Un gigante agro-industriale tedesco-americano è il principale finanziatore di fondi esteri per le guerre israeliane
3 luglio 2026 – Chronique de Palestine
Dal 2024 Allianz, che ha sede a Monaco, e la sua filiale californiana hanno accumulato almeno 2,67 miliardi di dollari in obbligazioni di Stato israeliane.
Al culmine della campagna militare di Israele a Gaza un’impresa è diventata il primo finanziatore di fondi esteri dello Stato israeliano, detenendo più obbligazioni di Stato israeliane di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e tutti gli altri Paesi messi insieme.
Si tratta di Allianz, il gigante tedesco di assicurazioni e servizi finanziari e della sua filiale californiana di gestione di obbligazioni PIMCO, il gestore attivo di obbligazioni più grande al mondo.
I dati comunicati a Middle East Eye da Profundo, una società di ricerca sullo sviluppo sostenibile con sede a Amsterdam, mostrano che a settembre 2025 il gruppo Allianz aveva accumulato circa 2,67 miliardi di dollari di obbligazioni di Stato israeliane attraverso le sue varie filiali di fondi.
Questo rappresentava il 51,8% dell’insieme dei capitali non [di investitori] israeliani recensiti nella banca dati in quel momento. In parole povere: al suo apogeo Allianz-PIMCO deteneva più obbligazioni di guerra israeliane che l’insieme del resto del mondo.
I governi emettono obbligazioni per raccogliere fondi destinati alle spese pubbliche o per rimborsare i propri debiti.
Per Israele queste vendite sono state cruciali per finanziare le sue guerre a Gaza, in Libano e in Iran, visto che le emissioni obbligazionarie hanno raggiunto livelli record sia nel 2024 che nel 2025.
L’acquisto di obbligazioni emesse da un governo oggetto di un’inchiesta per genocidio comporta rischi giuridici e di immagine che vanno ben oltre quelli connessi ad un investimento classico nel debito sovrano, ma gli investitori sono stati ampiamente ricompensati per essersi assunto tale rischio.
Le obbligazioni di Stato israeliane emesse durante la guerra hanno offerto un tasso di interesse medio di circa il 5,56% contro l’1,4% delle emissioni precedenti la guerra.
Questo “coefficiente di guerra” ha fatto delle obbligazioni israeliane un investimento allettante per gli investitori istituzionali in cerca di rendimento, anche se la valutazione del credito del Paese è stata declassata dalle tre principali agenzie.
“Tenendo conto del genocidio che sta commettendo Israele a Gaza, il fatto che PIMCO continui ad investire nel debito sovrano israeliano testimonia un flagrante disprezzo delle responsabilità in merito ai diritti umani e degli obblighi giuridici internazionali”, dichiara Max Hammer, attivista di BankTrack, un’organizzazione che monitora l’impatto delle banche commerciali sui diritti umani.
“Inoltre questo pone PIMCO in contrasto con un gran numero di suoi concorrenti che hanno giustamente deciso di ritirarsi dalle emissioni obbligazionarie israeliane.
Le organizzazioni di difesa dei diritti umani, gli esperti di diritto internazionale e i responsabili dell’ONU, tra cui Francesca Albanese, hanno segnalato chiaramente che il fatto di finanziare Israele contribuisce inevitabilmente a gravi violazioni dei diritti umani e a crimini di guerra.”
Una domanda in forte crescita
L’insieme dei dati di Profundo monitora gli investitori istituzionali internazionali sulle obbligazioni di Stato israeliane attraverso quattro rilevamenti realizzati tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026.
Pur non esaustivo, dà conto di un flusso importante di vendite di obbligazioni e traccia un quadro d’insieme della forte crescita della domanda occidentale.
Più precisamente: il totale dei capitali non [di investitori] israeliani è passato da 1,16 miliardi di dollari nel novembre 2024 ad almeno 4,91 miliardi di dollari nel marzo 2026, cioè quattro volte in poco più di un anno, mentre le guerre condotte da Israele a Gaza e in Libano continuavano e gli attacchi contro la Cisgiordania si intensificavano.
Due Paesi sono stati i principali motori di questa crescita.
La Germania e gli Stati Uniti rappresentavano da soli il 90% del totale dei capitali non [di investitori] israeliani all’inizio del 2026, cioè 4,45 miliardi di dollari su un totale di 4,91 miliardi. Tutti gli altri Paesi nel loro insieme ne rappresentavano meno del 10%.
A novembre 2024 il gruppo Allianz – incluse le sue attività principali in Germania, la piattaforma di fondi americana PIMCO, PIMCO Europe e Allianz Global Investors – deteneva soltanto 32 milioni di dollari di obbligazioni israeliane. Meno di un anno più tardi, a settembre 2025, questa cifra è passata a 2,67 miliardi di dollari.
Le dimensioni di questo aumento, e la sua concentrazione all’interno di un solo gruppo di imprese, sono senza precedenti, stando ai dati di Profundo.
Ward Warmerdam, ricercatore esperto presso Profundo, ha dichiarato a MEE: “Allianz, con l’intermediazione di PIMCO, è alla lunga il più grande investitore non israeliano nelle obbligazioni sovrane israeliane, e questo dopo gli attacchi del 7 ottobre. Non ha ceduto queste obbligazioni neppure dopo che sono state presentate davanti alla CIG [Corte Internazionale di Giustizia] accuse di genocidio [contro Israele, ndt.].
”Non è un caso che sia un’impresa tedesco-americana ad investire così tanto in Israele. Allianz/PIMCO è il più grande investitore in titoli a reddito fisso al mondo. Ma questo spiega solo in parte la portata di questo investimento. Penso che sia sproporzionato e intenzionale. E la domanda in quale misura sia calcolato da parte loro il fatto di raddoppiare l’investimento in emissioni di obbligazioni sovrane israeliane dopo il 7 ottobre è, secondo me, una domanda a cui può rispondere solo chi sta dietro a questa scelta”
MEE ha contattato Allianz e PIMCO per porre loro domande dettagliate sui loro portafogli di obbligazioni di Stato israeliane, ma al momento della pubblicazione nessuna delle due società aveva risposto.
Che cosa è PIMCO?
PIMCO, o Pacific Investment Management Company, è uno degli attori più influenti sui mercati obbligazionari mondiali.
Fondata in California nel 1971, all’inizio del 2026 gestiva 2.270 miliardi di dollari di attivo in totale, di cui 1.860 miliardi di dollari per conto di clienti esterni come fondi pensione, fondi sovrani e compagnie assicurative.
In collaborazione con Allianz Global Investors, PIMCO contribuisce anche alla sua società madre, Allianz, nella gestione di 2.000 miliardi di euro di attivo per conto di terzi, facendo del gruppo Allianz uno dei più grandi gestori patrimoniali al mondo.
Dal 2000 PIMCO è al 100% una filiale di Allianz.
Questa relazione è importante perché le posizioni obbligazionarie israeliane del gruppo Allianz sono suddivise tra diversi strumenti finanziari – principalmente le diverse filiali di PIMCO, ma anche Allianz Global Investors, il ramo di gestione patrimoniale del gruppo – che depositano ciascuno separatamente le loro dichiarazioni presso le autorità di regolamentazione.
E’ l’insieme di queste dichiarazioni elencate sulla base dei dati di Profundo che rivela questa cifra record di 2,67 miliardi di dollari. Il ruolo di PIMCO sui mercati obbligazionari israeliani va oltre le proprie posizioni di investimento.
Comparendo tra i più grandi gestori di fondi a reddito fisso al mondo, PIMCO interviene anche in qualità di sotto-gestore esterno per conto di fondi pensione e di investitori istituzionali del mondo intero, acquistando obbligazioni a loro nome nel quadro di mandati definiti da questi clienti.
In una precedente inchiesta MEE ha rivelato come nel 2024 e 2025 PIMCO avesse acquistato per una cifra di 29,2 milioni di dollari obbligazioni di Stato israeliane attraverso l’intermediazione di Border to Coast, il più grande fondo pensioni pubblico del Regno Unito.
Questi acquisti sono stati rivelati solo dopo che militanti propalestinesi hanno condotto delle inchieste, cosa che ha spinto Border to Coast a chiedere spiegazioni a PIMCO sui motivi di tali acquisti.
Occorre notare che in precedenza PIMCO non aveva mai spiegato né accennato ai suoi acquisti di obbligazioni israeliane, fino all’anno scorso.
L’unica giustificazione attualmente depositata – come è stata comunicata a Border to Coast prima che quest’ultimo si facesse da parte sotto la pressione dei militanti – è che queste obbligazioni sono state acquistate in base alla valutazione del credito allora alta di Israele e dei suoi fondamentali economici.
Tuttavia questo non esclude l’esistenza di relazioni politiche e di interessi particolari dietro le quinte. Né l’amministratore delegato francese di PIMCO, Emmanuel Roman, né alcun altro dirigente ha accennato pubblicamente a questi acquisti.
Il consiglio consultivo mondiale della società conta fra i suoi membri Joshua Bolten, ex capo gabinetto della Casa Bianca e figura di spicco dei circoli filoisraeliani a Washington. Anche l’ex primo ministro britannico Gordon Brown fa parte di questo consiglio consultivo.
Il caso di Border to Coast non è isolato. PIMCO gestisce attività per conto di parecchi clienti istituzionali su scala mondiale e la dimensione dei suoi acquisti di obbligazioni di Stato israeliane nell’ambito di questi mandati sfugge del tutto allo sguardo dell’opinione pubblica.
Perciò i dati di Profundo riflettono solo in parte l’impatto reale di Allianz-PIMCO, il che significa che molto probabilmente la cifra di 2,67 miliardi di dollari è sottostimata.
Questa somma corrisponde al patrimonio dichiarato direttamente a nome dei fondi gestiti da PIMCO stessa; non include le obbligazioni israeliane acquistate da PIMCO per conto di clienti esterni.
Se si considera l’insieme dei fondi propri di PIMCO e delle sue centinaia di commesse esterne – fondi pensione, fondi sovrani e assicurativi di tutto il mondo – il volume reale di obbligazioni israeliane che passa attraverso le sue operazioni è sconosciuto, ma arriva certamente a parecchi miliardi e oltre.
La dimensione americana
Se Allianz-PIMCO è il principale acquirente di obbligazioni di Stato israeliane sui mercati internazionali, gli Stati Uniti nel loro complesso costituiscono il pilastro incontestabile degli investimenti stranieri in questi titoli.
Nel marzo 2026 gli investitori americani detenevano 2,02 miliardi di dollari contro 879 milioni di dollari nel novembre 2024. Questo aumento è regolare e continuo, senza alcun segno di rallentamento.
Vanguard, società con sede in Pennsylvania e primo gestore mondiale di fondi indicizzati, nel suo resoconto di marzo 2026 ha superato per la prima volta l’asticella del miliardo di dollari di obbligazioni israeliane– e il suo trend di crescita è in aumento.
Sotto certi aspetti la predominanza della Germania in questi dati è ingannevole. Sui 2,43 miliardi di dollari di obbligazioni israeliane detenute da questo Paese, circa il 94% sono gestiti dalla società americana PIMCO.
In altri termini, si tratta in larga misura di una storia americana. Capitali domiciliati negli Stati Uniti, gestiti da società americane, affluiscono verso le obbligazioni di guerra israeliane ad un ritmo straordinario.
Molto distanziati da Stati Uniti e Germania, gli altri principali detentori di obbligazioni israeliane nel marzo 2026 erano il Regno Unito (149 milioni di dollari), il Canada (101 milioni di dollari), l’Italia (53 milioni di dollari), la Svizzera (46 milioni di dollari) e la Francia (22 milioni di dollari).
Complessivamente, come anche tutti gli altri Paesi, rappresentano solo il 9% dell’insieme degli investimenti da parte di investitori non israeliani.
La concentrazione dei capitali americani nelle obbligazioni israeliane riflette in parte la posizione dominante dei gestori patrimoniali americani sui mercati mondiali dei titoli a reddito fisso, ma anche l’intensità del sostegno americano a Israele al più alto livello delle sfere governative e finanziarie.
Il contrasto con l’Europa è sorprendente.
Se la Germania, con l’intermediazione di Allianz-PIMCO, ha aumentato considerevolmente la propria esposizione alle obbligazioni israeliane, altri Paesi europei hanno ridotto la loro o mantenuto i propri investimenti ad un livello basso.
Infatti questi ultimi anni sono stati contraddistinti da un’ondata di disinvestimenti da parte delle grandi istituzioni europee.
Per esempio, AkademikerPension, il fondo pensioni degli universitari danesi, a settembre 2025 ha ufficialmente escluso Israele dal suo portafoglio.
Tre mesi prima il Fondo strategico di investimenti irlandese aveva ceduto le sue obbligazioni di Stato israeliane, mentre il Fondo pensioni del governo norvegese Global si era ritirato da 11 imprese israeliane e aveva escluso cinque banche israeliane.
“Nel complesso del settore occidentale della gestione patrimoniale osserviamo una divergenza piuttosto che una convergenza (in particolare tra gli Stati Uniti e una gran parte dell’Europa occidentale)”, ha dichiarato Courtney Wicks, del Centro per investimenti etici e monitorati.
“Certi gestori limitano la loro esposizione ai problemi legati ai diritti umani (in relazione alla Palestina) in risposta a pressioni politiche o di immagine, piuttosto che rafforzare dei quadri di gestione tenendo conto dei conflitti.”
Questa divergenza è visibile anche all’interno del gruppo stesso Allianz.
In seguito a forti pressioni degli attivisti a fine 2025 il ramo assicurativo di Allianz ha smesso di comprendere [obbligazioni di] Elbit Systems UK, la filiale britannica dell’impresa di armamenti israeliana.
Allo stesso tempo il suo ramo di gestione patrimoniale deteneva miliardi di dollari di obbligazioni di Stato israeliane.
Nel 2024 e 2025 militanti propalestinesi hanno occupato gli uffici di Allianz a Londra e a Guildford, imbrattandoli di vernice rossa per protestare contro la polizza assicurativa stipulata dall’impresa con Elbit Systems.
Dopo che questa settimana un tribunale londinese ha deciso che la questione potesse andare a giudizio Allianz ha già intrapreso un’azione civile per una cifra di circa 300.000 sterline contro questi militanti, oltre a denunce penali.
I militanti, che non hanno i mezzi per farsi difendere da un avvocato in questa causa civile, affermano che questa azione giudiziaria mira a reprimere la contestazione.
Da parte sua Allianz l’anno scorso ha dichiarato un utile d’esercizio di 20,1 miliardi di dollari.
L’autore: Sebastian Shehadi
Sebastian Shehadi è un giornalista indipendente e collaboratore di The New Statesman. I suoi articoli sono stati pubblicati su Financial Times, la BBC, Novara Media e su parecchie altre testate.
(Traduzione dal francese di Cristiana Cavagna)