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Palestinese colpito ed arrestato dopo aver ucciso 3 israeliani in un attacco all’arma bianca in una colonia

Ma’an News

21 luglio 2017

Betlemme (Ma’an) – Un palestinese è stato colpito e, a quanto riferito, versa in condizioni non gravi dopo aver fatto irruzione in una casa di una colonia israeliana illegale nel centro della Cisgiordania occupata ed aver compiuto venerdì sera, secondo l’esercito israeliano, un attacco all’arma bianca che ha causato la morte di tre israeliani e un ferito.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che un aggressore è entrato in una casa della colonia illegale di Halamish, nota anche come Neve Tzuf ed ha accoltellato quattro israeliani.

Due sono morti poco dopo in seguito alle ferite ed altri due sono stati portati in ospedale in gravi condizioni. Di un terzo è stata confermata la morte.

Il portavoce ha detto che l’assalitore è stato colpito. E’ stato identificato dai media israeliani come Omar al-Abed, tra i 19 e 20 anni, del vicino villaggio di Kobar, nella parte settentrionale del distretto di Ramallah.

Secondo il sito israeliano di notizie Ynet, un settantenne, suo figlio e sua figlia, sui trent’anni, sono stati uccisi e la loro madre di 68 anni è rimasta gravemente ferita.

Secondo quanto riportato, quando l’aggressore ha fatto irruzione nella casa i quattro stavano cenando per lo Shabbat con circa 10 membri della loro famiglia. Alcuni sono riusciti a nascondersi in un’altra stanza, a chiamare la polizia e urlare per chiedere aiuto. Secondo Ynet un vicino, soldato dell’esercito israeliano, avrebbe sentito del trambusto, sarebbe arrivato sul posto ed avrebbe sparato ferendo in modo non grave l’assalitore.

Secondo i media israeliani, prima di mettere in atto l’attacco, al-Abed ha scritto su Facebook: “Ho molti sogni e credo che si realizzeranno, amo la vita e rendere felici gli altri, ma cos’è la mia vita quando loro (Israele) uccidono donne e bambini e profanano la nostra Al-Aqsa?”

L’attacco mortale ha avuto luogo dopo che tre palestinesi sono stati uccisi – due dei quali dalla polizia israeliana ed uno, a quanto riportato, da un colono israeliano – quando, venerdì mattina, a Gerusalemme massicce manifestazioni di disobbedienza civile sono degenerate in violenti scontri.

Altre centinaia di palestinesi disarmati sono stati feriti dalle forze israeliane nel corso di proteste nei territori occupati contro le nuove misure per la sicurezza nel complesso della moschea di Al-Aqsa nella Città Vecchia di Gerusalemme occupata, imposte in seguito alla sparatoria mortale della scorsa settimana nel luogo sacro, con un bilancio di tre aggressori palestinesi e due poliziotti israeliani uccisi.

I palestinesi hanno visto le misure ad Al-Aqsa come l’ennesimo esempio del fatto che le autorità israeliane utilizzano le violenze e le tensioni tra israeliani e palestinesi come mezzo per accentuare il controllo su importanti luoghi nei territori palestinesi occupati e per normalizzare crescenti misure che prendono di mira i palestinesi da parte delle forze israeliane.

Secondo informazioni, in risposta all’attacco alla colonia il portavoce di Hamas Husam Badran avrebbe detto: “Continueremo a lottare contro l’occupazione in ogni punto di frizione per appoggiare Al-Aqsa.”

In seguito all’incidente, un notevole numero di forze israeliane ha fatto un’incursione a Kobar ed ha imposto la chiusura del villaggio, consentendo l’uscita o l’entrata al villaggio solo a “casi umanitari” – una tipica risposta dell’esercito israeliano ad attacchi mortali contro israeliani, che viene regolarmente denunciata dai gruppi per i diritti umani come una punizione collettiva messa in atto contro palestinesi innocenti.

Il quotidiano israeliano “Haaretz” ha informato che durante la notte forze israeliane hanno fatto irruzione nella casa di al-Abed ed hanno arrestato suo fratello, iniziando i preparativi per la demolizione della casa.

L’esercito israeliano avrebbe anche arrestato un palestinese disarmato “sospetto” nei pressi di Halamish, secondo quanto riferito da Ynet, che afferma che l’esercito israeliano stava verificando se fosse in qualche modo coinvolto nell’incidente.

Si prevede che ulteriori truppe verranno schierate nella Cisgiordania occupata.

(traduzione di Amedeo Rossi)




Rapporto OCHA periodo 13 – 19 giugno 2017 (una settimana)

Il 19 giugno, l’Azienda Elettrica israeliana ha iniziato a ridurre la sua fornitura di energia elettrica alla Striscia di Gaza; in alcune zone le interruzioni di energia elettrica sono passate da 19-20 ore/giorno a 20-21 ore/giorno.

Ciò in seguito alla decisione del governo palestinese della Cisgiordania di ridurre del 30% i pagamenti dovuti ad Israele per la fornitura di energia. In una dichiarazione emessa il 14 giugno, Robert Piper, Coordinatore Umanitario dell’ONU nei Territori palestinesi occupati (oPt), ha avvertito delle “conseguenze disastrose” che tali decisioni avranno sulle condizioni di vita dei quasi due milioni di residenti di Gaza.

Il 16 giugno, nei pressi della Città Vecchia di Gerusalemme Est, nel corso di una aggressione con coltello ed arma da fuoco, è stata pugnalata ed uccisa una donna, ufficiale della polizia israeliana di frontiera; i tre aggressori palestinesi, tra i 18 e i 19 anni, sono stati colpiti e uccisi sul posto. I loro corpi sono trattenuti dalle autorità israeliane. Nello stesso contesto sono stati feriti altri tre palestinesi ed un poliziotto israeliano. Nickolay Mladenov, Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, ha duramente condannato l’attacco. Quest’ultima aggressione ha portato a sei il numero di israeliani uccisi da palestinesi dall’inizio del 2017: tutti appartenenti alle forze di sicurezza. Il numero di aggressori e sospetti aggressori palestinesi uccisi nello stesso periodo è giunto a 13, di cui quattro minori.

A seguito dell’attacco di cui sopra, le forze israeliane hanno fatto irruzione a Deir Abu Mash’al (Ramallah), località dalla quale provenivano ​​gli autori dell’aggressione ed hanno bloccato tutti gli ingressi del villaggio. L’irruzione israeliana ha innescato scontri con giovani del villaggio, con conseguente ferimento di cinque palestinesi e la confisca di veicoli e documenti. Al momento della chiusura del presente rapporto, ai residenti (circa 4.500) era ancora proibita l’uscita dal villaggio, ad eccezione dei casi umanitari preventivamente concordati; rientrano fra questi gli studenti e gli insegnanti impegnati in esami di immatricolazione [il cui superamento consente l’immatricolazione ai corsi del livello successivo] che si svolgono in villaggi vicini. Viene riferito che le autorità israeliane hanno effettuato sopralluoghi e rilievi riguardanti le case di famiglia degli aggressori, in previsione della loro demolizione punitiva.

Sempre in relazione allo stesso attacco, le autorità israeliane hanno revocato circa 200.000 permessi di ingresso per le visite familiari in Israele; erano stati rilasciati, in occasione del mese di Ramadan, a palestinesi in possesso di carte di identità della Cisgiordania. Tuttavia, secondo quanto riferito, verranno mantenuti sia i permessi rilasciati per accedere a Gerusalemme Est per le preghiere del venerdì durante il Ramadan, sia la temporanea esenzione dal relativo obbligo di autorizzazione, concessa ai maschi di età superiore ai 45 anni e alle femmine di tutte le età.

Sempre il 16 giugno, per ragioni non specificate, le autorità israeliane hanno chiuso gli ingressi principali ai villaggi di Beit Tammar, Jannatah e Marah Rabah nel governatorato di Betlemme. Al momento della chiusura del presente rapporto circa 18.500 palestinesi sono ancora costretti a lunghe deviazioni che rendono difficile l’accesso ai servizi e ai luoghi di lavoro.

Gli scontri con le forze israeliane nei Territori occupati hanno causato il ferimento di 67 palestinesi, tra cui nove minori, e di tre poliziotti israeliani. Gli scontri più estesi si sono verificati il ​​18 giugno a Gerusalemme Est, nel complesso di Haram Al Sharif / Monte del Tempio, dopo che la polizia israeliana aveva fatto irruzione nel sito, causando il ferimento di 22 palestinesi e di tre israeliani. Altri 17 feriti sono stati registrati nella Striscia di Gaza, durante la protesta settimanale presso la recinzione perimetrale. Ancora scontri, con feriti, si sono verificati durante una dimostrazione a Kafr Qaddum (Qalqiliya), durante operazioni di ricerca-arresto in Al Bireh (Ramallah), Silwan (Gerusalemme Est) e nel corso della già citata operazione a Deir Abu Mash’al (Ramallah). Tredici dei ferimenti di questa settimana sono stati procurati da armi da fuoco; i restanti da proiettili di gomma, aggressioni fisiche e inalazioni di gas lacrimogeno, tali da richiedere trattamento medico.

Nella striscia di Gaza, oltre ai suddetti scontri, in 17 occasioni durante la settimana, le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso palestinesi presenti nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) in terra e in mare, senza provocare feriti. In uno degli episodi, una barca da pesca è stata danneggiata.

In Cisgiordania diversi episodi di lancio di pietre contro veicoli, sia da parte palestinese che da parte di coloni israeliani, hanno provocato il ferimento di una donna israeliana e danni ad almeno quattro veicoli israeliani e a tre veicoli palestinesi. Il 17 giugno, vicino allo raccordo stradale di Gush Etzion (Hebron), un colono israeliano è stato fisicamente aggredito e ferito da un palestinese, secondo quanto riferito, in un tentativo di aggressione con coltello.

Secondo fonti ufficiali israeliane, per le preghiere del terzo venerdì del Ramadan (16 giugno), circa 95.000 palestinesi della Cisgiordania sono stati ammessi in Gerusalemme Est attraverso checkpoint prefissati. Ciò è da attribuire, come menzionato in precedenza, principalmente alla temporanea sospensione dell’obbligo di permesso per i titolari di documenti di identità rilasciati dalla Cisgiordania. Inoltre, a circa 100 palestinesi di Gaza sopra i 55 anni è stato concesso di entrare a Gerusalemme Est per le preghiere del venerdì, e ad altri 300 durante i giorni feriali.

Il Valico di Rafah, controllato dall’Egitto, è stato tenuto chiuso in entrambe le direzioni durante l’intero periodo di riferimento. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 20.000 persone, tra cui casi umanitari, sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah. Il valico è stato ultimamente aperto eccezionalmente il 9 maggio, portando a 16 il numero di giorni di apertura nel 2017.

Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento di questo Rapporto)

Secondo l’Azienda di Distribuzione Elettrica di Gaza, dal 19 al 22 giugno, Israele ha ridotto progressivamente la sua fornitura di energia elettrica alla Striscia di Gaza da 120 a 72 megawatt (MW). Questa riduzione è stata compensata dalla ripresa parziale dell’attività della Centrale Elettrica di Gaza (55 MW) che ha consentito di mantenere l’erogazione di energia per circa quattro ore al giorno; la Centrale era stata chiusa il 17 aprile. L’impianto è stato in grado di riprendere le attività perché l’Egitto ha aperto il valico di Rafah per due giorni consecutivi, consentendo l’ingresso di combustibile industriale.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Traduzione a cura di “Associazione per la pace – gruppo di Rivoli”