A Qusra si infrangono le menzogne di Israele riguardo alla violenza dei coloni

Oren Ziv

18 agosto 2026 – +972 Magazine

I coloni hanno assediato una famiglia palestinese per 10 giorni nel tentativo di occupare la loro casa. La mancanza di volontà dell’esercito di fermarli racconta come stanno le cose

Negli ultimi 10 giorni Qusai Abu Ridi ha visto dal suo balcone come i coloni israeliani e i soldati che li accompagnano assediano la sua casa.

I coloni sono arrivati a Qusra, situata a circa 30 chilometri a sudest di Nablus nella Cisgiordania occupata, il 9 agosto, montando una tenda direttamente fuori dalla casa di Abu Ridi. Nei giorni seguenti hanno tagliato le tubature dell’acqua e la linea elettrica e hanno bloccato le strade circostanti, intrappolando Abu Ridi e suo figlio diciottenne all’interno con scorte in diminuzione. Hanno assediato anche altre due case del villaggio, tutte situate nell’Area B [in base agli accordi Oslo sotto amministrazione civile dell’ANP e militare di Israele, ndt.] della Cisgiordania, dove i coloni stanno rapidamente espandendo il suo controllo territoriale nonostante apparentemente l’Autorità Palestinese mantenga la giurisdizione civile.

Questo metodo di pulizia etnica, per cui i coloni creano un avamposto direttamente fuori dalle case palestinesi per cercare di espellere le famiglie e occupare le loro proprietà, ha avuto successo innumerevoli volte in tutta la Cisgiordania, anche a Qusra e nei villaggi vicini. Quello che è inusuale in questo caso è che ha attirato notevole attenzione, anche dai mezzi di comunicazione israeliani che raramente si occupano dell’occupazione dalla prospettiva dei palestinesi, prima che il processo fosse completato.

Anche i video di Abu Ridi hanno portato a una significativa diffusione internazionale creando un livello di pressione sul governo e sull’esercito israeliani raro negli ultimi anni. Il fratello di Abu Ridi, Loui, che è proprietario della casa, è cittadino americano e l’ambasciatore USA in Israele Mike Huckabee ha condannato i coloni che assediano Qusra come “terroristi israeliani.”

Parte della ragione dell’attenzione, soprattutto all’interno di Israele, è l’evidenza di quello che si sta consumando. Non ci sono accuse dell’esercito riguardo a un sospetto palestinese armato, né la solita descrizione di “frizioni” reciproche. Anche le imminenti elezioni israeliane e le crescenti critiche internazionali sulla violenza dei coloni possono aiutare a spiegare l’attenzione.

Ma l’episodio è diventato particolarmente rivelatore a causa della differenza tra quello che l’esercito israeliano dice di cercare di fare e quello che effettivamente sta succedendo sul terreno.

L’esercito afferma di voler cacciare i coloni e ha riversato soldati nella zona, che ha anche dichiarato zona militare chiusa. Il capo del comando centrale Avi Bluth, responsabile per la Cisgiordania, ha visitato personalmente il luogo per due volte.

Eppure, mentre faceva irruzione nelle case degli abitanti palestinesi trasformandone alcune in postazioni militari, l’esercito ha fatto ben poco contro i coloni. Alcuni soldati sono stati filmati mentre pregavano, bevevano il caffè con i coloni e gli stringevano la mano quando stavano di pattuglia nella zona con i fuoristrada, evidenziando la totale impunità con cui [i coloni] stanno operando. Nel momento in cui scriviamo la tenda è stata smantellata e la famiglia è riuscita a riottenere l’accesso all’acqua e all’elettricità, ma i coloni circolano liberamente nella zona fuori dalla casa di Abu Ridi sotto il controllo dell’esercito.

Il gruppo è composto da varie decine di giovani coloni sostenuti da un numero più piccolo di coloni più vecchi armati e soldati della Difesa Regionale [in prevalenza coloni armati, ndt.]. Non è certo una forza che l’esercito israeliano non sia in grado di controllare.

Con tutta l’attenzione internazionale su quello che si sta consumando a Qusra ci si aspetterebbe che l’esercito spostasse almeno temporaneamente i coloni, se non altro per dimostrare un simulacro di applicazione della legge e di “autorità”. Invece questo episodio sta evidenziando le politiche formali e informali da lungo tempo in vigore in tutta la Cisgiordania.

Ai coloni è concessa un’estrema libertà di entrare nelle terre e comunità palestinesi, sia durante “escursioni”, mentre pascolano le pecore o per stabilire avamposti e compiere aggressioni. Questo sistema sembra così profondamente radicato sia nell’esercito che nella polizia che persino gli ordini impartiti da comandanti di alto grado non sono necessariamente eseguiti sul terreno.

L’esercito potrebbe allontanarli in 10 minuti”

Questa situazione è stata chiaramente visibile durante il fine settimana. Venerdì mattina +972 Magazine ha documentato che giovani coloni stavano accanto a una tenda eretta da poco nei pressi di una delle case palestinesi mentre i soldati parlavano tranquillamente con loro. Solo quando forze della polizia di frontiera sono arrivate i coloni sono scappati in un vicino uliveto, anche se nessuno ha cercato di arrestarli.

Quel giorno circa 100 attivisti di sinistra, per lo più israeliani, accompagnati da troupe televisive di tutto il mondo hanno cercato per la prima volta di avvicinarsi alla casa. Avevano portato cibo, bottiglie di acqua e medicine per circa un chilometro a piedi lasciando i rifornimenti nei pressi del cancello. Ma i soldati e poliziotti di frontiera hanno impedito loro di avvicinarsi alla casa e il gruppo si è ritirato dopo che la polizia ha minacciato di disperderli con la forza Solo il membro della Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] Ofer Cassif è riuscito ad attraversare il blocco servendosi della sua immunità parlamentare).

Da allora i coloni hanno continuato ad aggirarsi nella zona, hanno eretto una tenda camminando avanti e indietro fuori dal muro di una delle case e terrorizzando una squadra di operai municipali arrivata per aggiustare la conduttura idrica che [i coloni] avevano danneggiato. “I coloni hanno attaccato i lavoratori proprio sotto gli occhi dell’esercito,” ha detto Abu Ridi a +972. “Nel contempo agli attivisti arrivati (venerdì) non è stato consentito di avvicinarsi.”

Domenica, parlando al telefono con +972 dalla sua casa, Abu Ridi ha affermato che un nuovo contingente di soldati dell’unità di comando di Egoz è arrivato per sostituire quelli della Golani, suggerendo che la dirigenza dell’esercito fosse scontenta del modo di operare di questi ultimi: “Spero che aiuteranno a mettere fine a questo spettacolo,” ha detto. “Ma finora niente è cambiato. Siamo ancora sotto assedio.

Se lo volessero potrebbero mandarli via in 10 minuti,” ha continuato Abu Ridi. Invece egli è convinto che le autorità stiano tentando di aspettare la fine della crescente attenzione: “Sperano che la gente si stanchi, che il mondo dimentichi e che i media smettano di informare su questo. Allora saranno in grado di occupare le case e gli avamposti torneranno. Questo è ciò che temo.”

Lunedì suo fratello Loui è arrivato in volo dagli Stati Uniti ed è andato direttamente a Qusra. Appena arrivato alla sua casa assediata ha srotolato sul tetto una grande bandiera americana, una chiara indicazione della protezione che ritiene questo simbolo gli garantisca agli occhi dell’esercito e del governo israeliani, anche se non dei coloni.

Ero terrorizzato per mio fratello e suo figlio, temevo per la loro incolumità. Ora sto avendo paura per la mia stessa sicurezza,” ha detto Loui a +972 appena atterrato all’aeroporto Ben Gurion. Ha lasciato la sua casa a gennaio e suo fratello ha iniziato a viverci a marzo per timore che i coloni cercassero di impossessarsene anche prima che iniziasse l’attuale assedio. Ha aggiunto di essere stato in contatto con l’ambasciata USA e con un membro del Congresso, ma di dover ancora vedere una qualunque azione concreta per proteggere la sua famiglia e la sua proprietà.

Non siamo gli unici ad avere a che fare con questo, ci sono centinaia di palestinesi in Cisgiordania che affrontano la stessa situazione, è uno schema,” ha aggiunto martedì. “I miei vicini di Jalud (il villaggio adiacente) sono già stati obbligati ad andarsene e i coloni hanno occupato le loro case. Se riescono a farlo qui probabilmente scenderanno fino alla strada e prenderanno la casa del mio vicino, avvicinandosi sempre più al (centro del) villaggio.

Potrebbe succedere a chiunque,” ha continuato. “Ognuno dovrebbe poter vivere in pace. I bambini dovrebbero poter vivere una vita normale, non con la paura che qualcuno li aggredisca di notte.”

Ruqaya Hassan, 28 anni, viveva in una delle altre case sotto assedio a Qusra, vicino alla proprietà di Abu Ridi. I coloni hanno circondato il suo edificio per giorni e persino “sparato contro (la casa) e ci hanno attaccati (con delle pietre) mentre eravamo rinchiusi,” ha detto a +972

Vari giorni fa una delle figlie di Hassan ha avuto bisogno di cure mediche urgenti. Con i coloni che circondavano la casa della famiglia da ogni lato era impossibile andarsene con la propria auto. Solo quando è arrivata un’ambulanza Hassan e le sue due figlie sono riuscite ad uscire. “Eravamo intrappolate dentro,” ha raccontato. “Era pericoloso persino per l’ambulanza arrivare là.”

Suo marito è rimasto a casa, temendo che i coloni la occupassero se se ne fosse andato. Ma in seguito l’esercito ha ordinato al marito di Hassan di lasciarla e ne ha preso il controllo. Ora sta da Abu Ridi.

Dopo che la figlia ha ricevuto le cure Hassan ha cercato di tornare a casa, solo per scoprirla “piena di soldati che l’hanno trasformata in una postazione militare.” In seguito a ciò Hassan e le figlie soggiornano in un’altra casa del villaggio. “I soldati sono venuti per liberare la zona dai coloni, ma stanno a guardare e non fanno niente,” ha aggiunto.

Una strategia sistematica

La maggior parte delle informazioni giornalistiche su Qusra, sia in Israele che all’estero, ha trattato l’assedio come un incidente isolato. Ma esso fa parte di una trasformazione più generale in corso in questa parte della Cisgiordania: una rete di avamposti dei coloni che prendono il controllo di decine di migliaia di dunam [unità di misura della terra in Palestina: 10 dunam= 1 ettaro, ndt.] di terreni agricoli palestinesi e espropriano case ai margini di villaggi, tra cui Jalud, Oaryut, Jurish e Qabalan, spesso con risultati letali.

Solo a marzo a Qaryut sono stati uccisi da un colono che prestava servizio militare i fratelli Muhammad e Fahim Muammar e a Qusra Amir Odeh è stato ucciso da un colono armato sulla strada che porta alle case ora sotto assedio.

Come ha mostrato in una mappa che ha pubblicato sulle reti sociali Dror Etkes, dell’associazione di monitoraggio delle colonie Kerem Navot, Jabal Ein Eina, dove a gennaio è stato creato il principale avamposto della zona, Tel Talpiot, si trova in un punto strategico tra sei villaggi palestinesi dell’Area B. Da lì i coloni possono controllare una vasta area delle terre dei villaggi, confinando le comunità palestinesi nelle loro zone edificate e creando nel contempo contiguità territoriale con altre colonie e avamposti dell’area.

Dalla fondazione di Tel Talpiot i coloni che operano dall’avamposto hanno ripetutamente preso di mira gli abitanti ora sotto assedio a Qusra, cacciando le famiglie dalle proprie abitazioni e danneggiando case e altre proprietà.

La casa di Mahmoud Tubasi è stata teatro di un incidente simile lo scorso mese nella vicina Jalud. Ad aprile i coloni di Tel Talpiot hanno creato un avamposto nei pressi della sua casa, che in seguito hanno tentato di incendiare. A luglio hanno occupato un’altra casa tra la sua proprietà e il villaggio e messo sotto assedio Tubasi e la sua famiglia per più di due settimane.

Mi hanno circondato in modo che non potessi andare a prendere cibo e acqua,” ha detto a +972 venerdì a Qusra, dove è andato a sostenere le famiglie intrappolate nelle proprie case. “Tagliano le tubature e i cavi della luce.”

Ha detto che il 22 luglio coloni armati sono arrivati alla sua casa e hanno consegnato alla famiglia un ultimatum: “Avete un’ora per andarvene sani e salvi o morirete nella casa.” Tubasi, sua moglie e i loro due figli hanno deciso di non avere scelta se non andarsene. Ora i coloni hanno occupato la casa.

Per lui la somiglianza con quello che ora sta avvenendo a Qusra è inconfutabile. “Hanno fatto la stessa cosa con me: assedio, distruzione di rete elettrica e idrica ed espulsione,” ha spiegato. “Il problema è che l’esercito li protegge. Prendono la terra e le case, occupano tutto e ci espellono.”

Tuttavia questa volta l’attenzione che circonda Qusra gli ha dato un certo ottimismo: “Spero che non ci riescano.”

Non ci viene concesso di difenderci”

Il pericolo nel cercare di raggiungere la zona assediata a Qusra era già evidente mesi fa. Alla fine di febbraio i coloni sono scesi da Tel Talpiot su un fuoristrada e hanno aggredito brutalmente tre attivisti dell’associazione israeliana Looking the Occupation in the Eye [Guardare l’occupazione negli occhi], che stavano riaccompagnando alcuni abitanti alle proprie case.

Una delle persone ferite, Yael Levkovitz, è tornata venerdì a Qusra per unirsi alla marcia verso le case assediate. “Per tre giorni sono stata seduta a leggere i messaggi e mi sono detta che dovevo essere qui,” ha detto a +972.

E’ la prima volta che torno a Qusra dopo l’aggressione,” ha aggiunto. “Sono venuta qui con una spinta molto forte. Ma questa volta c’è un sacco di gente e di soldati, cosa che non è successa allora.”

Anche Ibrahim Luzi, un altro abitante della zona, era presente alla marcia di venerdì, tornato per controllare la casa che era stato obbligato a lasciare a marzo in seguito a mesi di intensi attacchi dei coloni. Ha detto a +972 che senza la presenza di attivisti non sarebbe stato in grado neppure di arrivarci.

I coloni hanno vandalizzato la proprietà, distruggendo una parte del muro, spaccando le finestre e devastandone l’interno. “Ho costruito la casa in 20 anni e ci ho vissuto per un anno,” ha spiegato Luzi. Ma la violenza dei coloni ha reso sempre più difficile alla sua famiglia rimanere.

Una notte, mentre stavo dormendo, sono entrati dalla finestra e hanno spruzzato contro di me e la mia famiglia del gas,” ha raccontato. “Non c’era nessuno a proteggerci.” 

Il figlio di Luzi ha passato quattro mesi in prigione dopo essere stato arrestato per aver cercato di proteggere la casa dai coloni. “(I coloni) hanno libertà d’azione e l’esercito sta con loro, mentre noi non possiamo difenderci,” ha lamentato.

Secondo Luzi un ufficiale dell’esercito ha chiarito quali sono le sue priorità. “L’ufficiale mi ha detto di essere qui solo per proteggere (i coloni). Gli ho detto che stavano entrando in casa e lui ha risposto di non potermi aiutare.”

Durante il fine settimana di fronte allo scenario degli eventi a Qusra il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato di aver dato istruzioni all’esercito di stendere un piano per trasferire la responsabilità per l’applicazione delle leggi civili in Cisgiordania alla polizia israeliana. E’ un’iniziativa che, come ha ammesso con gioia il ministro della Sicurezza Nazionali Itamar Ben Gvir, è un “passo significativo verso (l’applicazione della) sovranità israeliana,” e l’annessione della Cisgiordania.

L’esercito interviene già ora raramente in modo concreto contro i pogrom e le aggressioni dei coloni: normalmente i soldati arrivano solo dopo che gli attacchi sono iniziati e consente agli aggressori di andarsene liberamente. In ogni caso è improbabile che affidare maggiori poteri di intervento alla polizia protegga maggiormente i palestinesi: la stessa polizia israeliana in Cisgiordania ha apertamente evitato di agire contro i responsabili.

Nonostante la recente attenzione internazionale su Qusra Luzi non vede una ragione per credere che la situazione cambi in modo significativo. “Finora niente è cambiato,” ha affermato. “Non c’è speranza con il governo di Smotrich.”

+972 e Local Call [versione in ebraico di +972, ndt.] hanno contattato l’esercito israeliano per un commento. La risposta verrà aggiunta se e quando arriverà.

Una versione di questo articolo è stata in precedenza pubblicata in ebraico su Local Call.

Oren Ziv è fotogiornalista e reporter di Local Call e membro fondatore del collettivo fotografico Activestills.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)