Come banchieri, burocrati e osservatori sostengono il genocidio israeliano a Gaza
Hossam Shaker
4 aprile 2026 – Middle East Eye
Dalla guerra con i droni e la tecnologia alla finanza e al silenzio politico, il genocidio moderno opera attraverso sistemi che devono assumersi le proprie responsabilità alla pari di chi preme il grilletto
In termini relativi l’essere umano appare assente sulla scena del genocidio nella sua forma “moderna”, e sono visibili solo le vittime. Questa forma evoluta di genocidio nasconde i suoi autori e i suoi complici.
Agisce attraverso politiche, procedure e strumenti di guerra meccanizzata, tecnologica e digitale, compresa l’intelligenza artificiale, a differenza delle atrocità del passato, quando chi brandiva strumenti di morte e terrore appariva di persona, urlando mentre decapitava le vittime o bruciava le case.
I soldati dell’occupazione israeliana, ad esempio, hanno bombardato quartieri civili nella Striscia di Gaza a bordo di aerei da guerra e carri armati, mentre gli operatori di droni rimangono in ambienti climatizzati all’interno di basi militari distanti o si appostano nelle case palestinesi che hanno occupato.
Dietro questi ufficiali e soldati, perlopiù invisibili, si celano leader, funzionari, responsabili politici ed esecutori di procedure, nonché costruttori di armi, munizioni e software, insieme a sostenitori e propagandisti militari, politici ed economici del genocidio moderno, che spesso appaiono sotto mentite spoglie e rispettabili, indossando a volte cravatte di seta.
Uno dei compiti più complessi è identificare i complici del genocidio moderno, come quello perpetrato nella Striscia di Gaza tra il 2023 e il 2025. I ruoli appaiono stratificati e complessi, molti dei quali indiretti o non chiaramente visibili.
Tuttavia questa difficoltà non giustifica il mancato esame delle responsabilità, sia palesi che occulte.
Agire in tal senso rimane un imperativo etico per assicurare alla giustizia i responsabili di un genocidio moderno e in continua evoluzione, o per cercare di prevenirlo e scongiurarne i segnali premonitori, ove possibile.
Responsabili occulti
Un genocidio moderno funziona come un sistema che comprende una vasta gamma di responsabilità, alcune delle quali invisibili o per lo più inaspettate. Queste possono includere, ad esempio, il coinvolgimento di un centro di ricerca universitario nello sviluppo di tecnologie e software utilizzati in pratiche di genocidio e pulizia etnica.
Possono anche includere l’assegnazione di sovvenzioni provenienti da fondi sovrani o istituzioni di previdenza sociale a industrie militari che supportano l’occupazione israeliana e i crimini di guerra che essa commette.
Tali realtà possono costituire un tormento per le persone di coscienza che scoprano la propria inaspettata complicità in un sistema che perpetra atrocità, anche se non hanno personalmente premuto il pulsante che lancia un proiettile esplosivo di grandi dimensioni in grado di radere al suolo un quartiere residenziale in un campo profughi palestinese.
Claude Eatherly offre uno dei primi esempi del rimorso di coscienza che ha afflitto alcuni individui.
Il pilota dell’aeronautica statunitense giunse a riconoscere il proprio coinvolgimento in una delle più grandi atrocità dell’era moderna, avendo contribuito ai preparativi per il lancio della bomba atomica su Hiroshima.
Eatherly non sganciò la bomba personalmente. Il suo ruolo si era limitato a condurre una ricognizione aerea su Hiroshima prima del devastante attacco.
Eppure giunse a considerarsi complice della distruzione della città giapponese, e il suo senso di colpa lo perseguitò al punto da indurlo a tentare il suicidio due volte e a essere ricoverato in ospedale.
Livelli di complicità
Altri, nei Paesi occidentali che hanno sostenuto lo Stato israeliano durante il genocidio nella Striscia di Gaza, si sono dimessi pubblicamente da posizioni di prestigio in governi, ministeri, amministrazioni pubbliche e aziende informatiche, rifiutandosi di partecipare a ciò che alimentava le atrocità in corso.
Alcuni si sono spinti oltre, scegliendo percorsi ben più pesanti, decidendo di sacrificare la propria vita per fuggire ad una propria complicità. Tra questi, il giovane ufficiale dell’aeronautica statunitense Aaron Bushnell, che il 25 febbraio 2024 si presentò all’ingresso dell’ambasciata israeliana a Washington, DC, e si diede fuoco, dichiarando in diretta streaming: “Non sarò più complice del genocidio”, e gridando “Palestina libera” mentre il suo corpo bruciava.
L’ufficiale venticinquenne aveva affermato che il sostegno militare diretto degli Stati Uniti a un esercito che stava commettendo un genocidio lo rendeva complice di un crimine a cui il mondo intero poteva assistere in tempo reale. Il suo gesto volle rappresentare un segno di protesta contro tale complicità.
È necessario cercare i complici del genocidio anche in luoghi impensabili, compresi quelli in cui vivono coloro che lo sostengono in modo palese o occulto: persone che sono complici nel fornire supporto militare, logistico, politico, diplomatico, economico o propagandistico; persone che non riescono a perseguire i propri cittadini che si arruolano in un esercito responsabile di genocidio, oppure persone che traggono profitto dal sistema del genocidio in seno a grandi aziende, fabbriche e gruppi di interesse.
In un rapporto dettagliato pubblicato nel luglio 2025 Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, ha identificato oltre 60 aziende, tra cui importanti imprese statunitensi ed europee, presumibilmente coinvolte in quella che lei ha definito un'”economia del genocidio”.
L’elenco dei potenziali complici si estende ulteriormente, includendo commentatori e influencer a pagamento che tentano di minimizzare le atrocità e persuadere il pubblico con argomentazioni semplicistiche in cui forse nemmeno loro stessi credono.
Silenzio e potere
Bisogna inoltre ricordare che coloro che non intraprendono azioni adeguate in risposta ad un genocidio sono a loro volta complici nel perpetrarlo, attraverso la scelta di distogliere lo sguardo, rimanere in silenzio di fronte alle sue atrocità ed evitare di manifestare reazioni credibili.
Il loro silenzio è diventato complice nell’aprire la strada agli orrori inflitti dalla leadership israeliana al popolo palestinese nella Striscia di Gaza.
In questo contesto lo slogan “Il silenzio uccide” suona reale. Coloro che non intraprendono nemmeno una minima azione di fronte a un genocidio visibile a tutti sono come individui che ignorano un incendio che sta divorando una casa abitata nelle vicinanze, senza fare alcuno sforzo per intervenire o persino per chiamare i soccorsi, ma continuando invece a dedicarsi ai propri hobby.
È risaputo che l’Unione Europea non ha adottato alcuna misura punitiva contro Israele nel corso dei due anni di un genocidio che si è consumato incessantemente sotto gli occhi di tutti. La burocrazia del processo decisionale europeo ha vanificato i successivi tentativi di imporre anche sanzioni moderate e ha fatto deragliare le proposte di revocare i privilegi di cui Israele gode in virtù dell’accordo di associazione UE-Israele.
Nel frattempo, l’Europa ha continuato a imporre pacchetti di sanzioni di vasta portata alla Russia per la guerra in Ucraina, comprendenti migliaia di misure.
Con il prevalere dell’inazione la negazione e l’elusione si sono resi necessari per proteggere i governi europei e occidentali dall’obbligo di rispondere in modo proporzionato. In questo contesto la leadership israeliana ha maturato l’impressione di poter persistere nel commettere atrocità senza doverne rispondere.
Il genocidio contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza non avrebbe potuto continuare per due anni senza la complicità, diretta o indiretta, di individui ed entità.
Tra questi figurano coloro che lo hanno sostenuto, reso possibile e incoraggiato, esplicitamente o implicitamente. Vi sono coloro che hanno partecipato ad alcuni aspetti delle sue operazioni, coloro che hanno investito nelle sue industrie o tratto profitto da contratti correlati, e coloro che non hanno tentato di fermarlo o contrastarlo. Vi sono anche coloro che lo hanno semplicemente ignorato e sono rimasti in silenzio, o che hanno continuato a negarlo, evitando persino di riconoscerlo fin dal suo inizio come un genocidio.
Nessuno di loro può essere assolto dal sospetto di complicità nel terribile genocidio perpetrato in due anni in una piccola enclave costiera sul Mediterraneo, densamente popolata da rifugiati palestinesi, nel corso del XXI secolo.
Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la linea editoriale di Middle East Eye.
Hossam Shaker è un giornalista e scrittore che si è occupato a lungo del tema della migrazione in Europa.
(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)