La persona più pacifica: Umm Al-Khair piange l’attivista assassinato da un colono israeliano

Basel Adra, Yuval Abraham e Oren Ziv
29 luglio 2025- +972 Magazine

Contrariamente al racconto del colono, le testimonianze oculari e l’analisi dei filmati mostrano che Awdah Hathaleen è stato assassinato a sangue freddo.

Ieri sera [lunedì 28 luglio] un colono israeliano ha ucciso a colpi d’arma da fuoco l’attivista palestinese Awdah Hathaleen nella sua comunità di Umm Al-Khair, nella Cisgiordania meridionale occupata. Noto a molti attivisti internazionali e diplomatici stranieri per la sua ferma resistenza non violenta alla pulizia etnica israeliana delle comunità palestinesi di Masafer Yatta, il trentunenne è stato gravemente ferito da un proiettile che gli ha trapassato un polmone ed è morto prima di raggiungere l’ospedale.

Anche il presunto assassino di Hathaleen, Yinon Levi, è ben noto ai palestinesi e agli attivisti della regione. Fondatore dell’avamposto coloniale di Meitarim Farm e proprietario di un’impresa di movimento terra regolarmente incaricata dalle autorità israeliane di demolire proprietà palestinesi, Levi è stato più volte protagonista di violenti attacchi a comunità palestinesi con l’obiettivo di cacciarle dalle loro terre, tra cui Khirbet Zanuta, uno dei numerosi villaggi i cui abitanti sono stati espulsi dai coloni nelle prime settimane della guerra di Gaza.

Levi ha ricevuto sanzioni dall’UE, dal Regno Unito, dalla Francia e dal Canada; anche l’amministrazione Biden lo ha sanzionato l’anno scorso, ma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump subito dopo il suo ritorno in carica ha revocato tutte le sanzioni ai coloni israeliani.

Levi ha affermato di aver aperto il fuoco a Umm Al-Khair perché sarebbe stato aggredito da “decine di rivoltosi” che lanciavano pietre, e Honenu, un’organizzazione di estrema destra che gli fornisce supporto legale, ha descritto l’incidente come un tentativo di “linciaggio”. Un portavoce dell’insediamento coloniale di Carmel, per conto del quale sembra che Levi stesse svolgendo lavori di scavo, ha affermato che “se lui non si fosse difeso sarebbe potuto finire con l’omicidio di un ebreo.”

Tuttavia un’analisi di circa 20 video dell’incidente da parte di +972 e Local Call [versione in ebraico di +972, ndt.] chiarisce che sono stati i coloni ad attaccare gli abitanti palestinesi, non il contrario.

I dettagli del filmato mostrano che la sparatoria è avvenuta alle 17:29. Quattro minuti prima Levi era entrato in un terreno privato palestinese a Umm Al-Khair, accompagnato dal conducente di un escavatore. L’autista ha travolto gli ulivi, distrutto la recinzione del villaggio e la conduttura principale dell’acqua e ha tentato di investire il cugino di Hathaleen, Ahmad, colpendolo alla testa con il braccio dell’escavatore e facendogli perdere i sensi. Solo allora diversi altri abitanti hanno iniziato a lanciare pietre contro l’escavatore.

La ruspa non ha percorso la strada asfaltata, è entrata nella proprietà privata della nostra famiglia, che avevamo recintato e coltivato ad ulivi”, ha raccontato Alaa, cugino di Hathaleen, a +972 e Local Call. “Abbiamo cercato di dire loro in modo pacifico di fermarsi, ma non ci hanno ascoltato. Alcuni abitanti hanno cercato di mettersi davanti all’escavatore per bloccarlo, ma questo ha travolto la recinzione e ha usato il [braccio] per colpire Ahmad. La gente [ha lanciato pietre] per difendersi”.

Secondo le immagini del filmato le pietre lanciate dagli abitanti palestinesi non hanno colpito Levi, che si trovava a diversi metri di distanza dalla pala meccanica . Ma poco dopo Levi è corso verso di loro, ha colpito alla testa con il calcio della pistola un palestinese che lo stava filmando e ha sparato due colpi in direzione delle case del villaggio.

Sei testimoni oculari hanno confermato a +972 e Local Call che l’assassino era Levi; a parte lui e il conducente dell’escavatore, che non ha sparato, non erano presenti altri coloni.

Un’analisi dei video, che catturano il momento della sparatoria da tre diverse angolazioni, incrociata con una visita sul posto effettuata oggi, indica che il primo colpo di Levi ha colpito Hathaleen mentre cercava di documentare l’accaduto e si trovava a 35 metri di distanza sul campo da basket all’interno del centro comunitario del villaggio. Il secondo proiettile era diretto verso un folto gruppo di persone, tra cui almeno quattro bambini piccoli, ma non ha colpito nessuno.

“Tre quarti delle persone contro cui ha sparato erano minori”, ha detto a +972 e Local Call Connor Reese, un volontario internazionale che attualmente vive nella zona e ha assistito all’attacco. Ha sparato verso il parco giochi”.

Tynan Kavanaugh, un altro volontario internazionale e studente di medicina all’Università di Limerick, è corso verso il punto in cui Hathaleen era stato colpito e ha cercato di prestargli i primi soccorsi. “Ho visto che era stato colpito al torace”, ha raccontato. “Il polso non era rilevabile, quindi gli abbiamo praticato la rianimazione cardiopolmonare”.

“Abbiamo portato Awdah all’ingresso dell’insediamento e abbiamo implorato [i coloni] di evacuarlo con un’ambulanza”, ha spiegato Alaa. Un’ambulanza è arrivata e Hathaleen è stato trasportato al Soroka Medical Center nella città di Be’er Sheva, nel sud di Israele, dove all’arrivo ne è stato constatato il decesso.

Dopo l’incidente, secondo quattro testimoni oculari e in base alle riprese video, Levi è rimasto nella zona mentre arrivavano i soldati israeliani e ha indicato quali palestinesi voleva che arrestassero. Secondo Haaretz, un attivista israeliano-americano presente sul posto ha dichiarato che “Levi gli ha detto di essere ‘felice’ di aver ucciso [Hathaleen]”. I soldati hanno arrestato cinque abitanti di Umm Al-Khair, quattro dei quali al momento della stesura di questo articolo sono ancora detenuti in Israele.

Anche Levi è stato arrestato e portato oggi [29 luglio] davanti a un giudice a Gerusalemme, non con l’accusa di omicidio [volontario, ndt.], ma di omicidio colposo dovuto ad imprudenza. In tribunale il suo avvocato ha sostenuto che non ci sarebbero prove che i colpi da lui sparati abbiano colpito Hathaleen e che quest’ultimo si trovava troppo lontano (ha affermato, erroneamente, che la distanza fosse superiore a 50 metri) per poter essere stato colpito da un proiettile della pistola di Levi. Il giudice ha deciso di porre Levi agli arresti domiciliari, in attesa di ulteriori procedimenti.

“Per un essere umano come Awdah dovremmo piangere tutti”

Hathaleen collaborava con +972 Magazine dal 2021 e le riprese da lui girate sono apparse nel documentario premio Oscar “No Other Land”. I tre autori di questo articolo, due dei quali hanno co-diretto il film, lo conoscevano personalmente. Basel, anche lui residente a Masafer Yatta, lo considerava un fratello e fatica a credere che se ne sia andato.

Oltre a essere un attivista, Hathaleen era un insegnante di inglese e padre di tre bambini piccoli. All’inizio di quest’anno, era stato invitato a parlare in diverse sinagoghe e altre organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti, ma il suo visto è stato revocato al suo arrivo.

“C’è così tanto da dire su Awdah”, ha detto oggi Alaa, cugino di Hathaleen, ai giornalisti a Umm Al-Khair. “Aveva il cuore più gentile e generoso che avreste mai potuto conoscere nella vostra vita. È una persona che ha servito la sua comunità in modo straordinario, più di chiunque altro. Ogni singolo giorno si è impegnato per i nostri diritti. Ha pagato per questo servizio con il suo sangue, e ora con la sua vita.

La sue frasi più ricorrenti erano: ‘Voglio vivere in pace. Voglio crescere i miei figli in pace. Non voglio che vivano l’occupazione. Non voglio che soffrano come me’. Vogliamo solo vivere con la nostra dignità, libertà e diritti, senza soffrire. Quando finirà tutto questo?”

Nel 2022 lo zio di Hathaleen, Haj Suleiman, fu travolto con conseguenze letali da un carro attrezzi della polizia israeliana entrato a Umm Al-Khair per confiscare auto non registrate. Icona della resistenza non violenta nella regione per diversi decenni, la sua uccisione fu compianta non solo dall’intero villaggio, ma da migliaia di persone giunte da tutta la Cisgiordania per il suo funerale.

“Viviamo in costante pericolo”, scrisse Hathaleen mentre dopo l’incidente suo zio lottava ancora tra la vita e la morte. “In qualsiasi momento, mentre svolgiamo le nostre attività quotidiane, potremmo ritrovarci a perdere un arto o a rimanere paralizzati per sempre.” Dopo la morte di Haj Suleiman per le ferite riportate, avvenuta pochi mesi dopo, Hathaleen aiutò a dipingere un murale in suo onore, che ora adorna la facciata del centro comunitario del villaggio.

Stamattina gli abitanti hanno allestito una tenda funebre fuori dallo stesso centro comunitario per onorare Hathaleen. La pozza di sangue fuoriuscito dal petto di Hathaleen dopo l’impatto del proiettile era circondata da pietre e nascosta dietro delle sedie, ma alcuni parenti si sono seduti di fronte, con gli occhi pieni di lacrime.

Questo pomeriggio è intervenuto l’esercito israeliano e ha ordinato agli abitanti di smantellare la tenda, minacciando di rimuoverla con la forza. Come tutti i villaggi palestinesi in questa parte della Cisgiordania, Israele si rifiuta di rilasciare permessi di costruzione per Umm Al-Khair e demolisce regolarmente qualsiasi nuova costruzione.

Sembra che ora l’esercito abbia deciso che questo divieto totale di costruzione si estenda anche all’erezione di lapidi: oggi i soldati hanno detto ai familiari di Hathaleen che il suo corpo non verrà consegnato finché non accetteranno di non seppellirlo all’interno del villaggio. Successivamente i soldati hanno usato granate stordenti per cacciare amici e attivisti giunti a Umm Al-Khair per porgere le condoglianze.

Il cugino di Hathaleen, Eid, che si era recato con lui negli Stati Uniti all’inizio di quest’anno prima che i loro visti venissero revocati, lo ha descritto come un convinto sostenitore della resistenza non violenta e come un eccezionale calciatore. “Mi dispiace molto per aver perso il mio amico, il ragazzo cresciuto insieme a me”, ha detto. “Io ho 42 anni, lui ne aveva 31. Lo conosco da quando ero bambino. Era un attivista per i diritti umani, una persona che amava tutti”.

L’anno scorso, dopo un’ondata particolarmente brutale di demolizioni israeliane a Umm Al-Khair, Hathaleen ha riflettuto su come l’occupazione condanni i palestinesi a un trauma multigenerazionale. “In mezzo a tutta questa ingiustizia spesso ci sentiamo dimenticati, persi o senza speranza”, ha scritto. “A volte ci chiediamo: perché gli israeliani ci vedono come terroristi e nemici? Perché il mondo non agisce per ottenere giustizia per i palestinesi?

“Ma il più delle volte ci sentiamo stanchi”, ha continuato. “Gli attacchi, i raid, le demolizioni: ci pensiamo continuamente. Dico sempre che vorrei che il destino non ci avesse portati fino a questo punto. Ma ora siamo bloccati qui; non c’è modo di andarcene.”

“Hanno sparato ad Awdah, l’uomo della resistenza pacifica”, si lamentava oggi Alaa. “Un insegnante, un padre, un cugino, un marito. Tre figli rimasti senza padre. Questo è quanto soffriamo ogni giorno.

“Per Awdah gli uomini dovrebbero piangere con le donne”, ha continuato. “Per un essere umano come Awdah, dovremmo piangere tutti. Abbiamo perso Awdah, la persona più umana di chiunque altro. La persona più pacifica. Più pacifica di quanto possiate immaginare. Che Dio lo accolga.”

Basel Adra è un attivista, giornalista e fotografo del villaggio di a-Tuwani, sulle colline a sud di Hebron.

Yuval Abraham è un giornalista e regista che vive a Gerusalemme.

Oren Ziv è un fotogiornalista, reporter per Local Call e membro fondatore del collettivo fotografico Activestills.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)

 




Timori dei palestinesi dopo che l’israeliana Elbit Systems ha rivelato che nella Cisgiordania occupata verrà utilizzato un nuovo “terribile” drone

Redazione di The New Arab

25 novembre 2022 – The New Arab

Il nuovo drone di Elbit Systems presenta nuovi pericoli per i civili palestinesi nella Cisgiordania occupata

Un recente video reso pubblico dall’industria bellica israeliana Elbit Systems in cui si mostra un nuovo drone ha sollevato timori riguardo ad armi automatizzate con tecnologia avanzata che potrebbero essere utilizzate contro civili palestinesi.

Lanius è un nuovo drone armato in grado di mappare edifici e di volare attraverso stretti corridoi e vani della porta anche in aree urbane.

L’industria bellica afferma che renderà più facile per chi lo utilizzerà trovare “punti di interesse per possibili minacce” e che può portare carichi letali o non letali per eseguire un “ampio spettro di possibili missioni”.

“Lanius riunisce una serie di tecnologie che lo pongono all’avanguardia nel modo in cui i droni stanno trasformando la guerra,” afferma Elbit.

Secondo il sito di Elbit il drone “è un’arma vagante molto manovrabile e versatile basata su un drone e destinata a operazioni a corto raggio in contesto urbano.”

https://www.youtube.com/watch?v=4McPHBQ9pNw

Il dottor Samuel Perlo-Freeman, della Campaign Against Arms Trade [Campagna Contro il Commercio delle Armi] (CAAT) afferma che è probabile che ogni nuova potenzialità letale israeliana significhi più terrore e morte per i palestinesi della Cisgiordania occupata.

“Il fatto che questi droni siano concepiti per operare in angusti contesti urbani… potrebbe aggiungere una nuova dimensione al terrore per la popolazione civile, con droni mortali che svolazzano attorno agli edifici dove essa vive e lavora, non sapendo mai se e quando potrebbero colpire,” dice a The New Arab.

Secondo Perlo-Freeman pare che Lanius abbia una “persona responsabile” che prende le decisioni su quando colpire i bersagli.

“La possibilità che armi totalmente autonome (sistemi d’arma letali autonome) possano prendere la decisione di colpire un bersaglio senza intervento umano è una delle prospettive più terrificanti nella guerra contemporanea.”

Il coordinatore di ricerca del CAAT afferma che, mentre ciò non è ancora avvenuto, la tecnologia militare sta avanzando rapidamente senza alcuna regolamentazione internazionale su tali armi.

The New Arab si è rivolto a Elbit System per un commento, ma al momento della pubblicazione [di questo articolo] non ha ancora ricevuto una risposta.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Un tuffo nel passato visitando questo quartiere storico di Nablus

Taghreed Ali

20 febbraio 2021 – Al-Monitor

Una passeggiata per al-Yasmineh (il Gelsomino), quartiere della città vecchia di Nablus, ci porta attraverso le diverse civiltà che si sono susseguite in Palestina attraverso i secoli.

Il profumo di gelsomino accende i sensi, i vicoletti e gli edifici antichi nel quartiere al-Yasmineh, nel sudovest della città vecchia di Nablus, in Cisgiordania. La zona prende il nome dalla dolce fragranza del fiore di gelsomino qui diffuso ovunque ed è conosciuta localmente come la Piccola Damasco, a sottolineare le somiglianze con lo stile levantino e la sua architettura, prevalentemente di età mamalucca e ottomana.

Nascosta in uno degli angoli del quartiere, c’è la famosa erboristeria Breek, risalente a più di 400 anni fa. Da Breek si vendono prodotti a base di erbe, semi, spezie e autentico caffè arabo. In questo angolo di al-Yasmineh, così caro a visitatori e turisti, c’è anche un negozio di antiquariato che mette in mostra centinaia di pezzi da collezionista, come vecchie macchine da stampa e telefoni, tessuti ricamati e una varietà di collane, braccialetti e anelli palestinesi tradizionali.

Saleh Awad, direttore del Dipartimento delle Licenze e Ispezioni presso il ministero del Turismo e delle Antichità a Nablus, dice ad Al-Monitor: “Il quartiere di Al-Yasmineh è caratterizzato dalla diversità delle culture che si sono avvicendate, a partire dai romani agli imperi bizantini, dalle Crociate ai periodi mamalucco e ottomano presenti dalla metà del 17° al 18° secolo. Infatti dominano gli stili architettonici mamalucco e ottomano.”

Nella città vecchia di Nablus ci sono sette quartieri: al-Hableh, al-Yasmineh, al-Qaryoun, al-Gharb, al-Qaisariyya e al-Faqos. Essi ospitano vari monumenti archeologici e storici. Il settimo quartiere è al-Aqabeh dove si trova il più grande anfiteatro romano nei territori palestinesi. Ha un diametro di 100 metri e risale alla seconda metà del secondo secolo d.C.,” dice Awad.

Poi aggiunge: “Ci sono anche alcuni ahwash (cortili interni) e bagni pubblici, come l’Hammam al-Qadi e l’Hammam al-Hana, risalenti a più di 2000 anni fa. Quest’ultimo fu costruito nel cuore di al-Yasmineh dai samaritani. I bagni pubblici conservano il loro carattere antico e sono una delle mete più importanti per molti turisti locali, per gli arabi di Israele così come per i visitatori internazionali.”

Più di 30.000 persone vivono nella città vecchia di Nablus e occupano tutti i sette quartieri. È considerata un museo archeologico e storico a cielo aperto che ospita più di 550 monumenti e siti antichi che riflettono le culture che si sono avvicendate,” dice.

Awad spiega: “Il ministero del turismo e antichità, in cooperazione con il comune di Nablus e altre istituzioni come l’Associazione Taawon, stanno collaborando per preservare e rivitalizzarne la città vecchia, per riattarla e restaurarla, per promuovere il turismo. [I lavori ] includono la trasformazione di alcune vecchie fabbriche di sapone in ristoranti e un progetto del 2012 per restaurare numerose antiche case a Hosh al-Atout [parte del quartiere al-Yasmineh, ndtr.], in cooperazione con Taawon e con il sostegno del Fondo Arabo per lo sviluppo economico e sociale, con un costo totale di 1 milione e centomila dollari [poco meno di 1 milione di euro, ndtr.].”

Awad afferma che nel 2003 la municipalità di Nablus, in cooperazione con l’Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo, ha restaurato Khan al-Wakaleh, costruito nel 1630, luogo di sosta di pellegrini e carovane di viaggiatori. È stato trasformato in un hotel per visitatori e turisti.

Vari archeologi e Abdullah Kalbouneh, l’ex direttore del dipartimento per il restauro del ministero del Turismo e Antichità, dicono ad Al-Monitor: “Al-Yasmineh, nota come ‘Piccola Damasco’, fu fondata dai romani nel 72 d.C. È un quartiere che si estende su 1.000 metri ed è stato abitato da samaritani, musulmani e cristiani. Poi, negli anni ’60, i samaritani si sono trasferiti a Jabal et-Tur (Monte Gerizim).”

La moschea Satoun è il monumento più eminente della zona e una delle più antiche di Nablus. Fu costruita durante il regno di Umar ibn al-Khattab. (Sono importanti anche) la moschea al-Khadra, l’hammam turco al-Samra, altri palazzi come quello di Abd al-Hadi, e i palazzi delle famiglie al-Kilani e al-Shalbak,” aggiunge Kalbouneh.

Inoltre c’è Hosh al-Atout, che consiste di 26 case, noto per i suoi lunghi vicoli. È stato testimone della lotta dei palestinesi durante il governo dell’ex presidente Yasser Arafat che usava tenere qua i suoi incontri segreti negli anni ’60,” dice.

Alcune case e parti della moschea al-Khadra ad al-Yasmineh furono distrutte nel 2002 durante il bombardamento israeliano, nel corso dell’invasione israeliana della Cisgiordania [operazione “Scudo protettivo” durante la Seconda Intifada, ndtr.]. Alcuni degli abitanti della zona si sono trasferiti in altre parti del governatorato di Nablus, ma dopo il suo restauro e ristrutturazione il quartiere ha visto un vero boom. Anche se è un posto dove varrebbe la pena di vivere e risiedere, essi hanno deciso di lasciarlo per andare in appartamenti più spaziosi con un’architettura moderna, specialmente quando le famiglie sono diventate più numerose,” continua.

Ahmad Chkeir, 67 anni, un abitante di al-Yasmineh, crede che “la famiglia e le relazioni sociali siano ciò che rende speciale il quartiere. Qui c’è un diwan (una sala per ricevimenti) dove si tengono tutti gli eventi e occasioni festive delle famiglie, il che dimostra i rapporti amichevoli fra gli abitanti e l’amore che condividono.

Alcune consuetudini si sono conservate: per esempio, gli abitanti celebrano il Mawlid (il compleanno del profeta Maometto) e altre festività islamiche decorando le strade e vicoletti con luminarie e organizzando festival gastronomici. Gli abitanti celebrano anche Shaabouniyeh quando, durante il mese musulmano di Shaban che precede il mese sacro del Ramadan, la famiglia del sindaco invita tutti gli uomini, donne e bambini della tribù a un banchetto. Questi eventi si tengono solo nei quartieri della città vecchia di Nablus,” afferma.

Racconta che “dopo la distruzione di decine di case del quartiere in seguito al terremoto del 1927, molte famiglie sono state costrette ad abbandonare la città vecchia per andare in altre zone più inurbate del governatorato di Nablus, aree in cui è più facile spostarsi e che sono vicine ai centri e a tutte le istituzioni vitali.” 

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




Il pestaggio israeliano di un anziano manifestante davanti a giornalisti provoca proteste a livello internazionale

Redazione di Mondoweiss

3 settembre 2020 – Mondoweiss

Un’altra atrocità israeliana nella Cisgiordania occupata sta provocando l’indignazione internazionale: il pestaggio di un manifestante disarmato di 65 anni che stava cercando di impedire ad Israele di costruire una zona industriale sulle terre di un villaggio palestinese. Martedì Khairy Hanoun è stato gettato a terra da un soldato israeliano e bloccato con un ginocchio protetto da una corazza sul collo, ripreso in un video e in immagini ampiamente circolati sulle reti sociali.

Ciò che stupisce è il fatto che i soldati lo abbiano fatto attorniati dalle telecamere della stampa ufficiale, evidentemente convinti della loro totale impunità. Le autorità israeliane hanno giustificato l’aggressione come risposta a disordini, ma hanno anche detto che se ne stanno occupando.

Al Jazeera ha paragonato l’episodio al soffocamento di George Floyd [afroamericano ucciso per soffocamento a maggio da un poliziotto con un ginocchio sul collo, ndtr.].

Hannoun ha detto che si trovava con decine di manifestanti nel villaggio di Shufa, nei pressi della città cisgiordana occupata di Tulkarem, che stavano protestando contro i progetti israeliani di confiscare circa 800 dunum (80 ettari) di terre per costruire una zona industriale.

Il video mostra Hannoun spingere un soldato israeliano dopo che questi aveva strappato una bandiera palestinese ad un altro manifestante, scatenando una colluttazione.

I soldati israeliani mi hanno colpito duramente e uno di loro ha premuto il ginocchio contro il mio collo per qualche minuto,” ha detto all’Associated Press. “Sono rimasto immobile per evitare una maggiore pressione sul mio collo, ma della gente mi ha tirato fuori.”

La BBC ha citato le autorità israeliane che hanno detto che i manifestanti hanno iniziato “violenti disordini” e i soldati non hanno fatto niente fuori dall’ordinario, ma il video è “parziale” e “tendenzioso”.

Alcuni anziani stavano dimostrando, convinti che i soldati non ci avrebbero attaccati, ma ci siamo sbagliati. Ci hanno aggrediti come teppisti,” avrebbe detto Hanoun secondo il giornale israeliano Haaretz. “Ho 60 anni, cosa posso fare a un soldato armato? Ma per l’ufficiale che era presente sono una minaccia, e dopo qualche minuto ha iniziato ad aggredirmi brutalmente.”

La natura iconica della protesta di Hanoun è stata rapidamente immortalata da un mezzo di comunicazione.

Halaby di IMEMC [International Middle East Media Center, rete informativa indipendente palestinese, ndtr.] ha twittato:

Nel volto di quell’uomo ho visto quello di mio nonno e mi ha fatto ribollire il sangue di rabbia!”

L’articolo di IMEMC sottolinea che questa è un’ulteriore appropriazione illegale di terra.

Martedì forze israeliane hanno attaccato palestinesi che protestavano contro il progetto israeliano di espropriare terra palestinese occupata nei pressi della città di Tulkarem, nella parte settentrionale della Cisgiordania.

(Un) corrispondente dell’agenzia di notizie palestinese WAFA [agenzia di stampa ufficiale dell’ANP, ndtr.] …ha affermato che le truppe israeliane hanno sparato lacrimogeni contro i dimostranti e aggredito fisicamente un anziano.

La manifestazione era organizzata per esprimere il rifiuto collettivo contro i piani israeliani di costruire un insediamento industriale illegale su terre palestinesi.”

Una sommossa violenta? Questa è una protesta con l’appoggio generalizzato di tutta la comunità palestinese: il governatore di Tulkarem, Issam Abu Bakr, ha partecipato alla protesta, affermando che il popolo continuerà a manifestare finché il progetto dell’insediamento verrà bloccato, aggiungendo che esso minaccia di tagliare fuori Tulkarem dal vicino governatorato di Qalqilia.

Questo ovviamente è il contesto qui, la confisca da parte di Israele di quanta più terra può avere con meno palestinesi possibile. E gli Stati Uniti non diranno assolutamente niente, in quanto i nostri politici acclamano la democrazia israeliana.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Raid e spari israeliani tra Gaza e Siria: tre membri del Jihad islamico uccisi

Redazione Nena News

Tensione alta nella Striscia dove ieri mattina i militari di Tel Aviv hanno ucciso e poi sollevato con un bulldozer un giovane militante della fazione palestinese. “Piantava un esplosivo al confine” afferma l’esercito. Razzi del Jihad verso il sud d’Israele. Nella notte la risposta dei jet israeliani: diversi feriti nell’enclave palestinese, 2 le vittime nell’area di Damasco

24 febbraio 2020 Nena News

Giornata ad altissima tensione quella vissuta ieri a confine tra la Striscia di Gaza e, nella notte, in Siria (a sud di Damasco) dove l’aviazione israeliana ha fatto sapere di aver colpito “decine di obiettivi” della fazione palestinese del Jihad Islamico in risposta ai suoi razzi lanciati nel pomeriggio di ieri verso il territorio israeliano.

L’esercito ha riferito di aver colpito nell’area di al-Adleyeh (Damasco) la principale base siriana del Jihad dove si sviluppano razzi. In questa zona, afferma Tel Aviv, avvengono anche le esercitazioni militari dei membri dell’organizzazione palestinese provenienti sia dalla Striscia di Gaza che da Libano e Siria. In un comunicato il Jihad Islamico ha riconosciuto l’uccisione di due suoi combattenti, Salim Salim (24 anni) e Ziad Mansour (23), e ha promesso che si vendicherà.

Israele ha inoltre fatto sapere che ieri pomeriggio il Jihad ha lanciato dalla Striscia di Gaza verso la parte meridionale del suo territorio circa 30 razzi e colpi di mortaio, gran parte dei quali stata intercettata dal sistema difensivo Iron Dome. Il lancio dei razzi era stata una risposta a quanto avvenuto ieri mattina al confine tra Gaza e Israele dove l’esercito ha ammesso di aver ucciso un membro del Jihad mentre “era intento a piantare un esplosivo lungo il confine”. “L’esercito risponderà in modo aggressivo alle attività terroristiche del Jihad islamico che mettono in pericolo i cittadini d’Israele e danneggiano la sua sovranità” si legge in una nota ufficiale dell’esercito. Quanto accaduto ad est di Khan Yunis (a sud della Striscia, assediata da oltre 10 anni dallo stato ebraico) però non può essere ridotto a questo scarno comunicato. In un video che ha fatto ben presto il giro della rete, infatti, si vede chiaramente come un bulldozer dell’esercito trascini e poi sollevi il corpo della vittima, Mohammad Ali al-Naim (27 anni). Una scena orribile che era stata preceduta poco prima dagli spari dei soldati israeliani verso almeno due palestinesi (rimasti feriti) che provavano a recuperare il corpo ormai senza vita di an-Naim.

L’esercito si è difeso: “Abbiamo notato due terroristi avvicinarsi alla barriera di sicurezza e che piazzavano una bomba lì vicino e pertanto i soldati hanno aperto il fuoco verso di loro”. Il Jihad, di cui an-Naim era membro, ha fatto sapere che “il sangue dei martiri non sarà vano”. Duro è stato il commento anche di Hamas che governa la Striscia da oltre 10 anni. Il suo portavoce Fawzi Barhoum ha detto che “il maltrattamento” del cadavere è “un altro odioso crimine che si aggiunge ai tanti orrendi crimini compiuti [da Israele] al popolo palestinese”. Il recupero del corpo senza vita di an-Naim rientra nel piano del ministro della Difesa israeliano Bennet di usare i corpi senza vita dei combattenti palestinesi come pedine di scambio nei negoziati per il rilascio di due israeliani e per riavere indietro i resti di due soldati israeliani che sono tenuti da Hamas. Come segno di vendetta per l’uccisione di an-Naim e per il barbaro trattamento del suo cadavere, il Jihad ha rivendicato gli attacchi di ieri verso il sud d’Israele (il primo lancio di razzi è avvenuto ieri verso le 17:30 ora locale, il secondo verso le 20, qualche altro razzo è stato poi sparato dopo le 21).

Nel pomeriggio della serata di ieri la tensione è salita alle stelle quando l’aviazione di Tel Aviv ha risposto ai razzi del Jihad colpendo più punti della Striscia di Gaza. I militari hanno detto che uno dei target era un sito dove i membri del Jihad si stavano preparando a lanciare razzi verso il territorio israeliano (il ministero della Salute di Gaza parla di 4 feriti nel raid). Secondo Israele, tra gli altri obiettivi colpiti ci sarebbero anche basi militari e depositi di armi del Jihad situati a Beit Lahiya (presa di mira la base di Hittin), Rafah (qui si riportano altri due feriti) e Khan Yunis.

La tensione resta alta al confine tra Gaza e il confine meridionale d’Israele al punto che l’esercito ha ordinato oggi la chiusura delle scuole nelle comunità israeliane vicino alla Striscia e nelle città di Ashkelon, Sderot e Netivot. Vietati anche raduni pubblici. Alla popolazione è permesso andare a lavorare solo se si trovano in prossimità di un rifugio anti-missile.

Gli attacchi di ieri dalla Striscia non hanno provocato feriti (solo qualche leggerissimo danno) perché la maggior parte di loro è stata intercettata dall’Iron Dome o è caduta in aree non abitate. Sirene di emergenza sono suonate diverse volte nell’area vicina al confine o non troppo lontana dalla Striscia. Migliaia di israeliani che vivono nella zona interessata si sono recati nei rifugi.

Il premier israeliano Netanyahu, il ministro della difesa Bennet e diversi membri dei servizi di sicurezza si sono incontrati nel quartier generale dell’esercito a Tel Aviv ieri notte per fare il punto della situazione e per programmare eventualmente un attacco di più ampia portata.

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Aggiungiamo come redazione di Zeitun  da Ruptly  il video del bulldozer che con la benna trascina il corpo del palestinese ucciso.

https://www.youtube.com/watch?v=LRsX1I8tKkw




Un video mostra che i coloni israeliani hanno provocato gli incendi in Cisgiordania, contraddicendo le dichiarazioni dell’esercito

24 maggio 2019 – Middle East Monitor

L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha reso pubblico un video che mostra i coloni israeliani illegali mentre incendiano i campi nella Cisgiordania occupata, contraddicendo le affermazioni dell’esercito israeliano secondo cui l’incendio sarebbe stato appiccato dai palestinesi.

Ieri l’unità del portavoce dell’esercito israeliano si è vista obbligata a cambiare le proprie dichiarazioni ufficiali in cui affermava di aver estinto “un incendio provocato dai palestinesi”.

Gli incendi sono iniziati venerdì scorso nei pressi dei villaggi della Cisgiordania occupata di Burin, Urif e Asira Al-Qibliya, tutti situati nei pressi della Strada 60 a sud di Nablus. I coloni illegali israeliani della vicina colonia di Itzhar avevano aggredito i palestinesi di questi villaggi ed entrambi si sono accusati a vicenda di aver provocato gli incendi che ne sono seguiti.

Il “Times of Israel” [giornale indipendente israeliano, ndtr.] ha informato che, contraddicendo le affermazioni dell’esercito israeliano in merito alle responsabilità palestinesi, le immagini del video reso pubblico da B’Tselem mostrano “due (coloni israeliani), uno dei quali armato di un fucile d’assalto Tavor, mentre entrano nei campi, chinati e mentre si allontanavano. Dopo poco tempo si possono vedere le fiamme nella zona dove si erano trovati.”

B’Tselem ha aggiunto che “i soldati (israeliani) che stavano vicino (ai coloni) non li hanno arrestati e hanno impedito che i palestinesi arrivassero alle loro terre in fiamme.” In un altro video si possono anche vedere i coloni mentre lanciano pietre contro le case vicine dei palestinesi, mentre quattro soldati israeliani fanno finta di niente.

B’Tselem ha evidenziato che l’esercito israeliano ha garantito “immunità quasi totale” ai coloni coinvolti negli attacchi ed ha segnalato che nessuno è stato interrogato o arrestato dopo l’incidente. Benché l’esercito israeliano abbia emesso oggi una nuova dichiarazione dicendo che “si sono sviluppati parecchi incendi e si sono estesi molto rapidamente” e che “oltre agli incendi, circa 20 coloni sono scesi nei dintorni di Asirah Al-Qibliyah ed hanno iniziato a lanciare pietre,” non ammette di aver tentato di coprire gli attacchi dei coloni. L’esercito israeliano si è anche rifiutato di commentare la ragione per cui nessun colono sia stato arrestato per aver provocato l’incendio.

Non è la prima volta che si scopre che l’esercito israeliano ha nascosto gli attacchi dei coloni contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata.

Lo scorso mese B’Tselem ha scoperto che l’esercito ha nascosto l’assassinio di Mohammed Abd Al-Fatah, di 23 anni, che è stato colpito il 3 aprile da coloni illegali nei pressi [del villaggio] di Huwara, anche questo situato sulla Strada 60. Benché sul momento le informazioni dei media abbiano affermato che un “potenziale aggressore palestinese è stato ucciso con colpi di arma da fuoco (…) durante un tentativo di attacco all’arma bianca nei pressi di Huwara”, l’inchiesta di B’Tselem ha rivelato che, di fatto, Abd Al-Fatah è stato assassinato da breve distanza da coloni israeliani armati.

B’Tselem ha raccontato nei dettagli come alle 8,30 ora locale (alle 6,30 ora del meridiano di Greenwich) Abd Al-Fatah “abbia iniziato a lanciare verso automobili con targa israeliana” pietre, una delle quali ha colpito la macchina di un colono israeliano. Il guidatore si è fermato, “e allora si sono sentiti due spari, a quanto pare esplosi da dentro l’auto”. Poi il colono è uscito dalla macchina ed “ha sparato molte altre volte” contro Abd Al-Fatah, con l’aiuto di un camionista che aveva assistito al fatto ed era arrivato per “aiutarlo”.

Pur essendo stato portato in ospedale, Abd Al-Fatah è in seguito deceduto a causa delle ferite ricevute, lasciando la moglie e una figlia piccola.

Tuttavia B’Tselem ha trovato prove che in seguito l’esercito israeliano ha coperto questa serie di avvenimenti:

Qualche minuto dopo che i due coloni hanno aperto il fuoco sul posto sono arrivate le jeep militari israeliane. (…) Otto soldati sono (allora) entrati in due negozi lì vicino per controllare le loro telecamere di sorveglianza. In uno dei negozi hanno smontato un DVR (sistema di registrazione) e se ne sono andati. Circa venti minuti dopo i soldati sono tornati al negozio, hanno risistemato il DVR ed hanno visto le immagini. Due soldati hanno ripreso lo schermo con i loro telefonini. Poi hanno cancellato le immagini del DVR e se ne sono andati.”

La Ong conclude: “Contrariamente a quanto affermato dai media, (gli) spari contro Abd Al-Fatah sono stati ingiustificati (…) Le forze di sicurezza israeliane che sono arrivate sul posto hanno ignorato questi avvenimenti. Non hanno fatto niente per arrestare i due coloni, hanno cacciato rapidamente i palestinesi dalla scena del delitto e poi si sono dedicati al compito urgente di eliminare qualunque ripresa dell’incidente per essere sicuri che non si venisse a sapere la verità e che gli assassini non dovessero essere in alcun modo incriminati o fossero ritenuti responsabili.”

(traduzione di Amedeo Rossi)




Soldati israeliani sparano a un ragazzo palestinese legato e bendato che cerca di fuggire

Il minorenne era stato arrestato in quanto sospettato di aver lanciato pietre in Cisgiordania, poi è stato colpito all’inguine. Alcuni palestinesi sono riusciti a portare via il sospetto perché ricevesse cure mediche dopo aver discusso con i soldati

foto e video da Ma’an News




Israele dovrebbe essere giudicato per l’uccisione illegale di manifestanti a Gaza

Middle East Monitor

28 febbraio 2019

video proiettato durante le sedute della Commissione ONU

La Reuter [agenzia di stampa britannica, ndt.] ha informato che giovedì membri di una commissione d’inchiesta ONU hanno affermato che lo scorso anno a Gaza le forze di sicurezza israeliane potrebbero aver commesso crimini di guerra e contro l’umanità per l’uccisione di 189 palestinesi e il ferimento di più di altri 6.100 durante le proteste settimanali.

La commissione indipendente ha affermato di aver avuto informazioni confidenziali su coloro che ritiene essere responsabili di queste uccisioni illegali, compresi cecchini e comandanti dell’esercito israeliano. Ha chiesto ad Israele di incriminarli.

Quando hanno sparato le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso e menomato manifestanti palestinesi che non rappresentavano una minaccia immediata di morte o di gravi ferite ad altri, né stavano partecipando direttamente agli scontri,” si afferma, aggiungendo che le proteste sono state “di carattere civile”.

Le vittime includono minori, giornalisti e una persona amputata ad entrambe le gambe che era su una sedia a rotelle.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto il rapporto ed ha accusato il Consiglio ONU per i Diritti Umani, che ha promosso l’inchiesta, di ipocrisia e di menzogne alimentate da “un odio ossessivo verso Israele.”

Israele ha affermato di aver aperto il fuoco per difendere il confine da incursioni e attacchi da parte di miliziani armati.

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha affermato che i risultati dell’indagine confermano che “Israele ha commesso crimini di guerra contro il nostro popolo a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme.”

In un comunicato ha detto che la Corte Penale Internazionale dovrebbe agire immediatamente e aprire un’inchiesta in merito.

Le proteste sul confine tra Israele e la Striscia di Gaza sono iniziate nel marzo dello scorso anno, con i gazawi che chiedevano che Israele alleggerisse il blocco dell’enclave e il riconoscimento del loro diritto al ritorno alle terre da cui le loro famiglie fuggirono o che vennero obbligate a lasciare quando Israele venne fondato nel 1948.

La commissione ha scoperto che 183 dei 189 manifestanti sono stati uccisi con proiettili veri. Ha espresso una grande preoccupazione per le regole d’ingaggio segrete stilate dai dirigenti civili e militari israeliani che “a quanto pare consentono di sparare proiettili veri contro dimostranti come ultima risorsa… e di sparare alle gambe dei ‘principali agitatori’.”

Sostiene che il concetto israeliano di ‘principali agitatori’ non esiste nelle leggi internazionali.

Dice che circa 122 feriti, tra cui 20 minori, hanno avuto un arto amputato.

La commissione afferma che nessun soldato israeliano è stato ucciso durante le proteste, tranne uno durante un giorno di manifestazioni ma non in un luogo in cui stavano avvenendo proteste, mentre quattro sono stati feriti.

Una portavoce militare israeliana lo ha contestato, sostenendo che il soldato sia stato colpito a morte durante disordini nelle vicinanze che erano “stati provocati per attirare soldati e poterli attaccare.”

Il rapporto, che riguarda il periodo dal 30 marzo al 31 dicembre 2018, si basa su centinaia di interviste con vittime e testimoni, così come su reperti medici, video, riprese da droni e fotografie.

Il rapporto dice che il 14 maggio le forze israeliane hanno ucciso 60 dimostranti, il più alto numero di vittime in un solo giorno a Gaza dall’attacco militare del 2014 [l’operazione “Margine Protettivo”, ndt.].

In un comunicato Amnesty International ha affermato: “I responsabili da questi crimini deprecabili non devono rimanere impuniti. I risultati di questo rapporto devono portare a fare giustizia per le vittime di crimini di guerra.”

Corte Penale Internazionale

I membri della commissione d’indagine dicono che l’alta commissaria ONU per i diritti umani Michelle Bachelet dovrebbe condividere i risultati con la CPI.

Israele non fa parte della CPI né ne riconosce la giurisdizione, ma la corte con sede all’Aia nel 2015 ha aperto un’indagine preliminare riguardo alle denunce di violazioni dei diritti umani da parte di Israele sul territorio palestinese.

La Striscia di Gaza, l’enclave costiera controllata dal gruppo islamista Hamas, ospita 2 milioni di palestinesi. Nel 2005 Israele ritirò le sue truppe e i suoi coloni da Gaza, ma conserva un rigido controllo sui suoi confini terrestri e marittimi. Anche l’Egitto limita il movimento dentro e fuori Gaza.

Il presidente della commissione Santiago Cantón, un giurista argentino, ha detto: “Alcune di queste violazioni possono rappresentare crimini di guerra o contro l’umanità e devono essere immediatamente indagate da Israele.”

Durante una conferenza stampa ha affermato: “La nostra inchiesta ha scoperto che i manifestanti erano nella stragrande maggioranza disarmati, anche se non sempre pacifici.”

Trentacinque minori, due giornalisti e tre paramedici “chiaramente individuabili” sono stati tra le vittime delle forze israeliane, in violazione delle leggi umanitarie internazionali, afferma il rapporto.

Sara Hossain, membro della commissione e avvocatessa presso la Corte Suprema del Bangladesh, ha sostenuto: “Stiamo affermando che hanno sparato intenzionalmente a minori. Hanno sparato intenzionalmente a persone disabili, hanno sparato intenzionalmente a giornalisti.” E ha aggiunto: “Abbiamo scoperto che una persona con entrambe le gambe amputate è stata colpita ed uccisa mentre era seduta sulla sua sedia a rotelle. In due giorni diversi due persone visibilmente con le stampelle sono state colpite alla testa. Sono state uccise.”

Israele afferma che le sue forze sono state a volte vittime di attacchi da armi da fuoco o granate durante le proteste.

Betty Murungi, che ha fatto parte della commissione, ha anche detto che le autorità di Gaza dovrebbero interrompere l’uso di aquiloni e palloni incendiari, congegni che hanno distrutto coltivazioni israeliane.

Il funzionario di Hamas Ismail Rudwan ha detto alla Reuter a Gaza: “La richiesta della commissione ONU di mettere sotto processo i dirigenti dell’occupazione israeliana è una prova che le forze di occupazione hanno commesso crimini contro l’umanità nella Striscia di Gaza.”

Nell’ultimo decennio Israele e Hamas hanno combattuto tre guerre.

(traduzione di Amedeo Rossi)




Sono Mohammed Bakri, regista perseguitato da Israele

20 settembre 2018

Mohammed Bakri, è un attore, regista e sceneggiatore palestinese con cittadinanza israeliana. Da 15 anni è perseguitato da Israele e a gennaio 2019 dovrà subire l’ennesimo processo per diffamazione. La sua ‘colpa’? Essere l’autore di “Jenin, Jenin”, un documentario del 2002 che denuncia, attraverso i racconti di testimoni oculari, i crimini commessi dall’esercito israeliano durante l’attacco al campo-profughi di Jenin.

Sottotitoli a cura di Assopace Palestina,




Assaf Harel: State scherzando? Il Paese dell’apartheid ( Video)