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Attivisti chiedono protezione delle proprietà palestinesi dai coloni

Redazione di MEMO

1 febbraio 2023 – Middle East Monitor

Ieri la Unified National Leadership of Popular Resistance [Dirigenza Nazionale Unificata della Resistenza Popolare] (UNLPR) ha sollecitato la formazione di comitati popolari per proteggere villaggi e città palestinesi dagli illegali coloni ebrei.

Questo è accaduto durante una riunione tenutasi a Ramallah per discutere la questione della continua aggressione dei coloni ebrei israeliani contro i villaggi e le proprietà vicine agli illegali insediamenti nella Cisgiordania occupata.

In una dichiarazione l’UNLPR ha affermato: “Alla luce delle crescenti occupazione e aggressione dei coloni, dei continui attacchi giornalieri e uccisioni dei civili palestinesi, diventa necessario formare comitati popolari per proteggere il popolo palestinese e le loro proprietà.”

L’UNLPR ha sottolineato che il governo israeliano di occupazione “sta portanto avanti un sistematico terrorismo di stato per imporre l’occupazione di fatto.”

Gli israeliani cercano di mettere in atto nuove leggi razziste aventi come obiettivo i nostri prigionieri, attraverso esecuzioni, cancellazione delle identità ed espulsione” dalle loro case e dalla loro nazione, ha aggiunto.

Nella dichiarazione afferma: “Tutto questo accade con il supporto americano e una comunità internazionale paralizzata, incapace di portare avanti azioni di boicottaggio o di deferire i politici israeliani alla Corte Penale Internazionale per cercare di porre fine alle quotidiane aggressioni israeliane.”

Gli illegali coloni ebrei hanno recentemente accentuato le loro aggressioni ai palestinesi e alle loro proprietà nella Cisgiordania occupata, mentre il governo dello Stato di occupazione ha anche incrementato le restrizioni contro i prigionieri palestinesi.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Coloni, l’esercito scatena la vendetta in Cisgiordania

Tamara Nassar

29 gennaio 2023 – The Electronic Intifada

I coloni israeliani hanno attaccato i palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata per vendicare l’uccisione di sette israeliani da parte di un palestinese armato venerdì in una colonia nella Gerusalemme est occupata.

Ciò è avvenuto mentre il governo israeliano è in procinto di armare migliaia di altri suoi cittadini, una mossa che sicuramente porterà a più uccisioni e violenze sommarie.

Come risposta alla sparatoria di venerdì il governo israeliano ha anche promesso di “potenziare” i suoi insediamenti coloniali illegali in Cisgiordania, usando lo spargimento di sangue come pretesto per confiscare e colonizzare ulteriormente la terra palestinese, un’altra mossa che sicuramente alimenterà altra violenza.

Nel frattempo le forze di occupazione hanno iniziato a imporre una punizione collettiva alla famiglia dell’uomo armato sigillandone la casa in preparazione di una demolizione come vendetta.

Israele sta anche minacciando più punizioni collettive crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale inclusa la negazione dei benefici della sicurezza sociale ai parenti dei presunti aggressori palestinesi e la deportazione delle loro famiglie.

Questi tipi di punizione collettiva sono una caratteristica essenziale del sistema di apartheid israeliano, poiché vengono usati solo contro i palestinesi.

La furia dei coloni

Domenica gruppi di coloni hanno attaccato con pietre auto palestinesi sulle strade di diverse località della Cisgiordania, tra cui un incrocio vicino alla colonia di Yitzhar, vicino a Nablus.

i coloni hanno attaccato i palestinesi con spray al peperoncino e, secondo quanto riferito, un palestinese è stato leggermente ferito dal lancio di pietre dei coloni ebrei.

Domenica notte una casa e un’auto sono state date alle fiamme nel villaggio di Turmusaya vicino a Ramallah.

Una seconda casa nello stesso villaggio è stata vandalizzata.

Secondo quanto riferito, la polizia israeliana sta indagando sull’incidente, ma ci sono poche possibilità che qualcuno possa essere incolpato.

I proprietari di entrambe le case sono cittadini palestinesi americani e il personale addetto alla manutenzione è intenzionato a notificare gli attacchi all’ambasciata americana.

Secondo Ynet, una pubblicazione israeliana, nel villaggio i coloni hanno anche scritto con le bombolette “vendetta” e “morte agli arabi”.

Dei palestinesi hanno riferito ai media che i soldati israeliani nell’area hanno assistito senza reagire allo scatenarsi della furia dei coloni.

Nel frattempo nel villaggio di Aqraba, vicino a Nablus, dei coloni hanno sradicato e rubato più di 100 alberelli di ulivo.

Inoltre ad Aqraba e Majdal Bani Fadil, un altro villaggio vicino, dei coloni hanno dato fuoco a delle auto.

A Nablus i coloni hanno vandalizzato un’ambulanza palestinese.

E’ stato riferito che hanno anche danneggiato e distrutto le tende utilizzate dagli agricoltori nella Valle del Giordano.

Gli attacchi vendicativi dei coloni israeliani fanno seguito all’uccisione, venerdì, di sette israeliani a Neve Yaakov, un insediamento coloniale nella Gerusalemme est occupata, da parte di Khayri Alqam, 21 anni.

Secondo quanto riferito, Alqam, che è stato colpito a morte dai soldati, si chiamava come suo nonno, ucciso nel 1998 insieme ad altri tre palestinesi dal colono israeliano Haim Perelman.

Nonostante ciò Perelman venne successivamente rilasciato. Vive in una colonia per soli ebrei in Cisgiordania.

Le uccisioni di venerdì a Neve Yaakov hanno fatto seguito all’attacco israeliano al campo profughi di Jenin di giovedì, in cui le forze di occupazione hanno ucciso nove palestinesi, tra cui due minori e una donna . Nell’attacco israeliano sono rimaste ferite almeno 20 persone.

Una decima persona è morta domenica per le ferite riportate. Secondo quanto riporta il Ministero della Salute palestinese giovedì le forze israeliane hanno sparato allo stomaco a Omar Tariq al-Saadi, 24 anni.

Fomentare ulteriore violenza

L’Unione Europea ha condannato fermamente l’attacco a Neve Yaakov come un atto di “folle violenza e odio”.

Bruxelles ha anche affermato falsamente e in modo provocatorio che l’attacco è avvenuto “in una sinagoga di Gerusalemme” uccidendo e ferendo persone “mentre assistevano alla cerimonia dello Shabbat [servizio liturgico tradizionale del sabato ebraico, ndt]”.

Ma i resoconti dei media israeliani affermano tutti indistintamente che la sparatoria è avvenuta in una strada “vicino a una sinagoga”.

E invece l’UE ha approvato retroattivamente l’attacco letale di Israele a Jenin, affermando che Bruxelles “riconosce pienamente le legittime preoccupazioni di sicurezza di Israele, come evidenziato dagli ultimi attacchi terroristici”.

In realtà, le sparatorie di venerdì sono seguite al massacro di Jenin, che un funzionario delle Nazioni Unite ha descritto come “la più letale delle operazioni israeliane in Cisgiordania almeno dal 2005”.

Come ha scritto domenica Gideon Levy, editorialista del quotidiano israeliano Haaretz, “tutti sapevano che l’operazione a Jenin avrebbe scatenato una pericolosa ondata di violenza”.[vedi Zeitun]

Levy afferma che “non è possibile invadere il campo profughi di Jenin senza un massacro”, aggiungendo che “nessun massacro nel campo potrebbe passare sotto silenzio”.

L’organizzazione palestinese per i diritti umani Al-Haq ha documentato numerose violazioni del diritto internazionale da parte delle forze israeliane durante il micidiale raid nel campo profughi di Jenin.

In un caso gli aggressori israeliani hanno sparato a un minore palestinese e dopo la sua morte “un veicolo militare ha investito il suo corpo recidendogli l’orecchio destro e mutilandogli il volto”.

Dopo il massacro di Jenin, i media israeliani hanno riportato diversi tentativi da parte dei palestinesi di attaccare soldati o coloni israeliani.

L’anno 2022 ha visto il maggior numero di palestinesi uccisi dalle forze e dai coloni israeliani in Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, dalla seconda intifada quasi due decenni fa.

Secondo il monitoraggio di The Electronic Intifada, nel corso dell’anno 207 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito, dalla polizia e dai coloni israeliani in Cisgiordania, a Gaza e all’interno di Israele, o sono morti per le ferite riportate negli anni precedenti.

Finora, nel 2023, Israele ha ucciso in media un palestinese al giorno, un fatto poco rilevato nella copertura dei media occidentali, ma che sta portando alla violenza.

Incremento della violenza

Sabato nel quartiere di Silwan, nella Gerusalemme est occupata, un altro palestinese avrebbe sparato, ferendoli, a un soldato fuori servizio e suo padre.

I media hanno identificato nel tredicenne Mahmoud Aleiwat l’autore degli spari.

La famiglia del ragazzo nega che possa essere stato coinvolto nella sparatoria, anche se si dice che abbia lasciato un messaggio a sua madre chiedendo perdono.

Il soldato aveva l’arma con sé e ha sparato al ragazzo. Anche un altro colono gli ha sparato.

Il soldato ferito è in condizioni gravi ma stabili e, secondo quanto riferito, suo padre è in condizioni discrete.

Secondo Haaretz il ragazzo accusato della sparatoria è cosciente e sta ricevendo delle cure.

Giorni prima un parente di Mahmoud Aleiwat era è stato ucciso dalle forze israeliane.

Wadie Abdul Aziz Abu Rumouz, 17 anni, è stato colpito al petto il 25 gennaio. Le autorità israeliane hanno sottoposto Wadie agli arresti persino mentre si trovava nel reparto di terapia intensiva.

E’ morto venerdì a causa delle ferite.

Israele sta ora progettando di demolire la casa della famiglia del ragazzo di 13 anni, così come quella di Khayri Alqam.

Nel frattempo, sabato un giovane palestinese è stato colpito e ucciso da una guardia di sicurezza nei pressi dell’insediamento di Kedumim, nel nord della Cisgiordania.

Karam Ali Salman, 18 anni, aveva cercato di entrare nell’insediamento coloniale armato di pistola, ha affermato l’esercito. Il suo video è stato condiviso dai media locali.

Mostra una persona che cammina con cautela attraverso un campo portando un oggetto.

I media israeliani non hanno riferito di feriti tra i coloni.

Kedumim, che è costruito su terreno privato palestinese, ospita l’abitazione del Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich.

In un altro incidente i soldati israeliani hanno sparato a un camionista palestinese che, secondo loro, stava tentando un attacco ma in seguito hanno ammesso che non era così.

L’esercito ha riferito che nessuno è rimasto ferito nell’incidente.

Nonostante l’aumento vertiginoso dello spargimento di sangue, Israele e i suoi alleati sembrano determinati a non imparare che ulteriori uccisioni e oppressione di palestinesi non placheranno mai la resistenza, ma solo la alimenteranno.

Ha contribuito all’inchiesta Ali Abunimah.

(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Il battaglione delle torture dell’esercito israeliano

Tawfiq Abu Shomar

28 gennaio 2023 MiddleEastMonitor

Mi ricorderò per sempre quel crimine del gennaio 2022, le torture e l’omicidio di un cittadino palestinese ottantenne, malato, Omar Asaad di Ramallah, per mano dell’esercito israeliano: i soldati lo hanno arrestato, bendato e ammanettato. Poi lo hanno portato in un edificio abbandonato con temperature vicine allo zero, lo hanno buttato a terra e il suo cuore si è fermato.

Questo palestinese era tornato nella sua terra dopo un lungo percorso di esilio. Era cittadino americano, un investitore finanziario a cui non mancavano i soldi. Era tornato in patria per vivere il resto della sua vita nella casa dei suoi antenati, tra la sua famiglia e la sua gente.

I suoi assassini appartengono a un battaglione noto come Nahal Haredi. Questo battaglione è stato istituito da un’associazione ortodossa di destra, Netzah Yehuda (Battaglione dell’Eternità Giudea), in collaborazione con il Ministero della Difesa. L’associazione ultraortodossa ha chiesto al Ministero della Difesa di istituire questo battaglione speciale per attrarre ortodossi nell’esercito, dato che gli ortodossi considerano l’esercito israeliano un peccato. Il battaglione fu istituito ed entrò a far parte della Brigata Kfir. Il battaglione non accetta donne o non ebrei. La sua principale lealtà è verso i rabbini più che verso gli ufficiali dell’esercito. È specializzato nella soppressione e nella tortura di palestinesi innocenti, senza controllo o responsabilità.

Istituito nel 1999, il battaglione concentra le sue uccisioni a Jenin, Nablus, Ramallah e nella Valle del Giordano. Quattro dei suoi membri si sono ripresi mentre torturavano brutalmente un palestinese puntandogli la canna di una pistola nel posteriore, e hanno postato le foto su siti di social network orgogliosi di quello che avevano fatto.

Il battaglione criminale ha irritato l’ambasciata degli Stati Uniti, che ha chiesto a Israele di condurre un’indagine sull’omicidio di Asaad, cittadino americano, il che ha spinto il capo di stato maggiore Aviv Kochavi a emettere una sentenza per interrogare alcuni soldati (una formalità) e poi ha ordinato il trasferimento del battaglione sulle alture del Golan.

Tuttavia, Bezalel Smotrich, partner di Netanyahu nel governo rabbinico e secondo Ministro della Difesa, ha confidato qualche giorno fa a chi gli è vicino che intende riportare il battaglione in Cisgiordania a continuare le sue missioni criminali.

Voglio ricordare anche i crimini di questo battaglione nella Striscia di Gaza nel 2014, durante la guerra dei 50 giorni con il nome israeliano di Operazione Margine Protettivo. Quando ho visitato un edificio residenziale nell’estremità orientale del campo profughi di Al-Bureij, che il battaglione Nahal aveva usato come quartier generale per i suoi soldati, ho visto cosa avevano fatto i soldati Nahal. Avevano completamente distrutto gli arredi dell’edificio e lasciato i loro escrementi sul letto in camera da letto.

I membri di questo battaglione sono seguaci di Dov Lior, rabbino capo dell’insediamento di Kiryat Arba a Hebron. Lui e altre decine di rabbini sono i capi del battaglione Nahal, a cui forniscono regole religiose. Il 23 luglio 2014 i giornali israeliani hanno pubblicato un decreto del rabbino Lior che diceva:

La legge ebraica consente di distruggere l’intera Striscia di Gaza per portare la pace nel sud del Paese. In tempo di guerra la Nazione sotto attacco può punire la popolazione nemica con le misure che ritiene opportune, come il blocco dei rifornimenti e dell’elettricità, o anche bombardare l’intera area secondo il giudizio del ministero dell’esercito. Nel caso di Gaza, sarebbe consentito al Ministro della Difesa persino ordinare la distruzione di tutta Gaza. Discorsi umanitari e considerazione non sono nulla in confronto alla salvezza dei nostri fratelli del sud e in tutto il Paese e al ripristino della quiete nella nostra terra”.

Queste dichiarazioni hanno infastidito persino gli israeliani, e Zehava Gal-On, capo del partito Meretz, ha risposto: “I commenti razzisti del rabbino Dov Lior non rientrano da tempo nel regno della libertà di parola. Stiamo parlando di un uomo che elogia l’omicidio di massa, che sostiene coloro che uccidono innocenti e che ha preso parte al fomento che ha portato all’assassinio di un primo ministro”. Gal-On ha invitato il procuratore generale ad aprire un’indagine contro di lui per istigazione.

Attenzione: nei prossimi giorni l’esercito israeliano sarà guidato da una banda di rabbini il cui obiettivo principale è condurre una guerra senza tregua contro i palestinesi specialmente a Gerusalemme!

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor.

(tradotto dallinglese da Luciana Galliano)




Uomo armato uccide 7 persone in un attacco nella Gerusalemme est occupata

Redazione di Al Jazeera

27 gennaio 2023 – Al Jazeera

La sparatoria ha fatto seguito a una sanguinosa incursione israeliana nel campo profughi di Jenin, nella Cisgiordania occupata, che ha ucciso nove palestinesi.

In un’escalation di violenza dopo una sanguinosa incursione dell’esercito israeliano in Cisgiordania il giorno prima, nella Gerusalemme est occupata un uomo armato ha ucciso sette persone nei pressi di una sinagoga in una colonia israeliana prima di essere colpito a morte.

Dopo la sparatoria di venerdì il pronto soccorso di Magen David Adom [la Croce Rossa israeliana, ndt.] ha confermato che sette persone, cinque uomini e due donne, sono morte, mentre erano ancora ricoverate in ospedale altre tre sono rimaste ferite, una delle quali in condizioni gravissime.

Per quanto abbiamo capito, è arrivata un’auto davanti a una sinagoga, ne è uscito un uomo armato che ha aperto il fuoco,” ha informato James Bays di Al Jazeera dalla scena dell’attacco nell’illegale colonia israeliana di Neve Yaakov.

Il bilancio che abbiamo finora è di sette morti,” ha affermato Bays, aggiungendo che secondo la polizia il sospettato non aveva “precedenti penali”.

Il pronto soccorso ha informato di un totale di dieci vittime dell’attacco armato, tra cui una donna di 60 anni e un ragazzo di 15.

Immagini televisive mostrano sulla strada fuori dalla sinagoga varie vittime che vengono assistite da operatori del pronto soccorso.

Ho sentito molti spari,” ha detto all’agenzia di notizie AFP Matanel Almalem, uno studente diciottenne che vive nei pressi della sinagoga.

Un primo comunicato della polizia afferma che si è trattato di un “attacco terroristico a una sinagoga di Gerusalemme” e che “il terrorista che ha sparato è stato neutralizzato (ucciso)”.

In seguito la polizia ha detto che il sospettato è un ventunenne abitante di Gerusalemme est che nell’attacco avrebbe agito da solo in una zona che Israele ha annesso a Gerusalemme dopo la guerra del 1967 in Medio Oriente [la guerra dei Sei Giorni, ndt.].

[La polizia] ha affermato che [l’attentatore] ha cercato di scappare in auto, ma è stato inseguito dalla polizia e colpito a morte.

L’attacco è avvenuto un giorno dopo una sanguinosa incursione israeliana nel campo profughi di Jenin, nella Cisgiordania occupata. Sono rimasti uccisi nove palestinesi, tra cui una donna anziana, dopo che decine di soldati israeliani hanno attaccato una casa che secondo l’esercito ospitava sospetti combattenti, provocando duri scontri durati alcune ore.

Giovedì anche un ventiduenne palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane nella città di al-Ram, a nord di Gerusalemme.

A indicare una potenziale ulteriore escalation, il ministero della Sanità palestinese ha affermato che tre palestinesi sono stati portati in ospedale dopo essere stati colpiti da un colono israeliano in un incidente nei pressi della città di Nablus, nel nord della Cisgiordania.

Ha aggiunto che è morto un sedicenne palestinese ferito da forze israeliane in un altro incidente mercoledì.

Poi i combattenti di Gaza hanno lanciato razzi e Israele ha effettuato raid aerei durante la notte, ma lo scontro è stato limitato.

Una risposta naturale”

Hazem Qassem, un portavoce di Hamas, la fazione palestinese che controlla la Striscia di Gaza, ha detto all’agenzia di notizie Reuter che l’attacco di venerdì è stato “una risposta al crimine perpetrato a Jenin dall’occupazione e una risposta naturale alle azioni criminali dell’occupazione.”

Qassam non ha rivendicato l’attacco a mano armata. Anche la Jihad Islamica palestinese ha elogiato [l’azione], ma non ha assunto la responsabilità dell’attentato.

Nell’ultimo anno le incursioni militari israeliane nella Cisgiordania occupata sono diventate quasi quotidiane, con la morte di almeno 200 combattenti e civili palestinesi. Anche civili e soldati israeliani sono stati uccisi in attacchi palestinesi in Israele e nei territori occupati.

La sparatoria di venerdì è avvenuta poche ore dopo che i palestinesi avevano sfilato con rabbia al funerale dell’ultima delle vittime uccise dai soldati israeliani il giorno precedente.

Durante tutto il giorno sono scoppiati scontri tra forze israeliane e manifestanti palestinesi nella Cisgiordania occupata, anche dopo il funerale del ventiduenne ucciso a nord di Gerusalemme. Folle di palestinesi hanno sventolato le bandiere sia di Fatah, il partito che controlla l’Autorità Nazionale Palestinese, che di Hamas. Nelle strade di al-Ram palestinesi mascherati hanno lanciato pietre e fatto scoppiare petardi contro la polizia israeliana, che ha risposto con lacrimogeni.

L’escalation di violenza è giunta pochi giorni prima della prevista visita del Segretario di Stato USA Antony Blinken in Israele e nella Cisgiordania occupata.

Gli Stati Uniti condannano nel modo più fermo l’orrendo attacco terroristico,” ha affermato Blinken in un comunicato. “Siamo in stretto contatto con i nostri partner israeliani e riaffermiamo il nostro incrollabile impegno per la sicurezza di Israele.”

Netanyahu convoca il gabinetto di sicurezza

Poco dopo l’attacco a Gerusalemme est il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, di estrema destra, ha visitato il luogo dell’attentato. “Dobbiamo reagire, la situazione non può continuare così,” ha detto.

Parlando ai giornalisti nel quartier generale della polizia nazionale israeliana, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato di aver fatto una verifica riguardo alla sicurezza e deciso “azioni immediate”.

Ha detto che convocherà il gabinetto di sicurezza sabato sera, dopo la fine del Sabbath [giorno della festa settimanale per gli ebrei, ndt.], per discutere di un’ulteriore risposta. Netanyahu si è rifiutato di specificare, ma ha detto che Israele agirà con “determinazione e autocontrollo”.

Ha anche chiesto all’opinione pubblica di non farsi giustizia da sé.

Venerdì notte il presidente USA Joe Biden ha avuto un colloquio con il primo ministro israeliano, in cui ha definito le uccisioni “un attacco contro il mondo civilizzato” e offerto appoggio a Israele. Biden ha anche “sottolineato il ferreo impegno USA per la sicurezza di Israele”, ha affermato la Casa Bianca in un comunicato.

Secondo il ministero degli Esteri israeliano l’aggressione a mano armata è stata la più sanguinosa per gli israeliani dall’attacco del 2008 che uccise otto persone in una scuola religiosa ebraica.

Prima della sparatoria di venerdì finora almeno 30 palestinesi sono stati uccisi quest’anno e l’Autorità Nazionale Palestinese, che ha limitati poteri di governo in Cisgiordania, ha affermato che sospenderà l’accordo di cooperazione per la sicurezza con Israele.

Mesi di violenza nella Cisgiordania occupata hanno accresciuto le preoccupazioni che il già imprevedibile conflitto possa acuirsi vertiginosamente senza controllo, innescando ulteriore violenza da parte di Israele.

Israele e Hamas hanno combattuto quattro guerre e una serie di schermaglie minori contro Gaza da quando Hamas ha preso il potere nell’enclave costiera assediata dal 2007. Le tensioni si sono notevolmente accentuate dopo che dallo scorso marzo Israele ha moltiplicato le incursioni nella Cisgiordania occupata.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




L’esercito israeliano uccide dieci palestinesi, tra cui una donna anziana

Redazione

26 gennaio 2023-Al Jazeera

Le forze israeliane si sono scontrate con i combattenti palestinesi nella città occupata di Jenin, in Cisgiordania, accusati di aver usato gas lacrimogeni in ospedale.

Le truppe israeliane hanno ucciso almeno dieci palestinesi in uno dei giorni più letali nella Cisgiordania occupata da quando le incursioni israeliane si sono intensificati all’inizio dello scorso anno.

Il Ministero della Salute palestinese afferma che altri 20 sono stati feriti con proiettili veri nel rastrellamento odierno nel campo profughi di Jenin, che i palestinesi hanno descritto come un “massacro”.

Secondo funzionari palestinesi è stata segnalata tra i morti una donna anziana. Quattro dei feriti sono in gravi condizioni.

Le forze israeliane si sono ora ritirate da Jenin.

L’ospedale di Jenin ha identificato la donna uccisa come Magda Obaid e l’esercito israeliano afferma di star esaminando i rapporti sulla sua morte.

Il Ministero della Sanità palestinese ha precedentemente identificato un altro dei morti come Saeb Azriqi, 24 anni, che è stato portato in ospedale in condizioni critiche dopo essere stato colpito da colpi d’arma da fuoco ed è deceduto per le ferite riportate.

La Brigata dei Martiri di Al-Aqsa – una milizia armata affiliata a Fatah – ha rivendicato uno dei morti, Izz al-Din Salahat, come un suo combattente.

I sanitari affermano che la situazione sul campo è molto difficile, con feriti che continuano a riversarsi negli ospedali e le forze israeliane che ostacolano il lavoro delle ambulanze e dei medici.

Il Ministero della Salute palestinese ha annunciato una protesta di medici alle 12:00 (10:00 GMT) davanti all’ospedale di Ramallah per protestare contro gli attacchi israeliani agli ospedali e al personale delle ambulanze a Jenin.

“In termini di dimensioni e numero di feriti c’è un’invasione che non ha precedenti in passato” testimonia ad Al Jazeera Wissam Baker, capo dell’ospedale pubblico di Jenin

Baker continua: “L’autista dell’ambulanza ha cercato di raggiungere uno dei martiri che era al suolo, ma le forze israeliane hanno sparato direttamente contro l’ambulanza e hanno impedito loro di avvicinarsi a lui”.

Baker afferma che le forze israeliane hanno anche sparato lacrimogeni contro l’ospedale che sono penetrati nel reparto infantile provocando sintomi di soffocamento, bambini inclusi.

Sono seguiti scioperi generali a Jenin, Nablus e Ramallah, con la chiusura anticipata delle scuole e dei negozi.

Il Primo Ministro palestinese Mohammad Shtayyeh in una dichiarazione invita le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni internazionali per i diritti umani a “intervenire urgentemente per fornire protezione al popolo palestinese e fermare lo spargimento di sangue di bambini, giovani e donne”.

Saleh al-Arouri, importante leader del movimento Hamas che governa la Striscia di Gaza, sostiene che “la risposta della resistenza non tarderà”.

Youmna El Sayed di Al Jazeera, che riferisce da Gaza, riporta che fazioni palestinesi, Hamas compresa, hanno annunciato un giorno di lutto e dichiarato lo stato di allerta.

El Sayed riferisce: “Hanno invitato la comunità internazionale a ritenere i ‘criminali dell’occupazione’ responsabili dei loro crimini e infine hanno invitato la popolazione di Gaza a scendere in piazza e mostrare la loro rabbia contro il massacro commesso a Jenin”.

L’incursione israeliana

L’esercito israeliano afferma che forze speciali sono state inviate a Jenin per arrestare i combattenti della Jihad islamica sospettati di aver compiuto e pianificato “numerosi grandi attacchi terroristici”.

Le forze israeliane hanno lanciato un’incursione su larga scala e hanno assediato il campo nelle prime ore del giorno con forze sotto copertura, decine di veicoli blindati e cecchini. Ben presto sono scoppiati scontri armati con i combattenti della resistenza palestinese. I militari hanno aggiunto che diversi combattenti palestinesi sono stati uccisi dopo aver aperto il fuoco.

In una nota i funzionari israeliani sostengono che “Durante l’operazione, le forze di sicurezza hanno operato per circondare l’edificio in cui si trovavano i sospetti. Due sospetti armati sono stati identificati mentre fuggivano dalla scena e sono stati neutralizzati dalle forze di sicurezza”.

Non sono stati segnalati feriti dell’IDF [esercito israeliano, ndt.].

Jenin è tra le aree della Cisgiordania settentrionale dove Israele ha intensificato le incursioni nell’ultimo anno nel tentativo di reprimere la crescente resistenza armata palestinese.

Aleef Sabbagh, un analista politico specializzato in affari israeliani, afferma che l’operazione odierna a Jenin “dovrebbe essere intesa come un segnale: è il primo colpo di una prossima e più ampia operazione israeliana”.

Sabbagh dice ad Al Jazeera che “La mancanza di una risposta – né araba né internazionale – su ciò che Israele sta facendo lo sta incoraggiando a continuare con i suoi rastrellamenti e uccisioni”.

Nessuna responsabilità è stata attribuita per gli attacchi alle ambulanze e agli ospedali, per l’ostacolo degli aiuti ai feriti, per le esecuzioni sul campo – persino per l’uccisione di Shireen Abu Akleh. Se non ci sarà una risposta reale e forte, Israele continuerà a fare ciò che vuole con impunità”.

Shireen Abu Akleh di Al Jazeera, corrispondente veterana che copriva i territori palestinesi occupati da più di 25 anni, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco a maggio mentre documentava un’incursione nel campo profughi di Jenin.

Nessuno è stato ancora ritenuto responsabile per la sua uccisione.

Il numero di palestinesi uccisi dalle forze israeliane durante le incursioni nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme est a gennaio è salito ad almeno 29 persone, tra cui cinque minori. Almeno 15 degli uccisi provenivano da Jenin.

Più di 170 palestinesi sono stati uccisi in tali azioni nel 2022, molti dei quali civili.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)

 




L’UE afferma che è antisemita chiamare Israele Stato di apartheid.

Ali Abunimah  

23 gennaio 2023 – Electronic Intifada

Secondo l’Unione Europea dire che Israele sta perpetrando il crimine di apartheid contro il popolo palestinese è antisemita.

Ciò significherebbe che per Bruxelles importanti organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch, Amnesty International e l’israeliana B’Tselem, finanziata dall’UE, sono colpevoli di fanatismo antiebraico.

L’incredibile affermazione è giunta in risposta a un’interpellanza da parte di alcuni membri filoisraeliani del parlamento europeo rivolta all’organo esecutivo dell’UE, la Commissione Europea.

I parlamentari hanno affermato che il rapporto di Amnesty International dello scorso febbraio “sostiene che l’apartheid è intrinseco alla fondazione dello Stato di Israele nel 1948, costruito e conservato dai successivi governi israeliani.”

I deputati hanno chiesto se anche il responsabile per la politica estera dell’UE Josep Borrell considera Israele uno “Stato di apartheid”.

Intendevano anche sapere se Borrell considera “antisemita” il rapporto di Amnesty in base alla definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance [Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto] (IHRA) “dato che esso sostiene che l’esistenza dello Stato di Israele è un’iniziativa razzista (cioè uno Stato di apartheid).”

Non appropriata”

I parlamentari filoisraeliani dovrebbero essere pienamente soddisfatti dalla risposta scritta di Borrell resa pubblica il 20 gennaio:

La commissione considera che non sia appropriato usare il termine apartheid in relazione con lo Stato di Israele,” scrive Borrell.

Egli afferma che l’UE si basa sulla cosiddetta definizione di antisemitismo dell’IHRA e sottolinea: “Sostenere che l’esistenza dello Stato di Israele sia un’iniziativa razzista è tra gli esempi illustrativi inclusi nella definizione dell’IHRA.”

L’estremamente politicizzata definizione dell’IHRA, pesantemente promossa da Israele e dalla sua lobby, ha subito incontrato una vasta opposizione dovuta a preoccupazioni sul fatto che sarebbe stata utilizzata esattamente nel modo in cui l’ha fatto Borrell ora: etichettare falsamente legittime critiche contro Israele e i suoi crimini come fanatismo antiebraico.

Borrell non fornisce nessuna base concreta per smentire la meticolosa ricerca di molte associazioni per i diritti umani che dimostra come Israele perpetra l’apartheid, un grave crimine contro l’umanità previsto dallo Statuto di Roma, il trattato che ha istituito la Corte Penale Internazionale.

Ma egli prosegue riaffermando la rituale e vuota adesione dell’UE a “una soluzione negoziata a due Stati.”

Crimine contro l’umanità

In base al diritto internazionale il crimine di apartheid si configura come “azioni inumane commesse con lo scopo di creare e conservare la dominazione di un gruppo razziale di persone su qualunque altro gruppo razziale di persone e opprimerlo sistematicamente.”

Nel gennaio 2021 B’Tselem, l’associazione per i diritti umani appoggiata dall’UE, ha affermato che Israele mette in atto “un regime di supremazia ebraica dal fiume Giordano al mar Mediterraneo”, cioè tutta l’area che comprende Israele, la Cisgiordania occupata e la Striscia di Gaza.

Questo è apartheid,” conclude B’Tselem.

Il nuovo governo israeliano si è insediato proclamando apertamente il proprio impegno a favore della supremazia ebraica e di conseguenza delle politiche di apartheid necessarie a conservarla.

Il popolo ebraico ha un diritto esclusivo e inalienabile su ogni parte della Terra di Israele”, ha proclamato la nuova coalizione, promettendo di “favorire e sviluppare l’insediamento in ogni parte della Terra di Israele: nelle Galilee, nel Negev, sulle Alture del Golan e in Giudea e Samaria.”

Le Alture del Golan sono un territorio siriano occupato, mentre “Giudea e Samaria” sono i termini sionisti per la Cisgiordania occupata.

Dopo questa dichiarazione Borrell ha detto ai nuovi governanti israeliani di “guardare avanti per lavorare con voi per migliorare ulteriormente i rapporti UE-Israele.”

In altre parole l’impegno dell’UE nei confronti del regime di apartheid israeliano e della sua opposizione ai diritti dei palestinesi rimane solidissimo.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




I generali israeliani non sono contenti di dover rispondere ai due ministri e mezzo di Netanyahu

Lily Galili

23 gennaio 2023 – Middle East Eye

L’accordo di coalizione del primo ministro israeliano ha consegnato all’estrema destra un controllo civile e militare senza precedenti, aprendo la strada all’annessione de facto della Cisgiordania.

Il nuovo comandante dell’esercito israeliano Herzi Halevi si trova in una situazione insolita. Il generale deve rispondere non a un ministro della Difesa, e neanche a due, ma a due ministri e mezzo.

Yoav Gallant del Likud [partito nazionalista e di destra israeliano con a capo l’attuale primo ministro Netanyahu, ndt.] è il ministro della Difesa israeliano. Bezalel Smotrich, presidente del partito di estrema destra Sionismo religioso, è sottosegretario presso lo stesso ministero [oltre ad essere ministro delle Finanze ndt.]. Itamar Ben-Gvir, del partito Jewish Power [Potere Ebraico, di estrema destra, ndt.], dispone di una fetta del portafoglio della Difesa, oltre ad essere ministro della Sicurezza Nazionale.

Gli ultimi due politici di estrema destra hanno rivendicato la loro parte nel ministero attraverso piani per riorganizzare l’autorità nella Cisgiordania occupata, che Israele ha [fino ad oggi, ndt.] amministrato – con l’eccezione di Gerusalemme Est – attraverso l’Amministrazione Civile Israeliana, un ramo del ministero della Difesa.

Nell’ambito dell’accordo che lo ha visto entrare a far parte del nuovo governo del primo ministro Benjamin Netanyahu, Smotrich ha chiesto – e ottenuto – l’autorità sull’Amministrazione Civile, che fino a quel momento era stata sotto il controllo esclusivo del ministro della Difesa.

Ben-Gvir, responsabile della polizia, ha ottenuto l’autorità sulla polizia di frontiera operante in Cisgiordania. Fino ad ora quella forza è rimasta sotto il controllo del comando centrale dell’esercito israeliano.

Ma ora, sulla base dell’accordo di coalizione, entro 90 giorni dalla formazione del nuovo governo sarà attuato il trasferimento dei poteri.

Di tutte le frammentazioni dei ministeri compiute da Netanyahu per facilitare la ripartizione equilibrata degli incarichi tra i partner della sua coalizione di estrema destra, la disarticolazione del ministero della Difesa è la meno comprensibile.

Nonostante la messa sull’avviso da parte di ufficiali di alto rango, anche in occasione di un incontro urgente con il comandante dell’esercito uscente Aviv Kochavi, Netanyahu ha portato a termine una mossa senza precedenti e insolitamente rischiosa.

Non è ciò che fa un primo ministro che si vanta di essere “Mr Security” [Signor Sicurezza]. È qualcosa che fa un uomo incriminato di tre reati per evitare di andare in prigione.

Yagil Levy, professore di Sociologia Politica e Ordine Pubblico presso la Open University of Israel, ha dichiarato a Middle East Eye che queste variazioni senza precedenti nella struttura dell’esercito e nella divisione dei compiti potrebbero provocare nei militari, in particolare tra gli alti gradi dell’esercito, un senso di perdita di prestigio.

Amir Eshel, ex dirigente generale del ministero della Difesa ed ex comandante dell’aeronautica israeliana, ha avvertito che la divisione del ministero tra tre entità potrebbe costituire un vero pericolo per la sicurezza.

Lunedì scorso, alla cerimonia del passaggio delle consegne ad Halevi, il ministro della Difesa Gallant ha affrontato la questione, dicendo che si sarebbe impegnato per frenare la “pressione esterna” sulle forze armate.

Gallant ha sottolineato l’unità di comando: “Per ogni soldato c’è un comandante… e soprattutto c’è il capo di stato maggiore, subordinato al ministro della Difesa”, ha detto.

Quindi un ministro della Difesa, e non 2,5. Dietro le spalle Gallant, che dovrebbe essere alla guida del ministero, è soprannominato ministro della Difesa di secondo grado”, o appaltatore esecutivo per lo smantellamento dell’esercito”. In questo caso la colpa non è sua.

La nuova struttura è stata testata prima del previsto quando venerdì, dopo che un avamposto coloniale ebraico illegale in Cisgiordania è stato evacuato poco dopo che era stato creato durante la notte, si è verificata una crisi di potere all’interno della coalizione. Gallant ha ordinato l’evacuazione sfidando sia Smotrich che Ben-Gvir.

Come ritorsione Smotrich ha rifiutato di partecipare alla teleconferenza con Netanyahu e Gallant; nel frattempo Ben-Gvir ha chiesto l’immediata evacuazione di Khan al-Ahmar, un villaggio beduino in Cisgiordania, lamentando un doppio standard per ebrei e arabi. Questo è solo l’inizio.

L’autorità di Smotrich sull’Amministrazione Civile israeliana e il Coordinatore delle attività governative nei territori (Cogat) [unità del Ministero della Difesa israeliano che coordina le questioni civili tra il governo di Israele, l’esercito israeliano, le organizzazioni internazionali e l’Autorità Nazionale Palestinese, ndt.] è già stata suggellata nell’accordo di coalizione.

Cosa significa questo in realtà, a parte un’anomalia all’interno di un’anomalia? Una risposta è più che certa: significa annessione de facto della Cisgiordania.

Amministrazione civile e militare

Per comprenderlo è fondamentale cogliere il ruolo dell’amministrazione civile nella macchina dell’occupazione.

La natura di questo organismo, istituito nel 1981, è stata delineata dal governo militare della Cisgiordania occupata in un regolamento militare.

Esso affermava: “Con la presente istituiamo un’amministrazione civile … gestirà tutte le questioni civili regionali relative a questo decreto militare, per il benessere e l’interesse della popolazione locale”.

In pratica, l’amministrazione civile è un eufemismo per amministrazione militare. Dal 1994 nelle aree A (18% della Cisgiordania) [sotto il pieno controllo dell’ANP, sulla base degli accordi di Oslo del 1993, ndt.] e B (22%) [sotto il controllo civile dell’ANP e militare di Israele, ndt.] alcune delle sue funzioni sono state trasferite per le questioni civili all’Autorità Nazionale Palestinese.

Oggi l’amministrazione civile è responsabile del rilascio dei permessi di viaggio dalla Cisgiordania occupata e da Gaza verso Israele. All’interno della Cisgiordania rilascia permessi di lavoro ai palestinesi che entrano in Israele per lavorare e sovrintende a tutti i permessi di costruzione negli insediamenti coloniali israeliani e su terra palestinese nell’Area C (60% della Cisgiordania), che è sotto il pieno controllo civile e militare israeliano.

“Il controllo dell’esercito sulla terra e sulla popolazione, in particolare quella palestinese, richiede non solo armi, ma un insieme di strumenti civili, militari e legali – ecco perché deve rimanere sotto una catena di comando militare”, ha detto in un’intervista radiofonica il generale in pensione Nitzan Alon, già a capo del comando centrale.

La subordinazione dell’Amministrazione Civile all’autorità militare non solo svolge il ruolo di organo effettivo di occupazione, ma anche di strumento legale. Israele non ha mai annesso formalmente la Cisgiordania e, anche se lo facesse, il suo status rimarrebbe comunque definito dal diritto internazionale come “occupazione militare temporanea”.

Mentre il mondo diviene insofferente per i 56 anni di occupazione temporanea, il trasferimento dell’autorità militare sull’area a un ministero civile solleva una questione giuridica.

Apparentemente, potrebbe significare un’annessione de facto con tutte le ripercussioni giuridiche del cambiamento di status. Contemporaneamente significa un aggravamento dell’apartheid.

Quasi tre milioni di palestinesi – compresi quelli delle aree A e B, ancora dipendenti da Israele – e mezzo milione di coloni ebrei si ritroveranno sotto una nuova compagine amministrativa che predica la supremazia ebraica ed è lì per compiacere il suo elettorato di estrema destra. Le implicazioni sono evidenti.

I generali in pensione si oppongono al cambiamento

Ephraim Sneh, un generale di brigata in pensione ed ex politico il cui ultimo ruolo nelle forze armate è stato quello di capo dell’Amministrazione Civile e che in seguito ha svolto attività di supervisione come viceministro della Difesa, è profondamente turbato dall’imminente trasferimento del potere dal comando militare a Smotrich.

Parlando con MEE, ha descritto l’equilibrio che le amministrazioni civile e militare cercano di raggiungere nel controllo della Cisgiordania e della sua popolazione.

“Il responsabile del comando centrale e il capo dell’amministrazione civile devono trovare l’equilibrio tra le esigenze di sicurezza militare e le esigenze civili”, sostiene Sneh.

Molto spesso queste esigenze si scontrano. Il capo dell’Amministrazione Civile si occupa per definizione di tutelare con la maggiore discrezione possibile la routine quotidiana. L’organismo responsabile della sicurezza è lì per fornire sicurezza, spesso a costo di interrompere la routine dei palestinesi”, afferma.

I responsabili della sicurezza, dice Sneh, sono a favore di più posti di blocco, maggiori restrizioni per fornire sicurezza, mentre la popolazione cerca semplicemente più comodità e possibilità di spostamento”.

“Alla fine, spetta al ministro della Difesa decidere”, afferma il comandante in pensione. “È una mossa molto rischiosa mettere questa autorità nelle mani di un ministro il cui principale interesse è cacciar via quanti più palestinesi possibile.

Ancora peggio, un politico i cui maggiori interessi sono scontri violenti tra ebrei e arabi ovunque, per preparare il terreno per futuri trasferimenti o quanto meno per compiacere il suo elettorato”.

Alla richiesta di fornire un esempio concreto di possibile scontro tra l’autorità militare del comando centrale responsabile della Cisgiordania e l’amministrazione civile, Sneh descrive una situazione di vita reale.

Immaginiamo una situazione in cui un uomo di un villaggio palestinese venga sospettato di qualche atto terroristico. L’istinto immediato dei militari sarebbe porre sotto assedio l’intero villaggio e revocare tutti i permessi di lavoro – una punizione collettiva totale”, sostiene Sneh.

L’Amministrazione Civile per definizione non è interessata ad una punizione collettiva, a cui farebbe seguito una protesta collettiva e quindi una violenza collettiva. Diciamo che l’Amministrazione Civile preferisce infliggere una punizione solo alla famiglia. È il ministro della Difesa a dover decidere. Ora abbiamo due ministri incaricati di quella decisione”.

Sneh aggiunge che il Cogat, un’unità del ministero della Difesa a cui è subordinata l’Amministrazione Civile, sarebbe guidata da un esponente di estrema destra incaricato da Smotrich, “la cui missione è rendere la vita dei palestinesi il più miserabile possibile”.

Avvertimento del dimissionario Kochavi

In una serie di interviste di addio ai media israeliani il comandante militare uscente Kochavi ha trattato dell’imminente subordinazione della polizia di frontiera della Cisgiordania al controverso Ben-Gvir.

Ha espresso la sua preoccupazione per la mossa in un incontro con Netanyahu. Alla domanda sul possibile trasferimento del potere a Ben-Gvir Kochavi non ha usato mezzi termini:

“Non possiamo avere due eserciti che rispondono a differenti concezioni e norme“, ha detto a Channel 13 [canale televisivo israeliano, ndt.].

Se in Giudea e Samaria [denominazione ebraica della Cisgiordania, ndt.] il controllo viene trasferito al di fuori della catena di comando dell’esercito, schiereremo soldati e riservisti per sostituire la polizia di frontiera. Le forze che operano insieme non avranno due comandanti”.

Kochavi ha sollevato la questione con Netanyahu ed è andato via con la convinzione che “saranno prese le decisioni giuste”. Ma anche Smotrich e Ben-Gvir sono stati ottimisti quando hanno firmato i loro accordi di coalizione, essendogli stato promesso tutto questo e altro ancora.

Levy, l’accademico, è preoccupato per le possibili ripercussioni. “Se a causa del trasferimento dell’autorità sulla polizia di frontiera a Ben-Gvir saranno necessari più riservisti, alcune unità potrebbero ribellarsi contro l’eccessivo reclutamento“, ha detto a MEE.

Il mondo assiste con indifferenza alla scissione del ministero dell’Istruzione e al trasferimento di alcuni dei suoi poteri a un irriducibile omofobo e misogino [si riferisce al vice ministro Avi Maoz, del partito ultraintegralista Noam, ndt.]. Lo stesso si può dire nel caso della frammentazione del ministero degli Esteri.

Questo non accade quando dei cambiamenti nelle forze armate sono un segnale chiaro e forte di un cambiamento di politica sull’uso della forza, l’apartheid e l’annessione accelerata dei territori occupati.

“Caos” è la parola usata dalla maggior parte delle alte cariche per descrivere l’evolversi della situazione, poiché avvertono il pericolo di un grande scontro con la comunità internazionale, l’amministrazione statunitense, l’UE e gli Stati arabi.

(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Manifestazioni dopo le minacce israeliane di distruggere un villaggio palestinese

Redazione di Al Jazeera

23 gennaio 2023 – Al Jazeera

Khan al-Ahmar si trova nella Cisgiordania occupata in un corridoio che Israele progetta di usare per collegare colonie israeliane illegali.

Decine di palestinesi hanno manifestato contro le minacce dei massimi dirigenti politici israeliani di attuare a breve lo spostamento forzato del villaggio beduino palestinese di Khan al-Ahmar, situato alla periferia orientale di Gerusalemme, ove risiedono circa 180 persone.

La protesta si è svolta lunedì dopo che Itamar Ben-Gvir, politico di estrema destra e ministro della Sicurezza Nazionale, ha detto che avrebbe proceduto con la rimozione forzata del villaggio e dopo che sono emersi i piani per una visita alla località dei ministri di estrema destra, inclusi Ben-Gvir e Bezalel Smotrich.

Alla fine vari politici del Likud, il principale partito del parlamento israeliano, si sono riuniti vicino al villaggio per poi andarsene.

Sabato Ben-Gvir ha detto che il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu “non adotterà norme giuridiche diverse per ebrei e per arabi” dopo lo sgombero da parte delle forze israeliane di un avamposto illegale ebraico nella Cisgiordania settentrionale occupata.

Comunque i palestinesi hanno precisato che si oppongono al paragone, secondo loro falso, fra Khan al-Ahmar e le colonie israeliane che sono illegali secondo il diritto internazionale.

Eid Jahalin, che si definisce il portavoce del villaggio, alle manifestazioni di lunedì ha detto che “dal 1967 ci sono state ordinanze militari per demolire case, istituire aree militari chiuse e altre che poi queste zone sono state trasformate in colonie illegali e riserve naturali”.

Il nostro destino è di rimanere in questa zona,” sostiene Jahalin. “E non si pensi che si tratti solo di Khan al-Ahmar, ci sono demolizioni nella valle del Giordano, a Masafer Yatta, nella città di Gerusalemme, succede continuamente in tutta la Palestina.”

Il destino di Khan al-Ahmar ha attirato l’attenzione internazionale per la sua pluriennale battaglia legale per la sopravvivenza contro le autorità israeliane.[ cfr. i molti articoli su Zeitun riguardo all’argomento]

Nel settembre 2018, la Corte Suprema Israeliana ha dato il via libera alla rimozione del villaggio, ora in pericolo di essere smantellato in ogni momento, ma da allora i piani di demolizione sono stati sospesi parecchie volte.

Il governo ha fino al primo febbraio per spiegare alla Corte Suprema perché il villaggio non è ancora stato demolito e per presentare un progetto.

Il governo israeliano ha detto che il villaggio è stato “costruito senza permesso”, ma le autorità rendono estremamente difficile ai palestinesi l’ottenimento di permessi di costruzione nella Gerusalemme Est occupata e in quella che è conosciuta come Area C, [sotto il totale ma temporaneo controllo israeliano, N.d.T.] che occupa più del 60% della Cisgiordania occupata. I palestinesi e le organizzazioni per i diritti umani dicono che la politica è parte di una più vasta strategia israeliana per rafforzare e mantenere nella regione una maggioranza demografica ebraica.

Il trasferimento forzato di persone protette in territori occupati è classificata come crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale.

Precedentemente Amnesty International ha definito gli sforzi per spostare gli abitanti di Khan al-Ahmar “non solo spietati e discriminatori [ma anche] illegali”.

Nel 2018 Amnesty ha affermato che “il trasferimento forzato della comunità di Khan al-Ahmar costituisce un crimine di guerra”. Israele deve porre termine alla sua politica di distruzione delle abitazioni dei palestinesi e dei loro mezzi di sostentamento per far posto alle colonie.”

Khan al-Ahmar è situato in Cisgiordania, a pochi chilometri da Gerusalemme, e fra le due più grandi colonie illegali israeliane, Maale Adumim e Kfar Adumim.

È situato lungo un corridoio chiave che si estende alla valle del Giordano dove Israele mira a espandere e collegare le colonie, in pratica tagliando in due la Cisgiordania.

Il nostro messaggio principale ai leader palestinesi: … se questo villaggio sarà distrutto, ci sarà una Cisgiordania settentrionale e una Cisgiordania meridionale,” dice Jahalin. “In ciò risiede l’importanza di Khan al-Ahmar.”

Maarouf Rifai, consulente legale della commissione contro il muro e le colonie dell’Autorità Palestinese (AP), ha detto ad Al Jazeera che l’AP non permetterà la demolizione del villaggio.

Questa è terra palestinese. È terra palestinese privata,” ha aggiunto. “Non ci sono altre scuse per il governo israeliano se non lo sviluppo del piano per una ‘Gerusalemme più grande’ e per collegare le colonie intorno Gerusalemme Est e scacciare da questa zona gli arabi palestinesi. Siamo qui per far sentire la nostra voce, per dire che non permetteremo che ciò accada.”

Secondo Amnesty International dall’inizio della sua occupazione della Cisgiordania nel 1967, Israele ha sfrattato forzosamente e sfollato intere comunità e demolito oltre 50.000 abitazioni e strutture palestinesi.

Anche un’altra comunità palestinese, una costellazione di villaggi nota come Masafer Yatta dove vivono oltre 1000 palestinesi vicino a Hebron, nella Cisgiordania meridionale, sta affrontando uno sfratto forzoso imminente da parte del governo israeliano.

L’attivista palestinese Khairy Hanoun, che era presente alla manifestazione a Khan al-Ahmar, dice: “Siamo qui per sfidare la decisione di Ben-Gvir’ e le scelte di tutto questo governo di destra.”

Siamo venuti qui per dir loro: voi demolite i nostri villaggi, le nostre città e le nostre abitazioni, ma non distruggerete la nostra perseveranza,” ha ripetuto ad Al Jazeera.

Usando l’esempio di al-Araqib, un villaggio demolito e ricostruito 211 volte, Hanoun conclude: “Se demolite Khan al-Ahmar, anche se lo demolite 100 volte, noi continueremo a ricostruirlo.”

(Traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




L’esercito israliano ammette di aver ucciso senza motivo un padre palestinese disarmato di fronte a suo figlio

Redazione di The New Arab

23 gennaio 2023 – The New Arab

Continua a cambiare la narrazione dell’esercito riguardo all’uccisione di Ahmad Kahla, che era disarmato, ad un posto di blocco in Cisgiordania.

Le forze israeliane hanno ammesso di aver ucciso senza motivo Ahmad Kahla, che non era armato e che è stato colpito a morte di fronte a suo figlio ad un posto di blocco a nord di Ramallah il 15 gennaio.

Secondo fonti di informazione israeliane, con una rara ammissione di responsabilità, un’indagine iniziale della polizia militare israeliana ha scoperto che il quarantacinquenne è stato “colpito a morte senza motivo”.

In precedenza l’esercito israeliano aveva affermato che i soldati avevano colpito qualcuno dopo uno “scontro violento” durante il quale Kahla “avrebbe tentato di impadronirsi delle armi di uno dei soldati”.

Ora indagini militari hanno concluso che queste affermazioni sono false.

Il figlio dell’uomo, Qusai Kahla, ha riferito ai giornalisti che si trovava nell’auto con suo padre quando sono stati fermati al posto di blocco.

I soldati sono arrivati ed hanno spruzzato uno spray al peperoncino sulla mia faccia e mi hanno tirato fuori dall’auto”, ha detto il diciottenne a sua casa nel villaggio di Rammun.

Non so cosa sia accaduto dopo,” ha detto “Ho saputo da mio zio che mio padre era stato ucciso.”

Nel frattempo l’esercito israeliano ha affermato che i palestinesi si erano rifiutati di fermarsi e i soldati avevano usato “mezzi anti-sommossa al fine di arrestare uno dei sospetti nel veicolo”.

Lo spray al peperoncino che i soldati israeliani hanno usato non è in dotazione dell’esercito, ma è stato spruzzato su tutto il corpo di Ahmad Kahla prima che fosse colpito a morte.

Poi, quando il video della sparatoria è stato pubblicato sui social media, le fonti dell’esercito hanno cambiato versione sostenendo che Kahla aveva “cercato di afferrare una delle loro pistole”.

Il video non supporta le loro dichiarazioni, e testimoni oculari hanno detto agli investigatori militari che egli stava agitando le braccia quando è stato tirato fuori dal veicolo.

Il ministero degli Esteri palestinese ha condannato l’uccisione come una “orrenda esecuzione”.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Palestinese ucciso da un colono israeliano vicino a Ramallah

Redazione

21 gennaio 2023-Middle East Eye

Tariq Maali, 42 anni, è stato ucciso dopo essere entrato in un avamposto illegale di coloni dove si presume abbia tentato di accoltellare un israeliano.

Sabato un colono israeliano ha sparato e ucciso un palestinese in una fattoria vicino a Ramallah, nella Cisgiordania occupata.

Il Ministero della Salute Palestinese afferma che Tariq Maali, 42 anni, è stato ucciso dopo che “gli occupanti [israeliani] hanno aperto il fuoco su di lui” vicino alla città palestinese di Kafr Nama.

L’esercito israeliano ha dichiarato all’AFP [France-Presse] che Maali avrebbe tentato di accoltellare un civile israeliano nella fattoria di Sde Efraim, un avamposto illegale di coloni, ed è stato “neutralizzato” dagli israeliani.

I filmati delle telecamere a circuito chiuso rilasciati dai militari hanno mostrato un uomo che entrava nella fattoria e veniva ucciso poco dopo.

Secondo un fotografo dell’AFP le autorità israeliane hanno impedito a un’ambulanza palestinese di entrare nel sito.

Sde Efraim è un avamposto di coloni, o insediamento selvaggio, illegale anche secondo la legge israeliana.

La distinzione tra avamposti e altri insediamenti non è riconosciuta dal diritto internazionale, che considera illegali tutti gli insediamenti nei territori occupati.

Nello stesso luogo, due anni fa, un colono israeliano ha ucciso a colpi di arma da fuoco Khaled Nofal, un ragioniere palestinese disarmato di 34 anni.

Secondo i resoconti israeliani Nofal stava cercando di attaccare l’avamposto dei coloni disarmato, un’affermazione che la sua famiglia nega secondo quanto detto a Middle East Eye.

L’ultima uccisione porta a 18 il numero dei palestinesi uccisi finora quest’anno, compresi quattro minorenni.

Giovedì, Jawad Farid Bawaqta, 57 anni, insegnante di scuola superiore e padre di sei figli, è stato ucciso dalle forze israeliane dopo essere andato a prestare i primi soccorsi a un altro palestinese ferito.

Le forze israeliane conducono quasi ogni notte in Cisgiordania incursioni che spesso si rivelano mortali.

La maggior parte delle incursioni degli ultimi mesi si sono concentrate su Nablus e Jenin, che ospitano un crescente numero di combattenti palestinesi.

Almeno 167 persone sono state uccise l’anno scorso in Cisgiordania: il bilancio di vittime più alto dalla Seconda Intifada.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)