Hamas ha annunciato il rinvio dello scambio dei prigionieri: per quale regione e perché in questo momento – Analisi

Robert Inlakesh

11 febbraio 2025 – Palestine Chronicle

Ora Hamas deve fare del suo meglio per negoziare l’ingresso a Gaza di aiuti sufficienti garantendo al contempo la fine della guerra e il governo per il dopoguerra in modo da ridare vita al territorio e ricostruirlo.

Lunedì Abu Obeida, il portavoce delle Brigate Al-Qassam di Hamas, ha rilasciato un comunicato affermando che, viste le continue violazioni dalla tregua da parte di Israele, lo scambio di prigionieri verrà rinviato alla prossima settimana. Quella che ora è presentata come una possibile ragione per il fallimento dell’accordo, è invece una tattica negoziale in un frangente critico.

Lo scambio di prigionieri sionisti programmato per sabato prossimo… verrà rinviato a data da destinarsi,” ha annunciato il portavoce militare di Hamas. Il messaggio continua: “Noi confermiamo il nostro impegno in base ai termini dell’accordo purché la potenza occupante lo sia altrettanto”. 

Anche se i politici israeliani hanno immediatamente iniziato a sostenere che Hamas ha violato l’accordo di cessate il fuoco e Itamar Ben-Gvir, il famigerato sodale nella coalizione di estrema destra del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha invocato un’immediata campagna di bombardamenti, sul terreno niente è sostanzialmente cambiato. Tuttavia dichiarazioni provocatorie come quelle di Ben-Gvir sono scontate e anche importanti in questa situazione.

Facendo seguito alla dichiarazione di Abu Obeida, in cui accusa Israele di violazioni dei termini del cessate il fuoco, Hamas ha deciso di pubblicare una lista delle molteplici violazioni israeliane dell’accordo fra cui: 

  • Rallentare il ritorno degli sfollati nel nord di Gaza.” 

  • Prendere di mira civili con bombardamenti e sparatorie che hanno provocato numerose morti in tutta la Striscia.” 

  • Ostacolare l’ingresso di forniture essenziali per ripararsi, come tende, case prefabbricate, carburante e macchinari necessari per rimuovere le macerie e recuperare i corpi.”

  • Ritardare la consegna di materiale sanitario essenziale e di risorse necessarie per riattivare gli ospedali e il settore sanitario.” Hamas ha affermato di aver rilevato da sé le succitate violazioni al cessate il fuoco, ma queste sono state ben documentate anche da gruppi per i diritti, da giornalisti e citate da funzionari delle Nazioni Unite. Tuttavia le violazioni israeliane sono iniziate il 19 gennaio alle 8:30 (ora locale), circa 15 minuti dopo la prevista entrata in vigore dell’accordo. 

L’uccisione di civili con attacchi aerei e colpi sparati da cecchini è continuata nelle settimane seguenti, oltre ad altre violazioni del cessate il fuoco, tuttavia Hamas ha scelto di non aprire il fuoco o persino di non rilasciare dichiarazioni minacciose in risposta, come invece è successo oggi.

Perché Hamas lo sta facendo ora?

I commenti a caldo proposti dalla maggioranza degli analisti all’indomani della dichiarazione di Hamas si concentrano quasi completamente su un approccio riguardante un battibecco tra due litiganti. Mentre divampano queste polemiche su chi abbia violato il cessate il fuoco e su quale delle parti cerchi di far fallire l’accordo è importante prendere in esame il contesto più a fondo.

Come detto sopra, Hamas ha scelto di non sparare una sola pallottola o razzo, né di minacciare o ritardare il rilascio dei prigionieri israeliani per settimane durante le quali ci sono state violazioni quotidiane del cessate il fuoco. Ci sono stati momenti in cui l’esercito israeliano ha giustiziato minori, rallentato il ritorno degli sfollati palestinesi alle proprie case per 24 ore e limitato l’accesso alla Striscia di Gaza di beni essenziali: tutto ciò avrebbe dato a Hamas l’imperativo morale di ostacolare l’accordo per porre fine a tali violazioni dell’accordo.

Se Hamas si è trattenuta da ritorsioni per motivi affettivi, legali e morali, ha poi segnalato nelle sue dichiarazioni che da oggi sono strategicamente calcolati e non semplicemente una reazione. La tempistica della dichiarazione del portavoce delle Brigate Al-Qassam sembra anche coincidere ed essere legata al ritorno del team israeliano di negoziatori da Doha.

Nel corso della scorsa settimana il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha cambiato i componenti della sua delegazione di negoziatori, lanciando a quanto si dice l’idea di un’estensione della prima fase dell’accordo di cessate il fuoco. Queste modifiche al corso del processo negoziale sono state aggravate dalle minacce del presidente USA Donald Trump di impossessarsi della Striscia di Gaza, oltre alla pulizia etnica della popolazione del territorio.

Ora Israele ha anche ritirato le sue forze dal corridoio Netzarim, che divide il nord dal resto di Gaza, abbandonando quella che potrebbe essere una posizione militare chiave nel caso decidesse di ritornare nel territorio, mentre la maggioranza degli sfollati dal nord del territorio è anche ritornata nei suoi quartieri distrutti.

Un altro fattore da considerare è che il primo ministro israeliano è riuscito fino ad ora a tenere insieme la sua coalizione di estrema destra, anche se parlamentari chiave del blocco del Sionismo Religioso hanno minacciato di affondare il governo nel caso approvasse la seconda delle tre fasi dell’accordo di cessate il fuoco. È interessante notare che le proposte piuttosto stravaganti ed estremamente illegali di Donald Trump sono riuscite a persuadere i falchi nella coalizione di Netanyahu che il cessate il fuoco è un buon accordo, molto probabilmente aiutando a salvarlo.

Incoraggiato dalla retorica intransigente del presidente americano, Netanyahu si è imbarcato in una serie di sparate in cui non solo ha appoggiato l’idea della pulizia etnica della gente di Gaza da spostare in Nazioni vicine, ma ha persino detto che l’Arabia Saudita dovrebbe ritagliare una parte del suo territorio per fare uno Stato palestinese.

Ironicamente queste minacce estreme sono riuscite a unire il Medio Oriente non con Israele ma contro. Contrariamente alle affermazioni di Netanyahu e Trump su fatto che Riyadh avrebbe abbandonato la sua richiesta di una via praticabile per uno Stato palestinese in cambio di un accordo di normalizzazione con Tel Aviv, si è solo raddoppiata la posta. Infatti le dichiarazioni di condanna di Israele che arrivano dall’Arabia Saudita sono le più forti da decenni. 

Hamas è al centro di questa svolta regionale apparentemente estemporanea, che è stata certamente uno dei fattori della decisione di cominciare ad applicare una pressione sulla compagine di negoziatori israeliani. 

Il sovrano hashemita della Giordania, il re Abdullah II, si è opposto fortemente e pubblicamente alla proposta USA-Israele di trasferire centinaia di migliaia, se non quasi un milione di palestinesi da Gaza nel suo territorio. Ed è stato riportato che l’esercito egiziano si stia mobilitando per affrontare ogni importante sviluppo destabilizzante. Sia Il Cairo che Amman temono ripercussioni potenziali per la sopravvivenza dei loro leader nel caso di un’espulsione di massa da Gaza.

Nel frattempo anche l’Arabia Saudita è stata messa in una posizione difficile. Come la Giordania e l’Egitto, è in rapporti amichevoli non solo con gli USA ma anche con Israele. Tuttavia, tenendo in considerazione la caduta del governo di Bashar al-Assad in Siria, oltre allo stato d’animo popolare dei sauditi che sostengono la causa palestinese, normalizzare le relazioni con Israele proprio ora e permettere un importante evento destabilizzante nella regione che potrebbe persino causare il collasso della monarchia giordana è un rischio che al momento non vogliono accollarsi.

Un altro fattore importante qui è il disgelo delle relazioni fra Riyadh e Teheran, combinato con il recente indebolimento dell’asse della resistenza a guida iraniana. Essenzialmente ciò significa che c’è poco da guadagnare unendosi a un’alleanza contro l’Iran che potrebbe riaccendere il conflitto congelato in Yemen, al momento con un ruolo secondario da giocare. In tale scenario l ‘Arabia Saudita sarebbe completamente subordinata agli USA, cosa che limiterebbe opportunità future in un emergente mondo multipolare. Detto ciò, la minaccia di destabilizzazione in Arabia Saudita va in due direzioni: se si spingesse troppo in là nell’opporsi ad americani e israeliani anch’essa potrebbe incorrere nelle loro ire.

Hamas ha deciso di rilasciare ora la sua dichiarazione quando la regione è unita contro il piano israeliano-statunitense di invasione/pulizia etnica. Le Nazioni arabe e islamiche probabilmente adotteranno presto una piattaforma comune e collaboreranno nel presentare proposte urgenti per ottenere l’attuazione del cessate il fuoco a Gaza nel corso della seconda e terza fase. Ciò include appoggiare l’affermazione di un governo postbellico nella Striscia di Gaza.

D’altro canto Israele ha poco margine in questa situazione, a parte mettere in atto piani che provochino una destabilizzazione regionale massiccia e la ripresa del suo catastrofico genocidio a Gaza. Questo è il motivo per cui, fino ad ora, le minacce israeliane contro Gaza si sono concentrate su quale sarà la sua risposta se fallirà lo scambio di prigionieri sabato, fra cinque giorni.

Se Israele nei prossimi giorni effettuasse degli attacchi aerei avrebbe due opzioni: far fallire completamente il cessate il fuoco o effettuare solo attacchi a caso che uccideranno civili ma non in modo che porterebbe alla fine del cessate il fuoco. Tuttavia c’è anche una trappola se gli israeliani decidessero di attuare attacchi significativi a Gaza, perché ciò darebbe quindi ad Hamas, e forse al suo alleato Ansarallah [gli Houthi yemeniti, ndt.], la scusa per rispondere allo stesso modo.

Se Hamas lanciasse dei razzi verso gli insediamenti israeliani, forse persino verso Tel Aviv, sarebbe una grave fonte di imbarazzo per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e potrebbe persino incoraggiare i suoi alleati estremisti a minacciare il crollo della sua coalizione. Gli alleati di Netanyahu come Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir credono che Hamas debba essere annientata scacciando l’intera popolazione dalla Palestina. Perciò i razzi di Hamas potrebbero innescare reazioni emotive da parte loro che metterebbero Netanyahu in una difficile posizione politica.

 Nel frattempo le famiglie degli ostaggi israeliani che sono ancora prigionieri a Gaza hanno già preso l’iniziativa di bloccare le strade principali a Tel Aviv, chiedendo l’attuazione dell’accordo sul cessate il fuoco.

Al momento Hamas deve cercare di fare del suo meglio per negoziare l’ingresso di aiuti sufficienti a Gaza, garantendo allo stesso tempo la fine della guerra e la formazione di un’amministrazione per rivitalizzare e ricostruire il territorio. Sebbene possa essere una scommessa pericolosa da parte sua, sembra essere un tentativo di utilizzare il clima attuale per far pressione sugli israeliani perché consentano il passaggio di aiuti sufficienti, spianando la strada anche al successo delle prossime fasi dell’accordo di cessate il fuoco. 

Qui il jolly è rappresentato da un potenziale piano USA-Israele per ricorrere a livelli folli di violenza che farebbero precipitare l’intera regione nel caos. 

Robert Inlakesh è un giornalista, scrittore e documentarista. Si interessa di Medio Oriente ed è specializzato in Palestina. Ha fornito questo contributo a The Palestine Chronicle. 

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




Cessate il fuoco Israele-Gaza: testo completo dell’accordo

Redazione MEE

15 gennaio 2025 – Middle East Eye

Il piano include il rilascio di prigionieri israeliani e palestinesi, il trasferimento in Egitto dei combattenti e civili palestinesi feriti e il ritorno degli sfollati interni alle loro case nel nord di Gaza.

Mercoledì Israele e il movimento palestinese Hamas hanno concordato un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, ponendo potenzialmente fine al devastante attacco di 15 mesi di Israele all’enclave che ha ucciso almeno 46.707 palestinesi.

Il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim al-Thani ha annunciato l’accordo mercoledì durante una conferenza stampa a Doha, affermando che la tregua entrerà in vigore il 19 gennaio.

Haaretz ha riferito che i qatarioti, insieme agli egiziani, hanno contribuito a negoziare l’accordo con Israele, mentre la nuova amministrazione statunitense del presidente eletto Donald Trump ha fatto pressione sugli israeliani.

Trump ha elogiato il cessate il fuoco “epico”, affermando che non sarebbe avvenuto senza il suo ritorno alla Casa Bianca.

L’accordo aggiunge nuovi dettagli a un’intesa già segnalata da Middle East Eye nel 2024.

L’accordo include disposizioni per lo scambio di prigionieri, il ritorno dei civili sfollati alle loro case nel nord e il trasferimento in Egitto dei combattenti e civili palestinesi feriti attraverso il valico di Rafah nella striscia di Gaza meridionale.

Ecco il testo completo dei nuovi dettagli dell’accordo ottenuto da Middle East Eye:

Appendice I

Procedure pratiche e strategie per l’attuazione dell’accordo sullo scambio di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi e il ritorno a una distensione duratura che porti ad un cessate il fuoco permanente tra le due parti

1. Preparativi della seconda fase:

L’obiettivo delle parti e dei mediatori è raggiungere un consenso finale per l’attuazione dell’accordo del 27 maggio 2024 sullo scambio di ostaggi e prigionieri e il ritorno a una distensione duratura che porti ad un cessate il fuoco permanente tra le parti.

Tutte le procedure della prima fase continueranno durante la fase 2 finché saranno in corso le trattative sulle condizioni di attuazione della fase 2 e i garanti di questo accordo lavoreranno per assicurare che le trattative continuino fino al raggiungimento di un accordo.

2. Ritiro delle forze israeliane:

Ritiro delle forze israeliane dalle aree densamente popolate verso est lungo i confini della Striscia di Gaza, tra cui Wadi Gaza (asse di Netzarim e rotonda Kuwait).

Le forze israeliane saranno dispiegate in un perimetro di (700) metri con l‘eccezione di 5 punti specifici dove è previsto un incremento di non più di (400) metri aggiuntivi su decisione della parte israeliana, a sud e a ovest del confine, e in base alle mappe concordate da entrambe le parti che accompagnano l’accordo.

3. Scambio di prigionieri:

a. I 9 malati e feriti dell’elenco dei 33 saranno rilasciati in cambio della liberazione di 110 prigionieri palestinesi con condanne all’ergastolo.

b. Israele rilascerà 1000 gazawi detenuti dall’8 ottobre 2023 non coinvolti nei fatti del ​​7 ottobre 2023

c. Gli anziani (uomini sopra i 50 anni) della lista dei 33 saranno rilasciati in base a un criterio di scambio di 1:3 per le condanne all’ergastolo + 1:27 per le altre condanne.

d. Ebra Mangesto e Hesham el-Sayed – saranno rilasciati in base a un criterio di scambio di 1:30, così come avvenne per i 47 prigionieri dello scambio Shalit [nel 2011 venne rilasciato il soldato israeliano Gilad Shalit, nelle mani di Hamas, in cambio della liberazione di un totale di 1027 prigionieri palestinesi, che Israele rilasciò gradualmente nell’arco di alcuni mesi, ndt.].

e. Un certo numero di prigionieri palestinesi saranno rilasciati all’estero o a Gaza in base a liste concordate tra entrambe le parti.

4. Corridoio Filadelfia:

a. La parte israeliana ridurrà gradualmente le forze nell’area del corridoio durante la fase 1 in base alle mappe allegate e all’accordo tra entrambe le parti.

b. Il giorno 42, dopo l’ultimo rilascio di ostaggi della fase 1, le forze israeliane inizieranno il ritiro e lo completeranno entro e non oltre 50 giorni.

5. Valico di frontiera di Rafah:

a. Il valico di Rafah sarà pronto per il trasferimento di civili e dei feriti dopo il rilascio di tutte le donne (civili e militari). Israele si impegnerà a rendere pronto il valico non appena l’accordo sarà firmato.

b. Le forze israeliane si ridistribuiranno attorno al valico di Rafah secondo le mappe allegate.

c. Ogni giorno saranno autorizzati a passare 50 militari feriti accompagnati da (3) persone. Ogni attraversamento individuale richiederà l’approvazione israeliana ed egiziana.

d. Il valico sarà gestito in base a quanto stabilito nell’agosto 2024 con l’Egitto.

6. Uscita di civili malati e feriti:

a. Tutti i civili palestinesi malati e feriti saranno autorizzati ad attraversare il valico di frontiera di Rafah, in base alla sezione 12 dell’accordo del 27 maggio 2024.

7. Rientro di sfollati interni disarmati (corridoio Netzarim):

a. Il ritorno è concordato in base alle sezioni 3-a e 3-b dell’accordo del 27 maggio 2024.

b. Il settimo giorno sarà consentito il transito a piedi attraverso via Rashid di sfollati che vogliono tornare a nord, senza armi e senza controlli. Il ventiduesimo giorno sarà consentito il rientro a nord anche attraverso via Salahudin, senza controlli.

C. Il settimo giorno sarà consentito tornare a nord del corridoio Netzarim ai veicoli e a qualsiasi attività commerciale non pedonale, dopo l’ispezione dei veicoli che sarà eseguita da una società privata scelta dai mediatori in sintonia con la parte israeliana sulla base di un meccanismo concordato.

8. Protocollo di aiuti umanitari:

a. Le procedure di aiuti umanitari ai sensi dell’accordo saranno eseguite in base al protocollo umanitario concordato sotto la supervisione dei mediatori.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Cessate il fuoco a Gaza: dopo 15 mesi di barbarie Israele ha fallito su tutti i fronti

David Hearst

15 gennaio 2025 – Middle East Eye

Il popolo palestinese ha dimostrato al mondo di poter sopportare una guerra totale e rimanere sulla propria terra.

Arrivato il momento, è stato il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu a cedere per primo.

Per mesi Netanyahu era stato il principale ostacolo ad un cessate il fuoco a Gaza, con notevole frustrazione dei suoi stessi negoziatori.

Questo è stato reso molto evidente più di due mesi fa dalle dimissioni del suo Ministro della Difesa Yoav Gallant. Principale architetto della guerra durata 15 mesi, Gallant ha detto chiaramente che all’esercito non restava più niente da fare a Gaza.

Ma Netanyahu ha ancora insistito. La primavera scorsa ha respinto un accordo firmato da Hamas alla presenza del direttore della CIA William Burns, privilegiando un’offensiva su Rafah.

In autunno Netanyahu si è occupato di salvare il Piano dei Generali, con l’obbiettivo di svuotare il nord di Gaza in preparazione del reinsediamento di israeliani. Il piano consisteva nell’affamare e bombardare la popolazione per cacciarla dal nord di Gaza dichiarando che chiunque non se ne fosse andato volontariamente sarebbe stato considerato un terrorista.

Era un piano così estremo e così contrario alle leggi di guerra internazionali che è stato condannato dall’ex Ministro della Difesa Moshe Yaalon come crimine di guerra e pulizia etnica.

Chiave di questo piano era un corridoio formato da una strada militare e una serie di avamposti che tagliavano il centro della Striscia di Gaza, dal confine israeliano al mare. Il Corridoio Netzarim avrebbe effettivamente ridotto il territorio di almeno un terzo e sarebbe diventato il suo nuovo confine settentrionale. Nessun palestinese scacciato dal nord di Gaza avrebbe potuto farvi ritorno.

Cancellate le linee rosse

Nessuno dell’amministrazione Biden ha costretto Netanyahu a rivedere questo piano. Non il presidente USA Joe Biden, un istintivo sionista che in tutti i suoi interventi ha continuato a fornire ad Israele i mezzi per commettere un genocidio a Gaza; neppure il suo Segretario di Stato Antony Blinken, che si è guadagnato il discutibile primato di essere il diplomatico meno degno di fiducia della regione.

Persino quando si sono apportati gli ultimi dettagli sull’accordo di cessate il fuoco Blinken ha tenuto una conferenza stampa di addio in cui ha accusato Hamas di aver respinto le precedenti offerte. Come è ovvio, è vero il contrario.

Tutti i giornalisti che hanno seguito i negoziati hanno riferito che Netanyahu ha respinto ogni precedente accordo ed è stato responsabile del ritardo con cui quest’ultimo è arrivato.

È toccato ad un breve incontro con l’inviato speciale per il Medio Oriente del presidente eletto USA Donald Trump, Steve Witkoff, fare cessare la guerra di Netanyahu durata 15 mesi.

Dopo un solo incontro le linee rosse che Netanyahu aveva più volte tracciato così risolutamente nel corso di 15 mesi sono state cancellate.

Come ha detto l’opinionista israeliano Erel Segal: “Siamo i primi a pagare un prezzo per l’elezione di Trump. L’accordo ci è stato imposto…Pensavamo che avremmo preso il controllo del nord di Gaza, che ci avrebbero lasciato bloccare gli aiuti umanitari.”

Su questo c’è un consenso generale. L’umore in Israele è scettico riguardo ai proclami di vittoria. “Non c’è bisogno di edulcorare la realtà: il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi che si sta annunciando è negativo per Israele, ma non può far altro che accettarlo”, ha scritto su Ynet il giornalista Yossi Yehoshua.

La bozza di accordo sul cessate il fuoco che sta circolando dichiara esplicitamente che Israele alla fine del processo si ritirerà sia dal Corridoio Philadelphi che dal Corridoio Netzarim, condizioni che Netanyahu aveva precedentemente respinto.

Anche a prescindere da questo, la bozza di accordo specifica chiaramente che i palestinesi possono ritornare alle loro case, anche nel nord di Gaza. Il tentativo di svuotarlo dai suoi abitanti è fallito. È il più grande insuccesso dell’invasione di terra di Israele.

Reagire

Ce ne sono molti altri. Ma prima di elencarli, la disfatta di Witkoff evidenzia quanto Israele sia stato dipendente da Washington in ogni giorno dell’orrendo assalto a Gaza. Un alto ufficiale della aviazione militare israeliana ha ammesso che gli aerei sarebbero rimasti senza bombe entro pochi mesi se non fossero stati riforniti dagli USA.

Nell’opinione pubblica si sta facendo strada il fatto che la guerra sta finendo senza che sia stato raggiunto alcun importante obiettivo di Israele.

Netanyahu e l’esercito israeliano hanno inteso “dissolvere” Hamas dopo l’umiliazione e lo shock del suo attacco a sorpresa nel sud di Israele nell’ottobre 2023. Palesemente non hanno raggiunto questo obbiettivo.

Si prenda Beit Hanoun, nel nord di Gaza, come un microcosmo della battaglia che Hamas ha combattuto contro le forze di invasione. Quindici mesi fa è stata la prima città di Gaza ad essere occupata dalle forze israeliane, che ritenevano disponesse del battaglione più debole di Hamas.

Ma dopo successive ondate di operazioni militari, ciascuna delle quali avrebbe dovuto “ripulire” la città dai combattenti di Hamas, Beit Hanoun ha inflitto una delle più pesanti concentrazioni di vittime dell’esercito israeliano.

Hamas ha continuato a riemergere dalle macerie per contrattaccare, trasformando Beit Hanoun in un campo minato per i soldati israeliani. Dal lancio della più recente operazione militare nel nord di Gaza 55 ufficiali e soldati israeliani sono morti in questo settore, 15 dei quali a Beit Hanoun solo nella scorsa settimana.

Se c’è oggi un esercito sanguinante ed esausto è quello di Israele. L’evidente dato di fatto militare a Gaza è che dopo 15 mesi Hamas può reclutare e rigenerarsi più velocemente di quanto Israele possa eliminare i suoi leader o i suoi combattenti.

Siamo in una situazione in cui il ritmo con cui Hamas si sta ricostruendo è superiore a quello con cui l’esercito israeliano lo sta eliminando.”, ha detto al Wall Street Journal Amir Avivi, un generale di brigata israeliano in pensione. Ha aggiunto che Mohammed Sinwar, il fratello minore del defunto leader di Hamas Yahya Sinwar, “sta dirigendo tutto”.

Se qualcosa può dimostrare l’inutilità di misurare il successo militare solamente dal numero dei leader uccisi o dei missili distrutti, è questo.

Contro ogni previsione

In una guerra di liberazione la parte debole e meno armata può avere successo contro forze militari schiaccianti. Queste guerre sono battaglie di volontà. Non è la battaglia che conta, ma la capacità di continuare a combattere.

In Algeria e in Vietnam gli eserciti francese e statunitense disponevano di una schiacciante superiorità militare. Entrambe le forze molti anni dopo si ritirarono con ignominia e insuccesso. In Vietnam è successo più di sei anni dopo l’offensiva del Tet che, come l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, fu vissuta all’epoca come una sconfitta militare. Ma il segnale di una controffensiva dopo così tanti anni di assedio si dimostrò decisivo nella guerra.

In Francia le cicatrici dell’Algeria durano ancora oggi. In ogni guerra di liberazione la determinazione del più debole a resistere si è dimostrata più decisiva della potenza di fuoco del più forte.

A Gaza è stata la determinazione del popolo palestinese a rimanere sulla propria terra – anche se veniva ridotta in macerie – a dar prova di essere il fattore decisivo in questa guerra. E questa è un’impresa stupefacente, tenendo conto che il territorio di 360 km2 è stato interamente tagliato fuori dal mondo, senza alleati che rompessero l’assedio né un terreno naturale per proteggersi.

Hezbollah ha combattuto nel nord, ma questo è stato di poco aiuto per i palestinesi di Gaza sul campo, sottoposti a bombardamenti notturni e attacchi di droni che hanno fatto a pezzi le loro tende.

Né la fame forzata, né l’ipotermia, né le malattie, né la violenza e gli stupri di massa per mano degli invasori hanno potuto spezzare la loro volontà di rimanere sulla propria terra.

Mai prima, nella storia del conflitto, i combattenti e i civili palestinesi avevano mostrato questo livello di resistenza – e questo potrebbe dimostrarsi rivoluzionario.

Perché ciò che Israele ha perso nella sua campagna per schiacciare Gaza è incalcolabile. Ha dilapidato decenni di costanti sforzi economici, militari e diplomatici per presentare il Paese come una Nazione occidentale liberale e democratica agli occhi dell’opinione mondiale.

Memoria generazionale

Israele non ha perso solo il Sud globale, dove ha investito tali e tanti sforzi in Africa e Sudamerica. Ha anche perso il sostegno di una generazione in Occidente, la cui memoria non va oltre Biden.

Il ragionamento non è mio. È ben argomentato da Jack Lew, l’uomo che Biden ha nominato suo ambasciatore in Israele un mese prima dell’attacco di Hamas.

Nell’intervista di commiato Lew, un ebreo ortodosso, ha detto al Times of Israel che l’opinione pubblica negli USA era ancora ampiamente filoisraeliana, ma che questo stava cambiando.

Ciò che ho detto alla gente qui e di cui deve preoccuparsi quando questa guerra finirà è che la memoria generazionale non risale fino alla fondazione dello Stato, o alla Guerra dei 6 giorni, o alla guerra del Kippur, o addirittura all’Intifada.

Inizia con questa guerra e non si può ignorare l’impatto di questa guerra sui futuri politici – non le persone che prendono le decisioni oggi, ma quelle che oggi hanno 25,35,45 anni e che saranno i leader per i prossimi 30 o 40 anni.”

Biden, ha detto Lew, è stato l’ultimo presidente della sua generazione i cui ricordi e conoscenze risalgono alla “storia della fondazione” di Israele.

La frecciata finale di Lew a Netanyahu è ampiamente documentata dai recenti sondaggi. Più di un terzo degli adolescenti ebrei americani simpatizza per Hamas, il 42% ritiene che Israele stia commettendo un genocidio a Gaza e il 66% simpatizza con il popolo palestinese nel suo complesso.

Non è un fenomeno nuovo. Due anni prima della guerra i sondaggi mostravano che un quarto degli ebrei americani concordava sul fatto che “Israele è uno Stato di apartheid” e molti intervistati non ritenevano che questa affermazione fosse antisemita.

Grave danno

La guerra a Gaza è diventata il prisma attraverso il quale una nuova generazione di futuri leader del mondo guarda il conflitto israelo-palestinese. È una sconfitta strategica importante per un Paese che il 6 ottobre 2023 pensava di aver chiuso la questione della Palestina e di avere in tasca l’opinione pubblica mondiale.

Ma il danno è più ampio e più profondo di così.

Le proteste contro la guerra, condannate dai governi occidentali prima come antisemite e poi perseguite dalle leggi come terroriste, hanno costituito un fronte globale per la liberazione della Palestina. Il movimento per il boicottaggio di Israele è più forte che mai.

Israele è sul banco degli imputati della giustizia internazionale come mai prima. Non solo ci sono mandati d’arresto per Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e una causa pendente per genocidio alla Corte Internazionale di Giustizia, ma una miriade di altre denunce stanno per investire i tribunali in tutte le più importanti democrazie occidentali.

Nel Regno Unito è stata avviata una causa giudiziaria contro BP per fornitura dal suo oleodotto dall’Azerbaigian alla Turchia a Israele di petrolio greggio che sarebbe poi stato usato dall’esercito israeliano.

Inoltre recentemente l’esercito israeliano ha deciso di occultare le identità di tutti i militari che hanno partecipato alla campagna di Gaza, per timore che possano essere perseguiti quando si recano all’estero.

Questa importante iniziativa è stata resa nota da un piccolo gruppo di attivisti che porta il nome di Hind Rajab, una bambina di 6 anni uccisa dalle truppe israeliane a Gaza nel gennaio 2024. Il gruppo, con sede in Belgio, ha inviato prove di crimini di guerra presso la Corte Penale Internazionale contro 1000 israeliani, includendo video, audio, rapporti forensi ed altri documenti.

Un cessate il fuoco a Gaza quindi non è la fine dell’incubo palestinese, ma l’inizio di quello israeliano. Queste iniziative legali acquisteranno slancio solo quando la verità su ciò che è accaduto a Gaza verrà svelata e documentata dopo la fine della guerra.

Divisioni interne

Sul piano interno Netanyahu tornerà dalla guerra in un Paese diviso al suo interno come non mai. C’è un conflitto tra l’esercito e gli Haredi [ebrei ultraortodossi, ndt.] che rifiutano il servizio militare. C’è un conflitto tra sionisti laici e nazional-religiosi. Con il ritiro di Netanyahu da Gaza i coloni di estrema destra hanno la sensazione che l’opportunità di creare il Grande Israele sia stata sottratta alle grinfie della vittoria militare. Al contempo vi è stato un esodo senza precedenti di ebrei da Israele.

A livello regionale, Israele ha ancora truppe in Libano e Siria. Sarebbe folle pensare che queste operazioni in corso possano ripristinare la deterrenza che Israele ha perso quando Hamas ha colpito il 7 ottobre 2023.

L’asse della resistenza iraniano potrebbe aver ricevuto alcuni duri colpi dopo che la leadership di Hezbollah è stata eliminata e dopo essersi scoperto ampiamente sopraffatto in Siria. Ma, come Hamas, Hezbollah non è stato sconfitto come forza combattente.

E il mondo arabo sunnita si è arrabbiato per Gaza e per la repressione in atto nella Cisgiordania occupata come raramente prima.

Il palese tentativo di Israele di dividere la Siria in cantoni è altrettanto provocatorio verso i siriani di tutte le confessioni e le etnie quanto i suoi piani di annettere le aree B e C della Cisgiordania sono una minaccia esistenziale per la Giordania. L’annessione sarebbe considerata da Amman come un atto di guerra.

L’uscita dal conflitto sarà il lavoro paziente di ricostruzione per decenni e Trump non è un uomo paziente.

Adesso Hamas e Gaza passeranno in secondo piano. Con l’enorme costo in vite umane, ogni famiglia è stata colpita da una perdita. Ma ciò che Gaza ha ottenuto negli scorsi 15 mesi potrebbe trasformare il conflitto.

Gaza ha mostrato a tutti i palestinesi e al mondo intero che si può sopportare una guerra totale senza muoversi dal terreno su cui ci si trova. Dice al mondo, con comprensibile orgoglio, che gli occupanti ci hanno lanciato contro tutto ciò che avevano e non vi è stata un’altra Nakba. 

Gaza dice a Israele che i palestinesi esistono e che non si arrenderanno finché gli israeliani non parleranno con loro da pari a pari riguardo ad uguali diritti.

Potrebbero volerci molti più anni perché si faccia strada questa consapevolezza, ma per alcuni esiste già: “Anche se conquistassimo l’intero Medio Oriente e anche se tutti si arrendessero a noi, non vinceremmo questa guerra,” ha scritto su Haaretz il giornalista Yair Assulin.

Ma ciò che ha ottenuto chiunque a Gaza sia rimasto al suo posto ha un significato storico.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non rispecchiano necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

David Hearst è co-fondatore e caporedattore di Middle East Eye. È commentatore e relatore sulla regione ed analista sull’Arabia Saudita. È stato il principale corrispondente estero di The Guardian e inviato in Russia, Europa e a Belfast. È passato a The Guardian da The Scotsman, dove è stato corrispondente per l’istruzione.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Hamas afferma che un accordo di cessate il fuoco è vicino se Israele “smette di aggiungere nuove condizioni”

Redazione di Middle East Eye

17 dicembre 2024 Middle East Eye

Potrebbe esserci una pausa nei combattimenti mentre il numero di morti a Gaza supera i 45.000 e il mandato del presidente degli Stati Uniti Joe Biden volge al termine

Martedì Hamas ha affermato di ritenere che i colloqui sul cessate il fuoco siano stati abbastanza produttivi da consentire un accordo in merito, ma solo se Israele non impone ulteriori condizioni.

“Il Movimento di resistenza islamico Hamas conferma che alla luce delle discussioni serie e positive che si stanno svolgendo oggi a Doha, sotto gli auspici dei mediatori qatarioti ed egiziani, è possibile raggiungere un accordo su un cessate il fuoco e uno scambio di prigionieri se l’occupazione smette di aggiungere nuove condizioni”, ha affermato il gruppo in una dichiarazione.

I commenti evocano i resoconti di lunedì di Middle East Eye secondo cui tra i fattori che hanno portato a una svolta nei colloqui del Cairo c’è il cessate il fuoco del mese scorso in Libano, che rappresenta un modello per un simile cessate il fuoco a Gaza.

Anche il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca John Kirby ha detto martedì a Fox News che l’accordo “si sta avvicinando”.

“Crediamo – e gli israeliani lo hanno detto – che ci stiamo avvicinando e non c’è dubbio, siamo fiduciosi”, ha detto.

“Ma siamo anche cauti nel nostro ottimismo”, ha aggiunto. “Ci siamo già trovati in questa situazione, in cui non siamo stati in grado di arrivare al traguardo”.

La guerra di Israele a Gaza ha ucciso più di 45.000 persone, la maggior parte della popolazione è stata costretta a lasciare le proprie case più volte e centinaia di migliaia di persone sono a rischio carestia.

Mentre l’agenzia di stampa Reuters aveva inizialmente riferito che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu fosse personalmente in viaggio verso il Cairo, suggerendo che l’accordo era ben oltre la fase di negoziazione, l’ufficio di Netanyahu ha ora negato tale affermazione, e una fonte egiziana ha detto al quotidiano israeliano Haaretz che non era stata pianificata alcuna visita.

Qualsiasi potenziale accordo probabilmente comporta delle concessioni significative da parte di Hamas, posto che Israele ha assassinato i suoi più alti dirigenti militari e politici e che gli incessanti attacchi aerei di Israele su Gaza per 14 mesi hanno ridotto gran parte della Striscia in cenere e macerie.

I funzionari hanno affermato che la proposta ora in discussione non è un cessate il fuoco permanente, ma una pausa di 60 giorni alle ostilità.

Hamas dovrà probabilmente anche accettare che Israele occupi un terzo del settore più a nord di Gaza che è stato tagliato fuori dal resto della Striscia da quasi tre mesi. Il gruppo sostiene ancora, tuttavia, che i palestinesi sfollati con la forza dal nord dovrebbero avere il diritto di tornare alle proprie case.

Da parte sua, Netanyahu si è rifiutato di abbandonare il suo obiettivo di “sradicare” Hamas da Gaza e di assicurarsi che non possa mai più governare la Striscia.

Controllo militare su Gaza

Martedì il ministro della Difesa israeliano ha dichiarato che il suo piano militare prevede di esercitare un controllo indefinito su Gaza anche dopo aver “sconfitto Hamas”.

In un post pubblicato su X, Israel Katz ha affermato che il suo governo “avrebbe mantenuto il controllo della sicurezza su Gaza con piena libertà di azione, proprio come ha fatto in Giudea e Samaria”, usando il nome israeliano della Cisgiordania occupata.

“Non permetteremo un ritorno alla realtà precedente al 7 ottobre”, ha aggiunto.

I suoi commenti sono arrivati ​​mentre il quotidiano israeliano Ynet riferiva che l’esercito ha in programma di mantenere una presenza nelle aree che attualmente occupa per impedire ai palestinesi sfollati di tornare alle loro case nel nord di Gaza.

L’articolo affermava che ciò significa che Israele sta adottando il controverso “Piano dei generali” noto anche come Piano Eiland, che lascerebbe la sicurezza dell’area sotto il controllo militare israeliano.

Gli attivisti per i diritti umani e gli esperti hanno messo in guardia contro l’attacco israeliano nel nord di Gaza, affermando che è “genocida” ed è una “deviazione dalla legge”.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Strage di civili a Gaza

Moatasim Dalloul da Gaza City

14 Novembre 2019 – Middle East Eye

I palestinesi seppelliscono i loro morti mentre nella Striscia di Gaza entra in vigore il cessate il fuoco

Due giorni di attacco israeliano lasciano 34 vittime palestinesi, compresi otto membri della stessa famiglia morti nella loro casa

Dopo due giorni di crescente violenza nella Striscia di Gaza, che ha lasciato almeno 34 morti palestinesi, giovedì mattina è entrato in vigore un cessate il fuoco.

Musab al-Breem, un portavoce della Jihad Islamica, ha detto a Middle East Eye che il suo movimento ha fissato le condizioni per accettare la tregua, mediata dall’Egitto e dall’ONU, e che Israele ha accettato le condizioni.

Breem ha detto: “L’occupazione si è arresa alle condizioni della resistenza.”

Khader Habib, importante dirigente del gruppo, ha detto a MEE che l’accordo è stato mediato dall’Egitto e dalle Nazioni Unite e che Israele ha accettato di interrompere immediatamente gli attacchi contro Gaza, compresi i raid aerei e le uccisioni mirate, e di cessare l’uso di proiettili letali contro i manifestanti dell’enclave palestinese.

“La resistenza palestinese ha ottenuto una grande vittoria, in quanto ha avuto l’impegno da parte di Israele della fine degli attacchi aerei, degli assassinii e dell’uso di munizioni vere contro i manifestanti di Gaza,” ha detto Habib. “La resistenza palestinese ha provocato molti danni all’occupazione israeliana. Israele ha imparato che prendere di mira i dirigenti palestinesi avrà conseguenze devastanti. Il cessate il fuoco è stato mediato dall’Egitto e dall’ONU. Sono le parti che hanno la responsabilità di occuparsi di ogni violazione israeliana.”

In cambio la Jihad Islamica ha accettato di interrompere il lancio di razzi su Israele.

 

Approntati i funerali

Il cessate il fuoco, entrato in vigore alle 5,30 (4,30 ora italiana), è arrivato dopo un bilancio di morti a causa dei raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza salito a 34 da martedì, dopo che fonti ufficiali palestinesi hanno detto che otto membri della stessa famiglia erano stati uccisi.

Statistiche delle vittime rese pubbliche dal ministero della Sanità di Gaza hanno mostrato che il numero totale di morti ha incluso otto minorenni e tre donne. Il ministero dell’Educazione ha confermato la morte di almeno sei studenti delle elementari e delle superiori.

I feriti sono stati 111, compresi 46 minori e 20 donne, ha affermato il ministero.

Sul terreno prevale una calma tesa in tutta la Striscia di Gaza, con il suono dei droni militari israeliani che ronzano ancora sulla testa.

Mentre entra in vigore il cessate il fuoco, la gente riapre i negozi, le strade sono piene di auto e la vita quotidiana inizia a tornare normale.

Le scuole e tutte le altre istituzioni governative rimangono chiuse, come era stato loro ordinato mercoledì pomeriggio, quando il bombardamento israeliano contro Gaza era in corso.

In tutta la Striscia di Gaza la scena era diversa negli ospedali, dove i parenti dei morti durante l’attacco israeliano durato due giorni stavano preparandoli per il funerale.

Anche decine di parenti dei feriti negli attacchi stavano in coda presso le porte delle camere d’ospedale in attesa di visitarli.

 

“Non era mai stato coinvolto in alcuna azione della resistenza”

Said Abu Karam, del quartiere di al-Toffah, nel nord di Gaza City, è appena tornato a casa dopo aver fatto visita a suo cognato all’ospedale al-Shifa, il più grande di Gaza, dove viene curata la maggior parte dei casi più gravi.

“È stato ferito durante un raid aereo israeliano che ha preso di mira una casa abbandonata nel quartiere,” dice Abu Karam di suo cognato.

“Era a circa 50 metri dalla casa, ma alcune schegge l’hanno colpito a una coscia e provocato una grave ferita,” afferma Abu Karam, aggiungendo che ora si trova in condizioni stabili.

La situazione è diversa per Abdallah Ayyad, che ha perso tre familiari in un attacco aereo israeliano nei pressi della loro casa nel quartiere di al-Zaytoun, a sudest di Gaza City.

“Mio cugino Raafat era un contadino e non è mai stato coinvolto in attività della resistenza,” sostiene Ayyad.

“I miei altri parenti erano giovani e la loro unica colpa era vivere in una casa situata in una zona agricola,” afferma. “Stavano giocando insieme nei pressi della loro casa.”

Durante le precedenti escalation e offensive Israele ha colpito chiunque si spostasse in zone agricole e in spazi vuoti, perché alcuni gruppi palestinesi lanciavano razzi da questi luoghi.

 

Uccisi otto membri della stessa famiglia

Giovedì mattina il ministero della Sanità di Gaza ha detto che otto palestinesi della stessa famiglia sono stati uccisi da un raid aereo israeliano.

Testimoni affermano che la casa della famiglia al-Sawarka, situata a est della città di Deir al-Balah, nella zona centrale della Striscia di Gaza, è stata colpita verso l’una e un quarto del mattino.

Durante la notte dalle macerie sono stati estratti sei corpi e due sono stati portati via dopo l’alba.

Secondo il ministero della Sanità i morti sono stati Rasmi al-Sawarka, 45 anni, Mariam al-Sawarka, 45 anni, Yusra al-Sawarka, 43 anni, Waseem al-Sawarka, 13 anni, Mohannad al-Sawarka, 12 anni, e Muaz al-Sawarka, 7 anni.

Il ministero ha detto che gli altri due membri della famiglia che sono stati portati via dopo l’alba erano minorenni, identificandoli come Salim e Firas. La loro età non è ancora stata fornita.

 

“In Medio Oriente non c’è bisogno di altre guerre”

Israele ha scatenato un attacco aereo contro Gaza dopo aver assassinato l’importante comandante della Jihad Islamica Bahaa Abu al-Atta e sua moglie martedì mattina.

Il gruppo armato ha iniziato una rappresaglia lanciando salve di razzi contro Israele e impegnandosi a proseguire i suoi attacchi.

Nikolai Mladenov, l’inviato ONU per il processo di pace in Medio Oriente, ha detto che il cessate il fuoco è stato il risultato di uno sforzo congiunto di Egitto e ONU.

“L’Egitto e l’ONU hanno lavorato duramente per evitare che un’escalation ancora più pericolosa all’interno e attorno Gaza portasse alla guerra,” ha scritto su Twitter.

“Le prossime ore e i prossimi giorni saranno cruciali. TUTTI devono mostrare la massima moderazione e fare la propria parte per evitare spargimento di sangue. In Medio Oriente non c’è bisogno di altre guerre.”

 

 

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)