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che nessuna attrezzatura per la riabilitazione è entrata a Gaza tra maggio 2024 e aprile di quest’anno, mentre tutte le strutture hanno dovuto affrontare gravi limitazioni.

Anche il Centro Palestinese per l’Educazione Speciale è stato distrutto e il suo ex direttore, Arij Abu Sultan, è stato ucciso, costringendo i genitori ad assumere un ruolo terapeutico sempre maggiore.

Reem Jarour, responsabile dei programmi per l’autismo presso l’associazione Dolphins per l’istruzione e lo sviluppo comunitario di Gaza, sottolinea come le persone con autismo abbiano necessità di ambienti familiari per mantenere la propria stabilità emotiva:

“Un giovane autistico non può sopravvivere senza un ecosistema predeterminato; la routine è una valvola di sicurezza neurologica”, afferma Jarour. “Quello a cui assistiamo oggi a Gaza è la distruzione totale delle strutture comportamentali costruite nel corso degli anni. Lo sfollamento improvviso trasforma i fattori ambientali scatenanti in minacce acute portando a una massiccia regressione delle competenze linguistiche e sociali”.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)