Rapporto OCHA del periodo 7 – 20 settembre 2021

Un palestinese è stato ucciso ed altri due sono stati feriti nel corso di aggressioni o tentate aggressioni rivolte a membri di forze e civili israeliani

[seguono dettagli]. Il 10 settembre, nella Città Vecchia di Gerusalemme, un palestinese 50enne ha cercato di accoltellare un poliziotto ed è stato colpito dalle forze israeliane; il giorno stesso è morto per le ferite riportate. Il 13 settembre, a Gerusalemme Ovest, un 17enne palestinese ha accoltellato due civili israeliani; è stato poi colpito da un poliziotto israeliano e ricoverato in ospedale in condizioni critiche. Lo stesso giorno, all’incrocio di Gush Etzion (Betlemme), un altro palestinese di 27 anni ha cercato di accoltellare un soldato ed è stato ferito ed arrestato dalle forze israeliane.

In Cisgiordania complessivamente, le forze israeliane hanno ferito 568 palestinesi, inclusi 73 minori [seguono dettagli]. Di questi, 320 sono rimasti feriti durante le ininterrotte proteste contro le attività di insediamento [colonico] nel governatorato di Nablus; il totale [568] include i feriti vicino ai villaggi di Beita (290 persone) e Beit Dajan (30). Altri 183 palestinesi sono rimasti feriti nelle proteste tenute in solidarietà con i sei palestinesi fuggiti da una prigione israeliana il 6 settembre (tutti sono stati catturati). I restanti feriti sono stati registrati nel governatorato di Hebron, in episodi in cui i palestinesi hanno lanciato pietre e le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni, proiettili di gomma e proiettili veri. Nel complesso, sei dei palestinesi feriti sono stati colpiti da proiettili veri, 138 sono stati colpiti da proiettili di gomma, tre sono stati aggrediti fisicamente o colpiti da un candelotto di gas lacrimogeno; i rimanenti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeno. Oltre alle 568 persone ferite direttamente dalle forze israeliane, 46 palestinesi sono rimasti feriti nelle città di Beita e Nablus, mentre fuggivano dalle forze israeliane o in circostanze che non è stato possibile verificare.

Dei suddetti feriti, oltre 55, fra studenti e insegnanti, sono stati raggiunti da gas lacrimogeni lanciati dalle forze israeliane in sei scuole [seguono dettagli]. Nella zona H2 della città di Hebron, secondo quanto riferito, studenti palestinesi hanno lanciato pietre contro le forze israeliane e queste hanno sparato lacrimogeni dentro un vicino complesso scolastico; 6 studenti e 46 insegnanti sono stati curati per l’inalazione di gas lacrimogeni e tre edifici scolastici sono stati evacuati a causa dell’intensità del gas. In un altro caso di scontri, segnalati nella città di Anata (Gerusalemme), le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni anche nei cortili di una scuola: due ragazze e un’insegnante sono state portate in ospedale e per oltre 500 alunni le lezioni sono state sospese per il resto della giornata.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 90 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 99 palestinesi. La maggior parte delle operazioni si è svolta nei governatorati di Hebron e Betlemme.

A Gaza, in quattro occasioni, gruppi armati palestinesi hanno lanciato razzi contro Israele; le forze israeliane hanno effettuato attacchi aerei, prendendo di mira le postazioni di gruppi armati e campi aperti. I razzi sono stati intercettati dall’esercito israeliano, ma quattro israeliani, tra cui un minore, sono rimasti feriti mentre correvano verso i rifugi. Gli attacchi aerei [su Gaza] hanno danneggiato una casa, un’azienda agricola e postazioni di gruppi armati.

In almeno 12 occasioni, vicino alla recinzione perimetrale e al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, apparentemente per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso loro imposte: non sono stati segnalati feriti. Bulldozer militari israeliani hanno condotto un’operazione di spianatura del terreno all’interno di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale, nell’area di Beit Lahiya.

Durante il periodo in esame, in Cisgiordania, non sono state segnalate demolizioni; ad eccezione di due strutture in Gerusalemme Est, che sono state demolite dagli stessi proprietari per evitare di pagare multe. Ad Hammamat al Maleh (Tubas), le forze israeliane hanno emesso un ordine di sospensione dei lavori per una scuola finanziata da donatori e frequentata da 50 alunni.

In Cisgiordania coloni israeliani hanno ferito un ragazzo palestinese; inoltre, persone note o ritenute coloni hanno vandalizzato alberi e danneggiato case e veicoli [seguono dettagli]. Il ragazzo, 16enne, è stato aggredito fisicamente nella zona H2 di Hebron. Sempre in H2, in episodi separati, coloni hanno abbattuto le recinzioni che circondavano una casa ed hanno rubato 12 viti appena piantate e una pompa dell’acqua. Secondo fonti locali, ad Ash Shuyukh (Hebron), Kisan (Betlemme) e Sinjil (Ramallah) sono stati vandalizzati circa 100 alberi e alberelli. Nel villaggio di Burin (Nablus) e nel quartiere di Silwan a Gerusalemme Est, coloni hanno lanciato pietre contro case e veicoli, causando danni. Ancora in area H2 di Hebron, coloni israeliani hanno lanciato pietre contro le case e, in un caso, hanno sparato a un palestinese; non sono stati segnalati feriti. Il 17 settembre, a Gerusalemme Ovest, civili israeliani hanno accoltellato un palestinese autista di autobus (non incluso nel conteggio sopra).

Nei governatorati di Gerusalemme e Betlemme, persone note o ritenute palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani, ferendo due coloni. Secondo fonti israeliane, in Cisgiordania il lancio di pietre ha danneggiato 25 auto israeliane.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA del periodo 27 luglio – 9 agosto 2021

Le forze israeliane hanno sparato ed hanno ucciso quattro palestinesi, tra cui un 11enne

[seguono dettagli]. Il 27 luglio, un palestinese è stato ucciso a Beita, mentre non c’erano scontri in corso. Secondo l’esercito israeliano, l’uomo stava camminando in direzione dei soldati tenendo in mano una spranga di ferro e non si era fermato dopo i colpi di “avvertimento” sparati dai soldati. Fonti palestinesi riferiscono che l’uomo era un dipendente comunale che stava riparando la rete idrica e che la spranga di ferro era, in realtà, una chiave inglese. Il giorno dopo, un ragazzo di undici anni è stato ucciso a Beit Ummar. Era su un’auto che si stava allontanando lentamente dai soldati quando alcuni di loro hanno iniziato a rincorrere il veicolo sparando. Secondo l’esercito israeliano, l’uomo alla guida non aveva rispettato l’alt e i soldati hanno preso di mira le ruote. Al suo funerale, tenutosi il 29 luglio, in segno di protesta per la sua uccisione, i palestinesi hanno lanciato pietre e le forze israeliane hanno aperto il fuoco, uccidendo un altro palestinese. Allo stesso modo, il 6 agosto, a Beita, durante una manifestazione, palestinesi hanno lanciato pietre contro le forze israeliane, che hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni, uccidendo ancora un altro palestinese. In Cisgiordania, da inizio anno ad oggi, sono stati uccisi dalle forze israeliane un totale di 50 palestinesi; tutti con proiettili veri.

In Cisgiordania, complessivamente, le forze israeliane hanno ferito 764 palestinesi [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti è stata colpita durante manifestazioni nel corso delle quali i palestinesi hanno lanciato pietre contro soldati israeliani, che hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Del totale dei feriti [764], 586 persone sono rimaste ferite a Beita, durante le proteste contro gli insediamenti [colonici israeliani] e 10 a Beit Dajan (entrambi in Nablus). Altri 107 sono rimasti feriti durante le proteste ai funerali del ragazzo undicenne ucciso a Beit Ummar, mentre 53 palestinesi sono rimasti feriti durante proteste contro le demolizioni nel villaggio di Sa’ir (Hebron). Una donna che, secondo l’esercito israeliano, ha tentato di accoltellare un soldato, è stata uccisa al checkpoint di Huwwara (Nablus). Del totale di feriti, 16 sono stati colpiti con proiettili veri, 141 con proiettili di gomma e i rimanenti sono stati curati principalmente per inalazione di gas lacrimogeno. Oltre ai 764 feriti direttamente dalle forze israeliane, 95 sono rimasti feriti a Beita mentre fuggivano dalle forze israeliane o in circostanze che non hanno potuto essere verificate.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 92 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 115 palestinesi, tra cui 11 minori. La maggior parte delle operazioni è stata svolta nel governatorato di Gerusalemme (30) e nel governatorato di Hebron (17).

Il 6 agosto, gruppi armati palestinesi di Gaza hanno lanciato palloni incendiari che, secondo i media israeliani, hanno provocato quattro incendi in Israele. Il 7 agosto, le forze aeree israeliane hanno effettuato attacchi aerei su Gaza, a quanto riferito, prendendo di mira basi militari.

Ancora a Gaza, vicino alla recinzione perimetrale e al largo della costa, in almeno dieci occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [imposte ai palestinesi]. In un caso, le forze navali israeliane hanno trattenuto due pescatori per sei ore e hanno sequestrato la loro barca, successivamente restituita. Almeno due volte, bulldozer militari israeliani hanno condotto operazioni di spianatura del terreno all’interno di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale.

In Cisgiordania, a causa della mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato o costretto a autodemolire 57 strutture di proprietà palestinese, sfollando 97 persone, tra cui 67 minori, ed incidendo sui mezzi di sussistenza di altre 240 [seguono dettagli]. Di queste [57] strutture, 17 sono state sequestrate nella Comunità beduina di Ibziq, nella Valle del Giordano, provocando lo sfollamento di 27 [delle 97] persone, tra cui 19 [dei 67] minori. Altre 28 persone, tra cui 21 minori, sono state sfollate a seguito della demolizione, da parte delle autorità israeliane, di sei strutture in Al Mu’arrajat Centro (Ramallah). A Gerusalemme Est sono state demolite dodici strutture, di cui cinque di sussistenza, nel quartiere di Dahiyet al Bareed.

In Cisgiordania, coloni israeliani, o ritenuti tali, hanno vandalizzato almeno 40 alberi di proprietà palestinese e cinque veicoli. Gli alberi sono stati danneggiati ad Ar Rakeez (Hebron) e Al Jab’a (Betlemme), e i veicoli a Sarra (Nablus), Kafr Ra’i (Jenin) e Tayasir (Tubas).

Palestinesi, o persone ritenute tali, hanno lanciato pietre e ferito tre coloni israeliani. Inoltre, secondo fonti israeliane, il lancio di pietre ha danneggiato almeno 11 auto con targa israeliana.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

L’11 agosto, un palestinese è morto per le ferite riportate il 3 agosto, a Jenin, dove era stato colpito dalle forze israeliane durante un’operazione di ricerca-arresto. Secondo fonti locali, i palestinesi avevano impiegato proiettili veri, avevano lanciato pietre e ordigni esplosivi, e le forze israeliane avevano sparato proiettili veri e gas lacrimogeni, colpendo e ferendo almeno sei palestinesi, compreso quello che è poi morto per le ferite riportate.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

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Rapporto OCHA del periodo 19 gennaio – 1 febbraio 2021

Secondo quanto riferito, due palestinesi hanno tentato di accoltellare militari israeliani, ma sono stati colpiti con armi da fuoco ed uccisi

[seguono dettagli]. Secondo fonti israeliane, il 26 gennaio, nei pressi dell’insediamento di Ariel (Salfit), un 17enne palestinese è stato ucciso dopo aver tentato di accoltellare una soldatessa israeliana: mentre per i media palestinesi non si tratterebbe di un tentativo di accoltellamento, i media israeliani hanno segnalato che la soldatessa ha dovuto essere curata per lievi ferite. Il 31 gennaio, vicino all’insediamento [colonico] di Gush Etzion (Betlemme), un 36enne palestinese si è avvicinato di corsa a soldati israeliani, tenendo in mano, a quanto riferito, un’arma improvvisata: è stato colpito ed ucciso.

In Cisgiordania, in scontri con le forze israeliane, sono rimasti feriti 25 palestinesi [seguono dettagli]. Sedici di questi feriti si sono avuti nel villaggio di Deir Abu Mash’al (Ramallah), durante un’operazione di ricerca-arresto che ha fatto seguito al ferimento di una 15enne, causato dal lancio di pietre contro veicoli israeliani (vedi ultimo paragrafo). Altri due feriti sono stati segnalati nelle città di Qalqiliya e Tubas, sempre nel contesto di operazioni di ricerca-arresto, e un altro nel villaggio di Zeita (Tulkarm). I restanti sei ferimenti sono avvenuti durante proteste contro le attività di insediamento [colonico] vicino a Kafr Qaddum (Qalqiliya), Beit Dajan (Nablus) e Deir Jarir (Ramallah). Diciannove dei feriti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni, tre sono stati colpiti da proiettili di gomma, due sono stati aggrediti fisicamente ed uno è stato colpito da proiettile di arma da fuoco.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 159 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 177 palestinesi. Il maggior numero di operazioni (35) è stato registrato nel governatorato di Gerusalemme (prevalentemente a Gerusalemme Est), seguito dal governatorato di Hebron (26).

Il 19 gennaio, da Gaza è stato lanciato un razzo verso Israele; il razzo è caduto in un’area aperta. Successivamente, dalla recinzione perimetrale, le forze israeliane hanno sparato colpi di cannone, a quanto riferito, contro postazioni militari [palestinesi]; tuttavia, un proiettile ha colpito una casa palestinese nel Campo profughi di Al Maghazi, ferendo un uomo e provocando danni.

Vicino alla recinzione israeliana del perimetro di Gaza o in mare, al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento in almeno 18 occasioni, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [imposte ai palestinesi]: a nord di Beit Lahiya un palestinese è stato ferito. Al valico di Erez, le autorità israeliane hanno arrestato un uomo che accompagnava la moglie a Gerusalemme Est, per cure.

Il 23 gennaio, nella città di Beit Hanoun (Gaza), 47 persone, tra cui 19 minori e 15 donne, sono rimaste ferite a seguito di un’esplosione avvenuta all’interno di una casa. Secondo quanto riferito, la casa apparteneva a un membro di un gruppo armato palestinese e veniva usata per immagazzinare esplosivi. Diverse strutture civili sono state danneggiate, fra queste: 172 abitazioni, tre scuole, un ospedale ed una stazione di polizia. Secondo Shelter Cluster [Organismo internazionale di coordinamento di Agenzie che sostengono le persone colpite da catastrofi naturali e/o conflitti] oltre 1.000 persone hanno subìto conseguenze.

Il 1° febbraio, il valico di Rafah, controllato dall’Egitto, è stato ufficialmente aperto per quattro giorni in entrambe le direzioni. Nei due mesi precedenti era rimasto chiuso.

Citando la mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato 69 strutture di proprietà palestinese, sfollando 80 persone e creando ripercussioni su circa 600 [seguono dettagli]. Tutte le strutture demolite, tranne una, si trovavano nell’Area C della Cisgiordania. Quarantacinque strutture, circa il 70%, erano in quattro Comunità della Valle del Giordano. Una struttura [delle 69] è stata demolita nel villaggio di Al Walaja (Betlemme), all’interno della linea di confine (stabilita da Israele) del municipio di Gerusalemme.

Il 1° febbraio, a Humsa al Bqai’a (Valle del Giordano), sono stati confiscati 25 ripari residenziali e per animali, sfollando 55 persone, di cui 32 minori; la maggior parte delle strutture era stata fornita come assistenza umanitaria, in risposta a una demolizione di massa, subita dalla stessa Comunità, il 3 novembre 2020. Secondo quanto riferito, ai residenti sarebbe stato detto che le loro strutture confiscate sarebbero state restituite se, entro 24 ore, si fossero trasferiti a Ein Shebli. La maggior parte dei membri della Comunità colpita risiede in un’area chiusa, designata dalle autorità israeliane come “zona di tiro”, cioè destinata all’addestramento militare.

Altre demolizioni e confische sono state effettuate nella Cisgiordania meridionale [seguono dettagli]. Nella Comunità di Umm Qussa, situata in una zona di Hebron dichiarata [da Israele] “zona militare”, sono state demolite una moschea ed una cisterna per l’acqua; mentre una rete idrica è stata danneggiata ai sensi di un “Ordine militare 1797”, che consente la demolizione dopo 96 ore dall’emissione di un “ordine di rimozione”. Il danneggiamento della rete ha riguardato l’accesso all’acqua di 450 residenti. Sempre a Hebron, a Khashem ad Daraj, il 31 gennaio, cinque famiglie hanno ricevuto un ordine di sfratto temporaneo, con l’intimazione di lasciare la propria residenza per quattro giorni, per consentire esercitazioni militari israeliane.

Secondo il Ministero dell’Agricoltura palestinese, vicino alla città di Tubas, le autorità israeliane hanno sradicato e distrutto migliaia di alberi che erano stati piantati otto anni fa, come parte di un progetto supervisionato dallo stesso Ministero. Anche nell’area di Khallet an Nahla, a Betlemme, le autorità israeliane hanno devastato con bulldozer un migliaio alberi di una proprietà privata. Entrambi gli episodi si sono verificati sulla base del fatto che la terra [in questione] era stata dichiarata [da Israele] “terra di stato”.

Sette palestinesi sono stati feriti, mentre centinaia di alberi di proprietà palestinese ed un numero imprecisato di veicoli sono stati vandalizzati da autori, conosciuti o ritenuti, coloni israeliani [seguono dettagli]. Quattro dei feriti, tra cui un minore, sono stati colpiti con pietre o aggrediti fisicamente mentre transitavano sulla Strada 60, nel governatorato di Ramallah. Gli altri tre sono stati aggrediti fisicamente a Hebron, in separati scontri con coloni: uno presso la comunità di Khirbet at Tawamin, durante un sit-in di protesta; gli altri due a Dura, durante la spianatura di un terreno da parte di coloni, apparentemente intenzionati ad impossessarsene. Secondo varie fonti palestinesi, circa 450 ulivi e alberelli sono stati sradicati o abbattuti a Mantiqat Shi’b al Butum, Adh Dhahiriya e al Baq’a (Hebron), a Shufa (Tulkarm) e a Kafr ad Dik (Salfit). Gli abitanti di Kafr ad Dik, Sarta (Salfit) e dell’area di Ash Shuyukh (Hebron) hanno riferito di danni a recinzioni, strutture agricole e cancelli, oltre il furto di attrezzi agricoli. Diversi veicoli palestinesi sono stati colpiti da pietre e danneggiati; alcuni mentre viaggiavano vicino a Betlemme e Qalqiliya, altri nei villaggi di Kifl Haris e Yasuf (Salfit) dove, a quanto riferito, coloni hanno lanciato pietre contro auto e case.

Secondo fonti israeliane, cinque israeliani sono stati feriti da autori ritenuti palestinesi. Uno dei feriti, uno studente ultra ortodosso, è stato accoltellato e ferito leggermente fuori dalla Città Vecchia di Gerusalemme; gli altri quattro, inclusa una ragazza, sono stati colpiti da pietre vicino ai villaggi di Burin (Nablus) e Kifl Haris (Salfit), mentre transitavano su strade della Cisgiordania. Secondo quanto riferito, un totale di 26 veicoli israeliani sono stati danneggiati, prevalentemente colpiti da pietre.

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Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Il 3 febbraio, a Humsa al Bqai’a, le autorità israeliane hanno demolito o confiscato 21 strutture. Un’analoga operazione era stata effettuata nella stessa Comunità appena due giorni prima, il 1° febbraio [ultimo giorno del periodo considerato da questo Rapporto; vedere sopra, al paragrafo 9]. Le due operazioni militari israeliane [compiute il 1° ed il 3 febbraio], hanno complessivamente provocato lo sfollamento di 60 persone, di cui 35 minori.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

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L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.




Rapporto OCHA del periodo 8 – 21 settembre 2020

Nei governatorati di Jenin e Qalqiliya, in due episodi separati, le forze israeliane hanno lanciato granate assordanti e sparato contro lavoratori palestinesi che cercavano di entrare in Israele attraverso varchi aperti nella Barriera.

Nel primo episodio, avvenuto il 18 settembre, un uomo di 54 anni è morto di infarto mentre cercava di fuggire dalla zona; nel secondo caso, un uomo è stato ferito con arma da fuoco. Dallo scorso marzo, in seguito alla diffusione del COVID-19, gli attraversamenti non autorizzati di lavoratori, attraverso i varchi aperti nella Barriera, sono in aumento. Da allora, in questo contesto, le forze israeliane hanno ferito almeno 66 palestinesi, di cui 23 con armi da fuoco.

Complessivamente, in Cisgiordania, durante il periodo in esame, nove palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane [segue dettaglio]. Tre dei feriti sono minori (13, 14 e 16 anni), colpiti da proiettili di gomma sparati durante scontri nella città di Hebron e nel vicino Campo Profughi di Al Arrub. Le forze israeliane hanno condotto 161 operazioni di ricerca-arresto; due di queste, svolte nel villaggio di Kafr Dan (Jenin) e nella città di Tulkarm, hanno portato a scontri e al ferimento di due persone. Altri tre palestinesi sono rimasti feriti durante la protesta settimanale a Kafr Qaddum (Qalqiliya) e nel corso di un altro scontro verificatosi nella stessa area.

Il 15 settembre, un gruppo armato palestinese ha lanciato diversi razzi contro il sud di Israele, ferendo tre israeliani nella città di Ashdod. I lanci sono stati effettuati mentre, a Washington DC, venivano firmati gli accordi di normalizzazione tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Successivamente, l’aviazione israeliana ha effettuato molteplici attacchi aerei contro siti militari di Gaza, senza provocare feriti. Queste nuove ostilità sopraggiungono dopo gli accordi del 31 agosto, che avevano messo fine a tre settimane di ostilità intermittenti.

Nella Striscia di Gaza, presumibilmente per far rispettare ai palestinesi le restrizioni loro imposte sia sull’accesso alle aree adiacenti la recinzione perimetrale israeliana, sia al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento in almeno otto occasioni; non sono stati registrati feriti. In quattro occasioni, le forze israeliane sono entrate [nella Striscia di] Gaza ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale. Inoltre, al valico di Erez, le autorità israeliane hanno arrestato un paziente [palestinese] in viaggio per cure e, nei pressi della recinzione perimetrale, almeno altre cinque persone che, a quanto riferito, tentavano di infiltrarsi in Israele.

A Gaza, un uomo di 44 anni, intento a coltivare la propria terra, è stato ferito dall’esplosione di un residuato bellico (ERW). Dall’inizio del 2020, almeno due persone sono state uccise e altre cinque sono rimaste ferite da detonazioni di ordigni bellici.

Per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, ventidue strutture di proprietà palestinese sono state demolite o sequestrate, sfollando 50 palestinesi e diversamente riguardando circa 200 persone. Dodici delle demolizioni (di cui otto eseguite dai proprietari delle strutture) sono state registrate a Gerusalemme Est. Da queste [12] sono derivati tutti gli sfollamenti registrati in questo periodo [50]. Poco più della metà di tutte le demolizioni eseguite a Gerusalemme Est dall’inizio dell’anno a seguito di ordini di demolizione (134), sono state effettuate dai proprietari per evitare multe e commissioni più elevate. Le altre dieci strutture [delle 22] si trovavano in Area C. Cinque di queste sono state demolite ad At Taybe (Hebron) e Beit Sira (Ramallah), sulla base di “Ordini militari 1797”, che consentono le demolizioni entro 96 ore dall’emissione degli ordini medesimi. Il 10 settembre, il Coordinatore Umanitario [dell’ONU] ha espresso preoccupazione per il forte aumento delle demolizioni concomitante con l’inizio della pandemia ed ha invitato le autorità israeliane a porre immediatamente fine a questa pratica illegale.

In tre episodi diversi, circa 550 alberi di proprietà palestinese sono stati sradicati o vandalizzati in vario modo ad opera, secondo quanto riferito, di coloni israeliani. L’episodio più grave è avvenuto su un terreno coltivato da tre famiglie del villaggio di Biddya (Salfit), dove coloni sono intervenuti con una ruspa ed hanno distrutto 445 alberi da frutto, una struttura agricola, 1,7 km di muri in pietra e recinzioni in ferro. Secondo fonti israeliane, nonostante la mancanza di permessi di costruzione o approvazione ufficiale, i coloni rivendicano la proprietà della terra e intendono stabilirvi un nuovo insediamento. Gli altri due episodi si sono verificati in aree B e C, prossime al villaggio di As Sawiya (Nablus), dove circa 100 ulivi sono stati abbattuti o, in vario modo, vandalizzati. Dall’inizio dell’anno, quasi 5.000 alberi di proprietà palestinese, principalmente ulivi, sono stati distrutti o danneggiati. La stagione annuale della raccolta delle olive inizierà ufficialmente il 7 ottobre e, vicino agli insediamenti colonici e dietro la Barriera, si svolgerà con gravi restrizioni di accesso alla terra.

In Cisgiordania, secondo fonti israeliane, aggressori, ritenuti palestinesi, hanno aggredito fisicamente e ferito due israeliani, ed hanno rubato i loro veicoli. Secondo quanto riferito, altre sette auto israeliane, in transito sulle strade della Cisgiordania, hanno subito danni da lancio di pietre.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

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L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

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Rapporto OCHA del periodo 26 novembre – 9 dicembre 2019

Nella Striscia di Gaza, ad est di Khan Yunis, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo palestinese 16enne e ferendo altri otto palestinesi, tra cui sei minori.

L’episodio è avvenuto venerdì 29 novembre, quando un gruppo di giovani si è avvicinato alla recinzione perimetrale israeliana che circonda Gaza, scontrandosi con le forze israeliane. Secondo fonti israeliane, i giovani avevano bruciato pneumatici e lanciato pietre ed ordigni esplosivi contro i soldati israeliani.

Sempre nei pressi della recinzione perimetrale che circonda Gaza, altri 90 palestinesi, tra cui 36 minori, sono stati feriti dalle forze israeliane durante le dimostrazioni della “Grande Marcia del Ritorno” (GMR); queste sono riprese il 6 dicembre, dopo una pausa di tre settimane. Secondo il Ministero della Salute Palestinese di Gaza, quarantaquattro [dei 90] feriti sono stati ricoverati in ospedale. Fonti israeliane hanno riferito che, in diverse occasioni, i manifestanti si sono avvicinati alla recinzione ed hanno lanciato contro le forze israeliane ordigni esplosivi e bottiglie incendiarie; nessun israeliano è rimasto ferito. Dal 30 marzo 2018, data di inizio della GMR, durante le proteste le forze israeliane hanno ucciso 213 palestinesi (tra cui 47 minori).

Il cessate il fuoco, concordato a metà novembre, è stato generalmente rispettato ma, in alcune occasioni, le fazioni armate di Gaza hanno lanciato missili contro la regione meridionale di Israele che, a sua volta, ha effettuato attacchi aerei su Gaza, colpendo siti militari e aree aperte e provocando il ferimento di due palestinesi, tra cui una donna. Nelle città di Gaza e Rafah numerosi siti militari, case e strutture civili hanno subito danni. Il 29 novembre, un membro di un gruppo armato è deceduto in conseguenza delle ferite riportate durante l’ultimo confronto armato; sale quindi a 36 il numero di vittime palestinesi degli scontri del 12-14 novembre (nella cifra sono inclusi almeno 14 civili, di cui otto minori).

In almeno 13 occasioni, non riferibili a proteste e scontri, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento allo scopo di far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [imposte da Israele] sulle aree di Gaza adiacenti alla recinzione perimetrale ed al largo della costa. Non sono stati segnalati feriti. Vicino alla recinzione perimetrale le forze israeliane hanno arrestato due uomini; secondo quanto riferito, stavano tentando di entrare in Israele.

Il 30 novembre, nel villaggio di Beit ‘Awwa (Hebron), le forze israeliane hanno sparato e colpito mortalmente un giovane palestinese di 18 anni; secondo quanto riferito, aveva lanciato una bottiglia incendiaria contro una pattuglia militare israeliana; il cadavere è stato trattenuto dalle autorità israeliane. Durante lo stesso episodio sono stati arrestati altri due palestinesi, tra cui un minore.

In Cisgiordania, durante molteplici proteste e scontri, sono stati feriti dalle forze israeliane altri 181 palestinesi, tra cui almeno 18 minori. Oltre la metà dei [181] ferimenti è stata registrata il 26 novembre, durante le proteste contro una recente dichiarazione del Segretario di Stato americano, attestante la legalità degli insediamenti israeliani. Le proteste erano anche connesse alla morte di un prigioniero palestinese, malato di cancro e detenuto in un carcere israeliano, oltre che in solidarietà con i prigionieri palestinesi in sciopero della fame nelle carceri israeliane. Funzionari palestinesi hanno attribuito la morte del detenuto a negligenza medica. La maggior parte dei rimanenti ferimenti è stata registrata durante operazioni di ricerca-arresto, durante le ricorrenti dimostrazioni tenute nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya) contro le restrizioni di accesso, e nel corso di altri scontri scoppiati localmente. Di tutti i ferimenti, circa il 76% è da attribuire ad inalazione di gas lacrimogeni richiedenti cure mediche e il 19% a proiettili di gomma.

A Hebron City, le tensioni sono aumentate dopo che, il 1° dicembre, le autorità israeliane hanno annunciato la loro intenzione di abbattere un ex mercato palestinese, chiuso nel 1994 per ordine militare israeliano; l’area sarebbe destinata alla costruzione di un nuovo insediamento colonico israeliano. In risposta, il 9 dicembre, i palestinesi hanno messo in atto uno sciopero generale (negozi e scuole compresi) ed hanno effettuato una protesta cittadina che si è evoluta in scontri con le forze israeliane e conseguente ferimento di tre palestinesi. Per diverse ore l’accesso dei palestinesi all’area della città in cui si trovano gli insediamenti israeliani è stato soggetto a restrizioni. In tale area le politiche e le pratiche israeliane hanno comportato lo sfollamento forzato di palestinesi dalle loro case e un peggioramento delle condizioni di vita di coloro che vi rimangono.

Nel corso di 11 distinti episodi, oltre 800 alberi e 200 veicoli di proprietà palestinese sono stati vandalizzati; si ritiene ad opera di coloni israeliani. Non sono stati riportati ferimenti di palestinesi. In concomitanza con la fine della stagione dell’annuale raccolta delle olive, sono stati registrati danneggiamenti di alberi (soprattutto ulivi) nei villaggi di Sebastiya (Nablus), Al Khadr (Betlemme) e As Sawiya (Nablus). In quest’ultimo villaggio (attaccato due volte in tre giorni), coloni israeliani hanno installato una tenda vicino al terreno preso di mira. Dall’inizio del 2019, oltre 7.500 alberi di proprietà palestinese sono stati vandalizzati, secondo quanto riferito, da coloni israeliani. Il 9 dicembre, nel quartiere Shu’fat di Gerusalemme Est, aggressori hanno tagliato le gomme di 189 auto palestinesi ed hanno imbrattato i muri di diversi edifici con scritte, in ebraico, tipo “questo è il prezzo”. Altri veicoli sono stati vandalizzati o incendiati nei villaggi di Khallet Sakariya (Betlemme), Deir Ammar e At Tayba (entrambi a Ramallah).

Citando la mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito 22 strutture di proprietà palestinese in Area C ed una in Gerusalemme Est, sfollando 49 persone e creando ripercussioni su altre 800. La metà delle strutture demolite in Area C era stata precedentemente fornita come assistenza umanitaria. Quattro delle località, colpite dalla demolizione di dieci strutture, sono Comunità beduine palestinesi situate all’interno, o nel circondario, di un’area destinata [da Israele] all’espansione degli insediamenti colonici (piano “E1”); sono pertanto a rischio di trasferimento forzato. Altre otto delle strutture demolite erano localizzate in aree [da Israele] dichiarate chiuse e destinate all’addestramento militare israeliano (“zone per esercitazioni a fuoco”); oltre il 20% di tutte le strutture prese di mira finora nel 2019 erano situate in zone “per esercitazioni a fuoco”; esse coprono circa il 30% dell’area C.

Il 28 novembre, nel villaggio di Beit Kahil (Hebron), in Area B, [amministrazione palestinese e controllo militare israeliano] le forze israeliane hanno demolito “per punizione” quattro case e tre cisterne d’acqua, sfollando 15 persone, tra cui sei minori. Le strutture appartengono alle famiglie di quattro palestinesi accusati del rapimento e uccisione, nell’agosto 2019, di un soldato israeliano non in servizio. L’episodio ha innescato scontri con le forze israeliane: sei palestinesi, tra cui due minori, sono stati feriti. Finora, quest’anno, questo è il settimo caso di demolizione “punitiva” giustificato da “necessità di deterrenza”. Le demolizioni punitive sono illegali ai sensi del Diritto internazionale.

Secondo media israeliani, almeno sei veicoli israeliani sono stati colpiti con pietre e danneggiati da palestinesi. Gli episodi sono avvenuti su strade vicino ai villaggi di Tuqu’, Al Khader (entrambi a Betlemme), Beit Ummar (Hebron) e Huwwara (Nablus) e al Campo [profughi] di Al Aroub (Hebron).