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C’è anche il partito di sinistra israeliano Meretz – nei plateali crimini di guerra coloniali nel Golan

Jonathan Ofir

28 dicembre 2021 Mondoweiss

Israele ha appena approvato un piano per raddoppiare il numero dei circa 25.000 coloni sulle alture del Golan siriano occupate, perché Joe Biden si è rifiutato di annullare la decisione di Trump sui territori acquisiti illegalmente e perché anche il partito di sinistra Meretz si è accodato, dicendo che la questione era “complicata”.

Israele ha appena approvato un piano per raddoppiare il numero dei circa 25.000 coloni sulle alture del Golan siriano occupate. L’annessione del territorio da parte di Israele nel 1981, che se n’era impossessata con la forza nel 1967, è “nulla” ai sensi del diritto internazionale (risoluzione 497 dell’UNSC). Il trasferimento di popolazioni in territori annessi illegalmente è un crimine di guerra. L’amministrazione Trump, tuttavia, in spregio del diritto internazionale, ha riconosciuto il Golan come territorio israeliano, primo e unico Paese a farlo. La solidarietà disfunzionale dei maschi Netanyahu-Trump ha ragggiunto il culmine con una cerimonia di battesimo nel 2019 di un nuovo insediamento del Golan: “Alture Trump”.

La debole amministrazione Biden non si spingerà al punto di annullare questa decisione. Il segretario di Stato Antony Blinken ha affermato che ci sono questioni legali riguardanti quella decisione, ma… per il prossimo futuro non si prevede un cambio di rotta.

Così, ancora una volta, e come con il trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, l’establishment politico degli Stati Uniti ha mostrato un consenso bipartisan. Trump poteva essere oltraggioso quanto voleva, ma quando si trattava di Israele, in realtà le decisioni le ha prese , e Biden che ama Israele non è intenzionato ad opporvisi.

Questo consenso ha incoraggiato il primo ministro leader dei coloni israeliani Naftali Bennett a dire:

Le alture del Golan sono israeliane. Questo è evidente… Conta anche il fatto che l’amministrazione Trump lo abbia riconosciuto e che l’amministrazione Biden abbia chiarito come questa politica non sia affatto cambiata.

Una gran cosa il consenso, non è ovvio?

E cosa c’è di meglio che rispecchiare tale consenso con un governo in Israele di coloni che promuovono le annessioni, dove persino Meretz, il più a sinistra fra i partiti sionisti, sostiene non solo l’annessione illegale ma anche l’espansione degli insediamenti e l’aumento del numero dei coloni?

Così domenica scorsa il governo israeliano, compresi due ministri Meretz (Tamar Zandberg e Nitzan Horowitz), ha tenuto una riunione su quei territori fittamente abitati per lanciare un massiccio piano di espansione delle colonie, che prevede l’apporto di un miliardo di shekel (circa 317 milioni di dollari) con l’obiettivo di raddoppiare la popolazione dei coloni ebrei-israeliani entro il 2030.

L’incontro ricorda la prima riunione del gabinetto di Netanyahu sul Golan occupato nel 2016, quando promise che il Golan sarebbe rimasto per sempre parte di Israele.

Complicato”

Zandberg di Meretz ha affermato che la decisione è stata “complicata”. “Sosteniamo la pace e speriamo che un giorno accada”, ha aggiunto. Attuare e sostenere spudorati crimini di guerra e sperare che un giorno la pace si realizzi…

La speranza non è mai stata così a buon mercato!

L’incontro illegale è stato un po’ eccessivo per il ministro palestinese di Meretz Issawi Freij, che ha deciso di non partecipare, come i membri del partito islamista conservatore Ra’am, un altro partito nel nuovo governo di coalizione. I palestinesi sanno che esiste qualcosa chiamato colonialismo ed espansionismo, e per quanto desiderino essere rilevanti nella politica dello Stato ebraico, partecipare a tali violazioni sfacciate può essere dannoso per la propria credibilità morale.

Ma niente paura, la decisione è stata approvata ai voti e Meretz spera ancora nella pace.

Ciò che molte persone oggi non sanno, è che le alture del Golan furono ripulite etnicamente nel 1967. Circa 124.000 dei 130.000 abitanti siriani furono espulsi con la forza nel 1967 e circa 200 villaggi vennero distrutti. Israele ha permesso a circa 6.000 drusi di rimanere, dal momento che i drusi sono tradizionalmente accondiscendenti nei confronti dell’espansione di Israele e sono alleati dello Stato ebraico dal 1948, e hanno ricoperto molte cariche nella sicurezza.

Quindi l’occupazione israeliana del Golan non fa granché notizia, semplicemente perché lì non c’è resistenza, a differenza dei territori occupati palestinesi della Cisgiordania, di Gerusalemme est e di Gaza. In questo senso il Golan siriano è diventato una specie di terra di sogno per i progetti di espansione coloniale di Israele: “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, come recita il fittizio mito sionista.

E se non c’é quasi nessuno oltre agli eletti, allora beh’ , che problema c’é, giusto? Solo aree vuote in attesa di essere colonizzate, è la classica idea di “terra nullius” dei britannici nei confronti dell’Australia: nessun popolo, nessun problema.

Ma proprio come l’incontro di Netanyahu sul Golan è stato un precedente per quello di Bennett, l’attuale mossa espansionistica di Israele sul Golan prelude una maggiore normalizzazione di altre colonie. Può essere che i leader di Meretz lo giudichino solo come un consenso limitato su una questione non controversa come l’annessione della Cisgiordania, semplicemente perché non fa quasi mai notizia (né resistenza) nella società israeliana. Ma per Bennett e i suoi pari questa mossa è solo parte di un piano più grande. Nella visione del mondo di Bennett, non c’è alcuna differenza significativa tra il Golan e la Cisgiordania, è tutto “eretz Israel”, “terra di Israele”, e per lui è evidente perché è scritto da qualche parte nella Bibbia. L’annessione dell’Area C della Cisgiordania, che è qualcosa che Bennett desidera da tempo, è un po’ troppo da ingoiare attualmente per l’amministrazione Biden, così come per Meretz, e creerà ripercussioni, quindi perché non passare dalla porta sul retro e lavorare con il consenso?

Ancora una volta, la semplice verità è arrivata dal legislatore palestinese Ahmed Tibi del partito Joint List, che rappresenta i palestinesi. Ecco il suo tweet:  

Non importa quante riunioni di gabinetto si tengano sul Golan, è territorio siriano occupato,

Tibi ha anche sottolineato la responsabilità della sinistra:

Tutti i membri della coalizione sono responsabili delle decisioni prese durante questa riunione di gabinetto. Così come per l’aumento degli insediamenti in Cisgiordania e la violenza dei coloni.

L’asino del Messia

L’espansione sionista è sempre stata questione di ottenere un ampio consenso per cementare la successiva conquista espansionistica. Nella terminologia popolare dei coloni religiosi, c’è un termine chiamato “asino del Messia”. Fu coniato dal rabbino Avraham Isaac Kook, e l’idea era che gli ebrei sionisti laici fossero l’asino, necessari per trasportare gli ebrei religiosi ortodossi al fine di creare uno Stato ebraico che avrebbe accelerato la venuta del Messia. Il figlio di Kook, Zvi Yehuda, ha continuato l’ideologia di suo padre ed è considerato il padre ideologico del movimento coloniale religioso sionista in Cisgiordania.

Naftali Bennett è certamente un discepolo di questa ideologia. E questa ideologia messianica ha bisogno di un asino. Meretz è lieto di fornire non solo uno, ma molti asini.

traduzione dall’inglese di Stefania Fusero




L’industria agrotecnica israeliana trae profitto dall’occupazione militare

Maureen Clare Murphy

 17 gennaio 2020 – Electronic Intifada

Secondo un nuovo rapporto dell’associazione di monitoraggio delle imprese “Who Profits” le aziende agrotecniche israeliane “sono totalmente complici dell’occupazione di terre palestinesi e siriane.”

La tecnologia sviluppata nel contesto dell’occupazione viene utilizzata dall’industria agricola di precisione israeliana apparentemente ad uso civile. Queste applicazioni consentono alle imprese belliche israeliane di promuovere “una versione presentabile delle loro tecnologie repressive” come strumenti per combattere il cambiamento climatico e la fame nel mondo.

Le imprese agrotecniche israeliane, approfittando di un’‘immagine verde’ positiva, sviluppano e commercializzano sistemi di irrigazione intelligente, soluzioni per la protezione delle coltivazioni e fertilizzanti specifici per agricoltori in tutto il mondo, con un guadagno di miliardi di dollari in vendite annuali, afferma Who Profits. Questa industria contribuisce all’agricoltura nelle colonie in Cisgiordania e sul Golan, così come al de-sviluppo dell’economia palestinese.

La Valle del Giordano, la principale regione agricola della Cisgiordania, è sotto totale controllo militare israeliano.

Negli anni ’80 Israele ha trasferito la proprietà della terra espropriata nella Valle del Giordano all’Organizzazione Sionista Mondiale. L’organizzazione concede la terra a coloni per la produzione agricola.

Prodotti delle colonie della Valle del Giordano, come melograni, mandorle, datteri e olive, sono esportati in Europa, spesso con l’erronea etichetta “Prodotto in Israele”.

Nel 2013 la Banca Mondiale stimava al ribasso il valore della produzione agricola degli insediamenti nella Valle del Giordano a circa 251 milioni di dollari.

Quello stesso anno la Banca Mondiale riteneva che le coltivazioni agricole di terreni in Cisgiordania in quel momento sotto totale controllo militare israeliano avrebbero fruttato all’economia palestinese ulteriori 700 milioni di dollari all’anno.

Ai palestinesi viene impedito di coltivare la propria terra e sono privati di entrate, obbligandone molti a “cercare lavoro nell’agricoltura delle colonie, spesso sottoposti a pesanti condizioni di sfruttamento,” sottolinea Who Profits.

I dirigenti israeliani, compreso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, promettono di annettere unilateralmente la Valle del Giordano.

Rafforzamento dell’annessione unilaterale

Israele ha già rivendicato l’annessione delle Alture del Golan, territorio siriano occupato da Israele durante la guerra del 1967. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha dichiarato l’iniziativa “nulla, priva di valore e senza effetti giuridici internazionali.”

Sulle Alture del Golan circa 340 fattorie e villaggi siriani vennero distrutti da Israele, che al loro posto ha costruito colonie ebraiche.

Circa 26.000 coloni israeliani controllano circa il 95% del Golan –territorio di 1.860 km2 che rappresenta l’1% dell’estensione totale della Siria. Circa lo stesso numero di siriani controlla il resto delle terre del Golan.

Sulle Alture del Golan occupate la produzione agricola delle colonie contribuisce anche al furto di terre, al de-sviluppo dell’economia siriana locale e al rafforzamento dell’annessione unilaterale del territorio da parte di Israele,” afferma Who Profits.

La produzione agricola di Gaza è stata “decimata” dall’assedio israeliano, imposto dal 2007, e da ripetuti attacchi militari contro il territorio.

Ai palestinesi viene impedito l’accesso a zone definite in modo approssimativo, che in genere dovrebbero essere entro i 300 metri dal confine con Israele. Buona parte delle terre agricole di Gaza è compresa in questa zona vietata, che Israele impone sparando per uccidere.

Trasformazione dell’agrotecnologia in arma

Secondo Who Profits Israele ha utilizzato come un’arma contro Gaza l’agrotecnica, utilizzando erbicidi “per danneggiare e distruggere le coltivazioni palestinesi” nella zona perimetrale. Martedì di questa settimana aerei israeliani per irrorare i campi hanno spruzzato prodotti chimici, che si ritiene siano erbicidi, penetrati a Gaza.

Israele effettua l’irrorazione quando il vento sta soffiando verso ovest, il che porta i prodotti chimici ben all’interno di Gaza,” hanno affermato giovedì le associazioni per i diritti umani. “In incidenti di irrorazione precedentemente documentati, gli erbicidi chimici hanno raggiunto una distanza fino a 1.200 metri all’interno della Striscia.”

Le organizzazioni per i diritti aggiungono che i dati indicano “che l’irrorazione pone una minaccia potenziale al diritto alla vita, in quanto danneggia direttamente la sicurezza alimentare e la salute della popolazione civile di Gaza.”

Nel contempo le imprese dell’agrotecnica “beneficiano della commercializzazione del know-how militare israeliano” sviluppato nel contesto dell’occupazione.

Secondo Who Profits “la collaborazione include l’adattamento del sistema di comando e controllo “Iron Dome” [Cupola di Ferro, sistema antimissilistico israeliano, ndtr.] per l’irrigazione intelligente, così come l’utilizzo di droni delle Industrie Aerospaziali Israeliane [industria pubblica israeliana con circa 15.000 dipendenti, ndtr.] per l’agricoltura di precisione su vasta scala,”.

La situazione di una prolungata occupazione militare è stata il motore propulsore che sta dietro a una prolifica e molto redditizia industria bellica, che dà come risultato un rapporto simbiotico tra il settore privato e l’apparato militare dello Stato,” sostiene Who Profits.

Il settore agrotecnico civile trae beneficio dai sussidi del governo israeliano per la ricerca e lo sviluppo in Cisgiordania e sulle Alture del Golan, trovando nel contesto dell’occupazione “un terreno di sperimentazione per lo sviluppo di prodotti e tecnologie.”

Who Profits” afferma che l’estensione delle tecnologie militari alle industrie civili “rafforza ulteriormente l’interesse personale di imprese private nella perpetuazione dello status quo.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)