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OCHA: Israele demolisce oltre 50 strutture palestinesi in due settimane

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) afferma che le autorità israeliane hanno confiscato vaste aree di terra e demolito più di 50 strutture di proprietà palestinese nella Cisgiordania occupata in un arco di tempo di due settimane.

Redazione

L’OCHA ha affermato nel suo rapporto bisettimanale “Protezione dei civili” relativo al periodo tra il 28 giugno e il 18 luglio che circa 47 delle strutture prese di mira sono state demolite nell’Area C, che costituisce il 61% della Cisgiordania ed è stata designata come “zone di tiro” per l’addestramento militare israeliano.

Quattro strutture sono state demolite a East al-Quds [Gerusalemme est, ndt.] inclusa una casa distrutta dai proprietari per evitare di pagare le multe emesse dalle autorità israeliane.

In quattro occasioni, ha affermato l’OCHA, le forze israeliane hanno condotto esercitazioni militari vicino a 13 comunità di pastori palestinesi nell’area di Masafer Yatta, a sud di al-Khalil. Le esercitazioni hanno limitato l’accesso dei palestinesi ai servizi di base e hanno messo a rischio la loro sicurezza.

Di conseguenza, 40 persone, tra cui 21 bambini, sono state sfollate e i mezzi di sussistenza di circa altre 500 sono stati intaccati, ha aggiunto OCHA.

Un tribunale israeliano ha recentemente approvato lo sgombero forzato e l’espulsione di 1.144 persone, inclusi 569 bambini, che vivono a Masafer Yatta.

All’inizio di luglio le autorità israeliane hanno demolito un muro di cemento lungo 200 metri attorno a una sorgente d’acqua vicino a Nablus. La demolizione incide direttamente sull’accesso all’acqua e sui mezzi di sussistenza di almeno 22 famiglie con 132 persone.

In numerose occasioni le forze israeliane hanno emesso ordinanze di demolizione e di blocco delle costruzioni e hanno raso al suolo case palestinesi nell’area con il pretesto della mancanza di permessi di edificazione. Uno studio delle Nazioni Unite afferma che tali permessi sono “praticamente impossibili” da ottenere.

Gli oppositori affermano che le demolizioni sono motivate da una politica che fa parte della strategia del regime di espropriazione e pulizia etnica dei palestinesi.

Israele ha occupato la Cisgiordania, inclusa la parte occidentale della città santa di al-Quds [Gerusalemme], nel 1967. Successivamente ha annesso la parte orientale al-Quds [Gerusalemme est, ndt] che i palestinesi rivendicano come capitale del loro futuro stato.

Tra 600.000 e 750.000 israeliani si sino insediati con oltre 250 colonie illegali che sono state costruite in tutta la Cisgiordania dall’occupazione del 1967.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato in diverse risoluzioni i progetti di insediamento del regime di Tel Aviv nelle terre palestinesi occupate.

(traduzione dall’inglese di Giuseppe Ponsetti)




Rapporto OCHA del periodo 10 – 30 maggio 2022

1). L’11 maggio, nel Campo profughi di Jenin, un’importante giornalista palestinese, Shireen Abu Akleh, è stata uccisa con arma da fuoco mentre realizzava un servizio su un’operazione militare israeliana; un altro giornalista è stato colpito e ferito; entrambi indossavano giubbotti da addetti stampa.

Il Coordinatore Speciale ed il Coordinatore Umanitario, facendo eco ai portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, hanno chiesto indagini indipendenti e trasparenti per l’accertamento delle responsabilità. Il 13 maggio, mentre migliaia di palestinesi si erano radunati per i funerali di Abu Akleh, la polizia israeliana è intervenuta presso l’ospedale Saint Joseph, dove si trovava la salma della giornalista ed ha attaccato con manganelli i palestinesi che partecipavano al corteo funebre, compresi i portatori della bara ed altre persone in lutto, ferendone 33 ed arrestandone 15. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite si è detto “profondamente turbato” dal comportamento di alcuni membri della polizia ed ha esortato “al rispetto dei diritti umani fondamentali, compresi i diritti alla libertà di opinione, di espressione e di riunione pacifica”.

2). In scontri a fuoco occorsi durante due operazioni militari, condotte nella città di Jenin e nel Campo profughi di Jenin, sono rimasti uccisi altri due palestinesi (uno era un ragazzo) e un soldato israeliano; nelle stesse operazioni 34 palestinesi sono rimasti feriti [seguono dettagli]. Il 15 maggio, un palestinese è morto per le ferite riportate due giorni prima, quando era stato colpito dalle forze israeliane durante un’operazione di ricerca-arresto che ha visto uno scontro a fuoco all’interno e vicino al Campo profughi di Jenin. Durante tale operazione, un soldato israeliano è rimasto ucciso e almeno 30 palestinesi sono rimasti feriti. Inoltre, una abitazione per cinque famiglie è stata demolita, provocando lo sfollamento di venti persone, tra cui dieci minori. Secondo quanto riferito, la demolizione ha fatto parte di una procedura militare, in base alla quale i soldati prendono come bersaglio una casa dove si nasconde un sospetto che rifiuta di arrendersi. Il 20 maggio, le forze israeliane hanno condotto un’operazione di ricerca-arresto nella città di Jenin ed hanno avuto uno scontro a fuoco con palestinesi armati; un palestinese di 17 anni, coinvolto, a quanto riferito, nel lancio di una bottiglia incendiaria, è stato ucciso dalle forze israeliane.

3). Il 14 maggio un palestinese di 23 anni è morto in conseguenza delle ferite riportate il 22 aprile ad Haram Al Sharif / Monte del Tempio, nella Città Vecchia di Gerusalemme. Secondo testimoni oculari, era stato colpito alla testa con un proiettile gommato; secondo i media israeliani, che citano documenti sanitari israeliani, sul suo corpo non è stata riscontrata nessuna ferita causata da tale tipo di proiettile. Il 16 maggio, le forze israeliane hanno limitato la partecipazione di palestinesi al suo corteo funebre ed hanno sparato proiettili gommati contro l’ambulanza che trasportava la salma. Durante il corteo, le forze israeliane hanno confiscato bandiere palestinesi ed hanno aggredito le persone in lutto. Secondo quanto riferito, palestinesi hanno lanciato petardi contro agenti di polizia israeliani che hanno risposto con granate stordenti. Circa 71 palestinesi e, a quanto riferito, due poliziotti israeliani sono rimasti feriti, mentre altri 18 palestinesi circa, compresi minori, sono stati arrestati all’interno del cimitero vicino alla Città Vecchia di Gerusalemme.

4). Il 24 maggio, nella città di Nablus, vicino alla Tomba di Giuseppe, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un 16enne palestinese. Secondo i resoconti dei media israeliani, che citano le forze israeliane, il ragazzo stava lanciando una bottiglia incendiaria. Ciò è accaduto dopo che le forze israeliane, che scortano i coloni israeliani al sito, hanno lanciato bombe assordanti, e i palestinesi hanno lanciato pietre verso di loro; successivamente, le forze israeliane hanno sparato proiettili veri, proiettili gommati e lacrimogeni, ferendo 89 palestinesi. Dall’inizio dell’anno, le forze israeliane che scortano i coloni israeliani al sito, hanno ucciso due palestinesi, tra cui un minore, e ne hanno feriti 306. Nel corso degli anni, la Tomba di Giuseppe ha visto scontri ricorrenti tra palestinesi e forze israeliane di scorta ai coloni israeliani.

5). In Cisgiordania, in episodi separati che, secondo quanto riferito, hanno coinvolto palestinesi nel lancio di pietre, le forze israeliane hanno ucciso altri due ragazzi palestinesi [seguono dettagli]. Il 27 maggio, vicino al villaggio di Al Khader (Betlemme), le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo di 14 anni. Secondo i resoconti dei media israeliani che citano l’esercito israeliano, il ragazzo stava lanciando bottiglie incendiarie; tuttavia, secondo testimoni oculari, è stato colpito alla schiena e non era coinvolto in alcuno scontro. Durante lo svolgimento del corteo funebre del ragazzo, tre palestinesi, tra cui un minore, sono stati colpiti con armi da fuoco e feriti mentre scoppiavano scontri tra palestinesi e forze israeliane all’ingresso del villaggio. L’11 maggio, ad Al Bireh, mentre gli studenti stavano uscendo dalla vicina scuola, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo palestinese di 16 anni. In quel momento palestinesi lanciavano pietre contro le forze israeliane che, sparando proiettili veri, hanno colpito lo studente al petto; nella stessa circostanza un altro ragazzo è stato ferito. Testimoni affermano che entrambi i ragazzi non erano coinvolti nel lancio di pietre. In nessuno di tali episodi è stato riportato alcun ferito israeliano.

6). In Cisgiordania, complessivamente, sono stati feriti dalle forze israeliane 1.240 palestinesi, inclusi 38 minori [seguono dettagli]. Circa 268 feriti sono stati registrati vicino a Beita e Beit Dajan (entrambi a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya) in manifestazioni contro gli insediamenti e durante la commemorazione del 74° anniversario di quella che i palestinesi chiamano “An Nakba” [“La catastrofe”, esodo palestinese] del 15 maggio 1948. Altri 309 feriti sono stati registrati il 29 maggio, in scontri scoppiati durante otto proteste tenutesi a Hebron, Nablus, Ramallah e nella Città Vecchia di Gerusalemme, contro l’ingresso di coloni israeliani e altri gruppi israeliani nell’Haram al Sharif / Monte del Tempio (vedi sotto). In altri quindici episodi registrati a Qaryut, Qusra, Burqa, Huwwara e Burin (tutti a Nablus), città di Nablus, città di Salfit e Haris (Salfit), 357 persone sono rimaste ferite a seguito dell’ingresso di coloni israeliani, accompagnati da forze israeliane, nelle Comunità palestinesi. Secondo fonti palestinesi, le forze israeliane hanno sparato in aria bombe assordanti ed i residenti hanno risposto lanciando pietre contro di loro. In cinque occasioni, le forze israeliane hanno sparato, ferendo 40 palestinesi durante scontri nelle vicinanze del Campus universitario di Al Quds nella città di Abu Dis (Gerusalemme) e dell’Università Tecnica nella città di Tulkarm. Altri 52 palestinesi sono rimasti feriti durante sei operazioni di ricerca-arresto condotte a Gerusalemme e Jenin. Altri sei sono rimasti feriti durante una demolizione in Silwan, a Gerusalemme Est, (vedi sotto e sopra). I restanti 208 feriti sono stati segnalati in situazioni diverse a Gerusalemme Est (vedi sopra). Di tutti i feriti palestinesi, 75 sono stati colpiti da proiettili veri e 261 da proiettili gommati; la maggior parte delle persone ferite è stata curata per aver inalato gas lacrimogeni.

7). Il 29 maggio, migliaia di coloni israeliani e altri israeliani hanno marciato attraverso Gerusalemme Est durante l’annuale “Giornata di Gerusalemme”, che commemora l’occupazione israeliana di Gerusalemme Est, nel 1967. Le autorità israeliane hanno schierato migliaia di poliziotti ed hanno installato barriere di metallo fuori dalla Porta di Damasco, bloccando l’accesso e l’uscita dei palestinesi dalla Città Vecchia di Gerusalemme e costringendo i proprietari a chiudere i loro negozi. Sono scoppiati scontri tra palestinesi e forze israeliane, durante i quali 87 palestinesi, tra cui nove minori e una donna, sono stati feriti con proiettili gommati e granate stordenti e 72 palestinesi sono stati arrestati. In precedenza, lo stesso giorno, circa 2.600 israeliani sono entrati nell’Haram al Sharif / Monte del Tempio, innescando violenti scontri tra palestinesi e polizia israeliana che ha protetto l’ingresso degli israeliani. All’interno della moschea di Al Qibli, le forze israeliane hanno sparato proiettili gommati, granate stordenti e lacrimogeni contro i fedeli palestinesi e, per diverse ore, hanno chiuso i cancelli con catene di ferro, impedendo loro di lasciare la struttura. Durante questi scontri almeno 20 palestinesi, tra cui tre donne, sono stati arrestati. In una dichiarazione, l’Ente islamico che gestisce il sito, il “Waqf”, ha accusato le autorità israeliane di “violare la santità” di Al Aqsa, consentendo ad “estremisti ebrei di assaltare la moschea, fare tournée provocatorie e svolgere preghiere e rituali pubblici”.

8). A Gerusalemme Est e nell’Area C della Cisgiordania, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone a demolire 58 strutture di proprietà palestinese [seguono dettagli]; undici delle strutture erano state finanziate da donatori e fornite come aiuto umanitario. Di conseguenza, 110 persone, tra cui 59 minori, sono state sfollate e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di altre 607 circa. Circa 46 delle strutture si trovavano in Area C, di cui diciassette in un’area designata [da Israele] come “zona di tiro” per l’addestramento militare, dove le Comunità palestinesi sono a rischio di trasferimento forzato. Tredici strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, comprese cinque case demolite dai proprietari per evitare di pagare multe.

9). Inoltre, senza alcun preavviso, le autorità israeliane hanno demolito e messo i sigilli a tre strutture di sostentamento e ad un pozzo d’acqua; rispettivamente nel Campo profughi di Shu’fat, a Gerusalemme Est, ed in Ras ‘Atiya, a Qalqiliya. Il pozzo era l’unica fonte di acqua potabile e di irrigazione per circa 400 ettari di terreni coltivati; la sua chiusura colpisce 1.200 famiglie palestinesi dei sette villaggi circostanti. Il 18 maggio, adducendo motivi di sicurezza, è stata demolita una struttura in Area A.

10). Secondo fonti della Comunità locale, il 18 maggio le forze israeliane hanno emesso ordini di sfratto contro famiglie palestinesi che gravitano su 4 ettari di terreni agricoli palestinesi vicino a Wadi Fukin (Betlemme), comprese tre abitazioni, minacciando il ricovero ed i mezzi di sussistenza di otto famiglie. Le autorità israeliane avevano designato l’area come “terra demaniale”, che raramente viene assegnata a palestinesi. Il 22 maggio, nel villaggio di Jinba, Masafer Yatta, in Hebron, adducendo motivi di sicurezza, le forze israeliane hanno emesso un ordine di requisizione contro 2,2 ettari di terra palestinese utile a completare parte della barriera della Cisgiordania. Jinba è una delle Comunità di pastori a rischio di sfollamento forzato, a seguito della sentenza dell’Alta Corte di Giustizia Israeliana che ha sancito l’utilizzo di 3.000 ettari da destinare alle esercitazioni militari. La designazione di quest’area come “Zona di tiro attiva” potrebbe comportare lo sfollamento di circa 1.200 palestinesi, inclusi 580 minori. Il 25 maggio, il Comune di Gerusalemme ha consegnato un ordine definitivo di demolizione ai proprietari di un edificio residenziale, composto da 12 unità abitative, dislocato in Wadi Qaddum, nel quartiere Silwan di Gerusalemme Est. Circa 74 persone, tra cui 42 minori, rischiano lo sfollamento.

11). Coloni israeliani hanno ferito venti palestinesi, inclusi quattro minori, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in 34 casi [seguono dettagli]. Il 22 maggio, nei pressi dell’insediamento di Esh Kosdeh (Nablus), un ragazzo di 15 anni è stato picchiato da coloni e sequestrato per due ore, prima di essere consegnato a un’ambulanza e portato in ospedale per cure mediche. Altri dieci palestinesi sono stati colpiti con pietre o aggrediti fisicamente, di cui tre nell’Area H2 della città di Hebron, controllata da Israele, tre nel quartiere di Sheikh Jarrah e nella Città Vecchia di Gerusalemme, e quattro (tra cui una donna) ad ‘Al Mas’udiya e Duma (entrambi a Nablus). Altri nove ferimenti si sono verificati in due episodi separati accaduti a Burqa, dove un colono israeliano ha fatto irruzione nel villaggio, lanciando pietre contro i residenti e causando danni a veicoli. In altri sedici casi accaduti intorno a Ramallah, Hebron e Salfit, coloni hanno causato danni alle strutture di sostentamento palestinesi, hanno rubato attrezzature agricole e serbatoi d’acqua, danneggiando un impianto idrico e relative condutture. Secondo quanto indicato dalle locali Comunità palestinesi, in dodici episodi registrati a Betlemme, Ramallah, Salfit, Hebron e Nablus, circa 650 ulivi di proprietà palestinese sono stati sradicati da coloni. Nei villaggi di Al Funduq (Qalqiliya), Kafr ad Dik (Salfit), Urif (Nablus) e Al Jiftlik (Gerico) e nel quartiere Silwan di Gerusalemme Est, coloni hanno attaccato queste Comunità, lanciando pietre contro case e veicoli, provocando danni ad almeno dodici veicoli e a due abitazioni.

12). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, hanno lanciato pietre, ferendo cinque coloni israeliani e danneggiando dieci veicoli israeliani in transito su strade della Cisgiordania. Gli episodi sono avvenuti vicino a Nablus, Ramallah e Gerusalemme. In ventidue casi, veicoli e autobus israeliani sono stati danneggiati dal lancio di pietre o bottiglie incendiarie.

13). Nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, in almeno 59 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento [verso palestinesi], presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [loro imposte da Israele]; due pescatori palestinesi sono stati arrestati. Inoltre, ad est di Rafah, le forze israeliane hanno arrestato due palestinesi mentre, a quanto riferito, stavano cercando di entrare in Israele attraverso la recinzione perimetrale. In quattro occasioni, bulldozer militari israeliani hanno condotto operazioni di spianatura del terreno all’interno di Gaza, in prossimità della recinzione perimetrale.

14). Il 15 maggio, le autorità israeliane hanno revocato un divieto di 11 giorni, relativo all’uscita, da Gaza verso Israele, di persone in possesso di permessi israeliani; ne risultavano colpiti principalmente lavoratori e commercianti. Il divieto era stato inizialmente imposto per due giorni, in occasione del “Memoriale di Israele” e dei “Giorni dell’Indipendenza”, ed era stato ampliato in seguito all’uccisione di tre israeliani da parte di palestinesi della Cisgiordania. Durante il periodo di divieto è stata consentita l’uscita [da Gaza] solo per casi sanitari urgenti. Secondo quanto riferito, il 15 maggio [giorno della revoca del divieto di uscita da Gaza] sono uscite 4.600 persone, per lo più lavoratori, il numero giornaliero più alto in 15 anni.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 2 giugno, ad Al Midya, Ramallah, forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo palestinese.

Il 2 giugno, durante un’operazione di ricerca-arresto condotta nel Campo profughi di Ad Duheisha, Betlemme, forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese.

Il 1° giugno, a Ya’bad (Jenin), forze israeliane hanno ucciso un palestinese nel corso di una demolizione “punitiva” della casa di famiglia del palestinese che, il 29 marzo, in Israele, sparò, uccidendo cinque persone.

Il 1° giugno, forze israeliane hanno sparato, uccidendo una donna palestinese che, vicino al Campo profughi di Al Arrub (Hebron), avrebbe tentato di accoltellare un soldato israeliano.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Le forze israeliane emettono ordini di demolizione a Masafer Yatta

WAFA, Palestine Chronicle

Martedì 24 maggio 2022 – Palestine Chronicle

L’agenzia ufficiale palestinese di notizie ha riferito che lo scorso lunedì le forze israeliane hanno emesso ordini di demolizione contro altre tre case nell’area di Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania.

Le forze israeliane hanno ordinato la demolizione di tre case nella comunità di al-Juwaya a Masafer Yatta, nel distretto di Hebron (Al-Khalil) nella Cisgiordania meridionale.

Fouad al-Amour, coordinatore dei Comitati di Protezione e Resilienza ha detto alla WAFA che le forze israeliane hanno preso d’assalto la comunità e consegnato ai tre abitanti l’ordine di demolire le loro case. Ha aggiunto che i soldati hanno consegnato ad un abitante della comunità vicina di Ein al-Beida un’ingiunzione di demolizione di un locale per uso agricolo.

Considerato uno dei sobborghi ad est di Yatta, al-Juwaya è pesantemente preso di mira dalle misure dell’occupazione israeliana che intendono cancellare l’espansione delle costruzioni palestinesi.

Masafer Yatta è un insieme di circa 19 villaggi che dipendono quasi esclusivamente dall’allevamento come principale fonte di sussistenza.

Il 4 maggio l’Alta Corte israeliana ha deliberato a favore della demolizione di 12 comunità a Masafer Yatta e dell’espulsione di migliaia di abitanti basandosi sull’asserzione secondo cui si trovano in una area destinata ad esercitazioni militari.

Situata nell’Area C della Cisgiordania, sotto pieno controllo amministrativo e militare israeliano, l’area è stata soggetta a ripetute violazioni israeliane da parte di coloni e soldati che prendono di mira la principale fonte di reddito palestinese – l’allevamento.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Armati di un ordine di espulsione dell’Alta Corte i bulldozer israeliani arrivano a Masafer Yatta

Yuval Abraham e Basil al-Adraa, 

12 maggio 2022 – +972

L’esercito israeliano ha portato a termine le prime demolizioni nell’area dopo la sentenza del tribunale della scorsa settimana, scatenando il timore di una deportazione di massa come non si vedeva da vent’anni.

La scorsa settimana l’Alta Corte di giustizia israeliana ha autorizzato, con un linguaggio legale preciso e raffinato, l’espulsione di oltre 1.000 residenti palestinesi da otto villaggi nella regione di Masafer Yatta della Cisgiordania occupata, a seguito di un procedimento legale durato 22 anni sul destino di coloro che vivono all’interno della “Zona di tiro 918.” Mercoledì l’esercito israeliano ha dato il via alla prima operazione di sgombero nell’area dopo la sentenza, distruggendo nove case in due di quei villaggi, e lasciando 45 palestinesi senza casa.

“Tredici di noi dovranno dormire qui in tenda”, ha detto Fares al-Najjar, una delle persone a cui è stata distrutta la casa. Seduto su una sedia di plastica, guardava dei video della casa in cui viveva con la sua famiglia che veniva distrutta. Intorno a lui, i suoi fratelli stendevano corde, appendevano teloni e cercavano di allestire un riparo vicino ai resti della casa. “Ci hanno rimandato indietro di 20 anni”, ha detto Ali, fratello di Fares, tirando una corda per fissare la tenda a delle sbarre di ferro.

La tenda che i membri della famiglia al-Najjar stavano allestendo come rifugio temporaneo era servita fino a poco tempo prima come recinto per le pecore. “Abbiamo lasciato il gregge fuori”, ha detto Fares, che poi si è rivolto al resto della famiglia esortandoli a sbrigarsi, “in modo da avere il tempo di lavarci e portare i letti nella tenda prima che faccia buio”.

I bulldozer erano arrivati nel villaggio di Al-Mirkez, sulle colline a sud di Hebron, la mattina presto. I soldati hanno permesso solo alle donne di rimuovere il contenuto delle case e un alto ufficiale dell’esercito dell’amministrazione civile – il braccio dell’esercito israeliano che governa i territori occupati – ha supervisionato il processo. Le donne hanno trascinato fuori gli effetti personali delle famiglie, ammucchiando in una pila materassi, zaini, specchi, vestiti, articoli da toeletta e attrezzature mediche.

Uno degli uomini ha cercato di entrare in casa sua, ma l’ufficiale gli ha detto: “Solo le donne possono entrare”. Un’ adolescente ha portato fuori dalla sua stanza un foglio di carta con dei disegni. «Ecco fatto» ha detto l’ufficiale. “Dio ti punirà”, ha risposto la ragazza, mentre il bulldozer si avvicinava per distruggere la sua casa. Poi un’altra casa è stata distrutta. E un’altra.

“Procediamo”, ha detto l’ufficiale dell’amministrazione civile e i bulldozer si sono diretti al vicino villaggio di Al-Fakheit. Lì, i bulldozer hanno preso di mira diverse case, in cui non c’era nessuno ma erano piene di cose e mobili. “Non sono in casa”, ha detto un uomo con la barba, Jaber, la cui casa è stata distrutta già cinque volte.

Alcuni giovani soldati con giubbotti verdi e mascherati sono scesi da una jeep bianca e hanno iniziato a svuotare le case. Alcuni dei soldati avevano il viso coperto; solo gli alti ufficiali camminavano con la schiena dritta e le facce visibili. “Ecco fatto, [la sentenza del]l’Alta Corte è a posto”, ha detto un ispettore anziano dell’amministrazione civile. “Ora possiamo iniziare il lavoro”.

“Non ho mai visto una simile distruzione “

All’improvviso abbiamo sentito delle grida; un gruppo di persone accorreva verso le ruspe. Uno di loro, Maher, insegnante in una scuola vicina, si era precipitato fuori nel bel mezzo di una lezione perché aveva sentito che la casa della sua famiglia stava per essere distrutta. I soldati hanno intimato ai famigliari di restare indietro. Poi il bulldozer cigolando si è avventato sulla casa iniziando a schiacciarla mentre la famiglia urlava inorridita.

Il bulldozer si è poi mosso in direzione di un asino legato alla cisterna dell’acqua usata dagli abitanti del villaggio, il quale sbatteva lentamente le palpebre accanto alla casa distrutta. Una soldatessa ha gridato: “Fermati! Qualcuno liberi l’asino.” L’ispettore ha slegato la corda dicendo: “Non preoccuparti, sta bene”. Poi un segnale con la mano e il bulldozer ha schiacciato la casa. Fatto questo ha demolito la cisterna d’acqua del villaggio.

“Non ho mai visto una simile distruzione”, ha detto Eid Hathaleen che da anni documenta demolizioni come queste. Il padre di Eid, Suleiman, è stato ucciso a gennaio dopo essere stato investito da un carro attrezzi agli ordini della polizia israeliana. Gli abitanti di altri villaggi hanno affermato che le demolizioni di ieri sono simili a quelle avvenute qui due mesi fa.

Mercoledì ad Al-Mirkez sono stati demolite in tutto cinque abitazioni e due stalle di pecore. Alla famiglia al-Najjar è rimasta solo la tenda e un’antica grotta scavata nella roccia, in cui vivevano i genitori di Fares. “Il padre di mio nonno, ‘Abd al-Rahman al-Najjar, è arrivato al villaggio alla fine del XIX secolo”, ha detto Fares. “Ci sono 10 grotte qui, che ospitavano 10 famiglie. La maggior parte delle persone se ne andò nel corso degli anni a causa dell’occupazione. Noi siamo rimasti.”

Lo Stato rifiuta di rilasciare permessi di costruzione nei villaggi di Masafer Yatta, e dunque i residenti sono prigionieri di un tortuoso gioco del gatto e del topo. “Hanno già demolito la nostra casa a dicembre”, ha detto Ali. “Avevamo vissuto lì per 10 anni.”

Ali ha spiegato che quando i residenti ricevono un ordine di demolizione, pagano un avvocato che presenterà ricorso ai tribunali. Questo fa guadagnare un po’ di tempo, ma alla fine il loro appello viene inevitabilmente rifiutato. “E allora vengono a distruggere”, ha detto.

Quando questo accade, se ricostruiscono sul loro terreno privato vicino allo stesso posto, l’Amministrazione Civile può immediatamente venire a demolire la casa senza bisogno di un ordine di demolizione. È quello che è successo mercoledì: l’esercito ha distrutto le case che erano state ricostruite dopo le demolizioni di dicembre.

Ci stanno perseguitando senza sosta”

Nel periodo di tregua, i membri della famiglia si sono riuniti per valutare le opzioni: o rimanere in una tenda o cercare di trovare abbastanza soldi per ricostruire. “Ora è estate”, ha detto uno di loro. “Possiamo restare nella tenda fino all’inverno.” Fares annuisce, e dice: “Non possono farci assolutamente nulla in una tenda. Aspetteremo fino all’inverno. A quel punto, forse qualcosa sarà cambiato, forse Dio li avrà portati via”.

A pochi metri di distanza c’era una donna di 70 anni, Safa al-Najjar, seduta accanto alle rovine della casa in cui viveva con la giovane figlia. Dietro la casa c’era una grotta scavata nella pietra, da cui si sentiva la voce di un bambino. “Per tutta la vita ho allevato le pecore”, ha detto Safa. La sua voce era un po’ roca e il suo sorriso quello di una donna giovane. Indossava un velo bianco con dei fiori e si rivolgeva a noi come ” figli miei “.

“All’inizio, mio marito ed io vivevamo in questa grotta”, ha detto. “Era camera da letto, soggiorno e cucina tutto insieme. Le pecore vivevano accanto a noi nell’altra grotta. Ma 20 anni fa, quando i bambini sono cresciuti, abbiamo costruito una stanza. Da allora ci perseguitano senza sosta”. La parola “loro”, che qui si sente molto spesso, si riferisce sempre a Israele, agli occupanti.

Safa ricorda bene le espulsioni avvenute qui alla fine del 1999, quando 700 residenti furono cacciati dalla zona. Successivamente è stata depositata una petizione presso la Corte Suprema, che ha emesso un’ingiunzione provvisoria che consentiva ai residenti di tornare alle loro case fino a quando non fosse stata presa una decisione legale definitiva. Più di 20 anni dopo, il tribunale ha deciso di respingere il ricorso dei residenti.

Stavamo facendo asiugare il formaggio fuori quando sono arrivati”, dice Safa di quella fatidica mattina del 1999. “I soldati sono arrivati con due grandi camion e ci hanno costretto a salire con tutti i nostri averi. Le pecore sono scappate. Ci hanno cacciato vicino a Susiya”, riferendosi al villaggio vicino a Masafer Yatta, anch’esso minacciato di demolizione. Abbiamo chiesto a Safa se avesse sentito parlare della sentenza della Corte Suprema la scorsa settimana e lei ha detto di no. “È la loro corte.”

Najati, il figlio più giovane di Safa, aveva in effetti sentito parlare della sentenza. “Quando ha distrutto la casa l’ufficiale mi ha detto: ‘Perché hai costruito? Il caso giudiziario è chiuso. Questo è territorio dell’esercito’ ”, riferisce Najati. “Penso che quello che è successo oggi non potrà che peggiorare, ci caricheranno di nuovo sui camion e ci deporteranno”.

È impossibile sapere se i militari ripeteranno l’atto di deportazione di massa avvenuta nel 1999, in particolare nell’era odierna dei social media e della pressione internazionale. Quello che sappiamo, tuttavia, è che una donna di 70 anni dormirà sul pavimento accanto alle rovine della sua casa.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta in ebraico su Local Call.

Yuval Abraham è giornalista e attivista e vive a Gerusalemme.

Basil al-Adraa è attivista, giornalista e fotografo del villaggio di a-Tuwani sulle colline a sud di Hebron.

(Traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Rapporto OCHA del periodo 19 aprile-9 maggio 2022

1). In Cisgiordania e Israele, durante quattro attacchi palestinesi, o attacchi tentati o presunti, sono rimasti uccisi quattro israeliani e un ragazzo palestinese (presunto aggressore); nelle stesse circostanze sono rimasti feriti anche cinque israeliani e un palestinese [seguono dettagli].

Il 29 aprile, nell’insediamento di Ariel, a nord di Salfit, due palestinesi di Qarawat Bani Hassan (Salfit) hanno sparato, uccidendo una guardia di sicurezza israeliana; sono stati successivamente arrestati quello stesso giorno. Il 5 maggio, nella città di Elad, in Israele, due palestinesi di Rummana (Jenin) hanno ucciso tre israeliani e ne hanno feriti altri quattro; sono stati arrestati tre giorni dopo. L’8 maggio, nell’insediamento israeliano di Tekoa (Betlemme), un ragazzo palestinese di 17 anni è stato ucciso con arma da fuoco da una guardia di sicurezza israeliana; secondo le autorità israeliane sarebbe stato visto scavalcare la recinzione perimetrale dell’insediamento, impugnando un coltello. Nella circostanza non è stato segnalato alcun ferito israeliano. Lo stesso giorno, alla Porta di Damasco (Gerusalemme Est), presso una torre di sorveglianza della polizia, un palestinese avrebbe accoltellato e ferito un agente di polizia israeliano e successivamente, secondo i media israeliani, sarebbe stato colpito e ferito con arma da fuoco.

2). A seguito dei due suddetti attacchi, le forze israeliane hanno fatto irruzione nei villaggi di Qarawat Bani Hassan (Salfit) e Rummana (Jenin), da dove provenivano gli autori, ed hanno bloccato tutti gli accessi alla città di Salfit e ai cinque villaggi vicini. Le irruzioni hanno innescato scontri con palestinesi; questi hanno lanciato pietre e bottiglie incendiarie contro le forze israeliane che, in risposta, hanno sparato proiettili veri; ciò ha provocato l’uccisione di un palestinese di 27 anni nel villaggio di Azzun (Qalqiliya). Altri tre palestinesi sono stati feriti con proiettili veri e altri dodici sono stati arrestati dalle forze israeliane. Per almeno un giorno, è stato seriamente compromesso l’accesso ai servizi e ai mezzi di sussistenza di tutti i quarantamila residenti dei villaggi colpiti. Durante le irruzioni, le forze israeliane hanno anche perquisito le case di famiglia degli autori dell’attacco di Elad ed hanno effettuato rilevamenti, secondo quanto riferito, nella prospettiva di una loro demolizione “punitiva”.

3). In Cisgiordania, in quattro distinti episodi, le forze israeliane hanno ucciso altri quattro palestinesi con proiettili veri [seguono dettagli]. Una delle vittime, un ventenne, è deceduto per le ferite riportate il 9 aprile, durante un’operazione di ricerca-arresto condotta ad Al Yamun (Jenin); era stato colpito con arma da fuoco dalle forze israeliane, nel contesto di lanci di pietre da parte palestinese. Un altro ventenne è stato ucciso il 27 aprile, nel Campo profughi di Jenin, durante un’operazione di ricerca-arresto; secondo fonti israeliane, la vittima sarebbe stata coinvolta in uno scontro a fuoco. Un’altra vittima, di 20 anni, è stata uccisa il 26 aprile, con arma da fuoco, nel Campo profughi di Aqabet Jaber (Gerico), sempre nel contesto di lanci di pietre, ad opera di palestinesi, contro un’unità israeliana sotto copertura; durante tale operazione altri tre palestinesi sono rimasti feriti e altri due sono stati arrestati. In un altro caso, verificatosi l’8 maggio, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese di 27 anni che tentava di entrare in Israele attraverso una breccia nella Barriera, nell’area di Tulkarm.

4). In Cisgiordania, complessivamente, sono stati feriti dalle forze israeliane 668 palestinesi, inclusi 24 minori [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (375) sono stati registrati vicino a Beita e Beit Dajan (entrambi a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya), in manifestazioni contro gli insediamenti; altri 78 ferimenti sono avvenuti durante altre manifestazioni a Nablus, Qalqilya e Betlemme tenute in segno di protesta contro l’incremento di uccisioni di palestinesi. In cinque episodi, a Qaryut (Nablus), città di Nablus, città di Salfit e Haris (Salfit), 100 palestinesi sono stati feriti dopo che coloni israeliani, accompagnati da forze israeliane, sono entrati in Comunità palestinesi; secondo fonti palestinesi, le forze israeliane hanno sparato in aria bombe assordanti e i residenti hanno successivamente lanciato pietre contro di loro. Altri 12 palestinesi sono rimasti feriti durante cinque operazioni di ricerca-arresto condotte a Gerusalemme, Gerico, Jenin e Betlemme. Altri quattro sono rimasti feriti durante una demolizione “punitiva” a Silat al Harithiya (Jenin), (vedi più avanti). I restanti 99 feriti sono stati segnalati nella Città Vecchia di Gerusalemme (vedi sotto). Di tutti i feriti palestinesi, 17 sono stati causati da proiettili veri, 117 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti è stata curata per inalazione di gas lacrimogeni.

5). In sei occasioni, la polizia israeliana ha effettuato operazioni dentro e intorno ad Haram Al Sharif / Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme, innescando violenti scontri con i palestinesi. Un totale di 99 palestinesi, inclusi 15 minori, sono rimasti feriti; altri 107 sono stati arrestati, mentre le finestre, le porte e i tappeti della moschea di Al Qibly hanno subito ingenti danni. Queste operazioni hanno fatto seguito, per tre settimane consecutive, a incursioni quasi quotidiane da parte delle forze israeliane, con lo scopo di allontanare i fedeli palestinesi e garantire l’ingresso degli israeliani nel Complesso. Le forze israeliane hanno sparato granate assordanti, proiettili con la punta di gomma e lacrimogeni ed hanno malmenato i palestinesi con manganelli, compresi minori, donne e giornalisti. Il 4 maggio, gli israeliani hanno ripreso i loro ingressi quotidiani nel Complesso di Al Aqsa, dopo che le autorità israeliane ne avevano vietato l’ingresso per 12 giorni. Funzionari palestinesi hanno avvertito che l’ammissione di coloni israeliani nel Complesso potrebbe aggravare ulteriormente una situazione già tesa e modificare lo “status quo” ad Haram Al Sharif / Monte del Tempio. Secondo i funzionari israeliani, non c’è alcuna intenzione di modificare lo “status quo”.

6). Il 3 maggio, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha respinto la petizione presentata da 12 Comunità di pastori palestinesi di Massafer Yatta (Hebron) contro la decisione dell’esercito israeliano di utilizzare 3.000 ettari della loro terra [palestinese] come “zona di tiro” operativa. Dal 4 maggio, l’esercito israeliano è autorizzato a condurre addestramenti militari in quest’area. Circa 1.200 palestinesi, inclusi 560 minori, potrebbero essere sfollati con la forza o subire conseguenze di altro tipo.

7). In Area C della Cisgiordania e a Gerusalemme Est, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone ad autodemolire nove strutture di proprietà palestinese. Di conseguenza, una persona è stata sfollata e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di altre 31 circa. Ciò in conseguenza di una diminuzione delle demolizioni e delle confische durante il Ramadan, coerentemente con quanto verificatosi nella maggior parte degli anni precedenti.

8). Il 7 maggio, a Silat al Harithiya (Jenin), le forze israeliane hanno demolito “punitivamente” parti di una struttura abitativa. La proprietà ospitava due familiari di un palestinese accusato di essere coinvolto nell’uccisione di un colono israeliano avvenuta il 16 dicembre 2021.

9). Coloni israeliani hanno ferito diciassette palestinesi, inclusi due minori, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in 27 casi [seguono dettagli]. In sei distinti episodi accaduti a Surif, As Samu’s e Safa (tutti a Hebron), Sinjil (Ramallah), Beita (Nablus) e Kisan (Betlemme), coloni israeliani hanno aggredito e ferito tredici contadini palestinesi che stavano lavorando nelle proprie terre; due dei contadini feriti sono stati colpiti con armi da fuoco e tre aggrediti da cani. Altri dieci attacchi si sono verificati a Nablus, Ramallah, Hebron e Salfit, con irruzioni in strutture di sostentamento, furto di attrezzature agricole e serbatoi d’acqua e danni a un impianto idrico e condutture. In altri quattro casi, vicino a Ramallah, Hebron e Nablus, sono state lanciate pietre contro veicoli palestinesi, provocando il ferimento di quattro palestinesi, tra cui una bambina di quattro anni, e danni ad almeno sedici veicoli. In tredici episodi, accaduti Betlemme, Ramallah, Salfit, Hebron, Nablus e Qalqilya, coloni hanno sradicato circa 450 ulivi di proprietà palestinese.

10). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, hanno lanciato pietre, ferendo tredici coloni israeliani e danneggiando dieci veicoli israeliani che viaggiavano sulle strade della Cisgiordania. Gli episodi sono avvenuti vicino a Nablus, Ramallah e Gerusalemme. In otto casi, veicoli e autobus israeliani sono stati danneggiati dal lancio di pietre o bottiglie incendiarie.

11). In Gaza, tra il 20 e il 23 aprile, gruppi armati palestinesi hanno lanciato razzi contro Israele. Successivamente, in un episodio, le forze israeliane hanno effettuato attacchi aerei, colpendo postazioni militari a Gaza. In Israele tre israeliani sono rimasti feriti mentre cercavano rifugio e sono stati segnalati alcuni danni. Un palestinese è stato ferito da razzi palestinesi caduti all’interno di Gaza. I raid aerei non hanno procurato alcun ferito, ma sono stati rilevati danni ai siti presi di mira e alle vicine proprietà civili, comprese quattro unità abitative. Il 24 aprile, a seguito di uno degli attacchi missilistici, le autorità israeliane hanno imposto un divieto di due giorni all’uscita da Gaza di 12.000 lavoratori o commercianti palestinesi titolari di permessi israeliani.

12). Il 4 maggio, a causa delle celebrazioni nazionali israeliane, le autorità israeliane hanno chiuso, per persone e merci, i valichi controllati da Israele; successivamente, adducendo problemi di sicurezza, le autorità israeliane hanno annunciato una proroga del divieto di uscita delle persone (con alcune eccezioni) fino a nuovo avviso. Al termine del presente rapporto, la chiusura del valico di Erez risulta essere la più lunga dall’escalation di maggio 2021 e impedisce l’uscita per motivi di lavoro, fino ad un massimo di 12.000 persone titolari di permessi israeliani. Il valico commerciale di Kerem Shalom è stato riaperto il 6 maggio, consentendo la normale circolazione delle merci in entrata e in uscita da Gaza.

13). Sempre nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, in almeno 50 occasioni le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento [verso palestinesi], presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [loro imposte]. In tre casi, tre palestinesi sono rimasti feriti dai colpi di arma da fuoco israeliani. Undici pescatori, tra cui tre minori, sono stati arrestati in mare e quattro barche da pesca sono state sequestrate.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

L’11 maggio, un’importante giornalista di Al Jazeera, Shireen Abu Aqla, mentre svolgeva un servizio giornalistico su un’operazione militare israeliana condotta nel Campo profughi di Jenin, è stata uccisa con arma da fuoco e un altro giornalista è rimasto ferito. Il Coordinatore Speciale e il Coordinatore Umanitario, facendo eco ai portavoce del Segretario generale ONU, hanno chiesto indagini tempestive e l’accertamento delle responsabilità relative alle circostanze della sua uccisione.

L’11 maggio, ad Al Bireh, Ramallah, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo di 16 anni.

Il 13 maggio, nel Campo profughi di Jenin, nel corso di una operazione militare, un soldato israeliano è stato ucciso e un numero, ancora non definito, di palestinesi, feriti.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA del periodo 5 – 18 aprile 2022

1). Nel contesto della perdurante situazione di violenza, in Israele e in Cisgiordania sono stati uccisi 15 palestinesi e tre israeliani e sono rimasti feriti 945 palestinesi e 23 israeliani: sono state condotte molteplici operazioni di ricerca-arresto, si sono verificati violenti scontri e sono state applicate severe restrizioni agli accessi.

Il 19 aprile, Tor Wennesland, Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, ha rilasciato una dichiarazione, esprimendo la propria preoccupazione per le violenze ed esortando i leader a “ridurre le tensioni, creare le condizioni per riportare la calma e garantire che nei Luoghi Santi lo “status quo” sia garantito”.

2). Nel corso di due aggressioni attuate da palestinesi, due israeliani sono stati uccisi e undici sono stati feriti; successivamente entrambi gli autori sono stati uccisi [seguono dettagli]. Il 7 aprile, a Tel Aviv (Israele), un palestinese del Campo profughi di Jenin ha sparato uccidendo due israeliani e ferendone altri dieci; il giorno successivo, uno dei feriti è morto per le ferite riportate e, in uno scontro a fuoco, le forze israeliane hanno ucciso l’aggressore. Il 10 aprile, all’ingresso della moschea Ibrahimi, nell’area H2 della città di Hebron, una donna palestinese avrebbe accoltellato un poliziotto di frontiera israeliano ed è stata uccisa dalle forze israeliane. Secondo testimoni oculari, per circa mezz’ora, i soldati hanno impedito al personale medico di soccorrere la donna. Dopo l’attacco, le forze israeliane hanno intensificato le restrizioni all’ingresso dei fedeli musulmani nella moschea. Alla chiusura del presente rapporto i corpi di entrambi i palestinesi sono ancora trattenuti dalle autorità israeliane. Il 12 aprile, in Israele, un palestinese di Hebron è stato ucciso con arma da fuoco dalla polizia israeliana nel corso di un raid condotto in un luogo di lavoro sospettato di impiegare palestinesi non in possesso dei permessi israeliani. Funzionari israeliani hanno detto che l’uomo aveva accoltellato un ufficiale di polizia israeliano. Testimoni oculari palestinesi hanno detto che l’uomo stava dormendo e non aveva manifestato segni di resistenza.

3). In Cisgiordania, a seguito all’attentato di Tel Aviv [vedi sopra], le operazioni militari israeliane si sono intensificate: undici palestinesi, inclusi tre minori, sono stati uccisi dalle forze israeliane e altri sono rimasti feriti durante molteplici operazioni di ricerca-arresto ed altre circostanze [seguono dettagli]. Il 9 aprile, nel Campo profughi di Jenin, da cui proveniva l’attentatore, le forze israeliane hanno ucciso un palestinese e ne hanno feriti altri dieci, tra cui un 17enne, morto due giorni dopo per le ferite riportate; durante l’operazione si sarebbe verificato uno scontro a fuoco con palestinesi. Il 10 aprile, a Husan (Betlemme), le forze israeliane hanno ucciso una donna palestinese 45enne, disarmata e con problemi di vista; secondo le autorità israeliane (che hanno aperto un’inchiesta sull’accaduto) la donna aveva ignorato gli avvertimenti a non avvicinarsi. Sempre il 10 aprile, ad Al Khadr (Betlemme), un 21enne è stato ucciso con arma da fuoco; secondo fonti israeliane, aveva lanciato una bottiglia incendiaria contro veicoli israeliani. In tre diverse operazioni di ricerca-arresto tenute il 13 e 14 aprile, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo quattro palestinesi e ferendone altri sei, incluso un ragazzo di 17 anni che è morto, giorni dopo, per le ferite riportate. Le tre operazioni di ricerca-arresto sono avvenute a Silwad (Ramallah), Kafr Dan (Jenin) e Beita (Nablus); tali operazioni hanno innescato scontri. Il 14 aprile, un altro ragazzo, 14enne, è stato ucciso dalle forze israeliane all’ingresso di Husan (Betlemme); in questa circostanza i palestinesi avevano lanciato pietre contro le forze israeliane schierate all’ingresso del villaggio e queste avevano sparato proiettili veri, proiettili rivestiti di gomma e lacrimogeni. Il 18 aprile, una donna palestinese, è morta per le ferite riportate il 9 aprile a Jenin, mentre transitava in taxi durante uno scontro a fuoco tra palestinesi e forze israeliane.

4). Un altro palestinese è stato ucciso a Nablus dalle forze israeliane il 13 aprile, vicino alla Tomba di Giuseppe, luogo che nel corso degli anni è stato motivo di scontri tra palestinesi e forze israeliane che accompagnano i coloni israeliani [in visita alla Tomba]. [Di seguito l’antefatto dell’episodio del 13 aprile]. Il 9 aprile, palestinesi avevano vandalizzato il Complesso [della Tomba di Giuseppe], appiccando il fuoco ad una sua parte. L’Autorità Palestinese aveva annunciato la sua intenzione di riparare la struttura; nondimeno, il 13 aprile, coloni israeliani e forze israeliane sono entrati nel Complesso per effettuare le riparazioni. Durante tali lavori, le forze israeliane hanno sparato bombe assordanti verso palestinesi che lanciavano pietre contro di loro. Successivamente, le forze armate hanno sparato proiettili veri, proiettili di metallo rivestiti di gomma e lacrimogeni, ferendo 26 palestinesi. L’uomo ucciso [vedi inizio paragrafo] è stato colpito da un proiettile nella propria auto; stava portando i nipoti in una scuola vicina. Il 10 aprile, le forze palestinesi hanno sparato, ferendo due coloni che cercavano di accedere alla Tomba di Giuseppe senza accompagnamento militare [israeliano]; un altro colono che fuggiva dalla zona con il suo veicolo, ha investito e ferito un palestinese.

5). Dal 2 aprile, data di inizio del Ramadan, le forze israeliane hanno intensificato la loro presenza dentro e intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme. Il 15 e 17 aprile, le forze israeliane hanno fatto irruzione nell’Haram Al Sharif / Monte del Tempio ed hanno usato la forza per far uscire i palestinesi. Secondo il commissario di polizia israeliano, ciò è avvenuto dopo che palestinesi avevano attaccato una stazione di polizia e avevano minacciato la sicurezza dei fedeli ebrei al Muro Occidentale. Le forze israeliane hanno sparato granate assordanti, proiettili con parte anteriore di gomma spugnosa ed hanno picchiato i palestinesi con i manganelli, compresi minori, donne, giornalisti e altri che, a quanto pare, non erano stati coinvolti in alcun lancio di pietre. Un totale di 180 palestinesi, inclusi 27 minori e quattro donne, sono rimasti feriti. Secondo i media israeliani, tre membri delle forze israeliane sono stati feriti da pietre. Durante l’operazione del 15 aprile [di cui sopra], le forze israeliane hanno arrestato 470 palestinesi, inclusi 60 minori, la maggior parte dei quali è stata rilasciata più tardi, quello stesso giorno.

6). Oltre ai sopraccitati 180 feriti a Gerusalemme Est, in Cisgiordania sono stati feriti dalle forze israeliane altri 765 palestinesi, inclusi 35 minori, il che rappresenta un aumento del 73% rispetto al precedente periodo di riferimento [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (485) sono stati registrati in diverse manifestazioni. Questi includono circa 201 feriti segnalati in otto proteste contro gli insediamenti [colonici] vicino a Beita, Beit Dajan, Burqa e Qaryut (tutti a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya). Altri 284 feriti sono stati conteggiati nel corso di manifestazioni contro l’elevato numero di vittime: alcuni partecipanti a tali proteste hanno lanciato pietre e le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni, proiettili di gomma e proiettili veri. Altri 212 feriti sono stati registrati in 16 operazioni di ricerca-arresto svolte in Cisgiordania, inclusa Beita (Nablus) dove, in una singola operazione, sono rimaste ferite 147 persone. In totale, le forze israeliane hanno effettuato 109 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 108 palestinesi. Il 12 e 13 aprile, a Tulkarm, le forze israeliane hanno fatto irruzione presso l’Università Tecnica palestinese, dove hanno aperto il fuoco contro gli studenti, ferendone 68, compresa una guardia di sicurezza che, secondo funzionari israeliani, era sospettata di essere coinvolta in un attacco contro israeliani. Di tutti i feriti palestinesi, 85 sono stati colpiti da proiettili veri, 90 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti è stata curata per aver inalato gas lacrimogeni.

7). Secondo i dati ufficiali israeliani, il primo e il secondo venerdì del Ramadan (8 e 15 aprile), attraverso i quattro checkpoint predisposti lungo la Barriera, sono entrati a Gerusalemme Est 130.000 palestinesi titolari di documenti d’identità della Cisgiordania. Le autorità israeliane hanno consentito a uomini di età superiore ai 50 anni, donne di tutte le età e bambini di età inferiore ai 12 anni di entrare a Gerusalemme Est senza permesso. Quest’anno, per il Ramadan o per la Pasqua, le autorità israeliane non hanno concesso permessi ai residenti di Gaza.

8). In Area C della Cisgiordania e a Gerusalemme Est, adducendo la mancanza di permessi edilizi rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone a demolire cinque strutture di proprietà palestinese. Di conseguenza, otto persone, tra cui quattro minori, sono state sfollate e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di circa altre quattro. Il calo delle demolizioni e delle confische a cui si è assistito nelle ultime settimane è in linea con la prassi di riduzione di tali interventi durante il mese del Ramadan, (prassi attuata nella maggior parte degli anni precedenti).

9). Coloni israeliani hanno ferito due palestinesi, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in dodici casi [seguono dettagli]. Il 9 aprile, coloni hanno aggredito fisicamente un palestinese che pascolava il bestiame vicino a Kafr al Labad (Tulkarm) e un altro nell’area H2 della città di Hebron. Altri tre attacchi si sono verificati a Qaryut (Nablus), nella Comunità di Ras a Tin (Ramallah) e a Wadi Fukin (Betlemme), tra cui l’irruzione in strutture di sostentamento, il furto di attrezzature agricole e serbatoi d’acqua e il danneggiamento di un impianto idrico e condutture. In due casi, coloni hanno attaccato pastori palestinesi e le loro mucche nella Comunità di Hammat al Maleh nella valle del Giordano settentrionale (Tubas) e agricoltori palestinesi a Kafr ad Dik (Salfit), causando danni ai raccolti. In altri cinque casi, sono state lanciate pietre contro veicoli palestinesi vicino a Gerusalemme, Hebron e Nablus, provocando danni ad almeno otto veicoli.

10). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, lanciando pietre hanno ferito 13 coloni israeliani ed hanno danneggiato sette veicoli israeliani che viaggiavano sulle strade della Cisgiordania, vicino a Nablus, Ramallah e Gerusalemme. In otto casi, veicoli e autobus israeliani sono stati danneggiati dal lancio di pietre o bottiglie incendiarie.

11). Il 18 aprile, per la prima volta in oltre tre mesi, gruppi armati palestinesi della Striscia di Gaza hanno lanciato un razzo verso il sud di Israele. Il razzo è stato intercettato dall’esercito israeliano. Successivamente, le forze israeliane hanno lanciato attacchi aerei, colpendo un sito di addestramento militare nel sud della Striscia di Gaza. In entrambi i casi non sono stati registrati feriti.

12). Sempre nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, in almeno 38 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento [verso palestinesi], presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [loro imposte]. In due dei casi, le forze israeliane hanno arrestato sette pescatori in mare, ferito uno di loro e sequestrato tre barche da pesca.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

a). Il 22 aprile, un palestinese di 18 anni è morto per le ferite riportate il 9 aprile, quando era stato colpito dalle forze israeliane nel corso di un’operazione di ricerca-arresto condotta ad Al Yamun.

b). Il 19 e 20 aprile un gruppo armato palestinese di Gaza ha lanciato due razzi contro Israele; tre civili israeliani sarebbero rimasti feriti mentre cercavano rifugio e sarebbero stati segnalati danni. Successivamente, le forze israeliane hanno lanciato attacchi aerei, colpendo postazioni militari di Gaza; non ci sono stati feriti palestinesi, ma sono stati segnalati danni.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2:

Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre] sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3:

In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA del periodo 22 marzo – 4 aprile 2022

1). Nel corso di due aggressioni da parte di palestinesi, sono stati uccisi tre israeliani e due stranieri; entrambi gli aggressori sono stati uccisi sul posto [dalle forze israeliane] [seguono dettagli].

Il 29 marzo, nella regione centrale di Israele, un palestinese di Ya’bad (Jenin) ha sparato uccidendo tre israeliani (di cui uno poliziotto) e due stranieri, e ferendo altri. L’aggressore, che secondo quanto riferito era entrato in Israele senza permesso, è stato colpito ed ucciso dal poliziotto sopraccitato (a sua volta poi deceduto per le ferite riportate). Il giorno seguente, vicino all’insediamento di Gush Etzion (Betlemme), un palestinese di 30 anni ha accoltellato e ferito un colono israeliano ed è stato successivamente ucciso da un altro colono. Alla chiusura del presente rapporto i corpi di entrambi gli assalitori sono ancora trattenuti dalle autorità israeliane.

2). In due episodi durante i quali, secondo quanto riferito, palestinesi avrebbero lanciato pietre o bottiglie incendiarie, o avrebbero sparato, le forze israeliane hanno sparato e ucciso altri tre palestinesi, incluso un minore [seguono dettagli]. Il 31 marzo, nel Campo profughi di Jenin, nel corso di un’operazione di ricerca-arresto, le forze israeliane hanno sparato e ucciso due palestinesi disarmati, uno dei quali 16enne, e ne hanno feriti altri venti; secondo quanto riferito, si è trattato di uno scontro a fuoco con palestinesi. Il 1° aprile, nell’area H2 della città di Hebron, un palestinese di 28 anni è stato colpito ed ucciso con arma da fuoco; secondo i media israeliani, aveva lanciato una bottiglia incendiaria contro una struttura in cui erano in servizio soldati israeliani. Nei due episodi non è stato segnalato alcun ferito israeliano.

3). Il 2 aprile, allo svincolo di Arraba (Jenin), altri tre palestinesi sono stati uccisi da forze israeliane sotto copertura. In questo caso, quattro soldati israeliani sono rimasti feriti nello scontro a fuoco con palestinesi. Per diverse ore, le forze israeliane hanno impedito al personale sanitario palestinese di raggiungere il luogo. Secondo i media israeliani, i tre palestinesi intendevano effettuare un attacco contro israeliani poiché nel loro veicolo sono state trovate armi.

4). In Cisgiordania, complessivamente, sono stati feriti dalle forze israeliane 441 palestinesi, inclusi 84 minori; più del doppio rispetto al precedente periodo di riferimento [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (289) sono stati registrati vicino a Beita e Beit Dajan (entrambi a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya), in manifestazioni contro gli insediamenti [colonici]. Nei villaggi di Qaryut (Nablus) e Kafr ad Dik (Salfit) e nella città di Hebron, 39 persone sono rimaste ferite dalle forze israeliane in seguito all’ingresso di coloni israeliani in queste aree e al successivo lancio di pietre da parte palestinese contro le forze israeliane; queste ultime hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni contro i palestinesi. Nella città di Jenin, durante un’operazione di ricerca-arresto, palestinesi avrebbero lanciato pietre contro le forze israeliane e queste ultime hanno sparato lacrimogeni, alcuni dei quali sono caduti vicino a un complesso ospedaliero; cinque pazienti e personale sanitario hanno richiesto cure mediche per l’inalazione di gas lacrimogeni, mentre diversi reparti hanno dovuto essere evacuati. Altri 73 palestinesi sono rimasti feriti durante cinque operazioni di ricerca-arresto condotte a Gerusalemme, Jenin e Betlemme. In totale, le forze israeliane hanno effettuato 40 operazioni di ricerca-arresto, arrestando 78 palestinesi. Altri 40 feriti sono stati segnalati nella Città Vecchia di Gerusalemme e Tulkarm (vedi sotto). Di tutti i feriti palestinesi, sette sono stati colpiti da proiettili veri, 81 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti è stata curata per aver inalato gas lacrimogeni.

5). Dal 2 aprile, inizio del Ramadan, le forze israeliane hanno intensificato la loro presenza dentro e intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme, inclusa la zona antistante la Porta di Damasco, dove i palestinesi si radunano dopo aver interrotto il digiuno. Alcuni palestinesi hanno lanciato pietre contro la polizia israeliana, ferendo un poliziotto; nello scontro 19 palestinesi, tra cui almeno un minore, sono rimasti feriti (inclusi nei 441 citati sopra) e almeno dieci sono stati arrestati.

6). Dopo l’attacco del 29 marzo in Israele [vedi sopra, 1° paragrafo], l’esercito israeliano ha schierato soldati nella Cisgiordania settentrionale, con lo scopo di bloccare l’accesso irregolare di palestinesi in Israele attraverso brecce della Barriera [israeliana che recinge la Cisgiordania]. In diverse occasioni, secondo quanto riferito, le forze israeliane hanno sparato gas lacrimogeni e granate assordanti contro i palestinesi lungo la recinzione, provocando diciassette feriti (inclusi nei 441 complessivi, vedi sopra).

7). In Area C della Cisgiordania, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito o confiscato 21 strutture di proprietà palestinese [seguono dettagli]. Non risultano sfollamenti, ma sono comunque stati colpiti i mezzi di sussistenza di circa 115 persone, inclusi 44 minori. La maggior parte delle strutture colpite (13 su 21) sono state segnalate in un singolo caso, nella città di Tulkarm, mentre due delle strutture si trovavano nella Comunità di pastori di Ras at Tin (Ramallah), in un’area dichiarata da Israele “zona di tiro” destinata alle esercitazioni militari. Le restanti sei strutture si trovavano nei governatorati di Gerusalemme, Gerico, Hebron e Betlemme.

8). Il 30 marzo, la Corte Suprema israeliana ha prorogato di sette mesi una ingiunzione provvisoria che impedisce la demolizione di 34 abitazioni in Al Walaja (Betlemme) in cui vivono circa 300 persone minacciate di sfollamento. Nondimeno, 12 strutture, non incluse nell’ingiunzione, potrebbero essere demolite in qualsiasi momento.

9). Il 27 marzo, coloni israeliani hanno occupato il primo piano del Petra Hotel, nella Città Vecchia di Gerusalemme. Nonostante le cause giudiziarie pendenti dal 2004, la polizia israeliana ha facilitato il trasferimento. Contestualmente, nell’area circostante, ci sono stati scontri verbali e fisici tra palestinesi, coloni e forze israeliane e tre palestinesi sono stati arrestati.

10). Coloni israeliani hanno ferito cinque palestinesi, e persone conosciute come coloni o ritenuti tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in 35 casi, con un aumento del 75% rispetto al periodo di riferimento precedente [seguono dettagli]. I ferimenti si sono verificati in quattro distinti episodi: vicino a Jinba (Hebron) coloni hanno aggredito fisicamente un palestinese che pascolava il bestiame, mentre vicino a Kafr ad Dik (Salfit) è stato aggredito un uomo che coltivava la propria terra; vicino a Huwwara e Deir Sharaf (entrambi a Nablus) coloni hanno lanciato pietre contro veicoli, danneggiandoli e ferendo tre palestinesi. In altri sei casi, circa 255 alberi e alberelli di proprietà palestinese sono stati sradicati o vandalizzati vicino agli insediamenti colonici israeliani prossimi a Al Lubban ash Sharqiya (Nablus), Turmus’ayya (Ramallah), Ash Shuyukh (Hebron) e Kafr Qaddum (Qalqiliya). In undici episodi accaduti a Ramallah, Nablus, Gerusalemme, Qalqiliya, Salfit e nell’area di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, coloni israeliani hanno forato i pneumatici di 83 auto di proprietà palestinese ed hanno attaccato nove case, danneggiando le finestre e scrivendo scritte ingiuriose sui muri. Altri nove casi sono stati registrati a Salfit, Hebron, Ramallah e Qalqiliya, dove sono state rubate attrezzature agricole e bestiame e sono stati danneggiati un pozzo e tre serbatoi d’acqua. In altri nove casi, vicino a Gerusalemme, Hebron e Nablus, coloni hanno lanciato pietre contro veicoli palestinesi, danneggiandone almeno dieci.

11). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, hanno ferito sei coloni israeliani e danneggiato dieci veicoli [seguono dettagli]. Vicino a Nablus, Ramallah e Gerusalemme sei coloni israeliani sono rimasti feriti da lanci di pietre. In altri 13 casi veicoli israeliani sono stati danneggiati da lanci di pietre o bottiglie incendiarie.

12). Vicino alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa di Gaza, in almeno 27 casi, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, presumibilmente per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [loro imposte]. Nessuno è rimasto ferito, ma agricoltori e pescatori sono stati costretti ad allontanarsi dalle loro aree di lavoro.

Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 7 aprile, nella regione centrale di Israele, un palestinese della Cisgiordania, ha sparato uccidendo tre israeliani e ferendone altri. Successivamente, in Cisgiordania, in contesti diversi, le forze israeliane hanno ucciso cinque palestinesi e ferito altri.

(Dettagli nel prossimo Rapporto).

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

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50 membri del Congresso [USA] si oppongono ai piani israeliani di demolire 38 case palestinesi.

Philip Weiss

28 marzo 2022 – Mondoweiss

Con un atto di insolita opposizione all’infinita occupazione israeliana, 50 membri del Congresso hanno firmato una lettera al Segretario di Stato Antony Blinken esortandolo a cercare di fermare la demolizione israeliana di 38 case palestinesi ad al-Walaja, un villaggio nella Cisgiordania occupata perché le demolizioni minano la “dignità palestinese” e “a lungo termine, la sicurezza israeliana”.

Come parte dei piani per la grande Gerusalemme, Israele prevede di mettere sulla strada 360 palestinesi per fare spazio agli insediamenti ebraici.

La Corte Suprema israeliana deciderà su un appello dei palestinesi il 30 marzo. (I palestinesi hanno costruito le case senza permessi; ma Israele nega comunque quasi tutte le richieste di costruzione nell’Area C dell’occupazione. [l’area sotto diretto controllo di Israele, ndt])

Alla domanda specifica su al-Walaja, un alto assistente del Dipartimento di Stato ha suggerito la scorsa settimana che Blinken avrebbe sconsigliato le demolizioni in quanto “passi unilaterali” che minano la cosiddetta soluzione dei due Stati.

Tra i firmatari della lettera del Congresso su al-Walaja figurano molti [democratici] progressisti, come Betty McCollum, Marie Newman, Ilhan Omar e Jamaal Bowman, così come i deputati liberal di J Street [una organizzazione ebraica statunitense favorevole alla soluzione dei “due Stati”, ndt], Jared Huffman, Jennifer Wexton e Andy Levin. E diversi ebrei, tra cui Jan Schakowsky, Jamie Raskin, Steve Cohen, John Yarmuth e Levin.

contro le demolizioni di al-Walaja. Americans for Peace Now le definisce “moralmente sbagliate”, nonché un ostacolo alla possibilità che i palestinesi ottengano mai una capitale per uno Stato palestinese a Gerusalemme. Ameinu [Ameinu, che in ebraico significa “il nostro popolo”, è una comunità di ebrei progressisti in Canada, Stati Uniti, Australia e Brasile, ndt] ha descritto la secolare coltivazione di ulivi, frutta e verdura sui terrazzamenti del villaggio di cui gli insediamenti ebraici illegali desiderano impadronirsi. J Street ha postato contro le demolizioni antecedenti.

Il problema di questo villaggio è emerso durante un dibattito congressuale per le primarie nel Michigan lo scorso giovedì. Due membri democratici del Congresso competono per un distretto suburbano di Detroit recentemente formato con l’unione di due distretti. Una delle principali tematiche in questa competizione è: quanto ti è permesso criticare Israele. La rappresentante Haley Stevens è stata appoggiata dall’AIPAC [American Israel Public Affairs Committee], la lobby israeliana di destra; lei non critica mai Israele. Il rappresentante Andy Levin fa parte di J Street. Si definisce un “audace progressista” e talvolta critica Israele, ed è stato attaccato come “corrosivo” da un ex leader dell’AIPAC.

Si dice che Levin e Stevens siano vicini nei sondaggi. Le primarie sono il 2 agosto e gli ebrei sono elettori chiave nel distretto.

Nel forum condotto dal gruppo filo-israeliano Jewish Democratic Council of America Levin ha criticato le demolizioni di Walaja definendole “ingiuste”. Ha chiesto condizioni sull’impiego dei 4 miliardi di dollari di aiuti ad Israele, ma non proponendo nessun taglio degli aiuti.

È importante garantire che i nostri aiuti militari a Israele siano utilizzati per legittimi scopi di sicurezza. Questo è qualcosa che facciamo anche con il nostro aiuto a tutte le altre nazioni. Non vogliamo che i nostri aiuti vengano utilizzati per perpetuare o estendere l’occupazione, o per eseguire azioni ingiuste come demolizioni di case, sfollamenti forzati o violenze contro i civili. Incidenti come la potenziale demolizione delle case di 300 persone nel villaggio di al-Walaja che potrebbe accadere proprio ora danneggiano famiglie innocenti e allontanano le prospettive di pace.

Stevens non è d’accordo. E’contraria a qualsiasi vincolo sugli aiuti a Israele, considera lo status di Gaza e della Cisgiordania “di lunga contesa”, considera l’Iran il “vero problema” nella regione e non vuole fare pressione su Israele “perché faccia tutte le concessioni”. Stevens ha sollevato un drappo rosso per gli elettori pro-Israele: la convinzione del direttore di Amnesty International che Israele non dovrebbe essere uno Stato ebraico.

In questo momento ci troviamo in una situazione in cui il capo di Amnesty International ha messo in discussione il diritto di Israele di esistere come Stato ebraico. Trovo ciò del tutto inaccettabile e offensivo per le mie convinzioni e per come penso che dobbiamo fare come paese e come mondo, e non ho paura di denunciarlo.

Levin ha giocato ripetutamente la carta ebraica.

Non vedo un modo per avere un futuro pacifico e sicuro per una patria democratica per il mio popolo a meno che non teniamo conto dei diritti politici e umani dei palestinesi. So che è difficile, so che è controverso. Non mi sono candidato per un lavoro facile. Mi collocherò in questa frattura e lavorerò con israeliani e palestinesi per riunire le parti e lavorare per la soluzione dei due Stati in modo che finalmente potremo avere pace e sicurezza nella regione.

La mozione [presentata al Congresso, ndt] per sostenere la soluzione dei due Stati di Levin è il credo di J Street. (Chiunque sia stato in Palestina sa che due Stati non esisteranno mai e sostenere la fede in questa soluzione senza esercitare alcuna pressione su Israele è una forma di crudeltà verso i palestinesi.)

Ma sarà interessante da osservare questa contesa in quanto mette a confronto una democratica intransigente sostenitrice di Israele con uno più progressista.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Rapporto OCHA del periodo 8 – 21 marzo 2022

1). Nel contesto di due operazioni di ricerca-arresto, nel corso delle quali alcuni palestinesi hanno aperto il fuoco o lanciato bottiglie incendiarie, o pietre contro forze israeliane, queste hanno sparato, uccidendo due palestinesi, tra cui un minore, e ferendone altri tre.

[seguono dettagli]. Il 15 marzo, nel Campo profughi di Balata (Nablus), un ragazzo di 16 anni è stato ucciso con arma da fuoco; secondo fonti israeliane, il giovane aveva aperto il fuoco contro le forze israeliane impegnate nella cattura di un palestinese del Campo; nel corso dell’operazione altri due palestinesi sono rimasti feriti. Le prime indagini delle Organizzazioni per i Diritti Umani indicano che il ragazzo non era coinvolto nello scontro a fuoco. Lo stesso giorno, nel Campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme), un palestinese 21enne è stato ucciso con arma da fuoco e un altro è rimasto ferito; secondo un funzionario israeliano citato dai media israeliani, da parte palestinese vi erano stati lanci di ordigni esplosivi contro le forze israeliane che avevano fatto irruzione nel Campo per arrestare un altro uomo. Un altro palestinese è rimasto ferito nel Campo profughi di Ad Duhaishe (Betlemme), sempre durante un’operazione di ricerca-arresto. In nessuno dei tre episodi è stato riportato alcun ferimento di israeliani. In totale, le forze israeliane hanno effettuato 95 operazioni di questo tipo, arrestando 143 palestinesi, inclusi dodici minori.

2). Un palestinese di 23 anni è morto per le ferite riportate il 2 marzo vicino a Burqa (Nablus); le forze israeliane l’avevano colpito con arma da fuoco nel corso di una protesta in solidarietà con i prigionieri palestinesi. Ciò porta a 18 il numero totale di palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est) dall’inizio dell’anno; sono inclusi tre palestinesi autori o presunti autori di attacchi contro israeliani.

3). Complessivamente, in Cisgiordania, sono stati feriti dalle forze israeliane 222 palestinesi, inclusi 37 minori, con un incremento del 60% rispetto al precedente periodo di riferimento [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (190) sono stati registrati vicino a Beita e Beit Dajan (entrambi a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya), in manifestazioni contro gli insediamenti [colonici]. Nella città di Nablus, 20 persone sono rimaste ferite in seguito all’ingresso di coloni israeliani in un sito religioso (La Tomba di Giuseppe), accompagnati da forze israeliane. Secondo fonti della locale Comunità palestinese, le forze israeliane hanno sparato in aria bombe assordanti, innescando scontri con i residenti locali, che hanno lanciato pietre contro le forze israeliane. Altri otto palestinesi, tra cui due minori, sono rimasti feriti durante il lancio di pietre contro forze israeliane in servizio presso un checkpoint collocato tra le aree H1 e H2 della città di Hebron; queste ultime hanno sparato proiettili veri e proiettili di gomma. Altri quattro feriti sono stati segnalati in operazioni di ricerca-arresto (vedi sopra). Del totale di feriti palestinesi, nove sono stati colpiti da proiettili veri, 28 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti sono stati curati per aver inalato gas lacrimogeno.

4). A Gerusalemme sono avvenuti due accoltellamenti ad opera di palestinesi [seguono dettagli]. Il 19 marzo, a Gerusalemme Ovest, un palestinese di Gerusalemme Est ha accoltellato e ferito un civile israeliano ed è stato successivamente colpito e ferito da forze israeliane. Il 20 marzo, nel quartiere di Ras al ‘Amud a Gerusalemme Est, un altro palestinese ha accoltellato e ferito due poliziotti israeliani ed è stato successivamente arrestato.

5). Nella Striscia di Gaza, un ragazzo palestinese di 15 anni è stato ferito dall’esplosione di un residuato bellico trovato a terra. Il ragazzo ha riportato gravi ferite che hanno reso necessaria l’amputazione di una mano.

6). In diverse località della Cisgiordania le forze israeliane hanno continuato a limitare il movimento dei palestinesi [seguono dettagli]. Gli ingressi principali ai villaggi di Burqa e Al Mas’udiya (entrambi a Nablus) sono rimasti bloccati da cumuli di terra e blocchi di cemento; in prossimità di questi due villaggi, il 16 dicembre 2021, un colono israeliano fu ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato da palestinesi. Queste misure hanno costretto circa 8.000 palestinesi a ricorrere a lunghe deviazioni, rendendo difficoltoso il loro accesso ai mezzi di sussistenza ed ai servizi. Il 13 e 19 marzo, le forze israeliane hanno bloccato l’ingresso principale del villaggio di Sinjil (Ramallah) e chiuso un cancello stradale posto tra il villaggio di An Nabi Salih (Ramallah) e la strada 60, interrompendo l’accesso diretto di circa 7.000 palestinesi ai mezzi di sussistenza e ai servizi e costringendoli a lunghe deviazioni. Queste chiusure sono presumibilmente collegate al lancio di pietre, da parte palestinese, contro i veicoli di coloni israeliani. Nell’area H2 di Hebron, in seguito al lancio di pietre da parte di palestinesi contro una torre militare presidiata da soldati israeliani, forze israeliane hanno impedito ai pedoni ed ai residenti palestinesi di entrare ed uscire dalla Città Vecchia di Hebron e, per cinque giorni consecutivi, hanno costretto i proprietari di negozi a chiudere per diverse ore.

7). In Area C ed a Gerusalemme Est, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto i proprietari a demolire nove abitazioni ed altre strutture palestinesi. Di conseguenza, undici persone sono state sfollate, tra cui sette minori, e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di oltre 70 altre. Otto delle strutture erano in Area C e una a Gerusalemme Est.

8). Coloni israeliani hanno ferito due palestinesi e persone conosciute come coloni israeliani, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in 20 casi [seguono dettagli]. I ferimenti si sono verificati vicino a Kisan (Betlemme), dove coloni hanno aggredito fisicamente e spruzzato liquido al peperoncino su donne palestinesi che pascolavano il bestiame. In quattro episodi verificatisi vicino agli insediamenti israeliani prossimi ad Al Mughayyir (Ramallah), Kafr ad Dik e Yasuf (entrambi a Salfit), circa 155 alberi e alberelli di proprietà palestinese sono stati sradicati o vandalizzati. A Far’ata (Qalqiliya) e Qaryut (Nablus), i pneumatici di venti auto di proprietà palestinese sono stati forati e sui muri di tre case sono state dipinte scritte ingiuriose, secondo quanto riferito, ad opera di coloni di Gilad Farm e Shilo. Quattro episodi accaduti a Nablus, Salfit e Ramallah, includono l’irruzione in una casa e in un terreno agricolo, il furto di attrezzature agricole e il danneggiamento di raccolti. Nell’area H2 di Hebron, coloni hanno lanciato pietre contro pedoni e case palestinesi, danneggiando almeno tre case.

9). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, hanno ferito tre israeliani e danneggiato diversi veicoli israeliani. Oltre al civile israeliano che è stato accoltellato a Gerusalemme Ovest (vedi sopra), due coloni israeliani sono rimasti feriti dal lancio di pietre contro veicoli in transito su strade della Cisgiordania, nei governatorati di Hebron e Gerusalemme. In dodici episodi, veicoli israeliani sono stati danneggiati dal lancio di pietre o bottiglie incendiarie.

10). Vicino alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa di Gaza, in almeno 24 casi, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, secondo quanto riferito, per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [loro imposte da Israele]. Non sono stati segnalati feriti. In due casi, cinque palestinesi di Gaza, compreso un minore, sono stati arrestati dalle forze israeliane mentre, a quanto riferito, tentavano di entrare in Israele attraverso la recinzione. Un palestinese di Gaza è stato arrestato dalle forze israeliane al valico di Erez. In due occasioni, le forze israeliane, [entrate] all’interno di Gaza, hanno spianato terreni prossimi alla recinzione, danneggiando almeno 1,9 ettari di colture.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

 



[Sono passati]19 anni dall’uccisione dell’attivista pacifista statunitense Rachel Corrie.

Redazione

19 marzo 2022 MiddleEastMonitor

L’omicidio israeliano della statunitense attivista per la pace Rachel Corrie è stato ricordato e condannato il 16 marzo 2022, nel 19° anniversario della morte. Insieme ad altri otto, Corrie faceva da scudo umano per impedire ai bulldozer israeliani di demolire le case palestinesi a Gaza.

Corrie era nata il 10 aprile 1979 a Olympia, Washington. Ha dedicato la sua vita ai diritti umani, difendendo principalmente i diritti dei palestinesi.

Nel 2003 si è unita ai membri dell’International Solidarity Movement, una ONG filo-palestinese, per protestare contro la demolizione israeliana di case palestinesi nella città di Rafah, nel sud di Gaza.

Il 16 marzo si era posta davanti a un bulldozer israeliano, mettendo in atto una protesta pacifica per proteggere la casa di una famiglia palestinese dalla demolizione.

Teneva in mano un megafono e invitava l’autista del bulldozer israeliano a non demolire la casa palestinese, ma lui ha continuato a procedere, schiacciandola.

I palestinesi hanno accolto la notizia del suo omicidio con dolore e orrore, chiamandola “martire”.Da allora, i palestinesi hanno dedicato un campionato sportivo annuale a celebrare l’assassinio israeliano di Corrie.

Un enorme murale di Corrie è stato dipinto su un muro vicino a dove è stata uccisa.

(traduzione dallinglese di Luciana Galliano)