Israele approva la legge su processo pubblico e pena di morte per i detenuti del 7 ottobre

Redazione di Al Jazeera, AP, Reuters

12 maggio 2026 – Al Jazeera

Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che il disegno di legge rende più facile l’imposizione della pena di morte ed elimina le garanzie di un giusto processo

I parlamentari israeliani hanno approvato un disegno di legge che istituisce un tribunale speciale con il potere di comminare la pena di morte ai palestinesi accusati di coinvolgimento negli attentati guidati da Hamas il 7 ottobre 2023.

Il disegno di legge è stato approvato nella tarda serata di lunedì con 93 voti favorevoli e nessun contrario dalla Knesset, il parlamento israeliano composto da 120 seggi. I restanti 27 parlamentari erano assenti o si sono astenuti dal voto.

Le organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani avvertono che il disegno di legge renderà troppo facile l’imposizione della pena di morte, eliminando al contempo le procedure che tutelano il diritto a un giusto processo. Muna Haddad, avvocata di Adalah – Centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele – ha dichiarato ad Al Jazeera che il disegno di legge riduce intenzionalmente le garanzie legali a un giusto processo per assicurare la condanna di massa dei palestinesi.

“Il disegno di legge consente esplicitamente processi di massa che si discostano dalle norme standard in materia di prove, inclusa un’ampia discrezionalità giudiziaria nell’ammettere prove ottenute in condizioni coercitive che possono configurarsi come tortura o maltrattamenti”, ha affermato Haddad. “Ciò costituisce una grave violazione delle garanzie a un giusto processo, ben al di sotto dei requisiti del diritto internazionale”.

In contrasto con la normale prassi giudiziaria israeliana, che di solito vieta le telecamere in aula, il disegno di legge impone la ripresa e la trasmissione pubblica dei momenti chiave dei processi su un sito web dedicato. Questo includerebbe le udienze di apertura, i verdetti e le sentenze. Haddad ha segnalato che questa disposizione di fatto “trasforma i procedimenti in processi farsa a scapito dei diritti degli imputati”.

[Dei circa 11.000 palestinesi prigionieri, ndt.] Israele detiene tra i 200 e i 300 palestinesi, contando anche quelli catturati nel Paese durante gli attacchi del 7 ottobre, che non sono ancora stati incriminati. L’attacco guidato da Hamas contro le comunità israeliane lungo il confine meridionale di Israele con Gaza ha ucciso almeno 1.139 persone, per lo più civili, secondo un conteggio di Al Jazeera basato su statistiche ufficiali israeliane. Altre 240 persone circa sono state prese in ostaggio. La successiva guerra genocida di Israele contro Gaza ha ucciso circa 72.628 palestinesi, di cui almeno 846 da quando è entrato in vigore il “cessate il fuoco” mediato dagli Stati Uniti lo scorso ottobre. La guerra, che secondo gli esperti delle Nazioni Unite potrebbe configurarsi come genocidio, ha lasciato il territorio palestinese in rovina.

Lunedì diverse organizzazioni israeliane per i diritti umani tra cui Hamoked, Adalah e il Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele hanno affermato che, sebbene “la giustizia per le vittime del 7 ottobre sia un imperativo legittimo e urgente”, qualsiasi accertamento delle responsabilità per i crimini “deve essere perseguito attraverso un processo che includa, anziché abbandonare, i principi di giustizia”.

Il disegno di legge è distinto dalla legge approvata a marzo che ha sancito la pena di morte per i palestinesi condannati per l’omicidio di israeliani, una misura duramente condannata dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni per i diritti umani come discriminatoria e disumana. Tale legge si applica ai casi futuri e non è retroattiva, quindi non potrebbe essere applicata ai sospettati per i fatti dell’ottobre 2023.

Il portavoce di Hamas Hazem Qassem ha dichiarato che la nuova legge “serve a coprire i crimini di guerra commessi da Israele a Gaza”. La Corte penale internazionale sta indagando sulla condotta di Israele nella guerra a Gaza e ha emesso mandati di arresto per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, nonché per tre leader di Hamas tutti successivamente uccisi da Israele. Israele sta inoltre battendosi contro l’apertura di un procedimento per genocidio presso la Corte internazionale di giustizia. Israele respinge le accuse.

(Traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Israele ha assolto l’assassino di Eyad al-Hallaq. Poi Ben-Gvir ha definito terrorista sua madre.

Yumna Patel 

7 luglio 2023 – Mondoweiss

Un tribunale distrettuale israeliano ha assolto l’agente della polizia di frontiera che nel 2020 sparò e uccise un palestinese affetto da autismo che era disarmato e stava scappando dalla polizia.

Tre anni dopo gli spari che provocarono indignazione a livello internazionale un tribunale israeliano ha prosciolto un agente della polizia di frontiera israeliana che uccise un palestinese affetto da autismo.

Giovedì il tribunale distrettuale di Gerusalemme ha stabilito che il poliziotto, inizialmente incriminato per omicidio colposo, agì per “autodifesa” quando sparò e uccise il trentaduenne Eyad al-Hallaq.

Il 30 maggio 2020 al-Hallaq si stava recando a una scuola per disabili nella città vecchia di Gerusalemme est occupata quando venne inseguito da agenti israeliani. All’epoca la polizia affermò che al-Hallaq, che era autistico, stava comportandosi in modo “sospetto” e che era armato, per cui gli agenti gli avevano sparato. In seguito venne dimostrato che era disarmato.

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, nella decisione di giovedì del tribunale l’uccisione di al-Hallaq viene descritta come un “tragico errore”, affermando che l’agente “aveva preso una decisione in pochi secondi in una situazione di pericolo,”. Il tribunale ha aggiunto che il poliziotto, la cui identità è rimasta nascosta all’opinione pubblica, aveva agito in “buona fede” perché convinto che al-Hallaq fosse un “aggressore”.

Immagini video postate sulle reti sociali dopo la decisione del tribunale mostrano la madre di al-Hallaq, Ranad, urlare disperata nell’aula del tribunale, e avrebbe gridato: “Siete tutti dei terroristi, mio figlio è sottoterra.”

Il padre di al-Hallaq, Khairi al-Hallaq, ha detto ai giornalisti: “In sostanza il tribunale ha detto alla polizia: ‘Fate quello che volete agli arabi. Non sarete puniti per questo’.”

Video postati sulle reti sociali venerdì 7 luglio, il giorno dopo l’udienza in tribunale, mostrano Ranad al-Hallaq affrontare un gruppo di manifestanti israeliani, tra cui il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, di estrema destra. Benché Mondoweiss non abbia potuto comprendere quello che viene detto nella discussione tra i due, secondo un tweet di Tamy Abdul Ben-Gvir avrebbe urlato: “Vattene, terrorista,” alla madre di al-Hallaq.

In risposta alla decisione della corte Ben-Gvir ha affermato: “Gli eroici soldati che proteggono lo Stato di Israele con le proprie vite avranno un ampio e totale sostegno da me e dal governo israeliano.”

Secondo Haaretz l’agente della polizia di frontiera verrà reintegrato in servizio e parteciperà “tra poche settimane a un corso per comandanti”.

Affermazioni contraddittorie

Durante l’indagine e il procedimento giudiziario i genitori di Eyad al-Hallaq hanno accusato gli inquirenti e i pubblici ministeri israeliani di essere stati indulgenti con l’agente e che egli avrebbe dovuto essere imputato di omicidio volontario invece che colposo, che comporta una pena massima di 12 anni.

L’atto di accusa contro il poliziotto, presentato nel 2021, specificava come l’accusato avesse sparato ad al-Hallaq allo stomaco mentre era intrappolato con la schiena contro il muro, nascosto dietro un cassonetto della spazzatura. L’agente gli sparò una seconda volta al petto mentre era a terra ferito, uccidendolo.

Il poliziotto sostenne che “sospettava che al-Hallaq fosse un terrorista” perché portava guanti e mascherina neri, cosa per niente strana dato che si era all’inizio della pandemia da COVID-19, e “nel camminare si era fermato varie volte guardando indietro.”

Al-Hallaq stava andando a scuola alle prime ore del mattino e sarebbe stato spaventato dal gruppo di poliziotti israeliani che si trovavano nella zona e gli avevano detto di fermarsi. Immagini di una telecamera di sorveglianza mostrano al-Hallaq che si allontana di corsa dai poliziotti, guardando affannosamente dietro di sé mentre gli agenti lo inseguono.

Nella sua testimonianza il poliziotto ha anche affermato di temere per la vita di una donna che si trovava nelle vicinanze, sostenendo di essere stato “sicuro che al-Hallaq fosse un terrorista che intendeva compiere una strage e stava per uccidere una donna.”

Secondo Haaretz l’agente ha detto che dopo che al-Hallaq era entrato in un gabbiotto dei rifiuti avrebbe “sentito le urla di una donna,” affermando: “Da ciò che ho potuto vedere il terrorista stava per uccidere la donna. Erano urla terribili,” ha sostenuto. “Per come l’ho vista io, stavo salvando questa donna.” La donna risultò essere l’insegnante di al-Hallaq e l’unica testimone degli spari. Disse che stava gridando ai poliziotti di non sparare ad al-Hallaq, spiegando loro che si trattava di un disabile. Affermò che gli agenti ignorarono le sue invocazioni e gli spararono ugualmente.”

Lo scorso anno, poco dopo l’uccisione di suo figlio, Ranad al-Hallaq raccontò questi eventi a Mondoweiss, sostenendo che egli si era “rannicchiato per la paura” nascosto dietro al cassonetto, e gridava: “Sono con lei, sono con lei,” indicando la sua insegnante.

“Lei (la docente) vide quello che stava accadendo e urlò alla polizia di fermarsi, dicendo che egli era un disabile,” affermò Ranad. “Ma non si fermarono e continuarono a gridare ‘terrorista!’ in ebraico.”

Di rado poliziotti e soldati israeliani rispondono dei crimini commessi contro palestinesi. Secondo un rapporto di maggio dell’autorità di controllo statale israeliana nel 2021 l’1,2% delle denunce contro funzionari della sicurezza ha comportato un’incriminazione.

Adalah –Centro Giuridico per i Diritti della Minoranza Araba in Israele ha condannato la polizia e le forze di sicurezza israeliane perché non seguono le adeguate procedure prima di aprire il fuoco, affermando che l’“assoluta impunità” che i funzionari ottengono nelle indagini per omicidio colposo comporta “un’estrema facilità nell’uso delle armi da fuoco da parte degli agenti di polizia e delle guardie giurate quando si tratta di arabi.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)