Una Corte d’appello del Regno Unito conferma che le opinioni antisioniste sono tutelate dalla legge contro la discriminazione
Areeb Ullah
4 agosto 2026 Middle East Eye
L’Università di Bristol perde il ricorso per ribaltare la sentenza di condanna per aver discriminato illegalmente l’accademico David Miller, licenziato per commenti che esprimevano le sue convinzioni antisioniste
Un tribunale d’appello nel Regno Unito ha confermato una sentenza storica secondo cui le convinzioni antisioniste sono anch’esse tutelate dalle leggi sulla non discriminazione, respingendo il ricorso dell’Università di Bristol contro la sentenza secondo la quale avrebbe discriminato illegalmente un professore licenziandolo per aver espresso commenti antisionisti.
In una sentenza emessa martedì l’Employment Appeals Tribunal (EAT, Tribunale d’Appello per il Lavoro) ha confermato le conclusioni di un tribunale del lavoro secondo cui il licenziamento del professor David Miller a causa delle sue convinzioni antisioniste costituiva una discriminazione diretta e illegale delle sue convinzioni filosofiche protette dalla legge.
Il tribunale d’appello ha stabilito che il tribunale di grado inferiore “non ha commesso errori in nessuna delle sue conclusioni in merito alla responsabilità”, compresa la conclusione che le convinzioni di Miller sul sionismo rientrassero nella tutela prevista dalla legge sulla parità di trattamento e non discriminazione del 2010.
“È coerente definire ‘razzista’ un’ideologia [il sionismo] che promuove la creazione di uno Stato [in questo caso Israele] per una sola razza [gli ebrei] in un territorio che in precedenza ospitava un gran numero di persone di una razza diversa [i palestinesi]”, si legge nella sentenza.
“Tale ideologia, che sostiene la migrazione di membri del primo gruppo nel territorio con l’appoggio di una potenza imperiale per sradicare una popolazione indigena, potrebbe anche essere coerentemente definita colonialista e imperialista”.
Nel 2024 un altro tribunale aveva stabilito che il licenziamento del professor David Miller a causa delle sue convinzioni antisioniste costituiva una discriminazione diretta illegittima da parte dell’università, che aveva impugnato tale sentenza. L’EAT ha respinto il ricorso di Bristol e ha stabilito che il tribunale di grado inferiore “non ha commesso errori in nessuna delle sue conclusioni sulla responsabilità”, compresa la constatazione che le “convinzioni filosofiche” di Miller sul sionismo erano “protette” dalla legge. Miller, professore di sociologia politica entrato all’Università di Bristol nel 2018, è stato licenziato per grave negligenza nell’ottobre 2021 a seguito di commenti pubblici rilasciati all’inizio dello stesso anno su sionismo, Israele e le organizzazioni studentesche ebraiche.
La sua ricerca era concentrata sui gruppi di pressione, comprese le organizzazioni collegate a Stati come Israele e Sudafrica.
Nella sentenza del 2024 il tribunale del lavoro aveva stabilito che Miller era stato licenziato a causa di commenti che esprimevano le sue convinzioni antisioniste che, secondo il tribunale, costituivano convinzioni filosofiche protette ai sensi della Legge sulla Parità di Trattamento e Non Discriminazione del 2010.
Vittoria “decisiva”
La sentenza conclude che sia il suo licenziamento che il rigetto del suo ricorso interno rappresentano una discriminazione diretta e illegale.
L’ex accademico ha descritto la sentenza come una vittoria “decisiva” per il movimento antisionista e ha affermato che la “campagna di pressione” contro di lui si è “ribaltata in maniera spettacolare”.
“Il tentativo dell’Università di Bristol di ribaltare la mia vittoria del 2024 presso il tribunale del lavoro è stato completamente respinto. Abbiamo vinto su ogni singolo punto”, ha scritto Miller su X.
“Questa è un’umiliazione pubblica per il regime sionista genocida, i cui agenti in Gran Bretagna hanno costretto l’Università a licenziarmi e poi l’hanno trascinata in questo inutile ricorso”.
Il tribunale d’appello ha concordato con la conclusione della corte secondo cui le convinzioni di Miller – che il sionismo politico sia intrinsecamente razzista, imperialista e colonialista e debba quindi essere contrastato – godono di protezione legale.
Il tribunale ha inoltre convenuto che le dichiarazioni di Miller del febbraio 2021 fossero manifestazioni di tali convinzioni e avessero influenzato in modo sostanziale la decisione dell’Università di licenziarlo.
Pur riconoscendo che l’Università perseguiva obiettivi legittimi, tra cui la tutela degli studenti e della propria reputazione, il tribunale ha concluso che il licenziamento sia stata una risposta sproporzionata poiché i commenti di Miller erano leciti, non erano considerabili antisemiti, non incitavano alla violenza e non minacciavano l’incolumità di nessuno.
Ha ritenuto che una sanzione disciplinare minore sarebbe stata sufficiente. Il tribunale del lavoro aveva accolto tale argomentazione.
Il tribunale d’appello ha inoltre confermato la sentenza del tribunale di primo grado secondo cui Miller ha contribuito al proprio licenziamento con commenti rivolti a studenti ebrei e associazioni studentesche.
Ha convenuto che l’eventuale risarcimento per licenziamento ingiusto dovesse pertanto essere ridotto del 50%.
Tuttavia ha ritenuto che il tribunale di primo grado non avesse sufficientemente motivato la sua conclusione secondo cui vi era una probabilità del 30% che Miller fosse stato legittimamente licenziato nel 2023 a causa di ricorrenti post sui social media, il che significa che un aspetto del risarcimento deve essere riconsiderato.
(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)