25 membri del Congresso USA sottoscrivono una lettera a Blinken per sollecitarlo a condannare gli sfratti di Sheikh Jarrah

Ben Samuels

13 maggio 2021 Haaretz

Il rilevante numero di firmatari è segno che all’interno del Partito Democratico sta aumentando la contrarietà ai progetti di evacuazione.

Washington – Venticinque membri democratici della Camera dei Rappresentanti hanno sottoscritto una lettera al Segretario di Stato Antony Blinken chiedendogli di condannare pubblicamente il progetto di sfratto dei palestinesi dalle loro case nel quartiere di Gerusalemme Est Sheikh Jarrah situate su terreni rivendicati dai coloni israeliani, e di esercitare pressione diplomatica su Israele per evitare l’implementazione del progetto.

Il numero dei firmatari della lettera, fatta circolare per quasi una settimana dai rappresentanti Marie Newman e Mark Pocan, è decisamente più alto di quello previsto, ed è un segno che all’interno del Partito Democratico sta crescendo la contrarietà a quei progetti di evacuazione.

Le critiche dei Democratici arrivano mentre le tensioni in Israele hanno raggiunto un punto di rottura, e un numero senza precedenti di membri di diverse correnti del Partito esprime un inconsueto sostegno senza riserve per i palestinesi di Sheikh Jarrah, nonché critiche per il trattamento da parte di Israele dei manifestanti di Gerusalemme.

Newman e Pocan sono co-promotori di una proposta di legge presentata da Betty McCollum che specifica quali azioni non possano venire finanziate da Israele utilizzando denaro dei contribuenti USA, ed inoltre richiede controlli aggiuntivi sulle modalità di distribuzione degli aiuti. Il disegno di legge proibisce specificamente la distruzione delle proprietà dei palestinesi e McCollum dichiara che “i contributi USA destinati alla sicurezza di Israele dovrebbero promuovere la pace e non potranno mai essere impiegati per violare i diritti umani dei minori, demolire le case delle famiglie palestinesi, o per annettere in via permanente le terre palestinesi.”

Fra i firmatari della lettera compaiono altri co-promotori del disegno di legge McCollum, fra cui Pramila Jayapal, Betty McCollum, Rashida Tlaib, Raul Grijalva, Ilhan Omar, Alexandria Ocasio-Cortez, Andre Carson, Jesus “Chuy” Garcia, Cori Bush, Judy Chu, Ayanna Pressley, Bobby Rush e Eddie Bernice Johnson.

Ad essi si sono aggiunti diversi rappresentanti che non comparivano nel disegno di legge McCollum, fra cui Gerald Connolly, Jared Huffman, Peter Welch, Judy Chu, Alan Lowenthal, Veronica Escobar, Jackie Speier, Anna Eshoo, Chellie Pingree, Debbie Dingell e Hank Johnson.

“Le famiglie palestinesi hanno tutti i diritti di vivere in sicurezza all’interno delle proprie case. Ecco perché ho proposto ai miei colleghi di scrivere insieme al Dipartimento di Stato chiedendo l’immediata condanna di queste brutalità perpetrate dal governo israeliano contro le famiglie palestinesi a Gerusalemme Est. L’America deve difendere i diritti umani dovunque,” ha dichiarato Newman in un comunicato. La lettera afferma che “i progetti israeliani di demolire le case palestinesi di Al-Bustan [sobborgo a sud della moschea di al-Aqsa, Gerusalemme, ndtr.] e di cacciare i palestinesi dalle proprie case di Sheik Jarrah costituiscono un’evidente violazione della Quarta Convenzione di Ginevra [che protegge da atti di violenza e dall’arbitrio i civili che si trovano in mano nemica o in territorio occupato,ndtr]

Facendo riferimento ad un dissenso di lunga data da parte degli americani nei confronti delle demolizioni di case palestinesi a Gerusalemme Est, i legislatori chiedono che l’amministrazione Biden “invii immediatamente il più energico messaggio diplomatico a Israele affinché desista dai suoi progetti” e nel contempo ribadisca pubblicamente che rimane valida la posizione USA sulle demolizioni delle abitazioni in vigore dai tempi dell’amministrazione Nixon.

I parlamentari richiedono inoltre il sollecito riesame di precedenti richieste fatte dal Congresso al Dipartimento di Stato affinché questo indaghi se l’uso di armi statunitensi nella demolizione di case da parte di Israele violi la legge di controllo sull’esportazione di armi [AECA: Arms Export Control Act, 1976, ndtr] e aggiungono che l’ambasciata USA in Israele dovrebbe “inviare osservatori per documentare l’evacuazione forzata dei palestinesi da parte di Israele, comprese informazioni dettagliate sulle unità militari coinvolte in tali operazioni e sull’utilizzo di armi statunitensi, coerentemente ai controlli e rendicontazioni riguardanti la legge Leahy ed eventuali violazioni dell’AECA.

L’AECA dichiara che le armi statunitensi sono vendute esclusivamente per scopi di legittima difesa, mentre la Legge Leahy proibisce agli USA di finanziare l’equipaggiamento e l’addestramento di forze militari straniere sospettate di violazioni di diritti umani o di crimini di guerra.

(Traduzione dall’inglese di Stefania Fusero)




Israele deve scarcerare i minori palestinesi, afferma l’ONU

Tamara Nassar

12 maggio 2020 – Electronic Intifada

Dirigenti delle Nazioni Unite chiedono a Israele di scarcerare immediatamente tutti i minori palestinesi.

Persino in piena pandemia da nuovo coronavirus Israele ha imprigionato altri minori palestinesi.

A fine marzo erano rinchiusi nelle carceri israeliane circa 194 minori palestinesi. Attualmente sono più di 180.

Questo numero è superiore alla media mensile di minori detenuti nel 2019,” hanno affermato funzionari dell’ONU.

La gran maggioranza di questi minori non è stata incriminata per alcun reato, ma viene trattenuta in carcerazione preventiva.”

A causa della pandemia i processi a cui Israele assoggetta i palestinesi, compresi i minori, negli illegittimi tribunali militari sono stati sospesi.

La dichiarazione è firmata dal coordinatore umanitario dell’ONU Jamie McGoldrick, dalla rappresentante speciale dell’UNICEF in Palestina Geneviève Boutin e da James Heenan, capo dell’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza.

A rendere ancor più critica la situazione, Israele ha vietato quasi tutte le visite ai detenuti. Ciò significa che i minori non possono vedere i propri familiari o i propri avvocati, aggravando la loro sofferenza psicologica e negando loro consulenza legale.

I minori detenuti sono soggetti ad un rischio maggiore di contrarre il COVID-19, in quanto il distanziamento fisico e le altre misure di prevenzione sono spesso assenti o difficili da attuare”, hanno detto i funzionari dell’ONU.

Il modo migliore per garantire i diritti dei minori detenuti in presenza di una pericolosa pandemia, in qualunque Paese, è scarcerarli e stabilire una moratoria su nuovi ingressi in strutture detentive.”

Sostegno da una deputata

Israele detiene il discutibile primato di essere l’unico Paese al mondo che sottopone sistematicamente i minori – e solo quelli palestinesi – a tribunali militari.

Negli ultimi anni parlamentari USA hanno presentato una proposta di legge allo scopo di limitare tali abusi.

La deputata Betty McCollum ha proposto il disegno di legge HR 2407, che impedirebbe agli USA di finanziare enti militari israeliani che risultino coinvolti in soprusi verso minori palestinesi.

Sostengo la richiesta dell’UNICEF ad Israele di scarcerare tutti i minori palestinesi presenti nelle sue prigioni militari”, ha dichiarato McCollum lunedì.

La pandemia COVID-19 e i soprusi inflitti a questi minori giustificano il loro immediato rilascio.”

Attualmente la proposta di legge McCollum ha 23 firmatari.

Ignorare le richieste

La richiesta dell’ONU fa eco a quelle avanzate dalle associazioni per i diritti umani fin dall’inizio della pandemia.

Sia ‘Defense for Children International Palestine’ che l’associazione per i diritti dei prigionieri Addameer hanno chiesto ad Israele di scarcerare i minori palestinesi.

Israele ha ignorato queste richieste.

In aprile ha arrestato altri 18 minori.

In base alle statistiche stilate da Addameer, attualmente nelle carceri israeliane si trovano circa 4.700 palestinesi, 400 dei quali sono sottoposti alla cosiddetta detenzione amministrativa – senza imputazione né processo.

Molti dopo l’arresto sono posti da Israele in quarantena obbligatoria.

Alla fine di marzo Israele ha rilasciato un prigioniero palestinese dal carcere militare di Ofer e il giorno seguente è risultato positivo al test del nuovo coronavirus.

È da notare che Nour al-Deen Sarsour era stato nella sezione 14 del carcere, dove era detenuto insieme a decine di altri prigionieri, il che rende probabile che molti siano stati esposti al contagio.

Le forze di occupazione israeliane tengono rinchiusi i minori palestinesi nella vicina sezione 13.

Israele ha inoltre continuato a punire i detenuti palestinesi ponendone alcuni in isolamento e vietando ad altri di parlare con i propri familiari.

Ha ignorato i reiterati avvertimenti da parte di organizzazioni internazionali per i diritti umani secondo cui le autorità devono ridurre in modo significativo l’intera popolazione carceraria per contrastare la pandemia.

Ora più che mai i governi dovrebbero rilasciare tutte le persone detenute senza una sufficiente motivazione giuridica, inclusi i prigionieri politici ed altre persone incarcerate solo per aver espresso opinioni critiche o di dissenso,” ha dichiarato in marzo Michelle Bachelet, attuale alta commissaria dell’ONU per i diritti umani.

In aprile un prigioniero palestinese è morto in un carcere israeliano.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)