I coloni approfittano della guerra di Gaza per lanciare pogrom in Cisgiordania

Yuval Abraham

13 ottobre 2023 – +972 Magazine

Coloni e soldati israeliani hanno ucciso 51 palestinesi [questo numero è in costante aumento, ndt.] in Cisgiordania la scorsa settimana, con due villaggi completamente spopolati dopo gli attacchi

Questo articolo è stato prodotto in collaborazione con Local Call e The Intercept.

Mentre il mondo si concentra sul massacro di Hamas nel sud di Israele e sul massiccio bombardamento israeliano della Striscia di Gaza, i coloni nella Cisgiordania occupata stanno approfittando del caos per attaccare ed espellere i palestinesi da una serie di piccoli villaggi.

Secondo il Ministero della Sanità palestinese a Ramallah da sabato soldati e coloni israeliani hanno ucciso 51 palestinesi in Cisgiordania. Almeno due villaggi, Al-Qanub e Wadi Al-Sik, sono stati completamente spopolati a causa delle violenze dei coloni israeliani.

Un palestinese di At-Tuwani, villaggio nella regione di Masafer Yatta sulle colline a sud di Hebron, è in condizioni critiche dopo che un colono, accompagnato da un soldato israeliano, ha invaso la comunità venerdì e gli ha sparato a bruciapelo. L’attacco è stato documentato dall’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem.

I soldati israeliani stanno istituendo nuovi posti di blocco per bloccare i movimenti degli abitanti dei villaggi palestinesi. Giovedì sera, vicino a Yabrud, a nord-est di Ramallah i soldati hanno sparato contro un veicolo che trasportava una famiglia palestinese, secondo i membri della famiglia. Randa Abdullah Abdul Aziz Ajaj, 37 anni, è stata uccisa e suo figlio, Ismail Ajaj, è stato colpito a un piede e a una spalla. A bordo del veicolo c’erano anche il marito e un altro bambino, ma non sono rimasti feriti. Un portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che i soldati hanno aperto il fuoco perché l’auto “guidava all’impazzata” e i soldati si sentivano minacciati.

In tutta la Cisgiordania gli abitanti palestinesi stanno assistendo a una crescente presenza di coloni armati intorno ai loro villaggi, a più blocchi stradali militari e a restrizioni di movimento più severe. Un residente del villaggio di Qaryut ha riferito: “In questo momento viviamo effettivamente sotto assedio. La maggior parte dei villaggi in Cisgiordania sono chiusi da cumuli di terra ed è impossibile uscirne”. “Ci sono coloni ovunque. Ogni volta che ci avviciniamo alle case vicine a un insediamento ci sparano. Stanno approfittando della situazione della sicurezza a Gaza per vendicarsi sulla Cisgiordania. Perché nessuno ora fa attenzione alla Cisgiordania”.

Mercoledì, nel villaggio di Qusra vicino a Nablus, tre palestinesi – Moa’th Odeh, Musab Abu Rida e Obida Abu Sarur – sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, mentre una bambina di 6 anni è stata ferita alla parte superiore del corpo. Non è chiaro chi abbia aperto il fuoco su di loro. Secondo tre testimoni oculari e il personale medico che ha curato i feriti sul posto l’attacco è iniziato con coloni mascherati che sparavano contro le case del villaggio. Le riprese video mostrano sei uomini mascherati, armati di pistole e fucili M-16, che aprono il fuoco all’interno del villaggio. Più tardi quello stesso giorno, secondo testimoni oculari, anche un altro abitante, Hassan Abu Sarur, 13 anni, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco quando i soldati sono entrati dopo che i coloni si erano ritirati dal villaggio.

I media palestinesi hanno riferito giovedì che i coloni hanno attaccato i funerali dei quattro residenti di Qusra che erano stati uccisi il giorno prima. Secondo il Ministero della Sanità palestinese i coloni hanno ucciso a colpi di arma da fuoco padre e figlio, Ibrahim e Ahmed Wadi.

Nei due giorni precedenti i coloni di Esh Kodesh e dell’area circostante avevano inviato messaggi di avvertimento agli abitanti di Qusra in cui minacciavano di vendicarsi in risposta all’assalto di Hamas nel sud di Israele. In una foto, inviata agli abitanti pochi giorni fa, si vede un gruppo di uomini mascherati con in mano serbatoi di carburante, una sega elettrica e asce, con una didascalia in ebraico e arabo: “A tutti i topi di fogna del villaggio Qusra, vi stiamo aspettando e non ci dispiacerà per voi. Il giorno della vendetta sta arrivando”.

Secondo un abitante di Qusra, che ha chiesto di essere identificato solo con il suo nome, Abed, “Tutto è iniziato a mezzogiorno, quando 20 uomini mascherati hanno invaso il villaggio e hanno preso a sassate le case delle famiglie che vivevano ai margini del villaggio. Provenivano dall’avamposto di Esh Kodesh. Siamo corsi lì per far uscire le famiglie dalle loro case, perché i coloni hanno cercato di dare fuoco a una delle case. Dentro c’erano una madre, un padre e una ragazza. Mentre cercavamo di far uscire di casa la bambina, hanno iniziato a spararci addosso colpendo la bambina. Hanno ucciso tre persone”.

Secondo testimoni oculari, almeno 15 palestinesi sono rimasti feriti da colpi di arma da fuoco. Il personale medico che ha curato i feriti ha affermato che le condizioni di alcuni di loro erano critiche.

Bashar al-Kariyuti, un autista di ambulanza palestinese arrivato sul posto durante l’attacco ha riferito: “Ho evacuato una ragazza a cui hanno sparato; è rimasta ferita all’interno della sua casa e stava sanguinando, anche il padre della ragazza è stato colpito in faccia. Era impossibile riconoscerlo”.

Ahmed, un terzo testimone oculare dell’incidente che ha chiesto che il suo cognome fosse omesso per motivi di sicurezza, ha raccontato che i militari sono rimasti all’interno del loro posto di osservazione mentre i coloni aprivano il fuoco contro i residenti di Qusra. Ha affermato: “Mio cugino è stato colpito alla testa, mio fratello è stato colpito proprio all’ingresso di casa sua, poi i soldati hanno preso il [videoregistratore digitale] che registrava tutto; un’ora dopo l’evento sono entrati e hanno confiscato le telecamere. Sono sicuro che lo hanno fatto per cancellare le prove”.

Gli abitanti di Qusra hanno riferito che un piccolo numero di soldati ha accompagnato i coloni durante l’attacco. Secondo loro quando gli abitanti del villaggio hanno lanciato pietre contro i coloni per respingerli i soldati hanno sostenuto i coloni con le armi da fuoco.

Commentando l’attacco un portavoce militare israeliano ha detto: “Una forza dell’esercito che operava alla periferia di Qusra ha riferito di aver sentito degli spari. Si sta indagando sulla denuncia secondo cui i palestinesi sarebbero stati colpiti da colpi di arma da fuoco”.

Secondo Yesh Din, un gruppo israeliano per i diritti umani, oltre a Qusra dall’assalto di Hamas di sabato i coloni hanno attaccato almeno 18 villaggi palestinesi in tutta la Cisgiordania. L’esercito ha annunciato che, a causa della situazione di sicurezza, la polizia distribuirà fucili M-16 ai coloni in Cisgiordania. Le organizzazioni mediatiche affiliate ai gruppi di coloni estremisti della zona hanno invitato i coloni a prepararsi a “conquistare i villaggi vicino a voi” e a “distruggere chiunque si unisca al nemico”.

Lunedì la violenza dei coloni ha portato all’espulsione di tutti gli abitanti di Al-Qanub: un piccolo villaggio a nord di Hebron che comprende otto famiglie e che si trova vicino agli insediamenti di Ma’ale Amos e Asfar. Gli abitanti del villaggio hanno detto che i coloni hanno bruciato tre case – fatte di tondini di ferro ricoperti di panno spesso – con tutti i loro averi all’interno.

“[I coloni] sono venuti da noi, mi hanno afferrato e hanno detto che avevamo un’ora per lasciare il villaggio”, ha detto Abu Jamal, un abitante di Al-Qanub. “Poi sono arrivati circa 10 coloni, hanno versato benzina e hanno dato fuoco alla mia casa. Là vivevano sette persone. Gli armadi, il cibo, tutto ha preso fuoco. Hanno anche bruciato la casa di mio figlio e hanno rubato tutte le mie pecore e i miei mezzi di sostentamento. Non torneremo lì. Ho 67 anni e i miei figli sono psicologicamente traumatizzati”.

Wa’ed, un’abitante del villaggio, ha preso i suoi figli e si è nascosta in una valle vicina. Ha riferito: “Ho dei figli, un bambino di 6 mesi, uno di 2 anni e uno di 5 anni, sono corsa a nascondermi con loro nella valle quando sono entrati i coloni. Ho sentito il rumore delle esplosioni e ho pensato che avessero ucciso mio marito. Quando se ne sono andati ho visto che avevano bruciato tutte le nostre cose”.

Le famiglie che vivono alla periferia di Turmus Ayya, vicino all’insediamento di Shiloh, hanno affermato che otto coloni armati e parzialmente vestiti con uniformi militari hanno ordinato loro di lasciare le loro case; hanno anche istituito una sorta di checkpoint che presidiano da quel momento. Abdullah, un abitante del posto, ha detto: “Il primo giorno di guerra un gruppo di coloni ha costruito una postazione a pochi metri dalle nostre case, ha chiuso la strada di accesso alle case e da allora è sempre stato lì. Siamo 25 persone, molti bambini e donne, che non possono uscire né entrare nel villaggio. Raggiungiamo le nostre case attraverso gli uliveti. Chiunque esce di casa, comprese le donne, viene fermato e perquisito”.

Martedì in una zona montuosa nel sud di Hebron i coloni hanno attaccato violentemente i residenti di due minuscoli villaggi e i coloni hanno demolito due case nel villaggio di Simri precedentemente abbandonato dai suoi abitanti a causa della violenza dei coloni.

Tre coloni sono venuti per i miei figli. Uno con un’arma dell’esercito, il secondo con una pistola, il terzo con un coltello”, ha detto un anziano residente ricoverato in ospedale con ferite alla schiena e alle gambe, che ha chiesto di rimanere anonimo per paura che i coloni si vendicassero di lui. “Mi hanno detto di stare zitto e hanno iniziato a picchiarmi con il calcio di un fucile. Mi hanno buttato a terra, hanno chiuso la porta di casa ai bambini e hanno picchiato anche mia moglie al petto. Hanno detto che ormai è una guerra e che se dico qualcosa ai media torneranno di notte e bruceranno la mia famiglia. Ho gridato loro che sono un pastore e che non sono collegato alla guerra di Gaza”.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Attivisti di sinistra e palestinesi arrestati dopo lo scontro con coloni della Cisgiordania

Hagar Shezaf

26 settembre 2023 – Haaretz

Secondo la polizia lo scontro è iniziato quando gli attivisti sono arrivati nel villaggio palestinese di Khirbet Karameh, che si trova vicino a una colonia. L’incidente segue un periodo di rapida escalation di violenza sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza.

Sei palestinesi e tre attivisti israeliani di sinistra sono stati arrestati martedì dopo essersi scontrati con i coloni nell’insediamento di Otniel, in Cisgiordania, sulle colline a sud di Hebron.

Secondo una dichiarazione rilasciata dalla polizia lo scontro è iniziato quando gli attivisti israeliani e palestinesi sono arrivati al villaggio palestinese di Khirbet Karameh che si trova in prossimità della colonia.

Le forze di polizia arrivate sul posto hanno arrestato tre attivisti israeliani di sinistra per interrogarli con l’accusa di aggressione e danneggiamento. Sono stati rilasciati nonostante la polizia avesse chiesto di prolungare la loro detenzione.

La polizia ha anche arrestato sei palestinesi sospettati di aggressione, danneggiamento e violazione di domicilio. Nella tarda giornata di martedì è fissata l’udienza davanti ad un tribunale per discutere la proroga della loro detenzione.

Lo scontro a Otniel segue un periodo di rapida escalation di violenza sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza. Sabato un attacco di droni dell’esercito israeliano ha colpito una posizione di Hamas nel nord della Striscia di Gaza.

L’esercito israeliano ha affermato che l’attacco è stato condotto in risposta al fuoco di un militante che aveva sparato contro le truppe israeliane nella zona durante una manifestazione. Secondo l’esercito un miliziano di Hamas è stato colpito dal fuoco israeliano.

Domenica le organizzazioni palestinesi Hamas, Jihad islamica e il Fronte popolare per la Liberazione della Palestina hanno annunciato di aver concordato di continuare ad aumentare la tensione sulla sicurezza e le azioni violente contro Israele.

In una dichiarazione congiunta le fazioni hanno affermato di aver concordato di aumentare il coordinamento tra loro per “affrontare l’aggressione di Israele”. La decisione è stata presa nel corso di un incontro a Beirut a cui hanno partecipato alti funzionari dei gruppi militanti.

La settimana scorsa attivisti dell’organizzazione israeliana di estrema destra Im Tirtzu hanno importunato una delegazione di diplomatici stranieri in visita alle comunità palestinesi vicino a Ramallah in Cisgiordania guidata dal gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem.

Gli attivisti di estrema destra hanno molestato i diplomatici e hanno seguito il gruppo nella sua visita in un villaggio palestinese nell’’area B della Cisgiordania – un territorio sotto il controllo civile palestinese ma sotto controllo di sicurezza congiunto con Israele. Gli attivisti sono stati successivamente arrestati dalle forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese e trasferiti in Israele.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




In attacchi separati alcuni coloni hanno aggredito attivisti palestinesi e israeliani di sinistra in Cisgiordania

Hagar Shezaf

11 settembre 2023 – Haaretz

Nel primo incidente i coloni hanno colpito un pastore palestinese con una mazza, rompendogli una mano. Nel secondo i coloni hanno aggredito attivisti di sinistra arrestati dalla polizia. “È stato il peggio incidente in cui sia mai stato coinvolto,” afferma uno degli attivisti.

Sabato in Cisgiordania coloni israeliani hanno aggredito e ferito un palestinese e attivisti di sinistra in due incidenti separati

La prima aggressione è avvenuta nel nord della Valle del Giordano, dove coloni mascherati si sono avvicinati e hanno colpito con una mazza un pastore palestinese, rompendogli una mano.

Il secondo incidente si è svolto sulle Colline Meridionali di Hebron, nei pressi della colonia di Otniel, dove i coloni hanno attaccato militanti di sinistra mentre venivano arrestati dalla polizia. Secondo gli attivisti i coloni hanno colpito anche il poliziotto che si trovava sul luogo.

Due coloni sono stati arrestati in quanto sospettati di essere coinvolti nel secondo incidente, ma sono stati rilasciati dopo essere stati interrogati.

Nella Valle del Giordano, Ahmad e suo figlio sono usciti dalla loro casa nei pressi di Ein al-Sakut nel pomeriggio per portare le loro pecore a pascolare con tre militanti di sinistra che li accompagnavano per proteggerli.

Mentre stavano camminando hanno visto un gruppo di circa 10 uomini mascherati diretto verso di loro dalla colonia di Shadmot Mehola. Ahmad “ha visto un gruppo comparso improvvisamente, come in un film dell’orrore, con magliette bianche, tzitzit (frange rituali ebraiche tradizionalmente portate dagli uomini) e con in mano delle mazze,” dice Gali Hendin, una degli attivisti che facevano da scorta e testimone oculare dell’incidente.

Mentre gli attivisti cercavano di contattare l’esercito e la polizia, “Ahmad è corso avanti, perché stavano cercato di prendere alcune delle sue pecore. È stato colpito con una sbarra di ferro, e poi siamo corsi avanti e li abbiamo fronteggiati.” Ahmad racconta ad Haaretz che uno degli uomini lo ha colpito con una mazza. “In passato ci avevano spaventati, ma non era mai successo niente del genere,” aggiunge Hendin.

Gli attivisti hanno registrato lo scontro con gli uomini mascherati. Nella registrazione uno degli uomini dice: “Questa è casa mia. Andatevene dalla mia casa. Via. Io l’ho comprata.”

Ahmad è stato portato all’ospedale nella città palestinese di Tubas, dove gli è stata diagnosticata una frattura alla mano. Due degli attivisti hanno detto che un’ambulanza israeliana è arrivata sul posto e lo ha portato via, ma, poiché è palestinese e di conseguenza non gli è consentito entrare nella colonia, dichiarata area militare chiusa, l’ambulanza ha dovuto viaggiare su strade sterrate sconnesse per portarlo all’ospedale.

Hanno aggiunto che anche il responsabile della sicurezza della colonia ha assistito all’incidente, ma non ha fatto niente.

C’è una guardia che li lascia andare e venire,” dice Ahmad, commentando altri incidenti. “Ora sono a casa. All’ospedale mi hanno detto che non posso uscire al pascolo per 40 giorni, e i miei figli non possono andare a scuola perché sono io che li accompagno.”

Questo è stato il peggior incidente da sempre in cui siamo stati coinvolti,” afferma Herdin. “Ciò che mi dà più fastidio è come il loro contesto lo accetta. Ci sono persone di Shadmot Mehola che dicono che forse era successo qualcosa prima. È arrivata una soldatessa e ha detto lo stesso. Quella che è inquietante è la normalizzazione della situazione.”

La polizia ha affermato che “appena ricevuta l’informazione sull’incidente agenti e forze militari sono arrivati sul posto ed è stata aperta un’inchiesta, che è ancora in corso.”

Nel secondo incidente, nelle Colline Meridionali di Hebron, un militante che ha chiesto di rimanere anonimo ha affermato di essere arrivato sul posto, nei pressi di Otniel, insieme ad altri attivisti e a palestinesi dopo aver ricevuto l’informazione che coloni avevano piazzato tende su terra palestinese proprietà di un privato.

Poi si sono presentati dei soldati che hanno mostrato agli attivisti un ordine in cui si dichiarava la terra zona militare chiusa, e hanno sparato granate stordenti e lacrimogeni, che hanno appiccato un incendio. Ma secondo gli attivisti i soldati non hanno cacciato i coloni che si trovavano sul posto. Hanno invece arrestato due militanti e li hanno consegnati a un poliziotto arrivato dopo.

L’agente “ci ha detto di andare con lui alla sua macchina per portarci alla stazione di polizia,” afferma l’attivista. “Lungo il percorso, mentre stavamo camminando con lui, sono arrivati quattro o cinque coloni e chissà perché hanno iniziato a martellarci di colpi micidiali. Tutto ciò è avvenuto dopo che eravamo stati arrestati, ci trovavamo sotto la protezione della polizia e l’agente era a circa mezzo metro da noi.” E continua: “Il poliziotto ha afferrato il giovane che guidava l’aggressione,” aggiungendo che il colono ha colpito anche l’agente. L’attivista ha subito una ferita alla testa.

Successivamente i militanti arrestati sono stati portati alla stazione di polizia e interrogati in quanto sospettati di aver violato l’ordine che dichiarava il luogo zona militare chiusa. Uno è stato rilasciato a condizione che si tenga lontano dalla zona, mentre il ferito è stato rilasciato senza condizioni e portato allo Shaare Zedek Medical Center di Gerusalemme, dove è stato visitato e poi dimesso.

La polizia afferma che durante l’incidente quattro israeliani, due coloni e due militanti di sinistra, sono stati arrestati. Secondo il comunicato tutti e quattro sono stati rilasciati dopo essere stati interrogati.

Il portavoce dell’Israeli Defence Forces [Forze di Difesa Israeliane, l’esercito israeliano, ndt.] afferma che “vari israeliani e palestinesi si sono scontrati con alcuni abitanti dell’insediamento di Otniel, sottoposto alla giurisdizione della brigata della Giudea. I militari delle IDF che sono arrivati sul posto hanno chiesto ai presenti di andarsene, e quando questi non hanno acconsentito è stato usato equipaggiamento per il controllo dell’ordine pubblico. A causa di ciò sul luogo è scoppiato un incendio, ma è stato spento subito dopo.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Il presidente palestinese Abbas licenzia 12 governatori dell’Autorità Palestinese (AP) in Cisgiordania e a Gaza

Jack Khoury

10 agosto 2023 – Haaretz

L’ufficio di Abbas comunica che otto governatori della Cisgiordania e quattro di Gaza sono stati ‘congedati.’ Gli esperti credono che le destituzioni siano un tentativo di promuovere una nuova leadership e mettere a tacer le critiche contro l’Autorità Palestinese

Giovedì il presidente palestinese Abbas ha destituito la maggior parte dei governatori distrettuali dell’Autorità Palestinese (AP) in Cisgiordania e alcuni anche a Gaza.

Secondo la dichiarazione rilasciata dall’ufficio di Abbas i funzionari “congedati” includono gli otto governatori di Jenin, Nablus, Tulkarem, Qalqilyah, Betlemme, Tubas, Hebron e Gerico. 

Abbas ha anche destituito quattro governatori che operano per conto dell’Autorità Palestinese a Gaza, sebbene nella Striscia controllata da Hamas siano privi di una reale autorità e abbiano un ruolo più che altro simbolico. In un comunicato dell’ufficio di Abbas si dice che una commissione capeggiata dal presidente esaminerà i candidati che fungeranno da nuovi governatori. 

Gli unici non destituiti sono il governatore di Ramallah, vicino ad Abbas, e i due di Salfit e Gerusalemme. Funzionari di alto livello dell’AP hanno detto ad Haaretz che Abbas sta anche prendendo in considerazione ulteriori e più ampi cambiamenti del governo.

Si dice che l’opinione pubblica palestinese sia stata colta di sorpresa dall’annuncio, poiché nessun media locale aveva anticipato nei suoi reportage tale decisione. Ci si aspettava che i cambiamenti fossero fatti nel governo, ma non specificatamente fra i governatori distrettuali dell’AP

Neppure i governatori sono stati informati in anticipo della decisione e l’hanno saputo da una nota ufficiale dell’agenzia di stampa palestinese. I funzionari avrebbero detto ai loro colleghi che rispetteranno la decisione, nonostante il modo in cui la notizia è stata fatta loro arrivare.

Politici al vertice di Fatah hanno riferito ad Haaretz che probabilmente la notizia delle destituzioni sarà accolta positivamente dall’opinione pubblica palestinese, poiché parecchi dei congedati avevano suscitato vaste critiche.

In Cisgiordania si pensa che la decisione sia un tentativo di Abbas di ridurre la disapprovazione della gente nei confronti dell’AP, cresciuta a causa delle attività di sicurezza. L’anno scorso, dopo l’arresto di tre palestinesi per possesso illegale di armi da parte delle forze dell’AP, uomini armati hanno aperto il fuoco contro il quartier generale dell’AP nella città cisgiordana di Jenin.

Secondo una dichiarazione dell’ufficio di Abbas, il comitato che consiglierà sulla sostituzione dei governatori include sia importanti funzionari dell’AP che membri di partiti indipendenti. Storicamente i governatori sono nominati personalmente dal presidente dell’AP, di solito perché vicini a politici di Fatah o all’ufficio del presidente.

Esperti stimano che le destituzioni siano un tentativo di promuovere una nuova dirigenza e placare le critiche contro l’AP.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




Adam, Fuad, Abdullah, Omar: i 28 ragazzini palestinesi uccisi quest’anno dalle forze armate israeliane

Amira Hass

12 giugno 2023-Haaretz

A Gaza Tamin di cinque anni è morto letteralmente di paura durante un’incursione aerea, Mustafa è stato colpito al cuore mentre assieme ai suoi amici tirava pietre a soldati distanti 50 metri

Le forze israeliane, di solito l’esercito, quest’anno hanno ucciso finora 28 minori in Cisgiordania e a Gerusalemme:

1° gennaio: Fuad Abed, 17 anni. Colpito all’addome e alla coscia durante un raid volto a demolire delle case nel villaggio di Kafr Dan vicino a Jenin, una punizione per un precedente attacco da parte di uno dei membri della famiglia. I giovani si stavano scontrando con gli invasori.

3 gennaio: Adam Ayyad, 15 anni. Colpito alla schiena e al braccio durante un raid nel campo profughi di Deheisheh vicino a Betlemme. I giovani lanciavano pietre e molotov contro gli invasori.

5 gennaio: Amer Zeitoun, 16 anni. Colpito alla testa, al braccio e alla gamba durante un’incursione nel campo profughi di Balata, vicino a Nablus. I giovani si stavano scontrando con i soldati invasori.

16 gennaio: Amru al-Khmour, 14 anni. Colpito alla testa durante un’incursione nel campo profughi di Deheisheh. I giovani lanciavano pietre e molotov.

25 gennaio: Wadia Abu Ramouz, 17 anni. Colpito al cuore durante scontri con la polizia di frontiera a Silwan, Gerusalemme. Il suo corpo è stato restituito alla famiglia il 2 giugno. La polizia di frontiera ha il compito di proteggere gli ebrei che si impossessano di terreni e case nel quartiere.

25 gennaio: Mohammed Ali, 16 o 18 anni. Ucciso durante un raid volto a demolire una casa nel campo profughi di Shoafat. Aveva in mano una pistola giocattolo, l’ha gettata via, è fuggito ed è stato colpito alla schiena. Alla famiglia è stato permesso di seppellirlo il 5 febbraio.

26 gennaio: Abdullah Moussa, 17 anni. Colpito al petto durante un raid nel campo profughi di Jenin e uno scontro con uomini armati.

26 gennaio: Waseem Abu Jaouz, 16 anni. Colpito durante un’incursione nel campo profughi di Jenin. È stato investito da una jeep dell’esercito mentre i soldati stavano lasciando il campo.

26 gennaio: Naif al-Awdat, 10 anni, di Nuseirat a Gaza. È morto per le ferite riportate durante un attacco aereo del 6 agosto sul villaggio di Abasan mentre tornava a casa di suo nonno da un negozio di alimentari.

7 febbraio: Hamza Ashkar, 16 anni. Colpito al petto durante un’incursione nel nuovo campo profughi di Askar, dopo aver lanciato una sbarra di ferro contro una jeep blindata mentre l’esercito si stava allontanando.

8 febbraio: Muntaser al-Shawa, 16 anni. Colpito alla testa dopo aver sparato contro l’esercito e fedeli ebrei che avevano invaso Nablus vicino al campo profughi di Balata.

13 febbraio: Qusai Waked, 14 anni. Colpito all’addome durante un’incursione nel campo profughi di Jenin.

14 febbraio: Mahmoud Ayyad, 17 anni. Colpito a un occhio durante un’incursione nel campo profughi di Far’a. Stava correndo con un ordigno esplosivo in mano.

22 febbraio: Mohammed Farid, 16 anni. Colpito durante un raid a Nablus.

3 marzo: Mohammed Salim, 17 anni. Colpito alla schiena durante un’incursione nella città di Azzun vicino a Qalqilyah, dopo che lui e altri avevano lanciato molotov sulla strada.

7 marzo: Waleed Nassar, 15 anni. Colpito all’addome mentre lanciava pietre contro i soldati che invadevano il campo profughi di Jenin.

10 marzo: Amir Odeh, 14 anni. Colpito al petto dopo aver scavalcato la barriera di separazione al checkpoint di Eyal a Qalqilyah. Ha anche lanciato una molotov contro una torre di guardia fortificata dell’esercito. Nessun soldato è rimasto ferito.

16 marzo: Omar Awadeen, 14 anni. Colpito alla schiena da forze speciali sotto copertura mentre pedalava sulla sua bicicletta a Jenin.

10 aprile: Mohammed Balhan, 17 anni. Colpito alla testa, al torace, all’addome e al bacino durante un’invasione del campo profughi di Aqabat Jabr, mentre venivano lanciate pietre lanciate contro gli invasori.

28 aprile: Mustafa Sabah, 15 anni. Colpito al cuore dopo che lui e i suoi amici avevano lanciato pietre contro i soldati a 50 metri di distanza mentre le truppe si avvicinavano al villaggio di Tekoa vicino a Betlemme.

1° maggio: Mohammed al-Lad’a, 17 anni. Colpito alla testa durante un raid nel campo profughi di Aqabat Jabr durante scontri con i soldati.

9 maggio: Mayar Ezzeddin, 11 e Ali Ezzeddin, 8. Uccisi in casa nella gigantesca prigione conosciuta come la Striscia di Gaza durante un attacco aereo. L’obiettivo: il loro padre.

9 maggio: Hajar al-Bahtini, 5 anni. Ucciso in un attacco aereo su Gaza. Il bersaglio: suo padre.

9 maggio: Eman Addas, 17 anni (e sua sorella di 19 anni). Uccise in un attacco aereo su Gaza. L’obiettivo: un loro vicino.

10 maggio: Layan Mdoukh, 10 anni. Ucciso durante un attacco aereo nel quartiere di al-Tufah a Gaza.

10 maggio: Tamim Daoud, 5 anni. Morto letteralmente di paura durante un attacco aereo su Gaza.

10 maggio: Yazen Elian, 16 anni. Ucciso in un attacco aereo su Gaza.

6 giugno: Mahmoud Tamimi, 2 anni. Colpito alla testa nel villaggio di Nabi Saleh vicino a Ramallah da una torre di guardia dell’esercito, posta lì per proteggere l’espansione della colonia di Neveh Tzuf, costruita sulla terra di Nabi Saleh

Questo elenco si basa sui dati raccolti dall’attivista di sinistra Adi Ronen Argov e dall’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, e sui resoconti dei media.

Dal 30 settembre 2000, inizio della seconda intifada, le forze israeliane hanno ucciso 2.252 minori palestinesi, 42 dei quali lo scorso anno. Il 44% dei 5 milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania e a Gaza (compresa Gerusalemme) ha meno di 18 anni.

Sono nati nella realtà violenta del potere militare che governa la loro esistenza e che si è insediato nella loro terra senza riguardo per le loro vite. Questi bambini maturano velocemente, vivendo senza alcuna speranza di normalità o di un presente o futuro decente.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Una parlamentare statunitense reintroduce un disegno di legge per ridurre gli aiuti a Israele

Redazione di Middle East Eye

8 maggio 2023 – Middle East Eye

Presentato per la prima volta nel 2021, il disegno di legge chiede a Israele di smettere di utilizzare il denaro dei contribuenti per fare del male ai bambini palestinesi.

La parlamentare USA Betty McCollum ha ripresentato il suo disegno di legge per vietare al governo israeliano di usare i dollari dei contribuenti americani per commettere violenze sui bambini palestinesi.

Il disegno di legge denominato “Legge per difendere i diritti umani dei bambini palestinesi e delle famiglie che vivono sotto occupazione militare israeliana”, è stato presentato una prima volta nel 2021 e ripresentato venerdì scorso.

In una dichiarazione McCollum ha affermato che il Congresso ha la responsabilità di non ignorare “i maltrattamenti ampiamente documentati dei bambini e delle famiglie palestinesi” sotto occupazione israeliana.

Non 1 dollaro degli Stati Uniti deve essere impiegato per commettere violazioni dei diritti umani, demolire le case delle famiglie o annettere permanentemente terre palestinesi”, ha detto McCollum.

Ogni anno gli Stati Uniti forniscono miliardi di aiuti al governo israeliano e quei dollari devono essere indirizzati alla sicurezza di Israele, non ad azioni che violano il diritto internazionale e provocano danni.”

Il progetto di legge riporta una descrizione degli abusi israeliani contro i palestinesi sotto occupazione, inclusa l’incriminazione di minori in tribunali militari.

Il progetto di legge sostiene che “Nella Cisgiordania occupata da Israele ci sono due sistemi giuridici separati e diseguali, in cui ai palestinesi viene imposto il diritto militare, mentre ai coloni israeliani si applica il diritto civile israeliano”.

Il governo di Israele ed il suo esercito detengono ogni anno dai 500 ai 700 minori palestinesi di età tra i 12 e i 17 anni e li processano dinanzi a un sistema di tribunali militari che manca delle fondamentali e basilari garanzie del giusto processo, in violazione degli standard internazionali.”

Inoltre il disegno di legge chiede al governo israeliano di smettere di usare il denaro statunitense per sequestrare e distruggere le proprietà e le case palestinesi in violazione del diritto internazionale e di non usare denaro statunitense per agevolare l’annessione unilaterale delle terre palestinesi.

Attualmente vi sono 16 copresentatori del progetto di legge, incluse: Alexandra Ocasio Cortez, Rashida Tlaib, Ilhan Omar, Ayanna Pressley, Cory Bush e Barbara Lee.

Il progetto è appoggiato anche da più di 76 organizzazioni, comprese: Human Rights Watch, Amnesty International, Jewish Voice for Peace Action, J Street, US Campaign for Palestinian Rights e Ifnotnow Movement.

Importanti associazioni della società civile, come anche organizzazioni cristiane, ebraiche e musulmane, hanno firmato in appoggio a questo disegno di legge – perché noi tutti concordiamo che nessun bambino palestinese o ebreo debba andare a dormire la notte con la paura di continue violenze”, ha detto McCollum. 

Esiste una strada per un futuro di pace e richiede di seguire i nostri valori statunitensi di democrazia e giustizia uguale per tutti.”

Se il numero di copresentatori del progetto è scarso, l’iniziativa gode di grande appoggio da parte della base elettorale democratica.

Nel 2021 la società di sondaggi ‘Data for Progress’ riportava che il 72% dei democratici approvava il progetto legislativo.

McCollum è stata una convinta fautrice dei diritti dei palestinesi nel Congresso, ha sostenuto le leggi per commemorare la Nakba e limitare gli aiuti USA a Israele ed ha condannato le violazioni israeliane dei diritti umani, comprese le demolizioni di case e la detenzione di minori palestinesi.

E’stata anche spesso attaccata dalle associazioni lobbistiche filoisraeliane come Aipac.

Nel 2020 a McCollum è stato assegnato il premio ‘Campione dei diritti dei palestinesi’ da parte dei Musulmani Americani per la Palestina, per la sua proposta legislativa riguardo alla detenzione di minori palestinesi

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Sale la tensione in Cisgiordania a causa di una campagna di arresti lanciata dalle forze di occupazione israeliane

Redazione di Palestine Chronicle

28 marzo 2023 – Palestine Chronicle

Middle East Monitor ha riferito che lunedì notte hanno avuto luogo scontri tra le forze di occupazione israeliane e i palestinesi mentre le truppe effettuavano alcuni arresti in Cisgiordania e a Gerusalemme occupate.

Scontri hanno avuto luogo anche a Jenin, dove le forze israeliane hanno arrestato palestinesi accusati di prendere parte ad azioni di resistenza popolare contro le forze di occupazione e i coloni ebrei illegali.

Le incursioni sono state concentrate nei governatorati di Hebron (Al-Khalil), Nablus, Jenin e Betlemme. Sono state fatte irruzioni in decine di case e beni personali sono stati confiscati. Alcuni abitanti sono stati interrogati per molte ore.

Due dei palestinesi arrestati erano gli ex-prigionieri Ammar Jawabreh e Wael Al-Badawi. Le loro case nel campo di Al-Aroub a nord di Hebron sono state prese d’assalto dalle forze di occupazione israeliane.

Le truppe israeliane hanno anche arrestato Ismail Al-Hawamdeh di Al-Samou’, a sud di Hebron, dopo aver fatto incursione nella sua casa e confiscato i suoi beni.

Quando le forze di occupazione hanno preso d’assalto un’altra casa ad Al-Aroub, hanno arrestato un giovane mentre altri hanno tirato pietre ai veicoli blindati usati dalle truppe.

Scontri sono scoppiati anche tra un gruppo di palestinesi e le forze di occupazione al posto di controllo di Salem, ad ovest di Jenin. Non è stata riferita la presenza di vittime.

Nel governatorato di Gerusalemme, le forze di occupazione hanno fatto un’incursione nella casa di famiglia del ragazzo palestinese Muhammad Al-Zaliani nel campo di Shuafat. Esse hanno preso le misure della casa in previsione di una successiva demolizione.

Secondo le autorità israeliane, il ragazzo ha provato ad effettuare un accoltellamento al posto di controllo di Shuafat alcuni mesi fa.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Le forze israeliane uccidono un giovane palestinese vicino a Ramallah

Redazione di Palestine Chronicle

18 marzo 2023 – Palestine Chronicle

L’agenzia ufficiale di notizie WAFA ha informato che venerdì notte un giovane palestinese è stato ucciso dalle forze di occupazione israeliane all’ingresso nord della città di Ramallah nella Cisgiordania occupata.

Il ministero della Sanità palestinese ha affermato in una dichiarazione che il giovane, identificato come il ventitreenne Yazan Omar Khasib, è stato colpito da soldati israeliani al posto di controllo militare all’ingresso di Ramallah.

Khasib è stato arrestato in condizioni critiche dai soldati israeliani, ed è stato dichiarato deceduto a causa delle ferite pochi minuti dopo.

All’ambulanza e al personale medico palestinesi è stato negato dall’esercito israeliano l’accesso alla area in cui il giovane è stato ferito.

In seguito alla sparatoria l’esercito israeliano ha chiuso il posto di controllo al traffico palestinese.

L’ultimo crimine israeliano porta a 89 il numero di palestinesi uccisi dalle forze di occupazione israeliane dall’inizio dell’anno, tra cui 17 minorenni e una donna anziana.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Rapporto OCHA del periodo 14 – 27 febbraio 2023

1). In Cisgiordania sono continuati gli episodi di violenza quotidiana che hanno coinvolto palestinesi, coloni israeliani e forze israeliane: 16 palestinesi, di cui tre minori, e tre israeliani sono stati uccisi; 1.089 palestinesi e cinque israeliani sono rimasti feriti.

Dal 1° gennaio al 27 febbraio 2023, nei Territori palestinesi occupati e in Israele sono stati uccisi 63 palestinesi e tredici israeliani, oltre a un cittadino straniero e un soldato israeliano; 2.001 palestinesi e almeno 25 israeliani sono rimasti feriti.

2). Nella città vecchia di Nablus, in un’operazione che ha comportato uno scontro a fuoco con palestinesi, forze israeliane hanno ucciso dieci palestinesi e ferito altri 453, di cui 103 con proiettili veri. Un altro palestinese è morto a causa dell’esposizione a gas lacrimogeni che hanno aggravato la sua condizione medica preesistente. Secondo il Ministero della salute questo è il numero più alto di persone uccise in una singola operazione in Cisgiordania da quando, nel 2005, l’OCHA (ONU) iniziò a registrare i dati (seguono dettagli).

Il 22 febbraio, forze israeliane hanno fatto irruzione nella Città Vecchia di Nablus, dove hanno circondato un edificio ed hanno avuto uno scontro a fuoco con palestinesi. Secondo l’esercito israeliano, l’operazione aveva lo scopo di arrestare palestinesi sospettati di pianificare attacchi contro israeliani. Durante l’operazione, le forze israeliane hanno distrutto un edificio, all’interno del quale due palestinesi, che si erano rifiutati di arrendersi, sono stati uccisi. Inoltre, durante la stessa operazione, altri quattro palestinesi sono stati colpiti e uccisi in scontri a fuoco con forze israeliane. L’operazione ha innescato ulteriori scontri tra residenti palestinesi e forze israeliane, durante i quali le forze israeliane hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni contro i palestinesi che hanno lanciato contro di loro pietre e bottiglie incendiarie. Di conseguenza, quattro palestinesi, tra cui un ragazzo di 16 anni, sono stati colpiti e uccisi con proiettili veri sparati dalle forze israeliane; altri 453 sono rimasti feriti, di cui 103 da proiettili veri. Secondo i media israeliani, due soldati israeliani sono rimasti feriti. Secondo fonti mediche, le forze israeliane hanno impedito alle ambulanze di accedere all’area. Dopo l’operazione, palestinesi di tutta la Cisgiordania e della Striscia di Gaza hanno tenuto manifestazioni, durante le quali sette palestinesi sono rimasti feriti. Il 24 febbraio, un palestinese è morto per le ferite riportate il giorno prima; le forze israeliane gli avevano sparato con proiettili veri durante una di tali manifestazioni, svolta all’interno del Campo profughi di Al ‘Arrub (Hebron), in cui i palestinesi avevano lanciato pietre contro le forze israeliane.

3). Durante il periodo in esame altri quattro palestinesi, tra cui due minori, sono stati uccisi da forze israeliane o sono morti per le ferite riportate in precedenza (seguono dettagli).

Il 14 febbraio, forze israeliane hanno fatto irruzione nel Campo profughi di El Far’a a Tubas, e nel corso di uno scontro a fuoco con palestinesi, hanno ucciso un ragazzo di 17 anni che, secondo l’esercito israeliano, aveva sparato contro di loro; accusa contestata da un testimone oculare e da Organizzazioni per i diritti umani.

Durante lo stesso episodio, un ragazzo di 13 anni è stato morso e ferito da un cane delle forze armate israeliane.

Lo stesso giorno, un palestinese è morto per le ferite riportate il 1° gennaio 2021; in quelle circostanze, accadute nella Comunità Ar Rakeez di Masafer Yatta (Hebron), mentre cercava di impedire la confisca di un generatore elettrico, un soldato israeliano gli aveva sparato al collo .

Il 20 febbraio, un tredicenne palestinese è deceduto per le ferite riportate l’8 febbraio 2023; durante scontri tra palestinesi ed esercito israeliano che scortavano coloni israeliani alla tomba di Giuseppe, nella città di Nablus, un soldato israeliano gli aveva sparato con proiettili veri.

Ad oggi, il numero totale di minori palestinesi uccisi da forze israeliane in Cisgiordania nel 2023 è di dodici (12), rispetto ai due uccisi nel 2022, in un arco di tempo equivalente.

Il 23 febbraio, un altro palestinese è deceduto per le ferite riportate il 12 febbraio durante un’operazione di ricerca-arresto che aveva provocato uno scontro a fuoco tra forze israeliane e palestinesi nel Campo profughi di Jenin.

4). A Nablus, due coloni israeliani e un palestinese sono stati uccisi lo stesso giorno, in due diversi episodi (seguono dettagli).

Il 26 febbraio, due fratelli israeliani dell’insediamento colonico di Har Barcha, mentre stavano percorrendo la strada 60 nella città di Huwwara (Nablus), sono stati uccisi da un uomo armato, ritenuto palestinese. Successivamente, per trovare l’autore, forze israeliane hanno lanciato una caccia all’uomo, imponendo restrizioni agli spostamenti in Città e nell’area circostante (vedi sotto). A seguito dell’attacco, coloni israeliani, secondo quanto riferito, provenienti dagli insediamenti colonici di Yitzhar, Bracha, Kfar Tappuah e altri avamposti di insediamenti adiacenti, hanno lanciato pietre ed hanno aggredito fisicamente abitanti della città di Huwwara e dei villaggi vicini; inoltre hanno appiccato il fuoco a proprietà palestinesi. Nel villaggio di Za’tara, un palestinese è stato colpito e ucciso vicino alla sua casa e un altro è rimasto ferito, entrambi con proiettili veri sparati da coloni israeliani o da forze israeliane. Altri nove palestinesi sono stati feriti da coloni israeliani, tra cui un minore e una donna, e sono stati causati ingenti danni alle proprietà palestinesi. Almeno 37 case abitate hanno subito danni, comprese alcune date alle fiamme da coloni israeliani, provocando lo sfollamento di otto famiglie palestinesi e di parte di altre cinque famiglie. Inoltre, almeno otto strutture commerciali, comprese sei officine di riparazione auto, sono state incendiate, insieme a 55 veicoli privati palestinesi e 1.200 veicoli rottamati. Inoltre, a Huwwara, coloni hanno attaccato un camion dei pompieri, impedendo loro di entrare in città; il veicolo è stato danneggiato e uno dei vigili del fuoco è rimasto ferito. Secondo le forze israeliane un soldato è rimasto ferito da coloni che lo hanno aggredito fisicamente e hanno tentato di investirlo.

5). Il 27 febbraio, in una sparatoria registrata vicino a Gerico, un israeliano, che detiene anche la cittadinanza statunitense, è stato ucciso da un uomo armato (ritenuto palestinese). Lo stesso uomo ha continuato a guidare, sparando contro altri due veicoli, ma non sono stati riportati feriti. Successivamente, forze israeliane hanno lanciato una caccia all’uomo per trovare l’autore, imponendo restrizioni agli spostamento nella città di Gerico (vedi sotto). Ciò porta a tredici, oltre a un cittadino straniero e un soldato, gli israeliani uccisi, dall’inizio dell’anno, in Cisgiordania, compresa Gerusalemme est e Israele; nel 2022, nello stesso arco di tempo non erano state registrate uccisioni.

6). In Cisgiordania, durante il periodo in esame, 1.068 palestinesi, tra cui almeno 102 minori, sono stati feriti da forze israeliane, di cui 119 colpiti da proiettili veri (seguono dettagli).

Oltre ai 453 palestinesi feriti da forze israeliane, il 22 febbraio, nell’operazione nella Città Vecchia di Nablus, altri 39 feriti sono stati registrati durante dieci operazioni di ricerca-arresto e altre operazioni condotte da forze israeliane in tutta la Cisgiordania.

In altri quindici episodi, registrati a Betlemme, Hebron, Nablus e Tubas, 451 palestinesi sono stati feriti da forze israeliane, in seguito all’ingresso di coloni israeliani, accompagnati da forze israeliane, nelle stesse Comunità palestinesi; la maggior parte dei feriti è stata curata per inalazione di gas lacrimogeni. Il novanta per cento di questi feriti è stato registrato nella città di Huwwara, tra il 26 e il 27 febbraio, contestualmente all’attacco di coloni.

Altri 125 dei feriti totali sono stati registrati in varie manifestazioni, compresa quella che contestava la creazione di un avamposto israeliano presso la Comunità Wadi Seeq (Ramallah), e contro l’espansione degli insediamenti e le restrizioni di accesso legate agli insediamenti a Beit Dajan e Beita (entrambe a Nablus), e Kafr Qaddum (Qalqilya) e in altre manifestazioni contro l’operazione Nablus che hanno provocato la morte di undici palestinesi.

Complessivamente, 866 palestinesi sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni, 120 sono stati colpiti da proiettili veri, 19 sono stati feriti da proiettili di gomma, 55 da schegge, cinque sono stati aggrediti fisicamente, due sono stati colpiti da granate sonore e uno è stato colpito da candelotti lacrimogeni.

7). In Cisgiordania, altri otto palestinesi, tra cui due minori, sono stati feriti da coloni israeliani; persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in altri 39 casi. Oltre ai palestinesi feriti da forze israeliane e da coloni nei già citati episodi collegati a coloni (seguono dettagli).

Tra il 14 e il 25 febbraio, coloni israeliani hanno ferito cinque palestinesi, tra cui un minore. Due dei feriti sono stati provocati da proiettili veri sparati da coloni.

In altri 24 episodi registrati a Ramallah, Betlemme, Hebron, Gerusalemme e Nablus, secondo testimoni oculari e fonti delle Comunità locali, più di 300 alberi sono stati vandalizzati su terre palestinesi, comprese le terre prossime agli insediamenti israeliani e agli avamposti degli insediamenti israeliani di nuova costituzione; sono state forate le gomme di venticinque auto di proprietà palestinese; coloni israeliani hanno scritto sui muri di tre case, hanno dato fuoco alle coltivazioni in un terreno agricolo, hanno rubato attrezzature agricole e danneggiato serbatoi d’acqua.

Inoltre, tra il 26 e il 27 febbraio, in seguito alla uccisione di due coloni (di cui sopra), in Cisgiordania sono stati segnalati altri 18 episodi di violenza: coloni israeliani hanno ferito tre palestinesi, tra cui una donna, hanno lanciato pietre, hanno vandalizzando 17 veicoli palestinesi ed hanno forato le gomme di altri sette o dato fuoco a proprietà palestinesi vicino a Tubas, Hebron, Ramallah, Salfit e Nablus.

8). Vicino a Nablus, una donna israeliana è rimasta ferita e il suo veicolo ha subito danni, secondo quanto riferito, ad opera di palestinesi che hanno sparato al suo veicolo. In altri cinque casi, due coloni israeliani sono rimasti feriti e sono stati causati danni ad almeno cinque veicoli israeliani da persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, che hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani che viaggiavano sulle strade della Cisgiordania.

9). A Gerusalemme Est e nell’Area C della Cisgiordania, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, che sono quasi impossibili da ottenere, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone a demolire 66 strutture comprese 18 strutture residenziali Ventidue (22) delle strutture erano state fornite da donatori come assistenza umanitaria. Di conseguenza, 60 palestinesi, tra cui 29 minori, sono stati sfollati e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di oltre 200 altri (seguono dettagli).

Quarantanove (49) delle strutture si trovavano in Area C, di cui sedici (tutte finanziate da donatori) demolite in un unico episodio registrato nella Comunità di Lifjim a Nablus; tre famiglie, comprendenti 17 persone, tra cui dieci minori, sono state sfollate. Altre 17 strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, di cui otto demolite dai proprietari, per evitare il pagamento di multe alle autorità israeliane. Il mese di febbraio 2023 ha registrato il maggior numero di strutture demolite a Gerusalemme est, dall’aprile 2019, in un solo mese; con un totale di 36 strutture demolite, a fronte di una media mensile di undici demolizioni nel 2022.

10). Il 16 febbraio, nell’Area C della città di Hebron, per motivi punitivi, le autorità israeliane hanno demolito con esplosivi l’appartamento al quarto piano di un edificio residenziale a più piani, sfollando una famiglia composta da quattro persone, tra cui tre minori. L’appartamento apparteneva alla famiglia dell’uomo che sparò e uccise un colono israeliano il 29 ottobre 2022 a Hebron. Dall’inizio del 2023, per motivi punitivi, sono state demolite sei case e una struttura agricola, rispetto alle undici case e tre strutture demolite in tutto il 2022; erano state tre in tutto il 2021 e sette nel 2020. Le demolizioni punitive sono una forma di punizione collettiva e in quanto tali sono illegali ai sensi del diritto internazionale in quanto prendono di mira le famiglie di un autore, o presunto autore.

11). In diverse località della Cisgiordania, forze israeliane hanno limitato gli spostamenti dei palestinesi, interrompendo l’accesso di migliaia di persone a mezzi di sussistenza e servizi (seguono dettagli).

Il 26 febbraio, in seguito alla uccisione di due coloni israeliani (di cui sopra), l’esercito israeliano ha imposto la chiusura della città di Huwwara (Nablus) e ha chiuso i checkpoints nelle vicinanze; ha inoltre ostruito l’ingresso del villaggio di Beita (Nablus) con blocchi di cemento, ostacolando il movimento di più di 19.000 palestinesi.

Il 27 febbraio, in seguito all’uccisione di un israeliano, avvenuta lo stesso giorno, vicino a Gerico, l’esercito israeliano ha dispiegato posti di blocco volanti davanti a tutte le entrate/uscite della città di Gerico, inclusi blocchi di cemento, ostacolando il movimento di almeno 50.000 palestinesi.

In due episodi separati, registrati il 17 e il 24 febbraio, forze israeliane hanno limitato il movimento di oltre 10.000 palestinesi, chiudendo i cancelli stradali all’ingresso dei villaggi di Azzun (Qalqilya) e An Nabi Salih (Ramallah), rispettivamente per quattro e tre ore.

12). Nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, in almeno 33 occasioni, forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso; quattro pescatori sono stati arrestati e un peschereccio è stato sequestrato; non sono stati riportati feriti o danni. In un altro caso, quattro minori palestinesi sono stati arrestati da forze israeliane mentre cercavano di entrare in Israele attraverso la recinzione perimetrale. Inoltre, il 26 febbraio, si sono svolte manifestazioni lungo la recinzione perimetrale di Israele con Gaza, contro l’operazione di Nablus che ha provocato la morte di undici palestinesi (vedi sopra). I palestinesi hanno bruciato pneumatici e lanciato pietre e altri oggetti contro la recinzione e le forze israeliane, posizionate dall’altra parte della recinzione, hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni, ferendo quattro palestinesi, tra cui un minore.

13). Sempre nella Striscia di Gaza, il 23 febbraio, gruppi armati palestinesi hanno lanciato sei razzi e altri proiettili verso il sud di Israele; cinque razzi sono stati intercettati dal sistema israeliano Iron Dome e uno è caduto in un’area aperta in Israele. Secondo quanto riferito, forze israeliane hanno lanciato attacchi aerei contro siti militari appartenenti a gruppi armati della Striscia di Gaza. Non sono stati segnalati feriti.

Questo rapporto riflette le informazioni disponibili al momento della pubblicazione. I dati più aggiornati e ulteriori analisi sono disponibili su ochaopt.org/data.

Ultimi sviluppi (al di fuori del periodo di riferimento)

Questa sezione si basa su informazioni iniziali provenienti da diverse fonti. Ulteriori dettagli confermati saranno forniti nel prossimo rapporto.

Il 1° marzo, un palestinese è deceduto per le ferite da arma da fuoco riportate il giorno precedente, quando, durante un’operazione di ricerca-arresto nel Campo profughi di Aqbat Jaber (Gerico), era stato colpito dalle forze israeliane, nel contesto di uno scontro a fuoco con palestinesi.

Il 2 marzo, le forze israeliane hanno condotto un’operazione di ricerca-arresto nel villaggio di Azzun (Qalqilya), dove hanno colpito, con arma da fuoco, e ucciso un minore palestinese.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Secondo un rapporto nel 2022 lo Stato di Israele ha preso di mira 215 giornalisti in Cisgiordania e Gerusalemme

Redazione di MEMO

14 marzo 2023 – Middle East Monitor

Il Journalist Support Committee [Comitato di Supporto dei Giornalisti] (JSC) ha rivelato ieri che nel 2022 le autorità di occupazione israeliane hanno preso di mira 215 giornalisti nella Cisgiordania e a Gerusalemme occupate.

In occasione della Giornata Nazionale dei Palestinesi Feriti il JSC, con sede a Beirut, ha pubblicato ieri le cifre: “I giornalisti palestinesi sono costretti a lavorare in un contesto pericoloso, dato che sono sempre soggetti agli attacchi e alle violazioni da parte dell’occupazione israeliana” afferma il JSC.

Nelle sue quotidiane aggressioni contro i giornalisti l’occupazione israeliana usa armi vietate dal diritto internazionale.

Secondo il JSC, le forze di occupazione israeliane non proteggono i giornalisti palestinesi, dato che aprono il fuoco contro di loro anche se stanno indossando in modo visibile giubbotti antiproiettile.

Il mese di maggio ha visto il più alto numero di feriti tra i giornalisti, afferma il JSC, con 54 feriti dalle forze di occupazione in Cisgiordania e a Gerusalemme occupate, aggiungendo che essi sono presi di mira per impedirgli di documentare i crimini dello Stato di Israele.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)