Soldato israelo-americano ha postato video che mostrano l’esplosione di case e moschee a Gaza

Alice Speri

3 agosto 2024 – The Guardian

I militari delle IDF hanno condiviso molti video sul loro comportamento a Gaza. Il soldato israelo-americano afferma che i suoi video sono stati “interpretati fuori contesto”.

Un israelo-americano schierato a Gaza con un’unità del genio militare delle forze armate israeliane ha postato in rete video che mostrano il fuoco indiscriminato contro un edificio distrutto e l’esplosione di case e di una moschea.

Uno dei video postati dall’uomo, Bram Settenbrino, e filmato dal punto di vista del tiratore, mostra decine di raffiche sparate contro le rovine di un edificio. Un altro video mostra quello che sembra essere il sistema di puntamento di un blindato che spara contro una moschea prima che sia rasa al suolo. Un altro raffigura l’esplosione di varie case mentre i soldati esultano.

Non è chiaro se Settembrino abbia filmato i video di persona o sia stato coinvolto negli atti che vi sono mostrati, ma le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e Settembrino non mettono in discussione l’autenticità dei video. Recentemente sono diventati virali su X, attirando l’accusa di mostrare “crimini di guerra”. In un messaggio al Guardian Settembino ha scritto che i video sono stati “interpretati fuori contesto”, ma si è rifiutato di approfondire. “Non ho commesso assolutamente alcun crimine di guerra,” ha aggiunto.

Dopo che il Guardian ha contattato Settembrino e la sua famiglia, suo padre ha pubblicato una risposta attraverso Arutz Sheva, un sito di notizie legato alla destra dei coloni, attribuita a suo figlio. “Il fuoco della mitragliatrice del video in questione erano spari di copertura in una zona priva di civili dopo che la mia squadra è stata attaccata da terroristi di Hamas da quell’area. La moschea che è stata fatta saltare in aria era stata utilizzata per ospitare terroristi armati e depositi di armi e usata come base per attaccare i soldati delle IDF.

Il padre del soldato ha affermato che suo figlio ha “inviato un video di auguri dedicando l’esplosione per festeggiare il nuovo matrimonio di un amico”, e che da quando i video hanno iniziato a circolare l’azienda di famiglia ha ricevuto minacce.

Durante i 10 mesi di guerra i soldati israeliani hanno condiviso molti video che li mostrano mentre si prendono gioco dei palestinesi a Gaza e distruggono proprietà palestinesi. Alcuni sono stati utilizzati come prove nella denuncia per genocidio contro Israele di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia. Dall’inizio della guerra le forze israeliane hanno ucciso più di 39.000 palestinesi, cacciato la maggior parte dei 2.3 milioni di abitanti di Gaza e distrutto più di metà delle strutture della Striscia.

Con migliaia di americani che prestano servizio nelle IDF, potenziali condotte scorrette documentate dagli stessi soldati sollevano questioni scomode per i politici USA riguardo alla loro volontà di applicare le leggi federali contro cittadini che partecipano a una guerra all’estero finanziata e appoggiata dal governo USA.

Le vastissime distruzioni delle proprietà, quando “non giustificate da necessità militari e messe in atto illecitamente e arbitrariamente” sono una violazione delle leggi internazionali che regolano i conflitti e in base alle leggi USA un crimine di guerra.

Gli USA hanno l’obbligo di garantire il rispetto delle convenzioni di Ginevra, una serie di trattati internazionali che regolano i conflitti armati, afferma Brian Finucane, un ex consulente legale del Dipartimento di Stato USA. “Se cittadini statunitensi stanno violando le convenzioni di Ginevra o commettendo crimini in Israele e Palestina ciò coinvolge gli obblighi degli USA,” dice, aggiungendo che in base alla legge federale sui crimini di guerra gli USA hanno l’autorità di perseguire i responsabili di crimini di guerra quando la vittima o il colpevole siano cittadini USA o quando gli autori di qualunque nazionalità siano si trovino sul suolo statunitense.

Le IDF non hanno risposto a domande riguardanti il perché la moschea e le case presenti nei video di Settembrino siano stati presi di mira, ma ha abitualmente sostenuto che gli edifici che ha distrutto venivano usati da combattenti di Hamas. In genere i corpi del genio militare piazzano esplosivi negli edifici che identificano come bersagli e li fanno esplodere da remoto, una demolizione più controllata che bombardandoli dall’aria o con un carrarmato.

Il video che mostra la distruzione della moschea è datato 10 dicembre, all’incirca quando l’unità di Settembrino era schierata nel nord della Striscia. In marzo le fonti ufficiali palestinesi hanno detto che nella Striscia le forze israeliane hanno distrutto in parte o totalmente più di 500 moschee.

Associazioni per i diritti umani hanno chiesto all’amministrazione Biden di indagare i crimini commessi a Gaza come potenziali violazioni delle leggi USA. Prima del viaggio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli USA la scorsa settimana il Center for Constitutional Rights [Centro per i Diritti Costituzionali, organizzazione giuridica progressista statunitense, ndt.] ha sollecitato il Dipartimento della Giustizia USA a indagare su di lui e altri responsabili di gravi crimini commessi a Gaza, “compresi eventuali cittadini USA e con doppia cittadinanza.”

Brad Parker, direttore associato di politica del CCR afferma: “Le leggi penali federali vietano e puniscono, tra gli altri gravi crimini internazionali, il genocidio, i crimini di guerra e la tortura:

Politici e funzionari governativi statunitensi che approvano o agevolano il continuo trasferimento di armi a Israele e singoli cittadini USA che attualmente prestano servizio militare attivo nell’esercito israeliano dovrebbero senza dubbio essere preoccupati della loro responsabilità penale individuale.”

Dall’inizio della guerra a Gaza i tentativi statunitensi di prendere seri provvedimenti nei confronti delle violenze contro i palestinesi si sono concentrati sulla Cisgiordania, dove i politici hanno sanzionato un pugno di coloni, congelando beni che possiedono negli USA e vietando a singoli o istituzioni americane di fare affari con loro. Mentre le sanzioni includono anche un divieto di viaggiare negli USA, ciò non si estende a chi ha cittadinanza statunitense. “Ma ci sono altri strumenti a disposizione del governo USA,” afferma Finucane, notando che i cittadini che commettono reati all’estero potrebbero essere perseguiti da tribunali statunitensi.

Un numero stimato di 60.000 cittadini USA vive in colonie della Cisgiordania. Molti sono profondamente ideologizzati, si ispirano a figure estremiste come Baruch Goldstein, nato a Brooklyn, che nel 1994 massacrò 29 palestinesi a Hebron, e il rabbino Meri Kahane, il cui partito venne dichiarato gruppo terroristico sia negli USA che in Israele. Il Dipartimento di Giustizia non ha risposto a domande riguardo a se stia prendendo in considerazione qualche azione contro i coloni che sono cittadini statunitensi.

Americani nelle IDF

Secondo il Washington Post un numero stimato di 23.380 cittadini USA presta servizio nelle forze armate israeliane, una cifra che le IDF non hanno confermato ma che probabilmente include sia americani che sono andati in Israele con l’intento di servire nell’esercito e soldati nati e cresciuti in Israele ma che hanno la doppia cittadinanza.

Un portavoce del Dipartimento di Stato USA non ha risposto alle domande riguardanti Settembrino e gli obblighi degli USA e ha rinviato al Dipartimento di Giustizia le domande relative alle azioni dei suoi cittadini a Gaza. “Continuiamo a sottolineare che le IDF devono rispettare le leggi umanitarie internazionali,” ha scritto il portavoce. Il Dipartimento di Giustizia non risponde alle ripetute richieste di fornire un commento.

Un portavoce delle IDF si è rifiutato di commentare specificatamente il caso di Settembrino, citando preoccupazioni relative alla privacy, ma in una dichiarazione ha affermato che “le IDF esaminano avvenimenti di questo tipo così come informazioni di video caricati sulle reti sociali e li gestiscono con controllo e misure disciplinari.” Il portavoce si è rifiutato di dire se le IDF disciplinano l’uso delle reti sociali, ma ha affermato di ricorrere alla polizia militare per un’inchiesta sui casi di sospetti comportamenti criminali.

Il portavoce del Dipartimento di Stato non è stato in grado di confermare il numero di americani che prestano servizio nelle IDF, in quanto i cittadini non sono tenuti a comunicare il fatto di prestare servizio militare presso il governo USA.

Fin dall’inizio della guerra Settembrino è stato schierato a Gaza con l’Handasah Kravit, il genio militare delle IDF. Capo scout cresciuto in New Jersey, è andato in Israele da adolescente, diventando uno dei circa 600.000 cittadini USA che vivono lì. Prima si è unito al corpo cinofilo israeliano, un gruppo di civili che addestra e utilizza cani per la ricerca e il salvataggio, e in seguito si è arruolato nelle IDF.

Secondo suo padre, Randy Settembrino, che ha scritto su suo figlio in editoriali per pubblicazioni israeliane ed ebraiche, lo scorso anno questi ha ricevuto dalla sua divisione un premio come “Ottimo Soldato dell’anno”.

Distruggere case è un’attività quotidiana”

I video di Settembrino sono stati diffusi per la prima volta in luglio da un importante account di X sotto il nome di Younis Tirawi, che mette in circolazione video postati da militari. I soldati israeliani hanno condiviso anche video di se stessi che scherzano con giocattoli per bambini e indumenti intimi femminili, bruciano aiuti alimentari per i palestinesi e rastrellano e bendano civili. Un altro video recentemente condiviso da Tirawi, e originariamente postato da un membro dell’unità di Settembrino, mostra la distruzione deliberata di un impianto idrico a Rafah.

Il video di un soldato delle IDF che immortala una grande esplosione a Gaza City mentre il soldato afferma che “il quartiere di Shuja’iyya è sparito… pace a Shuja’iyya,” è stato mostrato in gennaio davanti alla CIG come parte della causa per genocidio intentata dal Sudafrica contro Israele, e altri sono stati citati durante il processo.

Ora tra i soldati c’è la tendenza a filmarsi mentre commettono atrocità contro i civili a Gaza, nella forma di “snuff” video [filmati amatoriali che riprendono fatti realmente accaduti, contenenti scene di violenza che possono contemplare anche la morte dei protagonisti, ndt.],” ha detto alla corte l’avvocato sudafricano Tembeka Ngcukaitobi. Ha citato esempi di soldati che si riprendono mentre distruggono case e dichiarano la propria intenzione di “cancellare Gaza” o “distruggere Khan Younis”, prove potenziali di intenzioni genocide.

Raramente questi video hanno comportato delle conseguenze. Il portavoce delle IDF ha affermato che quando inchieste militari stabiliscono che “l’espressione o il comportamento dei soldati nelle immagini è inappropriato […] ciò viene trattato in modo conseguente,” ma non ha fornito esempi.

Il grande numero di questi video in rete dimostra che i comandi militari non stanno neppure cercando di sanzionare le truppe,” afferma Joel Carmel, membro dell’organizzazione di veterani israeliani Breaking the Silence.

Aggiunge: “Cosa più importante, la questione riguarda meno i video in sé e più quello che dicono riguardo al modo in cui combattiamo a Gaza. Distruggere case e luoghi di culto a Gaza è un’attività quotidiana per i soldati, è l’opposto dei colpi ‘chirurgici’ contro obiettivi accuratamente scelti che ci raccontano le IDF.”

Se gli USA perseguiranno i cittadini americani che combattono per Israele è tanto una questione politica quanto giudiziaria.

Il governo USA potrebbe perseguire quei cittadini USA se partecipano a crimini di guerra,” ha detto al Guardian Oona Hathaway, direttrice del Center for Global Legal Challenges [Centro per le Sfide Giuridiche Globali] della facoltà di Legge di Yale. “Tuttavia, per ovvi motivi, ciò è politicamente improbabile.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Palestina contro Biden: ‘La mia famiglia viene uccisa a mie spese. Il presidente Biden potrebbe porre fine a tutto ciò’

Amira Hass

29 gennaio 2024 – Haaretz

L’inaccettabile accostamento delle parole “genocidio,” “Israele” e “Gaza” è emerso venerdì non solo all’Aia, ma anche in un tribunale federale a Oakland, in California.

La pratica sulla scrivania del giudice cita come querelanti il ramo palestinese del movimento di base Defense for Children International, il gruppo palestinese per i diritti umani Al Haq, Laila El-Haddad, Omar al-Najjar, Wael al-Bahisi (residenti di Gaza) e altri, tutti rappresentati dal Center for Constitutional Rights. Gli imputati sono il presidente americano Joe Biden, il Segretario di Stato Antony Blinken e il Ministro della Difesa Lloyd Austin.

La causa intentata il 16 novembre contro i più alti livelli dell’amministrazione americana chiede al tribunale di ordinare agli Stati Uniti di cessare la vendita di armi a Israele e di smettere di sostenere il genocidio, come definito dai querelanti, fra cui cittadini palestinesi negli Stati Uniti con famiglie a Gaza. Poche ore dopo, quando il giudice americano presso la Corte Internazionale di Giustizia ha osservato che la popolazione civile a Gaza resta estremamente vulnerabile e che il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha detto che la guerra sarebbe continuata per molto tempo, un altro giudice americano, Jeffrey White, ha ascoltato i querelanti e i loro avvocati a Oakland.

Egli deve decidere se accogliere la posizione dell’amministrazione presentata dal procuratore Jean Lin, che chiede l’archiviazione immediata del caso perché sarebbe un caso politico e non legale. Al contrario, Katherine Gallagher, avvocatessa del Center for Constitutional Rights, ha sostenuto che vendere armi a Israele viola la Convenzione sul Genocidio del 1948 e la legge americana del 1988 per la prevenzione del genocidio (introdotta niente meno che dall’allora senatore Joe Biden, come si legge sul sito del Congresso statunitense).

Il giudice ha fatto capire di avere dei dubbi sulla sua competenza a pronunciarsi sul caso, esprimendo le sue riserve sull’uso della definizione di “genocidio.” Ma di sua iniziativa ha cominciato la seduta con una lunga descrizione delle sofferenze dei civili di Gaza per gli attacchi aerei israeliani dopo, ha sottolineato, l’attacco di Hamas del 7 ottobre.

Ha poi ascoltato attentamente i querelanti palestinesi che gli hanno parlato dei numerosi parenti uccisi o feriti in questi attacchi aerei, delle famiglie che stavano fuggendo dai bombardamenti, spostandosi da un rifugio all’altro e delle case distrutte. A un certo punto, sentendo la voce strozzata di Haddad, le ha offerto di fare una pausa. Non ne ho bisogno, ha risposto lei, ma ha accettato la sua offerta e bevuto un sorso d’acqua. È stato dopo aver detto al tribunale che i suoi bambini protestavano perché in questo periodo non si sta occupando abbastanza di loro.

Haddad, scrittrice e giornalista nata in Kuwait da genitori gazawi, si è trasferita a Gaza per alcuni anni per far crescere là il suo primogenito. Si è conquistata l’attenzione internazionale con la sua ricerca sulle tradizioni culinarie di Gaza, specialmente durante l’assedio israeliano.

Quando le è stato chiesto in tribunale del numero dei suoi familiari uccisi, per quanto ne sapesse lei, ha risposto: “Cinque da parte di mio padre, 84 da parte di mia madre, la famiglia al-Fara a Khan Yunis.” Sua zia paterna, una miniera di ricordi e ricette con cui aveva passato molto tempo quando aveva abitato a Gaza, è stata uccisa quando una bomba israeliana è caduta sulla sua casa nel quartiere di Sheikh Radwan.

In quell’attacco sono stati uccisi anche i cugini di Haddad: Houda, Wafa e Hani, e Vera, la moglie di suo cugino. Un cugino sopravvissuto, ha continuato Haddad, le ha raccontato di come avesse cercato di estrarre la famiglia dalle macerie. L’ha raccontato freddamente, con un leggero tremito nella voce. Ciò aveva significato raccogliere le parti smembrate di sua sorella e della metà del corpo di sua madre. Suo fratello è morto dissanguato fra le sue braccia, ha aggiunto.

Al-Najjar, un giovane dottore specializzando, ha parlato su Zoom da un ospedale a Rafah, dove al momento sta lavorando. È del villaggio di Khuza, ha detto, e il secondo giorno della guerra la sua famiglia è dovuta fuggire dagli attacchi aerei israeliani. Dalla TV israeliana sa che la sua casa e quella della sua famiglia sono state abbattute. Non esistono più. Ho perso dei professori e docenti che sono stati uccisi, ha continuato, quando l’università è stata bombardata. 

Ha parlato dei feriti e dei molti pazienti cronici che non possono essere curati perché non ci sono medicine, letti o personale. Ha detto della suocera di sua sorella, che si è sentita male durante un attacco aereo. È stato impossibile trasferirla in ospedale dalla zona di Muassi, dove erano fuggiti. È morta. Ha raccontato di una mamma che non ha potuto ricorrere a un parto cesareo quando programmato per mancanza di anestetici. il bambino è nato con una paralisi cerebrale. Ha raccontato al giudice, che ascoltava ogni singola parola, che la famiglia è originaria del villaggio di Salameh, vicino a Giaffa. “I miei nonni sono stati espulsi dai sionisti nel 1948,” ha concluso.

Alla fine di almeno cinque ore di udienza trasmessa in diretta e disponibile sul sito della Corte del tribunale, durante la quale sono state ascoltate entrambe le parti, il giudice ha detto che, per i fatti in questione e dal punto di vista giuridico, questo è stato il caso più difficile della sua intera carriera. Ha promesso di esaminarlo attentamente, con la stessa serietà con cui ha ascoltato Haddad dire: “La mia famiglia viene uccisa con i miei soldi. Il Presidente Biden potrebbe porre fine a tutto ciò con una sola telefonata.”

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)